Il Presidente della Regione Marche On. Gian Mario Spacca firma con il direttore della Gazzetta Amministrativa Prof. Avv. Enrico Michetti l'accordo per l'informazione e l'aggiornamento giuridico.
Ancona, 30/10/2013
 
Il Presidente della Regione Marche On. Gian Mario Spacca firma con il direttore della Gazzetta Amministrativa Prof. Avv. Enrico Michetti Il Presidente della Regione Marche On. Gian Mario Spacca firma con il direttore della Gazzetta Amministrativa Prof. Avv. Enrico Michetti Intervista al direttore della Gazzetta Amministrativa Prof. Avv. Enrico Michetti
 

NEWS DI RILIEVO

 
domenica 23 novembre 2014 17:53

Marche, corso gratuito per “Operatore Socio Educativo per Comunità Alloggio e Centri Minori" - scadenza 3.12.2014

Segnalazione del comunicato Cliclavoro del 21.11.2014

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Sono aperte le iscrizioni al corso gratuito di “Operatore Socio Educativo per Comunità Alloggio e Centri Minori" della durata di 500 ore, di cui 205 di teoria, 135 di pratica, 150 di stage e 10 di esame. L’Operatore Socio Educativo, si legge nel comunicato di Cliclavoro, svolge attività finalizzate alla valorizzazione del tempo libero con l’obiettivo di stimolare l’espressività, la comunicazione e la socializzazione di individui e gruppi. Il corso si rivolge a n. 10 allievi disoccupati e/o inoccupati e soggetti in mobilità in possesso dei seguenti requisiti: Diploma di Scuola Media Superiore o di Laurea oppure Esperienza professionale biennale nel settore Socio-Educativo oppure Qualifica di primo livello nel settore Socio-Educativo Il corso inizierà a dicembre 2014 e si terrà in Via Corvi n. 18 (presso la Cooperativa Vivere Verde), Senigallia (AN). La domanda di iscrizione dovrà pervenire entro e non oltre le ore 13.00 di mercoledì 3 dicembre 2014 consegnata di persona o a mezzo raccomandata a/r presso ASSOCIAZIONE F.C.S. - Via Gallodoro n. 66/ter (al primo piano, nei pressi del complesso dell’INPS di Jesi) - 60035 JESI (AN). Per maggiori informazioni scarica il Programma cliccando su "Accedi al provvedimento".

Segnalazione del comunicato Cliclavoro del 21.11.2014

 
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Sono aperte le iscrizioni al corso gratuito di “Operatore Socio Educativo per Comunità Alloggio e Centri Minori" della durata di 500 ore, di cui 205 di teoria, 135 di pratica, 150 di stage e 10 di esame. L’Operatore Socio Educativo, si legge nel comunicato di Cliclavoro, svolge attività finalizza ... Continua a leggere

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martedì 12 agosto 2014 09:33

Marche, tirocini all’estero con il "Progetto GeMarc"

segnalazione del comunicato clicklavoro del 11.8.2014

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L’EuroCentro, con il patrocinio della Provincia di Macerata e del Comune di Jesi, mette a disposizione 87 borse di tirocinio nell’ambito del Programma Leonardo Da Vinci. I tirocini formativi all’estero, della durata di 16 settimane, avranno luogo nei seguenti Paesi europei: Austria, Bulgaria, Belgio, Germania, Inghilterra, Irlanda, Malta, Spagna e Svezia. In particolare, per questo secondo flusso di partenze (dal mese di ottobre), verranno assegnate 47 borse. Il progetto GeMarc si rivolge a: giovani residenti nella Regione Marche, diplomati, non iscritti all’Università o ad altri corsi di studi, e/o laureati (laurea di primo livello, specialistica, magistrale o vecchio ordinamento) non iscritti a ulteriori corsi di studio, con una buona conoscenza della lingua inglese. L’iniziativa mira a rafforzare le competenze tecnico-professionali e trasversali dei giovani attraverso un percorso certificato, riconosciuto e validato; aumentare la loro competitività lavorativa; sostenere la creazione di reti tra figure professionali del settore della Green Economy e sostenere l’autoimprenditorialità come potenziale ricaduta per il territorio regionale. Le candidature dovranno essere inviate via mail a eurocentro@pec.it oppure tramite raccomandata A/R a EUROCENTRO S.R.L Viale DON Minzoni 3/ter, 60035 – Jesi entro il 30 agosto 2014 Le risorse finanziarie assegnate al progetto serviranno a: -Spese di vitto, alloggio, viaggio, assicurazione -Supporto all’ottenimento di eventuali visti per beneficiari extra UE -Il reperimento del tirocinio presso il paese ospitante -Trasporti locali con mezzi pubblici per raggiungere la sede del tirocinio -Formazione linguistica di 50 ore in Italia e 10 presso il paese ospitante -Organizzazione e gestione del progetto. Per maggiori informazioni e scaricare il bando cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del comunicato clicklavoro del 11.8.2014

 
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domenica 18 maggio 2014 07:47

Comune di Recanati: AGCOM accerta la violazione del divieto di comunicazione istituzionale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della delibera AGCOM del 13.5.2014

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Il fatto incriminato riguarda la partecipazione del Sindaco e dell'Assessore di del Comune di Recanati, candidati alle prossime elezioni comunali alla conferenza stampa di presentazione della prima edizione del Festival “Recanati Experience 2014”, tenutasi in data 14 aprile 2014, presso la sala del Consiglio comunale. Inutile per il Comune replicare che tale conferenza stampa e' stata indetta da un soggetto privato in quanto anche in tal caso sussiste la violazione dell'art. 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28 che stabilisce che a far data dalla convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto è fatto divieto a tutte le amministrazioni pubbliche di svolgere attività di comunicazione ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l'efficace assolvimento delle proprie funzioni e che tale divieto trova applicazione per ciascuna consultazione elettorale. L'AGCOM ha, infatti, evidenziato che la circostanza secondo cui la conferenza stampa è stata organizzata da un privato a nulla rileva posto che il Sindaco e l'Assessore sono stati invitati – peraltro in una sala messa a disposizione dal Comune – nella loro veste istituzionale per sostenere un'iniziativa culturale: sotto tale specifico profilo la partecipazione stessa integra gli estremi della comunicazione istituzionale nei sensi specificati dalla normativa sopra richiamata. L'Autorità ha, quindi, ordinato al Comune di pubblicare sul proprio sito istituzionale, sulla home page per la durata di quindici giorni, un messaggio recante l'indicazione di non rispondenza a quanto previsto dall'articolo 9 della legge 22 febbraio 2000, n. 28, delle comunicazione indicata in motivazione. Per scaricare la delibera cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della delibera AGCOM del 13.5.2014

 
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Il fatto incriminato riguarda la partecipazione del Sindaco e dell'Assessore di del Comune di Recanati, candidati alle prossime elezioni comunali alla conferenza stampa di presentazione della prima edizione del Festival “Recanati Experience 2014”, tenutasi in data 14 aprile 2014, presso la sala del ... Continua a leggere

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lunedì 31 marzo 2014 14:41

Regione Marche: Autorizzazione unica per la realizzazione ed esercizio del Parco eolico

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 13.3.2014 n. 1217

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Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha ritenuto necessario accertare se la pubblicazione per estremi del decreto n. 43 /2008 relativo al giudizio di compatibilità ambientale e della successiva autorizzazione unica sul BUR della Regione Marche costituisca forma idonea di pubblicità ai fini della decorrenza del termine di impugnazione. Sul punto, si ritiene di confermare il giudizio negativo del primo giudice. Il procedimento seguito per il rilascio dell’autorizzazione è quello previsto dall’articolo 12 del d. lgs. 29.12.2003, n. 387 , ispirato a principi di accelerazione e di semplificazione, basato sul modulo della conferenza di servizi , in cui convergono tutti i pareri e le autorizzazioni necessari , regolato, quanto alle modalità da seguire, in virtù dell’espresso richiamo contenuto al comma 4 dell’art. 12, dalla legge 7 agosto 1990, n. 241. L’autorizzazione dell’impianto in questione ha richiesto, peraltro, l’acquisizione della valutazione di impatto ambientale. Il comma 10 dell’art. 14 ter della legge n. 241/1990 prevede che il provvedimento finale concernente opere sottoposte a VIA sia pubblicato, ai fini della decorrenza del termine per eventuali impugnazioni in sede giurisdizionale da parte dei soggetti interessati, a cura del proponente, unitamente all’estratto della VIA, nella Gazzetta ufficiale o nel Bollettino regionale in caso di VIA regionale e in un quotidiano a diffusione nazionale. L’art. 4 della legge della Regione Marche 28.7.2003, n. 17, poi, prevede la pubblicazione nel BUR degli atti , integrale o per estratto, secondo la previsione delle leggi e dei regolamenti statali o regionali. Dal quadro normativo così ricostruito si desume che la modalità di pubblicazione sul BUR regionale dell’autorizzazione unica di opera sottoposta a VIA regionale, idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione in mancanza di altra rigorosa prova circa l’avvenuta conoscenza dell’atto, è quella, stabilita dall’art. 14 ter l. n. 241/1990, della pubblicazione del provvedimento finale , da considerarsi “elemento centrale richiesto dalla legge”(Cons. St. 30.1.2004, n. 316), e non dei soli estremi di esso. Essa deve essere completata dalla pubblicazione dell’estratto della VIA, o, se riportata nell’atto finale, dall’equivalente indicazione di tutti gli elementi essenziali del giudizio di valutazione ambientale presupposto, quando gli interessati possano desumerne la lesività (Cons. St. n. 316/2004 cit.). Nella specie, tale forma di pubblicità è mancata, con la conseguenza che le modalità di pubblicazione osservate sia per la VIA che per l’autorizzazione unica non sono idonee a far decorrere il termine decadenziale di impugnazione. 1.2. Né può considerarsi sufficiente a comprovare la conoscenza degli atti da parte dei soggetti interessati all’impugnazione l’espletamento della fase partecipativa prodromica, in relazione alla quale sono stati assolti gli obblighi informativi evocati dall’appellante. Occorre, infatti, distinguere tra gli obblighi di pubblicità e di informazione che devono essere osservati per garantire la partecipazione nella fase di istruttoria e di formazione del provvedimento amministrativo - riconosciuta in materia ambientale fin dalla Direttiva 85/337/CEE - con l’apporto collaborativo di tutti i soggetti coinvolti dall’azione amministrativa , allo scopo di assicurare trasparenza, informazione ed effettiva possibilità di partecipazione alle attività decisionali da parte degli amministrati, dalla conoscenza, mediante notificazione individuale o, nei casi previsti, pubblicazione, del contenuto del provvedimento finale al quale sia da riconnettere l’effetto lesivo , dalla quale soltanto decorre il termine di impugnazione per il soggetto leso.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 13.3.2014 n. 1217

 
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Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha ritenuto necessario accertare se la pubblicazione per estremi del decreto n. 43 /2008 relativo al giudizio di compatibilità ambientale e della successiva autorizzazione unica sul BUR della Regione Marche costituisca forma idonea di pubblicità ai fi ... Continua a leggere

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sabato 15 marzo 2014 19:39

Regione Marche: Gli organismi nazionali sono tenuti ad assicurare il corretto utilizzo delle provvidenze erogate per conto della Comunità europea, procedendo, in caso di accertata violazione, alla revoca del contributo e al recupero delle somme

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez.III

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La fattispecie giunta all'attenzione del Consiglio di Stato ha ad oggetto la decadenza e il recupero di circa 25.000,00 euro erogati, indebitamente, dalla Regione Marche, a titolo di contributo per il sostegno di zone svantaggiate in attuazione di specifico regolamento comunitario. Gli organismi nazionali sono tenuti ad assicurare il corretto utilizzo delle provvidenze erogate per conto della Comunità europea, procedendo, in caso di accertata violazione, alla revoca del contributo e al recupero delle somme (cfr. Cons. St. – VI n. 5765/2008; Corte di Giustizia U.E. C-613/11 del 21 marzo 2013). Ne deriva che la normativa e le disposizioni attuative, per le finalità perseguite volte anche a evitare le cd. truffe comunitarie, debbono, per intuibili motivi, essere interpretate e applicate nel modo più restrittivo e rigoroso, e prevedono forme di vigilanza e doverosi controlli a tutela dell’erario e degli altri concorrenti e, è bene ricordare, della assoluta regolarità dell’erogazione del contributo di origine comunitaria (cfr. III n. 3115/2013).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez.III

 
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La fattispecie giunta all'attenzione del Consiglio di Stato ha ad oggetto la decadenza e il recupero di circa 25.000,00 euro erogati, indebitamente, dalla Regione Marche, a titolo di contributo per il sostegno di zone svantaggiate in attuazione di specifico regolamento comunitario. Gli organismi n ... Continua a leggere

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domenica 23 febbraio 2014 19:12

Comune di S.Elpidio al Mare (Fm): l'opposizione di terzo nel processo amministrativo

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

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L’opposizione di terzo cd. ordinaria, introdotta nell’ordinamento processuale amministrativo con la sentenza n. 177 del 17 maggio 1995 della Corte costituzionale, è stata disciplinata dall’art. 108, comma 1, c.p.a., secondo il quale: “Un terzo può fare opposizione contro una sentenza del tribunale amministrativo regionale o del Consiglio di Stato pronunciata tra altri soggetti, ancorché passata in giudicato, quando pregiudica i suoi diritti o interessi legittimi”. Prima della citata sentenza della Corte Costituzionale, la tutela del terzo, che avesse subito un pregiudizio diretto dalla sentenza amministrativa, veniva assicurata attraverso vari strumenti processuali, affinati in via interpretativa dalla giurisprudenza di questo Consiglio, prevedendosi: - una nozione estesa della legittimazione ad appellare; - un’ampia possibilità di intervento nel giudizio di secondo grado; - la teorizzata possibilità di introdurre nel giudizio amministrativo la chiamata di terzo jussu judicis. L’art. 108 del c.p.a. ha allineato in linea di principio il processo amministrativo a quello civile, prevedendo alla stregua dell’art. 404 c.p.c., sia l’opposizione di terzo cd. ordinaria che quella cd. revocatoria. Allo stesso modo di quanto dispone l’art. 404 c.p.c., infatti, anche l’attuale formulazione dell’art. 108, comma 1, c.p.a., dopo le modifiche portate dal d.lgs. n. 195/2011, incentra la legittimazione a proporre opposizione: a) sulla mancata partecipazione al giudizio conclusosi con la sentenza opposta; b) sul pregiudizio che reca la sentenza ad una posizione giuridica di cui l’opponente risulti titolare. Quanto al primo dei due presupposti, va chiarito che la nozione di terzo va parametrata su quella di parte e – se si tratta di una sentenza che ha deciso su posizioni di interesse legittimo – deve tenere conto della nozione di parte in senso formale nel suo significato riguardante il giudizio amministrativo di legittimità. Quindi, ai fini dell’opposizione di terzo ordinaria, quale ‘terzo’ deve ritenersi il litisconsorte necessario pretermesso, ma non anche i successori delle parti a titolo universale o particolare (Cons. St., Sez. IV, 3 settembre 2008, n. 4109), ovvero i creditori o aventi causa, che possono, invece, utilizzare lo strumento della cd. opposizione revocatoria. Pertanto, il litisconsorte necessario pretermesso (dunque, il controinteressato cui non sia stato notificato il ricorso di primo grado) deriva la sua legittimazione a proporre l’opposizione di terzo direttamente dalla sua qualità soggettiva, a differenza degli altri soggetti ‘terzi’ (siano stati anch’essi legittimati ad impugnare il provvedimento e che vi abbiano fatto acquiescenza, ovvero che siano titolari posizioni di posizioni secondarie derivate, rispetto a quelle di cui siano titolari le parti necessarie del giudizio). Quanto alla delimitazione del secondo dei due presupposti, ossia quella del ‘pregiudizio’, mentre nel caso del litisconsorte necessario pretermesso la lesione della sua sfera giuridica deriva in re ipsa dal riconoscimento stesso della sua condizione processuale e dalla sentenza che abbia annullato l’atto per lui favorevole, la questione richiede maggiori indagini per il caso in cui una sentenza (o la sua esecuzione) arrechi un pregiudizio ad una posizione giuridica riferibile ad un soggetto non definibile quale controinteressato e dunque quale litisconsorte necessario pretermesso. Al riguardo, osserva la Sezione che, per la pacifica giurisprudenza, per ‘controinteressato’ si deve intendere quel soggetto titolare di un interesse alla conservazione dell’atto o alla mancata adozione dell’atto, che il ricorrente intende superare, individuato nell’atto stesso o facilmente individuabile (come chiarito da Cons. St., Ad. Plen., 8 maggio 1996, n. 2): ebbene, il controinteressato pretermesso nel caso di mancato coinvolgimento in giudizio assume la qualifica di litisconsorte necessario pretermesso e può agire con lo strumento di cui all’art. 108, comma 1, c.p.a. Accanto a quest’ultima figura, però, l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato – nella pronuncia n. 2 del 2007 – ha chiarito che esistono altre tipologie di controinteressato, individuandole nel controinteressato sopravvenuto e nel controinteressato occulto, ossia o in colui che abbia conseguito un titolo abilitativo, un beneficio o uno status da un provvedimento ulteriore conseguente alla conclusione di un procedimento autonomo rispetto a quello presupposto già impugnato, ovvero in colui che sia sostanzialmente un controinteressato (in quanto la sentenza di accoglimento del ricorso lederebbe in via immediata l’interesse che questi nutre alla conservazione del provvedimento amministrativo o alla sua mancata adozione), ma non sia facilmente individuabile dalla lettura dell’atto impugnato. Quest’ultimi – per proporre l’opposizione di terzo e non avendo la qualità di controinteressato cui andava notificato il ricorso originario – devono risultare titolari di una posizione giuridica autonoma e incompatibile, come in tutte le altre ipotesi nelle quali un terzo pretenda di proporre opposizione. In una ben diversa situazione si trovano coloro che – come gli odierni opponenti – sono titolari di una posizione secondaria, e pertanto accessoria e riflessa, ad es. perché hanno stipulato un contratto con una delle parti necessarie (nella specie, con la società controinteressata in primo grado, ma il principio è ugualmente applicabile anche all’avente causa del ricorrente principale). L’ordinamento – per i titolari delle posizioni secondarie, accessorie e riflesse – non solo non ha previsto il conferimento della qualità di parte necessaria del processo (sicché risultano infondati i primi due motivi d’appello), ma, inoltre, non ha previsto alcun autonomo rimedio di impugnazione avverso la sentenza che sia sfavorevole al proprio dante causa, titolare della situazione primaria, autonoma e sostanziale. La situazione primaria, autonoma e sostanziale (a parte la posizione del ricorrente) è riferibile alla figura del controinteressato in senso stretto, al c.d. controinteressato sostanziale che sia beneficiario dell’atto impugnato (ma in esso non menzionato espressamente) ed a quella del beneficiario del provvedimento finale del procedimento, ovvero successivo e connesso a quello presupposto, originariamente impugnato. A differenza della parte necessaria pretermessa, il titolare della posizione secondaria, accessoria e riflessa (pur potendo intervenire nel giudizio, presentare la domanda di fissazione di udienza e proporre il regolamento preventivo di giurisdizione: Sez. IV, 31 luglio 1981, n. 891, Sez. VI, 15 marzo 1977, n. 239), non è una parte necessaria, si trova in una posizione processuale subordinata a quella della parte principale, non può ampliare in alcuna sede l’oggetto della controversia (o porre in essere atti che comportino la disponibilità del rapporto controverso) e non è legittimato a proporre opposizione avverso la sentenza (di primo o di secondo grado) lesiva per il titolare della posizione principale. Egli (sia o meno intervenuto nel corso del giudizio, anche in sede di appello) non è comunque legittimato a proporre l’opposizione di terzo ordinaria, proprio perché per la pacifica dottrina e giurisprudenza la relativa legittimazione va riconosciuta unicamente al litisconsorte necessario pretermesso ed al titolare di una posizione autonoma, incompatibile e prevalente (cfr. Sez. IV, 20 maggio 1996, n. 655). Infatti, la sussistenza di un interesse ad intervenire nel giudizio (di cui sia parte il dante causa, titolare della posizione giuridica oggetto di una controversia) non comporta che sussista anche la legittimazione ad impugnare la sentenza lesiva per il dante causa (Ad. Plen., 11 giugno 2001, n. 3). Al riguardo, va notato che, prima delle modifiche portate dal d.lgs. 195/2011, il comma 1 dell’art. 108 c.p.a. faceva riferimento esplicito al terzo “titolare di una posizione autonoma e incompatibile”, che nel testo vigente è venuta meno. Questa eliminazione non deve far ritenere, però, che sia stato esteso l’utilizzo dello strumento de quo anche ai soggetti titolari di una posizione derivata. La novella, infatti, ha voluto evitare che possa essere richiesto al litisconsorte pretermesso una prova diversa e più gravosa rispetto a quella della sua pretesa processuale alla non integrità del contraddittorio, che inficia la sentenza opposta. La diversità tra le due posizioni porta anche a valutare in modo differente gli strumenti a disposizione delle due categorie di soggetti, giacché, nel caso di litisconsorte pretermesso, la sua opposizione ha un marcato tratto rescindente, tendendo alla demolizione della sentenza ed alla ripetizione del giudizio; nel caso, invece, del terzo titolare di una posizione autonoma e incompatibile l’opposizione ha natura rescindente e rescissoria, poiché mira anche all’accertamento di una pretesa in conflitto con quella accertata giudizialmente. Resta a questo punto da chiarire cosa debba intendersi per posizione giuridica autonoma e incompatibile. Innanzitutto, l’interesse fatto valere non deve essere un interesse di mero fatto, ma una situazione giuridica soggettiva. Inoltre, la situazione giuridica in questione deve essere autonoma, ossia non deve essere direttamente incisa dalla sentenza opposta, né deve risultare in posizione di derivazione o dipendenza rispetto a quella oggetto di accertamento giudiziale. Come rilevato da Cons. St., sez. IV, 18 novembre 2013, n. 5451, “la legittimazione a proporre opposizione di terzo nei confronti della decisione del giudice amministrativo resa tra altri soggetti va riconosciuta: a) ai controinteressati pretermessi; b) ai controinteressati sopravvenuti; c) ai controinteressati non facilmente identificabili; d) in generale, ai terzi titolari di una situazione giuridica autonoma e incompatibile, rispetto a quella riferibile alla parte risultata vittoriosa per effetto della sentenza oggetto di opposizione, con esclusione, di conseguenza, dei titolari di un diritto dipendente, ovvero di soggetti interessati di riflesso, non sussistendo per questi, per definizione, il requisito dell'autonomia della loro posizione soggettiva”. Infine, la situazione giuridica deve essere ‘incompatibile’, nel senso che l’accertamento giudiziale deve aver prodotto la contemporanea esistenza di poteri e facoltà su di un bene della vita che non possono coesistere, sotto forma di convergenza di interessi ovvero di divergenza di interessi (Cons., St., sez. V, 28 settembre 2011, n. 5391; Cass., Sez. Un., 11 febbraio 2003, n. 1997). http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Consiglio%20di%20Stato/Sezione%205/2013/201302946/Provvedimenti/201400816_23.XML segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza breve del Consiglio di Stato Sez. V, 20.2.2014, n. 816 Termini dimezzati per l'appello sul giudizio di ottemperanza In base al combinato disposto degli artt. 114, commi 8 e 9, e 87, comma 3, c.p.a., l’appello su un giudizio di ottemperanza, in quanto procedimento che segue il rito della Camera di consiglio segue i termini ordinari dimezzati. Pertanto, in ipotesi di termine lungo per appellare la sentenza di ottemperanza, l’ordinario termine di sei mesi per l’impugnazione (ex art. 92 c.p.a. in relazione all’art. 327 c.p.c., che successivamente all'entrata in vigore dell'art. 46, comma 17, l. 18 giugno 2009, n. 69, ha ridotto da un anno a sei mesi dalla pubblicazione della sentenza il termine lungo previsto per la proposizione dell'appello - cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 27 dicembre 2011, n. 6842) è ridotto della metà ed è, quindi, pari a tre mesi. Infatti, in base all’art. 87, comma 3, c.p.a., nei giudizi di ottemperanza tutti i termini processuali sono dimezzati rispetto a quelli del processo ordinario, tranne, nei giudizi di primo grado, quelli per la notificazione del ricorso introduttivo, del ricorso incidentale e dei motivi aggiunti (cfr., per analogo caso di procedimento trattato con il rito camerale, in materia di silenzio ex artt. 31 e 117 c.p.a., Consiglio di Stato, sez. III, 21 maggio 2012, n. 2929).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

 
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L’opposizione di terzo cd. ordinaria, introdotta nell’ordinamento processuale amministrativo con la sentenza n. 177 del 17 maggio 1995 della Corte costituzionale, è stata disciplinata dall’art. 108, comma 1, c.p.a., secondo il quale: “Un terzo può fare opposizione contro una sentenza del tribunale ... Continua a leggere

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giovedì 13 febbraio 2014 22:23

"M'illumino di meno": La Regione Marche aderisce alla Campagna sul risparmio Energetico

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Regione Marche del 13.2.2014

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La Regione Marche, come da diversi anni a questa parte, aderisce anche per l’edizione 2014 alla campagna sul risparmio energetico e per la riduzione dell’inquinamento luminoso “M’illumino di meno”, lanciata dalla trasmissione di Radio 2 Rai “Caterpillar”. Alle 18 di domani saranno spenti tutti gli edifici della Giunta regionale come gesto di sensibilizzazione ai temi del risparmio energetico da sempre prioritari nell’agenda del governo regionale che, tra le altre misure, sostiene con bandi e finanziamenti specifici l’efficientamento energetico e il ricorso alle rinnovabili. L’adesione a “M’illumino di meno” è ormai, per la Regione, una piacevole tradizione, così come lo è per i tantissimi cittadini ed enti locali delle Marche che, con grande entusiasmo, contribuiscono tutti gli anni all'ottima riuscita della campagna. Per la Regione Marche non si tratta di una adesione “spot”, avendo già effettuato, negli anni, numerosi interventi di efficienza energetica e riduzione dell’inquinamento luminoso nelle proprie strutture. Nel 2014, si predisporranno ulteriori interventi in questa direzione, a partire dalla sostituzione, con nuove lampade a LED, dell’illuminazione esterna dei palazzi regionali, che, a oggi, conta ancora diversi impianti con ottica a sfera, fonte principale di quell’inquinamento luminoso, tema su cui proprio l'iniziativa "M’illumino di meno" vuole sensibilizzare. Per saperne di più cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Regione Marche del 13.2.2014

 
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La Regione Marche, come da diversi anni a questa parte, aderisce anche per l’edizione 2014 alla campagna sul risparmio energetico e per la riduzione dell’inquinamento luminoso “M’illumino di meno”, lanciata dalla trasmissione di Radio 2 Rai “Caterpillar”. Alle 18 di domani saranno spenti tutti gli ... Continua a leggere

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giovedì 13 febbraio 2014 22:12

Comune di Castel di Lama: L'approvazione del Programma Triennale Opere Pubbliche e l'inserimento in esso di un'opera pubblica non sono atti di natura provvedimentale di per sé lesivi delle posizioni dei privati

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Sez. I del 11.2.2014 n. 222

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Per costante giurisprudenza l'approvazione del Programma Triennale Opere Pubbliche e l'inserimento in esso di un'opera pubblica non sono atti di natura provvedimentale di per sé lesivi delle posizioni dei privati, così come anche l'approvazione di un'opera pubblica, ove l'atto rimanga nella sfera gestionale dell'Amministrazione (Tar Puglia Bari 17.10.2010 n. 3401). Per continuare nella lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Sez. I del 11.2.2014 n. 222

 
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Per costante giurisprudenza l'approvazione del Programma Triennale Opere Pubbliche e l'inserimento in esso di un'opera pubblica non sono atti di natura provvedimentale di per sé lesivi delle posizioni dei privati, così come anche l'approvazione di un'opera pubblica, ove l'atto rimanga nella sfera g ... Continua a leggere

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giovedì 13 febbraio 2014 21:58

Provincia di Ascoli Piceno: Inutile rivolgersi al giudice amministrativo per le procedure esecutive intraprese nei confronti dell'ente dalla data di deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale fino alla data di approvazione o di diniego di approvazione del piano di riequilibrio pluriennale di cui all'articolo 243-quater, commi 1 e 3 del TUEL

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Sez. I del 6.2.2014 n. 188

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Il TAR ha dichiarato nel caso di specie l’improcedibilità del ricorso ex art. 243-bis, comma 4, del T.U.E.L. La norma stabilisce che le procedure esecutive intraprese nei confronti dell'ente sono sospese dalla data di deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale e fino alla data di approvazione o di diniego di approvazione del piano di riequilibrio pluriennale di cui all'articolo 243-quater, commi 1 e 3. Orbene, come chiarito dalla documentazione allegata alla memoria di costituzione in giudizio dell’amministrazione, qualche giorno dopo la notifica del ricorso, il Consiglio Provinciale, con deliberazione n. 6 del 10/6/2013, ha approvato il piano di cui al menzionato art. 243-bis. Da ciò discende l’improcedibilità del ricorso, non potendo la presente azione esecutiva, validamente iniziata, essere portata a compimento, non essendo ancora intervenuta la pronuncia della Sezione di Controllo delle Marche della Corte dei Conti sul piano provinciale di rientro. 4. Il Tribunale deve peraltro farsi carico, alla luce della sentenza n. 186/2013 della Corte Costituzionale, di verificare se l’art. 243-bis è in parte qua potenzialmente confliggente con i principi recentemente riaffermati dalla Consulta. E’ risaputo che nella predetta sentenza la Corte ha dichiarato incostituzionali le norme statali approvate nel 2010, e successivamente prorogate quanto all’efficacia temporale, che bloccavano sine die le procedure esecutive – ivi incluso il giudizio di ottemperanza – nei riguardi di enti del SSN aventi sedi in Regioni sottoposte ai piani di rientro del disavanzo del settore sanità. La Consulta ha basato la pronuncia cassatoria sulle seguenti considerazioni “…4.1.− Questa Corte ha più volte affermato che un intervento legislativo − che di fatto svuoti di contenuto i titoli esecutivi giudiziali conseguiti nei confronti di un soggetto debitore − può ritenersi giustificato da particolari esigenze transitorie qualora, per un verso, siffatto svuotamento sia limitato ad un ristretto periodo temporale (sentenze n. 155 del 2004 e n. 310 del 2003) e, per altro verso, le disposizioni di carattere processuale che incidono sui giudizi pendenti, determinandone l’estinzione, siano controbilanciate da disposizioni di carattere sostanziale che, a loro volta, garantiscano, anche per altra via che non sia quella della esecuzione giudiziale, la sostanziale realizzazione dei diritti oggetto delle procedure estinte (sentenze n. 277 del 2012 e n. 364 del 2007). Viceversa, la disposizione ora censurata, la cui durata nel tempo, inizialmente prevista per un anno, già è stata, con due provvedimenti di proroga adottati dal legislatore, differita di ulteriori due anni sino al 31 dicembre 2013, oltre a prevedere, nella attuale versione, la estinzione delle procedure esecutive iniziate e la contestuale cessazione del vincolo pignoratizio gravante sui beni bloccati ad istanza dei creditori delle aziende sanitarie ubicate nelle Regioni commissariate, con derivante e definitivo accollo, a carico degli esecutanti, della spese di esecuzione già affrontate, non prevede alcun meccanismo certo, quantomeno sotto il profilo di ordinate procedure concorsuali garantite da adeguata copertura finanziaria, in ordine alla soddisfazione delle posizioni sostanziali sottostanti ai titoli esecutivi inutilmente azionati. 4.2.− Essa, pertanto, si pone, in entrambe le sue versioni, in contrasto con l’art. 24 Cost. in quanto, in conseguenza della norma censurata, vengono vanificati gli effetti della tutela giurisdizionale già conseguita dai numerosi creditori delle aziende sanitarie procedenti nei giudizi esecutivi. Costoro non soltanto si trovano, in alcuni casi da più di un triennio, nella impossibilità di trarre dal titolo da loro conseguito l’utilità ad esso ordinariamente connessa, ma debbono, altresì, sopportare, in considerazione della automatica estinzione (o, nella versione precedente, della inefficacia) delle procedure esecutive già intraprese e della liberazione dal vincolo pignoratizio dei beni già asserviti alla procedura, i costi da loro anticipati per l’avvio della procedura stessa. 4.3.− Né, nel caso che interessa, si verifica la condizione che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, rende legittimo il blocco delle azioni esecutive, cioè la previsione di un meccanismo di risanamento che, come detto, canalizzi in una unica procedura concorsuale le singole azioni esecutive, con meccanismi di tutela dei diritti dei creditori che non si rinvengono nei piani di rientro cui la disposizione fa riferimento, sicché la posizione sostanziale dei creditori trovi una modalità sostitutiva di soddisfazione. La disposizione in esame, infatti, non contiene la disciplina di tale tipo di procedura né identifica le risorse finanziarie da cui attingere per il suo eventuale svolgimento. Va, altresì, considerata la circostanza che, con la disposizione censurata, il legislatore statale ha creato una fattispecie di ius singulare che determina lo sbilanciamento fra le due posizioni in gioco, esentando quella pubblica, di cui lo Stato risponde economicamente, dagli effetti pregiudizievoli della condanna giudiziaria, con violazione del principio della parità delle parti di cui all’art. 111 Cost. 4.4.− Non può, infine, valere a giustificare l’intervento legislativo censurato il fatto che questo possa essere ritenuto strumentale ad assicurare la continuità della erogazione delle funzioni essenziali connesse al servizio sanitario: infatti, a presidio di tale essenziale esigenza già risulta da tempo essere posta la previsione di cui all’art. 1, comma 5, del decreto-legge 18 gennaio 1993, n. 9 (Disposizioni urgenti in materia sanitaria e socio assistenziale), convertito, con modificazioni, dalla legge 18 marzo 1993, n. 67, in base alla quale è assicurata la impignorabilità dei fondi a destinazione vincolata essenziali ai fini della erogazione dei servizi sanitari…”. 5. Come si può vedere, le disposizioni giudicate incostituzionali avevano introdotto una disciplina particolarmente sfavorevole per i creditori degli enti del SSN operanti in Regioni commissariate nel settore sanità. Per converso, gli artt. 243-bis e ss. del T.U.E.L. contengono disposizioni che, a giudizio del Tribunale, non cozzano contro i principi riaffermati dalla Consulta, e ciò in quanto: a) le disposizioni in parola si applicano a tutti gli enti locali e quindi non è stata creata quella fattispecie di ius singulare stigmatizzata dalla Consulta nella sentenza n. 186/2013; b) l’arco temporale in cui opera il blocco delle procedure esecutive è definito dal successivo art. 243-quater ed è sicuramente contenuto; c) alla scadenza del termine, la procedura esecutiva può essere riavviata senza particolari ostacoli, visto che la norma in esame non prevede alcun meccanismo teso a sottrarre le risorse finanziarie dell’ente all’azione dei creditori (salvo i limiti generali previsti dall’art. 159 D.Lgs. n. 267/2000, i quali non vengono in evidenza in sede di giudizio di ottemperanza, visto che il commissario ad acta nominato dal giudice amministrativo è munito dei poteri necessari per reperire le risorse finanziarie senza intaccare quelle destinate alle spese di cui al menzionato art. 159). Peraltro, nel caso di specie si può anche presumere che la Provincia, non appena concluso il procedimento ex art. 243-bis, provvederà spontaneamente al pagamento delle somme residue e delle spese di giudizio liquidate con la presente decisione, visto che in tal senso aveva già provveduto, sia pure con un certo ritardo, con riguardo alla gran parte delle somme per cui è causa; d) la procedura di rientro è finalizzata ad avere un quadro chiaro e potenzialmente definitivo della situazione debitoria dell’ente e delle misure attraverso le quali i debiti possono essere saldati nel periodo di vigenza del piano. Ed è proprio a tal riguardo che il parere della Corte dei Conti assume rilievo fondamentale, dovendosi evitare che, attraverso la procedura ex art. 243-bis, l’ente locale si limiti ad allontanare nel tempo il redde rationem con i propri debitori, ipotizzando misure di rientro del tutto velleitarie e di fatto non realizzabili. Inoltre, l’art. 243-ter prevede l’attivazione di un Fondo di rotazione statale a cui gli enti che hanno acceduto ai piani di rientro possono attingere, il che aumenta ulteriormente le chances dei creditori di ottenere la soddisfazione delle proprie legittime pretese. 6. In ragione di quanto precede, il ricorso va dichiarato improcedibile, in parte per intervenuto pagamento e in parte ai sensi dell’art. 243-bis, comma 4, T.U.E.L.". Per la lettura integrale della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Sez. I del 6.2.2014 n. 188

 
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Il TAR ha dichiarato nel caso di specie l’improcedibilità del ricorso ex art. 243-bis, comma 4, del T.U.E.L. La norma stabilisce che le procedure esecutive intraprese nei confronti dell'ente sono sospese dalla data di deliberazione di ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale ... Continua a leggere

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giovedì 13 febbraio 2014 21:43

Comune di Ancona: Nessuna tacita conferma in ruolo, se l'Amministrazione non adotta il provvedimento di risoluzione del rapporto entro tre mesi dalla scadenza del periodo di prova

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona del 6.2.2014 n. 182

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Nella controversia in esame il TAR ha dichiarato l'infondatezza del nel merito motivo di ricorso con cui si sostiene la natura recettizia del provvedimento che l’amministrazione deve assumere entro tre mesi dalla scadenza del periodo di prova e la cui mancata tempestiva adozione equivale a tacita conferma in ruolo. Rileva il Collegio che "la natura non recettizia del provvedimento in parola è stata a più riprese affermata dal Consiglio di Stato (ex plurimis, Sez. V, n. 2856/2000) e da tale orientamento il Tribunale non ritiene di doversi discostare". Per approfondire cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona del 6.2.2014 n. 182

 
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domenica 2 febbraio 2014 08:45

Regione Marche: L'Amministrazione non pu�� effettuare nel corso della gara valutazioni che comportino la realizzazione di un progetto che risulta sostanzialmente diverso da quello posto a base di gara, anche se realizzabile a costi certamente molto pi�� contenuti nell���immediato e con oneri prevedibilmente minori negli anni successivi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

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Una volta bandita la gara, l���Amministrazione non pu�� effettuare, nel corso della stessa, pena una chiara alterazione del principio della par condicio fra i partecipanti alla procedura, valutazioni che comportino in sostanza la realizzazione di un progetto che risulta sostanzialmente diverso da quello posto a base di gara, anche se realizzabile a costi certamente molto pi�� contenuti nell���immediato e con oneri prevedibilmente minori negli anni successivi. Se quindi l���Amministrazione ha ritenuto di bandire la gara per la realizzazione di un ospedale con una determinata struttura antisismica, consentendo una variante solo nel caso di miglioramento antisismico di tale progetto, non pu�� poi aggiudicare la realizzazione dell���opera a chi ha proposto un progetto che �� sostanzialmente diverso e che non �� migliorativo sotto il profilo della sicurezza sismica (anche se migliorativo per i costi da sostenere ed anche se tale progetto �� stato predisposto nel rispetto delle vigenti disposizioni antisimiche). Per approfondire cliccare su "accedi al provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

 
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Una volta bandita la gara, l���Amministrazione non pu�� effettuare, nel corso della stessa, pena una chiara alterazione del principio della par condicio fra i partecipanti alla procedura, valutazioni che comportino in sostanza la realizzazione di un progetto che risulta sostanzialmente diverso da q ... Continua a leggere

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lunedì 6 gennaio 2014 10:55

La Regione Marche e il Ministero dell'Interno stipulano una convenzione per potenziare il sistema di soccorso e protezione civile

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Regione Marche del 3.1.3014

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In occasione dell’inaugurazione del Distaccamento volontario Vigili del Fuoco di Apiro è stata sottoscritta questa mattina una convenzione tra la Regione Marche e il Ministero dell’Interno (Dipartimento dei Vigili del Fuoco del Soccorso Pubblico e della difesa civile) al fine di rafforzare e rendere sempre più moderno ed efficiente il sistema di soccorso e di protezione civile sul territorio. Per la Regione era presente il presidente Gian Mario Spacca e per il Ministero il Sottosegretario On. Gianpiero Bocci. “Le Marche – ha esordito l’on. Bocci - sono una Regione che sta sul territorio ed è vicina alla sua comunità. Non è un caso che la convenzione venga firmata qui ad Apiro e non nelle sedi istituzionali. Le Marche sono anche una delle migliori regioni per protezione civile, prevenzione, salvaguardia ambientale grazie ad una macchina organizzata e coordinata. Questa convenzione obbedisce al principio costituzionale di leale collaborazione tra istituzioni che tutte insieme devono concorrere per il bene del nostro Paese. Sono quindi contento di rinnovare l’impegno con una Regione che senza alcun dubbio e tra le più efficienti e preparate per rispondere a quegli standard di prevenzione e sicurezza che tutta l’Italia dovrebbe avere”. “Credo che questo sia un bel giorno per Apiro, ma anche per le Marche – ha commentato il presidente Spacca - . Questa comunità che ci accoglie oggi è un esempio per la sua forza, la sua partecipazione, la passione e la responsabilità, un modello di collaborazione e sinergia che va proiettato anche verso lo Stato. Può sembrare una cerimonia periferica, ma in realtà parliamo di argomenti molto importanti come la responsabilità dei cittadini: le popolazioni montane, in questo senso, stanno onorando davvero la comunità marchigiana. Qui ci sono tante possibilità di rilancio non solo delle singole comunità, ma dell'economia e della società. Umbria e Marche godono di una vicinanza che va tradotta in collaborazione tra comunità regionali, in masse critiche in grado di dare più servizi e sostegno al rilancio e allo sviluppo dell’ economia dell’Appenino, non solo in termini di sicurezza ma anche per il lavoro e l’occupazione. Abbiamo tutte le capacità per realizzazione una filiera che valorizzi le potenzialità della foresta appenninica nel massimo rispetto dell'ambiente per creare reddito, economia ecosostenibile e sviluppo. Per quanto riguarda la convenzione di oggi – ha proseguito Spacca - l’atto è significativo per il modo in cui vediamo collaborazione tra livelli istituzionali. Altre regioni si sono dotate di proprio sistema per gli incendi boschivi, noi abbiamo seguito la via della collaborazione grazie al nostro sistema dei Vigili del Fuoco particolarmente efficiente e in grado di collaborare con la centrale operativa della Protezione Civile senza creare un nuovo apparato, aspetto questo, molto importante sotto il profilo del risparmio economico”. SCHEDA TECNICA Le attività oggetto della Convenzione a) definizione di una procedura operativa che stabilisca modalità di attivazione e di coordinamento da adottarsi in situazioni di allarme, crisi e/o emergenza, tra la Regione Marche. — Dipartimento per le Politiche Integrate di Sicurezza e per la Protezione Civile e la Direzione Regionale VV.F. per le Marche; b) attivazione di una sempre maggiore collaborazione tra la SOUP della Regione Marche e la Sala Operativa regionale dei VV.F., attraverso sistemi di comunicazione, di telefonia e video dedicati da mantenersi costantemente attivi ed operativi; c) attivazione di eventuali Distaccamenti Volontari dei VV.F., stagionali e/o permanenti, sulla base di una specifica programmazione congiuntamente concordata, relativa al territorio regionale, anche traendo spunto dal già esistente progetto "Soccorso Italia in 20 minuti", della pianificazione regionale antincendio e di quella di protezione civile; d) collaborazione per l'acquisizione e l'eventuale ricovero, qualora gli spazi disponibili lo consentano, a titolo completamente gratuito, presso le sedi dei Comandi Provinciali VV.F. e dei distaccamenti periferici, delle attrezzature per interventi di protezione civile di proprietà regionale, nonché la possibile concessione a titolo gratuito in comodato d'uso ai VV.F. di attrezzature e mezzi acquistati dalla Regione al fine di potenziare e migliorare il quadro delle disponibilità di materiali e mezzi di intervento e soccorso in ambito regionale; e) attivazione degli interventi relativi allo spegnimento degli incendi boschivi, per i quali, la Regione ritiene necessario il concorso delle strutture regionali dei VV.F; f)formazione e addestramento dei volontari e degli altri soggetti facenti parte del sistema regionale di protezione civile, nelle specifiche materie del soccorso pubblico, della cultura antincendio e della difesa civile, da realizzarsi presso le strutture VV.F. o della Regione secondo programmi elaborati annualmente in forma congiunta; g)attivazione del servizio elicotteristico finalizzato al soccorso tecnico urgente ed alla prevenzione, costituito da operatori specialisti VV.F., a copertura dell'intero territorio regionale secondo un apposito accordo di programma. SEDE VOLONTARIA APIRO La sede Volontaria di Apiro, unica nel suo genere nelle Marche, aveva già preso forma ed era operativa sul suo territorio di competenza già dal 2 luglio del 2008, dopo che erano stati svolti i necessari corsi di formazione al primo gruppo di 20 vigili del fuoco volontari. Il Distaccamento di Apiro nel corso di questi anni è cresciuto notevolmente in termini di professionalità diventando un riferimento molto importante, anche grazie alla sua ubicazione nel territorio, effettuando interventi di soccorso tecnico urgente non solo in provincia di Macerata - nei territori dei comuni di Apiro, Cingoli e Poggio San Vicino, ed in alcune frazioni del comune di San Severino Marche - ma estendendo la sua operatività anche in alcuni comuni della vicina provincia di Ancona ed in particolare a Cupramontana, Staffolo ed in alcune frazioni di Fabriano e Serra San Quirico. Attualmente prestano servizio nel Distaccamento di Apiro, a rotazione, 26 Vigili del Fuoco Volontari, tra cui 14 di essi abilitati alla guida dei mezzi in soccorso; hanno a disposizione un’autopompa serbatoio, un autofurgone polisoccorso e due mezzi leggeri fuori strada, uno dei quali, recentemente donato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata, è dotato di un efficiente modulo idrico per fronteggiare incendi di bosco e di sterpaglie. Il Distaccamento Volontario dei Vigili del Fuoco di Apiro è collocato in modo ideale e baricentrico rispetto al territorio coperto e rappresenta un’infrastruttura strategica per garantire il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco e costituisce un fondamentale supporto per gli interventi di soccorso tecnico urgente delle provincie di Macerata ed Ancona, in particolare quelli effettuati dai distaccamenti permanenti di Jesi, Fabriano e Tolentino.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Regione Marche del 3.1.3014

 
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lunedì 6 gennaio 2014 10:50

Bandi Regione Marche: scade il 9.1.2014 il termine del concorso per il conferimento di un incarico di collaborazione coordinata e continuativa

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del bando in scadenza Regione Marche

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E’ indetta dalla SVIM – Sviluppo Marche S.p.A. una procedura di selezione pubblica, per titoli e colloquio, finalizzata al conferimento di n. 1 incarico di collaborazione coordinata e continuativa a progetto come disciplinato dagli articoli da 61 a 69 – titolo VII del D.LGS. n. 276/2003 e s.m.i. per l’attuazione di attività afferenti a progetti specifici collegati alle seguenti tematiche: cooperazione territoriale europea, governance dell’innovazione, politiche della conoscenza, turismo e economia sostenibile, finanziati nell’ambito della Programmazione Comunitaria Unitaria 2007 – 2013. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del bando in scadenza Regione Marche

 
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E’ indetta dalla SVIM – Sviluppo Marche S.p.A. una procedura di selezione pubblica, per titoli e colloquio, finalizzata al conferimento di n. 1 incarico di collaborazione coordinata e continuativa a progetto come disciplinato dagli articoli da 61 a 69 – titolo VII del D.LGS. n. 276/2003 e s.m.i. pe ... Continua a leggere

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lunedì 6 gennaio 2014 10:42

Comune di San Benedetto del Tronto: Il termine per l’impugnazione delle concessioni edilizie decorre dal giorno in cui si è avuta piena conoscenza del contenuto della concessione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona Sez. I del 19.12.2013 n. 941

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È principio giurisprudenziale consolidato che il termine per l’impugnazione delle concessioni edilizie decorre dal giorno in cui si è avuta piena conoscenza del contenuto della concessione. Per le concessioni in sanatoria essa si verifica da quando si sappia che per una determinata opera, già esistente e definita, è stata rilasciata la concessione in sanatoria. Inoltre deve essere fornita la prova rigorosa della piena conoscenza, non essendo sufficiente l’'adozione e l'affissione all'albo del provvedimento comunale impugnato (CdS sez. V 11.11.2010 n. 8017). Con riguardo all’art. 41 del D.lgs 104/2010, (c. 2), che prevede come “ per gli atti di cui non sia richiesta la notificazione individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione se questa sia prevista dalla legge o in base alla legge.”, nel caso in esame non è stata indicata la norma di legge relativa alla pubblicazione nell’Albo Pretorio dell’impugnato Decreto Dirigenziale, per cui l’eccezione deve essere respinta (non essendo sufficiente il mero riferimento all’art. 124 del d.lgs 267/2000, che riferisce alle “deliberazioni”).

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È principio giurisprudenziale consolidato che il termine per l’impugnazione delle concessioni edilizie decorre dal giorno in cui si è avuta piena conoscenza del contenuto della concessione. Per le concessioni in sanatoria essa si verifica da quando si sappia che per una determinata opera, già esist ... Continua a leggere

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lunedì 6 gennaio 2014 09:53

Comune di San Benedetto del Tronto: La legittimazione ad impugnare i permessi di costruire va riconosciuta ai proprietari di fondi confinanti con l’area interessata ad un intervento edilizio in ragione della semplice "vicinitas" anche se separata da un tratto di strada pubblica

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona Sez. I del 19.12.2013 n. 941

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La legittimazione ad impugnare i permessi di costruire va riconosciuta ai proprietari di fondi confinanti con l’area interessata ad un intervento edilizio in ragione della semplice ” vicinitas “, trovandosi, il terzo in una situazione di stabile collegamento con la zona interessata dall’edificazione, senza che sia necessario dimostrare ulteriormente la sussistenza di un interesse qualificato alla tutela giurisdizionale (tra le tante CdS Sez. IV 17.9.2012 n.4926). Nel caso in esame, trovandosi le due costruzioni a fronteggiarsi, essendo separate solo dalla pubblica via, apparirebbe del tutto riduttivo riferirsi ad una nozione di “confinante” intesa come adiacenza. Ne consegue che non rileva il fatto che la proprietà dei ricorrenti non sia direttamente confinante con l'area interessata all'intervento, in quanto separata da un tratto di strada pubblica, essendo evidente che la condizione di stabile collegamento tra gli immobili non postula necessariamente la loro adiacenza, ma ne presuppone la semplice prossimità. Gli edifici distano tra loro, come stabilito dalla verificazione, circa 13 ml, per cui non può essere messa in discussione l’influenza dell’edificio in costruzione sulle vedute di quello dei ricorrente, con conseguente respingimento dell’eccezione.

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lunedì 6 gennaio 2014 09:48

Comune di Senigallia: La disciplina urbanistica stabilita dal P.R.G. e dagli strumenti attuativi prevale sulle disposizioni del regolamento edilizio

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona Sez. I del 12.12.2013 n. 907

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Per principio giurisprudenziale, la disciplina urbanistica stabilita dal P.R.G. e dagli strumenti attuativi prevale sulle disposizioni del regolamento edilizio. I limiti di distanza tra i fabbricati, stabiliti dal regolamento edilizio, sono derogabili dagli strumenti urbanistici attuativi, nel rispetto delle disposizioni di cui all’art. 9, ultimo comma, del D.M. 2 aprile 1968 n° 1444. L’art. 9, ultimo comma, del D.M. 2 aprile 1968 n° 1444, afferma che “sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche”.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona Sez. I del 12.12.2013 n. 907

 
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Per principio giurisprudenziale, la disciplina urbanistica stabilita dal P.R.G. e dagli strumenti attuativi prevale sulle disposizioni del regolamento edilizio. I limiti di distanza tra i fabbricati, stabiliti dal regolamento edilizio, sono derogabili dagli strumenti urbanistici attuativi, nel ris ... Continua a leggere

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lunedì 6 gennaio 2014 09:32

Comune di Senigallia: L’annullamento totale del permesso di costruire e' illegittimo se non e' stata adeguatamente ponderata la possibilità di emendare il progetto dagli elementi non assentibili, ovvero di addivenire ad un annullamento parziale del titolo abilitativo

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Sez. I del 12.12.2013 n. 906

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In sede di esercizio del potere di annullamento di un titolo abilitativo edilizio, l’amministrazione è tenuta a valutare motivatamente se sia possibile la rimozione degli elementi del progetto che risultino illegittimi o non assentibili, nonchè dei vizi della procedura amministrativa. L’orientamento giurisprudenziale condiviso dal Collegio ha evidenziato come l’annullamento totale del permesso di costruire sia da ritenersi illegittimo laddove non sia stata adeguatamente ponderata la possibilità di emendare il progetto dagli elementi non assentibili, ovvero di addivenire ad un annullamento parziale del titolo abilitativo. Ed infatti, la parziale illegittimità del permesso di costruire impone di individuare le parti abusive distinguendole da quelle legittimamente realizzabili, agli effetti di un annullamento parziale del permesso di costruire. In particolare, nel caso in cui il titolo abilitativo risulti viziato per violazione dei limiti di volumetria, non può immotivatamente ritenersi impossibile distinguere la parte legittima da quella eccedente i limiti volumetrici e come tale non assentibile. In tal caso, la valutazione da compiersi in sede di esercizio del potere di annullamento in autotutela del titolo abilitativo richiede l’individuazione del vano o dei vani demolendo i quali si può riportare l’edificio nei limiti di volumetria legittimamente realizzabili, con corrispondente parziale annullamento del permesso di costruire, limitatamente ai vani eccedenti la volumetria autorizzabile.......Non può sottacersi come sia stato affermato, in sede giurisprudenziale, che l’annullamento parziale di una concessione edilizia, riconosciuta illegittima, sia ammissibile solo quando l’opera autorizzata sia scindibile.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Sez. I del 12.12.2013 n. 906

 
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In sede di esercizio del potere di annullamento di un titolo abilitativo edilizio, l’amministrazione è tenuta a valutare motivatamente se sia possibile la rimozione degli elementi del progetto che risultino illegittimi o non assentibili, nonchè dei vizi della procedura amministrativa. L’orientament ... Continua a leggere

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lunedì 6 gennaio 2014 09:23

Comune di Ascoli Piceno: La “serra” ha carattere pertinenziale se e' destinata al servizio della costruzione esistente, con funzione oggettivamente strumentale alle esigenze dell’edificio principale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Sez. I del 12.12.2013 n. 904

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Nel giudizio in esame l’intervento edilizio per il quale è stata ingiunta la demolizione, ha comportato la realizzazione di un locale cosiddetto “serra”, con modesto ampliamento volumetrico. La “serra” di cui si controverte ha carattere pertinenziale, essendo destinata al servizio della costruzione esistente di proprietà del ricorrente, con funzione oggettivamente strumentale alle esigenze dell’edificio principale. Dev’essere osservato che la nozione di pertinenza, agli effetti della disciplina urbanistica ed edilizia, postula una relazione di strumentalità funzionale dell’opera pertinenziale rispetto alla costruzione preesistente, a carattere oggettivo, ossia connaturale alla struttura dell’opera. La pertinenza urbanistica dev’essere preordinata ad un’oggettiva esigenza dell’edificio principale, funzionalmente e oggettivamente destinata al servizio dello stesso, dev’essere sfornita di un autonomo valore di mercato e non deve determinare aumento del carico urbanistico. Pertanto, il manufatto pertinenziale, pur potendo essere dotato di modesta volumetria propria, non deve comportare un aumento volumetrico superiore al 20 % del volume dell’edificio principale, considerato che l’art. 3 del d.P.R. n° 380/2001, al primo comma, lett. e.6), definisce interventi di nuova costruzione gli interventi pertinenziali che comportino la realizzazione di un volume superiore al 20 % del volume dell’edificio principale. La qualificazione di un bene come pertinenziale richiede la sua subordinazione funzionale rispetto all’edificio principale, che ne renda più agevole o più decoroso l’utilizzo, senza che sia consentita una destinazione autonoma della pertinenza diversa da quella strumentale e servente alle esigenze dell’immobile principale. In applicazione dei principi di diritto surrichiamati, nell’odierna controversia, in presenza degli elementi costitutivi della fattispecie atta a configurare una pertinenza urbanistica, considerato che l’impugnata ordinanza non appare motivata in relazione ad un eventuale aumento volumetrico superiore al 20 % del volume dell’edificio principale, l’intervento non può ritenersi sottoposto al rilascio del permesso di costruire. Per tale ragione, atteso che, per quanto risulta dalla documentazione versata agli atti del giudizio, l’area sulla quale insiste l’immobile non è sottoposta a vincoli di inedificabilità, l’ordinanza di demolizione della pertinenza, emanata per la realizzazione in assenza del permesso di costruire, è da ritenersi illegittima.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Sez. I del 12.12.2013 n. 904

 
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mercoledì 11 dicembre 2013 18:22

Regione Marche: L’Amministrazione è titolare dell'ampio potere discrezionale di far luogo alla revoca di un bando di concorso pubblico fino al momento in cui non sia intervenuta la nomina dei vincitori

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona Sez. I del 10.12.2013 n. 896

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Nella sentenza n. 896 del 10 dicembre 2013 il TAR ha richiamato la giurisprudenza con la quale si afferma che la possibilità di rivedere in via di autotutela l’aggiudicazione provvisoria, anche riaprendo la gara, si fonda sul principio costituzionale di buon andamento e di non aggravamento del procedimento; principio che impegna l’Amministrazione ad adottare gli atti il più possibile rispondenti ai fini da conseguire, e che quindi autorizza il riesame di quelli già adottati, quando ciò sia necessario od opportuno alla luce di un nuovo apprezzamento della fattispecie o di circostanze sopravvenute, anche al fine di prevenire successive contestazioni ( Tar Valle d'Aosta 14/5/2009 n. 44). Ancora, con riguardo a pubblici concorsi, è stato osservato che l’Amministrazione è titolare dell'ampio potere discrezionale di far luogo alla revoca di un bando di concorso pubblico fino al momento in cui non sia intervenuta la nomina dei vincitori. Fino a tale momento i meri partecipanti vantano all'uopo una semplice aspettativa alla conclusione del procedimento (CdS Sez. III, 1/8/2011 n. 4554). Per accedere al testo integrale della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona Sez. I del 10.12.2013 n. 896

 
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mercoledì 11 dicembre 2013 18:15

Comune di Petriolo: Il danno da ritardo può essere riconosciuto soltanto quando sia stata accertata la spettanza del bene della vita e non già per il mero fatto del ritardo nel provvedere

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona Sez. I del 10.12.2013 n. 895

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Nella sentenza in esame il Collegio ha rilevato come il danno da ritardo può essere riconosciuto soltanto quando sia stata accertata la spettanza del bene della vita e non già per il mero fatto del ritardo nel provvedere; del resto, l'art. 2- bis, l. 7.8.1990 n. 241, introdotto con l'art. 7 comma 1 lett. c ), l. 18.6.2009 n. 69, configura la responsabilità connessa al danno da ritardo in termini di responsabilità aquilana e non da contatto sociale qualificato e, quindi, si collega alla lesione dell'interesse al bene della vita e non alla lesione di interessi strumentali-procedimentali, per la violazione di obblighi procedimentali (quale quello di concludere nei termini il procedimento) da risarcire indipendentemente dalla successiva emanazione del provvedimento richiesto e dal suo contenuto (Tar Lazio, Roma 3.7.2012 n. 6039, Cds Sez. sez. IV 28.5.2013 n. 2899). Nel caso in esame, tra l’altro, il danno è legato a un procedimento a istanza di parte ove la società ricorrente ha presentato l’istanza ad un’autorità incompetente. Trattandosi di una questione tecnica di notevole complessità, in ogni caso mancherebbe la responsabilità del Comune per il ritardo con cui avrebbe riscontrato la propria incompetenza, dato che, vista la posizione del Comune, vi era comunque la possibilità per parte ricorrente di cautelarsi presentando istanza alla Regione, per cui, di fronte al ritardo nella decisione di un’istanza ove il Comune non era competente, non può essere configurabile una responsabilità del medesimo.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del TAR Marche Ancona Sez. I del 10.12.2013 n. 895

 
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mercoledì 11 dicembre 2013 18:03

Agenda Digitale Marche, il 18 dicembre giornata pubblica di confronto ed approfondimento

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della Regione Marche

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Il 18.12.2013 dalle ore 9:00 alle 18:00 presso Palazzo Raffaello, Via G. da Fabriano 9 Ancona si terrà' la “Giornata pubblica di confronto e approfondimento su Agenda Digitale Marche”. Obiettivo dell’evento sarà di condividere con il territorio e approfondire, con l’ausilio ed il contributo di esponenti nazionali, docenti e rappresentanti istituzionali, le azioni previste dall’Agenda Digitale Marche nel contesto italiano ed europeo. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Il 18.12.2013 dalle ore 9:00 alle 18:00 presso Palazzo Raffaello, Via G. da Fabriano 9 Ancona si terrà' la “Giornata pubblica di confronto e approfondimento su Agenda Digitale Marche”. Obiettivo dell’evento sarà di condividere con il territorio e approfondire, con l’ausilio ed il contributo di espo ... Continua a leggere

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mercoledì 11 dicembre 2013 17:41

Vini delle Marche tutelati e valorizzati dall'Istituto Marchigiano di tutela vini

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del Decreto G.U. n. 285 del 5.12.2012

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E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 285 del 5.12.2013 il decreto 6.11.2013 del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con il quale si e' provveduto al riconoscimento dell'Istituto Marchigiano di tutela vini e all'attribuzione dell'incarico per la durata di tre anni a svolgere le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alle DOCG «Castelli di Jesi Verdicchio Riserva», «Conero», «Verdicchio di Matelica Riserva» e «Vernaccia di Serrapetrona» e per le DOC «Bianchello del Metauro», «Colli Maceratesi», «Colli Pesaresi», «Esino», «Lacrima di Morro», «Pergola», «Rosso Conero», «Serrapetrona», «Verdicchio dei Castelli di Jesi», «Verdicchio di Matelica» e «San Ginesio».

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