News 28 Ottobre 2014 - Area Tecnica


NORMATIVA

AVCPass: la verifica dei requisiti è obbligatoria per le procedure di affidamento il cui CIG è stato richiesto a partire dal 1° luglio 2014

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Con il Comunicato del 22 ottobre 2014 il Presidente dell’Anac precisa che la verifica dei requisiti attraverso il sistema AVCPass è da ritenersi obbligatoria per le procedure di affidamento il cui CIG è stato richiesto a partire dal 1° luglio 2014.

 
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Con il Comunicato del 22 ottobre 2014 il Presidente dell’Anac precisa che la verifica dei requisiti attraverso il sistema AVCPass è da ritenersi obbligatoria per le procedure di affidamento il cui CIG è stato richiesto a partire dal 1° luglio 2014. ... Continua a leggere

 
GIURISPRUDENZA

DIA: il potere di autotutela dell'Amministrazione e il potere inibitorio del Prefetto sull'attività di rimessa di veicoli

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

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A seguito dell’introduzione del d.P.R. n. 480/2001, l’attività di rimessa di veicoli è stata sottoposta a d.i.a. da presentarsi all’amministrazione comunale nel cui territorio si svolge l'attività, ai sensi dell’art. 19 della legge generale sul procedimento, mentre spetta al Prefetto la verifica aisensi dell’art. 3 del citato d.P.R. la possibilità di inibire l’attività per ragioni di pubblica sicurezza.È evidente, quindi, che il potere di autotutela di cui al citato art. 19, resta nelle competenze dell’amministrazione comunale, mentre il potere inibitorio spettante al Prefetto è fondato su presupposti diversi e va esercitato ai sensi dell’art. 3, del d.P.R. n. 480/2001 (cfr. Cons. St., Sez. I, 24 giugno 2011, n. 2561).Deve quindi escludersi il difetto di competenza dell’amministrazione comunale, rilevato invece dal TAR.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

 
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A seguito dell’introduzione del d.P.R. n. 480/2001, l’attività di rimessa di veicoli è stata sottoposta a d.i.a. da presentarsi all’amministrazione comunale nel cui territorio si svolge l'attività, ai sensi dell’art. 19 della legge generale sul procedimento, mentre spetta al Prefetto la verifica ai ... Continua a leggere

 

Lottizzazione cartolare: in assenza di disposizioni statali o regionali che presumano l’intento illecito di lottizzare dalla vendita di una superficie inferiore al ‘lotto minimo legale’, è sufficiente che l’amministrazione accerti che i lotti frazionati e venduti per le loro caratteristiche evidenzino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

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Ai sensi dell'art. 18 L. 28 febbraio 1985, n. 47, perché possa ritenersi sussistente una lottizzazione abusiva cartolare-negoziale posta in essere mediante il frazionamento planimetrico del fondo e la conseguente vendita dei lotti da essa risultanti non è necessario dimostrare la sussistenza di tutti gli indici rivelatori di cui all'art. 18 cit., ma è sufficiente che lo scopo edificatorio emerga anche da un solo indizio (Cons. St., Sez. IV, 31 marzo 2009, n. 2004; Id., 11 ottobre 2006, n. 6060). Pertanto, in assenza di disposizioni statali o regionali che presumano l’intento illecito di lottizzare dalla vendita di una superficie inferiore al ‘lotto minimo legale’, è sufficiente che l’amministrazione accerti che i lotti frazionati e venduti per le loro caratteristiche (quali la dimensione in relazione alla natura del terreno e alla sua destinazione secondo gli strumenti urbanistici, il numero, l'ubicazione o la eventuale previsione di opere di urbanizzazione ed in rapporto ad elementi riferiti agli acquirenti) evidenzino in modo non equivoco la destinazione a scopo edificatorio (cosiddetta lottizzazione cartolare) (Cons. St., Sez. IV, 5 agosto 2003, n. 4465).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

 
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Ai sensi dell'art. 18 L. 28 febbraio 1985, n. 47, perché possa ritenersi sussistente una lottizzazione abusiva cartolare-negoziale posta in essere mediante il frazionamento planimetrico del fondo e la conseguente vendita dei lotti da essa risultanti non è necessario dimostrare la sussistenza di tut ... Continua a leggere

 

Soccorso istruttorio: in presenza di un errore materiale nella composizione dell’offerta di immediata percezione, l'Amministrazione è tenuta a richiedere chiarimenti o integrazioni

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

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Nella controversia in esame la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto che il percorso logico motivazionale del TAR non risulta in linea con le norme e i principi che sottendono le pubbliche gara, atteso che la contraddizione presente nell’offerta della società, ove avesse ingenerato dubbi, si sarebbe potuta superare dalla richiesta di chiarimenti o di integrazione ai sensi degli articoli 46 e 48 del codice dei contratti pubblici, sussistendo i presupposti del soccorso istruttorio. Invero, in presenza di un errore materiale nella composizione dell’offerta di immediata percezione, la richiesta di chiarimenti o di integrazioni si impone alla luce del chiaro disposto dell’articolo 46, co. 1 bis, del codice dei contratti pubblici e dei principi affermati dall’Adunanza plenaria n. 9 del 2014. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provevdimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

 
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Esecuzione del contratto di appalto: se l’Amministrazione richiede il risarcimento di danni subiti per l'inadempimento del proprio concessionario agli obblighi contrattualmente assunti, la stessa è titolare di un diritto soggettivo perfetto tutelabile dinanzi al giudice ordinario

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

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Secondo l’unanime e consolidato insegnamento della giurisprudenza, tutte le questioni relative alla fase di esecuzione del contratto che non siano correlate all'aggiudicazione, coinvolgendo diritti soggettivi, restano affidate alla giurisdizione dell’AGO,mentre sono devolute al giudice amministrativo tutte le controversie che attengono alla fase di formazione della volontà di contrarre da parte dell'Amministrazione ed alla scelta del contraente privato in base alle regole dell'evidenza pubblica (cfr. Cass. Civ., SS. UU., ordinanza 26 dicembre 2007, n. 27169; Cons. Stato, Ad Plen., 30 luglio 2008, n. 9). Anche di recente,peraltro, la Corte di Cassazione ha avuto modo di ribadire a Sezioni Unite che, con la sottoscrizione del contratto, "si instaura tra le parti un vincolo negoziale iure privatorum, comportante che tutte le controversie attinenti alla sua esecuzione devono ascriversi alla giurisdizione ordinaria",in quanto tale giurisdizione è "configurabile quando si discuta sia della esistenza giuridica delle obbligazioni gravanti su ciascuno dei contraenti, sia del come il contratto vada eseguito tra le parti" (Cass. Civ., SS. UU., 5 maggio 2011, n. 9843). Né, al riguardo, può assumere valore contrario il richiamo operato dalla difesa comunale all’art. 133, comma 1 lett. c, del codice del processo amministrativo , secondo cui (analogamente al previgente art. 33, comma 1, del D.Lgs. 80/1998, come sostituito dalla Legge n. 205/2000) sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo le controversie "in materia di pubblici servizi relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi…" Invero,sempre come precisato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella richiamata sentenza, il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo in materia di pubblici servizi deve essere sempre attuato sulla base del generale criterio fondato sulla natura della situazione soggettiva azionata,in quanto" detto criterio …non è mutato neppure a seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. 80/1998 e della l.n. 205/2000" atteso che in materia è "intervenuta la Corte Costituzionale che,con la sentenza 204/2004,ha dichiarato parzialmente illegittima detta normativa,rilevando che le materie affidate alla giurisdizione suddetta devono necessariamente partecipare alla medesima natura - segnata dall’agire della p.a. come autorità nei confronti della quale è accordata tutela alle posizioni di diritto soggettivo del cittadino dinnanzi alla g.a. – di quelle devolute alla giurisdizione generale di legittimità. Sicchè siffatta natura non si riscontra nei rapporti della p.a. che hanno inizio con l’incontro della volontà tra di essa e il contraente privato per la stipulazione del contratto e proseguono con tutte le vicende in cui si articola la sua esecuzione,nel cui ambito ( p.a. e privato ) si trovano in una posizione paritetica e le rispettive situazioni soggettive si connotano del carattere,rispettivamente,di diritti soggettivi ed obblighi giuridici a seconda delle posizioni assunte in concreto" (Cass. Civ., SS. UU., 5 maggio 2011, n. 9843). Pertanto,qualora l’Amministrazione richieda – come avvenuto in prime cure - il risarcimento di danni subiti in ragione del ritenuto inadempimento del proprio concessionario agli obblighi contrattualmente assunti, la stessa è titolare di un diritto soggettivo perfetto tutelabile, come tale, dinanzi al giudice ordinario secondo le regole generali. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Secondo l’unanime e consolidato insegnamento della giurisprudenza, tutte le questioni relative alla fase di esecuzione del contratto che non siano correlate all'aggiudicazione, coinvolgendo diritti soggettivi, restano affidate alla giurisdizione dell’AGO,mentre sono devolute al giudice amministrati ... Continua a leggere

 

Enti locali: i presupposti che consentono al Sindaco di modificare gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

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Il d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali") fissa in modo puntuale le competenze del consiglio comunale (art. 42), della giunta comunale (art. 48) e del sindaco, quale organo del comune (art. 50) e quale ufficiale di governo (art. 54). L’organo consiliare elettivo è chiamato ad esprimere gli indirizzi politico – amministrativi di carattere generale, che si traducono in atti amministrativi fondamentali, tassativamente indicati nell’art. 42, mentre la giunta ha una competenza residuale, spettandole di emanare tutti gli atti che non sono riservati dalla legge al consiglio comunale e che non ricadono nelle competenze del sindaco (ex multis, Cons. St. sez. V, 13 dicembre 2005, n. 7058; 2 marzo 2010, n. 1208; 12 ottobre 2011, n. 5518; 2 febbraio 2013, n. 539; 15 luglio 2013, n. 3809; 20 agosto 2013, n. 4192; 20 dicembre 2013, n. 6115). All’organo consiliare spetta in via generale ed esclusiva (art. 42, comma 2, lett. a) l’esercizio del potere normativo che, quale peculiare caratteristica dell’autonomia dell’ente locale (art. 3, comma 4), si manifesta, oltre che nell’adozione dello statuto, anche nell’emanazione di regolamenti, atti a contenuto generale ed astratto, disciplinanti il comportamento, alla stregua di altre norme giuridiche, della generalità dei cittadini o di una determinata categoria di essi. Il potere regolamentare trova espresso e generale fondamento nell’art. 7 (e copertura costituzionale nell’art. 117 Cost., come riscritto dalla legge costituzionale 18 ottobre del 2001, n. 3) e non è limitato alle materie ivi indicate, riguardando tutti gli ambiti di competenza comunale: ciò sia in ragione del carattere meramente esemplificativo del contenuto del richiamato art. 7, sia in ragione della natura di ente a fini generali propria del comune (quale ente rappresentativo della comunità stanziata sul relativo territorio), sia infine perché il potere regolamentare si pone anche quale espressione del potere di autoorganizzazione dell’ente stesso (Cons. St., sez. V, 27 settembre 2004, n. 6317). Coerentemente con la delineata natura e con le funzioni dell’organo consiliare è da considerarsi del tutto speciale ed eccezionale la competenza della giunta comunale di emanare regolamenti, limitata ai soli "regolamenti sull’ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio". Ai sensi del comma 7 dell’art. 50, rientra nelle esclusive competenze del sindaco il coordinamento e la riorganizzazione, sulla base degli indirizzi espressi dal consiglio comunale e nell’ambito dei criteri eventualmente indicati dalla Regione, degli "…orari degli esercizi commerciali, dei pubblici servizi e dei servizi pubblici…". Al sindaco è riconosciuto anche il potere di modificare gli orari degli esercizi commerciali, dei pubblici esercizi e dei servizi pubblici "in casi di emergenza, connessi con il traffico o con l’inquinamento atmosferico o acustico, ovvero quando a causa di circostanze straordinarie si verifichino particolari necessità dell’utenza o per motivi di sicurezza urbana": in tali casi egli agisce, ai sensi del comma 6 dell’art. 54, in qualità di ufficiale di governo, emanando ordinanze contingibili ed urgenti. Come ha più volte rilevato la giurisprudenza, tali provvedimenti sono espressione di un potere e atipico, il cui esercizio è consentito solo allorché sussista un pericolo attuale per l’incolumità pubblica, cioè una situazione di eccezionalità tale da rendere indispensabili ed improcrastinabili interventi urgenti ed extra ordinem, consistenti nell’imposizione di obblighi di fare o di non fare a carico del privato, e, d’altra parte, gli ordinari mezzi previsti dall’ordinamento non siano idonei ed adeguati. E’ stato anche recentemente ribadito che tale potere "…può essere legittimamente esercitato, quale immanente prerogativa sindacale di provvedere in via d’urgenza e contingibile alla tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica, nonché quando la violazione delle norme che tutelano i beni previsti dal D.M. 5 agosto 2008 (situazioni di degrado o isolamento, tutela del patrimonio pubblico e della sua fruibilità, incuria ed occupazione abusiva di immobili, intralcio alla viabilità o alterazione del decoro urbano) non assuma rilevanza solo in sé stessa (poiché in tal caso soccorrono gli strumenti ordinari), ma qualora possa costituire la premessa per l’insorgere di fenomeni di criminalità suscettibili di minare la sicurezza pubblica, dato che, in tal caso, vengono in rilievo interessi che vanno oltre le normali competenze di polizia amministrativa locale" (Cons. St., sez. VI, 31 ottobre 2013, n. 5276).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

 
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Il d. lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali") fissa in modo puntuale le competenze del consiglio comunale (art. 42), della giunta comunale (art. 48) e del sindaco, quale organo del comune (art. 50) e quale ufficiale di governo (art. 54). L’organo c ... Continua a leggere

 

Gara pubblica: se i criteri del procedimento di gara sono stati erroneamente formulati con effetti distorsivi in sede di valutazione, né l'Amministrazione né la commissione di gara hanno il potere di emendarli successivamente all'apertura delle offerte, avendo la sola possibilità di provvedere all'annullamento dell'intera gara e alla riformulazione del bando secondo criteri legittimi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

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Nel caso in cui i criteri del procedimento di gara pubblica risultino erroneamente formulati, e tali da determinare effetti distorsivi in sede di valutazione, né l'Amministrazione né la commissione di gara hanno il potere di emendarli successivamente all'apertura delle offerte, avendo, invece, la sola possibilità di provvedere all'annullamento dell'intera gara e alla riformulazione del bando secondo criteri ritenuti legittimi (Consiglio di Stato, sez. V, 20 aprile 2012, n. 2343). Questo il principio ribadito dalla quinta Sezione del Consiglio di Stato che nella sentenza del 27.10.2014 ha altresì precisato che "Tantomeno è titolare di detto potere il giudice che abbia affermato l’erroneità del criterio di gara, che ha il potere solo di annullarla, rimettendo all’Amministrazione il compito di provvedere al riguardo, emendando il provvedimento impugnato dai vizi riscontrati. L'aggiudicazione della gara può invero conseguire, quale effetto della pronuncia annullatoria dell'atto di ammissione alla gara dei soggetti che precedono nella relativa graduatoria la ricorrente, solo una volta che risulti indiscussa e consolidata la posizione nella graduatoria medesima della ricorrente stessa, quale prima, utile, classificata a seguito delle esclusioni derivanti dal giudicato medesimo (Consiglio di Stato, sez. III, 11 maggio 2011, n. 2804). Negli altri casi il giudice amministrativo, una volta che abbia annullata l'aggiudicazione definitiva dell'appalto oggetto del contendere, può, ex art. 122 c.p.a., disporre il subentro della parte ricorrente nel contratto solo a condizione che il vizio dell'aggiudicazione non comporti l'obbligo di rinnovare la gara, la domanda di subentro sia stata proposta e lo stato di esecuzione del contratto e la tipologia stessa del contratto consentano tale subentro (Consiglio di Stato, sez. V, 25 giugno 2014, n. 3220). Nell'emanare i provvedimenti ulteriori che conseguono all'effetto caducatorio dell'annullamento dell'aggiudicazione della gara, l'amministrazione deve poi tenere conto dei principi enunciati nella sentenza di annullamento e delle conseguenze giuridiche determinate dal suo contenuto ed orientare conseguentemente la sua ulteriore azione; rispetto a tali provvedimenti, il sindacato del g.a. è pieno e completo." Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento". Servizio gratuito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, MIPA e Affari Regionali. L'accesso ai provvedimenti è gratuito e richiede la semplice registrazione sul portale www.Gazzettaamministrativa.it

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Nel caso in cui i criteri del procedimento di gara pubblica risultino erroneamente formulati, e tali da determinare effetti distorsivi in sede di valutazione, né l'Amministrazione né la commissione di gara hanno il potere di emendarli successivamente all'apertura delle offerte, avendo, invece, la s ... Continua a leggere

 

Avvalimento: al fine di verificare, già in sede di procedura di affidamento, se al requisito di capacità che si dichiara di prestare alla concorrente corrisponda un’effettiva e voluta messa a disposizione di mezzi aziendali, occorre che questi ultimi siano specificati nel contratto di avvalimento e nelle dichiarazioni da rendere ex art. 49 d.lgs. n. 163/2006

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 23.10.2014

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La giurisprudenza del Consiglio di Stato è univocamente orientata nel ritenere indispensabile la specificazione delle risorse e dei mezzi aziendali messi a disposizione dell’impresa concorrente, al precipuo fine di rendere concreto e verificabile dalla stazione appaltante il "prestito" di un mero valore astratto (da ultimo: Sez. VI, 8 maggio 2014, n. 2365; in precedenza, ex multis, Sez. III, 3 settembre 2013, n. 4386; Sez. IV, 16 gennaio 2014, n. 135; Sez. V, 17 marzo 2014, n. 1322, 27 gennaio 2014, n. 412, 6 agosto 2012, n. 4510; Sez. VI, 13 giugno 2013, n. 7755, 13 giugno 2013, n. 3310). Al di fuori dei casi di avvalimento infragruppo (per i quali si vedano le sentenze di questo Consiglio di Stato, Sez. IV, 16 febbraio 2012, n. 810; Sez. VI, 13 maggio 2010, n. 2596), la concretizzazione – come rilevato dalle pronunce ora richiamate – deve avvenire attraverso l’assunzione da parte dell’ausiliaria, tanto nei confronti della concorrente quanto nei confronti della stazione appaltante [ai sensi delle lett. d) ed f) del citato art. 49, comma 1], dell’obbligo di mettere a disposizione le proprie risorse e il proprio apparato organizzativo, in tutte le parti che giustificano l’attribuzione del requisito di capacità oggetto di avvalimento (e dunque, a seconda dei casi: mezzi, personale, prassi e tutti gli altri elementi aziendali qualificanti). L’orientamento ora richiamato ha infatti specificamente posto in rilievo che questa esigenza è funzionale a consentire all’amministrazione di verificare che la sinergia aziendale realizzata con l’avvalimento sia effettiva ed idonea a consentire la regolare esecuzione del contratto d’appalto, e non già limitata ad un mero impegno cartolare, che in alcuni casi potrebbe essere preordinato ad eludere le norme generali o di lex specialis sui requisiti di partecipazione a procedure di affidamento di appalti pubblici. Per contro, non rileva il carattere immateriale del requisito che viene ‘prestato’ in esecuzione del contratto di avvalimento (nel caso di specie l’attestazione SOA). Infatti, nel solco di quanto affermato dalla VI Sezione nella citata sentenza n. 8 maggio 2014, n. 2365, i requisiti di capacità, tecnico-professionale ed economico-finanziario, sono comunque finalizzati "a dimostrare che l’operatore economico che partecipa alla gara è in possesso di quella specifica competenza" richiesta dall’appalto, e che nel caso in cui per acquisire quest’ultima si ricorra all’istituto dell’avvalimento occorre indicare "i mezzi e le risorse correlate a tale competenza", altrimenti vanificandosi l’obbligo solidale previsto dal citato comma 4 dell’art. 49 d.lgs. n. 163 del 2006. Su questo specifico punto, la pronuncia ora ricordata ha precisato che "il regime di responsabilità può, infatti, operare soltanto se viene specificamente indicata la prestazione cui tale responsabilità si riferisce. Non è possibile postulare un inadempimento contrattuale e la conseguente responsabilità di un soggetto il cui obbligo è stato genericamente dedotto in contratto. In altri termini, la genericità dell’impegno assunto impedisce, come affermato dalla giurisprudenza ricordata, alla stazione appaltante di far valere in via immediata la responsabilità dell’ausiliaria, la quale, per andare esente da responsabilità, potrebbe limitarsi ad indicare proprio la mancanza di una specifica violazione contrattuale". Il Collegio reputa che a detto orientamento debba essere data continuità in questa sede, essendo condivisibili le considerazioni su cui lo stesso si fonda, in particolare quelle da ultimo citate. In primo luogo, appare decisivo il dato testuale. Le citate lett. d) ed f) dell’art. 49, comma 1, del codice dei contratti pubblici impongono all’ausiliaria di obbligarsi a mettere a disposizione "le risorse necessarie". La lett. f) colloca questo elemento subito dopo i "requisiti", a comprova del fatto che i due concetti sono logicamente e giuridicamente distinti e che, per confutare le argomentazioni difensive della Servizi Industriali, malgrado l’immaterialità di questi ultimi, alla base degli stessi vi è un necessario substrato materiale, consistente appunto nell’apparato produttivo messo a disposizione per l’esecuzione dell’appalto, in virtù del quale l’avvalimento del requisito di capacità può ritenersi effettivo e non meramente cartolare. Sotto il profilo teleologico, inoltre, solo la specificazione dei mezzi aziendali messi concretamente a disposizione per lo specifico appalto, come prescrive l’art. 88 del regolamento di cui al d.p.r. n. 207/2010, consente all’impresa aggiudicataria ed alla stazione appaltante di esigere l’adempimento degli obblighi assunti dall’ausiliaria (rispettivamente in esecuzione del contratto d’appalto ed ai sensi dell’art. 49, comma 4, d.lgs. n. 163 del 2006). Per contro, il "prestito" del solo requisito di capacità si risolve in un impegno contrattuale indeterminabile ex art. 1346 cod. civ., che, non traducendosi in un obbligo giuridicamente vincolante, rimette alla libera volontà dell’ausiliaria la decisione di mettere (e anche di non mettere) a disposizione i mezzi necessari, esponendo la regolare esecuzione del servizio ai relativi rischi. Pertanto, al fine di verificare, già in sede di procedura di affidamento, se al requisito di capacità che si dichiara di prestare alla concorrente corrisponda un’effettiva – e voluta - messa a disposizione di mezzi aziendali, occorre che questi ultimi vengano specificati nel contratto di avvalimento e nelle dichiarazioni da rendere ai sensi dell’art. 49 d.lgs. n. 163 del 2006, in modo da rendere coercibile l’impegno formalmente assunto dall’ausiliaria. Del resto, il complessivo sistema dei requisiti di partecipazione alle procedure di affidamento di appalti pubblici si fonda sulla necessità delle stazioni appaltanti di accertare la capacità tecnica delle imprese di eseguire i contratti. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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La giurisprudenza del Consiglio di Stato è univocamente orientata nel ritenere indispensabile la specificazione delle risorse e dei mezzi aziendali messi a disposizione dell’impresa concorrente, al precipuo fine di rendere concreto e verificabile dalla stazione appaltante il "prestito" di un mero v ... Continua a leggere

 

Testimoni di Geova: nessuna esenzione dai contributi concessori ex art. 9 lett. f) L. 10/1977 se l’opera non è stata realizzata da un ente ‘istituzionalmente competente’ cui fanno capo per legge interessi generali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

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Il TAR della Puglia nel 2002 si era pronunciato sul ricorso proposto dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova e dall’Associazione Studenti Biblici di Palese e Santo Spirito. Le ricorrenti hanno sostenuto di avere titolo alla esenzione dai contributi concessori, in sede di rilascio delcondono edilizio per l’avvenuta realizzazione sine titulo dell’edificio di culto di proprietà della medesima Congregazione, poiché l’edificio si dovrebbe qualificare come ‘opera di urbanizzazione eseguita dal privato nell’interesse generale’, ovvero – in subordine – di avere titolo alla riduzione di un terzo, ai sensi dell’art. 34, comma 7, lett. c)., della legge n. 47 del 1985. Il TAR ha in parte accolto il ricorso, limitatamente alla domanda – sostanzialmente subordinata - di riduzione di un terzo dell’oblazione, ai sensi del citato art. 34, comma 7, lett.c). La questione è giunta innanzi al Consiglio di Stato in quanto gli enti ricorrenti hanno criticato la sentenza di primo grado, sostenendo la sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi (la sussistenza della confessione religiosa interessata e dell’opera edilizia situata in area di espansione, adibita allo sviluppo dei servizi), al fine di accertare la spettanza dell’esenzione dai contributi concessori ai sensi dell’art. 9 lett. f) L. 10/1977. La Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha rigettato l'appello rilevando che "Come correttamente rilevato nella memoria difensiva del Comune di Bari, non è applicabile nella specie l’art. 9 lett. f) L. 10/1977, poiché l’opera non è stata realizzata da un ente ‘istituzionalmente competente’ cui fanno capo per legge interessi generali (cfr. Cons. Stato, V, 19 maggio 1998 n. 617). L’edificio, inoltre, non è stato realizzato sulla base di un titolo emanato in attuazione di uno strumento urbanistico, quale opera di urbanizzazione: esso ha riguardato un abuso edilizio, pur destinato poi ad edificio religioso per volontà privata senza alcuna previsione specifica del piano urbanistico.. Sotto tale profilo, ritiene la Sezione che le esenzioni dai contributi concessori spettano nei casi previsti dalla legge quando è rilasciato un atto abilitativo, comunque denominato, in attuazione di una previsione urbanistica: l’autorità che pianifica il territorio, nel prevedere le varie destinazioni, può così determinare quali somme possano essere successivamente pagate, nella successiva fase di attuazione dello strumento urbanistico. Quando invece si è in presenza di un immobile abusivo, non spetta alcuna esenzione: può spettare una riduzione degli oneri – in sede di rilascio di una sanatoria o di un condono - solo nei casi espressamente previsti dalla legge. E a tale principio si è correttamente attenuta la sentenza appellata, che ha ritenuto applicabile unicamente la riduzione prevista dall’art. 34, comma 7, lett. c)., della legge n. 47 del 1985."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.10.2014

 
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Il TAR della Puglia nel 2002 si era pronunciato sul ricorso proposto dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova e dall’Associazione Studenti Biblici di Palese e Santo Spirito. Le ricorrenti hanno sostenuto di avere titolo alla esenzione dai contributi concessori, in sede di rilascio del ... Continua a leggere

 

Revoca e annullamento in autotutela della procedura di gara: il Consiglio di Stato esemplifica i casi concreti che consentono ala Stazione Appaltante di fare marcia indietro

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 23.10.2014

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha evidenziato i seguenti principi: "- nelle gare pubbliche d'appalto l'aggiudicazione provvisoria è atto endoprocedimentale che determina una scelta non ancora definitiva del soggetto aggiudicatario, con la conseguenza che la possibilità che ad un'aggiudicazione provvisoria non segua quella definitiva è un evento del tutto fisiologico, disciplinato dagli artt. 11 comma 11, 12 e 48 comma 2, d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, inidoneo di per sé a ingenerare qualunque affidamento tutelabile ed obbligo risarcitorio, qualora non sussista nessuna illegittimità nell'operato dell'Amministrazione, a prescindere dall'inserimento nel bando di apposita clausola che preveda l'eventualità di non dare luogo alla gara o di revocarla (C.d.S., III, 28 febbraio 2014, n. 942; 26 settembre 2013, n. 4809); - la natura giuridica di atto provvisorio ad effetti instabili tipica dell'aggiudicazione provvisoria non consente, quindi, di applicare nei suoi riguardi la disciplina dettata dagli artt. 21 quinquies e 21 nonies della legge n. 241/1990 in tema di revoca e annullamento d'ufficio (C.d.S., V, 20 agosto 2013, n. 4183): la revoca dell'aggiudicazione provvisoria (ovvero, la sua mancata conferma) non è, difatti, qualificabile alla stregua di un esercizio del potere di autotutela, sì da richiedere un raffronto tra l'interesse pubblico e quello privato sacrificato, non essendo prospettabile alcun affidamento del destinatario, dal momento che l'aggiudicazione provvisoria non è l'atto conclusivo del procedimento: sicché nei relativi casi nessun pregio ha la censura di carente esplicitazione delle ragioni di pubblico interesse sottese alla revoca (V, 20 aprile 2012, n. 2338); - fino a quando non sia intervenuta l'aggiudicazione definitiva rientra, dunque, nel potere discrezionale dell'Amministrazione disporre la revoca del bando di gara e degli atti successivi, laddove sussistano concreti motivi di interesse pubblico tali da rendere inopportuna, o anche solo da sconsigliare, la prosecuzione della gara (VI, 6 maggio 2013, n. 2418); - inoltre, la determinazione di non giungere alla naturale conclusione della gara che sia intervenuta nella fase dell’aggiudicazione provvisoria, fase in cui non si è determinato alcun affidamento qualificato neppure in capo all’aggiudicatario provvisorio (titolare tutt’al più di una mera aspettativa di fatto), non obbliga la Stazione appaltante ad alcuna comunicazione di avvio del procedimento, né all’aggiudicatario provvisorio, né a maggior ragione alle ditte escluse dalla gara stessa (V, 18 luglio 2012, n. 4189); SOGGIUNTO, per completezza, che la giurisprudenza ha altresì chiarito: - che pure dopo l'aggiudicazione definitiva non è precluso all'Amministrazione appaltante di revocarla, in presenza di un interesse pubblico concreto specificamente indicato nella motivazione del provvedimento di autotutela (C.d.S., III, 26 settembre 2013, n. 4809; 11 luglio 2012, n. 4116); - che l'Amministrazione, invero, è notoriamente titolare del generale potere, riconosciuto dall'art. 21 quinquies della legge n. 241/1990, di revocare un proprio precedente provvedimento amministrativo per sopravvenuti motivi di pubblico interesse, oppure nel caso di un mutamento della situazione di fatto, o infine di una nuova valutazione dell'interesse pubblico originario; - che, con riguardo alle procedure ad evidenza pubblica, è pertanto legittimo il provvedimento con il quale la Stazione appaltante proceda, in autotutela, alla revoca dell'intera procedura di gara dopo averne individuato i presupposti, ad es., nei sopravvenuti motivi di pubblico interesse di natura economica derivanti da una forte riduzione dei trasferimenti finanziari, nonché da una nuova valutazione delle esigenze nell'ambito dei bisogni da soddisfare, a seguito di una ponderata valutazione che evidenzi la non convenienza di procedere all'aggiudicazione sulla base del capitolato predisposto precedentemente, al fine di ottenere un risparmio economico (III, 30 luglio 2013, n. 4026); oppure, sempre esemplificativamente, quando i criteri di selezione risultino suscettibili di produrre effetti indesiderati o comunque illogici (V, 7 giugno 2013, n. 3125); o per la mancanza di risorse economiche idonee a sostenere la realizzazione dell'opera (III, 26 settembre 2013, n. 4809)." Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 23.10.2014

 
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