Gazzetta Informa News 25 Marzo 2013 - Area Tecnica


NORMATIVA

Le nanotecnologie nella diagnosi precoce di tumori

close icon

Ricercatori italiani del CNR e inglesi dell’Università di Liverpool hanno applicato il microscopio ottico a scansione a campo vicino con sorgente di luce da laser ad elettroni liberi nell’infrarosso, presso Daresbury (UK), nello studio del cancro in più rapida crescita nel mondo occidentale, l'adenocarcinoma esofageo. Il tumore all'esofago colpisce quasi mezzo milione di persone ogni anno in tutto il mondo e 33.400 casi sono stati diagnosticati in Europa nel 2008. Una gran parte dei pazienti con diagnosi di tumori esofagei hanno metastasi a distanza al momento della diagnosi e di conseguenza pochi pazienti sono adatti per la chirurgia, che è l'unico trattamento potenzialmente curativo. La prognosi per questo tipo di tumore è quindi molto scarsa con tassi quinquennali di sopravvivenza di circa l'8%. Tuttavia, il progresso della malattia da una condizione pre-esistente, cellule di Barrett, è ben compreso. Le cellule di Barrett possono essere rilevate da endoscopia gastrointestinale superiore e la sfida è quella di identificare i pazienti con cellule di Barrett che sono a rischio di sviluppo del cancro esofageo. Il trasferimento e l'aggiornamento di un microscopio ottico a scansione a campo vicino, realizzato presso l’Istituto di Struttura della Materia nella sede di Tor Vergata dal gruppo del Dr. Antonio Cricenti, presso il FEL IR di Daresbury ha dimostrato la capacità di fornire immagini chimiche specifiche a livello sub-cellulare del tessuto dell’esofago con il potenziale di poter sviluppare test diagnostici accurati. I risultati preliminari hanno già dimostrato che il sistema può funzionare a risoluzione nanometrica, al fine di distinguere tra tessuto sano e maligno. Questo sistema produrrà un importante progresso nell’imaging del tessuto maligno e, si prevede che potrà portare allo sviluppo di strumenti diagnostici portatili per uso ospedaliero anche per altri tipi di tumore. Per approfondire l'argomento cliccare sul titolo sopra linkato. (CNR, comunicato del 22.3.2013)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Ricercatori italiani del CNR e inglesi dell’Università di Liverpool hanno applicato il microscopio ottico a scansione a campo vicino con sorgente di luce da laser ad elettroni liberi nell’infrarosso, presso Daresbury (UK), nello studio del cancro in più rapida crescita nel mondo occidentale, l'aden ... Continua a leggere

 

Banda Larga: pubblicato il V bando di gara per il proseguimento del Piano Nazionale

close icon

È stato pubblicato il V bando di gara per il proseguimento del Piano Nazionale per la Banda Larga, nelle regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Il Piano è cofinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalle Regioni interessateanche avvalendosi di fondi comunitari. L'importo complessivo dei lavori supera i 95 milioni di euro e prevede un investimento di oltre 122 milioni (IVA esclusa) per l'abilitazione all'offerta dei servizi a larga banda, mediante la costruzione di circa 4000 km di rete in fibra ottica in oltre 500 aree comunali e sub comunali, in prevalenza in zone ad alta intensità rurale e distretti produttivi. È inoltre aperta la consultazione pubblica (sino al 21 aprile) per le aree oggetto del VI bando a incentivo (modello B) che permetterà di azzerare definitivamente il digital divide anche nelle aree più remote del Paese. Si stima necessaria la dotazione di apparati elettronici di oltre 3.000 aree comunali e sub comunali. Il V e VI intervento si svilupperanno nei prossimi due anni e permetteranno di raggiungere oltre 2,8 milioni di cittadini. Per la realizzazione del progetto saranno occupate circa 1.800 persone per due anni (principalmente progettisti, tecnici, operai) in oltre 500 cantieri mobili per la realizzazione di reti in fibra ottica e circa 3000 cantieri per l'installazione di apparati elettronici di varia tipologia. (Ministero dello Sviluppo Economico, comunicato del 21.3.2013)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

È stato pubblicato il V bando di gara per il proseguimento del Piano Nazionale per la Banda Larga, nelle regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Veneto. Il Piano è cofinanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dalle Regioni interessate ... Continua a leggere

 

L'Antitrust sanziona la Wind: i reclami degli utenti devono essere definiti, con risposta scritta, entro 45 giorni

close icon

La delibera n. 179/03/CSP prescrive in capo agli operatori di telecomunicazioni l’obbligo di indicare nella carte dei servizi il termine per la definizione dei reclami, termine che non può essere, in ogni caso, superiore a quarantacinque giorni. In essa vengono poi declinate le modalità con cui devono essere gestiti i reclami presentati dagli utenti; in particolare, è ivi prescritto che gli operatori di telecomunicazioni sono tenuti a comunicare, entro il suddetto termine, l’esito del reclamo all’utente e ciò, al fine, evidentemente, di sottrarre quest’ultimo alla situazione di incertezza derivante dal mancato riscontro da parte dell’operatore a quanto da esso lamentato. La predetta disposizione prevede poi che gli organismi di telecomunicazioni, in caso di mancato accoglimento del reclamo, siano tenuti a darne comunicazione per iscritto all’utente dando indicazioni circa gli accertamenti compiuti e fornendo un’adeguata motivazione circa le ragioni che ne hanno determinato il rigetto. La finalità di prevedere l’obbligatorietà di una risposta al reclamo in forma scritta nei casi di rigetto è quella di fornire all’utente reclamante un riscontro chiaro ed esaustivo in ordine alla problematica da esso lamentata, ciò da un canto, al fine di riequilibrare le posizioni delle parti in un rapporto che, fisiologicamente, nasce come squilibrato in favore dell’operatore di telecomunicazioni, dall’altra, per consentire all’utente di avere contezza del mancato accoglimento del reclamo da esso presentato e delle relative motivazioni e di decidere, quindi, se azionare o meno gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento. Nel corso dell’attività di vigilanza e controllo circa il rispetto da parte degli operatori di telecomunicazioni della normativa di settore, è stato accertato che la società Wind Telecomunicazioni S.p.A. non ha gestito i reclami presentati da un utente in maniera conforme a quanto disposto dall’articolo 8, comma 4, Allegato A, della delibera n. 179/03/CSP, lasciando l’utente segnalante in quella situazione di incertezza che la disciplina contenuta nella suddetta normativa regolamentare mira, invece, proprio ad evitare. La sanzione amministrativa pecuniaria e' stat comminata nella misura del minimo edittale in euro 10.329,00. (AGCOM, delibera n. 175/13/CONS del 22.3.2013)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

La delibera n. 179/03/CSP prescrive in capo agli operatori di telecomunicazioni l’obbligo di indicare nella carte dei servizi il termine per la definizione dei reclami, termine che non può essere, in ogni caso, superiore a quarantacinque giorni. In essa vengono poi declinate le modalità con cui dev ... Continua a leggere

 

DURC: chiarimenti sulla verifica di regolarità delle imprese in concordato preventivo con continuazione dell’attività aziendale e delle società di capitali

close icon

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha recentemente fornito precisazioni in materia di rilascio del Durc nel caso in cui la verifica di regolarità interessi le imprese ammesse alla procedura di concordato preventivo in continuità e le imprese costituite in forma di società di capitali. Con il messaggio in esame, visualizzabile cliccando sul titolo sopra linkato, il Ministero provvede ad illustrare i contenuti degli interpelli emanati con riferimento alle predette fattispecie. 1. Interpello n. 41/2012 del 21 dicembre 2012. Durc e concordato preventivo in continuità: L’art. 186-bis, introdotto nella Legge Fallimentare dal c.d. Decreto Sviluppo (D.L. n. 83/2012 convertito dalla L. n. 134/2012), ha disciplinato le ipotesi di piano di concordato che preveda la prosecuzione dell'attività di impresa da parte del debitore, la cessione dell'azienda in esercizio ovvero il conferimento dell'azienda in esercizio in una o più società anche di nuova costituzione. La norma contempla la possibilità di prevedere nel piano concordatario "una moratoria fino a un anno dall’omologazione per il pagamento dei crediti muniti di privilegio, pegno o ipoteca" tra cui rientrano i crediti contributivi e assicurativi. Tale sospensione dei pagamenti riguarda esclusivamente le partite debitorie sorte antecedentemente all’apertura della procedura ed indicate nel piano di risanamento. Il predetto piano, omologato dal Tribunale, deve prevedere l’integrale soddisfazione dei crediti contributivi muniti di privilegio (1). Ai fini della verifica di regolarità contributiva, il Ministero ha chiarito che la fattispecie rientra nella previsione dell’art. 5, comma 2, lett. b), del D.M. 24 ottobre 2007 (2). Pertanto, alle imprese ammesse alla procedura di concordato preventivo in continuità, può essere rilasciata la regolarità contributiva in considerazione della ratio sottesa alla procedura concorsuale in esame che, essendo diretta al risanamento dell’attività aziendale, verrebbe ad essere disattesa ove "si riconoscesse una incidenza negativa alle situazioni debitorie sorte antecedentemente all’apertura della procedura stessa". Lo stesso Dicastero ha ulteriormente precisato che l’azienda ammessa al concordato preventivo ex art. 186 bis potrà ottenere il Durc regolare in presenza delle seguenti condizioni: - la "sospensione" dei pagamenti riguardi esclusivamente le inadempienze maturate prima dell’apertura della procedura e conformemente indicate nel piano di risanamento; - il piano di concordato preveda espressamente la moratoria di cui all’articolo 186-bis, comma 2, lettera c) L.F.; - il piano di concordato sia omologato dal Tribunale e stabilisca l’integrale soddisfazione dei crediti contributivi muniti di privilegio. Il Ministero ha chiarito che, in tal caso, la regolarità può essere dichiarata solo per un periodo di un anno dalla data di omologazione, trascorso il quale la moratoria di cui all’art. 186-bis, indicata nel piano di risanamento, cessa di avere effetto. A partire da tale termine, in mancanza di soddisfazione integrale dei crediti contributivi muniti di privilegio, dovrà essere attestata l’irregolarità dell’impresa. In ossequio a quanto esplicitato dal Ministero nell’Interpello n. 41/2012, sarà cura delle competenti sedi di verificare nella fase istruttoria del Durc che la situazione d’irregolarità si riferisca alla fattispecie descritta e che il piano di concordato rispetti le condizioni predette. In tal caso, accertata l’intervenuta omologazione del piano di concordato medesimo, la dichiarazione di regolarità potrà essere resa per un periodo non superiore ad un anno dalla data dell’omologazione trascorso il quale, verrà meno la causa di sospensione di cui all’art. 5, comma 2, lett. b), del citato D.M. 24 ottobre 2007. 2. Interpello n. 2/2013 del 24 gennaio 2013. Durc e società di capitali: Con Interpello n. 2/2013, riguardante il rilascio del Durc alle società di capitali, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha esplicitato il principio secondo cui, nell’ambito della verifica della regolarità contributiva, non rileva la posizione dei singoli soci. L’assunto trova fondamento nel principio di autonomia patrimoniale "perfetta" che regola il regime della società di capitali e, quindi, nella completa separazione tra il capitale sociale e il patrimonio personale dei singoli soci. Il Ministero, pertanto, ha ritenuto di chiarire che la regolarità contributiva debba essere verificata solo con riferimento agli obblighi contributivi del cui adempimento il datore di lavoro e/o il committente/associante è chiamato a rispondere civilisticamente. Da ciò discende che, ai fini dell’accertamento della regolarità delle società di capitali, non rileva l’irregolarità della posizione contributiva dei singoli soci che, in relazione alla normativa vigente, siano tenuti all'iscrizione in una delle gestioni amministrate dall'Inps. Delle eventuali violazioni contributive riferibili ai soci medesimi non potranno essere chiamate a rispondere le società in esame in virtù del predetto regime patrimoniale civilistico che le regola. La disciplina definita dall’interpello in ordine alla modalità di verifica delle società di capitali, pertanto, deve essere considerata riferita anche all’ipotesi di s.r.l. unipersonali in quanto assoggettate al medesimo regime civilistico. (INPS, messaggio n. 4925 del 21.3.2013)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha recentemente fornito precisazioni in materia di rilascio del Durc nel caso in cui la verifica di regolarità interessi le imprese ammesse alla procedura di concordato preventivo in continuità e le imprese costituite in forma di società di capitali ... Continua a leggere

 

Sistri: riparte a ottobre 2013 per i rifiuti pericolosi, per tutti gli altri rifiuti speciali l’avvio è fissato a marzo 2014

close icon

Il Ministero dell'Ambiente ha comunicato che il Sistri, sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi, sarà attivato dal 1 ottobre 2013 per i produttori di rifiuti pericolosi con più di dieci dipendenti e per gli enti e le imprese che gestiscono rifiuti pericolosi, mentre per tutte lealtre imprese l’avvio del sistema è fissato per il 3 marzo 2014. (Ministero dell'Ambiente, comunicato del 20.3.2013)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Il Ministero dell'Ambiente ha comunicato che il Sistri, sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali e pericolosi, sarà attivato dal 1 ottobre 2013 per i produttori di rifiuti pericolosi con più di dieci dipendenti e per gli enti e le imprese che gestiscono rifiuti pericolosi, mentre per tutte le ... Continua a leggere

 
GIURISPRUDENZA

Condono edilizio: le somme versate a titolo di oblazione in occasione del condono ex lege nr. 662/1996 presentato e non accolto non esonera l'istante che ha presentato una nuova domanda di condono dall’onere imposto dall'art. 39, comma 4, nr. 724 del 1996, non spettando al Comune operare la "compensazione" tra quanto versato e quanto dovuto

close icon

La vicenda posta all'attenzione del Consiglio di Stato riguarda una pluralità di edifici ("casoni"), originariamente adibiti a deposito di attrezzi per la pesca e successivamente oggetto di interventi che li hanno resi anche residenziali, situati nell’area lagunare della foce del fiume Isonzo, in relazione ai quali i proprietari hanno cercato nel corso del tempo di rimuoverne il carattere di abusività attraverso plurime istanze di condono. Le prime istanze di condono, proposte ai sensi della legge 28 febbraio 1985, nr. 47, sono state respinte dal Comune di Staranzano, analoga sorte, seppur con diversa motivazione, avevano le nuove istanze di sanatoria formulate ai sensi della legge 23 dicembre 1994, nr. 724, un terzo gruppo di istanze di condono è stato poi presentato sulla base della legge regionale del Friuli – Venezia Giulia n. 26 del 29 ottobre 2004, ricevendo anch'esse riscontro negativo. Seguivano quindi da parte dell’Amministrazione comunale provvedimenti di ingiunzione a demolire e alla riduzione in pristino delle aree interessate dagli abusi, impugnati con gli ultimi due ricorsi esaminati dal T.A.R. del Friuli – Venezia Giulia. Si segnala la presente sentenza in quanto nella medesima si statuisce che a norma dell’art. 39, comma 4, della legge nr. 724 del 1996 gli istanti erano tenuti a corrispondere preventivamente l’oblazione e ad allegare all’istanza di condono la prova dell’avvenuto pagamento (almeno parziale); tuttavia, gli appellanti invocano a proprio favore, per sostenere l’illegittimità dell’operato del Comune che ha reputato violato il detto obbligo, il principio della "compensabilità" delle somme corrisposte a titolo di oblazione in occasione del precedente condono del 1985, come introdotto dall’art. 2, commi 40 e seguenti, della legge 23 dicembre 1996, nr. 662. Secondo gli appellanti, essendo incontestato che essi avevano già a suo tempo versato delle somme a titolo di oblazione per la prima domanda di sanatoria, ciò li avrebbe esonerati dall’onere imposto dal citato art. 39, comma 4, nr. 724 del 1996, spettando al Comune poi operare la "compensazione" tra quanto versato e quanto dovuto. La Sezione ritiene che un attento esame della normativa richiamata non autorizzi siffatte conclusioni. In particolare, la situazione in cui si trovavano gli attuali appellanti (pregressa istanza di condono ai sensi della legge nr. 47 del 1985, già respinta) è specificamente contemplata dal comma 47 del citato art. 2 della legge nr. 662 del 1996, dal quale non è affatto dato ricavare un’esenzione dal generale obbligo di allegare all’istanza di sanatoria non solo e non tanto la prova del pagamento quanto meno parziale dell’oblazione, ma anche e soprattutto la "autoliquidazione" della somma dovuta sulla base delle Tabelle di legge, in modo da consentire al Comune le verifiche di competenza. In altri termini, essendo gli interessati i primi a conoscere quanto avevano versato in occasione del precedente condono, è del tutto condivisibile l’assunto del primo giudice secondo cui non potevano essi limitarsi ad affermare di aver certamente corrisposto tutto quanto dovuto, rimettendo all’Amministrazione la verifica, per ciascuno degli istanti, della veridicità o meno di tale generico e apodittico assunto. (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 11.3.2013, n. 1464)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

La vicenda posta all'attenzione del Consiglio di Stato riguarda una pluralità di edifici ("casoni"), originariamente adibiti a deposito di attrezzi per la pesca e successivamente oggetto di interventi che li hanno resi anche residenziali, situati nell’area lagunare della foce del fiume Isonzo, in r ... Continua a leggere

 

La possibilità per la stazione appaltante d'incamerare la cauzione provvisoria riguarda tutte le ipotesi di mancata sottoscrizione del contratto per fatto dell'affidatario, intendendosi per tale qualunque ostacolo alla stipulazione a lui riconducibile, e quindi non solo il rifiuto di stipulare il contratto o il difetto di requisiti speciali, ma anche il difetto di requisiti generali di cui all'art. 38 d.lgs. n. 163/2006

close icon

L’affidamento del servizio di tesoreria comunale consiste in una concessione di servizi per la quale opera l'art. 30 del d.lgs. n. 163 del 2006, che, salvo quanto ivi previsto, esclude l'applicazione delle disposizioni del Codice dei Contratti, quindi anche dell’art. 48, oltre che nella parte in cui prevede la segnalazione alla Autorità di vigilanza, anche in quella in cui prevede l’incameramento della cauzione provvisoria. Tuttavia nel caso di specie il bando di gara, all’art. 4, punto 5, non impugnato, espressamente stabiliva che, a garanzia dell’eventuale danno precontrattuale cagionato alla stazione appaltante, dovesse essere fornita una garanzia anche nella forma della cauzione; ciò implicitamente comportava la escussione della stessa nel caso che se ne verificassero le condizioni, sicché ben poteva, sussistendo il presupposto dell’accertamento della irregolarità contributiva, esserne disposto l’incameramento. Nel merito la legittimità della esclusione della società appellante esclude innanzi tutto che l’incameramento sia viziato da illegittimità derivata. La censura è comunque infondata anche laddove deduce vizi propri del provvedimento, atteso che l'incameramento della cauzione è un effetto strettamente connesso e consequenziale all'accertata irregolarità contributiva e, ai sensi dell'art. 48, d.lg. 12 aprile 2006 n. 163, è una conseguenza sanzionatoria del tutto automatica del provvedimento di esclusione, come tale non suscettibile di alcuna valutazione discrezionale con riguardo ai singoli casi concreti e, in particolare, alle ragioni meramente formali ovvero sostanziali che l'Amministrazione abbia ritenuto di porre a giustificazione dell'esclusione medesima (Consiglio di Stato, sez. V, 10 settembre 2012, n. 4778), con irrilevanza della dedotta buona fede. Ai fini dell'applicazione della sanzione consistente nell’incameramento della cauzione unico presupposto determinante (e dunque assorbente) è rappresentato dall'esclusione, sicché, essendone stata nel caso di specie riconosciuta la legittimità, pienamente legittimo appare la disposta escussione. Inoltre va esclusa la fondatezza anche delle ulteriori censure della parte appellante, perché la possibilità per la stazione appaltante d'incamerare la cauzione provvisoria, discendendo anche dall'art. 75 comma 6, del d.lgs. n. 163/2006, riguarda tutte le ipotesi di mancata sottoscrizione del contratto per fatto dell'affidatario, intendendosi per tale qualunque ostacolo alla stipulazione a lui riconducibile, e quindi non solo il rifiuto di stipulare il contratto o il difetto di requisiti speciali, ma anche il difetto di requisiti generali di cui al precedente art. 38 (Consiglio di Stato, ad. plen., 4 maggio 2012, n. 8). (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 6.3.2012, n. 1370)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

L’affidamento del servizio di tesoreria comunale consiste in una concessione di servizi per la quale opera l'art. 30 del d.lgs. n. 163 del 2006, che, salvo quanto ivi previsto, esclude l'applicazione delle disposizioni del Codice dei Contratti, quindi anche dell’art. 48, oltre che nella parte in cu ... Continua a leggere

 

Obbligo di astensione dei commissari nei concorsi pubblici: le cause di incompatibilità previste dal codice di procedura civile per i membri della commissione esaminatrice non possono essere oggetto di estensione analogica

close icon

Nei pubblici concorsi i componenti delle commissioni esaminatrici hanno l’obbligo di astenersi solo ed esclusivamente se ricorre una delle condizioni tassativamente previste dall’art.51 del codice di procedura civile, senza che le cause di incompatibilità previste dalla predetta norma possano essere oggetto di estensione analogica (Cons. Stato Sez. VI 27 novembre 2012 n.4858). (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 19.3.2013, n. 1606)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Nei pubblici concorsi i componenti delle commissioni esaminatrici hanno l’obbligo di astenersi solo ed esclusivamente se ricorre una delle condizioni tassativamente previste dall’art.51 del codice di procedura civile, senza che le cause di incompatibilità previste dalla predetta norma possano esser ... Continua a leggere

 

I valori del costo del lavoro risultanti dalle tabelle ministeriali non costituiscono un limite inderogabile, ma semplicemente un parametro di valutazione della congruità dell’offerta

close icon

I valori del costo del lavoro risultanti dalle tabelle ministeriali non costituiscono un limite inderogabile, ma semplicemente un parametro di valutazione della congruità dell’offerta sotto tale profilo, ai sensi dell’art. 86 del decreto legislativo 12 aprile 2006, nr. 163: di modo che l’eventualescostamento da tali parametri delle relative voci di costo non legittima ex se un giudizio di anomalia, potendo essere accettato quando risulti puntualmente (e rigorosamente) giustificato (cfr. Cons. Stato, sez. V, 12 marzo 2009, nr. 1451; in termini, anche Cons. Stato, sez. VI, 21 luglio 2010, nr. 4783). Del pari consolidato è l’indirizzo secondo cui la verifica di anomalia dell’offerta deve avere a oggetto la congruità dell’offerta economica non con riferimento a ciascuna singola voce di essa, ma nella sua interezza e globalità, servendo le giustificazioni dell’impresa, e il contraddittorio che su di esse s’instaura ai sensi del citato art. 86, ad accertare l’effettiva sostenibilità e affidabilità dell’offerta nel suo complesso (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 19 gennaio 2010, nr. 188). (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 22.3.2013, n. 1633)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

I valori del costo del lavoro risultanti dalle tabelle ministeriali non costituiscono un limite inderogabile, ma semplicemente un parametro di valutazione della congruità dell’offerta sotto tale profilo, ai sensi dell’art. 86 del decreto legislativo 12 aprile 2006, nr. 163: di modo che l’eventuale ... Continua a leggere

 
PROVVEDIMENTI REGIONALI

Nelle gare pubbliche i limiti che, in generale, incontra il potere-dovere della commissione giudicatrice (di chiedere un'integrazione documentale e regolarizzare le dichiarazioni lacunose o incomplete) sono molto stringenti, dovendo conciliarsi con l'esigenza di par condicio, che esclude il soccorso a fronte d'inosservanza di adempimenti procedimentali significativi o di omessa produzione di documenti richiesti a pena di esclusione dalla gara

close icon

Il c.d. ‘dovere di soccorso da parte della stazione appaltante’ trova il limite del "divieto per la stazione appaltante di sottoporre le offerte presentate dalle imprese partecipanti ad operazioni manipolative e di adattamento, risultando altrimenti violati la par condicio delle stesse…(in tal senso: Cons. Stato, III, 22 agosto 2012, n. 4592)" (Cons. Stato Sez. VI, Sent., 13 febbraio 2013, n. 889 ). La giurisprudenza del Consiglio di Stato "ha rilevato che nelle gare pubbliche i limiti che, in generale, incontra il potere-dovere della commissione giudicatrice (di chiedere un'integrazione documentale e regolarizzare le dichiarazioni lacunose o incomplete) sono molto stringenti, dovendo conciliarsi con l'esigenza di par condicio, che esclude il soccorso a fronte d'inosservanza di adempimenti procedimentali significativi o di omessa produzione di documenti richiesti a pena di esclusione dalla gara (Cons. Stato, V, 31 marzo 2012, n. 1896)" (Cons. Stato, n. 889 cit.). (TAR Lazio, Roma, Sez. II bis, sentenza 7.3.2013, n. 2463)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Il c.d. ‘dovere di soccorso da parte della stazione appaltante’ trova il limite del "divieto per la stazione appaltante di sottoporre le offerte presentate dalle imprese partecipanti ad operazioni manipolative e di adattamento, risultando altrimenti violati la par condicio delle stesse…(in tal sens ... Continua a leggere

 

Incentivi alla progettazione: l’ente locale non può liquidare l’incentivo alla progettazione in misura maggiore rispetto a quanto previsto dalle norme regolamentari in vigore al momento in cui l’attività progettuale è stata attuata

close icon

Il Presidente della Provincia di Parma ha inoltrato alla Corte dei Conti una richiesta di parere avente ad oggetto gli incentivi alla progettazione e, in particolare, il rapporto tra la disciplina regolamentare adottata dalla singola amministrazione e la misura massima liquidabile. Il Presidente della Provincia preliminarmente ricorda come il tetto all’incentivo, disciplinato dall’art. 92, comma 5, del d. lgs. 12 aprile 2006, n. 163, fosse stato precedentemente ridotto allo 0,5% e, successivamente, riportato dal legislatore statale al 2%, mediante il disposto di cui all’art. 35, comma 3, della legge 4 novembre 2010, n. 183. Il quesito è finalizzato a conoscere se il compenso possa essere erogato nella misura massima del 2%, a decorrere dalla data di entrata in vigore dell’ultimo intervento normativo richiamato, nonostante il regolamento interno all’ente locale non sia stato adeguato e, pertanto, preveda tuttora come limite massimo lo 0,5%. La Corte dei Conti ritiene che non vi siano dubbi sull’impossibilità, da parte dell’ente locale, di liquidare l’incentivo alla progettazione nella misura massima del 2%, qualora non sia stato adeguato il regolamento interno, il quale continui a prevedere, quale misura massima del premio, lo 0,5%. La preclusione, per l’ente locale, di procedere in tal senso, deriva sia da una ragione di carattere formale, che da una considerazione sostanziale. Mediante l’articolo 92, comma 5, d.lgs. cit., il legislatore statale ha stabilito il limite massimo dei compensi aggiuntivi che possono essere riconosciuti ai dipendenti che partecipano allo svolgimento di attività connesse con la realizzazione di lavori pubblici (2% dell’importo dei lavori posti a base di gara), demandandone la specifica individuazione alla potestà regolamentare di ciascuna amministrazione. Se ne ricava non solo l’indispensabilità della disciplina regolamentare, ma anche la discrezionalità riconosciuta ai singoli enti locali, i quali possono stabilire l’entità effettiva del premio, purché lo stesso risulti inferiore al 2%; i comuni e le province non sono quindi tenuti ad adeguare la propria normativa al limite, più alto, reintrodotto con l’ultimo intervento legislativo. Pertanto, l’ente locale non potrà liquidare l’incentivo alla progettazione in misura maggiore rispetto a quanto previsto dalle norme regolamentari, in vigore al momento in cui l’attività progettuale è stata attuata. Occorre altresì evidenziare, come il riconoscimento dell’incentivo in argomento, qualora stabilito in misura superiore a quella prevista dalle norme regolamentari, finirebbe per porsi anche in palese contrasto con la stessa ragione dell’introduzione di tale compenso. Gli incentivi alla progettazione, infatti, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte (ex multis, Sezione regionale di controllo per il Veneto, n.280/2012), hanno una finalità di incentivazione e, in particolare, di incoraggiare i dipendenti delle amministrazioni pubbliche ad eseguire attività di progettazione internamente agli uffici, anche allo scopo di diminuire i costi delle attività collegate alla progettazione delle opere pubbliche. E’ evidente che, se l’ente locale, a posteriori, decidesse di erogare incentivi maggiori rispetto a quelli previsti dal regolamento interno, nel momento in cui sono state svolte le attività oggetto di premio, sarebbero corrisposti dei compensi che non troverebbero giustificazione in una finalità d’incentivazione. Ciò, in deroga al generale principio di onnicomprensività della retribuzione, e con il rischio che possano essere attuati comportamenti illeciti, dai quali potrebbe derivare un danno all’erario. (Corte dei Conti, Sez. Reg. Controllo Emilia Romagna, delib. SRCERO/62/2013/PAR del 15.2.2013)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Il Presidente della Provincia di Parma ha inoltrato alla Corte dei Conti una richiesta di parere avente ad oggetto gli incentivi alla progettazione e, in particolare, il rapporto tra la disciplina regolamentare adottata dalla singola amministrazione e la misura massima liquidabile. Il Presidente d ... Continua a leggere

 

E' illegittimo il diniego di permesso di costruire assunto in ordine alla realizzazione, in una zona destinata a verde agricolo, di un campo di calcio senza strutture murarie di alcun genere e consistente, in sostanza, nella mera predisposizione di uno spiazzo d’erba

close icon

Nella sentenza in esame il Giudice ha annullato il provvedimento adottato dal Comune con il quale ha ricusato, per incompatibilità col PRG vigente, una DIA volta a realizzare su un terreno ubicato in zona E4 un campo di calcio recintato delle dimensioni di m. 110x55, con l’aggiunta di una fascia perimetrale di m. 2,50. In particolare nel caso di specie le NTA del PRG del Comune ammettono in zona agricola E4 la realizzazione, su aree incolte, di opere destinate ad "attività sportive", quali tracking, golf ed equitazione. Le "attrezzature sportive" sono invece permesse solo in zona F, destinata a pubblici servizi. Ciò nondimeno rileva il Giudicante che l’intervento chiesto dalla ricorrente non può essere considerato alla stregua di un’attrezzatura sportiva, consistendo in buona sostanza nella recinzione con rete metallica di un appezzamento di terreno da adibire a campo di calcio amatoriale, mentre non sono presenti spalti, tribune, parcheggi od altre infrastrutture idonee a raccogliere il pubblico. Nella sentenza viene richiamata, peraltro, anche il precedente giurisprudenziale a tenore del quale è stato ritenuto illegittimo il diniego di permesso di costruire assunto in ordine alla realizzazione, in una zona destinata a verde agricolo, di un campo di calcio senza strutture murarie di alcun genere e consistente, in sostanza, nella mera predisposizione di uno spiazzo d’erba (cfr. T.A.R. Puglia, Bari, Sez. III, 14 febbraio 2005 n. 546). (TAR Campania, Salerno, Sez. II, sentenza 14.2.2013, n. 414)

 
Note Legali
L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

Nella sentenza in esame il Giudice ha annullato il provvedimento adottato dal Comune con il quale ha ricusato, per incompatibilità col PRG vigente, una DIA volta a realizzare su un terreno ubicato in zona E4 un campo di calcio recintato delle dimensioni di m. 110x55, con l’aggiunta di una fascia pe ... Continua a leggere

 
 
 
 
Chiudi Messaggio
Questo sito utilizza i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione. Per saperne di più accedi alla Informativa sulla Privacy. Procedendo nella navigazione, acconsenti all'uso dei cookie.