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lunedì 23 novembre 2015 18:28

Corte costituzionale: bocciata la prescrizione della Lira

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 216 del 05.11.2015

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La Corte Costituzionale con sentenza n. 216 del 5.11.2015 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell’art. 26 del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, per violazione dei principi di tutela dell’affidamento e di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost. Con l’introduzione dell’euro, avvenuta il 1° gennaio 1999, si aprì un periodo transitorio, durato sino al 31 dicembre 2001, nel quale le monete metalliche e le banconote in lire continuavano a costituire il solo mezzo di pagamento in numerario, anche quando il debito fosse espresso in euro. Il 1° gennaio 2002, cessato il periodo transitorio, iniziò la circolazione delle banconote in euro e delle monete metalliche in euro e in cent. Le banconote e le monete in lire continuarono ad avere corso legale per un periodo di due mesi, sino al 28 febbraio 2002, ex art. 155, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2001). Da tale data, terminata la fase di doppia circolazione, iniziò a decorrere il termine di prescrizione delle lire ancora circolanti. L’art. 3, comma 1, della legge 7 aprile 1997, n. 96 (Norme in materia di circolazione monetaria), dispone che «Le banconote ed i biglietti a debito dello Stato si prescrivono a favore dell’Erario decorsi dieci anni dalla data di cessazione del corso legale». L’art. 87, comma 1, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – legge finanziaria 2003), ha aggiunto all’art. 3 della legge n. 96 del 1997 un comma 1-bis, secondo cui «Le banconote in lire possono essere convertite in euro presso le filiali della Banca d’Italia non oltre il 28 febbraio 2012». L’art. 52-ter, comma 1, del decreto legislativo 24 giugno 1998, n. 213 (Disposizioni per l’introduzione dell’EURO nell’ordinamento nazionale, a norma dell’articolo 1, comma 1, della L. 17 dicembre 1997, n. 433), prevede che «Le monete metalliche si prescrivono a favore dell’erario decorsi dieci anni dalla data di cessazione del corso legale». L’art. 87, comma 2, della legge n. 289 del 2002 ha aggiunto un comma 1-bis anche all’art. 52-ter del decreto legislativo n. 213 del 1998, secondo cui «Le monete in lire possono essere convertite in euro presso le filiali della Banca d’Italia non oltre il 28 febbraio 2012». Per effetto della cessazione del corso legale della lira, quindi, il diritto di convertire in euro le banconote e le monete metalliche in lire poteva essere esercitato fino alla scadenza del termine decennale di prescrizione stabilito, in via generale, a favore dell’erario, e cioè fino al 28 febbraio 2012. In questo quadro si è inserito l’art. 26 del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, il quale, al dichiarato fine di ridurre il debito pubblico (la disposizione è contenuta nel Capo V del decreto, intitolato «Misure per la riduzione del debito pubblico») e in deroga alle norme sopra richiamate, ha disposto la prescrizione anticipata, con effetto immediato, delle lire ancora in circolazione, e ha stabilito, altresì, che il relativo controvalore fosse versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato. Come la Corte ha più volte affermato, il valore del legittimo affidamento, il quale trova copertura costituzionale nell’art. 3 Cost., non esclude che il legislatore possa assumere disposizioni che modifichino in senso sfavorevole agli interessati la disciplina di rapporti giuridici «anche se l’oggetto di questi sia costituito da diritti soggettivi perfetti», ma esige che ciò avvenga alla condizione «che tali disposizioni non trasmodino in un regolamento irrazionale, frustrando, con riguardo a situazioni sostanziali fondate sulle leggi precedenti, l’affidamento dei cittadini nella sicurezza giuridica, da intendersi quale elemento fondamentale dello Stato di diritto» (sentenze n. 56 del 2015, n. 302 del 2010, n. 236 e n. 206 del 2009). Solo in presenza di posizioni giuridiche non adeguatamente consolidate, dunque, ovvero in seguito alla sopravvenienza di interessi pubblici che esigano interventi normativi diretti a incidere peggiorativamente su di esse, ma sempre nei limiti della proporzionalità dell’incisione rispetto agli obiettivi di interesse pubblico perseguiti, è consentito alla legge di intervenire in senso sfavorevole su assetti regolatori precedentemente definiti (ex plurimis, sentenza n. 56 del 2015). Non è dubitabile che il quadro normativo preesistente alla disposizione denunciata di incostituzionalità, come descritto in precedenza, fosse tale da far sorgere nei possessori di banconote in lire la ragionevole fiducia nel mantenimento del termine fino alla sua prevista scadenza decennale, come disposto, sia dalla norma sulla prescrizione delle banconote cessate dal corso legale (art. 3, comma 1, della legge n. 96 del 1997), sia dalla norma che prevede il diritto di convertire le banconote in euro presso le filiali della Banca d’Italia (art. 3, comma 1-bis, della legge n. 96 del 1997, introdotto dall’art. 87 della legge n. 289 del 2002). Il fatto che, al momento dell’entrata in vigore della disposizione censurata, fossero già trascorsi nove anni e nove mesi circa dalla cessazione del corso legale della lira non è idoneo a giustificare il sacrificio della posizione di coloro che, confidando nella perdurante pendenza del termine originariamente fissato dalla legge, non avevano ancora esercitato il diritto di conversione in euro delle banconote in lire possedute. Il lungo tempo trascorso senza alcuna modifica dell’assetto normativo regolatore del rapporto rende anzi ancora più evidente il carattere certamente consolidato della posizione giuridica dei possessori di banconote in lire e della loro legittima aspettativa a convertirle in euro entro il termine che sarebbe venuto a scadenza il 28 febbraio 2012 e tanto più censurabile l’improvviso intervento del legislatore su di esso. Proprio con riguardo alla fissazione del termine di prescrizione dei singoli diritti, questa Corte ha costantemente affermato che «il legislatore gode di ampia discrezionalità, con l’unico limite dell’eventuale irragionevolezza, qualora "esso venga determinato in modo da non rendere effettiva la possibilità di esercizio del diritto cui si riferisce, e di conseguenza inoperante la tutela voluta accordare al cittadino leso" (ex plurimis, ordinanze n. 16 del 2006 e n. 153 del 2000)» (sentenza n. 234 del 2008; nello stesso senso, sentenza n. 10 del 1970). Nemmeno la sopravvenienza dell’interesse dello Stato alla riduzione del debito pubblico, alla cui tutela è diretto l’intervento legislativo nell’ambito del quale si colloca anche la norma denunciata, può costituire adeguata giustificazione di un intervento così radicale in danno ai possessori della vecchia valuta, ai quali era stato concesso un termine di ragionevole durata per convertirla nella nuova. Se l’obiettivo di ridurre il debito può giustificare scelte anche assai onerose e, sempre nei limiti della ragionevolezza e della proporzionalità, la compressione di situazioni giuridiche rispetto alle quali opera un legittimo affidamento, esso non può essere perseguito senza una equilibrata valutazione comparativa degli interessi in gioco e, in particolare, non può essere raggiunto trascurando completamente gli interessi dei privati, con i quali va invece ragionevolmente contemperato. Nel caso in esame non risulta operato alcun bilanciamento fra l’interesse pubblico perseguito dal legislatore e il grave sacrificio imposto ai possessori di banconote in lire, dal momento che l’incisione con effetto immediato delle posizioni consolidate di questi ultimi appare radicale e irreversibile, nel senso che la disposizione non lascia alcun termine residuo, fosse anche minimo, per la conversione. Né, d’altro canto, lo scopo perseguito imponeva un tale integrale sacrificio, visto che, come si poteva prevedere fin dall’approvazione della norma, per la maggior parte delle banconote in lire corrispondenti al controvalore versato all’entrata del bilancio dello Stato non sarebbe stata chiesta la conversione. La lesione dell’affidamento risulta tanto più grave e intollerabile in quanto la norma censurata, sebbene si presenti formalmente diretta a ridurre il termine di prescrizione in corso, in realtà estingue ex abrupto il diritto a cui si riferisce, senza lasciare alcun residuo margine temporale per il suo esercizio, sia pure ridotto rispetto al termine originario decennale e della cui durata si potesse in ipotesi valutare la ragionevolezza. Sulla base di quanto sopra riportato la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 26 del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, per violazione dei principi di tutela dell’affidamento e di ragionevolezza di cui all’art. 3 Cost.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 216 del 05.11.2015

 
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lunedì 23 novembre 2015 18:28

Turismo: pubblicato l'avviso sulla concessione di contributi

segnalazione del comunicato del MIBACT in G.U. n. 263 del 11.11.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 263 il comunicato del Ministero dei beni e delle attività culturali e del Turismo del 11 novembre 2015 recante "Avviso relativo alla concessione dei contributi a favore delle reti d'impresa operanti nel settore del turismo". Nel comunicato si precisa che "in data odierna e' stato pubblicato sul sito istituzionale www.beniculturali.it/turismo il nuovo bando integrale per la «Concessione di contributi a favore delle reti d'impresa operanti nel settore del turismo» del 27 ottobre 2015, di cui al decreto del Ministro per gli affari regionali, il turismo e lo sport dell'8 gennaio 2013. Le domande dovranno essere compilate in modalita' telematica sulla piattaforma informatica predisposta dal Ministero dei Beni e delle Attivita' Culturali e del Turismo, e dovranno pervenire entro e non oltre le ore 16 del 15 gennaio 2016. Informazioni e chiarimenti possono essere richiesti al seguente indirizzo e mail: retidimpresa.rup@beniculturali.it"

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lunedì 23 novembre 2015 18:28

Regioni: in G.U. le disposizioni urgenti in materia di contabilità e di concorso all'equilibrio della finanza pubblica

segnalazione del decreto legge n. 179/2015 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14.11.2015

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14.11.2015 il decreto legge 13 novembre 2015, n. 179 recante "Disposizioni urgenti in materia di contabilità e di concorso all'equilibrio della finanza pubblica delle Regioni". Entrata in vigore del provvedimento: 15.11.2015

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mercoledì 4 novembre 2015 18:28

Elenco Istat delle Amministrazioni pubbliche: il Consiglio di Stato apre l'istruttoria sugli enti teatrali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza non definitiva del Consiglio di Stato Sez. VI del 14.10.2015 n. 4748

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La Fondazione del Teatro Stabile di Torino, la Emilia Romagna Teatro Fondazione – Teatro stabile pubblico regionale, il Centro Teatrale Bresciano, il Teatro Stabile del Veneto – Carlo Goldoni, l’Ente Autonomo del Teatro Stabile di Genova, il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, il Teatro Metastasio di Prato, il Teatro Stabile dell’Umbria, con i ricorsi proposti al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, hanno chiesto l’annullamento del comunicato ISTAT, recante: "elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato individuate ai sensi dell’art. 1, c. 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (legge di contabilità e finanza pubblica)", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 227 del 28 settembre 2012, nel quale sono inseriti i "Teatri stabili ad iniziativa pubblica". Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione terza, con la sentenze nn. 5613, 5695, 5709, 5704, 8196, 5710, 5692 e 7972, tutte del 2013, ha respinto i ricorsi, con compensazione tra le parti delle spese di giudizio. Il Consiglio di Stato Sez. VI nella sentenza del 14.10.2015 n. 4748 - non definitivamente pronunciando - ha accolto l'appello disponendo adempimenti istruttori a carico dell'Istat. In particolare, il Collegio per l'esame delle cause ha preliminarmente riportato la normativa di riferimento, data dai commi 1, 2 e 3 dell’art. 1 della legge n. 196 del 2009 e successive modifiche, per i quali «1. Le amministrazioni pubbliche concorrono al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica definiti in ambito nazionale in coerenza con le procedure e i criteri stabiliti dall'Unione europea e ne condividono le conseguenti responsabilità. Il concorso al perseguimento di tali obiettivi si realizza secondo i principi fondamentali dell'armonizzazione dei bilanci pubblici e del coordinamento della finanza pubblica. Ai fini della applicazione delle disposizioni in materia di finanza pubblica, per amministrazioni pubbliche si intendono, per l'anno 2011, gli enti e i soggetti indicati a fini statistici nell'elenco oggetto del comunicato dell'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) in data 24 luglio 2010, pubblicato in pari data nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 171, nonché a decorrere dall'anno 2012 gli enti e i soggetti indicati a fini statistici dal predetto Istituto nell'elenco oggetto del comunicato del medesimo Istituto in data 30 settembre 2011, pubblicato in pari data nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 228, e successivi aggiornamenti ai sensi del comma 3 del presente articolo, effettuati sulla base delle definizioni di cui agli specifici regolamenti dell'Unione europea, le Autorità indipendenti e, comunque, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. La ricognizione delle amministrazioni pubbliche di cui al comma 2 è operata annualmente dall'ISTAT con proprio provvedimento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale entro il 30 settembre.» Sulla base di tale premessa normativa il Consiglio di Stato ha poi evidenziato come il Collegio si è già pronunciato con la sentenza n. 2643 del 2015, che qui si condivide, relativa al ricorso presentato da un Ente teatrale avverso l’elenco Istat pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, serie generale n. 227 del 28 settembre 2012, altresì oggetto dei giudizi per cui è causa. Nelle detta sentenza si afferma, in sintesi, che: - pur se si voglia ammettere la legificazione degli elenchi 2010 e 2011 non ne risulta il trascinamento dell’effetto per gli anni successivi, mantenendo gli aggiornamenti annuali dell’anno 2012 e successivi "la loro valenza squisitamente amministrativa a prescindere dal richiamo – generico e comunque non tipizzante – che ne è stato fatto dal Legislatore del 2009"; - ciò comporta che l’applicazione delle disposizioni di finanza pubblica ai soggetti inclusi nei detti elenchi vale se "l’inserimento nell’elenco vi sia stato e che sia stato legittimamente disposto" poiché "l’elenco in quanto tale permane intatto nella sua consistenza di atto amministrativo"; - non è condivisibile la tesi per cui con gli aggiornamenti annuali si potrebbero soltanto aggiungere ma non sottrarre enti, non essendovi "alcuna ragione testuale o sistematica atta a ritenere che il richiamo ‘in senso dinamico’ ai "successivi aggiornamenti" degli elenchi possa operare solo attraverso nuovi e ulteriori inserimenti (rispetto a quelli già cristallizzati negli anni 2010 e 2011) e non anche attraverso l’ordinaria dinamica di espunzione di enti e organismi che non abbiano più ragione alcuna per essere inseriti nell’elenco annuale o nei cui confronti sia stata accertata in sede giurisdizionale l’erroneità o l’illegittimità dell’iniziale inserimento." - si deve perciò concludere che "l’espresso richiamo normativo agli elenchi per gli anni 2010 e 2011 abbia svolto la finalità di pura e semplice ‘identificazione storica’ degli enti e organismi inclusi fino a un determinato momento storico, senza che ciò valga a tramutare la valenza degli elenchi per l’anno 2012 e successivi o a modificarne la portata puramente amministrativa. Ma se ciò è vero, allora l’attività (anch’essa amministrativa) di verifica dei presupposti e delle condizioni per l’inserimento nell’elenco annuale resta assoggettata al tipico vaglio in sede giurisdizionale. Inoltre, gli esiti di tale attività costituiscono il mero presupposto storico per la produzione di effetti (quelli propri dell’applicazione della normativa in materia di finanza pubblica) già prefigurati in via generale dal Legislatore." Ciò rilevato la questione da esaminare è se nei confronti degli enti appellanti sussistano le condizioni per disporne l’inserimento nel Settore S13 ai sensi del Sec95. Il Collegio ha ritenuto necessario, ai fini del decidere, acquisire dalle parti in causa elementi e deduzioni ulteriori in ordine alla configurabilità di ciascuno degli enti appellanti quale soggetto "produttore di altri beni e servizi non destinabili alla vendita" ai sensi del Regolamento (CE) 2223/1996, paragrafi 2.68, 2.69, 3.32, 3.33, 5.1, 5.2, 5.3 e 5.4 (e del relativo ‘Manuale’). In particolare: -a) l’ISTAT, con la collaborazione delle altre amministrazioni appellate che ritenga necessaria, dovrà versare in atti una dettagliata relazione, articolata per ciascuno degli enti appellanti, atta a rendere motivatamente conto delle ragioni che hanno portato ad includere ciascuno di essi nel settore amministrazioni pubbliche (S 13) per l’anno 2012, specificando le ragioni che hanno indotto a ritenere che l’ente sia ‘controllato’ e ‘finanziato’ in prevalenza da amministrazioni pubbliche (Regolamento SEC 95, paragrafo 2.69); -b) nella relazione sarà indicata, con riguardo in particolare al cosiddetto "criterio del 50%", la specifica analisi dei bilanci degli enti che ha portato a motivare l’inclusione di ciascuno di essi negli elenchi 2010, 2011 e 2012, precisando altresì come si valuti, in rapporto alle prescrizioni Sec95, la classificazione delle poste di bilancio per i detti anni esposta negli appelli a dimostrazione dell’asserita copertura con vendite o ricavi di più del 50% dei costi. La detta relazione dovrà essere trasmessa per il deposito agli atti del presente giudizio entro novanta giorni dalla comunicazione, o notificazione se antecedente, della presente sentenza non definitiva. Al fine della redazione della relazione l’Istat dovrà invitare ciascuno degli enti appellanti, entro il quarantacinquesimo giorno antecedente al termine per il deposito di cui sopra, a fornire, per i medesimi anni 2010, 2011 e 2012, gli ulteriori elementi informativi, documenti e valutazioni che l’ente ritenga rilevanti per il presente giudizio riguardo la funzione di controllo e finanziamento esercitata nei loro confronti da parte di amministrazioni pubbliche e la gestione di bilancio e finanziaria. L’Istat provvederà poi, contemporaneamente all’invio della relazione per il deposito in giudizio, a trasmetterla altresì a ciascuno degli enti appellanti che potrà depositare eventuali controdeduzioni nei quindici giorni successivi alla ricezione della relazione.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza non definitiva del Consiglio di Stato Sez. VI del 14.10.2015 n. 4748

 
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mercoledì 4 novembre 2015 18:28

Fondo sperimentale di riequilibrio: il Consiglio di Stato interviene sulle conseguenze dell'omessa comunicazione nei termini dell’entità delle risorse effettivamente utilizzate a riduzione delle posizioni debitorie

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 23.10.2015 n. 4895

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Il Consiglio di Stato Sez. III con sentenza del 23.10.2015 n. 4895 ha esaminato ed accolto l'appello proposto da un Comune con il quale impugnava la statuizione del Tar nella quale avevano formato oggetto di contestazione, unitamente agli atti di indirizzo e regolamentari, le determinazioni del Ministero dell’Interno con le quali - di applicazione delle disposizioni relative ai comuni assoggettati al patto di stabilità interno per l’esercizio finanziario 2012 - hanno escluso il Comune ricorrente dai benefici previsti dal fondo sperimentale di riequilibrio, per avere omesso di comunicare, entro il termine del 31 marzo 2013, l’entità delle risorse effettivamente utilizzate a riduzione delle posizioni debitorie, con comminatoria di restituzione dell’importo di euro 39.299,83 da destinarsi ai fini predetti. In particolare l’art. 16, comma 6 bis, della legge n. 135 del 2012, stabilisce che "i comuni comunicano al Ministero dell’ Interno, entro il termine perentorio del 31 marzo 2013… l’importo non utilizzato per l’estinzione e la riduzione anticipata del debito" e che"in caso di mancata comunicazione da parte dei comuni entro il predetto termine perentorio il recupero del 2013 è effettuato per un importo pari al totale del valore della riduzione non operata nel 2012". Nella specie, precisa il Collegio, non è in contestazione la destinazione da parte del Comune di Massa Lombarda degli importi resi disponibili ai fini dell’estinzione e riduzione anticipata del debito. La lettera del comma 6 dell’art. 16 in precedenza richiamato impone l’obbligo di comunicazione entro il termine perentorio ivi previsto (31 marzo 2013), con le conseguenze patrimoniali in caso di mancato adempimento, per la sola ipotesi di "importo non utilizzato per l’estinzione e la riduzione anticipata del debito". Il chiaro dato letterale della norma e l’affidamento su esso riposto dal Comune appellante non consente di dare ingresso a interpretazioni extratestuali, fondate sulla ratio di consentire al Ministero dell’ Interno di conoscere in ogni caso le modalità di impiego dei fondi. Il Comune ha reso edotto il Ministero, entro termine ristretto, di avere destinato alla riduzione del debito le complessiva somma di euro 43.958,96, in eccedenza alle risorse rese disponibili in base al patto di stabilità interna. Conclude, il Consiglio di Stato, aggiungendo che la natura sostanzialmente afflittiva della previsione di cui all’art. 16, comma 6 bis, sul recupero forzoso delle somme non utilizzate, porta ad escludere ogni interpretazione estensiva di applicazione della norma oltre i casi in essa espressamente contemplati.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 23.10.2015 n. 4895

 
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mercoledì 4 novembre 2015 18:28

IMU e TASI: in Gazzetta l'assegnazione dei conguagli del Fondo di solidarieta' comunale 2014

segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 255 del 2.11.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2.11.2015 il decreto 23.10.2015 del Ministero dell'Interno recante "Assegnazione dei conguagli del Fondo di solidarieta' comunale 2014, per n. 36 comuni delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna a seguito di rettifiche dei gettiti IMU e TASI". Nel decreto si precisa che "A ciascuno dei comuni delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna per i quali, in sede di verifica tecnica, sulla base dei gettiti stimati IMU e TASI, e' stata riscontrata l'esigenza di rettificare l'importo delle quote attribuite del Fondo di solidarieta' comunale 2014 rispetto a quanto gia' stabilito con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° dicembre 2014, e' corrisposta l'ulteriore somma, a titolo di Fondo di solidarieta' comunale per l'anno 2014, nella misura indicata nell'allegato A) al presente decreto, per un totale pari ad euro 10.713.842,00, utilizzando l'accantonamento di cui all'art. 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° dicembre 2014". Accedi al decreto.

segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 255 del 2.11.2015

 
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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2.11.2015 il decreto 23.10.2015 del Ministero dell'Interno recante "Assegnazione dei conguagli del Fondo di solidarieta' comunale 2014, per n. 36 comuni delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna a segui ... Continua a leggere

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mercoledì 4 novembre 2015 18:28

Revisori degli Enti Locali: sì della Corte dei Conti alla riduzione dei compensi

segnalazione della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015

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Si segnala il parere reso dalla Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015 che ha risposto alla richiesta del sindaco del comune di Salerano Canavese (TO) in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 6, commi 1 e 3, del d.l. n. 78/2010. In particolare, il Sindaco ricordava di aver ricevuto dal proprio revisore richiesta di restituzione di quanto trattenutogli ai sensi della menzionata normativa. Ricordava, inoltre, la deliberazione n. 4/2014 con cui la Sezione delle Autonomie ha affermato la non applicabilità di tali disposizioni agli Enti locali. Risposta: "La questione proposta, astraendola dal merito della vicenda, concerne la corretta interpretazione del comma 3, articolo 6, del decreto n. 78/2010 ed in particolare la sua applicabilità agli organi di revisione degli enti locali. La disposizione in parola prevede quanto segue: "Fermo restando quanto previsto dall'art. 1 comma 58 della legge 23 dicembre 2005 n. 266, a decorrere dal 1° gennaio 2011 le indennità, i compensi, i gettoni, le retribuzioni o le altre utilità comunque denominate, corrisposti dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009 n.196, incluse le autorità indipendenti, ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo, sono automaticamente ridotte del 10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010. Sino al 31 dicembre 2015, gli emolumenti di cui al presente comma non possono superare gli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010, come ridotti ai sensi del presente comma.…". Tale normativa, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza contabile, è stata ritenuta applicabile ai compensi corrisposti ai revisori degli enti locali (cfr. deliberazione di questa stessa Sezione n. 60 del 2011; Campania deliberazione n. 173/2011/PAR; Lombardia deliberazione 13/2011/PAR; Lombardia deliberazione 26/2015/PAR). Come ricordato nello stesso corpo dell’istanza di parere, lo stesso Ministero dell’Economia e Finanze, con nota n. 12175 del 25 febbraio 2013, si è espresso in tal senso. Tale quadro sembrava essere mutato in seguito alla pronuncia della Sezione delle Autonomie n. 4 del 10 febbraio 2014. La deliberazione in oggetto, invero, concerneva altra questione e cioè l'applicabilità dell'art. 5, comma 7, ultimo periodo, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78 del 2010 ai componenti dei Consigli di amministrazione dei Consorzi di Enti locali che siano partecipati anche dalle Regioni. Tuttavia, nel corpo della delibera si affermava espressamente che "le disposizioni dettate dall’art. 6, commi da 1 a 3 non si riferiscono agli enti territoriali". La questione, meritando una presa di posizione sul punto, veniva nuovamente deferita alla Sezione delle Autonomie la quale, con la deliberazione n. 29/SEZAUT/2015/QMIG del 14 settembre 2015 (al cui contenuto si rimanda) escludeva l’esistenza di un contrasto interpretativo, affermando che nel precedente costituito dalla deliberazione della Sezione delle Autonomie n. 4 del 10 febbraio 2014"non si affrontava la questione di carattere generale ora posta e cioè se l’art. 6, co. 3 del d.l. 78/2010, si applichi o meno per gli emolumenti corrisposti ai componenti degli organi collegiali degli apparati amministrativi degli enti locali". Ciò posto, la Sezione delle Autonomie concludeva confermando l’orientamento consolidato della giurisprudenza contabile sopra richiamata da cui, allo stato, non vi è motivo di discostarsi. Va dunque ribadita l’applicabilità agli organi di revisione degli enti locali dell’articolo 6, comma 3, del decreto n. 78/2010".

segnalazione della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015

 
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Si segnala il parere reso dalla Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015 che ha risposto alla richiesta del sindaco del comune di Salerano Canavese (TO) in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 6, commi 1 e 3, del d.l. n. 78/2 ... Continua a leggere

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mercoledì 4 novembre 2015 18:28

Via libera della Corte dei Conti alle spese di pubblicità per la promozione turistica con i fondi provenienti dall’imposta di soggiorno

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015

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Il Sindaco del Comune di Monopoli (BA) ha posto alla Corte dei Conti due quesiti in materia di imposta di soggiorno. Il Comune di Monopoli, incluso nell’elenco regionale delle località ad economia turistica e delle città d’arte, in sintesi, chiede se è consentito utilizzare le risorse derivanti dall’imposta di soggiorno per finanziare spese di pubblicità finalizzata alla promozione turistica della città e se, in tal caso, è possibile derogare ai limiti di spesa per la pubblicità previsti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010, trattandosi di spesa finanziata con entrata a destinazione vincolata. La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Puglia con deliberazione n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015 ha rilevato come la Sezione si è già occupata in passato, in sede consultiva, delle questioni poste dal Comune di Monopoli (deliberazione n.54/PAR/2013). La questione posta dal Comune di Monopoli, inoltre, è stata affrontata recentemente, sempre in sede consultiva, anche da altre Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti (Sez. Emilia Romagna, deliberazione n.228/2014/PAR; Sez. Veneto, deliberazione n.172/2015/PAR).Come già indicato in passato (deliberazione n.54/PAR/2013), questa Sezione ritiene che il D.Lgs. n.23/2011 impone per l’imposta di soggiorno uno specifico vincolo di destinazione rappresentato dal finanziamento di interventi in materia di turismo e, quindi, che "la destinazione del gettito dell’imposta di soggiorno può essere rivolta ad ogni intervento inerente i servizi turistici", ivi compresi "la promozione della ricettività locale o di sportelli per il turismo". Nella medesima occasione, questa Sezione ha anche precisato che i vincoli imposti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010 e il divieto di sponsorizzazioni di cui al successivo comma 9 "non possono sic et simpliciter ritenersi sovrapponibili ai vincoli di destinazione previsti per l’imposta di soggiorno". Tale conclusione è motivata dalla considerazione che "mentre il vincolo di destinazione dell’entrata per imposta di soggiorno è limitato agli interventi comunali in materia di turismo ed agli interventi volti alla manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, i vincoli di contenimento della spesa dettati dall’art.6, comma 8, del D.L. n.78/2010 presentano un ambito ben più ampio e ricomprendono ogni spesa inerente relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza e nel novero di tali spese devono necessariamente ricomprendersi anche le eventuali spese aventi finalità di turismo o di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali se realizzate mediante il ricorso alle su menzionate relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza".Le spese per pubblicità, convegni, ecc. aventi finalità di turismo o di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali finanziate con l’imposta di soggiorno rientrano tra le spese sottoposte ai limiti previsti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010. "Detto orientamento, infatti, non vanifica la ragione del ricorso all’imposta di scopo, che consiste nell’ottenere un maggior gettito finalizzato a permettere di finanziare una specifica spesa pubblica. Il novero delle spese effettuabili mediante l’imposta di soggiorno … ricomprende un ampio "ventaglio" di interventi, che vanno ben oltre quelli oggetto del vincolo introdotto dal più volte richiamato art.6, comma 8, del d.l. 78/2010 … ne consegue che gli enti locali impossibilitati a impiegare i proventi dell’imposta di soggiorno per le voci indicate dall’art. 6, comma 8, hanno comunque la possibilità di operare altri interventi in materia di turismo, incrementando spese di diversa tipologia " (Sez. Emilia Romagna, deliberazione n.228/2014/PAR). Ad analoghe conclusioni è pervenuta la Sezione regionale di controllo per il Veneto (deliberazione n.172/2015/PAR).In definitiva, per quanto indicato, in specifica risposta ai quesiti posti dal Comune di Monopoli, il Collegio ritiene che è consentito sostenere spese di pubblicità per la promozione turistica con fondi provenienti dall’imposta di soggiorno, nei limiti stabiliti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010, così come individuati dalla Corte costituzionale con sentenza n.139/2012."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015

 
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Il Sindaco del Comune di Monopoli (BA) ha posto alla Corte dei Conti due quesiti in materia di imposta di soggiorno. Il Comune di Monopoli, incluso nell’elenco regionale delle località ad economia turistica e delle città d’arte, in sintesi, chiede se è consentito utilizzare le risorse derivanti dal ... Continua a leggere

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mercoledì 4 novembre 2015 18:28

Comuni e consorzi in perdita: basta "salvataggio a tutti i costi" e "interventi tampone", il parere della Corte dei Conti sul divieto di "soccorso finanziario"

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo n. 279/2015/PAR del 21.10.2015

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"l’ente locale partecipante non è tenuto a ripianare automaticamente le perdite gestionali registrate dal soggetto partecipato. Tale conclusione resta valida anche con riferimento alle operazioni di ripiano del deficit finanziario in fase di liquidazione, assimilabile, di fatto, ad un accollo, da parte dell’ente locale, dei debiti di un soggetto terzo". È questo il principio ribadito nel parere reso dalla Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo con la deliberazione n. 279/2015/PAR del 21.10.2015.La questione sottoposta alla Corte dei Conti concerne la disciplina applicabile alla partecipazione alle perdite del Consorzio CONSIDAN da parte del Comune di Città Sant’Angelo. Come riferito dal Comune, detto Consorzio, nato per la gestione del servizio di depurazione delle acque nere, è stato posto in liquidazione dal 2008 ed ha, nel periodo 2008-2013, accumulato perdite d’esercizio; al riguardo l’Ente istante chiede se sia obbligato al ripiano finanziario delle citate perdite e dell’eventuale ulteriore disavanzo di chiusura della liquidazione, anche alla luce del divieto di "soccorso finanziario" previsto dall’art. 6, comma 19, del Decreto Legge n. 78/2010.La Corte dei Conti nel parere in esame precisa "in via preliminare, ha ricordato che i consorzi rappresentano, insieme alle Convenzioni e alle Unioni, una delle forme di esercizio associato di funzioni e servizi, a disposizione degli enti locali. Infatti, l’art. 31 del TUEL afferma che "Gli enti locali per la gestione associata di uno o più servizi e l'esercizio associato di funzioni possono costituire un consorzio secondo le norme previste per le aziende speciali di cui all'articolo 114, in quanto compatibili". Dal dato testuale della norma, è possibile distinguere due tipologie di consorzi: i "consorzi-azienda" finalizzati alla gestione di servizi pubblici ed operanti con autonomia imprenditoriale; i "consorzi di funzioni" destinati all’esercizio di attività amministrative (per i quali l’art. 2, comma 186, let. e), della legge 191 del 2009 ha disposto la soppressione). Per i consorzi riconducibili alla prima tipologia, il carattere strumentale all’esercizio di servizi a favore di più enti locali è messo in rilievo anche dalla giurisprudenza amministrativa secondo la quale "il consorzio tra Enti Locali è definibile come un’azienda speciale di ognuno degli enti associati. Così come l’azienda speciale è ente strumentale dell'ente locale, ossia ente istituzionalmente dipendente dall'ente locale ed elemento del sistema amministrativo facente capo a questo, allo stesso modo il consorzio, in quanto azienda speciale degli enti che l’hanno istituito, è un ente strumentale per l’esercizio in forma associata di servizi pubblici o funzioni e fa parte del sistema amministrativo di ognuno degli enti associati" (Cons. di Stato, n. 2605/2001, e in termini similari, anche Cass., ordinanza n. 33691/2002). Pur avendo natura strumentale, il consorzio si distingue soggettivamente dagli enti locali partecipanti, in quanto è dotato di una propria soggettività giuridica e diviene un nuovo centro di imputazione di situazioni e rapporti giuridici. Sotto il profilo della natura giuridica, la giurisprudenza di questa Corte ha precisato che "Il richiamo, per i Consorzi, alle norme disciplinari previste per le Aziende speciali non muta la struttura e forma giuridica del soggetto, che rimane un ente a partecipazione plurisoggettiva, una forma di associazione fra più enti locali (ed eventualmente altri soggetti pubblici), strumentale all’esercizio collettivo e congiunto di servizi a favore della popolazione di tutti i comuni consorziati. Di conseguenza troveranno applicazione le norme che valgono per le aziende speciali per quanto riguarda l’attività di erogazione del servizio, mentre torneranno applicabili quelle dei consorzi ove si tratti di regolamentare la vita associativa fra i comuni consorziati (costituzione e deliberazioni assembleari, nomina amministratori, adozione decisioni, etc.), come palesato dall’inciso legislativo "in quanto compatibili" (cfr. deliberazione Sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 114/2012)".Tra queste ultime norme rileva, ai fini del presente parere, l’art. 2615 c.c. il quale attribuisce autonomia patrimoniale ai consorzi con attività esterna, stabilendo che "per le obbligazioni assunte in nome del consorzio, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo consortile". In altre parole, come chiaramente evidenziato dalla Corte di Cassazione, "il consorzio con attività esterna, pur essendo sfornito di personalità giuridica, è pur sempre un autonomo centro di rapporti giuridici e pertanto assume la responsabilità, garantita dal fondo consortile, per tutte le obbligazioni comunque derivanti dai contratti che stipula in nome proprio. […] Il consorzio con attività esterne […] ha autonoma soggettività con autonomia patrimoniale e negoziale (Cass. 18235 del 2008). Tutto quanto sopra premesso in merito all’autonomia patrimoniale dei consorzi, che restano direttamente responsabili per le obbligazioni contratte nell’esercizio dell’attività, occorre ora valutare la sussistenza nell’ordinamento di un dovere, a carico degli enti locali partecipanti, di ripianare le perdite gestionali accumulate dai consorzi stessi.Al riguardo, giova richiamare il testo dell’art. 6, comma 19, del D.L. n. 78/2010 secondo il quale "Al fine del perseguimento di una maggiore efficienza delle società pubbliche, tenuto conto dei principi nazionali e comunitari in termini di economicità e di concorrenza, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dall'art. 2447 codice civile, effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti alle società di cui al primo periodo a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti".Secondo l’interpretazione fornita dalla giurisprudenza contabile, detta norma impone l'abbandono della logica del "salvataggio a tutti i costi" di strutture ed organismi partecipati o variamente collegati alla pubblica amministrazione che versano in situazioni di irrimediabile dissesto. Non sono ammissibili "interventi tampone" con dispendio di disponibilità finanziarie a fondo perduto, erogate senza un programma industriale o una prospettiva che realizzi l'economicità e l'efficienza della gestione nel medio e lungo periodo (così Sezione controllo Piemonte, delibera n. 61 del 22 ottobre 2010; Sezione Controllo Lombardia, pareri n. 1081 del 30 dicembre 2010 e n. 207 del 27 aprile 2011). La disposizione si propone, perciò, di porre un freno alla prassi, ormai consolidata, seguita dagli enti pubblici ed in particolare dagli enti locali, di procedere a ricapitalizzazioni e ad altri trasferimenti straordinari per coprire le perdite strutturali (tali da minacciare la continuità aziendale); prassi che, come noto, da un lato finisce per impattare negativamente sui bilanci pubblici compromettendone la sana gestione finanziaria; dall'altro si contrappone alle disposizioni dei trattati (art. 106 TFUE, già art. 86 TCE), le quali vietano che soggetti che operano nel mercato comune beneficino di diritti speciali o esclusivi, o comunque di privilegi in grado di alterare la concorrenza "nel mercato", in un'ottica macroeconomica (Sez. reg. controllo per la Puglia, delibera n. 29 del 7 marzo 2012).Sebbene il perimetro di diretta applicazione della norma non contempli direttamente i consorzi, ma si riferisca esclusivamente agli organismi partecipanti aventi struttura societaria, dal tenore della stessa emerge un principio generale di "divieto di soccorso finanziario", fondato su esigenze di tutela dell’economicità gestionale e della concorrenza, estensibile anche ai consorzi; ne deriva che l’ente locale partecipante non è tenuto a ripianare automaticamente le perdite gestionali registrate dal soggetto partecipato. Tale conclusione resta valida anche con riferimento alle operazioni di ripiano del deficit finanziario in fase di liquidazione, assimilabile, di fatto, ad un accollo, da parte dell’ente locale, dei debiti di un soggetto terzo, con l’immediata ricaduta che "se chi si accolla un debito altrui è un soggetto di diritto pubblico, quest’ultimo ha il dovere di porre in evidenza la ragione economica-giuridica dell’operazione, altrimenti essa rappresenterebbe un ingiustificato favor verso i creditori della società incapiente. In proposito, inoltre, questa Sezione ha già avuto modo di affermare che alla luce dell’autonomia patrimoniale della società, appare arduo rinvenire un interesse dell’ente locale a ripianare i debiti della società di capitali a cui partecipa" (Sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 98/2013).Alla luce del quadro di riferimento sopra delineato, il Comune di Città Sant’Angelo potrà adottare le decisioni gestionali rientranti nella propria ed esclusiva discrezionalità in ordine ai rapporti finanziari con il consorzio di servizi partecipato, secondo gli ordinari canoni di razionalità economica, presenti sia nella legislazione ordinaria (art. 1, legge n. 241/1990) che nel principio costituzionale di buon andamento (art. 97 Cost.).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo n. 279/2015/PAR del 21.10.2015

 
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lunedì 12 ottobre 2015 16:20

IMU e TASI: la risoluzione del MEF sugli immobili utilizzati dalle casse edili

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della risoluzione del Dipartimento delle Finanze n. 8 del 5.10.2015

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Il MEF, Dipartimento delle Finanze, con risoluzione n. 8 del 5.10.2015 ha risposto al quesito in materia di "Imposta municipale propria (IMU) e Tributo per i servizi indivisibili (TASI). Immobili utilizzati da enti non commerciali per l'attività previdenziale. Esenzione di cui all'art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504". Quesito. In particolare con la risoluzione in esame sono stati forniti chiarimenti in merito all'applicazione dell'esenzione prevista dall'art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504 relativamente agli immobili utilizzati dalle casse edili. Accedi alla risoluzione.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della risoluzione del Dipartimento delle Finanze n. 8 del 5.10.2015

 
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lunedì 12 ottobre 2015 16:20

Fisco: in G.U. le misure per la semplificazione e razionalizzazione della riscossione

segnalazione del decreto legislativo n. 159/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7.10.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.233 del 7.10.2015 - Suppl. Ordinario n. 5, il decreto legislativo 24.9.2015 n. 159 recante "Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell'articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 11 marzo 2014, n. 23". Il D.lgs entrerà in vigore il 22.10.2015 e si compone di 15 articoli.

segnalazione del decreto legislativo n. 159/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7.10.2015

 
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lunedì 12 ottobre 2015 16:20

Contenzioso tributario e interpelli: in Gazzetta Ufficiale le misure del nuovo sistema fiscale

segnalazione del D.lgs n. 156/2015 pubblicato sulla G.U. n. 233 del 7.10.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.233 del 7.10.2015 - Suppl. Ordinario n. 55 - il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 recante "Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della legge 11 marzo 2014, n. 23". Il D.lgs, contenente 13 articoli, entrerà in vigore il 22.10.2015

segnalazione del D.lgs n. 156/2015 pubblicato sulla G.U. n. 233 del 7.10.2015

 
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lunedì 12 ottobre 2015 16:20

Città Metropolitane e province: in G.U. la ripartizione e attribuzione del Fondo sperimentale di riequilibrio

segnalazione del Decreto del Ministero dell'Interno in Gazzetta Ufficiale n. 234 del 8.10.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n.234 del 8.10.2015 il Decreto del Ministero dell'Interno 29 settembre 2015 recante "Ripartizione e attribuzione del Fondo sperimentale di riequilibrio per le citta' metropolitane e le province delle regioni a statuto ordinario, per l'anno 2015".

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giovedì 24 settembre 2015 17:10

Violazioni del Codice della Strada accertate dalla Polizia di Stato: in Gazzetta la determinazione delle spese di notifica e di accertamento

segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 214 del 15.9.2015

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A decorrere dal 15 settembre 2015 le spese di accertamento e di notifica dei verbali di contestazione di violazioni al codice della strada, da porre a carico dei responsabili del pagamento delle sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada accertate da personale della Polizia di Stato, sono determinate in Euro 15,23, I.V.A. compresa, composti da Euro 11,86, I.V.A. compresa, e da Euro 3,37, I.V.A. compresa, quali spese di notifica e di accertamento. È quanto stabilito nel decreto del Ministero dell'Interno del 8.7.2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15.9.2015

segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 214 del 15.9.2015

 
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mercoledì 2 settembre 2015 12:51

Sistema di tesoreria unica, inserita l'Autorità Nazionale Anticorruzione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del DPCM pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10.8.2014

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10.8.2015 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26.6.2015 recante "Inserimento dell'Autorita' nazionale anticorruzione nella tabella A allegata alla legge 29 ottobre 1984, n. 720, istitutiva del sistema di tesoreria unica per enti ed organismi pubblici". In tal modo è stata esclusa dalla tabella A la soppressa AVCP sostituendola con l'ANAC.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del DPCM pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10.8.2014

 
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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10.8.2015 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26.6.2015 recante "Inserimento dell'Autorita' nazionale anticorruzione nella tabella A allegata alla legge 29 ottobre 1984, n. 720, istitutiva del sistema di tesoreria unica per ent ... Continua a leggere

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mercoledì 2 settembre 2015 12:51

Corte dei Conti: è nulla la costituzione in giudizio se i convenuti in conflitto d'interessi hanno dato mandato allo stesso avvocato

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia del 4.8.2015 n. 142

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Secondo consolidata giurisprudenza, la colpevolezza degli Organi politici, che hanno posto in essere provvedimenti ritenuti forieri di danno, può non assurgere a gravità perseguibile, nel caso in cui gli stessi abbiano adottato le contestate decisioni sulla base del parere di un organo tecnico. Sulla base di tale principio la Corte dei Conti in Comune lombardo ha analizzato d'ufficio la posizione del Sindaco, del Vice Sindaco, dell'Assessore ed del Responsabile del Servizio Finanziario che -citati in giudizio dalla Procura per il danno erariale conseguente ad una delibera di conferimento di un incarico adottata sulla base del parere favorevole del Responsabile del Servizio Finanziario in ordine alla regolarità contabile della proposta di deliberazione - si sono costituiti in giudizio con il medesimo avvocato. In particolare, la Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia nella sentenza del 4.8.2015 n. 142 ha esaminato la questione dell’esistenza di un reciproco conflitto di interessi tra i convenuti proprio in considerazione della costituzione in giudizio con il medesimo difensore. A tal fine la Corte ha richiamato la giurisprudenza della Suprema Corte secondo la quale "la costituzione in giudizio di più parti per mezzo di uno stesso procuratore, cui sia stato conferito il mandato con un unico atto da tutte sottoscritto, è valida solo quando fra le medesime parti non vi sia un conflitto di interessi" (Cass. Civ. Sez. III°, sentenza n. 8842/04). Pertanto, la sussistenza di un siffatto conflitto costituisce un limite intrinseco al conferimento della procura, da parte di più soggetti allo stesso Avvocato che, in tale situazione, è impossibilitato "a svolgere contemporaneamente attività difensive per conto di portatori di pretese collidenti" (Cass. Civ. Sez. II°, n. 21350/05). Ancor più recentemente la Suprema Corte ha affermato che "… nel caso in cui tra due o più parti sussista conflitto di interessi (tanto attuale, quanto virtuale), è inammissibile la loro costituzione in giudizio a mezzo di uno stesso procuratore, al quale sia stato conferito mandato con un unico atto, e ciò anche in ipotesi di "simultaneus processus", dato che il difensore non può svolgere contemporaneamente attività difensiva in favore di soggetti portatori di istanze confliggenti, investendo siffatta violazione il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio, valori costituzionalmente garantiti" (Cass. Civ. Sez. III°, n. 15884/13). In materia, la giurisprudenza contabile è in linea con l’orientamento della Corte di Cassazione (cfr. su tutte Sezione III° n. 156 del 28 febbraio 2012; n. 798 del 6 dicembre 2012 e n. 605 del 20 settembre 2013). Sulla base di tale copiosa giurisprudenza, la Corte dei Conti ha rilevato - tenuto conto che la Responsabile del Settore Finanziario, si è costituita congiuntamente ai Membri della Giunta Comunale, con unica memoria del medesimo difensore - il conflitto di interessi tra i convenuti statuendo che ciò comporta, per pacifica e risalente giurisprudenza, la nullità della costituzione in giudizio e la conseguente dichiarazione di contumacia dei convenuti (cfr. in proposito Cass. Sez. III° n. 2779/68). La sentenza nel merito si occupa inoltre del danno erariale derivante dal conferimento di incarichi esterni. Per approfondire leggi il testo integrale.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia del 4.8.2015 n. 142

 
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Secondo consolidata giurisprudenza, la colpevolezza degli Organi politici, che hanno posto in essere provvedimenti ritenuti forieri di danno, può non assurgere a gravità perseguibile, nel caso in cui gli stessi abbiano adottato le contestate decisioni sulla base del parere di un organo tecnico. Su ... Continua a leggere

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mercoledì 2 settembre 2015 12:51

Rapporti tra fisco e contribuenti: in G.U. il decreto legislativo sulla certezza del diritto

segnalazione del D.lgs n. 128/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18.8.2015

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Entreranno in vigore il 2 settembre p.v. le disposizioni sulla "certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23" introdotte dal Decreto legislativo n. 128/2015 pubblicato sulla G.U. n. 190 del 18 agosto 2015.

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mercoledì 2 settembre 2015 12:51

Pagamenti transfrontalieri nella Comunità: in G.U. il d.lgs sui requisiti tecnici e commerciali per i bonifici e gli addebiti diretti in euro e le sanzioni

segnalazione del decreto legislativo n. 135/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 201 del 31.8.2015

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Entra in vigore il 1 settembre 2015 il DECRETO LEGISLATIVO 18 agosto 2015, n. 135 recante "Attuazione dell'articolo 11 del Regolamento (UE) n. 260/2012 del 14 marzo 2012 che stabilisce i requisiti tecnici e commerciali per i bonifici e gli addebiti diretti in euro e disposizioni sanzionatorie per le violazioni del Regolamento (CE) n. 924/2009 relativo ai pagamenti transfrontalieri nella Comunita'".

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mercoledì 22 luglio 2015 09:49

Unioni di Comuni e trasferimenti erariali: sollecito inoltro della comunicazione dei dati di variazione del numero di conto corrente bancario o di tesoreria

segnalazione del comunicato del Ministero dell'Interno

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Con comunicato diramato in data 7.7,2015 il Ministero dell'Interno rileva come la gestione delle attività connesse con l'attribuzione dei trasferimenti erariali in favore delle unioni di comuni è da tempo ostacolata dalla mancata o non tempestiva comunicazione da parte delle medesime unioni dei dati attinenti la variazione del numero di conto corrente bancario o di tesoreria originariamente comunicato o del provvedimento di cessazione dell'unione stessa.Le mancate comunicazioni delle richiamate variazioni genera frequentemente notevoli difficoltà amministrativo/contabili connesse con i decreti di pagamento a cui l'ufficio Centrale di Bilancio di questo Ministero non dà corso per mancata corrispondenza dei dati; questo ufficio, fino ad oggi e con non poche difficoltà, ha supplito epistolarmente o contattando direttamente per le vie brevi l'ente, attività che oggi le rilevanti e complesse procedure amministrative non permettono più di svolgere.Ciò premesso il Ministero comunica che in caso di mancata comunicazione della variazione del numero di conto corrente bancario o di tesoreria originariamente comunicato o del provvedimento di cessazione dell'unione di comuni comporterà la sospensione dei trasferimenti erariali dovuti.Per tali comunicazioni è possibile contattare i seguenti funzionari: Tiziana Scippa tel. 06/46548096 e-mail tiziana.scippa@interno.it o Maria Di Rienzo tel. 06/46548095 e-mail maria.dirienzo@interno.it o la Direzione Centrale della Finanza Locale all'indirizzo p.e.c finanza locale.prot@pec.interno.it

segnalazione del comunicato del Ministero dell'Interno

 
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mercoledì 22 luglio 2015 09:49

Processo contabile: spetta al Procuratore provare l’esistenza del danno erariale, in mancanza di elementi certi, il giudice deve respingere la domanda

segnalazione del Prof. avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

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Nel processo contabile spetta al Procuratore provare l’esistenza del danno erariale per cui, già in relazione alla mancanza di elementi certi sulla sussistenza di un pregiudizio risarcibile caratterizzato da certezza ed attualità, il giudice deve respingere la domanda. È quanto sancito dalla Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale per la Regione Lazio nella sentenza del 15.7.2015 n. 338 nella quale il Collegio ha precisato che: "La certezza probatoria del postulato danno erariale va poi comunque correlata al principio generale secondo cui l’azione di responsabilità non può costituire il mezzo attraverso il quale si introducono nel giudizio addebiti generici ed eterogenei, privi di sindacato critico sui fatti specifici e concreti che si intendono contestare".

segnalazione del Prof. avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

 
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mercoledì 22 luglio 2015 09:49

Segretari Comunali: il parere della Corte dei Conti sui diritti di rogito

segnalazione del Prof. avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 141/PAR/2015

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Il Sindaco del Comune di Capurso ha chiesto il parere alla Corte dei Conti al fine di pervenire ad una corretta interpretazione delle disposizioni introdotte dall’art. 10, comma 2 bis, del D. L. 24/06/2014 n. 90 convertito con modificazioni dalla L. 11/08/2014 n. 114 in materia di diritti di rogito dei segretari comunali. In particolare, il comma 2 bis dell’art. 10 del su richiamato D. L. n. 90/2014 prevede che: "negli enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale, e comunque a tutti i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota del provento annuale spettante al comune ai sensi dell'articolo 30, secondo comma, della legge 15 novembre 1973, n. 734, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, per gli atti di cui ai numeri 1, 2, 3, 4 e 5 della tabella D allegata alla legge 8 giugno 1962, n. 604, e successive modificazioni, è attribuita al segretario comunale rogante, in misura non superiore a un quinto dello stipendio in godimento". Il Sindaco, dopo aver specificato che il Comune di Capurso non dispone di alcun dipendente con qualifica dirigenziale in dotazione organica; è inserito nella classe II ai fini dell’assegnazione del segretario comunale e vi presta servizio un segretario comunale di fascia A, richiede alla Sezione se possano riconoscersi al segretario comunale, nei limiti stabiliti dalla norma vigente, i diritti di rogito per i contratti stipulati dal Comune e rogati dallo stesso segretario. Infine, il quesito richiama i contrastanti pareri emessi dalle Sezioni regionali circa la modalità di riconoscere il diritto all’emolumento a favore del segretario comunale. La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia con il parere n. 141/PAR/2015 ha statuito che: "L’art. 10, comma 2 bis, del D. L. n. 90/2014 prevede che: "negli enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale, e comunque a tutti i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota del provento annuale spettante al comune ai sensi dell'articolo 30, secondo comma, della legge 15 novembre 1973, n. 734, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, per gli atti di cui ai numeri 1, 2, 3, 4 e 5 della tabella D allegata alla legge 8 giugno 1962, n. 604, e successive modificazioni, è attribuita al segretario comunale rogante, in misura non superiore a un quinto dello stipendio in godimento". Deve aggiungersi che il comma 2 del su richiamato art. 10 del D. L. n. 90/2014 ha integralmente sostituito l'articolo 30, comma 2, della L. 15/11/1973, n. 734, disponendo che il provento annuale dei diritti di segreteria deve essere attribuito integralmente al Comune o alla Provincia.La Sezione delle Autonomie, con deliberazione n. 21/SEZAUT/2015/QMIGdepositata in data 24/06/2015, in presenza di contrasti interpretativi tra le Sezioni regionali di controllo rilevati, peraltro, anche dalla richiesta di parere in esame, ha enunciato i seguenti principi di diritto: "alla luce della previsione di cui all’art. 10, comma 2 bis del D. L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, i diritti di rogito competono ai soli segretari di fascia C. In difetto di specifica regolamentazione nell’ambito del CCNL di categoria successivo alla novella normativa i predetti proventi sono attribuiti integralmente ai segretari comunali, laddove gli importi riscossi dai Comune, nel corso dell’esercizio, non eccedono i limiti della quota del quinto della retribuzione in godimento del segretario. Le somme destinate al pagamento dell’emolumento in parola devono intendersi al lordo di tutti gli oneri accessori connessi all’erogazione, ivi compresi quelli a carico degli enti". Infatti, la Sezione delle Autonomie, con la citata deliberazione, alla quale le Sezioni regionali sono tenute a conformarsi, ha condiviso l’orientamento più rigoroso espresso dalla Sezione regionale di controllo per il Lazio che ha ritenuto che il richiamo della disposizione normativa di cui al comma 2 bis dell’art. 10 del D. L. n. 90/2014 ai "segretari che non hanno qualifica dirigenziale" è da intendersi in senso atecnico posto che ai segretari comunali e provinciali non è attribuita la qualifica dirigenziale ma per alcune categorie il trattamento stipendiale è equiparato a quello spettante ai dirigenti ed ha sottolineato, alla luce dell’art. 32 del CCNL 2011, che la norma si riferirebbe ai segretari comunali appartenenti alla fascia C il cui trattamento tabellare stipendiale non è equiparato a quello del personale dirigenziale concludendo, quindi, che i diritti di rogito non possano riconoscersi ai segretari che godano di equiparazione alla dirigenza sia essa assicurata dall’appartenenza alle fasce A e B sia essa un effetto del galleggiamento in ipotesi di titolarità in enti privi di dipendenti con qualifica dirigenziale (Sezione regionale di controllo per il Lazio, deliberazione n. 21/2015/PAR). Tale interpretazione, secondo la Sezione delle Autonomie, si coniuga con la tendenza legislativa a ricondurre entro ristretti limiti le fattispecie che importino deroghe, o comunque temperamenti, al fondamentale principio di omnicomprensività della retribuzione. Con la su richiamata deliberazione n. 21/SEZAUT/2015/QMIG, la Sezione delle Autonomie ha, inoltre, rilevato che da un’interpretazione rigorosamente incentrata sul dato testuale della norma non possa desumersi l’attribuzione in favore degli enti interessati della possibilità di determinare la quota del provento da erogare mediante un’autonoma regolamentazione evidenziando che i proventi in esame sono attribuiti integralmente al segretario comunale laddove gli importi riscossi dai Comune, nel corso dell’esercizio, non eccedano i limiti della quota del quinto della retribuzione in godimento del segretario. Tale conclusione, secondo la prospettazione operata dalla Sezione delle Autonomie, appare coerente con la ratio sottesa alle disposizioni che hanno modificato la disciplina dei diritti di rogito attribuendo l’integralità del gettito all’ente locale nonché all’ipotesi derogatoria prevista dal comma 2 bis dalla cui applicazione non possono derivare maggiori spese per l’ente.

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Il Sindaco del Comune di Capurso ha chiesto il parere alla Corte dei Conti al fine di pervenire ad una corretta interpretazione delle disposizioni introdotte dall’art. 10, comma 2 bis, del D. L. 24/06/2014 n. 90 convertito con modificazioni dalla L. 11/08/2014 n. 114 in materia di diritti di rogito ... Continua a leggere

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mercoledì 22 luglio 2015 09:49

Diritti di rogito: il parere della Corte dei Conti sulla ripartizione dell'introito tra più segretari comunali succedutesi nello stesso anno

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna n. 52 del 13.7.2015

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Il Sindaco di Elmas ha chiesto parere domandando come "andrà ripartito l’introito annuale proveniente dai cc.dd. diritti di rogito nel caso in cui, durante lo stesso anno, si siano succeduti presso l’Ufficio di Segreteria comunale due segretari ( il secondo in veste di supplente a scavalco) e il primo di essi risulti eventualmente avere già raggiunto il limite del quinto del suo stipendio in godimento di cui all’art. 10 comma 2-bis del D.L. n. 90/2014, convertito in legge 114/2014. Più specificamente, può il Comune denegare al secondo Segretario supplente ogni riparto ( pur non raggiungendo quest’ultimo il limite di cui sopra ) sul presupposto che il quinto dello stipendio in godimento non costituirebbe un limite soggettivo ma oggettivo per l’ente?". Il parere richiesto, concernente quindi l’applicazione da darsi alla disciplina introdotta dall’art. 10 del D.L. 24 giugno 2014 n. 90, convertito il legge 11 agosto 2014 n. 114, è oggettivamente ammissibile in quanto riguarda modalità di incremento e tutela delle entrate del bilancio del comune (a titolo di diritti di segreteria). La Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna n. 52 con parere del 13.7.2015 ha previsto che "La norma oggetto di quesito reca il titolo abrogazione dei diritti di rogito del segretario comunale e provinciale e abrogazione della ripartizione del provento annuale dei diritti di segreteria . A tal fine il cit. art. 10 comma 1 del D.L. 90/2014 dispone l’abrogazione dell’art. 41 comma 4 della legge n. 312/1980, il quale prevedeva l’obbligo di attribuire al segretario rogante una quota del provento spettante all’ente, a titolo di diritti di segreteria, pari al 75% e fino ad un massimo di un terzo dello stipendio in godimento ( da conteggiarsi nell’ambito del 90% di tale tipologia d’entrata, di spettanza dell’ente ai sensi dell’art. 30 comma 2 della legge 734/1973 come di seguito si esporrà). A fronte di tale abrogazione, la nuova disciplina di cui all’ art. 10 del D.L. 90/2014 comma 2 bis ammette l’attribuzione dei diritti di segreteria limitatamente agli enti privi di dipendenti con qualifica dirigenziale e comunque ai soli segretari comunali che non rivestono qualifica dirigenziale; detta disciplina prevede, quindi, che una quota del provento annuale dei diritti di segreteria sia attribuita al segretario comunale rogante ( non dirigente ) in misura non superiore ad un quinto dello stipendio in godimento. I presupposti così fissati dalla normativa per il riconoscimento dei diritti di rogito rendono manifesta la sua finalità, consistente nel determinare risparmi di spesa ovvero incremento di entrate disponibili per le amministrazioni locali ( in tali termini la relazione tecnica alla legge, legislatura 17°- dossier n. 57, senato.it ) . Tale finalità risulta confermata anche per effetto della modifica apportata dallo stesso art. 10 comma 2 D.L. 90/2014 all’art. 30 comma 2 della legge 734/1973, secondo cui ora si prevede che il provento annuale dei diritti di segreteria è attribuito integralmente al comune o alla provincia ( mentre tale provento era già devoluto all’ente locale solo per il 90% e per il restante 10% al Ministero dell’interno ). Con riguardo alla nuova disciplina sulla materia dei diritti di rogito recentemente è intervenuta la delibera n. 21/SEZAUT/2015/QMIG del 24 giugno 2015, attraverso la quale la Sezione delle autonomie, chiarito che i diritti di rogito competono ai soli segretari di fascia C, precisa che le somme destinate al pagamento dell’emolumento in questione devono intendersi al lordo di tutti gli oneri accessori connessi all’erogazione, ivi compresi quelli a carico dell’ente. Nel merito del quesito sollevato dal Comune di Elmas va precisato che la quota dei proventi già riconosciuta ai segretari ( diritti di rogito ) ai sensi dell’abrogato art. 41 comma 4 della legge 312/1980, era stataunivocamente intesa come importo massimo teorico annuale consentito a carico del bilancio dell’ente, indipendentemente dal numero dei soggetti beneficiari, cioè delle diverse vicende sostitutorie intervenute nello svolgimento dell’attività rogante (v. sez. controllo Toscana n. 170/2013 ). Negli stessi termini si rinvengono atti d’indirizzo ministeriali. "…In conclusione, l’amministrazione deve sapere fin dall’inizio dell’esercizio quale potrà essere l’onere finanziario da sopportare per compensare l’esercizio dell’attività di rogito e tale risultato è raggiungibile solo attraverso la fissazione di un unico plafond di riferimento, indipendentemente dal numero dei soggetti che si succedono nell’attività medesima" ( circolare Ministero economia e finanze n. 0042171 del 7 aprile 2008 ). In ordine, inoltre, alle concrete modalità di corresponsione dei diritti di rogito, era stato individuato il metodo dell’accantonamento delle risorse disponibili e della proporzionale liquidazione a consuntivo, a seconda della misura di partecipazione all’attività rogatoria da parte di ciascun beneficiario. Concludendo, va ribadito che negli enti con personale dirigenziale non si configura alcun obbligo di attribuzione in favore dei segretari comunali roganti dei diritti di rogito (diritti di segreteria ). Tale fattispecie si configura solo in presenza delle condizioni contemplate dalla norma in esame, ovvero può darsi luogo all’attribuzione di una quota dei diritti di segreteria solo negli enti sprovvisti di dipendenti con qualifica dirigenzialee, quindi, anche ai segretari comunali privi della qualifica dirigenziale. In sostanza l’ente non dispone sulla materia di libertà di determinazione, dovendosi perseguire scelte gestionali sempre rivolte a tutelare l’incremento delle entrate in questione e a non depauperarle. A tale scopo risultano dettate le norme esaminate, le quali prevedono da un lato l’integrale devoluzione in favore dell’ente locale della presente tipologia dientrate, dall’altro la piena conservazione delle entrate stesse con eccezione dei casi in cui l’ente non disponga di figure dirigenziali, in tal caso consentendo l’attribuzione di quote di tali diritti a chi svolga funzioni di segretario rogante. Rispondendo al quesito si precisa che la normativa pone, tuttavia, un limite massimo annuale a tale onere a carico del bilancio dell’ente,secondo quanto testualmente recita l’art. 10 comma 2 bis del D.L. 90/2014 ( "…una quota del provento annuale spettante al comune….." ),in quanto la quota del provento da attribuirsi per ciascun anno non può essere complessivamente superiore ad un quinto dello stipendio in godimento del segretario rogante, e ciò indipendentemente dalle eventuali vicende sostitutorie intervenute. In sede applicativa, pertanto, la quota di diritti da riconoscersi al singolo segretario rogante deve essere calcolata in relazione all’attività svoltanell’anno, e quindi la ripartizione della quantificazione tra i beneficiari dovrà fare riferimento ai periodi della rispettiva partecipazione all’attività rogante ( v. anche sez. controllo Lazio n. 21/2015 ).".

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Il Sindaco di Elmas ha chiesto parere domandando come "andrà ripartito l’introito annuale proveniente dai cc.dd. diritti di rogito nel caso in cui, durante lo stesso anno, si siano succeduti presso l’Ufficio di Segreteria comunale due segretari ( il secondo in veste di supplente a scavalco) e il p ... Continua a leggere

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