News 25 Maggio 2016 - Area Amministrativa


NORMATIVA

Unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze: in G.U. la legge n. 76/2016

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Entra in vigore il 5 giugno 2016 la legge 20 maggio 2016 n. 76 - pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 118 del 21.5.2016 - recante "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze". La legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle convivenze di fatto. In particolare viene precisato che due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile che, alla presenza di due testimoni, provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell'archivio dello stato civile. Sono cause impeditive per la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso: a) la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un'unione civile tra persone dello stesso sesso; b) l'interdizione di una delle parti per infermita' di mente; se l'istanza d'interdizione e' soltanto promossa, il pubblico ministero puo' chiedere che si sospenda la costituzione dell'unione civile; in tal caso il procedimento non puo' aver luogo finche' la sentenza che ha pronunziato sull'istanza non sia passata in giudicato; c) la sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all'articolo 87, primo comma, del codice civile; non possono altresi' contrarre unione civile tra persone dello stesso sesso lo zio e il nipote e la zia e la nipote; si applicano le disposizioni di cui al medesimo articolo 87; d) la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte; se e' stato disposto soltanto rinvio a giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura cautelare la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso e' sospesa sino a quando non e' pronunziata sentenza di proscioglimento. Per continuare nella lettura scarica la legge.

 
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Entra in vigore il 5 giugno 2016 la legge 20 maggio 2016 n. 76 - pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 118 del 21.5.2016 - recante "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze". La legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso qu ... Continua a leggere

 

Praticanti avvocati: dal 3 giugno nuove regole

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 116 del 19.5.2016 il decreto 17 marzo 2016, n. 70 del Ministero della Giustizia recante "Regolamento recante la disciplina per lo svolgimento del tirocinio per l'accesso alla professione forense ai sensi dell'articolo 41, comma 13, della legge 31 dicembre 2012, n. 247". Il regolamento entra in vigore il 03/06/2016. Per approfondire Scarica il decreto.

 
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Incentivi al passaggio al lavoro part-time in prossimita' del pensionamento di vecchiaia: in Gazzetta Ufficiale il decreto

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18.5.2016 il decreto Ministero del Lavoro 7 aprile 2016 recante "Incentivi al passaggio al lavoro part-time in prossimita' del pensionamento di vecchiaia, ai sensi dell'art. 1, comma 284, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilita' 2016)". Per maggiori informazioni scarica il decreto.

 
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GIURISPRUDENZA

Concorsi: l’onere del partecipante di impugnare entro il termine decadenziale di legge le clausole del bando che definendo i requisiti soggettivi di partecipazione la impediscano nei suoi confronti

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Per consolidata giurisprudenza (cfr., ex plurimis, Ad. plen., 25 febbraio 2014, n. 9, 27 gennaio 2003, n. 1, 4 dicembre 1998, n. 1; Sez. IV, 12 marzo 2007, n. 1218; Sez. V, 8 giugno 2015, n. 2806, 18 marzo 2014, n. 2710, 4 marzo 2008, n. 862) sul partecipante ad una procedura competitiva - sia essadi affidamento di un appalto o, come nel caso di specie, di concorso per l’assunzione di un pubblico impiego - grava l’onere di impugnare entro il termine decadenziale di legge le clausole del bando che definendo i requisiti soggettivi di partecipazione la impediscano nei suoi confronti.

 
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Per consolidata giurisprudenza (cfr., ex plurimis, Ad. plen., 25 febbraio 2014, n. 9, 27 gennaio 2003, n. 1, 4 dicembre 1998, n. 1; Sez. IV, 12 marzo 2007, n. 1218; Sez. V, 8 giugno 2015, n. 2806, 18 marzo 2014, n. 2710, 4 marzo 2008, n. 862) sul partecipante ad una procedura competitiva - sia essa ... Continua a leggere

 

Contenzioso elettorale: i segni di riconoscimento nella compilazione della scheda

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Per consolidata giurisprudenza possono essere ritenuti segni di riconoscimento quelli eccedenti il modo normale esprimere la volontà elettorale, e dunque una particolare anomalia nella compilazione della scheda non semplicemente riducibile e non spiegabile in base alla fisiologica incertezza o svista occorse nell’indicare un determinato simbolo, nell’apporre il crocesegno o nell’indicare il nominativo del candidato suffragato (ex multis: Cons. Stato,Sez. V, 25 gennaio 2016, n. 245, 18 gennaio 2016, n. 142, 7 luglio 2015, n. 3368, 15 giugno 2015, n. 2934, 17 marzo 2015, n. 1376, 9 settembre 2013, n. 4474). (....)Per giurisprudenza incontrastata in materia di elezioni nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti (sentenze 18 gennaio 2006, n. 109 e 18 novembre 2011, n. 6070 e da ultimo nella sentenza 13 aprile 2016, n. 1477), secondo cui l’invalida espressione del voto di preferenza a un candidato alla carica di consigliere non invalida automaticamente quello espresso nei confronti del candidato sindaco collegato alla lista di cui fa parte il primo. In particolare, l’indirizzo giurisprudenziale richiamato si fonda sul citato art. 71, comma 5, t.u.e.l., il quale scinde chiaramente il suffragio al sindaco dal voto di preferenza al candidato consigliere della lista presentatasi in appoggio al primo: «Ciascun elettore ha diritto di votare per un candidato alla carica di sindaco, segnando il relativo contrassegno. Può altresì esprimere un voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale compreso nella lista collegata al candidato alla carica di sindaco prescelto, scrivendone il cognome nella apposita riga stampata sotto il medesimo contrassegno»; nonché sul principio generale del favor voti, in virtù del quale gli effetti dell’invalidità conseguenti all’indeterminabile manifestazione di volontà elettorale non possono propagarsi ad espressioni ulteriori ed autonome.

 
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Il giudicato si forma in relazione ai motivi di impugnazione e non anche alle affermazioni ulteriori contenute nella sentenza

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Secondo il costante orientamento del Consiglio di Stato il giudicato si forma in relazione ai motivi di impugnazione e non anche alle affermazioni ulteriori contenute nella sentenza non strettamente necessarie a dirimere la lite nei limiti delle domande proposte (da ultimo in questo senso: Sez. V,30 ottobre 2015, n. 4972; in termini analoghi: Sez. IV, 11 settembre 2001, n. 4744; Sez. V, 11 febbraio 2016, n. 610; Sez. VI, 19 gennaio 2012, n. 206, 2 maggio 2012, n. 2517; Cass. Civ., Sez. II, 31 agosto 2005, n. 17568, 8 febbraio 2012, n. 1815). In base all’indirizzo giurisprudenziale richiamato ogni argomentazione eccedente la necessità logico-giuridica della decisione è invece qualificabile come obiter dictum insuscettibile di divenire giudicato in senso sostanziale.

 
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Apicoltori: il potere di intervento del Sindaco con ordinanze contingibili ed urgenti

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Il Consiglio di Stato nella sentenza del 19.5.2016 n. 2090 ha affermato che "non può essere condivisa la tesi dell’appellante secondo cui il rispetto da parte del proprietario apicoltore delle previsioni di cui all’articolo 896-bis cod. civ. (per come introdotto ad opera dell’articolo 8 della l. 24dicembre 2004, n. 313) impedirebbe di fatto l’esercizio da parte del Sindaco dei poteri di ordinanza di cui al comma 4 dell’articolo 54 del TUEL al ricorrere dei relativi presupposti. Si può convenire con l’appellante che l’esercizio dell’apicoltura secondo le modalità, le prescrizioni e le cautele contemplate dal richiamato articolo 896-bis rappresenti una facoltà rientrante nel contenuto naturale del suo diritto di proprietà. Si può altresì convenire con l’appellante che la richiamata disposizione codicistica risulti tributaria di un orientamento legislativo volto a riguardare l’apicoltura come attività di interesse nazionale e a consentirne quindi generaliter l’esercizio previa l’adozione di alcune (peraltro poche) cautele. Non può invece essere condiviso l’argomento secondo cui il rispetto delle richiamate cautele rappresenterebbe ex se la condizione ad un tempo necessaria e sufficiente per consentire in modo incondizionato l’esercizio dell’attività di apicoltura, pure al ricorrere delle eccezionali condizioni che legittimano l’esercizio del potere sindacale di ordinanza di cui al più volte richiamato articolo 54 del TUEL. Al contrario, se è vero che l’articolo 896-bis rappresenta il punto di equilibrio in ambito civilistico fra le esigenze del proprietario apicoltore e quelle dei proprietari confinanti, è altresì vero che il rispetto delle prescrizioni codicistiche per l’esercizio della richiamata attività non esaurisce e non elide la possibilità che l’esercizio di tale attività (pur legittimo de iure civili) possa rilevare nondimeno ai fini dell’attivazione dei poteri di ordinanza extra ordinem di cui al più volte richiamato articolo 54. Sotto tale aspetto il ricorso in appello non può quindi essere condiviso. Al contrario, il ricorso in epigrafe è meritevole di accoglimento per la parte in cui il ricorrente ha rilevato la mancata allegazione da parte del Comune delle specifiche ed eccezionali circostanze che, sole, possono legittimare l’esercizio del più volte richiamato potere di ordinanza. Come è noto, il comma 5 dell’articolo 54 del TUEL stabilisce che "il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, [anche] contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana (…)". La giurisprudenza di questo Consiglio ha solitamente interpretato in modo piuttosto restrittivo i presupposti e le condizioni che legittimano l’esercizio del richiamato potere di ordinanza, avente carattere sostanzialmente extra ordinem. E’ stato affermato al riguardo che il richiamato potere può essere attivato solamente quando si tratti di affrontare situazioni di carattere eccezionale e impreviste, costituenti concreta minaccia per la pubblica incolumità, per le quali sia impossibile utilizzare i normali mezzi apprestati dall'ordinamento giuridico: tali requisiti non ricorrono di conseguenza, quando le pubbliche amministrazioni possono adottare i rimedi di carattere ordinario (in tal senso: Cons. Stato, VI, 13 giugno 2012, n. 3490). E’ stato altresì chiarito che il carattere eccezionale del richiamato potere comporta che il suo esercizio resti relegato alle sole ipotesi in cui risulta impossibile utilizzare i normali mezzi apprestati dall'ordinamento giuridico: si tratta di un’ipotesi che non ricorre , di conseguenza, quando le pubbliche amministrazioni possono fronteggiare le medesime situazioni adottando i rimedi di carattere ordinario (in tal senso: Cons. Stato, V, 20 febbraio 2012, n. 904). Ebbene, riconducendo i principi appena richiamati alle peculiarità del caso in esame, risulta che il Comune appellato non abbia dimostrato nel caso in esame il ricorrere dei presupposti che legittimano il ricorso al potere di ordinanza di cui al comma 4 dell’articolo 54 del TUEL.

 
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Il Consiglio di Stato nella sentenza del 19.5.2016 n. 2090 ha affermato che "non può essere condivisa la tesi dell’appellante secondo cui il rispetto da parte del proprietario apicoltore delle previsioni di cui all’articolo 896-bis cod. civ. (per come introdotto ad opera dell’articolo 8 della l. 24 ... Continua a leggere

 

Elezioni: la regolarità delle firme dell'accettazione delle candidature

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La controversia giunta all'attenzione della Terza Sezione del Consiglio di Stato riguarda l’ammissione alla competizione elettorale di tre candidati, e in particolare la regolarità dell’autenticazione delle firme dell’accettazione della candidatura; Le suddette autenticazioni non indicano in alcunmodo come sia stato identificato il firmatario. Il Consiglio di Stato con sentenza breve n. 2104 del 19.5.2016 ha ritenuto che "tali atti non risultano idonei a comprovare il corretto svolgimento della procedura di identificazione dei soggetti sottoscrittori; Rilevato che la terza autenticazione indica genericamente che il firmatario è stato identificato mediante la presentazione di carta di identità, della quale, peraltro, non vengono chiariti il comune che l’ha rilasciata, gli estremi e la data di scadenza; Ritenuto che l’atto, per avere la necessaria fede privilegiata, deve contenere tutti gli elementi necessari, per cui non è ammissibile una sua integrazione mediante richiamo ad altri documenti; Ritenuto che il suddetto principio si attaglia con particolare evidenza al caso che ora occupa, nel quale l’integrazione dei documenti di cui si tratta consiste in una dichiarazione redatta dal funzionario che ha provveduto all’autentica delle firme in data successiva alla chiusura del procedimento di presentazione delle liste, in tal modo confermando l’incompletezza della stessa autenticazione; Rilevato, inoltre, che il contenuto della suddetta dichiarazione è contraddittorio con quanto attestato nella terza autenticazione, in quanto si afferma che l’identificazione del firmatario è avvenuta per conoscenza personale anziché mediante l’esibizione di carta di identità". Per approfondire scarica la sentenza.

 
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La controversia giunta all'attenzione della Terza Sezione del Consiglio di Stato riguarda l’ammissione alla competizione elettorale di tre candidati, e in particolare la regolarità dell’autenticazione delle firme dell’accettazione della candidatura; Le suddette autenticazioni non indicano in alcun ... Continua a leggere

 

Valutazione dell'alunno per l'ammissione all'esame di Stato: l'eccezione di mancanza di serenità dell’insegnante

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Ai sensi dell’art. 6 del d.P.R. n. 122 del 2009 ( recante il Regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni) gli alunni che non ottengono nello scrutinio finale almeno sei decimi in ciascuna disciplina non possono essere ammessi all’esame di Stato. L’alunna non è stata ammessa all’esame di Stato in ragione delle gravi insufficienze in matematica e fisica ( in tali discipline la candidata ha riportato rispettivamente le votazioni tre e quattro). La verificazione disposta in primo grado ha consentito di acclarare che il giudizio molto negativo nelle due materie è conseguente a numerose verifiche ( tutte negative) riguardo alla preparazione della candidata, che ha riportato fin dal primo quadrimestre una serie di voti negativi sia negli elaborati scritti che nelle prove orali. A fronte di tali obiettive emergenze, il Collegio è del parere che il giudizio tecnico discrezionale espresso dapprima dall’insegnante e poi dal Consiglio di classe non esibiscano profili di irragionevolezza o di illogicità suscettibili di rilevare nel presente giudizio di legittimità. In particolare, ad inficiare la legittimità di quei giudizi non appare sufficiente evocare il tema ( non nuovo in simili circostanze) del pregiudizio o comunque della mancanza di serenità dell’insegnante nel valutare l’alunna.. A parte l’insussistenza di prove significative al riguardo, non si comprendono le ragioni per le quali: - di tale ipotizzato sviamento dal corretto approccio valutativo sia stata vittima la sola ricorrente; - anche l’intero Consiglio di classe sarebbe stato coinvolto nell’elaborazione di un giudizio gravemente inficiato da mancanza di serenità; - non sarebbero state svolti durante l’anno scolastico, da parte degli stessi genitori dell’alunna, di costei o di altri soggetti interessati, rilievi o rimostranze presso la dirigenza scolastica riguardo al comportamento dell’insegnante di matematica e fisica, capaci di rimediare in tempo utile all’ipotizzato inconveniente. Da ultimo, il Collegio non condivide il rilievo dell’originaria ricorrente secondo cui si sarebbe dovuto tener conto, in sede di giudizio espresso dal Consiglio di classe, del profilo curriculare della candidata dimostrato nell’intero percorso scolastico, e tanto tenuto conto del carattere in ogni caso ostativo dalla citata disposizione regolamentare, nella parte in cui la stessa intende ragionevolmente assicurare l’ammissione all’esame di Stato soltanto dei candidati che abbiano raggiunto una preparazione minima in ciascuna delle materie curriculari ( senza possibilità, pertanto, di operare sommarie e non previste "compensazioni" tra distinte materie). Per continuare nella lettura scarica la sentenza.

 
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Revocazione: l'errore di fatto

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L'errore di fatto idoneo a fondare la domanda di revocazione, ai sensi del combinato disposto degli artt. 106 c.p.a. e 395 n. 4, c.p.c., deve rispondere a tre requisiti: a) derivare da una pura e semplice errata od omessa percezione del contenuto meramente materiale degli atti del giudizio, la quale abbia indotto l'organo giudicante a decidere sulla base di un falso presupposto di fatto, ritenendo così esistente un fatto documentalmente escluso ovvero inesistente un fatto documentalmente provato; b) attenere ad un punto non controverso e sul quale la decisione non abbia espressamente motivato; c) essere stato un elemento decisivo della decisione da revocare, necessitando perciò un rapporto di causalità tra l'erronea presupposizione e la pronuncia stessa ( cfr., da ultimo, Cons. Stato, Sez. IV, 14/5/2015, n. 2431 e 26 agosto 2015, n. 3993). L'errore deve, inoltre, apparire con immediatezza ed essere di semplice rilevabilità, senza necessità di argomentazioni induttive o indagini ermeneutiche (Cons. St., sez. IV, 13 dicembre 2013, n. 6006).Pertanto, mentre l'errore di fatto revocatorio è configurabile nell'attività preliminare del giudice di lettura e percezione degli atti acquisiti al processo quanto alla loro esistenza ed al loro significato letterale - senza coinvolgere la successiva attività d'interpretazione e di valutazione del contenuto delle domande e delle eccezioni ai fini della formazione del convincimento, così che rientrano nella nozione dell'errore di fatto di cui all'art. 395, n. 4, c.p.c. i casi in cui il giudice, per svista sulla percezione delle risultanze materiali del processo, sia incorso in omissione di pronunzia o abbia esteso la decisione a domande o ad eccezioni non rinvenibili negli atti del processo ( Cons. Stato, Sez. III, 24/5/2012, n. 3053 ) - esso, invece, non ricorre nell'ipotesi di erroneo, inesatto od incompleto apprezzamento delle risultanze processuali o di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio, ovvero quando la questione controversa sia stata risolta sulla base di specifici canoni ermeneutici o sulla base di un esame critico della documentazione acquisita, tutte ipotesi queste che danno luogo semmai ad un ipotetico errore di giudizio, non censurabile mediante la revocazione, la quale altrimenti si trasformerebbe in un ulteriore grado del giudizio, non previsto dall'ordinamento ( Cons. Stato, Sez. III, 8/10/2012, n. 5212; Sez. IV, 28/10/2013, n. 5187; Sez. V, 11/6/2013, n. 3210; Sez. VI, 2/2/2012, n. 587; Cass. Civ., Sez. I, 23/1/2012, n. 836; Sez. II, 31/3/2011, n. 7488 ).

 
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Preavviso di rigetto: non è necessaria la confutazione analitica delle argomentazioni svolte dalla parte privata

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La Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 13.5.2016 n. 1933 ha affermato che " l’onere di cui all’art. 10 bis della legge n. 241 non comporta la necessaria confutazione analitica di tutti i rilievi che sono stati sollevati dalla parte interessata essendo sufficiente che il provvedimento finale adottato dall’Amministrazione dia conto, nella sua motivazione, delle ragioni che giustificano l’atto, anche alla luce delle osservazioni presentate dalla parte, come è avvenuto nella fattispecie in cui le ragioni del diniego sono state ampiamente esposte nel parere della Commissione comunale per il paesaggio, condiviso dalla locale Soprintendenza. Anche di recente questa Sezione ha, in proposito, affermato che l’onere di cui all’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990 non comporta la puntuale confutazione analitica delle argomentazioni svolte dalla parte privata. Infatti, per giustificare il provvedimento conclusivo adottato è sufficiente la motivazione complessivamente e logicamente resa a sostegno dell’atto stesso, alla luce delle risultanze acquisite (Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 5622 del 10 dicembre 2015)".

 
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