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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Preavviso di rigetto: non è necessaria la confutazione analitica delle argomentazioni svolte dalla parte privata

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 13.5.2016 n. 1933

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La Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 13.5.2016 n. 1933 ha affermato che " l’onere di cui all’art. 10 bis della legge n. 241 non comporta la necessaria confutazione analitica di tutti i rilievi che sono stati sollevati dalla parte interessata essendo sufficiente che il provvedimento finale adottato dall’Amministrazione dia conto, nella sua motivazione, delle ragioni che giustificano l’atto, anche alla luce delle osservazioni presentate dalla parte, come è avvenuto nella fattispecie in cui le ragioni del diniego sono state ampiamente esposte nel parere della Commissione comunale per il paesaggio, condiviso dalla locale Soprintendenza. Anche di recente questa Sezione ha, in proposito, affermato che l’onere di cui all’art. 10 bis della legge n. 241 del 1990 non comporta la puntuale confutazione analitica delle argomentazioni svolte dalla parte privata. Infatti, per giustificare il provvedimento conclusivo adottato è sufficiente la motivazione complessivamente e logicamente resa a sostegno dell’atto stesso, alla luce delle risultanze acquisite (Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 5622 del 10 dicembre 2015)".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 13.5.2016 n. 1933

 
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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Revocazione: l'errore di fatto

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 13.5.2016 n. 1938

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L'errore di fatto idoneo a fondare la domanda di revocazione, ai sensi del combinato disposto degli artt. 106 c.p.a. e 395 n. 4, c.p.c., deve rispondere a tre requisiti: a) derivare da una pura e semplice errata od omessa percezione del contenuto meramente materiale degli atti del giudizio, la quale abbia indotto l'organo giudicante a decidere sulla base di un falso presupposto di fatto, ritenendo così esistente un fatto documentalmente escluso ovvero inesistente un fatto documentalmente provato; b) attenere ad un punto non controverso e sul quale la decisione non abbia espressamente motivato; c) essere stato un elemento decisivo della decisione da revocare, necessitando perciò un rapporto di causalità tra l'erronea presupposizione e la pronuncia stessa ( cfr., da ultimo, Cons. Stato, Sez. IV, 14/5/2015, n. 2431 e 26 agosto 2015, n. 3993). L'errore deve, inoltre, apparire con immediatezza ed essere di semplice rilevabilità, senza necessità di argomentazioni induttive o indagini ermeneutiche (Cons. St., sez. IV, 13 dicembre 2013, n. 6006).Pertanto, mentre l'errore di fatto revocatorio è configurabile nell'attività preliminare del giudice di lettura e percezione degli atti acquisiti al processo quanto alla loro esistenza ed al loro significato letterale - senza coinvolgere la successiva attività d'interpretazione e di valutazione del contenuto delle domande e delle eccezioni ai fini della formazione del convincimento, così che rientrano nella nozione dell'errore di fatto di cui all'art. 395, n. 4, c.p.c. i casi in cui il giudice, per svista sulla percezione delle risultanze materiali del processo, sia incorso in omissione di pronunzia o abbia esteso la decisione a domande o ad eccezioni non rinvenibili negli atti del processo ( Cons. Stato, Sez. III, 24/5/2012, n. 3053 ) - esso, invece, non ricorre nell'ipotesi di erroneo, inesatto od incompleto apprezzamento delle risultanze processuali o di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio, ovvero quando la questione controversa sia stata risolta sulla base di specifici canoni ermeneutici o sulla base di un esame critico della documentazione acquisita, tutte ipotesi queste che danno luogo semmai ad un ipotetico errore di giudizio, non censurabile mediante la revocazione, la quale altrimenti si trasformerebbe in un ulteriore grado del giudizio, non previsto dall'ordinamento ( Cons. Stato, Sez. III, 8/10/2012, n. 5212; Sez. IV, 28/10/2013, n. 5187; Sez. V, 11/6/2013, n. 3210; Sez. VI, 2/2/2012, n. 587; Cass. Civ., Sez. I, 23/1/2012, n. 836; Sez. II, 31/3/2011, n. 7488 ).

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L'errore di fatto idoneo a fondare la domanda di revocazione, ai sensi del combinato disposto degli artt. 106 c.p.a. e 395 n. 4, c.p.c., deve rispondere a tre requisiti: a) derivare da una pura e semplice errata od omessa percezione del contenuto meramente materiale degli atti del giudizio, la qual ... Continua a leggere

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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Valutazione dell'alunno per l'ammissione all'esame di Stato: l'eccezione di mancanza di serenità dell’insegnante

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 13.5.2016 n. 1944

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Ai sensi dell’art. 6 del d.P.R. n. 122 del 2009 ( recante il Regolamento per il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni) gli alunni che non ottengono nello scrutinio finale almeno sei decimi in ciascuna disciplina non possono essere ammessi all’esame di Stato. L’alunna non è stata ammessa all’esame di Stato in ragione delle gravi insufficienze in matematica e fisica ( in tali discipline la candidata ha riportato rispettivamente le votazioni tre e quattro). La verificazione disposta in primo grado ha consentito di acclarare che il giudizio molto negativo nelle due materie è conseguente a numerose verifiche ( tutte negative) riguardo alla preparazione della candidata, che ha riportato fin dal primo quadrimestre una serie di voti negativi sia negli elaborati scritti che nelle prove orali. A fronte di tali obiettive emergenze, il Collegio è del parere che il giudizio tecnico discrezionale espresso dapprima dall’insegnante e poi dal Consiglio di classe non esibiscano profili di irragionevolezza o di illogicità suscettibili di rilevare nel presente giudizio di legittimità. In particolare, ad inficiare la legittimità di quei giudizi non appare sufficiente evocare il tema ( non nuovo in simili circostanze) del pregiudizio o comunque della mancanza di serenità dell’insegnante nel valutare l’alunna.. A parte l’insussistenza di prove significative al riguardo, non si comprendono le ragioni per le quali: - di tale ipotizzato sviamento dal corretto approccio valutativo sia stata vittima la sola ricorrente; - anche l’intero Consiglio di classe sarebbe stato coinvolto nell’elaborazione di un giudizio gravemente inficiato da mancanza di serenità; - non sarebbero state svolti durante l’anno scolastico, da parte degli stessi genitori dell’alunna, di costei o di altri soggetti interessati, rilievi o rimostranze presso la dirigenza scolastica riguardo al comportamento dell’insegnante di matematica e fisica, capaci di rimediare in tempo utile all’ipotizzato inconveniente. Da ultimo, il Collegio non condivide il rilievo dell’originaria ricorrente secondo cui si sarebbe dovuto tener conto, in sede di giudizio espresso dal Consiglio di classe, del profilo curriculare della candidata dimostrato nell’intero percorso scolastico, e tanto tenuto conto del carattere in ogni caso ostativo dalla citata disposizione regolamentare, nella parte in cui la stessa intende ragionevolmente assicurare l’ammissione all’esame di Stato soltanto dei candidati che abbiano raggiunto una preparazione minima in ciascuna delle materie curriculari ( senza possibilità, pertanto, di operare sommarie e non previste "compensazioni" tra distinte materie). Per continuare nella lettura scarica la sentenza.

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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Elezioni: la regolarità delle firme dell'accettazione delle candidature

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 19.5.2016 n. 2104

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La controversia giunta all'attenzione della Terza Sezione del Consiglio di Stato riguarda l’ammissione alla competizione elettorale di tre candidati, e in particolare la regolarità dell’autenticazione delle firme dell’accettazione della candidatura; Le suddette autenticazioni non indicano in alcun modo come sia stato identificato il firmatario. Il Consiglio di Stato con sentenza breve n. 2104 del 19.5.2016 ha ritenuto che "tali atti non risultano idonei a comprovare il corretto svolgimento della procedura di identificazione dei soggetti sottoscrittori; Rilevato che la terza autenticazione indica genericamente che il firmatario è stato identificato mediante la presentazione di carta di identità, della quale, peraltro, non vengono chiariti il comune che l’ha rilasciata, gli estremi e la data di scadenza; Ritenuto che l’atto, per avere la necessaria fede privilegiata, deve contenere tutti gli elementi necessari, per cui non è ammissibile una sua integrazione mediante richiamo ad altri documenti; Ritenuto che il suddetto principio si attaglia con particolare evidenza al caso che ora occupa, nel quale l’integrazione dei documenti di cui si tratta consiste in una dichiarazione redatta dal funzionario che ha provveduto all’autentica delle firme in data successiva alla chiusura del procedimento di presentazione delle liste, in tal modo confermando l’incompletezza della stessa autenticazione; Rilevato, inoltre, che il contenuto della suddetta dichiarazione è contraddittorio con quanto attestato nella terza autenticazione, in quanto si afferma che l’identificazione del firmatario è avvenuta per conoscenza personale anziché mediante l’esibizione di carta di identità". Per approfondire scarica la sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 19.5.2016 n. 2104

 
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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Apicoltori: il potere di intervento del Sindaco con ordinanze contingibili ed urgenti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 19.5.2016 n. 2090

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Il Consiglio di Stato nella sentenza del 19.5.2016 n. 2090 ha affermato che "non può essere condivisa la tesi dell’appellante secondo cui il rispetto da parte del proprietario apicoltore delle previsioni di cui all’articolo 896-bis cod. civ. (per come introdotto ad opera dell’articolo 8 della l. 24 dicembre 2004, n. 313) impedirebbe di fatto l’esercizio da parte del Sindaco dei poteri di ordinanza di cui al comma 4 dell’articolo 54 del TUEL al ricorrere dei relativi presupposti. Si può convenire con l’appellante che l’esercizio dell’apicoltura secondo le modalità, le prescrizioni e le cautele contemplate dal richiamato articolo 896-bis rappresenti una facoltà rientrante nel contenuto naturale del suo diritto di proprietà. Si può altresì convenire con l’appellante che la richiamata disposizione codicistica risulti tributaria di un orientamento legislativo volto a riguardare l’apicoltura come attività di interesse nazionale e a consentirne quindi generaliter l’esercizio previa l’adozione di alcune (peraltro poche) cautele. Non può invece essere condiviso l’argomento secondo cui il rispetto delle richiamate cautele rappresenterebbe ex se la condizione ad un tempo necessaria e sufficiente per consentire in modo incondizionato l’esercizio dell’attività di apicoltura, pure al ricorrere delle eccezionali condizioni che legittimano l’esercizio del potere sindacale di ordinanza di cui al più volte richiamato articolo 54 del TUEL. Al contrario, se è vero che l’articolo 896-bis rappresenta il punto di equilibrio in ambito civilistico fra le esigenze del proprietario apicoltore e quelle dei proprietari confinanti, è altresì vero che il rispetto delle prescrizioni codicistiche per l’esercizio della richiamata attività non esaurisce e non elide la possibilità che l’esercizio di tale attività (pur legittimo de iure civili) possa rilevare nondimeno ai fini dell’attivazione dei poteri di ordinanza extra ordinem di cui al più volte richiamato articolo 54. Sotto tale aspetto il ricorso in appello non può quindi essere condiviso. Al contrario, il ricorso in epigrafe è meritevole di accoglimento per la parte in cui il ricorrente ha rilevato la mancata allegazione da parte del Comune delle specifiche ed eccezionali circostanze che, sole, possono legittimare l’esercizio del più volte richiamato potere di ordinanza. Come è noto, il comma 5 dell’articolo 54 del TUEL stabilisce che "il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, [anche] contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell'ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità pubblica e la sicurezza urbana (…)". La giurisprudenza di questo Consiglio ha solitamente interpretato in modo piuttosto restrittivo i presupposti e le condizioni che legittimano l’esercizio del richiamato potere di ordinanza, avente carattere sostanzialmente extra ordinem. E’ stato affermato al riguardo che il richiamato potere può essere attivato solamente quando si tratti di affrontare situazioni di carattere eccezionale e impreviste, costituenti concreta minaccia per la pubblica incolumità, per le quali sia impossibile utilizzare i normali mezzi apprestati dall'ordinamento giuridico: tali requisiti non ricorrono di conseguenza, quando le pubbliche amministrazioni possono adottare i rimedi di carattere ordinario (in tal senso: Cons. Stato, VI, 13 giugno 2012, n. 3490). E’ stato altresì chiarito che il carattere eccezionale del richiamato potere comporta che il suo esercizio resti relegato alle sole ipotesi in cui risulta impossibile utilizzare i normali mezzi apprestati dall'ordinamento giuridico: si tratta di un’ipotesi che non ricorre , di conseguenza, quando le pubbliche amministrazioni possono fronteggiare le medesime situazioni adottando i rimedi di carattere ordinario (in tal senso: Cons. Stato, V, 20 febbraio 2012, n. 904). Ebbene, riconducendo i principi appena richiamati alle peculiarità del caso in esame, risulta che il Comune appellato non abbia dimostrato nel caso in esame il ricorrere dei presupposti che legittimano il ricorso al potere di ordinanza di cui al comma 4 dell’articolo 54 del TUEL.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 19.5.2016 n. 2090

 
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Il Consiglio di Stato nella sentenza del 19.5.2016 n. 2090 ha affermato che "non può essere condivisa la tesi dell’appellante secondo cui il rispetto da parte del proprietario apicoltore delle previsioni di cui all’articolo 896-bis cod. civ. (per come introdotto ad opera dell’articolo 8 della l. 24 ... Continua a leggere

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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Il giudicato si forma in relazione ai motivi di impugnazione e non anche alle affermazioni ulteriori contenute nella sentenza

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 19.5.2016 n. 2091

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Secondo il costante orientamento del Consiglio di Stato il giudicato si forma in relazione ai motivi di impugnazione e non anche alle affermazioni ulteriori contenute nella sentenza non strettamente necessarie a dirimere la lite nei limiti delle domande proposte (da ultimo in questo senso: Sez. V, 30 ottobre 2015, n. 4972; in termini analoghi: Sez. IV, 11 settembre 2001, n. 4744; Sez. V, 11 febbraio 2016, n. 610; Sez. VI, 19 gennaio 2012, n. 206, 2 maggio 2012, n. 2517; Cass. Civ., Sez. II, 31 agosto 2005, n. 17568, 8 febbraio 2012, n. 1815). In base all’indirizzo giurisprudenziale richiamato ogni argomentazione eccedente la necessità logico-giuridica della decisione è invece qualificabile come obiter dictum insuscettibile di divenire giudicato in senso sostanziale.

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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Contenzioso elettorale: i segni di riconoscimento nella compilazione della scheda

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 19.5.2016 n. 2087

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Per consolidata giurisprudenza possono essere ritenuti segni di riconoscimento quelli eccedenti il modo normale esprimere la volontà elettorale, e dunque una particolare anomalia nella compilazione della scheda non semplicemente riducibile e non spiegabile in base alla fisiologica incertezza o svista occorse nell’indicare un determinato simbolo, nell’apporre il crocesegno o nell’indicare il nominativo del candidato suffragato (ex multis: Cons. Stato,Sez. V, 25 gennaio 2016, n. 245, 18 gennaio 2016, n. 142, 7 luglio 2015, n. 3368, 15 giugno 2015, n. 2934, 17 marzo 2015, n. 1376, 9 settembre 2013, n. 4474). (....)Per giurisprudenza incontrastata in materia di elezioni nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti (sentenze 18 gennaio 2006, n. 109 e 18 novembre 2011, n. 6070 e da ultimo nella sentenza 13 aprile 2016, n. 1477), secondo cui l’invalida espressione del voto di preferenza a un candidato alla carica di consigliere non invalida automaticamente quello espresso nei confronti del candidato sindaco collegato alla lista di cui fa parte il primo. In particolare, l’indirizzo giurisprudenziale richiamato si fonda sul citato art. 71, comma 5, t.u.e.l., il quale scinde chiaramente il suffragio al sindaco dal voto di preferenza al candidato consigliere della lista presentatasi in appoggio al primo: «Ciascun elettore ha diritto di votare per un candidato alla carica di sindaco, segnando il relativo contrassegno. Può altresì esprimere un voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale compreso nella lista collegata al candidato alla carica di sindaco prescelto, scrivendone il cognome nella apposita riga stampata sotto il medesimo contrassegno»; nonché sul principio generale del favor voti, in virtù del quale gli effetti dell’invalidità conseguenti all’indeterminabile manifestazione di volontà elettorale non possono propagarsi ad espressioni ulteriori ed autonome.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 19.5.2016 n. 2087

 
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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Concorsi: l’onere del partecipante di impugnare entro il termine decadenziale di legge le clausole del bando che definendo i requisiti soggettivi di partecipazione la impediscano nei suoi confronti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 19.5.2016 n. 2081

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Per consolidata giurisprudenza (cfr., ex plurimis, Ad. plen., 25 febbraio 2014, n. 9, 27 gennaio 2003, n. 1, 4 dicembre 1998, n. 1; Sez. IV, 12 marzo 2007, n. 1218; Sez. V, 8 giugno 2015, n. 2806, 18 marzo 2014, n. 2710, 4 marzo 2008, n. 862) sul partecipante ad una procedura competitiva - sia essa di affidamento di un appalto o, come nel caso di specie, di concorso per l’assunzione di un pubblico impiego - grava l’onere di impugnare entro il termine decadenziale di legge le clausole del bando che definendo i requisiti soggettivi di partecipazione la impediscano nei suoi confronti.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 19.5.2016 n. 2081

 
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Per consolidata giurisprudenza (cfr., ex plurimis, Ad. plen., 25 febbraio 2014, n. 9, 27 gennaio 2003, n. 1, 4 dicembre 1998, n. 1; Sez. IV, 12 marzo 2007, n. 1218; Sez. V, 8 giugno 2015, n. 2806, 18 marzo 2014, n. 2710, 4 marzo 2008, n. 862) sul partecipante ad una procedura competitiva - sia essa ... Continua a leggere

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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Incentivi al passaggio al lavoro part-time in prossimita' del pensionamento di vecchiaia: in Gazzetta Ufficiale il decreto

segnalazione del decreto del Ministero del Lavoro pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18.5.2016

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18.5.2016 il decreto Ministero del Lavoro 7 aprile 2016 recante "Incentivi al passaggio al lavoro part-time in prossimita' del pensionamento di vecchiaia, ai sensi dell'art. 1, comma 284, della legge 28 dicembre 2015, n. 208 (legge di stabilita' 2016)". Per maggiori informazioni scarica il decreto.

segnalazione del decreto del Ministero del Lavoro pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 115 del 18.5.2016

 
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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Praticanti avvocati: dal 3 giugno nuove regole

segnalazione del decreto 17.3.2016 n. 70 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 116 del 19.5.2016

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 116 del 19.5.2016 il decreto 17 marzo 2016, n. 70 del Ministero della Giustizia recante "Regolamento recante la disciplina per lo svolgimento del tirocinio per l'accesso alla professione forense ai sensi dell'articolo 41, comma 13, della legge 31 dicembre 2012, n. 247". Il regolamento entra in vigore il 03/06/2016. Per approfondire Scarica il decreto.

segnalazione del decreto 17.3.2016 n. 70 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 116 del 19.5.2016

 
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mercoledì 25 maggio 2016 17:53

Unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze: in G.U. la legge n. 76/2016

segnalazione della legge 20.5.2016 n. 76 pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 118 del 21.5.2016

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Entra in vigore il 5 giugno 2016 la legge 20 maggio 2016 n. 76 - pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 118 del 21.5.2016 - recante "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze". La legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione e reca la disciplina delle convivenze di fatto. In particolare viene precisato che due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile che, alla presenza di due testimoni, provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell'archivio dello stato civile. Sono cause impeditive per la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso: a) la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale o di un'unione civile tra persone dello stesso sesso; b) l'interdizione di una delle parti per infermita' di mente; se l'istanza d'interdizione e' soltanto promossa, il pubblico ministero puo' chiedere che si sospenda la costituzione dell'unione civile; in tal caso il procedimento non puo' aver luogo finche' la sentenza che ha pronunziato sull'istanza non sia passata in giudicato; c) la sussistenza tra le parti dei rapporti di cui all'articolo 87, primo comma, del codice civile; non possono altresi' contrarre unione civile tra persone dello stesso sesso lo zio e il nipote e la zia e la nipote; si applicano le disposizioni di cui al medesimo articolo 87; d) la condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte; se e' stato disposto soltanto rinvio a giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura cautelare la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso e' sospesa sino a quando non e' pronunziata sentenza di proscioglimento. Per continuare nella lettura scarica la legge.

segnalazione della legge 20.5.2016 n. 76 pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 118 del 21.5.2016

 
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Entra in vigore il 5 giugno 2016 la legge 20 maggio 2016 n. 76 - pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 118 del 21.5.2016 - recante "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze". La legge istituisce l'unione civile tra persone dello stesso sesso qu ... Continua a leggere

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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Patrocinio davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni superiori: l'esame per l'iscrizione all'Albo speciale. Scadenza 20 giugno

segnalazione del bando del Ministero della Giustizia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 4a Serie Speciale - Concorsi ed Esami n.37 del 10.5.2016

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 4a Serie Speciale - Concorsi ed Esami n.37 del 10.5.2016 il "Bando di esame per l'iscrizione nell'albo speciale per il patrocinio davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni superiori - sessione 2016". Le domande di ammissioni dovranno pervenire improrogabilmente al Ministero della giustizia - Dipartimento per gli affari di giustizia - Direzione generale della giustizia civile - reparto avvocati - via Arenula, 70, 00186 Roma entro il 20 giugno 2016. Scarica il bando.

segnalazione del bando del Ministero della Giustizia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 4a Serie Speciale - Concorsi ed Esami n.37 del 10.5.2016

 
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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Avviso orale del Questore: per l'applicazione della misura di prevenzione non è necessario l'accertamento di un reato

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 9.5.2016 n. 1859

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Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, il giudizio sulla pericolosità sociale del soggetto avvisato non richiede la sussistenza di prove compiute (poste a base di una sentenza penale) sulla commissione di reati, essendo sufficienti anche risultanze fattuali tali da indurre l’Autorità di polizia a ritenere sussistenti le condizioni di pericolosità sociale, che possono dar luogo all’applicazione delle misure di prevenzione, prima ancora che si verifichi se le condotte abbiano rilevanza penale e siano tuttora punibili. Ne consegue che è legittimo procedere all’avviso orale anche in assenza di contestazioni sottoposte all’esame della autorità giudiziaria, purché emerga una situazione nel suo complesso rivelatrice di personalità incline a comportamenti antisociali, che ne fanno ragionevolmente ascrivere l’appartenenza ad una delle categorie di cui all’art. 1 del d.lgs. 159/2011. In particolare, la misura di prevenzione dell’avviso può essere disposta anche qualora non sia possibile documentare che l’interessato vive dei proventi di attività delittuosa o è dedito a traffici illeciti o si associa con pregiudicati, qualora il modello comportamentale complessivo del soggetto presenti caratteristiche atte a fare non illogicamente presumere l'esistenza di una pericolosità sociale (ex multis, con riferimento alla previgente omologa previsione dell’art. 1 della legge 1423/1956, cfr. Cons. Stato, Sez. VI, n. 837/2012, n. 1530/2011 e n. 2468/2011; Sez. I, n. 1206/2011). Per l'applicazione delle misure di prevenzione, rileva la pericolosità sociale (desumibile dalla constatata assenza di fonti legittime di reddito e dal tenore di vita palesato) e non è necessario l’accertamento di un reato, tanto meno desumibile da una sentenza su cui si sia formato il giudicato.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 9.5.2016 n. 1859

 
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Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, il giudizio sulla pericolosità sociale del soggetto avvisato non richiede la sussistenza di prove compiute (poste a base di una sentenza penale) sulla commissione di reati, essendo sufficienti anche risultanze fattuali tali da indurre l’Autorit ... Continua a leggere

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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni: decide il giudice ordinario sulle controversie per gli incarichi ex art. 110 TUEL se la scelta avviene sulla base della valutazione complessiva dei curricula

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 12.5.2016 n. 1888

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La controversia giunta all'attenzione del Consiglio di Stato concerne l'impugnativa davanti al Tribunale amministrativo per la Calabria – sede di Catanzaro gli atti della procedura selettiva per il conferimento dell’incarico temporaneo di responsabile del settore tecnico - ufficio lavori pubblici, pianificazione urbanistica, edilizia e urbanistica del Comune di Torano Castello, da quest’ultimo indetta ai sensi dell’art. 110 d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267, con avviso approvato dalla giunta municipale. Preliminare il Collegio ha affrontato l’esame della questione di giurisdizione (cfr. Cons. Stato, Ad. plen. 3 giugno 2010, n. 11), riproposta dal Comune di Torano Castello nel primo motivo d’appello. La questione è stata risolta con l’affermazione della potestas iudicandi del giudice ordinario sulla presente controversia. Dopo la c.d. privatizzazione del pubblico impiego, la convergente giurisprudenza della Corte di Cassazione e di questo Consiglio di Stato interpretano la riserva di giurisdizione amministrativa sulle «procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni» prevista dall’art. 63 (Controversie relative ai rapporti di lavoro), comma 4, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, nel senso che essa è applicabile alle procedure selettive, comunque denominate, aperte ai soggetti in possesso di predeterminati requisiti soggettivi e caratterizzate da concorrenzialità fra i partecipanti alla selezione, destinate poi a concludersi con la formazione di una graduatoria di merito (Cass., SS.UU., 3 febbraio 2014, n. 2290, 16 aprile 2007, n. 8950; ord. 27 febbraio 2008, n. 5078 e 28 novembre 2005, n. 25042, 8 novembre 2005, n. 21593, 27 gennaio 2004, n. 1478, 15 maggio 2003, n. 7621; Cons. Stato, III, 16 dicembre 2015, n. 5693; V, 1 ottobre 2015, n. 4599, 31 agosto 2015, n. 4039). Per contro, laddove la scelta rivesta carattere non meramente competitivo, ancorché all’esito di una valutazione comparativa di una rosa di candidati, anche esterni all’amministrazione, sulla base di curricula a tal fine esaminati, la selezione non acquista natura di procedura concorsuale ai sensi del citato art. 63, comma 4, d.lgs. n. 165 del 2001 e la giurisdizione sulle relative controversie rientra in quella residuale del giudice ordinario. Infatti, a parte il carattere temporaneo dell’incarico (che lo differenzia da uno stabile rapporto di lavoro dipendente, cui testualmente si riferisce il ricordato art. 63), va rilevato che in questo caso la valutazione svolta dall’amministrazione è di idoneità e di rispondenza del profilo professionale emergente dal singolo curriculum rispetto alle esigenze funzionali del posto da ricoprire. La comparazione non viene in altri termini svolta sulla base di prove episodiche di capacità o di titoli oggettivi e di tipo predeterminato, ma è relativa al profilo complessivo del singolo aspirante ed è di tipo globale: pertanto è estranea alla fattispecie, di stretta interpretazione, della procedura concorsuale, cui la norma suddetta riferisce l’eccezione alla giurisdizione ordinaria. Ciò premesso, il caso oggetto del presente giudizio rientra pacificamente in quest’ultima evenienza. Infatti, nell’avviso pubblico oggetto di controversia il Comune di Torano Castello ha manifestato la volontà di selezionare un soggetto cui affidare l’incarico temporaneo di preposto al proprio settore tecnico all’esito di una «valutazione complessiva del curriculum di ciascun candidato, eventualmente seguita dall’effettuazione di un colloquio», specificando che tale valutazione globale sarebbe consistita nell’apprezzare l’«idoneità» degli aspiranti, vale a dire il possesso «della professionalità necessaria a ricoprire l’incarico», sulla base dello «spessore culturale e formativo, nonché delle esperienze lavorative e/o professionali» (cfr. l’avviso pubblico, al § intitolato "valutazione"). Quindi, il medesimo avviso non prevede che tale valutazione debba essere svolta mediante prove del momento o titoli pregressi e che debba essere espressa attraverso una graduatoria finale. In contrario a quanto finora rilevato non possono essere condivise le argomentazioni svolte sul punto dall’originaria ricorrente e del Tribunale amministrativo. Innanzitutto, il già richiamato art. 110 (Incarichi a contratto) d.lgs. n. 267 del 2000, nella versione attualmente vigente (cioè dopo l’art. 11, comma 1, lett. a), d.-l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla l. 11 agosto 2014, n. 114), ed in base alla quale è stata indetta la procedura selettiva in contestazione, non prevede che i posti di responsabili dei servizi o di qualifica dirigenziale degli enti locali "a contratto" debbano essere coperti mediante un concorso pubblico secondo i caratteri propri di questo modello procedimentale per la selezione di personale dipendente delle pubbliche amministrazioni, bensì mediante «selezione pubblica volta ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’incarico», come avvenuto nel caso di specie. Con questa speciale previsione vengono bilanciate le esigenze di accertamento imparziale dei requisiti attitudinali e di capacità necessari a ricoprire l’incarico di vertice dell’amministrazione, con l’esigenza, consustanziale agli incarichi temporanei di carattere apicale di cui all’art. 110 stesso, di ricerca di professionalità specifiche per la posizione da ricoprire per un tempo limitato.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 12.5.2016 n. 1888

 
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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Accesso ai documenti: il diverso interesse in caso di istanza ex lege n. 241/90 rispetto all'accesso civico di cui al D.lgs n. 33/2013

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 12.5.2016 n. 1891

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L’istanza di accesso da cui origina il giudizio giunto all'esame del Consiglio di Stato è stata testualmente formulata ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 ("Nuove norme sul procedimento amministrativo") e non già richiamando l’istituto dell’accesso civico introdotto con il d.lgs. 4 marzo 2013, n. 33; - il diritto di accesso ai documenti dell’amministrazione sancito dalla prima delle leggi ora richiamate non si sostanzia in un’azione popolare e neppure può tradursi in un controllo generalizzato sulla legittimità dell’azione amministrativa, ma deve essere strumentale alla tutela di un interesse personale di chi lo richiede (ex multis: Cons. Stato, Sez. VI, 3 dicembre 2015, n. 5502). - infatti, l’art. 22 della l. n. 241 del 1990 prevede che l’interesse all’accesso debba essere «diretto, concreto ed attuale»; - in ragione di ciò, l’incontrastata giurisprudenza di questo Consiglio di Stato afferma che «l’istanza di accesso sia sorretta da un interesse giuridicamente rilevante, così inteso come un qualsiasi interesse che sia serio, effettivo, autonomo, non emulativo, non riducibile a mera curiosità e ricollegabile all’istante da uno specifico nesso» (Sez. VI, 19 gennaio 2010 n. 189). Per approfondire scarica la sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 12.5.2016 n. 1891

 
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L’istanza di accesso da cui origina il giudizio giunto all'esame del Consiglio di Stato è stata testualmente formulata ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 ("Nuove norme sul procedimento amministrativo") e non già richiamando l’istituto dell’accesso civico introdotto con il d.lgs. 4 marzo 201 ... Continua a leggere

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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Errore di fatto revocatorio: la giurisprudenza consolidata sulla sua configurazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 12.5.2016 n. 1896

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In applicazione del consolidato orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione (cfr. ex plurimis Cons. St., Ad. plen., 24 gennaio 2014, n. 5; Ad. plen., 10 gennaio 2013, n. 1, Ad. plen., 17 maggio 2010, n. 2; Ad. plen., 11 giugno 2001, n. 3; Cons. St. sez. V, n. 4975/2015,; sez. III, 23 giugno 2014, n. 3183; 7 aprile 2014, n. 1635; 1° ottobre 2012, n. 5162; 8 giugno 2012, n. 3392; 24 maggio 2012, n. 3053; 27 gennaio 2012, n. 197; sez. IV, 24 settembre 2013, n. 4712; 24 gennaio 2011, n. 503, 23 settembre 2008, n. 4607; 16 settembre 2008, n. 4361; 20 luglio 2007, n. 4097; sez. V, 30 agosto 2013, n. 4319; sez. VI, 5 marzo 2013, n. 1316; 9 febbraio 2009, n, 708; 17 dicembre 2008, n. 6279; Cass. Civ., sez. I, 24 luglio 2012, n. 12962; 5 marzo 2012, n. 3379), cui si rinvia ai sensi del combinato disposto degli art. 74, co. 1, 88, co. 1, lett. d), e 99, co. 3, c.p.a.), l'errore di fatto revocatorio (ex artt. 106 c.p.a. e 395, co. 4, c.p.c.) è configurabile quando: a) cade su circostanze che non hanno costituito punti controversi fra le parti, in relazione alle quali il giudice si sia espressamente pronunciato; b) consiste in una errata percezione del fatto oggettivamente ed immediatamente rilevabile che non si esaurisce in un vizio di assunzione del fatto, né in un errore nella scelta del criterio di valutazione del fatto medesimo ovvero in una erronea valutazione delle risultanze probatorie; c) deriva da una pura e semplice errata (o mancata) percezione del contenuto meramente materiale degli atti del giudizio, la quale abbia indotto l'organo giudicante a decidere sulla base di un falso presupposto di fatto, facendo cioè ritenere un fatto documentalmente escluso ovvero inesistente un fatto documentalmente provato; d) verte su un elemento decisivo della decisione da revocare, necessitando perciò un rapporto di causalità tra l'erronea presupposizione e la pronuncia stessa; e) appare con immediatezza ed è di semplice rilevabilità, senza necessità di argomentazioni induttive o indagini ermeneutiche. Come precisato l'errore di fatto revocatorio si sostanzia pertanto in una svista che ha provocato l'errata percezione del contenuto degli atti del giudizio e non può confondersi con quello che coinvolge l'attività valutativa del giudice, ipotizzabile nel caso di erroneo, inesatto o incompleto apprezzamento delle risultanze processuali ovvero di anomalia del procedimento logico di interpretazione del materiale probatorio, in cui si è in presenza di un errore di giudizio, non censurabile mediante revocazione. Per approfondire scarica il testo integrale della sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 12.5.2016 n. 1896

 
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In applicazione del consolidato orientamento giurisprudenziale del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione (cfr. ex plurimis Cons. St., Ad. plen., 24 gennaio 2014, n. 5; Ad. plen., 10 gennaio 2013, n. 1, Ad. plen., 17 maggio 2010, n. 2; Ad. plen., 11 giugno 2001, n. 3; Cons. St. sez. V, n. 4 ... Continua a leggere

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Camere di Commercio: l'ineleggibilità a Presidente per il quarto mandato

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 12.5.2016 n. 1898

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 12 maggio 2016 n. 1898 evidenzia come con ordinanza cautelare della Sezione del 30 luglio 2015, n. 3480 è stato ritenuto che la norma limitativa del numero di mandati per la carica di Presidente della Camera di Commercio, lungi dal ritenersi retroattiva, non solo ribadisce principi già stabiliti dalle disposizioni in materia di Camere di Commercio, non solo detta una regolamentazione valente per il futuro (poiché le elezioni contestate sono successive alla normativa contestata), ma stabilisce una condizione di eleggibilità (o ineleggibilità) che, come tale, si applica fisiologicamente ed immediatamente per le elezioni successive.Inoltre, la predetta ordinanza ha affermato che comunque la normativa contestata non regola affatto situazioni già concluse, ma si limita a prendere atto per il futuro di un requisito di eleggibilità (il limite del numero di mandati) da valutarsi al momento delle elezioni quale mero presupposto di fatto.La Sezione conferma, quindi, l’avviso espresso in sede cautelare, pienamente condivisibile, anche per la mancanza di nuovi e diversi elementi da valutare, potendosi dunque prescindere sia dalla preliminare eccezione di inammissibilità dell’appello per carenza d’interesse formulata dall’appellata Confindustria Reggio Calabria nella propria memoria conclusiva, asseritamente derivante dal fatto che non vi è stata l’impugnazione della sentenza di primo grado da parte dell’aspirante Presidente ; sia dall’eccezione di improcedibilità dell’appello per omessa notifica dell’atto introduttivo del giudizio di secondo grado al Ministero delle Attività Produttive.Precisa il Collegio che i motivi di appello si basano sull’erroneo presupposto, già confutato in sede cautelare da questa Sezione, secondo cui sarebbe stata applicata, in modo inammissibilmente retroattiva, la disciplina che determina l’ineleggibilità di chi ha già assunto la carica di Presidente della Camera di Commercio per tre mandati. Nel caso in esame, la norma sopravvenuta (art. 16, comma 3, l. n. 580 del 1993, così come modificata dal d.lgs. n. 23 del 2010), non modifica in nessun modo retroattivamente le situazioni di diritto già determinatesi, ma indica per il futuro, e quindi, anche per l’elezione successiva alla sua entrata in vigore, contestata in questo giudizio, i requisiti necessari per essere eletti e, tra questi, la condizione soggettiva di non essere già stati rieletti per più di due volte. In questo caso non si pone pertanto un problema di retroattività, poiché la norma agisce sulla candidabilità per il futuro, imponendo che, al momento dell’elezione, il candidato debba avere tutti i requisiti previsti dalla legge vigente per essere eletto. Il dott. Dattola è stato eletto la prima volta nel 1998, rieletto nel 2004 e nel 2009; infine, rieletto, con gli atti impugnati, nel 2014; all’atto dell’elezione del 2014 non aveva dunque il requisito prescritto dalla norma succitata (non essere già stato rieletto per più di due volte), con la conseguenza che il medesimo non era all’evidenza candidabile a tale elezione.L’art. 10, comma 1, lett. f) della legge delega 7 agosto 2015, n. 124 non ha peraltro inciso sulla necessità normativa del limite dei mandati che possono essere svolti dai componenti gli organi elettivi, così come stabiliti dalla norma vigente.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 12.5.2016 n. 1898

 
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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 12 maggio 2016 n. 1898 evidenzia come con ordinanza cautelare della Sezione del 30 luglio 2015, n. 3480 è stato ritenuto che la norma limitativa del numero di mandati per la carica di Presidente della Camera di Commercio, lungi dal ritener ... Continua a leggere

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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Processo amministrativo: non si possono impugnare con un unico atto più sentenze emesse in procedimenti formalmente e sostanzialmente distinti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 12.5.2015 n. 1906

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La costante giurisprudenza amministrativa (ex aliis. Cons di Stato, sez. V, 18/10/2011, n. 5554; Cons di Stato, sez. VI, 01/12/2010, n. 8390 ) stabilisce che è esclusa l'ammissibilità dell'impugnativa con un unico atto di più sentenze emesse in procedimenti formalmente e sostanzialmente distinti, ancorché pronunciate tra le stesse parti. Ciò in quanto l'art. 70 c.p.a. conferisce al giudice amministrativo il generale potere discrezionale di disporre la riunione di ricorsi connessi con la conseguenza che, ove si tratti di cause connesse in senso oggettivo o soggettivo, è al giudice amministrativo di secondo grado che compete il potere di riunire appelli contro più sentenze in funzione dell'economicità e della speditezza dei giudizi, nonché al fine di prevenire la possibilità di contrasto tra giudicati; è quindi una riunione a posteriori adottata insieme con la decisione definitiva o in vista di un'uniforme decisione definitiva delle cause e quando le parti hanno ormai definito le loro posizioni; è invece inammissibile l'iniziativa posta in essere a priori dall'appellante, intesa a riunire cause diverse mediante unico appello contro più sentenze, in violazione dell'art. 101, c.p.a., che qualifica l'appello come ricorso proposto avverso la sola sentenza che definisce il giudizio, atteso che essa sottrarrebbe al giudice il governo dei giudizi e porrebbe le premesse per la creazione di situazioni processuali confuse o inestricabili.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 12.5.2015 n. 1906

 
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La costante giurisprudenza amministrativa (ex aliis. Cons di Stato, sez. V, 18/10/2011, n. 5554; Cons di Stato, sez. VI, 01/12/2010, n. 8390 ) stabilisce che è esclusa l'ammissibilità dell'impugnativa con un unico atto di più sentenze emesse in procedimenti formalmente e sostanzialmente distinti, a ... Continua a leggere

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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Militari: il trasferimento d'autorità per incompatibilità ambientale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 12.5.2016 n. 1909

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La giurisprudenza amministrativa (ex aliis Consiglio di Stato, sez. IV, 17/09/2013, n. 4586 ) ha già da tempo raggiunto una sostanziale concordanza di opinioni nel ritenere che: a) i provvedimenti di trasferimento d'autorità di militari - ivi compresi quelli assunti per ragioni di incompatibilità ambientale - sono qualificabili come "ordini", rispetto ai quali l'interesse del militare a prestare servizio in una determinata sede assume, di norma, una rilevanza di mero fatto, che non abbisogna di particolari garanzie di partecipazione preventiva, quale è quella di cui all'art. 7, l. 7 agosto 1990, n. 241 (cfr. anche Consiglio di Stato sez. IV 04 febbraio 2013 n. 664); b)in conseguenza, i trasferimenti d’ autorità per ragioni di incompatibilità ambientale non abbisognano nemmeno di una particolare motivazione, atteso che l'interesse pubblico al rispetto della disciplina ed allo svolgimento del servizio è prevalente sugli altri eventuali interessi del subordinato (cfr. Consiglio di Stato sez. IV 11 dicembre 2012 n. 6337); ciò anche al fine di evitare l'esternazione di situazioni di particolare delicatezza, sulle quali è comunque opportuno mantenere il massimo riserbo nell'interesse dell'Arma e dello stesso militare. Per altro verso, è ben noto che il trasferimento d'autorità non si connota per il carattere sanzionatorio, ma è preordinato ad ovviare alla situazione di incompatibilità ambientale venutasi a determinare e, conseguentemente, non rileva punto la scaturigine della situazione di incompatibilità ambientale venutasi a creare: essa potrebbe anche non dipendere da condotte "ascrivibili" al militare ovvero essere dovuta a condizioni in cui si sono venuti a trovare i familiari di quest’ultimo, etc: esula del tutto alcun giudizio di rimproverabilità della condotta di questi. In simili fattispecie, il compito del giudice è limitato al riscontro della effettiva sussistenza della situazione di incompatibilità venutasi a creare ad avviso dell’Amministrazione (e costituente presupposto del provvedimento), e della proporzionalità del "rimedio" adottato dall’Amministrazione per rimuoverla. Si è detto in proposito, ancora di recente, che " la valutazione della situazione soggettiva che, anche in difetto di comportamenti colpevoli del militare, costituisce la causa funzionale del trasferimento, deve poi fondarsi su una compiuta e complessiva considerazione dell'episodio di vita, della sua gravità, della sua idoneità concreta, anche in relazione ai compiti disimpegnati dal militare, a ledere il prestigio del reparto o comando di appartenenza, o quantomeno a menomarlo in modo significativo" (di recente: Consiglio di Stato, sez. IV, 15/01/2016, n. 103).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 12.5.2016 n. 1909

 
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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Processo amministrativo: l'impugnazioni del provvedimento plurimotivato

segnalazione della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 12.5.2016 n. 1921

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Per consolidato orientamento giurisprudenziale se il provvedimento gravato risulti sorretto da più ragioni giustificatrici ( c.d. "provvedimento plurimotivato" ) tra loro autonome, logicamente indipendenti e non contraddittorie , il giudice ove ritenga infondate le censure indirizzate nei confronti di uno dei motivi assunti a base dell’atto controverso, idoneo di per sé a sostenerne e a comprovarne la legittimità , ha potestà di respingere il ricorso sulla sola scorta di tale rilievo , con assorbimento delle censure dedotte nei confronti degli altri capi del provvedimento, indipendentemente dall’ordine con cui i motivi sono stati articolati, in quanto la conservazione dell’atto implica la perdita di interesse del ricorrente all’esame delle altre doglianze ( cfr, ex multis, Cons Stato Sez. IV 5/7/2010 n. 4244; Cons Stato Sez. VI 17/10/2008 n. 3609; idem 18/5/2012 n. 2894; 27/4/2015 n.2123).

segnalazione della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 12.5.2016 n. 1921

 
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lunedì 16 maggio 2016 09:29

Condanna alla spese di giudizio: la limitata sindacabilità in appello

segnalazione della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 13.5.2016 n. 1933

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In materia di spese, vige la regola generale della condanna alle spese del giudizio della parte soccombente, ex art. 91 c.p.c., applicabile nel processo amministrativo per espresso rinvio dell’art. 26, comma 1, del c.p.a. Quanto alla misura della condanna alle spese della parte soccombente, la giurisprudenza consolidata ritiene che la sindacabilità in appello della condanna alle spese comminata in primo grado, in quanto espressiva della discrezionalità di cui dispone il giudice in ogni fase del processo, è limitata solo all’ipotesi in cui venga modificata la decisione principale, salvo la manifesta abnormità della condanna (fra le più recenti, Consiglio di Stato, sez. III, n. 1262 del 31 marzo 2016).

segnalazione della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 13.5.2016 n. 1933

 
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martedì 3 maggio 2016 06:47

Canone TV: il parere del Consiglio di Stato

segnalazione del parere del Consiglio di Stato Sezione Consultiva del 27.4.2016 n. 1010

È stato pubblicato sul sito istituzionale della Giustizia Amministrativa il parere del 27.4.2016 n. 1010 Scarica il parere

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