News 22 Luglio 2015 - Area Amministrativa


NORMATIVA

Anticorruzione: sì al conferimento dell'incarico di responsabile di posizione organizzativa con funzioni dirigenziali, ad un soggetto condannato, in via definitiva, per il reato di falsità ideologica

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L'Autorità Nazionale Anticorruzione ha pubblicato l'orientamento n. 22 del 1 luglio 2015 con il quale viene precisato che "Nel caso di conferimento di un incarico di responsabile di posizione organizzativa con funzioni dirigenziali, ad un soggetto condannato, in via definitiva, alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di falsità ideologica commessa in atti pubblici ex art. 479 c.p., trova applicazione quanto stabilito dal d.lgs. n. 39, che ha disciplinato, in modo organico e ragionato, gli incarichi "dirigenziali" amministrativi. Pertanto, poiché il rato di falsità ideologica non rientrata tra i reati previsti dall’art. 3 del d.lgs. n. 39/2013, l’incarico può essere conferito."

 
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L'Autorità Nazionale Anticorruzione ha pubblicato l'orientamento n. 22 del 1 luglio 2015 con il quale viene precisato che "Nel caso di conferimento di un incarico di responsabile di posizione organizzativa con funzioni dirigenziali, ad un soggetto condannato, in via definitiva, alla pena di otto me ... Continua a leggere

 
GIURISPRUDENZA

Scuola: la giurisdizione nelle controversie riguardanti lo scorrimento della graduatoria o l'indizione di un concorso

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La vicenda giunta all'esame del Consiglio di Stato riguarda Il decreto del direttore generale per il personale scolastico che ha indetto il concorso a cattedre, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, secondaria di I e II grado. Le parti,avendo superato tutte le prove ed essendo risultate idonee all’insegnamento nella rispettiva classe di concorso, sono state inserite in una apposita graduatoria di merito predisposta dalla commissione giudicatrice ed approvata dal Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale. Le suddette parti hanno impugnato, innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, il bando e l’atto di approvazione delle graduatorie definitive, rilevando in particolare: i) l’illegittimità del bando nella parte in cui ha previsto l’effettuazione di concorsi ogni due anni anziché ogni tre; ii) la violazione dei principi di buon andamento dell’azione amministrativa in quanto si sarebbe disposto che, pure in presenza di graduatorie ancora valide, si sarebbero dovuti bandire nuovi concorsi; iii) la violazione del principio dell’assunzione per merito di cui all’art. 51 Cost. Il Tribunale amministrativo, con sentenza 2 settembre 2014, n. 9273, ha dichiarato inammissibile il ricorso affermando che, venendo in rilievo una questione afferente allo scorrimento della graduatoria che involge diritti soggettivi all’assunzione, la giurisdizione spetti al giudice ordinario. I ricorrenti in primo grado hanno proposto appello deducendo che essi «non hanno rivendicato un proprio attuale diritto all’assunzione sulla base della propria utile collocazione in graduatoria» ma hanno chiesto che venga dichiarata «l’illegittimità degli atti amministrativi impugnati, laddove questi ultimi negano l’utilizzazione delle graduatorie di merito ai fini della possibile assunzione degli idonei non vincitori in relazione ai posti che saranno autorizzati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in aggiunta al contingente delle 11. 542 cattedre già bandite». Il Consiglio di Stato nella sentenza del 16 luglio 2015 n. 3570 ha evidenziato che "L’art. 63, comma 1, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) prevede che sono devolute al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro, tutte le controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, incluse, tra l’altro, quelle concernenti l’assunzione al lavoro. Il comma 4 del medesimo art. 63 stabilisce che rimangono attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonché, in sede di giurisdizione esclusiva, quelle relative ai rapporti di lavoro del personale in regime di diritto pubblico. La giurisprudenza amministrativa è costante nel ritenere che le questioni relative al mero scorrimento delle graduatorie, involgendo il diritto soggettivo all’assunzione, appartengono alla giurisdizione del giudice ordinario (Cons. Stato, Ad. plen., 12 luglio 2011, n. 11) mentre le questioni in cui si controverte in ordine alla legittimità dell’esercizio del potere pubblico inerente alla decisione se indire un concorso o utilizzare una determinata graduatoria appartiene alla giurisdizione del giudice amministrativo (tra le altre, Cons. Stato, sez. V, 9 marzo 2015, n. 1186; Cass., sez. un., 6 maggio 2013, n. 10404). La controversia all'esame del Consiglio di Stato è regolata dalle disposizioni di seguito riportate. L’art. 399 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Approvazione del testo unico delle disposizioni legislative vigenti in materia di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado) prevede che l'accesso ai ruoli del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, ha luogo, per il 50 per cento dei posti annualmente assegnabili, mediante concorsi per titoli ed esami e, per il restante 50 per cento, attingendo alle graduatorie permanenti. Il suddetto doppio binario è regolato dagli artt. 400 e 401. L’art. 401 disciplina le graduatorie permanenti disponendo che «le graduatorie relative ai concorsi per soli titoli del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d'arte, sono trasformate in graduatorie permanenti da utilizzare per le suddette assunzioni in ruolo». L’art. 400, che interesse in questa sede, disciplina i «Concorsi per titoli ed esami», disponendo, tra l’altro, che: - i concorsi per titoli ed esami sono indetti su base regionale con frequenza triennale, con possibilità del loro svolgimento in più sedi decentrate in relazione al numero dei concorrenti (comma 1); - l’indizione dei concorsi è subordinata alla previsione del verificarsi nell’ambito della Regione, nel triennio di riferimento, di un'effettiva disponibilità di cattedre o di posti di insegnamento (comma 1); - all’indizione dei concorsi regionali per titoli ed esami provvede il Ministero della pubblica istruzione, che determina altresì l'ufficio dell’amministrazione scolastica periferica responsabile dello svolgimento dell'intera procedura concorsuale e della approvazione della relativa graduatoria regionale (comma 2); - l’ufficio che ha curato lo svolgimento delle procedure concorsuali provvede anche all'approvazione delle graduatorie (comma 16); - le graduatorie relative ai concorsi per titoli ed esami restano valide fino all'entrata in vigore della graduatoria relativa al concorso successivo corrispondente (comma 17). Le appellanti, alla luce della suddetta normativa, contestano la scelta dell’amministrazione di "utilizzare" le graduatorie predisposte all’esito della procedura concorsuale soltanto per i "vincitori" e non anche per gli "idonei". Pur trattandosi di una fattispecie con tratti di peculiarietà rispetto a quelle oggetto di esame da parte della giurisprudenza sopra riportata, la Sezione ritiene che in questo caso le parti del processo contestano le modalità di esercizio di un potere pubblico. La determinazione contestata all’amministrazione non attiene, infatti, alla singola posizione di un concorrente che reclama il "diritto all’assunzione" di un posto "disponibile" mediante scorrimento della graduatoria ma ha valenza di portata generale afferendo alla decisione pubblica di approvare la graduatoria con esclusione della possibilità di impiego "futuro" della graduatoria stessa per la chiamata degli idonei non vincitori. In definitiva, la valutazione della natura dell’attività esercitata dalla pubblica amministrazione e della situazione giuridica protetta conduce a ricondurre anche questa fattispecie nell’ambito di quelle per le quali la giurisdizione spetta al giudice amministrativo.

 
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L'efficacia nel giudizio amministrativo della sentenza penale irrevocabile di condanna o di assoluzione

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Nella sentenza del 16 luglio 2015 n. 3556 la Sesta Sezione del Consiglio di Stato chiarisce la portata del vincolo che deriva dal giudicato penale formatosi sulla sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione. Ad avviso del Collegio occorre, a tal proposito, muovere dall’art. 654 Cod. proc. pen.. In base a tale previsione, la sentenza penale irrevocabile di condanna o di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato: - nel giudizio civile o amministrativo, quando in questo si controverta intorno a un diritto o a un interesse legittimo il cui riconoscimento dipende dall’accertamento degli stessi fatti materiali che furono oggetto del giudizio penale; - nei confronti dell’imputato, della parte civile e del responsabile civile che si sia costituito o che sia intervenuto nel processo penale; - purché i fatti accertati siano stati ritenuti rilevanti ai fini della decisione penale e purché la legge civile o amministrativa non ponga limitazioni alla prova della situazione soggettive controversa. In disparte la condizione (negativa), rappresentata dall’assenza di limiti alla prova della situazione giuridica controversa (limiti che nel processo amministrativo sono in gran parte venuti meno con l’introduzione della prova testimoniale e della consulenza tecnica d’ufficio anche nei giudizi relativi ad interessi legittimi), l’art. 654 Cod. proc. pen., nel delineare l’efficacia extra moenia del giudicato penale prevede, comunque, due limiti fondamentali, uno soggettivo e l’altro oggettivo. Sotto il profilo soggettivo, il giudicato è vincolante solo nei confronti dell’imputato, della parte civile e del responsabile civile che si sia costituito o che sia intervenuto nel processo civile. Non, quindi, nei confronti di altri soggetti che siano rimasti estranei al processo penale, pur essendo in qualche misura collegati alla vicenda penale (ad esempio, il danneggiato che non si sia costituito parte civile, la persona offesa dal reato, il responsabile civile che non sia intervenuto o non si sia costituito). Sotto il profilo oggettivo, il vincolo copre solo l’accertamento dei "fatti materiali" e non anche la loro qualificazione o valutazione giuridica, che rimane circoscritta al processo penale e non può condizionare l’autonoma valutazione da parte del giudice amministrativo o civile. Da ciò deriva che l’eventuale qualificazione giuridica in termini di invalidità (annullabilità o nullità) che il giudice penale dovesse attribuire al provvedimento amministrativo rilevante nella fattispecie di reato esulerebbe, in quanto tale, dal vincolo del giudicato, atteso che il giudizio di invalidità non riguarda l’accertamento del fatto, ma la sua qualificazione giuridica.

 
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Codice del Processo amministrativo: non occorre un nuovo mandato ad litem per proporre motivi aggiunti contro un diverso atto della stessa procedura connesso a quello impugnato in via principale

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La Terza Sezione del Consiglio di Stato con la sentenza n, 3567 del 16.7.2015 ha statuito che "non occorre un nuovo mandato ad litem nel caso di proposizione di motivi aggiunti avverso un diverso atto della stessa procedura connesso a quello impugnato in via principale, tenuto conto che l’art. 1 della legge n. 205 del 21 luglio 2000 (che ha modificato l’articolo 21 della legge 6 dicembre 1971, n. 1034), ed ora l’art. 43 del c.p.a., hanno previsto la possibilità di proporre motivi aggiunti "impugnatori" avverso nuovi atti dello stesso procedimento al fine di concentrare in un unico giudizio anche le questioni riguardanti gli altri atti sopravvenuti che incidono sulla stessa situazione soggettiva già portata all’attenzione del giudice amministrativo".

 
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Atto meramente conformativo: la definizione è rigorosamente restrittiva

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Il concetto di "atto meramente confermativo" deve essere definito in modo rigorosamente restrittivo, in quanto da esso si fa derivare una severa limitazione alla tutela giurisdizionale di legittimità. Lo ha stabilito la Terza Sezione del Consiglio che nella sentenza del 8.7.2015 n. 3423 ha esaminato se nella vicenda in esame la nuova pronuncia di diniego debba essere considerata "atto meramente confermativo" del diniego precedente, il che renderebbe inammissibile la sua impugnazione.Precisa il Collegio che è opinione comune che non si possa parlare di "atto meramente confermativo" quante volte il nuovo atto si basi su una nuova motivazione o comunque abbia introdotto e discusso nuovi argomenti motivazionali, pur giungendo alle stesse conclusioni dell’atto confermato.

 
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Processo amministrativo: è inammissibile il ricorso collettivo che nulla dice in ordine alle condizioni di legittimazione e di interesse di ciascuno dei ricorrenti

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La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 8.7,2015 n. 3426 ha ribadito l'orientamento espresso dalla Sezione (fra le più recenti: Consiglio di Stato, Sez. III, n. 111 del 15 gennaio 2014 e n. 2649 del 15 maggio 2013), a tenore del quale chi agisce in giudizio a tutela di un propriodiritto anche in un ricorso collettivo deve indicare e allegare tutti gli elementi, i dati e i documenti idonei a sostenere la sua pretesa, domandando al giudice di accertare in concreto la sussistenza dei fatti dedotti. Mentre deve ritenersi inammissibile il ricorso collettivo che nulla dice in ordine alle condizioni di legittimazione e di interesse di ciascuno dei ricorrenti, in quanto ciò impedisce al giudice di controllare il concreto e personale interesse di ciascuno di loro, l'omogeneità dello loro posizioni e la concreta fondatezza della domanda. Conclude il Collegio, come del resto l'attenuazione, nel processo amministrativo, del principio dispositivo non può tradursi in uno svuotamento dell'onere probatorio (specie laddove, come nella fattispecie, si faccia valere un diritto soggettivo nell’ambito di un rapporto paritetico) e del connesso e pregiudiziale dovere di allegare, con specificità e precisione, i fatti costitutivi della domanda.

 
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PROVVEDIMENTI REGIONALI

Incarichi dirigenziali, concorsi e mobilità: il parere della Corte dei Conti

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Il Sindaco del Comune di Omegna (VCO), premesso il riferimento all’art. 1, comma 424, della Legge di stabilità per il 2015, ha chiesto se sia possibile effettuare assunzioni a tempo determinato, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge, nonché assunzioni tramite mobilità volontaria di personale in entrata per la copertura di posti infungibili che non è possibile coprire mediante concorso, e se sia possibile conferire un incarico dirigenziale ai sensi dell’art. 110, comma 1, del TUEL. Con deliberazione n. 26/2015/SRCPIE/QMIG del 4 marzo 2015, la Sezione ha sospeso l’esame della richiesta di parere in esame, sottoponendo al Presidente della Corte dei conti la valutazione sull’opportunità di deferire alla Sezione delle Autonomie o alle Sezioni Riunite in sede di controllo, ai sensi dell’art. 6, comma 4, del D.L. 10 ottobre 2012, n. 174, la questione di massima di cui alla presente deliberazione. Con deliberazione n. 19/SEZAUT/2015/QMIG la Sezione delle autonomie ha affrontato diverse questioni, poste dalle Sezioni regionali di controllo per il Piemonte e per la Lombardia, tutte vertenti sulla corretta interpretazione ed applicazione di quanto dispone l’art. 1, comma 424 della legge 23 dicembre 2014, n. 190, legge di stabilità per il 2015. Relativamente al primo ed al terzo dei quesiti posti dal Sindaco del Comune di Comune di Omegna (VCO), con nota del 6 marzo 2015, concernenti la possibilità di effettuare assunzioni a tempo determinato, e di conferire un incarico dirigenziale ai sensi dell’art. 110, comma 1, del TUEL la Sezione delle Autonomie, si è espressa nei seguenti termini: "Nella premessa metodologica alla presente disamina delle questioni di massima poste, si è precisato che l’esame delle questioni è limitato alle difficoltà interpretative, sotto il profilo letterale, sistematico e logico, direttamente ed esclusivamente connesse al tenore dell’art. 1, comma 424, della legge 190/2014; altri istituti concernenti altre facoltà assunzionali degli enti interessati, anche se indirettamente rilevanti nell’ambito del lavoro esegetico, restano fuori dal perimetro della questione di massima. La ragione di questa delimitazione dell’ambito esegetico risiede nel fatto che il comma 424 contiene solo un espresso regime derogatorio a specifiche norme che regolano la fattispecie dei limiti e dei vincoli alle assunzioni a tempo indeterminato. Ciò comporta che la pronuncia di orientamenti interpretativi su altre disposizioni non toccate da alcuna novella legislativa esorbita dalla stessa funzione nomofilattica, attesa la diversità della disciplina e delle fattispecie considerate. Tali fattispecie, estranee alle disposizioni contenute nell’art. 1, comma 424 della legge 190/2014, restano confermate nella loro peculiare disciplina normativa anche per quello che attiene ai relativi vincoli previsti dalle leggi. Gli specifici quesiti in argomento che si ricordano: il primo, teso a conoscere se sia possibile effettuare assunzioni a tempo determinato, nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge; il secondo, se sia possibile conferire un incarico dirigenziale ai sensi dell’art. 110, comma 1, del TUEL esorbitano, dunque, secondo i criteri appena enunciati, dal tema delle difficoltà interpretative ed applicative del comma 424; sugli stessi, quindi, non vi è luogo a deliberare". La Sezione Autonomie ha quindi ritenuto che le fattispecie in esame esulano dal campo di applicazione del predetto comma 424 e dai relativi divieti, e restano soggette alla disciplina propria dello specifico istituto. La Sezione, pur aderendo a siffatto indirizzo interpretativo, ritiene comunque opportuno richiamare l’attenzione del Comune istante sulla necessità di non incorrere in possibili effetti vanificatori dello scopo delle disposizioni in questione, conseguenti alle eventuali assunzioni prospettate nei quesiti stessi. In particolare, le assunzioni a tempo determinato possono essere disposte per far fronte ad esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale, trovando causa nella urgenza di provvedere alla sostituzione momentanea di un dipendente mancante o nella carenza di professionalità specifica nell’ente non rinvenibile neanche tra le unità soprannumerarie da ricollocare. A sua volta, il conferimento di un incarico dirigenziale ai sensi dell’art. 110, comma 1, in misura non superiore al 30 per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica, dovrà essere valutato in relazione al conseguente venir meno di un posto in pianta organica, che potrebbe essere utilmente destinato ai fini assunzionali previsti dal citato comma 424. In conclusione, la Sezione sottolinea l’opportunità che l’Ente valuti con estrema cautela il ricorso a forme assunzionali che, a seconda delle modalità di configurazione concreta, potrebbero eludere le finalità sottese al richiamato comma 424, con conseguente nullità del relativo contratto ai sensi dell’articolo 1344 c.c.Relativamente al terzo quesito posto dal comune di Omegna, concernente la possibilità di effettuare assunzioni tramite mobilità volontaria di personale in entrata per la copertura di posti infungibili che non è possibile coprire mediante concorso, la Sezione autonomie ha formulato il seguente principio di diritto, al quale questa Sezione deve conformarsi, ai sensi dell’art.. 6, comma 4, d.l. 10 ottobre 2012, n. 174, convertito dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213:"se il posto da coprire sia infungibile intendendosi tale, un posto per il quale è prevista una professionalità legalmente qualificata, eventualmente attestata, da titoli di studio precisamente individuati e che tale assunzione è necessaria per garantire l’espletamento di un servizio essenziale, alle cui prestazioni la predetta professionalità è strettamente e direttamente funzionale, non potrà ricollocare in quella posizione unità soprannumerarie sprovviste di tale requisiti. E se questa dovesse essere l’unica esigenza di organico da soddisfare nell’arco del biennio considerato dalla norma, una volta constatata l’inesistenza di tali professionalità tra le unità soprannumerarie da ricollocare, l’ente potrà procedere ad assumere nei modi ordinari. Tale ricerca va riferita non al solo personale della Provincia di appartenenza, ma a tutto il personale delle Province interessate alla ricollocazione come individuati ai sensi del comma 422 dell’art. 1 della legge 190/2014".A questa conclusione la Sezione Autonomie è giunta in base al seguente percorso argomentativo: "Per quel che riguarda il quesito appena riassunto la Sezione remittente si esprime negativamente argomentando che una tale assunzione comunque sottrarrebbe un posto dell’organico alle possibilità di ricollocazione. Il punto specifico dell’esperibilità della mobilità volontaria è stato analizzato nel secondo quesito e in quella sede sono state illustrate le ragioni che conducono a ritenere non esperibile la mobilità volontaria; al riguardo si ritiene di confermare le argomentazioni già svolte che, in sostanza, contengono quelle espresse dalla Sezione del Piemonte. Tuttavia esigenze di coerenza impongono di puntualizzare che laddove l’infungibilità integri le specifiche ed eccezionali condizioni già esplicitate nella risposta al terzo quesito della Sezione regionale di controllo della Lombardia, che qui integralmente si richiamano, la mobilità volontaria così finalizzata sia esperibile".

 
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Mobilità: il parere della Corte dei Conti sulle posizioni lavorative dei dipendenti soprannumerari degli enti interessati dal riordino di cui alla legge n.56/2014

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Il Comune di Giovinazzo, in relazione a quanto disposto dall’art.1, commi 424 e 425, della legge n.190/2014 (legge di stabilità 2015), ha chiesto se le procedure di mobilità avviate con atti gestionali nell’anno 2014 possono essere bandite e concluse nell’anno 2015. La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 142/2015 in risposta al quesito ha precisato che: "Tale normativa ha previsto una disciplina particolare delle assunzioni a tempo indeterminato derogatoria, per gli anni 2015 e 2016, di quella generale. La deroga deriva dalla evidente volontà del legislatore di dare priorità, rispetto a ogni altra forma di assunzione, (oltre che alla immissione nei ruoli dei vincitori di concorso pubblico) alla ricollocazione del personale provinciale soprannumerario destinatario dei processi di mobilità previsti. La stessa normativa ha stabilito che eventuali assunzioni effettuate in difformità da dette disposizioni sono nulle. La questione posta dal Comune istante, insieme ad altre questioni relative alla normativa richiamata, è stata recentemente affrontata dalla Sezione delle Autonomie, nell’esercizio delle funzioni previste dall’art.6, co.4, del D.L. n.174/2012, con la deliberazione n.19/SEZAUT/2015. In tale occasione, in considerazione della prioritaria finalità di conservazione delle posizioni lavorative dei dipendenti soprannumerari degli enti interessati dal riordino di cui alla legge n.56/2014, finalità che sorregge anche la temporanea derogabilità delle disposizioni che consentono di ricoprire posti vacanti in organico mediante mobilità volontaria, è stato affermato che "per il 2015 ed il 2016 agli enti locali è consentito indire bandi di procedure di mobilità riservate esclusivamente al personale soprannumerario degli enti di area vasta" e che "a conclusione del processo di ricollocazione del personale soprannumerario destinatario dei processi di mobilità è ammissibile indire le ordinarie procedure di mobilità volontaria". Risulta, pertanto, sostanzialmente confermato quanto già espresso in merito, con circolare n.1 del 30 gennaio 2015, registrata dalla Corte dei conti il 20 febbraio 2015, dal Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie. Si precisa che, nella medesima deliberazione alla quale si rinvia, la Sezione delle Autonomie, sempre nell’esercizio delle funzioni previste dall’art.6, co.4, del D.L. n.174/2012, ha, altresì, chiarito che è consentito non applicare la disciplina in argomento, sostanzialmente, per i soli profili infungibili estranei alle funzioni svolte dalle Province e che i vincoli previsti sono riferiti non al solo personale della Provincia di appartenenza ma a tutto il personale delle Province interessate alla ricollocazione. Considerato che la Sezione delle Autonomie, con la deliberazione n.19/SEZAUT/2015, si è espressa per quanto indicato nell’esercizio delle funzioni nomofilattiche previste dall’art.6, co.4, del D.L. n.174/2012, convertito dalla legge n.213/2012, il Collegio si conforma ai principi dalla stessa enunciati per quanto richiesto dal Comune istante.

 
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Il Comune di Giovinazzo, in relazione a quanto disposto dall’art.1, commi 424 e 425, della legge n.190/2014 (legge di stabilità 2015), ha chiesto se le procedure di mobilità avviate con atti gestionali nell’anno 2014 possono essere bandite e concluse nell’anno 2015. La Corte dei Conti Sezione Reg ... Continua a leggere

 
 
 
 
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