News 28 Settembre 2014 - Area Amministrativa


NORMATIVA

Dipendente condannato con sentenza non passata in giudicato: i divieti di cui all’art. 35 bis del d.lgs. n. 165/2001, anche laddove sia cessata la causa di inconferibilità, ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. n. 39/2013 perdurano fino a quando non intervenga sentenza anche non definitiva di proscioglimento

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L'Autorita Nazionale Anticorruzione nell'orientamento n. 66/2014 precisa che "Il dipendente che sia stato condannato, con sentenza non passata in giudicato, per uno dei reati previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale incorre nei divieti di cui all’art. 35 bis del d.lgs.n. 165/2001, anche laddove sia cessata la causa di inconferibilità, ai sensi dell’art. 3 del d.lgs. n. 39/2013, fino a quando non sia pronunciata, per il medesimo reato, sentenza anche non definitiva di proscioglimento."

 
Note Legali
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L'Autorita Nazionale Anticorruzione nell'orientamento n. 66/2014 precisa che "Il dipendente che sia stato condannato, con sentenza non passata in giudicato, per uno dei reati previsti dal capo I del titolo II del libro secondo del codice penale incorre nei divieti di cui all’art. 35 bis del d.lgs. ... Continua a leggere

 

Anticorruzione: sussiste il divieto di contrattare con la p.a. per il dipendente che ha esercitato, negli ultimi tre anni di servizio, poteri autoritativi o negoziali

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Nell'orientamento n. 65/2014 l'Autorita Nazionale Anticorruzione chiarisce che "Sussiste il divieto di contrattare con la p.a. di cui all’art. 53, comma 16 ter del d.lgs. n. 165/2001, introdotto dall’art. 1, comma 42 della l. n. 190/2012, nei confronti di un dipendente che ha esercitato, negli ultimi tre anni di servizio, poteri autoritativi o negoziali per conto della stessa, anche presso un settore di attività diverso ma comunque afferente alle attività precedentemente svolte, allorquando esercita un’attività professionale presso soggetti privati destinatari dei suddetti poteri."

 
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Nell'orientamento n. 65/2014 l'Autorita Nazionale Anticorruzione chiarisce che "Sussiste il divieto di contrattare con la p.a. di cui all’art. 53, comma 16 ter del d.lgs. n. 165/2001, introdotto dall’art. 1, comma 42 della l. n. 190/2012, nei confronti di un dipendente che ha esercitato, negli ulti ... Continua a leggere

 

Amministratori di condominio: in Gazzetta Ufficiale il Regolamento sulla determinazione dei criteri e delle modalita' per la formazione

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Entra in vigore il 9 ottobre il Regolamento sulla determinazione dei criteri e delle modalita' per la formazione degli amministratori di condominio nonche' dei corsi di formazione per gli amministratori condominiali. Il Regolamento, scaricabile cliccando su "Accedi al Provvedimento", e' contenutonel decreto n. 140/2014 del Ministero della Giustizia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 222 del 24.9.2014.

 
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Entra in vigore il 9 ottobre il Regolamento sulla determinazione dei criteri e delle modalita' per la formazione degli amministratori di condominio nonche' dei corsi di formazione per gli amministratori condominiali. Il Regolamento, scaricabile cliccando su "Accedi al Provvedimento", e' contenuto ... Continua a leggere

 
GIURISPRUDENZA

Infiltrazioni mafiose: per lo scioglimento del Consiglio Comunale è sufficiente la presenza di elementi indizianti, che consentano d'individuare un rapporto inquinante tra l'organizzazione mafiosa e gli amministratori dell'ente

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 26.9.2014

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Nel giudizio in esame la Terza Sesione del Consiglio di Stato ha ribadito i principi consolidati in giurisprudenza circa l’esegesi dell'art. 143 T.U.E.L, approvato con d.lg. 18 agosto 2000 n. 267. Lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non ha natura di provvedimento di tipo sanzionatorio, ma preventivo, con la conseguenza che per l'emanazione del relativo provvedimento è sufficiente la presenza di elementi indizianti, che consentano d'individuare la sussistenza di un rapporto inquinante tra l'organizzazione mafiosa e gli amministratori dell'ente considerato infiltrato ( C.d.S., III Sez., 28.5.2013, n. 2895). L'art. 143 consente l’adozione del provvedimento sulla scorta di indagini ad ampio raggio sulla sussistenza di rapporti tra gli amministratori e la criminalità organizzata, non limitate alle sole evenienze di carattere penale, e perciò sulla scorta di circostanze che presentino un grado di significatività e di concludenza serio, anche se di livello inferiore rispetto a quello che legittima l'azione penale o l'adozione di misure di sicurezza (cfr. Cons. St., III, 6 marzo 2012 n. 1266). Tali vicende, poi, considerate nel loro insieme, e non atomisticamente, devono risultare idonee a delineare, con una ragionevole ricostruzione, un quadro complessivo del condizionamento mafioso dell’amministrazione dell’ente locale (cfr. Cons. St., VI, 10 marzo 2011 n. 1547). La valutazione di scioglimento dei corpi elettivi degli ee.ll., conseguente a fenomeni d'infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso, si basa, difatti, da un lato, sull'accertata o notoria diffusione sul territorio della criminalità organizzata e, dall'altro, sulla constatazione delle precarie condizioni di funzionalità dell'ente (cfr. Cons. St., VI, 15 marzo 2010 n. 1490). Come già affermato da questa Sezione con la citata sentenza n. 2895/2013, " il DPR e la relazione ministeriale di accompagnamento costituiscono atti di alta amministrazione, perché impingono sulla prevalenza dell'indirizzo politico di contrasto alle mafie rispetto al mero rispetto delle consultazioni elettorali. In altre parole, tra i due valori, entrambi costituzionalmente rilevanti, non si può conservare questo senza che sia pienamente realizzato quello, ossia senza che il dato elettorale non sia genuino o, almeno, quanto più è possibile depurato dal condizionamento mafioso. Da ciò discende come, a fronte della struttura normativa del procedimento dissolutorio -in virtù del quale si realizza lo scioglimento sulla scorta d'un giudizio complessivo sui fatti rivelatori del condizionamento, a questo Giudice spetta un sindacato di legittimità di tipo estrinseco, senza possibilità di valutazioni che, al di là della repressione del travisamento dei fatti, si muovano sul piano del merito (cfr. Cons. St., III, n. 1266/2012, cit.).". Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provevdimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 26.9.2014

 
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Nel giudizio in esame la Terza Sesione del Consiglio di Stato ha ribadito i principi consolidati in giurisprudenza circa l’esegesi dell'art. 143 T.U.E.L, approvato con d.lg. 18 agosto 2000 n. 267. Lo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose non ha natura di provvedimento di ti ... Continua a leggere

 

Concorsi pubblici: i rapporti personali di colleganza e/o collaborazione tra alcuni componenti della commissione e determinati candidati ammessi alla prova orale non sono sufficienti a configurare un vizio della composizione della commissione stessa

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 23.9.2014

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La Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha evidenziato che I rapporti personali di colleganza e/o collaborazione tra alcuni componenti della commissione e determinati candidati ammessi alla prova orale non sono sufficienti a configurare un vizio della composizione della commissione stessa. Come ha chiarito il Consiglio di Stato (sez. IV, 19 marzo 2013, n. 1606, sez. VI 27 novembre 2012, n.4858 e 31 maggio 2012 n. 3276), nei pubblici concorsi i componenti delle commissioni esaminatrici hanno l’obbligo di astenersi solo ed esclusivamente se ricorre una delle condizioni tassativamente previste dall’art. 51 del codice di procedura civile, senza che le cause di incompatibilità previste dalla predetta norma, tra le quali non rientra, di per sé (e cioè in assenza di ulteriori e specifici indicatori di una situazione di particolare intensità e sistematicità, tale da dar luogo ad un vero e proprio sodalizio), l’appartenenza allo stesso ufficio e il rapporto di colleganza, possano essere oggetto di estensione analogica. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 23.9.2014

 
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Accesso ai documenti: il Consiglio di Stato interviene sul rapporto tra diritto di cronaca nell’esercizio dell’attività giornalistica e diritto di accesso ai documenti detenuti dall’amministrazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 22.9.2014

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La Quarta Sezione del Consiglio di Stato con la sentenza in esame evidenzia come in linea generale, ferma restando la delicatezza della questione riguardante il rapporto tra diritto di cronaca nell’esercizio dell’attività giornalistica e diritto di accesso ai documenti detenuti dall’amministrazione, la Sezione è ben consapevole del particolare valore che assume la libertà di informazione (Corte Costituzionale nn.126/95; idem 225/1077 e 105/1972), così come è ben a conoscenza di un preciso orientamento giurisprudenziale di questo stesso consesso (sentenza Sez. VI 5 marzo - 6 maggio 1996 n.570) circa la posizione qualificata e differenziata della stampa in relazione alla conoscenza degli atti detenuti dalla pubblica Amministrazione. Parimenti, sempre in linea di principio , vanno rammentati i nuovi approdi dell’ordinamento comunitario in subjecta materia circa una compiuta evoluzione verso una società dell’informazione e della conoscenza (cfr Direttiva 2003/98/CE) . Ciò preliminarmente precisato, occorre però pur sempre tener presente l’ambito soggettivo e quello oggettivo prescritti dalla legge entro i quali va riconosciuta la tutela sottesa all’accesso, presupponendo, un siffatto diritto (art.22 della legge n.241/90 - legge sul procedimento amministrativo e art.2 comma 1 del DPR n.352/92 - regolamento di attuazione) un interesse personale e concreto , strumentale all’accesso, in quanto volto alla tutela di situazioni giuridicamente rilevanti (in tal senso Cons. Stato VI 13/7/2000 n.2109; idem 22/5/1998 n.820). Ora, se in linea di principio non si può equiparare la posizione di una testata giornalistica o di un operatore della stampa a quella di un qualunque soggetto giuridico per quanto attiene al diritto di accesso ai documenti amministrativi, nondimeno,nella specie non è consentito dilatare l’ambito applicativo della normativa di tipo garantista di cui al citato art.22 della legge n.241/90 nei confronti del sig. *ove si consideri che : a) il numero dei documenti variamente chiesti di conoscere nonché la genericità della richiesta avanzata alle Amministrazioni complessivamente coinvolte nella vicenda lasciano intravvedere un intento che si pone al di fuori della portata della norma di cui al citato art.22, e cioé quello di esercitare un controllo generalizzato sull’attività della P.A. il che equivale a introdurre una inammissibile azione popolare sulla trasparenza dell’azione amministrativa; b) chiedere genericamente atti e documenti riguardanti "l’organizzazione, le attività, le competenze e le attribuzioni delle Autorità coinvolte" vuol dire formulare istanze che , in definitiva si estendono indiscriminatamente ad atti e documenti che possono essere del tutto indifferenti ai fini della richiesta, tramutandosi la domanda di conoscenza in un aggravamento dell’attività amministrativa, senza che possa essere non consentito, tenuto conto agli interessi (pubblici e privati) coinvolti; c) nella specie l’esercizio del diritto di cronaca viene in rilievo non in quanto tale oggettivamente, ma nella misura in cui è strumentale ad altra finalità, quella di reperire materiale documentale utile alla difesa in giudizio e se così è, il diritto d’accesso non può non essere limitato a quei documenti (esattamente individuati dal Tar in sede di accoglimento parziale) correlati direttamente alla situazione giuridicamente rilevante (il diritto di difesa) e per la quale sussiste l’esigenza concreta ed attuale di accordare la relativa tutela (Cons. Stato Sez. VI 2/3/2003 n.1122), senza che possa parlarsi di quale che sia la lesione al diritto di informazione d) il giornalista- pubblicista può attingere conoscenza degli atti e documenti non strettamente funzionali al diritto di difesa e rientranti nel concetto di informazioni da rendersi all’opinione pubblica attraverso lo strumento informatico di consultazione di dati e notizie presenti sui siti istituzionali esistenti. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 22.9.2014

 
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Concorsi pubblici: l’incompatibilità di un componente di una commissione giudicatrice, derivante dalla parentela o dalla affinità con un candidato, non viene meno per il solo fatto dell’esclusione del candidato parente ed affine

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 5.9.2014

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Nella vicenda in esame giunta all'attenzione della Quinta Sezione del Consiglio di Stato non è stata contestata in punto di fatto l’effettiva sussistenza della situazione di incompatibilità tra un commissario ed una candidata, in ragione del vincolo di parentela entro il quarto grado esistente tragli stessi. In considerazione di ciò il Collegio ha ritenuto di non discostarsi dal consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui, per un verso, l'obbligo di astensione trova applicazione anche nei procedimenti amministrativi, specie in quelli concorsuali e disciplinari, sempre che ricorrano le fattispecie circostanziate e tipizzate di cui all'art. 51 c.p.c. atteso che, al di là dell'applicazione analogica della norma codicistica, detto obbligo costituisce l’applicazione dei principi d'imparzialità e di trasparenza, che trovano il loro fondamento nell'art. 97 cost. e devono sempre connotare l'azione e l'organizzazione amministrativa. Per altro verso, l’incompatibilità di un componente di una commissione (giudicatrice di un pubblico concorso), derivante dalla parentela o dalla affinità con un candidato, ha natura oggettiva in relazione alla delicatezza della materia concorsuale, tale da non poter dar luogo a posizioni di indebito vantaggio e, come tale, non viene meno per il solo fatto dell’esclusione del candidato parente ed affine, essendo detta incompatibilità stabilita per il commissario e non per i candidati e fermo restando che l’influenza del componente incompatibile può concretizzarsi non solo in favore del medesimo candidato, ma anche, in maniera negativa, in danno degli altri candidati, proprio al fine di consentire al primo di accedere al ristretto numero dei vincitori (Cons. Stato, sez. V, 13 agosto 1996, n. 920). Sono pertanto infondate le argomentazioni delle parti appellanti che invocano la irrilevanza della predetta situazione di incompatibilità ai fini della legittimità dell’operato della commissione in ragione delle peculiari modalità di attribuzione dei punteggi e di espletamento delle prove attitudinali, giacché la ricorrenza di una causa di incompatibilità che comporta l’obbligo di astensione del componente di una commissione, a pena di illegittimità degli atti concorsuali, indipendentemente dall’accertamento dell’effetto distonico del giudizio del candidato legato al commissario da particolare vincolo di parentela (Cons. Stato, sez. VI, 8 febbraio 2000, n. 679). E’ invece fondato e va accolto il motivo di gravame, sostanzialmente presente in entrambi gli appelli in esame, con cui è stata sostenuta l’erroneità della sentenza impugnata per aver annullato interamente la graduatoria finale della prova attitudinale di cui alla determinazione dirigenziale n. 5 del 13 gennaio 1999, invece che parzialmente, nella sola parte cioè relativa alla candidata, nei cui confronti è stata accertata la situazione di incompatibilità del commissario. Sul punto la Sezione è infatti dell’avviso che il procedimento di selezione per l’accertamento attitudinale di coloro che aspiravano ad essere ammessi al corso di "maestri di sci e discipline alpine non era affatto imperniato su di una valutazione comparativa di tutti i candidati, bensì su un giudizio, sostanzialmente assoluto ed individuale, sulla loro idoneità tecnica in relazione al corretto svolgimento di alcuni esercizi specifici e caratterizzanti la disciplina, quali lo slalom gigante, l’arco ampio (parallelo) e l’arco stretto (serpentina). Il punteggio assegnato dai vari commissari alle singole prove ed agli esercizi dei candidati esprime pertanto una valutazione del singolo candidato in sé e non direttamente in relazione alle prove svolte dagli altri candidati, così che la predisposizione della graduatoria finale, in particolare quanto agli idonei, è finalizzata ad individuare, com’è del resto effettivamente avvenuto, i più bravi in assoluto, meritevoli di essere ammessi al corso a numero sostanzialmente chiuso. Poiché le singole posizioni conseguite nella graduatoria di merito (degli idonei) sono espressione di una valutazione assoluta dei singoli candidati, senza alcun riferimento ai giudizi degli altri candidati, idonei o non idonei, il vizio riscontrato nel procedimento selettivo in questione a causa della incompatibilità per vincolo parentale tra il commissario e la candidata, non può che inficiare soltanto la posizione di quest’ultima, determinando l’illegittimità della sola valutazione di quest’ultima e della graduatoria finale degli idonei ed ammessi solo in parte qua. Ciò del resto risulta anche coerente con il più generale principio di buon andamento dell’azione amministrativo e dei relativi corollari di economicità e adeguatezza e con la tutela dell’affidamento incolpevole che gli altri candidati, idonei ed ammessi, hanno riposto sulla legittimità dell’operato dell’amministrazione (poiché il vizio degli atti non è assolutamente a loro riconducibile), oltre che il principio di conservazione degli atti, secondo cui utile per inutile non vitiatur. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 5.9.2014

 
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Nella vicenda in esame giunta all'attenzione della Quinta Sezione del Consiglio di Stato non è stata contestata in punto di fatto l’effettiva sussistenza della situazione di incompatibilità tra un commissario ed una candidata, in ragione del vincolo di parentela entro il quarto grado esistente tra ... Continua a leggere

 

Accesso ai documenti dell'Arma dei Carabinieri: al militare può essere concesso l'accesso ai documenti la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici, ma solo in visione senza il rilascio di copie

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 3.9.2014

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Nel giudizio in esame un carabiniere in servizio presso la Compagnia di Vibo Valentia ha chiesto di essere trasferito in Sicilia ai fini di un ricongiungimento al coniuge lavoratore. Il Comando ha opposto un diniego, ed il carabiniere è ricorso al TAR. Ha fatto inoltre domanda di accesso al fine diverificare la situazione degli organici nei Comandi di appartenenza e di invocata destinazione, nonché i motivi per i quali alcuni dei colleghi erano stati trasferiti, prima e dopo. Il Comando ha denegato l’ostensione ritenendola inibita dall’art. 1049 del dPR 90/2010 (atti riguardanti la struttura ordinativa e dotazioni organiche di personale, mezzi, armamento….dell’Arma dei carabinieri). Il TAR ha accolto il ricorso, in relazione agli atti di natura organizzativa, ritenendo sussistere ineludibili esigenze di difesa del ricorrente; lo ha dichiarato invece inammissibile per gli atti riguardanti il trasferimento di altri militari in quanto non notificato ai controinteressati. Avverso la sentenza ha proposto appello l’amministrazione. Gli atti sarebbero riservati ex art. 1049 dPR 90/2010, e comunque non utili alla difesa in giudizio del ricorrente attesa la discrezionalità che connota i trasferimenti. In sede cautelare, il Collegio ha ritenuto non sussistenti i presupposti per un inibitoria della provvisoria efficacia della sentenza gravata, sicché, nelle more della decisione l’amministrazione ha consentito l’accesso, seppur nelle forme della sola visione. La Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha accolto in parte l'appello proposto dal Ministero della Difesa. in primo luogo il Collegio ha ritenuto priva di fondamento la censura in ordine alla violazione dell’art. 1049 comma 2 lett. b) del dPR 90/2010. E’ vero che la norma sottrae all’accesso per 50 anni "i documenti concernenti la struttura ordinativa e dotazioni organiche di personale, mezzi, armamento, e munizionamento tecnico dei reparti dell'Arma dei carabinieri, con riferimento alla concreta utilizzazione dei mezzi, dell'armamento e munizionamento tecnico e alla dislocazione delle dotazioni organiche", tuttavia, ciò fa in dichiarata applicazione dell’art. 24 della legge 241/90. E’ quindi a tale fonte che occorre guardare per comprendere i limiti entro i quali la deroga opera: essa consente al Governo di prevedere casi di sottrazione al diritto di accesso in relazione (per quanto qui rileva) all’interesse alla salvaguardia dell’ordine pubblico, della prevenzione e repressione della criminalità, ma ha cura di specificare che "deve comunque essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici" (art. 24 comma 7). Il legislatore ha cioè operato a monte un bilanciamento degli interessi, affermando la cedevolezza delle esigenze connesse alla segretezza, dinanzi a quelle alla difesa degli interessi dell’istante, ove i documenti risultino perciò necessari. Non v’è dubbio che, nel caso di specie, le tabelle degli organici fossero necessarie a contestare efficacemente, nella sede giurisdizionale amministrativa (presso la quale già all’epoca della domanda pendeva giudizio), il diniego opposto dall’amministrazione alla domanda di ricongiungimento. Il Giudice dell’accesso, ovviamente, non può che compiere una valutazione in astratto della necessità difensiva evidenziata, e della pertinenza del documento, non potendo giungere sino a sindacare – come perorato dall’appellante - la concreta utilità della documentazione ai fini della vittoriosa conclusione di quel giudizio. Piuttosto, ed in questo si coglie un profilo di fondamento dell’appello principale, la tendenziale segretezza della documentazione deve essere contemperata con le esigenze di difesa, operando, ove ragionevolmente possibile, sulle modalità dell’ostensione (apposizione di omissis, visione senza rilascio di copia, etc.). A motivo di ciò, nel caso di specie, pur dovendosi affermare il diritto del militare ad ottenere accesso alla documentazione richiesta, deve nondimeno individuarsi, quale modalità idonea ad assicurare il predetto contemperamento, la sola visione del documento senza il rilascio di copie. Le copie, in quando riproducibili e divulgabili, potrebbero infatti arrecare grave nocumento agli interessi pubblici tutelati dall’amministrazione (incolumità, sicurezza), senza al contempo garantire all’istante un’utilità ulteriore, necessaria in chiave difensiva, rispetto a quanto già assicurato dalla conoscenza del dato e dalla sua valorizzabilità in giudizio. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 3.9.2014

 
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Nel giudizio in esame un carabiniere in servizio presso la Compagnia di Vibo Valentia ha chiesto di essere trasferito in Sicilia ai fini di un ricongiungimento al coniuge lavoratore. Il Comando ha opposto un diniego, ed il carabiniere è ricorso al TAR. Ha fatto inoltre domanda di accesso al fine di ... Continua a leggere

 
 
 
 
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