Gazzetta Informa News 13 Gennaio 2012 - Area Amministrativa


NORMATIVA

Modificato l'art. 645 c.p.c. in materia di opposizione a decreto ingiuntivo

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E' stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la Legge n. 218/2011 recante "Modifica dell'articolo 645 e interpretazione autentica dell'articolo 165 del codice di procedura civile in materia di opposizione al decreto ingiuntivo" nella quale con due articoli si stabilisce espressamente che: "Art. 1:Modifica all'articolo 645 del codice di procedura civile. Al secondo comma dell'articolo 645 del codice di procedura civile, le parole: «; ma i termini di comparizione sono ridotti a meta'» sono soppresse. Art. 2: Disposizione transitoria. 1. Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge, l'articolo 165, primo comma, del codice di procedura civile si interpreta nel senso che la riduzione del termine di costituzione dell'attore ivi prevista si applica, nel caso di opposizione a decreto ingiuntivo, solo se l'opponente abbia assegnato all'opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all'articolo 163-bis, primo comma, del medesimo codice". (Legge 29.12.2011, n. 218 - Gazzetta Ufficiale del 5.1.2012, n. 4)

 
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GIURISPRUDENZA

Risarcimento di danni erariali: la prescrizione inizia a decorrere dal rinvio a giudizio

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Alla luce di quanto dispone l’art. 2935 c.c., la prescrizione comincia a decorrere dal momento in cui il diritto può esser fatto valere e che essa, in tema di risarcimento di danni erariali, si compie, secondo l’art. 1, comma 2, della legge n. 20 del 1994, dopo cinque anni decorrenti, in ipotesi difatto doloso, dalla data della "scoperta" del danno, non v’è dubbio, alla stregua della giurisprudenza sostanzialmente pacifica di questa Corte, che solo il rinvio a giudizio consente, nella delineata ipotesi normativa, di approdare alla materiale individuazione, in tutte le sue componenti, della fattispecie dannosa in funzione dell’esperimento dell’azione erariale, potendo questa altrimenti non sortire alcun utile effetto laddove il presunto responsabile coinvolto nelle indagini penali neppure venga poi rinviato a giudizio. (Corte dei Conti, Sez. II, giur. Centrale Appello, sentenza 30.12.2011, n. 771)

 
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Termini per la decorrenza di interessi e rivalutazione dei crediti di lavoro dei pubblici dipendenti

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Rivalutazione monetaria ed interessi sui crediti di lavoro dei pubblici dipendenti decorrono dalla data di maturazione del diritto, ma tale momento genetico si configura diversamente a seconda della differente fonte del credito: se il diritto trova origine direttamente nella legge o in un atto normativo, la data della sua maturazione è quella della scadenza dell'emolumento o del suo rateo, a prescindere da qualsivoglia atto l'Amministrazione debba compiere ai fini della ricognizione e dell'adempimento della sua obbligazione. Nel caso in cui, invece, il diritto trovi fonte direttamente in un provvedimento amministrativo, la data della sua maturazione è invece quella di adozione del provvedimento, anche se dotato di efficacia retroattiva. (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 28.12.2011, n. 6948)

 
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Solo il legislatore può fissare il valore legale dei titolo di studio

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L’equipollenza fra titoli di studio può essere stabilita dalle norme, primarie o secondarie, non, invece, ad opera dell’amministrazione o del giudice, in base a valutazioni sull’ampiezza degli esami sostenuti o sull’eventuale assorbenza di un titolo rispetto ad un altro (cfr. C.S., sezione VI, dec.3 marzo 1953 n. 99, in base alla quale la dichiarazione di equipollenza dei titoli di studio può essere fatta soltanto dal legislatore, per cui, in mancanza di norme che la consentano, la p.a. non può procedere a valutazioni discrezionali dei titoli di studio né pronunciarne l’equipollenza; inoltre, quanto all’eccezionalità dell’equipollenza dei titoli di studio, ai fini della partecipazione ai concorsi, cfr. C.S., sezione VI, dec. 26 aprile 2000 n. 2492); il che induceva il Tribunale amministrativo territoriale a disattendere il contrario orientamento (cfr. C.S., sezione V, dec. 22 febbraio 2000 n. 931, circa la riconoscibilità, ad opera dello stesso giudice, dell’assorbenza di un titolo di studio in un altro), spettando solo al legislatore fissare il valore legale di ciascun titolo di studio e potendo soltanto ritenersi l’assorbenza di un titolo in un altro, senza necessità di apposita norma, qualora uno costituisca presupposto necessario dell’altro, onde il possesso di questo denoterebbe inequivocamente quello dell’altro. (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 28.12.2011, n. 6933)

 
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E' legittimo il voto numerico per la valutazione delle prove scritte del concorso pubblico

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Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha ritenuto adempiuto l’obbligo di motivazione della commissione giudicatrice di un concorso pubblico in ragione della lettura coordinata dei voti numerici attribuiti e dei criteri di valutazione fissati dalla Commissione d’esame. A tal fine il Collegioha richiamato la sentenza resa dalla Corte Costituzionale del 8 giugno 2011, n. 175, secondo la quale il criterio del punteggio numerico e' idoneo a costituire motivazione del giudizio valutativo espresso dalla commissione esaminatrice in quanto rivela una valutazione che, attraverso la graduazione del dato numerico, conduce ad un giudizio di sufficienza o di insufficienza della prova espletata e, nell’ambito di tale giudizio, rende palese l’apprezzamento più o meno elevato che la commissione esaminatrice ha attribuito all’elaborato oggetto di esame. (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 29.12.2011, n. 6973)

 
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Gli atti adottati dal Commissario ad acta sono impugnabili dinanzi al Giudice che lo ha nominato

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Gli atti adottati dal commissario "ad acta " nominato per l'esecuzione di un giudicato sono impugnabili in via funzionale dinanzi al Giudice che ne ha disposto l'investitura, al quale, pertanto, va riconosciuta una specifica competenza funzionale (Consiglio Stato, sez. VI, 29 aprile 2003, n. 2174),ed attualmente ai sensi dell’art. 114 e 117 del c.p.a. il Giudice che ha nominato il Commissario ad acta conosce di tutte le questioni relative alla esatta adozione del provvedimento richiesto, compresi i provvedimenti adottati da detto Organo nominato dal Giudice. (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 28.12.2011, n. 6953)

 
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Senza programmazione o vantaggi reali per l'ente locale il Sindaco può andare in missione all'estero solo a proprie spese

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Come ampiamente chiarito dalla sentenza n. 346 del 28 luglio 2008 della I sezione d’Appello della Corte dei Conti, pure riguardante missioni estere intraprese da amministratori di enti locali, fra le funzioni attribuite agli enti locali, non è ricompresa la promozione all’estero di attività imprenditoriali, né, più in generale, lo svolgimento di compiti con rilievo internazionale, dal momento che l’ordinamento ripartisce le relative competenze fra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome. Inoltre, in concreto, nel caso in esame non vi era neppure traccia di un’attività programmatica strutturata sull’obiettivo dell’incremento dell’economia locale, di cui la missione avrebbe costituito attuazione, come neppure è stato dimostrato il conseguimento di un effettivo vantaggio per l’ente. Ne consegue che per la Corte dei Conti in assenza di una preventiva programmazione, che individuasse, ex ante, obiettivi la cui concreta realizzazione fosse, ex post, obiettivamente misurabile e data la totale estraneità dell’attività estera ai fini istituzionali dell’ente locale, la scelta di partecipare, a spese del Comune, alla manifestazione, appare arbitraria, diseconomica e non improntata a criteri di razionalità amministrativa. Le spese sostenute dall’ente locale per il rimborso della missione all'estero (nel caso di specie negli Stati Uniti), pertanto, integrano danno erariale subito dallo stesso. (Corte dei Conti, Sez. giur. Sicilia, sentenza 23.12.2011, n. 4229)

 
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La posizione della giurisprudenza contabile sul conferimento di incarichi di consulenza a soggetti esterni all'amministrazione

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La Corte dei Conti nella sentenza in esame oltre a ripercorrere il quadro normativo in materia di incarichi esterni procede altresì a richiamare le molte pronunzie più recenti che hanno provveduto a chiarire in via generale la portata delle norme in materia, e i corrispondenti limiti alla possibilità, per le amministrazioni pubbliche, del ricorso a tali forme di collaborazione.In particolare e' stato evidenziato, in proposito, che le pubbliche amministrazioni hanno l'obbligo di far fronte alle competenze istituzionali mediante il più proficuo utilizzo di risorse umane e professionali esistenti nell'ambito delle proprie strutture, e il ricorso ad incarichi professionali esterni, avendo natura eccezionale, può avvenire solo in presenza delle condizioni previste dalle disposizioni legislative in materia (in particolare, l’art. 7 D.L.vo n. 165/2001, cit.), che esprimono principi di stretta interpretazione (Corte dei conti, Sez. II app., 26 agosto 2008, n. 363). Più in generale, molte decisioni hanno provveduto a ribadire che i presupposti di legittimità per il conferimento dell'incarico o la stipula del contratto di collaborazione sono così schematizzabili: 1) l'oggetto deve essere corrispondente alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente e ad obiettivi e progetti specifici e determinati; si tratta, cioè, di perseguire obiettivi e progetti specifici contenutisticamente e temporalmente predeterminati e non determinati in modo del tutto generico ab origine; 2) occorre il preventivo accertamento, da parte dell'amministrazione conferente, dell'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al proprio interno; dunque, la previa verifica organizzativa, puntuale e documentata, della quale occorre dare conto nella lettera di incarico o nel contratto di collaborazione; 3) la prestazione deve essere di natura temporanea, con conseguente necessaria predeterminazione del termine di scadenza, per cui non sono consentiti incarichi generici rinnovabili a tempo indefinito; per questo, si richiede che vengano preventivamente definiti gli elementi essenziali del contratto, in modo da delineare ex ante il perimetro dei principali diritti e obblighi dei contraenti: 4) infine, la prestazione deve essere "altamente qualificata"; dunque, la qualità della professionalità coinvolta deve chiaramente risultare da un apposito procedimento di verifica di evidenza pubblica, idoneo a dimostrare erga omnes la specifica esperienza del soggetto incaricato nell'attività dedotta in contratto (Corte dei conti, Sez. I app., 2 settembre 2008 n. 393; Sez. reg. Lombardia, 20 ottobre 2009, n. 642 e 10 marzo 2006, n. 172; Sez. reg. Friuli-Venezia Giulia, 28 gennaio 2008, n. 41; Sez. reg. Basilicata, 16 ottobre 2008, n. 252). E’ stato ancora precisato che, poiché a tutte le pubbliche amministrazioni si applicano, in materia di incarichi a soggetti esterni, i limiti previsti dall'art. 7, comma 6, del D.Lgs. n. 165/2001, una volta individuata la necessità di affidare incarichi all'esterno, la singola amministrazione, nel rispetto dei principi di imparzialità e buon andamento sanciti dall'art. 97 Cost., deve accertare che l'incarico venga assegnato ad esperti di particolare e comprovata esperienza, abbia una durata limitata nel tempo, un oggetto ben determinato e deve predeterminare l'entità del compenso e l'onere di spesa (Corte dei conti, Sez. reg. Lombardia, 5 marzo 2007, n. 141, 8 maggio 2009, n. 324 e 9 luglio 2009, n. 473). Ancora, è stata affermata chiaramente l’impossibilità di ricorrere a rapporti di collaborazione esterna per attività ordinarie, con la conseguente illegittimità dei contratti stipulati in violazione di tali presupposti e conseguente responsabilità erariale per gli indebiti costi gravanti sull'ente (Corte dei conti, Sez. reg. Lombardia, 20 ottobre 2009, n. 642). (Corte dei Conti, Sez. I, giur. Centrale, sentenza 27.12.2011, n. 577)

 
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Prescrizione quinquennale dell'indennità di buonuscita del dipendente pubblico

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Il diritto alle somme spettanti ai dipendenti pubblici a titolo di indennità di buonuscita si prescrive nel termine di cinque anni, decorrente non dalla data di cessazione dal servizio, ma da quello dell'ultimo ordinativo di pagamento del credito principale. (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 28.12.2011, n. 6948)

 
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Il diritto alle somme spettanti ai dipendenti pubblici a titolo di indennità di buonuscita si prescrive nel termine di cinque anni, decorrente non dalla data di cessazione dal servizio, ma da quello dell'ultimo ordinativo di pagamento del credito principale. (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenz ... Continua a leggere

 

Il giudice dell'esecuzione può liquidare gli interessi sulle somme dovute in base al giudicato

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Il principio generale per il quale, in sede di ottemperanza, il giudice dell'esecuzione non può prendere in considerazione domande nuove, che non siano state già riconosciute con il dictum della sentenza passata in cosa giudicata, non è applicabile nel caso in cui nella suddetta sede il ricorrentechieda che l'Amministrazione sia condannata anche al pagamento degli interessi legali sulle somme dovute in base al giudicato, atteso che, in questa evenienza, non è avanzata in sede di ottemperanza una nuova domanda giudiziale, estranea alla decisione intervenuta, ma una richiesta accessoria, intimamente e necessariamente collegata con la domanda principale. (Consiglio Stato, Sez. V, sentenza 28.12.2011, n. 6944)

 
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Nei concorsi pubblici nessuna equiparazione tra il diploma professionale di durata triennale ed il diploma di istruzione secondaria superiore

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Ai sensi del combinato disposto degli artt. 191 e 195, del t.u. (oggi abrogato) 16.4.1994 n. 297, ai fini dell'ammissione ai concorsi a posti di pubblico impiego, il diploma rilasciato da un Istituto professionale di durata triennale non può essere inteso quale "diploma di istruzione secondaria superiore" in quanto, essendo conseguito solo in esito ad un corso triennale di studi, ha valore legale nei limiti previsti in particolare dall’art. 195 comma 2,. Di norma dà solo diritto a valutazione in termini di punteggio nei concorsi, per soli titoli e per titoli ed esami, per l'assunzione nei ruoli di carattere tecnico ai quali si accede con il possesso di licenza di scuola secondaria di primo grado. In alcun caso è assimilabile al diploma di maturità, ora definito dall'art. 1 comma 1, l. 10.12.1997 n. 425, quale esame di Stato conclusivo del corso di studio d'istruzione secondaria superiore; o in altri casi integrato dall’esame da sostenere al termine dei corsi integrativi (cfr. Consiglio Stato , sez. V, 11 maggio 2009 , n. 2881;Consiglio Stato , sez. V, 06 maggio 2008, n. 2375; Consiglio Stato , sez. I, 21 dicembre 2005, n. 4410). L’art. 191 del D.Lgs. 16 aprile 1994 n. 297 nello specificare che gli istituti e le scuole di istruzione secondaria superiore sono quelli che danno comunque accesso all’università elenca tassativamente: "… il ginnasio-liceo classico, il liceo scientifico, gli istituti tecnici, il liceo artistico, l'istituto magistrale, la scuola magistrale, gli istituti professionali e gli istituti d'arte". (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 31.12.2011, n. 7006)

 
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Inoppugnabilità del provvedimento di decadenza ex lege n. 296/2006 degli organi commissariali

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La decadenza degli organi commissariali, ai sensi dell’art. 1, comma 498, l. n. 296 del 2006, segue ad un’organica revisione del numero complessivo dei funzionari adibiti a detti compiti, alla riconosciuta possibilità di gestione unificata di più procedure liquidatorie e all’abbattimento degli oneri di spesa per i compensi professionali, sicché l’innovazione legislativa ridefinisce, in via primaria, il complessivo assetto organizzativo delle procedure di amministrazione straordinaria in atto, mentre incide solo in via mediata sugli incarichi conferiti, la cui prosecuzione resta condizionata all’esito della disposta ristrutturazione di dette procedure. In tale quadro, la comminatoria di decadenza ex lege di tutti i rapporti commissariali in atto, se non confermati entro novanta giorni dall’entrata in vigore della nuova disciplina, si configura necessariamente prodromica e dovuta, onde poter procedere al generale riassetto prefigurato dall’art. 1, commi 498-501, l. n. 296 del 2006, e costituisce necessario presupposto per poter procedere a nuove nomine o ad eventuali conferme. La natura essenzialmente fiduciaria e intuitu personae che caratterizza il conferimento dell’incarico in questione – da qualificarsi come onorario, implicante il conferimento di un munus straordinario che comprende specifici poteri gestori dell’impresa e dei beni dell’imprenditore insolvente, per il fine di interesse pubblico inerente alla conservazione del patrimonio produttivo, mediante prosecuzione, riattivazione o riconversione delle attività imprenditoriali –, esclude in capo al commissario decaduto ex lege ogni diritto di insistenza nella prosecuzione dell’ufficio e nei compiti commissariali (nel caso di specie assorbiti per accorpamento in una gestione unitaria comprensiva di altre imprese in stato di insolvenza). Al contempo, la scelta del professionista cui affidare la nuova gestione commissariale implica una valutazione ampiamente discrezionale da parte dell’Autorità a ciò competente – salvo i limiti di legge e di regolamento sui requisiti di professionalità e di onorabilità di volta in volta in volta stabiliti – e non soggiace alla regola del concorso, che è peculiare all’opposta fattispecie della costituzione impersonale, e non intuitu personae, del rapporto di pubblico impiego. (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 27.12.2011, n. 6825)

 
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La decadenza degli organi commissariali, ai sensi dell’art. 1, comma 498, l. n. 296 del 2006, segue ad un’organica revisione del numero complessivo dei funzionari adibiti a detti compiti, alla riconosciuta possibilità di gestione unificata di più procedure liquidatorie e all’abbattimento degli oner ... Continua a leggere

 

Determinazione dell'indennità di buonuscita del personale autoferrotranviario

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La determinazione dell’indennità di buonuscita del personale autoferrotranviario di cui all'art. 1 r.d. n. 148/1931 e all’inerente contrattazione collettiva, va effettuata sulla base dei criteri inderogabili fissati dagli art. 2120 e 2121 Cod. civ., tenendo conto di ogni elemento di natura retributiva che, avendo i caratteri dell'obbligatorietà, della continuità e della determinatezza (o determinabilità), rientri nella nozione di retribuzione normale o di fatto. Inoltre i principi degli art. 2120 e 2121, in tema di indennità di fine rapporto, lungi dall'essere espressione di insuperabili vincoli costituzionali, sono estensibili al pubblico impiego in via sussidiaria e nei limiti in cui la materia non sia diversamente regolata da norme speciali, giusta quanto disposto dall'art. 2129 Cod. civ. Più in particolare, la giurisprudenza chiarisce che la computabilità nella base di calcolo dell’indennità di buonuscita dei compensi per lavoro straordinario e delle altre indennità erogate per specifiche prestazioni prive dei caratteri di fissità e continuatività, può aversi nel solo quando, in forza di atti formali dell'amministrazione, tali corresponsioni risultino predeterminate, fisse, obbligatorie, continuative e forfetizzate, non essendo sufficiente la mera continuità di fatto della relativa percezione (Cons. Stato, VI, 20 gennaio 2009, n. 254; 17 aprile 2009, n. 2324; 9 ottobre 2009, n. 6204; 21 dicembre 2010 , n. 9309). Coerentemente con quei precedenti, il Consiglio di Stato nella sentenza in esame conclude affermando che, anche ai sensi degli articoli 26 e 6, lett. c), del C.C.N.L. 27 luglio 1976, in difetto di tali elementi, i semplici compensi percepiti per lavoro straordinario (e festivo, indennità di trasferta e diaria) non sono computabili in sede di liquidazione del trattamento di fine rapporto spettante al personale delle ferrovie in gestione commissariale governativa. (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 27.12.2011, n. 6824)

 
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Gli indici che individuano il rapporto di lavoro dipendente

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La veste formale attribuita dalle parti al rapporto intercorso (nella specie collaborazione coordinata e continuativa) e la correlata volontà dell’Ente datore di lavoro non vale a scolorire la presenza degli indici evidenzianti un rapporto di lavoro dipendente, consistenti nell’inserimento strutturale della dipendente nell'apparato organizzativo; dallo svolgersi del rapporto nel tempo senza soluzione di continuità; dal carattere retributivo, perché inserito in un rapporto sinallagmatico, del compenso percepito dal lavoratore; dallo svolgimento in via continuativa di compiti funzionali all’attività istituzionale propria dell'Ente, nei locali e con mezzi messi a disposizione della stessa Amministrazione. Peraltro, alla evidenza di tali indici rilevatori di un rapporto di fatto corrispondente a quello di lavoro dipendente può attribuirsi soltanto una funzione di determinazione della disciplina economica e previdenziale delle prestazioni lavorative di fatto erogate, essendo il rapporto comunque nullo e improduttivo di effetti in quanto instaurato al di fuori dei parametri legislativi che, nel rispetto dell'art. 97, comma 3 della Costituzione, regolano l'accesso al pubblico impiego tramite concorso (cfr. in tal senso Cons. St., Ad. Plen., n. 1 e n. 5 del 1992, nonché, fra le tante, Cons. St., sez. V, 3 novembre 2010 , n. 7772). Alla domanda di accertamento del rapporto di lavoro dipendente ove accolta dal Giudice sono applicabili le garanzie retributive e contributivo-previdenziali di cui all'art. 2126 cod. civ. Tuttavia, conformemente alla giurisprudenza consolidata, l'applicazione della normativa di cui all'art. 2126 c.c., in caso di un rapporto di pubblico impiego precluso per legge, non garantisce automaticamente al lavoratore un corrispettivo pari a quello stabilito per il dipendente di ruolo di pari livello quando una diversa pattuizione sia stata prevista nel contratto di lavoro. (Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 27.12.2011, n. 6823)

 
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La veste formale attribuita dalle parti al rapporto intercorso (nella specie collaborazione coordinata e continuativa) e la correlata volontà dell’Ente datore di lavoro non vale a scolorire la presenza degli indici evidenzianti un rapporto di lavoro dipendente, consistenti nell’inserimento struttur ... Continua a leggere

 

Pubblicità ingannevole: l'offerta di suonerie telefoniche gratuite nascondeva un abbonamento a pagamento

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Il Consiglio di Stato e' stato adito al fine di annullare la sentenza resa dal giudice di prime cure che aveva ritenuto legittimo il provvedimento inibitorio e sanzionatorio emanato dall'Agcom nei confronti di una società che invitava ad attivare suonerie telefoniche senza precisare adeguatamenteche tale servizio era reso a pagamento. Infatti, a fronte della promessa in ‘regalo’ dell’invio di una suoneria, il servizio avrebbe comportato la sottoscrizione di un abbonamento a costo fisso, il cui prezzo era stato indicato in maniera scarsamente leggibile, attraverso una sovraimpressione veloce, durante l’andata in onda dello spot televisivo. Il Consiglio di Stato sul punto ha rilevato che l'art. 18 del Codice del consumo (d.lgs. n. 206 del 2005) sanziona "l'impiego di una pratica commerciale idonea ad alterare sensibilmente la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole, inducendolo...ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso". L’art. 20 dello stesso Codice definisce scorretta una siffatta pratica commerciale, che secondo il successivo art. 22 è ingannevole in quanto "induce o è idonea ad indurre il consumatore ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso". Ciò posto il Consiglio di Stato ha ribadito come in via di principio non sia sindacabile il giudizio di ingannevolezza del messaggio svolto dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato in caso di corretta e completa acquisizione degli elementi di fatto rilevanti, se non sul piano della ragionevolezza e della congruità della valutazione, con esclusione di considerazioni di carattere sostitutivo incompatibili con l'opinabilità dei giudizi. Infine il Collegio ha ritenuto evidente che messaggi incentrati su di un elemento determinante ai fini della scelta del consumatore, qual è quello della gratuità o meno della promozione lanciata attraverso il mezzo televisivo, devono porre il potenziale acquirente in condizione di avere chiara ed immediata contezza di tale elemento. (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 27.12.2011, n. 6822)

 
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Il dipendente pubblico condannato in sede penale ha diritto di recuperare le retribuzioni perse durante il periodo di sospensione cautelare dal servizio

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In base all’articolo 96, comma 2, del d.P.R. n. 3/1957, un pubblico dipendente, già cautelativamente sospeso dal servizio, condannato in sede penale e sottoposto a procedimento disciplinare definito con una sanzione diversa dalla destituzione dell’impiego, ha diritto alla restituito in integrum peril periodo di sospensione cautelare sofferto in eccedenza rispetto alla durata della sanzione disciplinare. Dal quantum dovuto a titolo di restituzione delle retribuzioni perse durante il periodo di sospensione cautelare, va però dedotto l’importo delle retribuzioni corrispondenti al tempo della condanna penale detentiva, quand’anche questa non sia stata interamente scontata (nello stesso senso: Cons. Stato, VI, 3 febbraio 2009, n. 575): invero, la restituzione inerisce, nella sua sostanza giustificativa, all’immediata emersione della non imputabilità al pubblico dipendente del rapporto di servizio e della prestazione lavorativa cui è tenuto. Nel caso di sospensione facoltativa dal servizio, l’interruzione della prestazione lavorativa è imputabile ad una valutazione discrezionale dell’Amministrazione, con riguardo non solo alla opportunità, ma anche alla durata e al mantenimento della sospensione. Il che rende ininfluente che il dipendente sia stato assolto con sentenza definitiva. (Consiglio di Stato, Sez. VI, sentenza 27.12.2011, n. 6815)

 
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Trattamento retributivo per mansioni superiori svolte dall'aiuto ospedaliero

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Il trattamento retributivo corrispondente alle superiori mansioni primariali spetta all'aiuto ospedaliero anche quando l'incarico di sostituzione del primario si protragga oltre il termine massimo di sei mesi previsto dall'art. 121, comma 7, del D.P.R. n. 384 del 28.11.1990, dal momento che tale previsione normativa si limita a vietare il rinnovo dell’incarico alla scadenza del periodo massimo di sei mesi ma non preclude il riconoscimento della spettanza delle relative differenze retributive quando l'Amministrazione, contravvenendo a tale divieto, rinnovi invece l'incarico, o comunque permetta la prosecuzione dell'espletamento delle mansioni superiori anche oltre il tempo massimo previsto. Non è infatti configurabile l'ipotesi di una struttura sanitaria che rimanga priva dell'organo di vertice responsabile dell'attività esercitata nel suo ambito. (Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza 23.12.2011, n. 6803)

 
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Sulle controversie in materia di finanziamenti erogati dalla P.A. a privati decide il giudice ordinario

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In tema di sovvenzioni e finanziamenti erogati dalla p.a. a privati già l'inserimento nella graduatoria degli aventi diritto, qualificata "provvisoria" dal regolamento crea un credito dell'impresa al contributo, che viene adempiuto, senza margini di discrezionalità, dalla amministrazione erogante,sussistendo, per effetto di tale concessione, un diritto dell'impresa al finanziamento, sul quale ha cognizione la sola autorità giudiziaria ordinaria, anche se può aversi revoca dello stesso, entro i limiti fissati dal regolamento o riduzione, che si esprimono in atti nei quali la pubblica amministrazione non esercita discrezionalità alcuna, dovendosi soltanto uniformare ai principi vincolanti della normativa vigente. (Consiglio di Stato, Sez. V, sentenza 28.12.2011, n. 6918)

 
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Il solo pericolo per l'ordine pubblico consente di vietare l'accesso agli impianti sportivi

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La misura del divieto di accesso agli impianti sportivi può essere disposta non solo nel caso di accertata lesione, ma in caso di pericolo di lesione dell'ordine pubblico, come accade nel caso di condotte che comportano o agevolano situazioni di allarme e di pericolo. Ne consegue che il divieto diaccesso negli stadi non richiede un oggettivo ed accertato fatto specifico di violenza, essendo sufficiente che il soggetto, anche sulla base dei suoi precedenti, non dia affidamento di tenere una condotta scevra dalla partecipazione ad ulteriori episodi di violenza. Tale misura si connota di un'ampia discrezionalità, in considerazione della sua finalità di tutela dell'ordine pubblico, e non può essere censurata se congruamente motivata con riferimento a specifiche circostanze di fatto che l’hanno determinata. (Consiglio di Stato, Sez. III, sentenza breve 23.12.2011, n. 6808)

 
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Presupposti per il riconoscimento della retribuzione per l'esercizio di mansioni superiori

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Il riconoscimento della retribuzione correlata all’esercizio di mansioni di qualifica superiori, è oggettivamente precluso ove le mansioni esercitate (in assenza di alcun ordine di servizio, o in presenza di questo) risultino corrispondenti a quelle proprie della qualifica formale posseduta ed al mansionario. I presupposti imprescindibili per la configurabilità dell’esercizio delle mansioni superiori e della rilevanza dello stesso ai fini retributivi erano comunque "concorrentemente: 1) lo svolgimento di fatto, in modo continuativo e prevalente, di funzioni qualitativamente attinenti a livello funzionale superiore rispetto a quello di cui l’impiegato è titolare; 2) il conferimento formale delle mansioni in questione mediante uno specifico atto; 3) la vacanza del posto relativo in organico". (Consiglio di Stato, Sez. IV, sentenza 22.12.2011, n. 6792)

 
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