giovedì 18 maggio 2017 11:10

Abusi edilizi: il Comune deve senza indugio emanare l’ordine di demolizione per il solo fatto di aver riscontrato opere abusive

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 17.5.2017

La Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 17 maggio 2017 ha affermato che: quando risulta la realizzazione di abusi edilizi, il Comune «deve senza indugio emanare l’ordine di demolizione per il solo fatto di aver riscontrato opere abusive» (cfr. Consiglio Stato, Sez. VI, 30 marzo 2017, n. 1486; Sez. VI, 6 marzo 2017, n. 1060 e n. 1058; Sez. V, 11 luglio 2014, n. 3568; Sez. IV, 31 agosto 2010, n. 3955) e cioè deve immediatamente emanare il provvedimento che ripristini la legalità; -tale principio si fonda sul dato testuale dell’art. 31, comma 2, del testo unico n. 380 del 2001, per il quale «il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale, accertata l´esecuzione di interventi in assenza di permesso, in totale difformità dal medesimo, ovvero con variazioni essenziali, determinate ai sensi dell’articolo 32, ingiunge al proprietario e al responsabile dell’abuso la rimozione o la demolizione»; le questioni inerenti alla sussistenza dei presupposti di applicabilità dell’art. 33, comma 2, del medesimo testo unico (per il quale, «qualora, sulla base di motivato accertamento dell´ufficio tecnico comunale, il ripristino dello stato dei luoghi non sia possibile, il dirigente o il responsabile dell’ufficio irroga una sanzione pecunaria pari al doppio dell´aumento di valore dell´immobile») riguardano una fase procedimentale successiva ed eventuale, dal momento che il destinatario dell’ordine di demolizione può preferire – entro il termine di novanta giorni, decorso il quale si verifica il prospettato acquisto del bene da parte dell’Amministrazione comunale – di adeguare la situazione di fatto a quella di diritto e di non pagare la somma corrispondente al doppio dell’aumento di valore dell’immobile; in altri termini, per l’applicabilità del medesimo art. 33, comma 2, occorre la sussistenza di alcuni presupposti, tra cui proprio la previa emanazione dell’ordine di demolizione, l’istanza tempestiva del destinatario dell’ordine ed un «motivato accertamento dell’ufficio tecnico comunale» sulla impossibilità materiale di ripristinare lo stato dei luoghi, configurabile soltanto quando «la demolizione, per le sue conseguenze materiali, inciderebbe sulla stabilità dell´edificio nel suo complesso» legittimamente realizzato (cfr. ex plurimis Consiglio di Stato, Sez. VI, 30 marzo 2017, n. 1484; Sez. VI, 9 aprile 2013, n. 1912), il che non avviene – in linea di principio - quando si tratta di eliminare opere realizzate in aggiunta a un manufatto preesistente. Per continuare la lettura vai alla sentenza.

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domenica 24 marzo 2013 13:31

Rimborso delle spese di viaggio agli amministratori locali che fanno uso del mezzo proprio nell’espletamento del mandato istituzionale: e' possibile il ricorso a regolamentazioni interne volte a disciplinare, per i soli casi in cui l’utilizzo del mezzo proprio risulti economicamente più conveniente per l’Amministrazione, forme di ristoro del dipendente dei costi dallo stesso sostenuti

Corte dei Conti

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Il Sindaco del Comune di Lioni (AV), ha formulato una richiesta di parere in merito alla possibilità e alle norme di utilizzo, esclusivamente per adempimenti istituzionali, del mezzo proprio per il raggiungimento di luoghi diversi dal Comune ove ha sede l’ente, nonché in relazione al diritto al rimborso delle spese di viaggio. La Corte dei Conti dopo aver ricostruito il quadro giuridico di riferimento ha precisato che le Sezioni Riunite in sede di Controllo della Corte dei conti con le delibere n. 8/2011 e n.9/2011, hanno interpretato la vigente normativa e fornito importanti indicazioni sull’applicazione dell’art. 6, comma 12, del decreto L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito in L. con la L. 30 luglio 2010, n. 122, con particolare riferimento al rimborso delle spese per l’uso del mezzo proprio autorizzato dagli enti locali. Le Sezioni Riunite in entrambe le deliberazioni hanno aderito all’interpretazione resa dalla Sezione regionale della Toscana, con deliberazione del 17 novembre 2010, n. 170, in linea con la Circolare della Ragioneria Generale dello Stato del 22 ottobre 2010 n. 36, secondo cui: “ ... “ le disposizioni in esame non si applicano al personale adibito a funzioni ispettive... nonché, avuto riguardo alla natura dell’attività svolta, dei soggetti impegnati nello svolgimento di funzioni istituzionali relative a compiti di verifica e controlli”, viceversa per il personale impegnato in funzioni diverse “l’autorizzazione è finalizzata esclusivamente alla copertura assicurativa dovuta dall’amministrazione in base alle vigenti disposizioni in materia, esclusa ogni possibilità di rimborso delle spese per l’utilizzo del mezzo proprio”. Ne consegue che non è più possibile ritenere che l’autorizzazione all’uso del mezzo proprio legittimi il dipendente a conseguire il rimborso di una parte delle spese sostenute per l’acquisto del carburante. Tali considerazioni, in virtù del rinvio di cui al citato art. 2 del D.M. 4 agosto 2011, valgono anche per gli amministratori pubblici, che per il rimborso delle spese di viaggio sono destinatari dei medesimi limiti previsti per i dirigenti degli enti locali. L’amministratore che intenda avvalersi del mezzo proprio, al fine di rendere più agevole il proprio spostamento, sarà abilitato a farlo, previa autorizzazione del Sindaco o del Presidente del consiglio comunale, ma con il limitato effetto di ottenere la copertura assicurativa dovuta in base alle vigenti disposizioni. E’ evidente che il legislatore ha inteso favorire l’esigenza di contenimento della spesa per le missioni applicando limiti stringenti, tuttavia, non si può non evidenziare che, in sede interpretativa, le Sezioni Riunite della Corte dei conti con la recente Delibera n. 21 del 16 febbraio 2011 depositata in data 5 aprile 2011, hanno riconosciuto: “ ... possibile il ricorso a regolamentazioni interne volte a disciplinare, per i soli casi in cui l’utilizzo del mezzo proprio risulti economicamente più conveniente per l’Amministrazione, forme di ristoro del dipendente dei costi dallo stesso sostenuti che, però, dovranno necessariamente tenere conto delle finalità di contenimento della spesa introdotte con la manovra estiva e degli oneri che in concreto avrebbe sostenuto l’Ente per le sole spese di trasporto in ipotesi di utilizzo dei mezzi pubblici di trasporto ... “ (Cfr. in tal senso: Corte dei conti, SS. RR. in sede di Controllo delibere n. 8/2011 e n.9/2011, Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo, delibera n. 20 del 7 – 10 maggio 2012, Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per il Lazio, Delibera n. 4 del 30 gennaio – 2 febbraio 2012). Pertanto, osserva il Collegio che sussiste, nei limiti suindicati, un alveo operativo entro il quale riconoscere il rimborso delle spese di viaggio agli amministratori locali che fanno uso del mezzo proprio nell’espletamento del mandato istituzionale.

Corte dei Conti

 
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Il Sindaco del Comune di Lioni (AV), ha formulato una richiesta di parere in merito alla possibilità e alle norme di utilizzo, esclusivamente per adempimenti istituzionali, del mezzo proprio per il raggiungimento di luoghi diversi dal Comune ove ha sede l’ente, nonché in relazione al diritto al r ... Continua a leggere

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venerdì 19 aprile 2013 09:27

Rimborso al dipendente delle spese di parcheggio: la Corte dei Conti ammette il rimborso nel caso di utilizzo del mezzo comunale, mentre tendenzialmente lo esclude in caso di utilizzo autorizzato del mezzo proprio

Corte dei Conti

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Il Sindaco del Comune di Calderara di Reno (Bo) ha inoltrato alla Corte dei Conti una richiesta di parere avente ad oggetto il rimborso delle spese di viaggio e, specificamente, quelle di parcheggio. La richiesta di parere si articola in alcuni quesiti. Il primo afferisce alla possibilità di rimborsare le spese di parcheggio al dipendente recatosi in missione nella circoscrizione provinciale con mezzo comunale e, nel caso, se sia anche possibile rimborsare le spese suddette al dipendente autorizzato all’uso della propria autovettura per una missione nella circoscrizione provinciale. Viene richiesto, altresì, se l’ente debba predisporre, sul punto, preventiva disciplina regolamentare, prescrivendo anche il limite entro cui il rimborso sia ammesso. Si domanda, infine, se agli amministratori vadano applicate le medesime prescrizioni previste per i dipendenti per i rimborsi spese per parcheggi, con ulteriore richiesta circa la rimborsabilità o meno del quinto della benzina per gli amministratori autorizzati all’uso del mezzo proprio per missioni nell’ambito della circoscrizione provinciale.Alla luce di quanto risulta dal ricordato quadro ermeneutico, pur nel doveroso rispetto dei principi di economicità, efficienza ed efficacia dell’azione amministrativa, nel caso di utilizzo del mezzo comunale non vigono vincoli di finanza pubblica che escludano il rimborso delle spese di parcheggio (cfr. in termini Sezione Lombardia/496/2011/PAR). Va, al contrario, tendenzialmente escluso il rimborso dei costi di parcheggio per l’uso autorizzato del mezzo proprio, salvo, in conformità al dettato delle Sezioni Riunite, regolamentazioni interne all’ente che prevedano “forme di ristoro del dipendente dei costi dallo stesso sostenuti” esclusivamente “per i soli casi in cui l’utilizzo del mezzo proprio risulti economicamente più conveniente per l’Amministrazione”, sulla base del parametro degli “oneri che in concreto avrebbe sostenuto l’Ente per le sole spese di trasporto in ipotesi di utilizzo dei mezzi pubblici di trasporto”. Nell’ambito di questo quadro previsionale va data risposta al successivo quesito, circa la preventiva predisposizione di adeguata regolamentazione (come richiamata dalle Sezioni Riunite con deliberazioni n.21/CONTR/2011), necessaria nell’ an, al fine di emettere atti gestionali sulla base di predeterminati criteri generali cristallizzati in un atto normativo a monte; il quomodo va articolato sulla base delle statuizioni delle richiamate deliberazioni delle Sezioni Riunite. Circa, infine, il quesito se gli amministratori siano destinatari delle medesime prescrizioni e se sia, eventualmente, dovuto il rimborso del quinto della benzina nel caso di uso del mezzo proprio, si precisa che la normativa generale, in riferimento al rimborso delle spese di viaggio, all’art.84, comma 1, del T.U.E.L. prevede che “Agli amministratori che, in ragione del loro mandato, si rechino fuori del capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente, previa autorizzazione del capo dell’amministrazione, nel caso di componenti degli organi esecutivi, ovvero del presidente del consiglio, nel caso di consiglieri, è dovuto esclusivamente il rimborso delle spese di viaggio effettivamente sostenute, nella misura fissata con decreto del Ministro dell’interno e del Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con la Conferenza Stato - città ed autonomie locali”. Risulta, inoltre, abrogato, ogni riferimento ad ulteriori rimborsi forfettari. Il D.M. di attuazione del Ministro dell’Interno e del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 4 agosto 2011 (previa intesa con la Conferenza Stato-Città ed Autonomie Locali) all’art.2, recante “Rimborso delle spese di viaggio”, ha previsto che “In occasione di missioni istituzionali svolte fuori dal capoluogo del comune ove ha sede l’ente di appartenenza, agli amministratori degli enti locali spetta il rimborso delle spese di viaggio entro i limiti stabiliti dal contratto collettivo nazionale di lavoro del personale dirigente del comparto Regioni - autonomie locali”. Sul punto, il comma 12 dell’art.6 del D.L. n.78 del 2010 ha escluso, dalla data di entrata in vigore del decreto (31 maggio 2010), l’applicazione, al personale contrattualizzato ex D.Lgs.165 del 2001, dell’art.15 della Legge n.836/1973 e 8 della Legge n.417/1978, nonché di eventuali analoghe disposizioni dei contratti collettivi. Tale esclusione, in ragione dell’esplicito rinvio di cui all’art.2 del D.M. richiamato, trova, quindi, applicazione anche per gli amministratori degli enti locali (c.f.r. in termini, da ultimo, Sezione regionale di controllo per la Campania - Parere n.21/2013). E’ precluso, pertanto, anche per gli amministratori degli enti locali, nel caso di autorizzazione all’uso del mezzo proprio, il rimborso di un’indennità chilometrica, prevista dal succitato art. 15 e commisurato, nell’entità, dall’art.8 della L. n.417/1978, nella misura di 1/5 del prezzo di un litro di benzina (limite ribadito per i consiglieri comunali e provinciali dall’art.77 bis comma 13 del D.L.112/2008, convertito dalla L.133/2008). Analogamente a quanto indicato per i dipendenti dell’ente locale, resta salva la possibilità, richiamata dalle Sezioni Riunite con deliberazione n.21/CONTR/2011, della previsione di forme di ristoro dei costi sostenuti “per i soli casi in cui l’utilizzo del mezzo proprio risulti economicamente più conveniente per l’Amministrazione”, sulla base del parametro degli “oneri che in concreto avrebbe sostenuto l’Ente per le sole spese di trasporto in ipotesi di utilizzo dei mezzi pubblici di trasporto”.

Corte dei Conti

 
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Il Sindaco del Comune di Calderara di Reno (Bo) ha inoltrato alla Corte dei Conti una richiesta di parere avente ad oggetto il rimborso delle spese di viaggio e, specificamente, quelle di parcheggio. La richiesta di parere si articola in alcuni quesiti. Il primo afferisce alla possibilità di rimbo ... Continua a leggere

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venerdì 24 febbraio 2017 16:38

Rimborso delle spese di viaggio degli amministratori che risiedono fuori dal territorio comunale: il parere della Corte dei Conti

segnalazione del parere della Corte dei Conti per il Piemonte n. 21/2017/SRCPIE/PAR

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Quesito: il Comune chiede se per il caso di accesso del consigliere comunale residente in altro comune, si possono rimborsare le spese di accesso sostenute dallo stesso per l’utilizzo del mezzo proprio (nel massimo di un rimborso chilometrico pari 1/5 del prezzo della benzina), per la partecipazione alle sedute degli organi comunali, nei limiti dei costi dei mezzi pubblici per analogo tragitto, assumendo a riferimento il D.M. 4.08.2011 per il richiamo al Ccnl del personale dirigente del 23.12.1999 (rimborso delle spese sostenute per viaggi in ferrovia, aereo, nave ed altri mezzi di trasporto extraurbani, nel limite del costo del biglietto di prima classe o equiparate). Si chiede inoltre se ai detti consiglieri possa essere riconosciuto il rimborso delle spese di pernottamento in loco nel caso di sedute serali che si protraggono nel tempo”. ---ooo0oo-- Risposta: Il rimborso delle spese a favore degli amministratori che risiedono fuori dal capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente è disciplinato dall’art. 84, comma 3, del D. Lgs.vo 18 agosto 2000, n. 267, il quale dispone che: “Agli amministratori che risiedono fuori del capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente spetta il rimborso per le sole spese di viaggio effettivamente sostenute per la partecipazione ad ognuna delle sedute dei rispettivi organi assembleari ed esecutivi, nonché per la presenza necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate”. In ordine alla disciplina di tali spese, anche con riferimento al rimborso delle spese per l’utilizzo del mezzo proprio, la Sezione delle Autonomie, con deliberazione in data 29 dicembre 2016, n. 38/SEZAUT/2016/QMIG, resa in sede di questione di massima ai sensi dell’art. 6, comma 4, del D.L. 10 ottobre 2012, n. 174, convertito dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, sollevata dalla Sezione Regionale di Controllo per la Liguria con Del. n. 71/2016/QMIG, ha enunciato il seguente principio di diritto: “Il rimborso delle specie di viaggio assume una diversa natura e finalità nelle due fattispecie contemplate, rispettivamente, dal comma 1 e dal comma 3 dell’art. 84 del d.lgs. n. 267/2000. Nella seconda di tali fattispecie, la spesa sostenuta per il rimborso dei viaggi all’amministratore locale, il quale abbia la necessità di recarsi dal proprio luogo di residenza all’ente presso cui esercita il proprio mandato, non configura una spesa di missione bensì un onere finalizzato all’effettivo esercizio costituzionalmente tutelato della funzione. Ai fini del rimborso delle spese di cui all’art. 84, comma 3, del d.lgs. n. 267/2000, l’uso del mezzo di trasporto personale è da ritenersi “necessitato” soltanto se finalizzato all’effettivo e obbligatorio svolgimento di funzioni proprie o delegate, e quando ne sia accertata la convenienza economica nei casi in cui il servizio di trasporto pubblico manchi del tutto o non sia idoneo a consentire l’agevole ed utile svolgimento della funzione. Ricorrendo tali presupposti, il rimborso della relativa spesa può essere regolamentato dall’ente anche secondo le modalità previste dall’art. 77-bis, comma 13, del d.l. n. 112/2008”. In motivazione, la Sezione delle Autonomie ha infatti evidenziato “la differenza di natura e funzione tra la fattispecie di cui al primo comma dell’art. 84 del d.lgs. n. 267/2000, che disciplina le spese sostenute in caso di missione degli amministratori fuori dal territorio comunale, e quella di cui al terzo comma della medesima norma, che concerne gli oneri sostenuti dall’amministratore residente fuori dal Comune per l’effettivo adempimento del mandato. Quest’ultima norma regola esplicitamente una fattispecie relativa ad una spesa per il funzionamento degli organi politico-amministrativi che risulti necessaria per il concreto espletamento dei relativi mandati nella condizione, costituzionalmente garantita, di effettiva libertà e uguaglianza di accesso. L’altra fattispecie attiene, invece, ad una spesa diversa per finalità (costituendo un rimborso delle spese di viaggio per le missioni degli amministratori e dei dipendenti pubblici) e per connotazione (non essendo caratterizzata dalla necessarietà)”. Dall’esposta distinzione consegue che “la spesa sostenuta per il rimborso dei viaggi all’amministratore locale che ha necessità di recarsi dal proprio luogo di residenza all’ente presso cui svolge il mandato (e che si trovi a dover utilizzare il mezzo privato di trasporto per l’oggettiva mancanza di mezzi di trasporto pubblico idonei o l'estrema disagevolezza dei collegamenti), in quanto non costituente spesa di missione, ma onere finalizzato all’effettivo esercizio della funzione istituzionale, non rientra nelle limitazioni finanziarie poste dall’art. 6 del d.l. n. 78/2010, bensì in quelle eventualmente previste per le spese degli organi elettivi e di amministrazione. Va inoltre rilevato che, con l’art. 5 del medesimo d.l. n. 78/2010, il legislatore ha modificato soltanto il primo comma della norma in esame, eliminando il riferimento alla possibilità di erogare rimborsi in misura forfettaria ulteriori rispetto alle spese di viaggio effettivamente sostenute per missioni istituzionali. Non è, invece, intervenuto sul terzo comma del medesimo articolo (che, pure, disciplina il rimborso delle spese di viaggio) e quindi, per tale fattispecie, non può ritenersi implicitamente abrogato l’art. 77-bis, comma 13, del d.l. n. 112/2008, il quale prevede che “al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi del patto di stabilità interno, il rimborso per le trasferte dei consiglieri comunali e provinciali è, per ogni chilometro, pari a un quinto del costo di un litro di benzina”. Il ricorso al predetto parametro normativo non appare, invero, lesivo del principio di effettività della spesa, per i motivi correttamente indicati anche nella deliberazione della Sezione remittente. Con il rimborso in misura pari ad un quinto del prezzo della benzina per chilometro percorso, il percipiente verrebbe ristorato di una spesa, quella di trasporto con la propria autovettura, che è stata “effettivamente sostenuta”. La predetta modalità di rimborso non costituisce un’indennità differente o aggiuntiva (né una causa di eventuale guadagno), ma la quantificazione, oggettiva e predeterminata (nonché ritenuta congrua dal legislatore) del rimborso in mancanza del pagamento del biglietto ad un terzo vettore”. La disciplina del rimborso previsto dall’art. 84, comma 3, in esame compete solo per il rimborso dei viaggi “necessari” all’esercizio del mandato. La predetta deliberazione della Sezione delle Autonomie ha quindi precisato che “la “necessità” deve potersi qualificare come tale sia soggettivamente che oggettivamente. Sotto il profilo soggettivo, essa ricorre quando la presenza presso la sede degli uffici sia inerente all’effettivo svolgimento di funzioni proprie o delegate, come la partecipazione alle sedute degli organi esecutivi ed assembleari. In altri termini, è da ritenersi “necessaria” quella presenza qualificata da un preesistente obbligo giuridico dell’interessato che non gli consentirebbe una scelta diversa per l’esercizio della propria funzione, salvo il non esercizio della funzione stessa (cfr. Cass. Civ., Sez. I, n. 19637/2005). È da escludersi, pertanto, la rimborsabilità delle spese di viaggio sostenute per le presenze in ufficio discrezionalmente rimesse alla valutazione soggettiva dall’amministratore locale (ad esempio, in giorni diversi da quelli delle sedute degli organi di appartenenza), in quanto tali costi devono considerarsi coperti dall’indennità di funzione di cui all’art. 82 del d.lgs. n. 267/2000. Con riguardo al profilo oggettivo, deve considerarsi correttamente motivata l’autorizzazione rilasciata dal Sindaco (o dal soggetto competente a norma dello statuto o dei regolamenti dell’ente locale) all’uso del mezzo proprio in assenza di mezzi di trasporto pubblico idonei, ovvero, quando l’orario degli stessi non ne consenta la fruizione in tempi conciliabili con l’espletamento delle incombenze connesse al mandato, nonché ogni volta che l’uso del mezzo di trasporto privato sia accertato come economicamente più conveniente o il solo possibile”. Si rileva, infine, che poiché l’art. 84, comma 3, del TUEL non prevede la rimborsabilità delle spese di pernottamento, ma esclusivamente “il rimborso delle sole spese di viaggio effettivamente sostenute”, il protrarsi nel tempo delle sedute serali non legittima il rimborso di spese ulteriori. Tale circostanza, peraltro, è generalmente valutata in sede di autorizzazione all’utilizzo del mezzo proprio, ammissibile a rimborso nei limiti sopra specificati. Per approfondire vai al testo integrale del parere.

segnalazione del parere della Corte dei Conti per il Piemonte n. 21/2017/SRCPIE/PAR

 
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Quesito: il Comune chiede se per il caso di accesso del consigliere comunale residente in altro comune, si possono rimborsare le spese di accesso sostenute dallo stesso per l’utilizzo del mezzo proprio (nel massimo di un rimborso chilometrico pari 1/5 del prezzo della benzina), per la partecipazion ... Continua a leggere

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venerdì 19 aprile 2013 08:41

Autorizzazione all’utilizzo del mezzo proprio di trasporto da parte dei dipendenti pubblici: la Corte dei Conti consente agli enti locali, con un atto regolamentare, di adattare il vincolo imposto dall’art. 6, comma 12, della legge 122/2010 qualora esigenze di funzionamento rendessero gli effetti del divieto contrario al principio di buon andamento

Corte de Conti

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Il Comune di Barile - premesso che “…l’art. 6 comma 12 della legge 122/2010 … prevede che nei confronti del personale contrattualizzato di cui al d.lgs. 165 del 2001 non trova più applicazione la normativa che dava diritto al personale che si reca in missione con l’utilizzo del mezzo proprio alla corresponsione di un’indennità ragguagliata ad un quinto del prezzo di un litro di benzina super vigente nel tempo oltre il rimborso dei pedaggi autostradali (art. 15 della legge 18 dicembre 1973, n. 836, e art. 8 della legge 26 luglio 1978, n. 417)”. • che “ … sussistono tuttora difficoltà per individuare l’ambito applicativo della surriferita disposizione ed, in particolare, se la disapplicazione recata dal comma 12, coinvolga anche il rimborso delle spese di accesso agli uffici dell’Ente titolare dalla ordinaria sede di servizio, nel caso di personale utilizzato a tempo parziale di altra amministrazione e dei servizi in convenzione, secondo la disciplina dell’art. 14 del CCNL di comparto 22/01/2004 e del comma 557 dell’art. 1 della legge 311/04” - ha chiesto alla Corte dei Conti di conoscere l’avviso di questa Sezione regionale di controllo in ordine alla possibilità di prevedere “una forma di ristoro delle spese sostenute dal personale regolarmente autorizzato all’uso del mezzo proprio per raggiungere la sede dell’ente utilizzatore mediante “una indennità chilometrica” pari ad un quinto del costo della benzina verde per ogni chilometro, in analogia ad un’altra fattispecie relativa al segretario comunale titolare di sede convenzionata già esaminata dalla Corte dei Conti”. La risposta: Dopo aver ricostruito il quadro normativo che disciplina l’istituto dell’autorizzazione all’uso del mezzo proprio da parte dei dipendenti pubblici, la Corte ha rilevato come la formulazione letterale dell’art 6, comma 12, del decreto legge 78/2010 ha comportato da subito l’emersione di problemi interpretativi, in particolare per ciò che attiene all’estensione della norma alle Regioni e agli Enti locali, dando luogo a letture talvolta contrastanti che solo di recente hanno trovato una composizione grazie all’intervento ermeneutico del Giudice delle leggi (da ultimo con sentenza n. 139 del 23 maggio 2012). Secondo la sentenza n. 139/2012 della Corte Costituzionale, “si deve … verificare se da ciascuna previsione dell’art. 6 si possano desumere «principi rispettosi di uno spazio aperto all’esercizio dell’autonomia regionale» (sentenza n. 182 del 2011)” e, in tal senso, anche il comma 12, ultimo periodo, va ricondotto al principio generale di coordinamento della spesa di cui l’art. 6 nel suo complesso è espressione. In base a tale canone interpretativo, l’ultimo periodo del comma 12 vincola le Regioni, ma anche gli Enti locali, solo in quanto concorre a determinare il tetto massimo dei risparmi di spesa che essi devono conseguire. Qualora esigenze di funzionamento rendessero gli effetti del divieto contrario al principio di buon andamento, le Regioni e le autonomie locali sarebbero libere di rimodulare in modo discrezionale, nel rispetto del limite complessivo, le percentuali di riduzione di questa come delle altre voci di spesa contemplate nell’art. 6. (Cfr. deliberazione 39/2013/PAR di questa Sezione). Questa Sezione di controllo si è già espressa con deliberazioni 74/2012/PAR e 89/2012/PAR su quali possono essere le particolari modalità applicative mediante le quali l’ente locale può adeguare il proprio ordinamento ai principi di riduzione della spesa previsti dalla normativa nazionale, assicurando nel contempo il raggiungimento delle finalità perseguite dalle norme. A tal fine, in quella sede (che riguardava in particolare l’art. 9, comma 28, del decreto legge n. 78/2012), si è ritenuto, rinviando alla deliberazione n. 11/CONTR/2012 delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte, di riconoscere agli enti locali uno spazio di autonomia nell’adeguamento tale da consentire il soddisfacimento delle esigenze particolari senza stravolgere l’obiettivo perseguito dal legislatore. In sostanza si è ritenuta necessaria l’intermediazione di un atto regolamentare, espressione della potestà normativa dell’ente, per disciplinare la materia in coerenza con i principi stabiliti dalla norma di coordinamento finanziario. Il Collegio ritiene che tale ricostruzione possa essere confermata anche in questa sede consentendo agli enti locali, con un atto espressione della potestà regolamentare, di adattare il vincolo imposto dall’art. 6, comma 12, ultimo periodo, considerato che lo stesso concorre a determinare il tetto dei risparmi di spesa che essi devono conseguire ai sensi del comma 12, primo periodo. Qualora, dunque, esigenze di funzionamento rendessero gli effetti del divieto contrario al principio di buon andamento, gli enti locali potrebbero rimodulare con atto regolamentare il disposto dell’art. 6, comma 12, ultimo periodo, purché nel rispetto del tetto di spesa previsto dal primo periodo del comma 12. Peraltro, il tetto alle spese per missioni pari al 50 per cento di quelle sostenute nell’anno 2009 non costituisce un vincolo incondizionato neppure per le amministrazioni statali, considerata la possibilità del suo superamento previa adozione di un motivato provvedimento da parte dell’organo di vertice dell’amministrazione, seppure in casi eccezionali.

Corte de Conti

 
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Il Comune di Barile - premesso che “…l’art. 6 comma 12 della legge 122/2010 … prevede che nei confronti del personale contrattualizzato di cui al d.lgs. 165 del 2001 non trova più applicazione la normativa che dava diritto al personale che si reca in missione con l’utilizzo del mezzo proprio alla c ... Continua a leggere

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domenica 10 luglio 2016 08:28

Corte dei Conti: l'incidenza del vincolo di invarianza finanziaria sul rimborso delle spese di viaggio per i componenti delle commissioni locali per il paesaggio

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Basilicata n. 29/2016/PAR del 7.7.2016

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Il Comune di Moliterno ha sottoposto alla Corte dei Conti un quesito afferente l’interpretazione dei vincoli finanziari sottesi alla composizione ed al funzionamento delle Commissioni locali per il paesaggio istituite ai sensi dell’art. 148 del Dlgs n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni, e successive modifiche ed integrazioni. In particolare, il quesito riguarda la legittimità del rimborso delle spese di viaggio in favore dei componenti le commissioni locali per il paesaggio alla luce del vincolo di invarianza finanziaria di cui all’art. 183, comma 3, del dlgs 42/2004. (rif. Artt. 146, comma 6, 148 e 183, comma 3 del Dlgs 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni). La Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Basilicata con deliberazione n. 29/2016/PAR del 7.7.2016 ha evidenziato che il comma 3, dell’art. 183 del Dlgs 42/2004, per come formulato, non preclude “in linea astratta” il rimborso delle spese di viaggio documentate sostenute dai componenti per la partecipazione alle commissioni locali per il paesaggio di cui all’art. 148 del medesimo articolato normativo, e ciò in quanto il disposto in questione non prevede uno specifico divieto in tale senso, e, comunque, tale divieto non può ritenersi compreso – per via implicita- nel divieto di “corrispondere alcun compenso” sancito dal comma in questione, in quanto non ne condivide i medesimi presupposti “remunerativi o compensativi”. Fermo quanto sopra, alla luce del vincolo di neutralità finanziaria sancito dall’articolato in esame, gli oneri derivanti dal “rimborso delle spese” potranno essere legittimamente previsti e sostenuti dall’amministrazione interessata solo ed esclusivamente all’esito della verifica “ a monte”, sin dalla fase di programmazione, della possibilità di neutralizzare, in concreto, tali spese con le nuove entrate (ovvero con i risparmi di spesa) derivanti dall’esercizio della funzione delegata, di cui è parte integrante e sostanziale la commissione locale per il paesaggio, e ciò comunque nel rispetto degli specifici vincoli previsti in materia a tutela della finanza pubblica (allargata). Nel caso in esame, trattandosi di istituzione e funzionamento di un nuovo organo collegiale connesso all’esercizio di una funzione “istituzionale” dell’amministrazione interessata, tale vincolo di invarianza della spesa comporterà – ai fini del suo rispetto- una diversa allocazione delle ordinarie risorse (umane, strumentali ed economiche) disponibili a legislazione vigente, ovvero l’utilizzo delle eventuali maggiori entrate derivanti nell’ambito e/o per effetto dell’istituzione e/o del funzionamento delle suddette commissioni, il tutto avendo riguardo al fatto che si tratta di una funzione “delegata” che la regione – quale ente delegante- ha l’onere di “promuovere” ai fini del suo esercizio in concreto. Nel caso di specie, tale onere di promozione dovrà sostanziarsi nel coadiuvare gli enti delegati nell’individuazione dei componenti delle commissioni de quibus, rendendo in concreto esercitabile tale funzione anche alla luce dei vincoli finanziari di cui al comma 3, dell’art. 183 del Dlgs 42/20014 e successive modifiche ed integrazioni. In tale contesto, si ritiene che professionisti componenti le commissioni in parola debbano essere ” terzi” rispetto all’amministrazione delegata ma “interni” al comparto pubblico, inteso come soggetto macro aggregato, e ciò alla luce della natura “istituzionale” delle funzioni svolte dalle commissioni de quibus e del divieto tombale di remunerazione disposti ai sensi del comma 3, dell’art. 183 in esame. Per approfondire scarica il parere

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Basilicata n. 29/2016/PAR del 7.7.2016

 
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Il Comune di Moliterno ha sottoposto alla Corte dei Conti un quesito afferente l’interpretazione dei vincoli finanziari sottesi alla composizione ed al funzionamento delle Commissioni locali per il paesaggio istituite ai sensi dell’art. 148 del Dlgs n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni ... Continua a leggere

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mercoledì 7 maggio 2014 21:31

Elezione: compensi dovuti ai componenti dei seggi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della circolare Finanza Locale n. 7/2014

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E' stata pubblicata la circolare n, 4 del 30.4.2014 della Finanza Locale sulle competenze dovute ai componenti dei seggi nella quale si precisa che spetta ai soli Presidenti il trattamento di missione, se dovuto, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 70 del 1980, nella misura corrispondente a quella spettante ai dirigenti dell’amministrazione dello Stato, con le limitazioni introdotte dall’art. 1, comma 213, della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Le competenze devono essere pagate dai Comuni, appena ultimate le operazioni di scrutinio. La spesa per gli onorari fissi e per il trattamento di missione grava: - per i Comuni nei quali si effettua solo l’elezione del Parlamento europeo: a totale carico dello Stato; - per i Comuni nei quali si effettua l’abbinamento delle elezioni europee con le elezioni regionali oppure con le elezioni comunali: metà a carico dello Stato e metà a carico della Regione o del Comune; - per i Comuni nei quali si effettua l’abbinamento delle elezioni europee con le elezioni regionali e comunali; - un terzo a carico dello Stato, e un terzo a carico della Regione e un terzo a carico del Comune; - per i Comuni nei quali si effettua l’abbinamento delle elezioni europee con le elezioni regionali, comunali e circoscrizionali: un quarto a carico dello Stato; un quarto a carico della Regione e due quarti a carico del Comune; - per i Comuni nei quali si effettua l’abbinamento delle elezioni europee con le elezioni comunali e circoscrizionali: un terzo a carico dello Stato e due terzi a carico del Comune. Relativamente all'ONORARIO, la circolare precisa che ai componenti dei seggi, sia normali che speciali, spetta un onorario fisso nelle misure di seguito indicate. Le competenze dovute ai componenti dei seggi ordinari, sono comprensive delle maggiorazioni di € 37,00 (Presidenti) e di € 25,00 (Scrutatori e Segretari), da corrispondere per ogni consultazione da effettuare contemporaneamente alla prima. SEGGI ORDINARI: Elezione del Parlamento europeo Presidenti: € 120,00; Scrutatori e Segretari: € 96,00. Elezione del Parlamento europeo ed elezioni amministrative: In caso di abbinamento dell’elezione europea con le elezioni regionali o comunali: Presidenti: € 157,00; Scrutatori e Segretari: € 121,00. In caso di abbinamento dell’elezione europea con le elezioni regionali e comunali ovvero con le elezioni comunali e circoscrizionali Presidenti: € 194,00; Scrutatori e Segretari: € 146,00. -In caso di abbinamento della elezione europea con le elezioni regionali, comunali e circoscrizionali Presidenti: € 231,00; Scrutatori e Segretari: € 171,00. SEGGI SPECIALI: (qualunque sia il numero delle consultazioni) Presidenti: € 72,00; Scrutatori e Segretari: € 49,00. L’onorario, essendo forfetario per la specifica funzione di ciascun componente di seggio, è dovuto per intero nel caso che sia stata interamente espletata la funzione stessa. Ove, invece, il componente sia stato sostituito nel corso delle operazioni, per qualsiasi motivo, l’onorario deve essere ripartito in proporzione alla durata della rispettiva partecipazione alle operazioni del seggio. Si ricorda che l’onorario retribuisce tutta l’opera prestata da ciascuno dei componenti dei seggi e, quindi, anche quella per l’eventuale recapito dei plichi relativi alle operazioni dei seggi stessi. Alla relativa liquidazione le Amministrazioni comunali provvedono in base al prospetto conforme all’allegato modelloA, da compilarsi distintamente per ciascuna sezione. Le indicazioni di cui alle colonne dall’1 al 5 devono essere apposte dai Presidenti dei seggi. Per il resto, il prospetto deve essere completato a cura degli uffici comunali. TRATTAMENTO DI MISSIONE: RIMBORSO SPESE Diritto al trattamento di missione. La legge 13 marzo 1980, n. 70 ha stabilito che oltre all’onorario fisso, compete il trattamento di missione, se dovuto, ai soli Presidenti dei seggi. Tale diritto si matura allorché essi debbono recarsi fuori dai Comuni di residenza nei quali, per effetto delle disposizioni di cui alla legge 24 dicembre 1954, n. 1228 ed al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223 si presuppone abbiano anche la dimora abituale. Il trattamento di missione è stabilito dalla legge 18 dicembre 1973, n. 836 e successive modificazioni ed integrazioni Ai sensi dell’art. 1, comma 213, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), l’indennità di trasferta per le missioni nel territorio nazionale, l’indennità supplementare sul costo del biglietto ferroviario o di altri mezzi di trasporto terrestre o marittimo e l’indennità commisurata all’intera diaria di missione sono state soppresse. Rimangono, pertanto, rimborsabili le spese per il viaggio, l’albergo, i pasti, nonché l’attribuzione, nei casi di utilizzo del mezzo proprio, dei compensi chilometrici a titolo di rimborso spese nei casi previsti dalla legge. 3.1 - Spese per il pernottamento in albergo e per il vitto. Ai Presidenti di seggio spetta il rimborso delle spese per il pernottamento in albergo a 4 stelle (1° categoria), nonché il rimborso per le spese di vitto (legge 18 dicembre 1973, n. 836 e successive modificazioni ed integrazioni). I predetti rimborsi sono effettuati, entro i limiti massimi consentiti e ove ne ricorrano le condizioni, soltanto se riguardano spese documentate da fattura o da ricevuta fiscale rilasciata da esercizio commerciale abilitato all’attività alberghiera e/o di ristoro. La spesa massima che può essere ammessa a rimborso ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 1995, è stabilita nelle seguenti misure: complessivi € 61,10 per due pasti giornalieri; detto importo compete nella misura ridotta del 50% per la consumazione di un solo pasto; prezzo di una camera singola in alberghi a 4 stelle (1a categoria). 3.2 - Spese di viaggio e compensi chilometrici. Per il raggiungimento delle località sedi di seggio vengono rimborsate le spese di viaggio ferroviario effettivamente sostenute sulla base dei relativi biglietti che gli interessati devono produrre. Può corrispondersi anche il rimborso dell’intera spesa occorsa per i viaggi effettuati con altri mezzi di trasporto di linea se l’uso di questi consenta un evidente, notevole risparmio di tempo, o se manchi un collegamento ferroviario con le località sedi di seggio elettorale. Le spese inerenti il ritorno alle rispettive sedi di provenienza possono essere rimborsate nella stessa misura di quelle ammesse per i viaggi di raggiungimento delle località sedi di seggio elettorale, data la necessità che al pagamento delle competenze in parola sia provveduto appena ultimate le operazioni di scrutinio e per l’ovvia impossibilità di documentare le tabelle di missione con i regolari biglietti di viaggio per il rientro in sede. Per i percorsi effettuati con mezzi propri, in relazione alla facoltà riconosciuta esplicitamente dall’art. 4 della legge 13 marzo 1980, n. 70, spetta una indennità chilometrica pari ad 1/5 del prezzo della benzina vigente al momento, nonché, ove ricorra il caso, il rimborso della eventuale spesa per il pedaggio autostradale. Inoltre, non è estendibile ai Presidenti dei seggi, anche se dipendenti statali, la stipula e il rimborso di assicurazioni in proposito. Non spetta alcun rimborso per eventuali spese di trasporto di bagaglio. In riferimento alle disposizioni di cui all’articolo 6, comma 12, della decreto legge 31/05/2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, relativo all’utilizzo del mezzo proprio, si precisa che, su conforme parere del Ministero dell’economia e delle finanze, nel caso dei Presidenti di seggio possa essere assentito l’utilizzo del mezzo proprio in considerazione della specificità degli orari in cui si svolgono le consultazioni elettorali, difficilmente conciliabili con l’utilizzo dei mezzi pubblici e vista la particolare rilevanza politica e sociale che rivestono le elezioni. LIQUIDAZIONE Liquidazione degli onorari. Gli onorari devono essere liquidati su prospetti conformi all’allegato modello A, che per le colonne dall’1 al 5 vengono compilati a cura dei Presidenti dei seggi. In ordine alle ritenute erariali, si fa presente che l’art. 9, comma 2, della legge 21 marzo 1990, n. 53, dispone che gli onorari dei componenti gli uffici elettorali di cui alla legge 13 marzo 1980, n. 70, costituiscono rimborso spese fisso forfetario non assoggettabile a ritenute o imposte (incluse quelle relative al bollo di quietanza) e non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini fiscali. Prima di effettuare le liquidazioni i Comuni devono accertare che sia stato indicato il numero di codice fiscale dei componenti dei seggi. A Liquidazione dei rimborsi per le spese di viaggio. Il rimborso delle spese di viaggio potrà essere liquidato su apposite tabelle conformi all’allegato modello B. A corredo di dette tabelle occorre unire i documenti di viaggio e le fatture o le relative ricevute fiscali per l’eventuale rimborso delle spese sostenute per vitto e alloggio. Per i tratti percorsi con mezzi propri o mezzi diversi dalle ferrovie ovvero da altri servizi di linea, è necessario allegare alle tabelle i certificati delle amministrazioni comunali comprovanti le relative distanze. Le distanze si devono computare, per i viaggi compiuti in ferrovia, tra la stazione ferroviaria di partenza e quella del luogo del seggio elettorale. Se la stazione è situata fuori del centro abitato, si aggiunge la distanza intercorrente fra la stazione e il centro abitato. In modo analogo si calcolano le distanze per i viaggi compiuti con altri mezzi di linea. Per i viaggi compiuti con mezzi diversi dalle ferrovie e da altri servizi di linea, le distanze si computano secondo quanto disciplinato in merito dall’articolo 6, commi 2 e 3, della legge n. 836/1973. E’ ovvio che le predette distanze devono essere calcolate secondo i percorsi più brevi. Sulle tabelle, per ciascun viaggio, devono essere indicate le date di partenza dalla residenza nonché di rientro. La data del rientro definitivo viene determinata in base agli orari dei primi mezzi utilizzabili, da parte dei Presidenti, per il rientro stesso. Qualora si siano utilizzati mezzi propri, la data di partenza dalla residenza e quella di rientro definitivo dovranno risultare da apposita dichiarazione dell’interessato. Qualora qualcuno di essi presenti, a dimostrazione della propria residenza, un certificato di servizio rilasciato dall’amministrazione di appartenenza nel quale non sia espressamente menzionata, oltre alla sede di servizio, l’effettiva residenza, essa deve risultare da una esplicita dichiarazione rilasciata dall’interessato, sotto la sua personale responsabilità. I Comuni debbono astenersi dal liquidare i rimborsi delle spese di viaggio in tutti i casi di impossibilità di accertare il diritto al rimborso stesso ovvero di incompletezza della documentazione formale, specie per quanto attiene alle dichiarazioni che, come sopra detto, debbono rilasciare i Presidenti dei seggi. Sono esenti da ritenuta e da contribuzione previdenziale i rimborsi delle spese di viaggio, anche se corrisposti sotto forma di indennità chilometrica previsti dall’art. 12 della citata legge n. 836 del 1973. Per scaricare la circolare cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della circolare Finanza Locale n. 7/2014

 
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venerdì 19 aprile 2013 08:05

Il rimborso delle spese di viaggio sostenute dal Segretario comunale per gli adempimenti tributari (registro, ipotecari e catastali), per l’atto da lui rogato

Corte dei Conti

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La questione sottoposta alla Corte dei Conti nel parere in esame concerne la rimborsabilità delle spese che il Segretario comunale sostiene per recarsi, con utilizzo del mezzo di trasporto proprio, presso gli uffici dell’agenzia delle Entrate per la registrazione degli atti ricevuti e rogati nella qualità di ufficiale rogante dei contratti di cui è parte l’Ente. In particolare il Sindaco del Comune di Rivello (Potenza) ha chiesto alla Corte di esprimere il proprio motivato avviso circa l’applicazione dell’art. 6, comma 12, del D.L. n. 78/2010 – nella parte in cui dispone che, a decorrere dalla data di entrata in vigore del citato decreto, cessano di avere applicazione nei confronti del personale contrattualizzato di cui al D.Lgs. n. 165 del 2001 le disposizioni che disciplinano l’uso del mezzo proprio per lo svolgimento di funzioni connesse a mansioni di ufficio (articolo 15 della legge 18 dicembre 1973, n. 836) e quelle che misurano il rimborso chilometrico (articolo 8 della legge 26 luglio 1978, n. 417 e relative disposizioni di attuazione), e cessano altresì di avere effetto eventuali analoghe disposizioni contenute nei contratti collettivi – al caso del Segretario comunale, Ufficiale rogante per l’Ente, che debba recarsi presso gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate territorialmente competente per la registrazione dei contratti da lui ricevuti. In risposta al quesito la Corte ha rilevato come la registrazione dell’atto (nonché con la sua trascrizione e voltura, se ne ricorre il caso) l’ufficiale rogante adempie un suo obbligo, che nasce dall’incarico svolto. Atteso che l’incarico svolto dal Segretario comunale non è un incarico professionale conferitogli intuitu personae dalla parte privata del contratto (C. Cost. n. 156/1990), e i diritti riscossi (parte dei quali sono a lui destinati) hanno natura tributaria e non già di corrispettivo per l’opera professionale svolta, la questione del rimborso delle spese sostenute per gli adempimenti tributari non può che porsi, eventualmente, nei soli riguardi della parte (contrattuale) pubblica, dal momento che nessun altro corrispettivo potrebbe essere imposto alla parte privata (o da questa riscosso), che tale incarico non ha conferito. Ciò posto, la Corte dei Conti rileva come la questione del rimborso delle spese di viaggio sostenute dal Segretario comunale per gli adempimenti tributari (registro, ipotecari e catastali), conseguenti all’atto da lui rogato, può porsi solo nei riguardi della parte pubblica (ente comunale), compatibilmente con i limiti posti dall’art. 6, comma 12, d.l. n. 78/2012. Per accedere al testo del parere cliccare sul titolo sopra linkato.

Corte dei Conti

 
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mercoledì 9 novembre 2011 08:58

Rimborsi per spese di viaggio e di soggiorno dovuti agli amministratori locali

Ministero dell'Interno e del MEF 4.8.2011

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Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che fissa la misura del rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno sostenute e documentate dagli amministratori degli enti locali nelle seguenti misure: 1) euro 184,00 per giorno di missione con pernottamento; 2) euro 160,00 per missioni fuori sede che non superino 18 ore e che prevedono un pernottamento; 3) euro 52,00 per missioni fuori sede di durata non inferiore a 6 ore; 4) euro 28,00 per missioni di durata inferiore a 6 ore, in luoghi distanti almeno 60 km dalla sede di appartenenza che passano ad euro 58,00 se l'Ente locale attesta l'avvenuta consumazione di un pasto. La liquidazione e' di competenza del dirigente e gli enti locali possono rideterminare in riduzione le misure dei rimborso. Per gli enti in dissesto e in condizione deficitaria strutturale la riduzione e' fissata al 5%.

Ministero dell'Interno e del MEF 4.8.2011

 
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Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto che fissa la misura del rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno sostenute e documentate dagli amministratori degli enti locali nelle seguenti misure: 1) euro 184,00 per giorno di missione con pernottamento; 2) euro 160,00 per missioni fuori sede ... Continua a leggere

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venerdì 21 aprile 2017 17:43

Il rimborso spese di viaggio sostenute dall’amministratore residente fuori del capoluogo comunale: il parere della Corte dei Conti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione del Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Toscana del 19.4.2017

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Il Sindaco di Crespina Lorenzana (Pi) fa richiesta di un parere alla Corte dei Conti in ordine alla “corretta interpretazione dell’art.84 comma 3 del d.lgs. 267/2000”. Nello specifico, l’ente chiede: 1. se sia possibile “effettuare una ricognizione caso per caso dei presupposti della «necessaria presenza» senza la quale in giorni diversi da quelli in cui sono programmate le riunioni di Consiglio o di Giunta non è legittimo procedere al rimborso delle spese sostenute”. 2. in ipotesi, ove cioè detta ricognizione sia ammissibile, chiede conoscere “il soggetto competente ad effettuarla ed i criteri di valutazione”, in particolare “a chi spetti e come individuare e qualificare un preesistente obbligo giuridico…” e se ciò possa essere oggetto di autodichiarazione dell’interessato ex art.51 dpr n.445/2000. 3. infine se, in base all’art.51 Cost., alcune ipotesi specificamente indicate nella richiesta possano essere, ai fini del rimborso delle spese di viaggio, considerate quale presenza obbligatoria degli amministratori presso la sede comunale ove ne sia data idonea preventiva pubblicità. Risposta: In ordine al quesito n.1, va premesso che l’art.84 comma 3 Tuel consente il rimborso spese di viaggio sostenute dall’amministratore residente fuori del capoluogo comunale unicamente se relative: (a) alla partecipazione delle sedute dei rispettivi organi assembleari ed esecutivi; (b) alla presenza necessaria presso la sede degli uffici per lo svolgimento delle funzioni proprie o delegate. Riguardo all’ipotesi sub (b), si è pronunciata - in sede nomofilattica e dunque con carattere vincolante (v. art.6, comma 4, d.l. n.174/2012) - la Sezione Autonomie di questa Corte, secondo la quale “è da ritenersi «necessaria» quella presenza qualificata da un preesistente obbligo giuridico dell’interessato che non gli consentirebbe una scelta diversa per l’esercizio della propria funzione, salvo il non esercizio della funzione stessa (cfr. Cass. Civ., Sez. I, n. 19637/2005). È da escludersi, pertanto, la rimborsabilità delle spese di viaggio sostenute per le presenze in ufficio discrezionalmente rimesse alla valutazione soggettiva dall’amministratore locale (ad esempio, in giorni diversi da quelli delle sedute degli organi di appartenenza), in quanto tali costi devono considerarsi coperti dall’indennità di funzione di cui all’art. 82 del d.lgs. n. 267/2000.” (C.Conti, Sez. Autonomie, 29.12.2016 n.38/SEZAUT/2016/QMIG). Alla stregua di tale principio, che peraltro la Sezione condivide, il diritto al rimborso ricorre solo laddove la presenza in ufficio derivi da un obbligo giuridico mentre non possono essere rimborsate le spese di viaggio per le presenze decise discrezionalmente dagli amministratori nei casi in cui non sia ravvisabile l’esercizio necessario delle funzioni nel senso dianzi indicato (v. per le attività preparatorie di studio, disamina e consultazione: C.Conti, sez. contr. Puglia, 23.02.2017 n.28/2017). Né in contrario rileva, in caso di presenze non “necessarie” nei termini anzidetti, la mancata percezione dell’indennità di funzione ex art.82 Tuel, sia che derivi da volontaria rinunzia alla stessa (v. C.Conti. Piemonte, n.28/2017 cit.) sia che dipenda dalla mancata previsione per legge della stessa (C.Conti, sez. contr. Lombardia, n8.2.2017 n.18/2017). Ora, tale essendo il quadro normativo, è di tutta evidenza che non residuano utili spazi per l’esercizio di interventi in sede regolamentare (o, comunque, classificatoria) in capo all’ente locale. Infatti, nel vigente ordinamento, alla stregua del principio di gerarchia delle fonti e del carattere subordinato di quelle secondarie rispetto a quelle primarie, i “regolamenti non possono contenere norme contrarie alle disposizioni delle leggi” (art.4 Preleggi al c.c.), potendo solo rivestire carattere di esecuzione ed attuazione. Del resto, anche a prescindere da quanto testé detto, di nessun utile margine operativo potrebbero godere disposizioni regolamentari (o, comunque, classificatorie) che pretendessero di predeterminare i casi nei quali si deve ritenere sussistente il requisito della presenza “necessaria”, dal momento che il giudice eventualmente chiamato a decidere della debenza o meno di un dato rimborso dovrebbe pur sempre far riferimento alla previsione di legge, valutando autonomamente se nel caso singolo ricorra o meno un’ipotesi di presenza “necessaria” (nei termini dianzi detti) nonostante qualunque diversa previsione regolamentare (che, se in contrasto con la norma di legge, andrebbe disapplicato ex art.5 l. 20.3.1865 n.2248 All. E: “In questo, come in ogni altro caso, le autorità giudiziarie applicheranno gli atti amministrativi ed i regolamenti generali e locali in quanto siano conformi alle leggi.”); di talché, delle dune l’una: o il regolamento indica come rimborsabili spese per le quali non ricorre il requisito della presenza “necessaria” ed allora esso è illegittimo e non può trovare applicazione, o il regolamento indica come rimborsabili spese per le quali ricorre il requisito della presenza “necessaria” ed allora esso è superfluo e all’atto pratico irrilevante. Il quesito n.2, formulato sotto condizione di risposta positiva al quesito n.1, è assorbito data la risposta testé fornita a quest’ultimo. Venendo, infine, al quesito n.3 risulta agevole rilevare che non possono dar luogo a rimborso di spese di viaggio le fattispecie indicate in richiesta (presenza di sindaco o assessori: 1.in orario di ricevimento al pubblico affissi alla casa comunale e pubblicizzati sul sito istituzionale dell'ente; 2.ad incontri con professionisti e cittadini per discutere su temi di interesse della comunità;3.per incontri con i Responsabili dei Servizi per individuazione obiettivi di Piano Performance e monitoraggio della relativa attuazione subordinata a convocazione e verbalizzazione delle sedute; 4.a commissioni consiliari subordinata a convocazione e verbalizzazione delle sedute). Infatti, alla stregua dei principi supra richiamati, tali fattispecie riguardano presenze che non possono ritenersi “necessarie” ma che sono comunque conseguenti a valutazioni soggettive dall’amministratore e come tali hanno natura discrezionale. Tale natura che non subisce modifiche di sorta per effetto dell’eventuale “idonea pubblicità” delle attività cui si riferisce la presenza, i cui costi, pertanto, come già detto, debbono considerarsi coperti dall’indennità di funzione di cui all’art. 82 d.lgs. n.267/2000. Per approfondire scarica il parere integrale.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione del Corte dei Conti Sezione Controllo Regione Toscana del 19.4.2017

 
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Il Sindaco di Crespina Lorenzana (Pi) fa richiesta di un parere alla Corte dei Conti in ordine alla “corretta interpretazione dell’art.84 comma 3 del d.lgs. 267/2000”. Nello specifico, l’ente chiede: 1. se sia possibile “effettuare una ricognizione caso per caso dei presupposti della «necessaria p ... Continua a leggere

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lunedì 29 luglio 2013 17:32

Rimborsabilità delle spese legali sostenute da ex amministratori comunali coinvolti in procedimenti penali: per la Corte dei Conti presupposto di rimborsabilità è il positivo e definitivo accertamento della mancanza di responsabilità, indipendentemente dalla formula assolutoria utilizzata dal giudice penale

​a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

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Il Sindaco del Comune di Amalfi ha richiesto alla Corte dei Conti un parere in merito alla rimborsabilità delle spese legali sostenute da ex amministratori comunali coinvolti in procedimenti penali conclusisi con sentenza di assoluzione con formula piena, precisando che: - alcuni di loro rivestono ancora la carica di amministratore dell’ente; - non vi sono impedimenti non esistendo conflitto di interesse e le azioni si sono svolte nell’assolvimento dell’attività di ufficio; - la possibilità di rimborso agli amministratori era prevista e regolamentata dal vecchio statuto comunale ed è prevista anche nel nuovo statuto. Sulla materia di che trattasi e, in particolare, sull’ammissibilità o meno di richieste di pareri rivolte alle Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti ai sensi dell’art. 7, comma 8 della legge 5 giugno 2003 n° 131, concernenti la materia della rimborsabilità di spese legali in favore di amministratori di enti locali assolti all’esito di giudizi celebrati a loro carico, questa Sezione regionale di controllo ha in passato richiesto alla Sezione delle autonomie di questa Corte di volersi pronunciare, in sede di coordinamento, ai sensi dell’art. 1, lett. b), della deliberazione delle Sezioni riunite n. 2/2003 (Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Campania, 24 novembre 2005, n° 8). L’interpellata Sezione delle Autonomie, con la deliberazione n° 5/AUT/2006 del 10 marzo 2006, ha ritenuto che le questioni relative alla predetta problematica siano estranee alla nozione di contabilità pubblica cui si riferisce l’art. 7, comma 8 della legge n° 131 del 2003, con conseguente inammissibilità oggettiva di richieste di parere concernenti questioni attinenti alla menzionata rimborsabilità. In particolare, la predetta Sezione delle Autonomie ha condivisibilmente osservato quanto segue: “…ancorché la materia della contabilità pubblica non possa ridursi alla sola tenuta delle scritture contabili ed alla normativa avente ad oggetto le modalità di acquisizione delle entrate e di erogazione delle spese, essa non potrebbe investire qualsiasi attività degli enti che abbia comunque riflessi di natura finanziaria patrimoniale. Ciò non solo rischierebbe di vanificare lo stesso limite imposto dal legislatore, ma comporterebbe l’estensione dell’attività consultiva delle Sezioni regionali a tutti i vari ambiti dell’azione amministrativa con l’ulteriore conseguenza che le Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti diventerebbero organi di consulenza generale delle autonomie locali. In tal modo, la Corte verrebbe, in varia misura, inserita nei processi decisionali degli enti, condizionando quell’attività amministrativa su cui è chiamata ad esercitare il controllo che, per definizione, deve essere esterno e neutrale. Per le ragioni sopraesposte, emerge dunque l’esigenza che la nozione di contabilità pubblica strumentale alla funzione consultiva assuma un ambito limitato alla normativa e ai relativi atti applicativi che disciplinano, in generale, l’attività finanziaria che precede o che segue i distinti interventi di settore, ricomprendendo in particolare la disciplina dei bilanci e i relativi equilibri, l’acquisizione delle entrate, l’organizzazione finanziaria-contabile, la disciplina del patrimonio, la gestione delle spese, l’indebitamento, la rendicontazione e i relativi controlli…Così delineato l’ambito oggettivo della materia, la questione della rimborsabilità agli amministratori delle spese legali risulta totalmente estranea alla nozione di contabilità pubblica cui si riferisce l’art. 7, comma 8, della legge n. 131 del 2003” (Corte dei conti, Sezione delle Autonomie, 10 marzo 2006, n° 5/AUT/2006). Tale orientamento è stato costantemente condiviso da questa Sezione (cfr., ex plurimis, Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Campania, n. 172/2013, 68/2012, 5/2010, ecc), né si ravvisano motivi per discostarsi dallo stesso, nella fattispecie qui in esame. D’altra parte, la considerazione che la eventuale rimborsabilità delle spese legali agli amministratori sia atto discrezionale di pura gestione, facente capo esclusivamente all’ente di competenza, appare condivisa da molte altre Sezioni di controllo della Corte dei conti che, anche quando, esprimendosi in maniera esplicita su un parere avente medesimo oggetto, dichiarandolo ammissibile, aderiscono alla tesi della potenziale rimborsabilità delle spese legali agli amministratori pubblici, intanto rendono nota l’esistenza di contrastanti orientamenti in materia, e inoltre dichiarano che non rientra nella funzione consultiva intestata alla Corte dei conti stabilire in base a quale tipo di assoluzione spetti, nel caso specifico, la rimborsabilità delle spese legali (ex plurimis, cfr. Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 86/2012, nel quale specificamente si dichiara che “E’ inoltre necessario osservare che la decisione da parte dell’amministrazione di provvedere o meno al rimborso delle spese di lite sostenute da un proprio dipendente o amministratore è frutto di una valutazione propria dell’ente medesimo, nel rispetto delle previsioni legali e contrattuali, rientrante nelle prerogative esclusive dei relativi organi decisionali. Detto in altri termini, la valutazione di merito sulla sussistenza delle condizioni richieste dalla normativa per assumere l’onere dell’assistenza legale del dipendente e/o amministratore costituisce ambito riservato alle scelte dell’Ente che deve osservare prudenti regole di sana gestione finanziaria e contabile”). Appare interessante inoltre sottolineare come, in relazione ad uno dei quattro presupposti di cui valutare rigorosamente la sussistenza, al fine di un eventuale rimborso delle spese legali, e cioè la conclusione del procedimento con una sentenza definitiva di assoluzione con formula piena, (come nel caso di specie), con cui si sia stabilita l’insussistenza dell’elemento psicologico del dolo e della colpa grave e da cui emerga l’assenza di pregiudizio per gli interessi dell’amministrazione, la Sezione Lombardia, nella delibera succitata, prosegue sostenendo che “Sul punto la giurisprudenza amministrativa (Consiglio di Stato, sez. V n. 2242 del 14 aprile 2000) ha ritenuto ragionevole circoscrivere l’eccezionale possibilità di rimborso delle spese ai soli casi in cui sia incontestabilmente accertata l’assenza di responsabilità penale degli imputati; presupposto di rimborsabilità delle spese legali sostenute dall’amministratore è il positivo e definitivo accertamento della mancanza di responsabilità, indipendentemente dalla formula assolutoria utilizzata dal giudice penale…..Pertanto, per la rimborsabilità delle spese legali, occorre una espressa valutazione positiva del comportamento, tale da ritenere il persistere del rapporto organico….per l’amministratore .è necessario un accertamento positivo di diligenza e buona fede”. La stessa Sezione Lombardia, sempre sullo stesso argomento, con delibera n. 519/2012, richiamando la sua precedente n. 86/2012, non perde occasione per ribadire come debba, comunque, osservarsi che “…..molti dei fatti astrattamente non sanzionabili sotto il profilo penalistico risultano, tuttavia, suscettibili di essere affetti da marchiane illegittimità, nonché forieri di responsabilità in capo all’ente….Ne deriva che, con riferimento alla fattispecie in commento….occorrerà valutare se il proscioglimento sia intervenuto per l’accertamento della sostanziale correttezza del comportamento tenuto dall’amministratore, ovvero se la pronunzia penale si limiti ad acclarare l’insussistenza dei presupposti per l’irrogazione della sanzione: ben potendo la stessa, a titolo esemplificativo, riscontrare l’esistenza di forti illegittimità nel comportamento dell’amministratore, ma nel contempo ritenere il reato non integrato in quanto risulti carente la patrimonialità del vantaggio conseguito ovvero (con riferimento all’elemento soggettivo) difetti la vera e propria intenzione di determinare un vantaggio patrimoniale o un danno, per quanto gli stessi siano stati effettivamente determinati. Tale statuizione, rilevante sotto il profilo penalistico, non escluderebbe però una valutazione di disvalore per il comportamento dell’agente, e sarebbe quindi insufficiente a legittimare la ripetizione delle spese legali” Alla luce di quanto esposto, la Corte dei Conti ha affermato di non poter non potendo fornire specifiche indicazioni in quanto esse si tradurrebbero in una ingerenza della Corte nella concreta attività dell’ente (con il rischio di creare elementi di commistione con altre funzioni dalla stessa esercitate, quali quella requirente e di giurisdizione), il quesito potrà trovare soluzione alla stregua delle valutazioni, da parte dell’ente interpellante, in ordine agli elementi di fatto e di diritto implicati dalla fattispecie, alla luce della ovvia considerazione che, se è doveroso assicurare che i soggetti che agiscono nell’interesse pubblico siano adeguatamente tutelati qualora ingiustamente coinvolti in procedimenti penali per fatti connessi all’adempimento del mandato, è altrettanto necessario impedire tale rimborso a soggetti che non si trovano nelle medesime condizioni.

​a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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sabato 26 gennaio 2013 10:27

Elezioni: istruzioni per la determinazione e liquidazione delle competenze dovute ai componenti dei seggi

Ministero dell'Interno

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Ai componenti degli uffici elettorali di sezione spettano i compensi previsti dall’articolo 1, della legge 13 marzo 1980, n. 70, così come sostituito dall’articolo 3 della legge 16 aprile 2002, n. 62, nelle misure di seguito specificate. Spetta, altresì, ai soli Presidenti il trattamento di missione, se dovuto, ai sensi dell’art. 4 della legge n. 70 del 1980, nella misura corrispondente a quella spettante ai dirigenti dell’amministrazione dello Stato, con le limitazioni introdotte dall’art. 1, comma 213, della legge 23 dicembre 2005, n. 266. Con le modalità di cui alle presenti istruzioni, le competenze in parola devono essere pagate dai Comuni, appena ultimate le operazioni di scrutinio, e rimborsate dalle Prefetture, Commissariati del Governo e Presidenza della Regione autonoma della Valle d’Aosta. Per i comuni nei quali si effettuano le sole elezioni politiche, la spesa per gli onorari fissi e per il trattamento di missione è a totale carico dello Stato. Per i comuni della Regione Lazio, Lombardia e Molise, nei quali si effettua l’abbinamento delle elezioni politiche con le elezioni regionali, la spesa per gli onorari fissi e per il trattamento di missione è ripartita in ragione di due terzi a carico dello Stato e di un terzo a carico della Regione. Per quanto attiene all'ONORARIO, per le competenze ai componenti dei seggi si applicano le disposizioni di cui al citato art. 1, della legge 13 marzo 1980, n. 70. Ai componenti dei seggi, sia normali che speciali, spetta un onorario fisso. Per l’imminente consultazione, le competenze dovute ai componenti dei seggi ordinari sono quelle riportate di seguito e sono comprensive delle maggiorazioni di € 37,00 (Presidenti) e di € 25,00 (Scrutatori e Segretari) da corrispondere per ogni consultazione da effettuare contemporaneamente alla prima. SEGGI ORDINARI, A) Elezioni politiche (n. 2 schede): Presidenti: € 187,00; Scrutatori e Segretari: € 145,00. B) Elezioni politiche ed elezioni regionali (n. 3 schede) Presidenti: € 224,00;Scrutatori e Segretari: € 170,00. SEGGI SPECIALI: (qualunque sia il numero delle consultazioni): Presidenti: € 90,00; Scrutatori e Segretari: € 61,00. L’onorario, essendo forfetario per la specifica funzione di ciascun componente di seggio, è dovuto per intero nel caso che sia stata interamente espletata la funzione stessa. Ove, invece, il componente sia stato sostituito nel corso delle operazioni, per qualsiasi motivo, l’onorario deve essere ripartito in proporzione alla durata della rispettiva partecipazione alle operazioni del seggio. Inoltre, l’onorario retribuisce tutta l’opera prestata da ciascuno dei componenti dei seggi e, quindi, anche quella per l’eventuale recapito dei plichi relativi alle operazioni dei seggi stessi. Alla relativa liquidazione le Amministrazioni comunali provvedono in base al prospetto conforme all’allegato modelloA, da compilarsi distintamente per ciascuna sezione. Le indicazioni di cui alle colonne dall’1 al 5 devono essere apposte dai Presidenti dei seggi. Per il resto, il prospetto deve essere completato a cura degli uffici comunali. TRATTAMENTO DI MISSIONE DEI PRESIDENTI DI SEGGIO: RIMBORSO SPESE. La legge 13 marzo 1980, n. 70 ha stabilito che oltre all’onorario fisso compete il trattamento di missione, se dovuto, ai soli Presidenti dei seggi. Tale diritto si matura allorché essi debbono recarsi fuori dai Comuni di residenza nei quali, per effetto delle disposizioni di cui alla legge 24 dicembre 1954, n. 1228 ed al Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223 si presuppone abbiano anche la dimora abituale. Il trattamento di missione è stabilito dalla legge 18 dicembre 1973, n. 836 e successive modificazioni ed integrazioni. Ai sensi dell’art. 1, comma 213, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006), l’indennità di trasferta per le missioni nel territorio nazionale, l’indennità supplementare sul costo del biglietto ferroviario o di altri mezzi di trasporto terrestre o marittimo e l’indennità commisurata all’intera diaria di missione sono soppresse. Rimangono, pertanto, rimborsabili le spese per il viaggio, l’albergo, i pasti, nonché l’attribuzione, nei casi di utilizzo del mezzo proprio, dei rimborsi chilometrici a titolo di rimborso spese nei casi previsti dalla legge. - Spese per il pernottamento in albergo e per il vitto. Ai Presidenti di seggio spetta il rimborso delle spese per il pernottamento in albergo a 4 stelle (1° categoria), nonché il rimborso per le spese di vitto (legge 18 dicembre 1973, n. 836 e successive modificazioni ed integrazioni). Tali rimborsi sono effettuati, entro i limiti massimi consentiti e ove ne ricorrano le condizioni, soltanto se riguardano spese documentate da fattura o da ricevuta fiscale rilasciata da esercizio commerciale abilitato all’attività alberghiera e/o di ristoro. La spesa massima che può essere ammessa a rimborso ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 febbraio 1995, è stabilita nelle seguenti misure: complessivi € 61,10 per due pasti giornalieri; detto importo compete nella misura ridotta del 50% per la consumazione di un solo pasto; prezzo di una camera singola in alberghi a 4 stelle (1a categoria). - Spese di viaggio e compensi chilometrici. Per il raggiungimento delle località sedi di seggio vengono rimborsate le spese di viaggio ferroviario effettivamente sostenute sulla base dei relativi biglietti che gli interessati devono produrre. Può corrispondersi anche il rimborso dell’intera spesa occorsa per i viaggi effettuati con altri mezzi di trasporto di linea se l’uso di questi consenta un evidente, notevole risparmio di tempo, o se manchi un collegamento ferroviario con le località sedi di seggio elettorale. Le spese inerenti il ritorno alle rispettive sedi di provenienza possono essere rimborsate nella stessa misura di quelle ammesse per i viaggi di raggiungimento delle località sedi di seggio elettorale, data la necessità che al pagamento delle competenze in parola sia provveduto appena ultimate le operazioni di scrutinio e per l’ovvia impossibilità di documentare le tabelle di missione con i regolari biglietti di viaggio per il rientro in sede. Per i percorsi effettuati con mezzi propri, in relazione alla facoltà riconosciuta esplicitamente dall’art. 4 della legge 13 aprile 1980, n. 70, spetta una indennità chilometrica pari ad 1/5 del prezzo della benzina vigente al momento, nonché, ove ricorra il caso, il rimborso della eventuale spesa per il pedaggio autostradale. Inoltre, non è estendibile ai Presidenti dei seggi, anche se dipendenti statali, la stipula e il rimborso di assicurazioni in proposito. Non spetta alcun rimborso per eventuali spese di trasporto di bagaglio. Nel caso di utilizzo del mezzo proprio, si precisa che, su conforme parere del Ministero dell’economia e delle finanze, nel caso dei Presidenti di seggio possa essere assentito l’utilizzo del mezzo proprio in considerazione della specificità degli orari in cui si svolgono le consultazioni elettorali, difficilmente conciliabili con l’utilizzo dei mezzi pubblici e vista la particolare rilevanza politica e sociali che rivestono le elezioni.

Ministero dell'Interno

 
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Ai componenti degli uffici elettorali di sezione spettano i compensi previsti dall’articolo 1, della legge 13 marzo 1980, n. 70, così come sostituito dall’articolo 3 della legge 16 aprile 2002, n. 62, nelle misure di seguito specificate. Spetta, altresì, ai soli Presidenti il trattamento di mission ... Continua a leggere

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lunedì 17 dicembre 2012 14:10

Rimborso al dipendente delle spese legali sostenute per la difesa in un procedimento penale: l’accollo del Comune dell’onere della spesa non e' un atto dovuto caratterizzato da automatismo

Corte dei Conti

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La controversia in esame si incentra sulla spettanza ad un dipendente di un comune del rimborso delle spese legali sostenute per la difesa in un procedimento penale nel quale era stato imputato in ragione della carica ricoperta conclusosi con sentenza di assoluzione. La materia della assunzione da parte degli enti locali delle spese legali sostenute da propri dipendenti per procedimenti penali promossi nei loro confronti, è attualmente regolata dall'articolo 28 del C.C.N.L. per il personale del comparto delle Regioni e delle Autonomie locali del 14.9.2000, disciplina applicabile anche al personale di qualifica dirigenziale degli enti locali in virtù dell’articolo 12 del C.C.N.L. della dirigenza per il biennio 2000 - 2001. In precedenza, e all’epoca dei fatti, in termini pressochè analoghi si poneva la disciplina recata dagli articoli 16 del d.P.R 1.6.1979, n. 191, 22 del d.P.R. 25.6.1983, n. 347 e 67 del d.P.R. 13.5.1987, n. 268. La giurisprudenza della Corte dei conti, nell’interpretazione della suddetta disciplina, ha enunciato i seguenti principi: - mentre dall’articolo 16 del d.P.R 1.6.1979, n. 191 poteva dedursi la possibilità di rimborso delle spese legali a procedimento concluso, l’articolo 67 del menzionato d.P.R. 268/1987 non prevede tale opzione (Sezione Abruzzo, 17 maggio 2004, n. 428; Sezione Lazio 1 febbraio 2011, n. 141); - il comma 2 dell’articolo 67 del d.P.R. 268/1987, pone in risalto la diversità della prospettiva di ausilio ex ante, giacché se il meccanismo fosse quello del rimborso, in caso di condanna l’Amministrazione non potrebbe recuperare nulla, non avendo sostenuto oneri. Del resto la “assistenza” da parte di un legale di comune gradimento ( articolo 67, comma 1), evidenzia nitidamente la necessità di una preventiva valutazione da parte dell’Amministrazione ( Sezione Lazio n. 141 del 2011 cit.); - nel sistema “a rimborso”, caratterizzato, quindi, dal conferimento ex post degli oneri già affrontati dal dipendente (previsto ad esempio per i dipendenti statali dall’art.18 della legge 21.5.1997, n. 135), l’erogazione da parte dell’ente è consentita esclusivamente in caso di assoluzione con formula piena che escluda in modo incontrovertibile la presenza del dolo o della colpa grave. In particolare la liquidazione delle spese legali può essere legittimamente disposta quando gli imputati – dipendenti siano stati assolti con la formula più ampia e liberatoria e, cioè, con una sentenza che abbia riconosciuto la non sussistenza del fatto criminoso o la non attribuibilità ai medesimi. Diversamente l’esito del giudizio penale “perché il fatto non costituisce reato”, non implica l’automatico riconoscimento della insussistenza di fatti dannosi per l’erario. Tale formula assolutoria non equivale, assiomaticamente, a escludere che le condotte dei dipendenti possano rilevare sotto il profilo della responsabilità erariale (Sezione Lazio 12 ottobre 2009, n. 1908); - l’articolo 67 consente l’assunzione degli oneri di difesa dell’ente “anche a tutela dei propri diritti e interessi”. “….tale indicazione non può che significare che l’Amministrazione, nell’accollarsi un onere (qualora, beninteso, non vi sia “conflitto con l’ente“), si deve anche far carico che la vicenda processuale non abbia esiti che possano ripercuotersi negativamente sui suoi interessi o sulla sua immagine pubblica. E’ questa la ragione per cui la disciplina vigente stabilisce che il legale deve essere di comune gradimento” ( Sezione Lazio n. 141 del 2011 cit.); - la menzionata disciplina impone all'Ente, prima di deliberare di assumere a carico del proprio bilancio ogni onere di difesa in un procedimento di responsabilità civile o penale aperto nei confronti di un proprio funzionario, di accertare la compresenza delle seguenti circostanze essenziali: a. necessità di tutelare i propri diritti e interessi e la propria immagine; b. diretta connessione del giudizio alla posizione rivestita dal dipendente all’interno dell’apparato tecno-burocratico; c. inconfigurabilità di conflitto di interessi tra gli atti compiuti dal dipendente e l'ente (Sezione Lazio n.141 del 2011 cit.); - l'ente è tenuto a ponderare i propri interessi nel quadro del pendente procedimento giudiziario, per assicurare una buona e ragionevole amministrazione delle risorse economiche e a tutela del proprio decoro e della propria immagine. In tale quadro, l’assunzione delle spese dei procedimenti penali in cui siano implicati i propri dipendenti o amministratori è strettamente legato alla circostanza che tali procedimenti riguardano fatti ed atti in concreto imputabili non ai singoli soggetti che hanno agito per conto della Pubblica Amministrazione, ma direttamente ad essa in forza del rapporto di immedesimazione organica. La ponderazione degli interessi in gioco ai fini della rimborsabilità delle spese legali ai dipendenti pubblici o amministratori deve assumere particolare rigore (cfr., in tal senso, tra le tante, C.d.S. Sez, V, dec. n. 2242/2000, Cass., Sez. I, sent. n. 15724/2000). Tanto premesso, osserva il Collegio che ai sensi della disciplina richiamata, l’ente locale, anche a tutela dei propri diritti e interessi, ove si verifichi l’apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti d’ufficio, assume a carico del proprio bilancio ogni onere di difesa sin dall’apertura del procedimento, a condizione che non sussista conflitto di interessi, facendo assistere il dipendente da un legale di comune gradimento. Nell’interpretazione della normativa in questione, la giurisprudenza ha statuito che l’ordinamento non annovera un principio generale che consenta di affermare la presenza di un generalizzato diritto al rimborso di tali spese. L’accollo dell’onere della spesa per l’assistenza legale ai propri dipendenti non configura un atto dovuto caratterizzato da automatismo, ma una decisione dell’ente locale basata sull’accertamento della ricorrenza dei presupposti indicati dalla legge e su rigorose valutazioni che occorre effettuare, anche ai fini di una trasparente, efficace ed efficiente amministrazione delle risorse economiche pubbliche. Nel delineato contesto incombe all’ente accertare la connessione della vicenda giudiziaria con la funzione rivestita dal pubblico funzionario, tutelare i suoi diritti ed interessi, verificare l’assenza di conflitto di interessi tra gli atti compiuti dal funzionario e i propri fini istituzionali nonchè la conclusione del procedimento penale con una sentenza di assoluzione ( ex multis: Cass., SS.UU., 29/05/2009, n. 12719; Cass., Sez. Lavoro, 07/06/2010, n. 13675; Corte dei conti, Sezione Lazio 1 febbraio 2011, n. 141). Con riferimento ai “fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti di ufficio”, la giurisprudenza amministrativa ha evidenziato che la ratio sottesa alla norma in parola è quella di tenere indenni i soggetti, che hanno agito in nome e per conto - oltre che nell’interesse - dell’Amministrazione, delle spese legali affrontate per i procedimenti giudiziari strettamente connessi all’espletamento dei loro compiti istituzionali, con la conseguenza che il requisito essenziale in questione “può considerarsi sussistente solo quando risulti possibile imputare gli effetti dell’agire del pubblico dipendente direttamente all’Amministrazione di appartenenza”. Non è quindi sufficiente che l’imputato sia stato prosciolto con formula liberatoria; occorre che il dipendente sia implicato in fatti che si trovino in diretto rapporto con le mansioni svolte e che siano connesse all’espletamento del servizio e all’adempimento dei propri doveri d’ufficio (Corte dei conti, Sezione Lazio 12 ottobre 2009, n. 1908).

Corte dei Conti

 
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sabato 14 dicembre 2013 14:02

Dipendenti di amministrazioni statali: le condizioni per ottenere il rimborso delle spese legali relative alla difesa nel procedimento penale conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la responsabilità

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

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L’art. 18 del d.l. 67/1997 dispone che “Le spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di amministrazioni statali in conseguenza di fatti ed atti connessi con l'espletamento del servizio o con l'assolvimento di obblighi istituzionali e conclusi con sentenza o provvedimento che escluda la loro responsabilità, sono rimborsate dalle amministrazioni di appartenenza nei limiti riconosciuti congrui dall'Avvocatura dello Stato”. Si tratta – si è osservato - di una forma di tutela che si giustifica nel fatto, e sul presupposto, che il dipendente pubblico, che viene convenuto in giudizio in tale sua veste, non è portatore di un interesse suo proprio ma della pubblica amministrazione per la quale ha agito. Di conseguenza, nella misura in cui il dipendente sia portatore di un interesse altruistico, a beneficio della collettività di cui l’amministrazione è espressione, ovvero “al servizio esclusivo della Nazione”, per riprendere l’impegnativa formula dell’art. 98 Cost., si pone l’esigenza che la P.A. (e per essa la comunità degli amministrati) tenga indenne il dipendente stesso per le spese legali che dovrebbe sostenere o che ha realmente sostenuto ogni qualvolta è chiamato a rispondere del suo operato pubblico in sede penale, civile ed amministrativa. In una logica più privatistica del rapporto, si è fatto anche richiamo al modello del mandato di diritto civile e alla previsione di cui all’art. 1720 c.c. - secondo cui “il mandante deve rimborsare al mandatario le anticipazioni….. dal giorno in cui sono state fatte, e deve pagargli il compenso che gli spetta. Il mandante deve, inoltre, risarcire i danni che il mandatario ha subito a causa dell’incarico” - per affermare l’esistenza di un principio generale, immanente nel sistema, e di un limite, non meno generale, dato dal fatto che il mandatario abbia pur sempre agito in vantaggio e non in danno del mandante (v. Cons. St., V, n. 6113/2009). La tutela legale, sia in generale che nell’ipotesi specifica dell’art. 18 d.l. 67/1997 che si riferisce ai soli dipendenti di amministrazioni statali, postula una serie di condizioni, ossia che: -1) il giudizio (in questo caso, penale) sia promosso nei confronti del (e non dal) dipendente pubblico; -2) il soggetto abbia la qualifica di dipendente pubblico (nel caso in esame, di dipendente dell’amministrazione dello Stato); -3) vi sia una connessione dei fatti contestati con l’espletamento del servizio o con l’assolvimento di obblighi istituzionali; -4) una sentenza o un provvedimento ne abbia escluso la responsabilità; -5) le spese siano state ritenute congrue dall’Avvocatura dello Stato.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

 
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L’art. 18 del d.l. 67/1997 dispone che “Le spese legali relative a giudizi per responsabilità civile, penale e amministrativa, promossi nei confronti di dipendenti di amministrazioni statali in conseguenza di fatti ed atti connessi con l'espletamento del servizio o con l'assolvimento di obblighi is ... Continua a leggere

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domenica 24 marzo 2013 07:41

Enti Pubblici: Istruzioni per l’utilizzo del modello F24EP per il versamento delle somme a titolo di rimborso delle visite mediche di controllo e dei relativi solleciti, di spettanza dell’INPS

Agenzia delle Entrate

Con la circolare in esame vengono fornite dall'Agenzia delle Entrate le istruzioni per l’utilizzo del modello F24 enti pubblici, utilizzando le causali VMCF e VMCS, per il versamento delle somme a titolo di rimborso delle visite mediche di controllo e dei relativi solleciti, di spettanza dell’INPS.

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venerdì 29 agosto 2014 17:36

Subappalto: l'incompleta o l’erronea dichiarazione del concorrente circa l'esercizio della facoltà di subappalto può comportare l'esclusione dalla gara nel solo caso in cui questi risulti sfornito in proprio della qualificazione per le lavorazioni che ha dichiarato di voler subappaltare

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 28 agosto ha fatto proprio l’orientamento già enunciato dal Consiglio di Stato (Cons. St., Sez. IV, 13 maggio 2014, n. 1224; Sez. V, 21 novembre 2012, n. 5900), per il quale “l'art. 118, comma 2, del D.L.vo 12 aprile 2006, n. 163, va applicato tenendo presente che la dichiarazione di subappalto può essere limitata alla mera indicazione della volontà di concludere un subappalto nelle sole ipotesi in cui il concorrente sia a propria volta in possesso delle qualificazioni necessarie per l'esecuzione in via autonoma delle lavorazioni oggetto dell'appalto, ossia nelle sole ipotesi in cui vi sia il ricorso al subappalto rappresenti per lui una facoltà, non la via necessitata per partecipare alla gara; al contrario, la dichiarazione deve indicare il subappaltatore e dimostrare il possesso, da parte di quest'ultimo, dei requisiti di qualificazione, nelle ipotesi in cui il subappalto si renda necessario a cagione del mancato autonomo possesso, da parte del concorrente, dei necessari requisiti di qualificazione”; - “il principio di tassatività va inteso nel senso che l'esclusione dalle gare pubbliche può essere disposta non nei soli casi in cui disposizioni del codice o del regolamento la prevedano espressamente, ma anche quando le medesime disposizioni impongano adempimenti doverosi ai concorrenti o candidati, pur senza prevedere una espressa sanzione di esclusione, e fra tali ipotesi rientra senz'altro quella del possesso dei titoli di qualificazione indispensabili per l'esecuzione dei lavori oggetto dell'appalto”; - “l'incompleta o l’erronea dichiarazione del concorrente relativa all'esercizio della facoltà di subappalto è suscettibile di comportare l'esclusione dello stesso dalla gara nel solo caso in cui questi risulti sfornito in proprio della qualificazione per le lavorazioni che ha dichiarato di voler subappaltare, determinando negli altri casi effetti unicamente in fase esecutiva, sotto il profilo dell'impossibilità di ricorrere al subappalto come dichiarato”. Per approfondire scaricare la sentenza cliccando su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 28.8.2014

 
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giovedì 29 marzo 2012 12:02

Il corrispettivo della concessione del diritto di superficie, previsto nella convenzione, comprende anche i costi sostenuti dal comune per l'esproprio di aree non oggetto della concessione, ma destinate a contenere opere di urbanizzazione previste dal p.e.e.p

Consiglio di Stato

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La disposizione di cui all’art. 35, comma 12, della legge 22 ottobre 1971, n. 865, a mente della quale “i corrispettivi della concessione in superficie…ed i prezzi delle aree cedute in proprietà devono, nel loro insieme, assicurare la copertura delle spese sostenute dal comune o dal consorzio per l’acquisizione delle aree comprese in ciascun piano approvato a norma della legge 18 aprile 1962, n. 167”, ha natura di norma inderogabile e pertanto essa, per effetto di quanto stabilito dall’art. 1339 c.c., integra il contenuto della convenzione (C.d.S., sez. V, 14 febbraio 2005, n. 453; 1° dicembre 2003, n. 7820), quand’anche questa non avesse espressamente previsto l’evenienza del conguaglio (sempre che la acquisizione delle aree sia avvenuta nel rispetto della procedura espropriativa prevista dalla legge, circostanza che non è stata oggetto di contestazione). Al riguardo è appena il caso di rilevare che, alla stregua di un consolidato indirizzo giurisprudenziale, il corrispettivo della concessione del diritto di superficie, previsto nella più volte ricordata convenzione, comprende anche i costi sostenuti dal comune per l'esproprio di aree non oggetto della concessione, ma destinate a contenere opere di urbanizzazione previste dal p.e.e.p. (atteso che la norma fa riferimento ai "costi" o "corrispettivi" delle opere di urbanizzazione realizzate o realizzande a cura del comune e "relative" alle aree oggetto della concessione, tra i quali ben possono rientrare quelli sostenuti o sostenendi per l'esproprio delle aree su cui tali opere devono sorgere, tanto più che non vi è ragione di escludere il concessionario di un determinato lotto dall'onere dei costi delle opere di urbanizzazione funzionali alla edificabilità del suo lotto, salva ovviamente l’esistenza del necessario legame funzionale tra opere di urbanizzazione ed aree date in concessione che costituisce giustificazione e limite dell'addebito dei costi(Cass. Civ., sez. I, 7 febbraio 2007, n. 2706; 14 settembre 2004, 18440).

Consiglio di Stato

 
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La disposizione di cui all’art. 35, comma 12, della legge 22 ottobre 1971, n. 865, a mente della quale “i corrispettivi della concessione in superficie…ed i prezzi delle aree cedute in proprietà devono, nel loro insieme, assicurare la copertura delle spese sostenute dal comune o dal consorzio per l ... Continua a leggere

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martedì 22 dicembre 2015 23:41

Corte dei Conti: il parere sulla nuova norma che prevede la possibilità di assicurare gli amministratori senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti

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Il Sindaco del Comune di Cremenaga ha richiesto un parere in merito all'interpretazione dell'art. 86, comma 5, primo periodo del d. lgs. n. 267 del 2000, così come novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125. Segnatamente, atteso che, ai sensi del novellato comma 5, primo periodo, dell'art. 86 TUEL, “gli enti locali di cui all'articolo 2 del presente testo unico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato”, si chiede se “il tenore della nuova norma in commento permette all'ente di farsi carico di detti oneri” in considerazione dell'inciso introdotto nel predetto articolo “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Il comma 5, primo periodo, dell'art. 86 del d. lgs. n. 267 del 2000 - che recitava “i comuni, le province, le comunità montane, le unioni di comuni e i consorzi fra enti locali possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato” è stato novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125 e recita attualmente che “gli enti locali di cui all'articolo 2 del presente testo unico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato”. La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia nella deliberazione n. 452/2015/PAR del 9.12.2015 afferma che "La modificazione avvenuta consiste, per quanto di interesse ai fini del presente parere, nell'inserimento della locuzione “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” nel precedente testo legislativo, che già facoltizzava gli enti locali, seppur individuandoli non per categoria, come avviene attualmente, ma per singola tipologia, ad assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato. Tralasciando il profilo relativo ai rischi assicurabili, non oggetto del presente parere, per la cui individuazione si rimanda alla normativa in vigore e alla giurisprudenza sulla medesima formatasi, si tratta di individuare la portata del suddetto inciso. Al riguardo la Sezione osserva che il vincolo in esso contenuto impone che la suddetta copertura assicurativa non comporti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, essendo quindi finalizzato ad evitare che la stipulazione di polizze contro i rischi derivanti dal mandato di amministratore possa provocare un incremento generale delle spese afferenti alla finanza pubblica nel suo complesso. Nella prospettiva del singolo ente locale il vincolo non può che essere parametrato alle spese precedentemente sostenute dall'ente locale, individuando l'aggregato più idoneo a fungere da parametro di riferimento. A tal fine la Sezione ritiene di poterlo individuare nelle spese di funzionamento dell'ente, in quanto, da un lato, comprensivo delle spese afferenti al mandato degli amministratori ma, dall'altro lato, non così ampio da ricomprendere anche le uscite destinate a soddisfare le finalità pubbliche il cui perseguimento è demandato all'Amministrazione. Tale aggregato interessa, infatti, tutte quelle voci di spese preordinate a garantire l'esistenza dell'apparato comunale e il suo funzionamento ed esclude invece quelle voci di spesa per loro natura destinate all'espletamento dei compiti di cui l'ente è intestatario, preordinati ad assicurare e contemperare gli interessi dei soggetti a cui l'azione pubblica è rivolta. Così individuato il termine di raffronto per la valutazione del nuovo o maggiore onere di cui all'inciso in esame e tralasciando gli aspetti relativi alla tipologia di rischi assicurabili, non oggetto del presente parere, la Sezione ritiene che non sia consentita, sulla base del novellato art. 86, comma 5, primo periodo, l'introduzione o l'aumento della spesa per la voce in esame allorquando la stessa determinerebbe un innalzamento delle spese relative all'organizzazione e al funzionamento complessivamente sostenute dall'ente locale rispetto a quanto risulta nel rendiconto relativo al precedente esercizio, essendo invece possibili eventuali compensazioni interne. Tale impostazione risulta altresì in linea con la consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale, che considera rispettosi dell'autonomia di spesa di regioni ed enti locali i soli vincoli alle politiche di bilancio da cui sia possibile desumere un limite complessivo, “lasciando agli enti stessi ampia libertà di allocazione fra i diversi ambiti e obiettivi di spesa” (Corte costituzionale n. 139/2012)".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti

 
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Il Sindaco del Comune di Cremenaga ha richiesto un parere in merito all'interpretazione dell'art. 86, comma 5, primo periodo del d. lgs. n. 267 del 2000, così come novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125. S ... Continua a leggere

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sabato 18 maggio 2013 12:14

Mentre in tema di bonifica e ripristino ambientale di siti oggetto di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti e di inquinamento e' richiesto l’accertamento della corresponsabilità anche omissiva del proprietario del suolo, nel caso di misure urgenti e' possibile prescindere dalla verifica delle responsabilità proprio per ragioni di estrema celerità correlate all’esigenza di rimuovere la situazione di grave pericolo

Consiglio di Stato

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Nel giudizio in esame il giudice di primo grado ha rilevato che in via del tutto erronea l’Amministrazione comunale ha nella specie imposto ad un Condominio di far eseguire tutte le necessarie opere provvisorie per eliminare una situazione di pericolo, di fatto ignorando che la formazione delle voragini lungo nella notte tra il 22 ed il 23 settembre 2009 doveva piuttosto essere ricondotta alle perdite idriche dalla condotta ARIN, come protrattesi fino a provocare l’apertura delle voragini e la rottura dei condotti della fognatura e dell’acquedotto. Il Condominio ha, dunque – sempre secondo il T.A.R. - inequivocabilmente subito dei danni che sono riconducibili alla responsabilità dell’Amministrazione comunale e - comunque di soggetti terzi ad essa collegati - ossia ARIN, alla quale semmai doveva essere intimata, per quanto di propria spettanza, l’esecuzione dei lavori necessari e, nondimeno, l’Amministrazione comunale ha fatto obbligo al Condominio di eseguire opere su aree comunque sottratte alla sua responsabilità e omettendo – per di più – di far carico all’effettivo responsabile della effettuazione delle opere indispensabili a restituire permanente stabilità al fabbricato. L’Amministrazione comunale dinanzi al Consiglio di Stato ha invocato a conforto della propria tesi il precedente costituito dalla sentenza n. 820 dd. 15 febbraio 2010 n. 820, resa dalla Sezione V di questo giudice d’appello e con la quale è stato deciso in senso ad essa favorevole un ricorso proposto dal proprietario di un fabbricato minacciato da evento franoso conseguente a distacco di materiale da un costone sovrastante al fabbricato medesimo e al quale l’Amministrazione comunale aveva ingiunto di “far eseguire ad horas gli opportuni accertamenti tecnici e tutte le opere di assicurazione strettamente necessarie per scongiurare lo stato di pericolo … per la pubblica e privata incolumità”, con obbligo di produrre entro dieci giorni un certificato unico di iscritto ad albo professionale dal quale risultasse l’eliminazione del detto pericolo. La sentenza emanata dal giudice d’appello ha peraltro accolto in tale diverso contesto le ragioni del Comune di Napoli in dipendenza della necessaria celerità della messa in sicurezza dell’edificio, a prescindere dall’accertamento delle responsabilità per la situazione venutasi a creare, “essendo indubbio infatti, che per l’esecuzione di siffatto accertamento occorrerebbero in linea di massima, e segnatamente in quello in trattazione, tempi prolungati incompatibili con l’urgenza di garantire la sicurezza del sito. In questo senso, peraltro, è l’orientamento giurisprudenziale in materia, il quale, mentre nei casi di cui agli artt. 14 e 17 del D.L.vo 22 gennaio 1997 in tema di bonifica e ripristino ambientale (ulteriori rispetto alla mera messa in sicurezza) di siti oggetto di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti e di inquinamento richiede l’accertamento quanto meno della corresponsabilità anche omissiva del proprietario del suolo e, rispettivamente, della responsabilità per l’inquinamento, nel caso di misure urgenti consente di prescindere dalla verifica delle responsabilità proprio per le suesposte ragioni di estrema celerità correlate all’esigenza di rimuovere la situazione di grave pericolo(cfr., sulla diversità della disciplina nelle due ipotesi, Cons. St., Sez. VI, 5 settembre 2005 n. 4525)”. Ad avviso di questo Collegio il presente caso, per quanto detto sopra, risulta peraltro diverso proprio in quanto la situazione di pericolo immediato risulta superata e – per di più – l’esito di una consulenza tecnica d’ufficio incontrovertibilmente riconosce la responsabilità di quanto avvenuto all’incuria sia dello stesso Comune, sia di ARIN, sicché risulta ingiusto, nella presente fattispecie, obbligare tout-court il soggetto danneggiato ad eseguire i lavori a proprie spese senza prefigurare alcuna responsabilità da parte dell’Amministrazione Comunale e dell’ARIN e – per di più – anche in ambiti sottratti alla disponibilità del soggetto medesimo, quali inoppugnabilmente sono il sottosuolo e le sue cavità. In dipendenza di ciò, pertanto, l’Amministrazione comunale è tenuta a riesercitare la propria azione amministrativa mediante l’adozione di un ulteriore suo provvedimento, valutando ivi, in conformità dell’esito della consulenza tecnica d’ufficio acquisita nel corso del primo grado di giudizio e anche in dipendenza della situazione in concreto ad oggi esistente, le opere che devono essere effettivamente realizzate ai fini della definitiva messa in sicurezza dell’edificio, specificando che per l’esecuzione delle stesse sarà dato a sua cura accesso al sottosuolo e alle sue cavità e – altresì - considerando, in dipendenza della dinamica degli eventi così come emergente dalla consulenza tecnica d’ufficio e d’intesa con ARIN (ovvero con il nuovo soggetto societario partecipato dallo stesso Comune e medio tempore subentrato alla medesima ARIN), l’assunzione di una responsabilità ai fini del rimborso dei lavori medesimi entro una previsione di spesa concordata tra tutte le parti.

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domenica 20 luglio 2014 14:27

Licenziamento senza preavviso del personale delle aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo: l’art. 38, comma 7, del c.c.n.l. del 5 aprile 1996 che prevede che il "procedimento disciplinare … è sospeso fino alla sentenza definitiva” va inteso nel senso che è lo stesso inizio del procedimento disciplinare ad essere sospeso e l’Amministrazione ha poi 180 giorni “da quando … ha avuto notizia della sentenza definitiva” per iniziare il procedimento, oltre che per riattivare quello già iniziato e sospeso

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 7.7.2014

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L’art. 38, commi 5 e 6, del c.c.n.l. del 5 aprile 1996 del comparto del personale delle aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo - che prevede che la sanzione disciplinare del licenziamento senza preavviso si applica per "commissione in servizio di gravi fatti illeciti di rilevanza penale per i quali sia fatto obbligo di denuncia" e che l'Amministrazione inizia il procedimento disciplinare ed inoltra la denuncia penale, ma il procedimento disciplinare rimane sospeso fino alla sentenza definitiva - deve essere interpretato nel senso che, laddove l'Amministrazione sia venuta a conoscenza di gravi fatti illeciti penalmente rilevanti e sia tenuta per legge a denunciarli, e' anche facoltizzata ad attivare subito il procedimento disciplinare, che rimane sospeso fino alla sentenza definitiva. Ma ciò non si verifica allorché la denuncia dei “gravi fatti illeciti” sia stata fatta da un terzo ( nella fattispecie, sotto forma di un esposto alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale ) ed abbia comportato l’avvio del procedimento penale. Legittimamente, quindi, l’Amministrazione, in tale ipotesi, attende, come nel caso di specie ha fatto, l’ésito del giudizio penale prima di avviare il procedimento disciplinare ( Cassazione civile, sez. lav., 10/03/2010, numero 5806 ); ésito, peraltro, correttamente da essa poi individuato nella sentenza della Corte d’Appello di Cagliari che ha dichiarato il non luogo a procedere in ordine al reato ascritto ( art. 314 c.p. ). Pertanto, l’art. 38, comma 7, del citato c.c.n.l., cui è riconducibile la fattispecie all’esame, laddove prevede che, al di fuori dei casi previsti dal comma 6 ( che sono quelli in cui “l’amministrazione inizia il procedimento disciplinare ed inoltra la denuncia penale” ), “il procedimento disciplinare … è sospeso fino alla sentenza definitiva”, va inteso nel senso che in tal caso è lo stesso inizio del procedimento disciplinare ad essere sospeso; sì che poi l’Amministrazione ha 180 giorni “da quando … ha avuto notizia della sentenza definitiva” ( comma 8 dello stesso art. 38 ) per iniziare il procedimento, oltre che, eventualmente, per riattivare quello già iniziato e sospeso. Del resto, anche la L. 27 marzo 2001, n. 97, mirata specificamente a dettare norme sul rapporto tra procedimento penale e procedimento disciplinare e sugli effetti del giudicato penale nei confronti dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, all'art. 5, comma 4 ( cui peraltro il T.A.R. ha fatto espresso riferimento nel ritenere il contestato avvio del procedimento amministrativo conforme alle disposizioni vigenti, con statuizione rimasta esente da critiche e dunque inoppugnata e quindi, in quanto passata in giudicato, idonea di per sé a rendere non più contestabile tale conformità, con ricadute sulla stessa ammissibilità della censura all’esame ), dispone che, nel caso sia pronunciata sentenza penale irrevocabile di condanna nei confronti dei dipendenti pubblici privatizzati, ancorche' a pena condizionalmente sospesa, l'estinzione del rapporto di lavoro o di impiego puo' essere pronunciata a seguito di procedimento disciplinare; e il procedimento disciplinare deve avere inizio, o, in caso di intervenuta sospensione, deve proseguire, entro il termine di novanta giorni dalla comunicazione della sentenza all'amministrazione o all'ente competente per il procedimento disciplinare. In tal modo le due norme ( la previsione contenuta nel comma 4 dell'art. 5 della legge n. 97 del 2001 è espressamente riferita ai soli casi di sentenza irrevocabile di condanna intervenuta per reati contro la Pubblica Amministrazione da cui possa conseguire l'estinzione del rapporto di lavoro, mentre per tutte le altre ipotesi, ed in assenza di specifiche previsioni diverse, trova applicazione l'art. 38 cit. ) ben si raccordano, nel senso che in entrambe le ipotesi, laddove la pendenza di un procedimento penale abbia determinato il mancato inizio o la sospensione del procedimento disciplinare per gli stessi fatti oggetto del primo, entro un determinato termine decorrente dalla ricezione da parte dell’Amministrazione della comunicazione dell’intervenuta sentenza definitiva deve intervenire l’inizio ( od il riavvio ) del secondo. Nella specie – come correttamente ritenuto dal Giudice di primo grado – il suddetto termine di 180 gg. dalla ricezione della comunicazione della sentenza, intervenuta il 21 febbraio 2005, è stato ampiamente rispettato, essendo stata poi fatta la contestazione dell’addebito il successivo 5 marzo, notificata all’interessato il 15 dello stesso mese; donde l’irrilevanza delle deduzioni dell’interessato circa la natura recettizia dell’atto di contestazione, dal momento che anche la relativa notifica risulta ampiamente in termini rispetto al detto arco temporale. Né rilevano le osservazioni dell’appellante circa la non addebitabilità al suo comportamento del fatto che, nel caso di specie, l’Amministrazione abbia ricevuto la comunicazione della sentenza definitiva più di sei mesi dopo il suo passaggio in giudicato........Ed invero la veduta disposizione del contratto collettivo è inequivoca nel riferire il decorso del termine stabilito alla “notizia”, che l’Amministrazione abbia avito della sentenza definitiva. La fissazione del predetto termine risponde poi con tutta evidenza, da un lato, all’esigenza di non procrastinare eccessivamente il potere disciplinare dell’Amministrazione, così tutelandosi il diritto del lavoratore all’affidamento sulla stabilità e continuità del rapporto; dall’altro, alla necessità di non far decorrere il termine stesso prima del passaggio in giudicato della sentenza penale e prima che l’Amministrazione datrice di lavoro abbia avuto conoscenza della sentenza stessa, così evitandosi che il termine decorra in un periodo nel quale la predetta Amministrazione sia oggettivamente impossibilitata ad esercitare ogni valutazione in ordine alla instaurazione, ovvero alla riattivazione, della procedura disciplinare ( Cassazione civile, sez. lav., 22/10/2009, numero 22418 ). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 7.7.2014

 
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domenica 28 aprile 2013 11:05

Servizi di trasporto pubblico: la Regione, nell'attività di coordinamento della finanza locale, può rideterminare la quota di finanziamento agli enti locali e può modificare il regime tariffario in ragione di una riduzione dei costi corrispondente ad una riduzione e razionalizzazione degli obbligo del gestore del servizio

Consiglio di Stato

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Nel giudizio in esame le società impugnano la delibera giuntale n. 1204 del 29.12.2010, pubblicata sul Bollettino ufficiale in data 24.1.2011, la Regione Lombardia con la quale in attuazione dell'art. 10 della L.r. n. 19 del 2010, si e' previsto: a) una riduzione del finanziamento destinato agli enti locali, ai fini del servizio di trasporto pubblico, per l'anno 2011; b) l'introduzione di nuovi titoli di viaggio integrati e agevolati per il pubblico; c) la concessione di aumenti tariffari dal 10 al 20 per cento, a favore dei gestori, ma alla condizione che questi ultimi aderiscano ai profili tariffari di cui sopra e conseguano obiettivi in termini di qualità e razionalizzazione dei servizi. Si deve osservare, in primo luogo, che la rideterminazione della quota di finanziamento spettante all’ente locale che ha affidato il servizio di trasporto spiega la propria efficacia sul solo piano delle esigenze di coordinamento della finanza pubblica, senza incidere in modo diretto sulle pretese della ricorrente, fondate sul contratto di servizio in forza del quale spettano al gestore sia le tariffe, sia il corrispettivo stabilito a compensazione di obblighi di servizio. Nella specie si rivela carente, in assenza di una puntuale dimostrazione della relativa capacità lesiva, l’interesse a contestare le misure amministrative con le quali, congiuntamente alla decurtazione del finanziamento, si è prevista l’adozione di misure di razionalizzazione del servizio, volte alla riduzione dei costi, in una con il varo di una manovra tariffaria straordinaria che, coniugando aumenti delle tariffe ed introduzione di biglietti integrati a prezzo calmierato, si propone di equilibrare un decremento del corrispettivo cui ha titolo l’affidatario del servizio. Va osservato che, in linea di principio, l’Amministrazione può incidere in via unilaterale sul regime tariffario seguendo la via della rideterminazione degli obblighi di servizio pubblico in correlazione con le tariffe massime per mezzo di un atto amministrativo generale (art. 3, comma 3. del reg. CE n. 1370 del 2007); ovvero quella dell’utilizzazione dello ius variandi attribuitole dal contratto di servizio (art. 19 del D.lgl. n. 422 del 1997).

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Nel giudizio in esame le società impugnano la delibera giuntale n. 1204 del 29.12.2010, pubblicata sul Bollettino ufficiale in data 24.1.2011, la Regione Lombardia con la quale in attuazione dell'art. 10 della L.r. n. 19 del 2010, si e' previsto: a) una riduzione del finanziamento destinato agli en ... Continua a leggere

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lunedì 9 dicembre 2013 13:12

Espropriazione per pubblica utilità: il ritrasferimento agli originari proprietari dei beni che non sono serviti alla esecuzione dell’opera oggetto di procedura ablatoria e' possibile sia in presenza di una dichiarazione formale di inservibilità del bene espropriato sia a mezzo di acta concludentia

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV

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Con la sentenza in esame il Consiglio di Stato, dato preliminarmente atto della spettanza al giudice amministrativo a conoscere della domanda di retrocessione parziale (cfr Cass. Sez. Unite 24 giugno 2009 n. 14805), procede a verificare se sussistono o meno nella specie i presupposti di fatto e di diritto che giustificano il ritrasferimento in capo agli originari proprietari dei beni che non sono serviti alla esecuzione dell’opera oggetto di procedura ablatoria. Com’è noto, in tema di espropriazione di pubblica utilità, si versa in ipotesi di retrocessione parziale, in base all’istituto normativamente definito dagli artt. 60 e 61 della legge fondamentale sulle espropriazioni, la n.2359 del 1865 (ora dall’art.47 del DPR n.327 del 2001) quando uno o più fondi espropriati non hanno ricevuto ( in tutto o in parte ) la prevista destinazione. Detti fondi possono essere restituiti se la pubblica amministrazione ha manifestato la volontà di non utilizzarli per gli scopi cui l’espropriazione era finalizzata e ciò avviene generalmente all’esito di un procedimento che si conclude con una dichiarazione formale di inservibilità del bene espropriato (Cons. Stato Sez. IV 15/12/2011 n. 6619). Fermo restando che la dichiarazione di inservibilità dei fondi ha una efficacia costitutiva per far insorgere, in linea di massima, il diritto alla restituzione del bene già espropriato ma non utilizzato, ciò che rileva ai fini dell’applicabilità dell’istituto de quo è che la pubblica amministrazione abbia manifestato comunque la volontà di non utilizzare tali immobili, anche a mezzo di acta concludentia e non necessariamente con un atto formalmente dichiarativo della avvenuta inservibilità (Cass. Sezioni Unite 5/6/2008 n. 14826).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV

 
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