giovedì 18 maggio 2017 11:38

Abusi edilizi: il decorso del tempo non rileva ai fini della legittimità dell´ordinanza di demolizione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 17.5.2017

Il lungo periodo di tempo intercorrente tra la realizzazione dell´opera abusiva ed il provvedimento sanzionatorio è circostanza che non rileva ai fini della legittimità di quest´ultimo, sia in rapporto al preteso affidamento circa la legittimità dell´opera che il protrarsi del comportamento inerte del Comune avrebbe ingenerato nel responsabile dell´abuso edilizio, sia in relazione ad un ipotizzato ulteriore obbligo, per l´Amministrazione procedente, di motivare specificamente il provvedimento in ordine alla sussistenza dell´interesse pubblico attuale a far demolire il manufatto, poiché la lunga durata nel tempo dell´opera priva del necessario titolo edilizio ne rafforza il carattere abusivo. Infatti, è di per sé ordinariamente irrilevante – ad eccezione di casi particolari qui non sussistenti – il tempo intercorrente tra la commissione di un abuso edilizio e l’emanazione del provvedimento di demolizione. Quando risulta realizzato un manufatto abusivo, e malgrado il decorso del tempo, l’amministrazione deve senza indugio emanare l’ordine di demolizione per il solo fatto di aver riscontrato opere abusive: il provvedimento deve intendersi sufficientemente motivato con l´affermazione dell´accertata abusività dell´opera, essendo “in re ipsa” l´interesse pubblico concreto ed attuale alla sua rimozione (cfr. Consiglio di Stato, sez. V, 2 ottobre 2014, n. 4892; sez. V, 11 luglio 2014, n. 3568; sez. IV, 31 agosto 2010, n. 3955). Da un lato, quando è realizzato un abuso edilizio non è radicalmente prospettabile un legittimo affidamento. Dall’altro, il proprietario non si può di certo dolere del ritardo con cui l’amministrazione – a causa del mancato accertamento dell’abuso o per la connivenza degli organi pubblici pro tempore – abbia emanato il provvedimento che la legge impone di emanare immediatamente. La legge non ha mai attribuito rilievo sanante al ritardo con cui l’Amministrazione emana l’atto conseguente alla commissione dell’abuso edilizio, né si può affermare che l’inerzia o la connivenza degli organi pubblici possano comportare una sostanziale sanatoria, che la legge invece disciplina solo in casi tassativi, o con leggi straordinarie sul condono o con la normativa sull’accertamento di conformità. Inoltre, il procedimento di accertamento di conformità delle opere promosso dal ricorrente esclude la sussistenza di alcun affidamento, mentre l’interesse pubblico alla rimozione delle opere abusive è in re ipsa. Costituisce orientamento giurisprudenziale consolidato, da cui non sussistono giustificati motivi per qui discostarsi, che constatata l’esistenza di un abuso edilizio, l’ordine di demolizione – e, in caso d’inottemperanza, l’acquisizione al patrimonio del Comune – è atto vincolato che non richiede alcuna specifica valutazione di ragioni d’interesse pubblico e attuale alla demolizione, né comparazione con gli interessi privati coinvolti, non essendo configurabile alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione d’illecito permanente che il tempo non può legittimare in via di fatto (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 13 maggio 2016 n. 1948; Id., sez. VI, 5 maggio 2016 n. 1774). Per continuare la lettura vai alla sentenza.

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martedì 10 luglio 2012 18:43

Il termine per l'impugnazione delle delibere comunali decorre per i soggetti che non ne sono destinatari diretti dal giorno in cui è scaduto il termine di pubblicazione dell’atto nell’albo pretorio

Consiglio di Stato

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E’ noto che le regole del processo amministrativo (prima all’art. 21 l.Tar, oggi all’art. 41 cpa) prevedono che il dies a quo per impugnare una delibera comunale per i soggetti che non ne sono i diretti destinatari, come è nella specie, decorra dal giorno in cui è scaduto il termine di pubblicazione dell’atto nell’albo pretorio (tra tante, Consiglio Stato, VI, 6 aprile 2010, n. 1918; V, 21 dicembre 2010, n. 9314).

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E’ noto che le regole del processo amministrativo (prima all’art. 21 l.Tar, oggi all’art. 41 cpa) prevedono che il dies a quo per impugnare una delibera comunale per i soggetti che non ne sono i diretti destinatari, come è nella specie, decorra dal giorno in cui è scaduto il termine di pubblicazion ... Continua a leggere

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domenica 24 novembre 2013 08:19

Albo pretorio on line: il termine di decadenza per ricorrere contro gli atti amministrativi soggetti a pubblicazione necessaria decorre, per i soggetti non espressamente nominati, dalla pubblicazione, ad eccezione del caso di strumento urbanistico (di solito una variante) che ha ad oggetto un bene immobile specifico sul quale viene imposto un vincolo espropriativo

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI

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Secondo l'indirizzo del Consiglio di Stato (cfr. sez. V, 28 aprile 2011, n. 2534; sez. IV, 23 dicembre 2010, n. 9375; sez. IV, 21 maggio 2010, n. 3233; sez. V, 10 febbraio 2010, n. 663), ai sensi dell'art. 21, comma 1, legge n. 1034 del 1974 (applicabile ratione temporis alla vicenda in trattazione) ed oggi dell'art. 42, comma 2, c.p.a., in tutti i casi in cui non sia necessaria la notificazione individuale del provvedimento e sia al contempo prescritta da una norma di legge o di regolamento la pubblicazione dell'atto in un apposito albo, il termine per proporre l'impugnazione decorre dal perfezionarsi delle procedure di pubblicazione. Il normale termine di decadenza per ricorrere contro gli atti amministrativi soggetti a pubblicazione necessaria decorre, per i soggetti non espressamente nominati, dalla pubblicazione, non essendo indispensabile la notificazione individuale o la piena conoscenza. Sono atti pianificatori, soggetti a pubblicazione necessaria, quelli recanti l'approvazione di piani regolatori generali o loro varianti (a contenuto generale o di ampie zone e comparti territoriali come nel caso di specie), i quali, secondo la costante giurisprudenza, debbono essere contestati in giudizio nel termine decadenziale decorrente dalla data di pubblicazione, non essendo richiesta la notificazione agli interessati né il decorso dell'ulteriore termine di efficacia. Per mitigare il rigore di questo principio la giurisprudenza ha, peraltro, introdotto una deroga sulla decorrenza del termine per impugnare, specificando che qualora lo strumento urbanistico (di solito una variante) abbia ad oggetto un bene immobile specifico sul quale viene imposto un vincolo espropriativo, è necessario che l'atto sia notificato all'interessato oppure che si dia la prova della conoscenza piena (cfr. Cons. Stato, sez. V, 28 aprile 2011, n. 2534; Cons. Stato, sez. IV, 21 maggio 2010, n. 3233). Nel caso di specie, in fatto, l'atto impugnato è una variante generale che, soltanto nelle asserzioni della parte appellante incidentale si concreterebbe nella volontà di sanare un abuso. In generale, la variante al Piano Regolatore Generale, come il medesimo su cui interviene, disciplina l'utilizzo dell'intero territorio. Il termine per l'impugnazione per la variante del piano regolatore generale, pertanto, doveva considerarsi decorrente per tutti gli interessati, dall'avvenuto espletamento delle formalità di pubblicazione (Consiglio Stato, sez. IV, 21 agosto 2006, n. 4858). In ogni caso, per completezza, il Collegio osserva come lo stesso ricorso proposto avverso la variante dovrebbe essere ormai privato dell’attuale interesse a ricorrere, essendo intervenuta l’approvazione del nuovo Piano Generale Territoriale.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI

 
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Secondo l'indirizzo del Consiglio di Stato (cfr. sez. V, 28 aprile 2011, n. 2534; sez. IV, 23 dicembre 2010, n. 9375; sez. IV, 21 maggio 2010, n. 3233; sez. V, 10 febbraio 2010, n. 663), ai sensi dell'art. 21, comma 1, legge n. 1034 del 1974 (applicabile ratione temporis alla vicenda in trattazione ... Continua a leggere

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domenica 21 febbraio 2016 08:15

Variante puntuale: per il regime di conoscenza legale non basta la pubblicazione sull'Albo pretorio della delibera consigliare ma è necessaria la notificazione al proprietario del suolo inciso dalla variante, e da questa decorre il termine per l’impugnazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 18.2.2016 n. 650

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La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 18.2.2016 n. 650 ha affermato "di non dover condividere l’avviso delle parti appellanti, le quali escludono senza meno che la notificazione individuale della delibera consiliare fosse necessaria, o comunque che potesse avere qualsiasi rilevanza ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione, dovendo all’uopo farsi riferimento in ogni caso all’ultimo giorno di pubblicazione dell’atto nell’Albo Pretorio. Infatti, se è vero che per gli atti di pianificazione e per le loro varianti la legge di regola prevede la formalità della pubblicazione, tuttavia la prevalente giurisprudenza – dalla quale in questa sede non si ravvisa ragione per discostarsi – pone alla regola enunciata una rilevante eccezione, con riferimento all’ipotesi di c.d. variante puntuale, ossia destinata a incidere su uno specifico suolo o bene: in quest’ultimo caso, si rende necessaria la notificazione al destinatario del provvedimento, ossia al proprietario del suolo o del bene inciso dalla variante, e da questa decorre il termine per l’impugnazione (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 12 maggio 2014, nr. 2403; id., 3 marzo 2014, nr. 965; id., 20 settembre 2005, nr. 4836; id., 4 marzo 2003, nr. 1196). Pertanto, poiché nel caso che qui occupa trattasi di variante non solo incidente su un suolo specifico e individuato, ma richiesta dagli stessi proprietari di esso al fine di realizzarvi un impianto produttivo, deve ritenersi corretto l’operato del Comune che ha proceduto a comunicazione individuale della determinazione adottata su di essa: comunicazione la quale, perciò stesso, va considerata astrattamente idonea a far decorrere il termine dell’impugnazione. Si evidenzia altresi come il Consiglio di Stato, nella sentenza in esame, abbia affrontata to poi la problematica afferente la corretta modalità di notificazione, In particolare si legge nella parte motiva come "Tutt’altra questione, però, è se la comunicazione effettuata alle società odierne appellanti, per le modalità con cui in concreto è avvenuta, sia stata effettivamente idonea a integrare la conoscenza legale del provvedimento, a sua volta tale da costituire dies a quo per il termine di impugnazione: a tale ulteriore quesito, la Sezione reputa di dover dare risposta negativa. Al riguardo, giova premettere che se è vero, come assume il Comune appellato, che per la comunicazione dei provvedimenti amministrativi ai destinatari non devono sempre e necessariamente applicarsi in toto le disposizioni in materia di notificazioni nel processo civile, va però richiamato il prevalente indirizzo giurisprudenziale in materia di comunicazione alle persone giuridiche, laddove si assume che debba applicarsi l’art. 145 cod. proc. civ., e quindi la notifica vada eseguita presso la sede sociale e nelle mani del legale rappresentante, ovvero di persona abilitata alla ricezione; solo in ipotesi di impossibilità della notifica presso la sede, potendo procedersi a notificazione presso la residenza o il domicilio del legale rappresentante (cfr. ad esempio Cons. Stato, sez. VI, 15 giugno 2015, nr. 2913; id., sez. V, 1 giugno 1998, nr. 701; id., 14 novembre 1996, nr. 1364). 5.2.1. Se questo è vero, quanto meno per una delle società odierne appellanti, Industrie Giorgini S.r.l., le anzi dette formalità non risultano rispettate, essendo incontestato che il luogo ove fu eseguita la notificazione non corrisponde alla sede sociale: a nulla rileva, peraltro, che l’indirizzo in questione fosse stato indicato dalla stessa società per le eventuali comunicazioni endoprocedimentali, potendo ciò ascriversi a ragioni di comodità o speditezza ma non certo assimilarsi a una sorta di “elezione di domicilio” idonea a elidere i piani principi testé richiamati. Né può ritenersi provata, in ogni caso, la piena conoscenza del provvedimento da parte della società de qua sulla scorta della notificazione così effettuata, non risultando contestato ex adverso neanche che la persona che materialmente ricevette il plico non solo non rivestiva cariche sociali, ma, di più, non aveva alcun rapporto con la società in questione (tale non potendo considerarsi il mero rapporto di parentela intercorrente con il legale rappresentante). Ed è appena il caso di richiamare l’ulteriore principio giurisprudenziale per cui, solo laddove la notificazione alla persona giuridica sia ritualmente eseguita presso la sede sociale, può porsi un problema di presunzione (o meno) circa la qualità del ricevente di persona abilitata alla ricezione e di relativa prova (cfr. Cons. Stato, sez. VI, nr. 2913/2015, cit.). Le considerazioni che precedono, evidenziando l’inidoneità della notificazione a integrare conoscenza legale dell’atto, esonerano da ogni ulteriore approfondimento dei profili, su cui pure insiste parte appellante, della capacità e idoneità della persona materialmente accipiente il plico a riceversi la notificazione de qua..... Al riguardo, oltre alle circostanze evidenziate da parte appellante circa le peculiari forme dell’intestazione del plico (che, invero, valgono per entrambe le comunicazioni in discorso), appare assorbente l’ulteriore dato – anch’esso comune a entrambe le vicende - della mancanza nella comunicazione dell’indicazione del termine e dell’autorità presso cui il provvedimento poteva essere impugnato, come prescritto dall’art. 3, comma 4, della legge 7 agosto 1990, nr. 241; ed è jus receptum che, se certamente tale omissione non incide sulla validità del provvedimento, essa può però costituire il presupposto per il riconoscimento dell’errore scusabile e la conseguente rimessione in termini, ove ne sussistano gli ulteriori presupposti sub specie dell’obiettiva incertezza della natura dell’atto comunicato o della comunicazione stessa (cfr. ex plurimis Cons. Stato, sez. VI, 11 settembre 2014, nr. 4623; id., sez. V, 25 luglio 2014, nr. 3964; id., sez. IV, 5 aprile 2013, nr. 1903)."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 18.2.2016 n. 650

 
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La Quarta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza del 18.2.2016 n. 650 ha affermato "di non dover condividere l’avviso delle parti appellanti, le quali escludono senza meno che la notificazione individuale della delibera consiliare fosse necessaria, o comunque che potesse avere qualsiasi rile ... Continua a leggere

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martedì 3 luglio 2012 08:57

Il termine per impugnare i titoli edilizi da parte del terzo non decorre dalla loro pubblicazione, ma dalla data di piena conoscenza del provvedimento

Consiglio di Stato

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Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ribadisce i consolidati principi, di recente recepiti dall’adunanza plenaria (cfr. 29 luglio 2011, n. 15; successivamente sez. VI, 16 settembre 2011, n. 5170), secondo i quali: a) il termine per impugnare i titoli edilizi decorre, per i terzi, dalla data di piena conoscenza del provvedimento che si intende avvenuta alternativamente al momento del rilascio della copia degli stessi (inclusi i documenti di progetto), ovvero al completamento delle opere (salvo che non sia data la prova rigorosa di una conoscenza anteriore o che non si deducano censure di inedificabilità assoluta); b) il completamento dei lavori, infatti, rivela in modo certo e univoco le caratteristiche essenziali dell’opera, l’eventuale non conformità della stessa rispetto alla disciplina urbanistica, l’incidenza effettiva sulla posizione giuridica del terzo; c) considerato che la pubblicazione dei titoli edilizi non fa decorrere i termini per l’impugnazione da parte del terzo, tale principio costituisce il punto di equilibrio fra due contrapposte esigenze: da un lato, garantire la tutela dei terzi lesi dall’iniziativa edificatoria, dall’altro, evitare abusi da parte di questi ultimi che potrebbero differire sine die il consolidamento del titolo edilizio postergando la richiesta di indicazione dei suoi estremi o di rilascio di copia completa del medesimo.

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Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ribadisce i consolidati principi, di recente recepiti dall’adunanza plenaria (cfr. 29 luglio 2011, n. 15; successivamente sez. VI, 16 settembre 2011, n. 5170), secondo i quali: a) il termine per impugnare i titoli edilizi decorre, per i terzi, dalla da ... Continua a leggere

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domenica 19 maggio 2013 11:35

Albo pretorio on line: la pubblicazione all’albo pretorio non è sufficiente a determinare la presunzione assoluta di piena conoscenza dell’atto da parte dei soggetti, ai quali l’atto direttamente si riferisce ed ai quali il provvedimento, ai fini della decorrenza del termine d’impugnazione, deve essere notificato o comunicato direttamente

Consiglio di Stato

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L’art. 21 l. n. 1034 del 1971 prevede che il termine decadenziale di sessanta giorni per impugnare l’atto amministrativo decorre dal momento in cui «l’interessato ne abbia ricevuta la notifica, o ne abbia comunque avuta piena conoscenza, o, per gli atti di cui non sia richiesta la notifica individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione, se questa sia prevista da disposizioni di legge o di regolamento» (v. ora art. 41, secondo comma, Cod. proc. amm.). L’art. 124 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) prevede che «tutte le deliberazioni del Comune e della Provincia sono pubblicate mediante affissione all’albo pretorio, nella sede dell'ente, per quindici giorni consecutivi, salvo specifiche disposizioni di legge». Il Consiglio di Stato, con orientamento costante, afferma che la pubblicazione all’albo pretorio non è sufficiente a determinare la presunzione assoluta di piena conoscenza dell’atto da parte dei soggetti, ai quali l’atto direttamente si riferisce e interessati a impugnarlo, ai quali il provvedimento, ai fini della decorrenza del termine d’impugnazione, deve essere notificato o comunicato direttamente (da ultimo, Cons. Stato, V, 15 marzo 2011, n. 1589).

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L’art. 21 l. n. 1034 del 1971 prevede che il termine decadenziale di sessanta giorni per impugnare l’atto amministrativo decorre dal momento in cui «l’interessato ne abbia ricevuta la notifica, o ne abbia comunque avuta piena conoscenza, o, per gli atti di cui non sia richiesta la notifica individu ... Continua a leggere

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mercoledì 9 maggio 2012 08:47

Quando il soggetto a cui e' rivolto l'atto e' determinato o determinabile, per la decorrenza dei termini di impugnazione non e' sufficiente la pubblicazione sull'Albo pretorio on line

Consiglio di Stato

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Per pacifica giurisprudenza per i soggetti non destinatari di notifica individuale, la decorrenza del termine per impugnare un atto decorre dalla scadenza del termine di pubblicazione all' Albo Pretorio del comune di riferimento. E’ altresì pacifico, però (ex multis si veda Consiglio Stato , sez. VI, 14 gennaio 2002 , n. 151) che le persone direttamente contemplate nell'atto amministrativo a cui, a norma dell'art. 2 r.d. n. 17 agosto 1907 n. 642, deve essere notificato o comunicato l'atto stesso, non sono soltanto i soggetti menzionati nell'atto, ma anche chi, pur non essendo menzionato, sia in qualche modo da ritenersi destinatario del medesimo. Pertanto, nei confronti di tali soggetti, la pubblicazione dell'atto nelle forme di rito non fa decorrere il termine per l'impugnazione occorrendo, a tal fine, la notificazione o comunicazione individuale, ovvero la prova dell'effettiva conoscenza. Posto che nel caso di specie l’ordinanza si dirigeva ad una platea non indeterminata di destinatari, in carenza di prova della notifica della stessa ovvero di piena conoscenza antecedente a quest’ultima, il termine di impugnazione non può farsi decorrere dalla data della (mera) pubblicazione nell’albo pretorio.

Consiglio di Stato

 
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Per pacifica giurisprudenza per i soggetti non destinatari di notifica individuale, la decorrenza del termine per impugnare un atto decorre dalla scadenza del termine di pubblicazione all' Albo Pretorio del comune di riferimento. E’ altresì pacifico, però (ex multis si veda Consiglio Stato , sez. V ... Continua a leggere

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sabato 18 gennaio 2014 10:37

Urbanistica: il termine per l’impugnazione del Piano Urbanistico Generale decorre dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di approvazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV

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Il termine per l’impugnazione del PUG decorre dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di approvazione, unico evento temporale certo dal quale far decorrere il termine per proporre gravame. E' questo il principio sancito dalla Quarta Sezione del Consiglio di Stato il quale, nella medesima sentenza ha altresì ribadito l’elaborazione giurisprudenziale incontroversa secondo la quale rientra nello “statuto proprietario” la potestà di opporsi a determinazioni amministrative che riducano/modifichino la preesistente possibilità edificatoria e/o comunque incidano sulla consistenza del diritto reale interessato dall’agere amministrativo. Anche nella ipotesi in cui non fosse stata ancora formalizzata al momento della proposizione del mezzo di primo grado dalla parte appellante una richiesta di trasformazione degli immobili di sua proprietà con conseguente inesistenza allo stato di una pronuncia di diniego dell’amministrazione, l’azione amministrativa incideva (come rimasto incontestato) sul quomodo di edificazione possibile, di guisa che il mezzo era certamente ammissibile. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Il termine per l’impugnazione del PUG decorre dalla data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione del decreto di approvazione, unico evento temporale certo dal quale far decorrere il termine per proporre gravame. E' questo il principio sancito dalla Quarta Sezione del Consiglio di St ... Continua a leggere

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domenica 10 febbraio 2013 09:25

La pubblicazione all'albo pretorio on line della determinazione e' misura di pubblicità idonea a far decorrere il termine per impugnare per i soggetti non contemplati direttamente nell'atto

TAR Basilicata

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Secondo le regole generali, la pubblicazione all'albo pretorio della determinazione adottata dalla Comunità montana si configura come misura di pubblicità idonea a far decorrere il termine per impugnare proprio per i soggetti non contemplati direttamente nell'atto, mentre per i soggetti direttamente menzionati nella determinazione il termine decadenziale per l'impugnativa decorre dalla data di notifica o comunicazione dell'atto o da quella dell'effettiva conoscenza. (cfr. TAR Toscana, II, 1649 - 4 novembre 2011; T.A.R. Catanzaro, Sez. I, 29 luglio 2010 n. 2013 e T.A.R. Parma 14 gennaio 2009 n. 3).

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lunedì 3 giugno 2013 16:54

Il termine per l’impugnazione di strumenti urbanistici attuativi, quali piani di lottizzazione o piani di recupero, da parte di soggetti terzi perché non direttamente contemplati in essi, quali i confinanti, decorre dall'ultimo giorno di pubblicazione della deliberazione di approvazione nell'albo del comune

Consiglio di Stato

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Osserva il collegio nella sentenza in esame che, in base ad una consolidata giurisprudenza la notificazione individuale di strumenti urbanistici attuativi è prevista esclusivamente nei confronti dei proprietari direttamente incisi dalla nuova disciplina (cfr. Cons. Stato, sez. IV, sent. 29 dicembre 2010 n. 9537) e che “in caso d’impugnazione di strumenti urbanistici attuativi, quali piani di lottizzazione o piani di recupero, da parte di soggetti terzi perché non direttamente contemplati in essi, quali i confinanti, il termine per l'impugnazione decorre dall'ultimo giorno di pubblicazione della deliberazione di approvazione nell'albo del comune” (Cons. Stato, sez. VI, sent. 10 aprile 2003 n. 1910, e sez. IV, sent. 25 luglio 2005 n. 3930).

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Osserva il collegio nella sentenza in esame che, in base ad una consolidata giurisprudenza la notificazione individuale di strumenti urbanistici attuativi è prevista esclusivamente nei confronti dei proprietari direttamente incisi dalla nuova disciplina (cfr. Cons. Stato, sez. IV, sent. 29 dicembre ... Continua a leggere

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venerdì 5 aprile 2013 10:06

Termine di impugnazione delle delibere comunali pubblicate sull'Albo Pretorio on line: se la delibera contiene disposizioni non di indirizzo, ma di gestione non immediatamente operative il termine per la impugnazione decorre dal momento in cui sono stati adottati gli atti concretamente applicativi

Consiglio di Stato

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In caso di delibera comunale, per la cui pubblicità è prescritta la pubblicazione all'albo, il termine decadenziale, ex art. 124, del d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, per la sua impugnativa, per quanto concerne i terzi, decorre dal quindicesimo giorno da detta pubblicazione, mentre decorre dalla data di notifica o comunicazione dell'atto o di quella dell'effettiva piena conoscenza solo con riferimento a quei soggetti direttamente contemplati nell'atto o che ne siano immediatamente incisi anche se in esso non contemplati. Tuttavia, a prescindere dalla circostanza se la attuale appellante fosse direttamente incisa o meno dagli effetti di detta deliberazione, va ricordato che per un provvedimento come quello di specie, conteneva bensì disposizioni non di indirizzo, ma di gestione (come meglio specificato in seguito), ma non immediatamente operative (la deliberazione n. 41/2006 incaricava il Responsabile del Servizio Ragioneria di effettuare le opportune variazioni in bilancio ai fini dell’acquisto del mezzo della Prinoth nelle more della concessione del contributo regionale richiesto, senza determinare la definitiva ed attuale espressione negoziale conclusiva del contratto, rinviata, in modo del tutto atipico, successivamente alla variazione contabile del Responsabile); in tale peculiare fattispecie, il termine per la impugnazione decorre dal momento in cui si è verificata la lesione dell'interesse sostanziale, cioè dal momento in cui sono stati adottati gli atti concretamente applicativi (nel caso di specie le deliberazioni del Responsabile del Servizio del Territorio di detto Comune n. 120 del 21 febbraio 2006, recante impegno di spesa per l’acquisto di un battipista Prinoth mod. Husky, e n. 408 del 16 giugno 2006, con cui è stato disposto l’acquisto di detto mezzo), rispetto alla conoscenza dei quali il ricorso di primo grado era pienamente tempestivo.

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In caso di delibera comunale, per la cui pubblicità è prescritta la pubblicazione all'albo, il termine decadenziale, ex art. 124, del d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, per la sua impugnativa, per quanto concerne i terzi, decorre dal quindicesimo giorno da detta pubblicazione, mentre decorre dalla data ... Continua a leggere

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domenica 17 febbraio 2013 08:31

Variante urbanistica specifica: Il termine di impugnazione non decorre dalla pubblicazione della delibera regionale di approvazione nel BUR e neppure dall'ultimo giorno della pubblicazione all'Albo Pretorio dell'avviso di deposito presso gli uffici comunali dei documenti relativi al piano approvato, bensì dalla data in cui i ricorrenti hanno acquisito la piena conoscenza degli atti impugnati

Consiglio di Stato

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La sentenza in esame viene attenzionata in quanto da un lato distingue le varianti urbanistiche in normative, specifiche e generali, e dall'altro individua a fronte di tale distinzione il diverso termine per la relativa impugnazione. Più precisamente il Collegio rileva come le variante urbanistica può rispondere ad esigenze diverse, sicché si distingue tra varianti normative, che concernono soltanto le norme di attuazione del piano regolatore generale, le varianti specifiche che riguardano soltanto una parte del territorio comunale (e rispondono quindi all'esigenza di fare fronte a sopravvenute necessità urbanistiche parziali e localizzate) e varianti generali che dettano una nuova disciplina generale dell'assetto del territorio, resesi necessarie perché il piano regolatore generale ha durata indeterminata e quindi deve essere soggetto a revisioni periodiche. Ne consegue che è ben possibile che la variante al piano regolatore generale venga, in ragione di sopravvenuti interessi pubblici, adottata in modifica delle norme di attuazione dello stesso, tanto con portata specifica quanto con portata generale.”T.A.R. Sicilia Palermo Sez. I, 27-01-2012, n. 200 (....). Il termine per impugnare la variante che non è destinata a disciplinare l'intero territorio comunale, ma ha un contenuto particolare che incide in concreto soltanto su alcune aree, tra le quali quelle delle ricorrenti, non decorre dalla pubblicazione della delibera regionale di approvazione nel BUR e neppure dall'ultimo giorno della pubblicazione all'Albo Pretorio dell'avviso di deposito presso gli uffici comunali dei documenti relativi al piano approvato, bensì dalla data in cui risulta che le ricorrenti medesime hanno acquisito la piena conoscenza degli atti impugnati (T.A.R. Sicilia, Catania, 28 gennaio 2002, n. 127; T.A.R. Calabria, Catanzaro, 19 febbraio 2004, n. 426; T.A.R. Piemonte, sez. I, 16 marzo 2004, n. 417 T.A.R. Piemonte Torino Sez. I, 19-12-2005, n. 4073).

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venerdì 2 novembre 2012 16:09

La pubblicazione sull'Albo pretorio dell'aggiudicazione definitiva della gara e' irrilevante ai fini del decorso dei termini per l'impugnazione da parte delle imprese che hanno partecipato alla gara

Consiglio di Stato

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Il termine per l’impugnazione dell’aggiudicazione definitiva per le imprese che hanno partecipato alla gara decorre dalla data di notifica o comunicazione individuale dell’aggiudicazione definitiva così come dispone l’art. 79, comma 5, del codice dei contratti pubblici. In mancanza di comunicazione individuale il termine decorre dalla conoscenza dell’atto. E’, invece, del tutto irrilevante la pubblicazione all’albo pretorio del provvedimento con cui è stata disposta l’aggiudicazione definitiva, sussistendo, come detto, un onere per le stazioni appaltanti di portare gli esiti della procedura di gara a conoscenza dei concorrenti per mezzo di apposite comunicazioni (cfr. Cons. Stato, VI, 25 gennaio 2008, n. 213; 2 maggio 2006, n. 2445).

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mercoledì 12 marzo 2014 21:52

Se la variante urbanistica riguarda beni specifici ed incide su determinati soggetti, la pubblica amministrazione ha l’obbligo di notificare agli interessati il provvedimento

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez.VI

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Per consolidato principio giurisprudenziale ribadito nella sentenza in esame la variante urbanistica, qualora riguardi beni specifici ed incide direttamente su determinati soggetti, ha carattere particolare e la pubblica amministrazione ha l’obbligo di notificare agli interessati il provvedimento, dalla cui esecuzione decorre il termine di impugnazione dell’atto (v., ex plurimis, Cons. St., Sez. VI, 15 dicembre 2009, n. 7963). Sennonché, agli effetti che qui rilevano, per ‘soggetto interessato’ non può intendersi qualunque proprietario di immobili insistenti sull’area normata, ma i soli soggetti direttamente incisi dalla variante in quanto destinatari di un vincolo preordinato all’esproprio e contemplati dalla variante, e non anche i soggetti terzi appartenenti all’indifferenziata collettività che dalla variante assumano subire un danno, dovendo solo ai primi essere notificate personalmente le deliberazioni di adozione/approvazione della variante, con decorrenza iniziale del termine per proporre la impugnazione dalla notificazioni individuale, mentre ai soggetti terzi nel senso sopra chiarito – tra cui devono farsi rientrare gli originari ricorrenti ed odierni appellanti, in quanto non destinatari di un vincolo preordinato all’esproprio, né individualmente menzionati nelle impugnate deliberazioni – si applica il principio, secondo cui il termine d’impugnazione decorre dal perfezionamento della fase di pubblicazione degli atti pianificatori (v. in tal senso in fattispecie analoga, di recente, Cons. St., Sez. IV, 15 febbraio 2013, n. 922).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez.VI

 
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domenica 10 novembre 2013 13:16

Il termine per impugnare i titoli edilizi decorre, per i terzi, dalla data di piena conoscenza del provvedimento, che s'intende avvenuta, alternativamente, al momento del rilascio della copia degli stessi, inclusi i documenti di progetto, ovvero al completamento delle opere

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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Il termine per impugnare i titoli edilizi decorre, per i terzi, dalla data di piena conoscenza del provvedimento, che s'intende avvenuta, alternativamente, al momento del rilascio della copia degli stessi, inclusi i documenti di progetto, ovvero al completamento delle opere, salvo che non sia data la prova rigorosa di una conoscenza anteriore o che siano dedotte censure di inedificabilità assoluta. Questo il principio sancito dalla Quinta Sezione del Consiglio di Stato che nella sentenza in esame ha rilevato come termine decadenziale per ricorrere avverso gli atti abilitativi all'edificazione, non essendo stata dedotta la piena conoscenza da parte dell’originaria ricorrente del titolo edilizio, né avendo la stessa dedotto un vizio di inedificabilità assoluta, decorreva dalla piena ed effettiva conoscenza di detti atti, che coincideva con l'ultimazione dei lavori, perché solo in quel momento si potevano apprezzare le dimensioni e le caratteristiche dell'opera e, quindi, l'entità delle violazioni urbanistiche ed edilizie derivanti dal provvedimento impugnando. Quanto alla avvenuta piena conoscenza della pure dedotta violazione delle distanze minime se ne deve rilevare la irrilevanza nel concreto caso di specie, essendo stata detta censura sostanzialmente assorbita dall’accoglimento in primo grado di diversa censura.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

 
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lunedì 26 marzo 2012 10:32

Albo pretorio on line: irricevibile il ricorso notificato oltre il termine di sessanta giorni dalla conoscenza legale dell'atto impugnato

Consiglio di Stato

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Nel giudizio in esame il Comune ha impugnato innanzi al Consiglio di Stato la sentenza con la quale il TAR, in accoglimento del ricorso, aveva annullato il provvedimento del sindaco di nomina dei componenti della giunta comunale, per violazione del principio delle pari opportunità di cui agli artt. 3 e 51 della Costituzione, perché costituita da soli uomini. In particolare il Giudice di prime cure accoglieva il ricorso, ritenendo che sarebbe mancata la necessaria attività istruttoria volta ad acquisire la disponibilità alla nomina di persone di sesso femminile e perché non sarebbe stata esternata adeguata motivazione in ordine alle ragioni della mancata applicazione dell’art. 51 della Costituzione, disponendo in conseguenza l’annullamento del decreto di nomina, con compensazione delle spese di giudizio. L'eccezione del Comune appellante di l’irricevibilità del ricorso di primo grado perché notificato oltre il termine di 60 giorni dalla pubblicazione del decreto di nomina della giunta sull’Albo Pretorio e' ritenuta fondata dal Collegio, atteso che a mezzo apposita istruttoria si è constatato che il decreto sindacale in questione era stato pubblicato ai sensi dell’art. 32 della l. 18 giugno 2009, n. 69, sul sito informatico del Comune di guisa che tale modalità di pubblicazione ai sensi dell’art. 32, comma 5, della citata legge n. 69 del 2009, ha effetto di pubblicità legale. Ritenuto in conseguenza, per il combinato disposto dell’art. 41 del d. lgv. n. 104 del 2010 e dell’art. 32 della l. n. 69 del 2009, che il ricorso è irricevibile perché notificato oltre il termine ordinario di 60 giorni dalla conoscenza legale dell’atto impugnato. Il giudice di primo grado, ad avviso del Collegio, non ha valutato l’eccezione sollevata dalla difesa del Comune, rilevabile anche d’ufficio, e non ha autorizzato la produzione in giudizio della documentazione probatoria per violazione del termine ordinatorio del deposito, malgrado la natura della eccezione ne imponesse la verifica anche a mezzo istruttoria.

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giovedì 5 aprile 2012 10:26

Il termine decadenziale di impugnazione decorre dalla conoscenza del provvedimento e non dalla sua trasmissione a seguito di istanza di accesso

TAR Palermo

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Nel Giudizio in esame il Collegio ha rilevato come dalla narrazione dei fatti contenuta in ricorso sia emerso l'inammissibilità del ricorso per la sua tardiva proposizione atteso che il ricorrente è venuto a conoscenza dell’esistenza del provvedimento impugnato, e del suo contenuto essenziale ben oltre il termine decadenziale di impugnazione, di sessanta giorni. A nulla poi rileva la circostanza che, a seguito di istanza di accesso, la Prefettura ha trasmesso al ricorrente copia del suddetto atto, in data successiva in quanto è evidente che il termine decadenziale di impugnazione decorre dalla conoscenza del provvedimento e non dalla sua trasmissione a seguito di istanza di accesso, che può essere inoltrata anche a distanza di parecchio tempo dalla conoscenza del suo contenuto.

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martedì 31 luglio 2012 11:29

Il termine per l’impugnazione del piano di zona per l’edilizia economica e popolare decorre, nei confronti dei proprietari di aree inserite nel piano medesimo, dalla data di notificazione dell’avviso dell’avvenuta sua approvazione

Consiglio di Stato

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Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato ha fatto applicazione del consolidato orientamento giurisprudenziale a tenore del quale il termine per l’impugnazione del piano di zona per l’edilizia economica e popolare decorre, nei confronti dei proprietari di aree inserite nel piano medesimo, dalla data di notificazione dell’avviso dell’avvenuta sua approvazione, di cui all’art. 8, comma 5, della legge 18 aprile 1962, nr. 167, indipendentemente dalla circostanza che detti privati siano venuti a conoscenza del precedente atto di adozione (cfr. Cons. Stato, sez. IV, 1 aprile 1999, nr. 493; id., 18 marzo 1999, nr. 308).

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domenica 12 maggio 2013 12:58

Il termine per impugnare gli atti abilitativi dell'edificazione, per i soggetti diversi da quelli cui l'atto è rilasciato, decorre solo dalla piena conoscenza dell'esistenza e dell'entità delle violazioni urbanistiche o dal contenuto specifico della concessione o del progetto edilizio

Consiglio di Stato

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La decorrenza del termine per ricorrere in sede giurisdizionale avverso atti abilitativi dell'edificazione, per i soggetti diversi da quelli cui l'atto è rilasciato, deve essere collegata alla data in cui sia percepibile dal controinteressato la concreta entità del manufatto e la sua incidenza effettiva sulla propria posizione giuridica. In caso d’impugnazione del titolo edilizio ordinario -- salvo che non venga fornita la prova certa di una conoscenza anticipata del provvedimento abilitativo -- il termine di decadenza decorre dunque dal completamento dei lavori, cioè dal momento in cui sia materialmente apprezzabile la reale portata dell'intervento in precedenza assentito (cfr. Cons. St., Ad. Plen., 29 luglio 2011 n. 15; Cons. St., sez. IV, 29 maggio 2009 n. 3358). Per giunta, sempre nel caso di costruzione da parte del vicino, la conoscenza di una situazione potenzialmente lesiva non obbliga affatto il titolare dell'interesse legittimo oppositivo ad attivarsi immediatamente in sede giurisdizionale, dato che, ad esempio, potrebbe trattarsi di un’edificazione abusiva; pertanto il termine decadenziale per l'impugnazione decorre solo dalla piena conoscenza dell'esistenza e dell'entità delle violazioni urbanistiche o dal contenuto specifico della concessione o del progetto edilizio (cfr, fra le molte, Consiglio Stato, sez. VI, 10 dicembre 2010, n. 8705; Consiglio Stato, sez. V, 24 agosto 2007, n. 4485).

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mercoledì 17 maggio 2017 18:35

Albo pretorio comunale: le determinazioni dirigenziali vanno pubblicate per soddisfare le esigenze di trasparenza ma non vi è alcuna regola legislativa che ne comporti l'inefficacia in pendenza di pubblicazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 11.5.2017

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Il Consiglio di Stato nella sentenza depositata in data 11 maggio 2017 ha affermato che occorre dare corretta applicazione al principio di diritto espresso dal precedente giurisprudenziale (Cons. Stato, V, 15 marzo 2006, n. 1370): quest’ultimo, infatti, aveva ad oggetto la possibilità di riconoscere validità legale – ai fini della pubblicità notizia del provvedimento e dunque della decorrenza dei termini di impugnazione anche per i terzi cui non fosse stato notificato – alla pubblicazione sull’albo pretorio comunale di una determinazione dirigenziale, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 124 del d.lgs 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico degli enti locali).In questi termini si veda anche Cons. Stato, V, 3 febbraio 2015, n. 515, che ribadisce il principio secondo cui, se la necessaria pubblicità dell'azione degli enti locali richiede di applicare ai provvedimenti monocratici le stesse fondamentali regole di pubblicità degli atti degli organi collegiali, ciò non vuol dire che per gli stessi valgano anche le disposizioni che riguardano il conseguimento dell'efficacia dei provvedimenti: per il principio di legalità, infatti, soltanto agli atti emanati dagli organi individuati dall'articolo 134, d.lgs 267 del 2000, si applicano le sue relative disposizioni e non anche agli atti disciplinati dal precedente articolo 124.Di conseguenza, gli atti degli organi di governo (consiglio e giunta comunali) sono subordinate ai tempi della loro pubblicazione, dato l 'interesse collettivo che rivestono; all'opposto, le determinazioni dirigenziali (costituendo provvedimenti volti a realizzare gli interessi specifici affidati alle cure dell'amministrazione e consistenti in decisioni destinate a generare, modificare distinguere situazioni giuridiche specifiche o quanto meno a negarne la nascita, la modificazione o l'estinzione) devono anch'esse essere pubblicate per soddisfare le esigenze di trasparenza dell'attività amministrativa, ma non vi è alcuna regola legislativa che ne comporti l'inefficacia in pendenza di pubblicazione".Per approfondire scarica la sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 11.5.2017

 
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Il Consiglio di Stato nella sentenza depositata in data 11 maggio 2017 ha affermato che occorre dare corretta applicazione al principio di diritto espresso dal precedente giurisprudenziale (Cons. Stato, V, 15 marzo 2006, n. 1370): quest’ultimo, infatti, aveva ad oggetto la possibilità di riconoscer ... Continua a leggere

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giovedì 24 maggio 2012 07:47

Il termine di decadenza di sessanta giorni per proporre l'azione di annullamento avverso un provvedimento della P.A. decorre dalla sua conoscenza che, in difetto di formale comunicazione, si concretizza nel momento della piena percezione dei suoi contenuti essenziali (autorità emanante, contenuto del dispositivo ed effetto lesivo), senza che sia necessaria la compiuta conoscenza della motivazione

Consiglio di Stato

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Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato esamina i tre orientamenti giurisprudenziali formatesi in materia di decorrenza del termine per esercitare l'azione di annullamento nei confronti dei provvedimenti della P.A. e fa chiarezza sui motivi per i quali vada ritenuto condivisibile il terzo orientamento, di seguito descritto, maggiormente rispettoso del principio di certezza dei rapporti giuridici. Più precisamente si legge nella sentenza che ai sensi dell’articolo 29 c.p.a., l’azione di annullamento per violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere si propone nel termine di decadenza di sessanta giorni. L’articolo 41, comma 2, c.p.a. precisa che qualora sia proposta azione di annullamento il ricorso deve essere notificato, a pena di decadenza, alla pubblica amministrazione che ha emesso l’atto impugnato e ad almeno uno dei controinteressati che sia individuato nell’atto stesso entro il termine previsto dalla legge, decorrente dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza, ovvero, per gli atti di cui non sia richiesta la notificazione individuale, dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione se questa sia prevista dalla legge o in base alla legge. Le norme in questione non sempre sono state interpretate univocamente dalla giurisprudenza. Per un primo orientamento la piena conoscenza del provvedimento amministrativo presuppone la conoscenza del contenuto essenziale dell'atto, non potendo il termine per l' impugnazione decorrere dalla semplice conoscenza del suo contenuto dispositivo sfavorevole, ma occorrendo anche la consapevolezza dei vizi da cui eventualmente l'atto è affetto, raggiunta mediante la valutazione della motivazione (Cons. St., V, 16 settembre 2011 n. 5191). Per altro orientamento sarebbe preferibile la «…tesi mediana per cui in via di principio, la piena conoscenza dell'atto censurato si concretizza con la cognizione degli elementi essenziali quali l'autorità emanante, l'oggetto, il contenuto dispositivo ed il suo effetto lesivo, perché tali elementi sono sufficienti a rendere il legittimato all'impugnativa consapevole dell'incidenza dell'atto nella sua sfera giuridica e a dargli la concreta possibilità di rendersi conto della lesività del provvedimento, senza che sia necessaria la compiuta conoscenza della motivazione e degli atti del procedimento, che può rilevare solo ai fini della proposizione dei motivi aggiunti (Cons. Stato, IV, 26 gennaio 2010 n. 292). Detti elementi essenziali devono essere tuttavia tali da consentire all'interessato di poter valutare se l'atto è illegittimo o meno e, in difetto, si deve ritenere che il destinatario abbia una mera facoltà, non un onere, di impugnare subito l'atto per poi proporre i motivi aggiunti, ben potendo attendere di conoscere la motivazione dell'atto per poter, una volta avuta completa conoscenza del contenuto dell'atto, quindi dell'effetto lesivo dello stesso, valutare se impugnarlo o meno (ex multis, Cons. Stato, VI, 8 febbraio 2007 n. 522). Ciò in quanto, ai sensi dell'art. 3 l. 7 agosto 1990, n. 241, la motivazione è obbligatoria, sicché la mera notizia che esiste un provvedimento non può essere equiparata alla piena conoscenza del provvedimento medesimo. Di conseguenza, la piena conoscenza del provvedimento presuppone la conoscenza del contenuto essenziale dell'atto, non potendo il termine per l'impugnazione decorrere dalla semplice conoscenza del suo contenuto dispositivo sfavorevole, ma occorrendo anche la consapevolezza dei vizi da cui eventualmente l'atto è affetto, conseguita attraverso la valutazione della motivazione (Cons. Stato, V, 4 gennaio 2011, n. 8)…» (Cons. St., VI, 31 marzo 2011 n. 2006). Per un terzo orientamento – maggiormente consolidato nella giurisprudenza del Consiglio di Stato – quando il provvedimento amministrativo incide in modo diretto, immediato e concreto sulla posizione giuridica di un soggetto, comprimendogli o disconoscendogli diritti o altre utilità di cui questi è titolare, il termine per chiederne l'annullamento decorre dalla sua conoscenza che, in difetto di formale comunicazione, si concretizza nel momento della piena percezione dei suoi contenuti essenziali (autorità emanante, contenuto del dispositivo ed effetto lesivo), senza che sia necessaria la compiuta conoscenza della motivazione, che è rilevante solo ai fini della successiva proposizione dei motivi aggiunti, nulla innovando, sul punto, l'obbligo di consentire agli interessati l'accesso alla documentazione, al cui ritardato adempimento l'ordinamento soccorre con la possibilità, accordata all'interessato, di proporre motivi aggiunti e, con gli stessi, anche di introdurre l' impugnazione di atti e provvedimenti ulteriori rispetto a quelli originariamente impugnati con il ricorso principale (Cons. St., IV, 2 settembre 2011, n. 4973). A giudizio della sezione merita condivisione il terzo orientamento perché, senza compromettere le ragioni di tutela dell’interessato (che potranno essere fatte valere con eventuali motivi aggiunti), appare maggiormente rispettoso anche del principio di certezza dei rapporti giuridici.

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sabato 16 marzo 2013 18:35

In caso di impugnazione di strumenti urbanistici attuativi, quali piani di lottizzazione o piani di recupero, da parte di soggetti terzi perché non direttamente contemplati in essi, quali i confinanti, il termine per l'impugnazione decorre dall'ultimo giorno di pubblicazione della delibera di approvazione nell'albo del Comune

TAR Lombardia

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Ai sensi dell’art. 16, l. n. 1150/1942, “il decreto di approvazione di un piano particolareggiato deve essere depositato nella segreteria comunale e notificato nelle forme delle citazioni a ciascun proprietario degli immobili vincolati dal piano stesso entro un mese dall'annuncio dell'avvenuto deposito”. In forza di questa previsione - in questa parte vigente, essendo l’abrogazione disposta dall’art. 58, d.P.R. n. 327/2001 limitata alle norme riguardanti l'espropriazione - sussiste in capo alla p.a. un obbligo di notifica individuale, ma solo per i proprietari di immobili direttamente incisi dalla disciplina del piano (cfr. Tar Lombardia, Milano, sez. II, 9 novembre 2012, n. 2729; Consiglio di Stato, sez. IV, 29 dicembre 2010, n. 9537). In caso di impugnazione di strumenti urbanistici attuativi, quali piani di lottizzazione o piani di recupero, da parte di soggetti terzi perché non direttamente contemplati in essi, quali i confinanti, il termine per l'impugnazione decorre, quindi, dall'ultimo giorno di pubblicazione della delibera di approvazione nell'albo del Comune (v. Consiglio Stato sez. VI, 10 aprile 2003, n. 1910; sez. V, 12 aprile 2001, n. 2284; Consiglio Stato sez. IV, 31 gennaio 2005, n. 254; T.A.R. Milano Lombardia sez. II, 2 febbraio 2005, n. 197). Nel caso di specie - come chiarito dalla difesa della controinteressata nel corso dell’udienza e non contestato dal difensore delle ricorrenti - la strada di cui le ricorrenti si affermano proprietarie è esterna al perimetro del piano di lottizzazione e non coincide con la strada di cui è prevista la cessione all’amministrazione comunale. In ogni caso, anche se così non fosse, non può ritenersi che le ricorrenti avessero titolo alla notifica individuale dell'atto di approvazione del piano in forza dell’asserito diritto di proprietà sulla strada in questione. Come affermato nella sentenza di questo Tar, sez. II, 9 novembre 2012, n. 2729, l’amministrazione è tenuta ad effettuare la notifica della deliberazione di approvazione di un piano attuativo ai proprietari risultanti dai registri catastali, tranne in casi eccezionali in cui vi sia una sicura ed esatta conoscenza della situazione dominicale. Nel caso di specie, invece, la verifica della effettiva esistenza di un diritto di proprietà sulla strada comporta complesse indagini di cui l’amministrazione non può certamente ritenersi onerata.

TAR Lombardia

 
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Ai sensi dell’art. 16, l. n. 1150/1942, “il decreto di approvazione di un piano particolareggiato deve essere depositato nella segreteria comunale e notificato nelle forme delle citazioni a ciascun proprietario degli immobili vincolati dal piano stesso entro un mese dall'annuncio dell'avvenuto depo ... Continua a leggere

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