giovedì 18 maggio 2017 11:16

L´improcedibilità del ricorso in caso di sopravvenienza di un nuovo provvedimento

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 17.5.2017

La Sesta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza depositata in data 17 maggio 2017 ha affermato "In primo luogo, la sopravvenienza di un nuovo provvedimento, che intervenga sul medesimo oggetto, può senz’altro determinare l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, nel momento in cui a fronte di ciò sia certa e definitiva l’inutilità di una sentenza di merito, anche ai fini di un possibile interesse risarcitorio; l’indagine relativa va però condotta con rigore, per evitare che con ciò si possa eludere l’obbligo di decidere sulla domanda proposta: così la costante giurisprudenza, per tutte C.d.S. sez. IV 12 aprile 2017 n.1700 e sez. V 6 giugno 2012 n.3345. In secondo luogo, a determinare l’improcedibilità non basta però la semplice rinnovazione degli atti impugnati, effettuata al solo fine di dare provvisoria esecuzione ad una sentenza non ancora definitiva -così fra le molte C.d.S. sez. III 2 agosto 2016 n.3504- e lo stesso deve dirsi, secondo logica, per ogni nuova espressione della volontà amministrativa che appunto si fondi soltanto su una sentenza non ancora passata in giudicato. Per determinare l’improcedibilità – come ritenuto sempre fra le molte da C.d.S. sez. V 27 novembre 2015 n.5379- serve invece un nuovo provvedimento, anche non satisfattorio delle richieste dell’interessato, che sia però idoneo a ridefinire l’assetto degli interessi coinvolti.

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domenica 20 ottobre 2013 09:03

Codice della navigazione: qualsiasi variazione al contenuto della concessione attuata con la realizzazione di interventi sul suolo demaniale deve essere oggetto di espressa autorizzazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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L’art. 24 (Variazioni al contenuto della concessione) del Regolamento per l’esecuzione del Codice della navigazione (navigazione marittima) prevede che: «la concessione è fatta entro i limiti di spazio e di tempo e per le opere, gli usi e le facoltà risultanti dall’atto o dalla licenza di concessione. // Qualsiasi variazione nell’estensione della zona concessa o nelle opere o nelle modalità di esercizio deve essere richiesta preventivamente e può essere consentita mediante atto o licenza suppletivi dopo l’espletamento dell’istruttoria. Qualora, peraltro, non venga apportata alterazione sostanziale al complesso della concessione e non vi sia modifica nell’estensione della zona demaniale, la variazione può essere autorizzata per iscritto dal capo del compartimento, previo nulla osta dell’autorità che ha approvato l’atto di concessione». La disposizione va intesa nel senso che qualsiasi variazione al contenuto della concessione attuata mediante la realizzazione di interventi sul suolo demaniale deve essere oggetto di espressa autorizzazione. Il rilascio di una tale autorizzazione ha una valenza autonoma e separata rispetto ai titoli edilizi.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

 
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L’art. 24 (Variazioni al contenuto della concessione) del Regolamento per l’esecuzione del Codice della navigazione (navigazione marittima) prevede che: «la concessione è fatta entro i limiti di spazio e di tempo e per le opere, gli usi e le facoltà risultanti dall’atto o dalla licenza di concessio ... Continua a leggere

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mercoledì 17 maggio 2017 17:16

Il risarcimento del danno a carico della Pubblica amministrazione non è conseguenza automatica e costante dell'annullamento giurisdizionale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 11.5.2017

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza depositata in data 11 maggio 2017 ha affermato che "Il risarcimento del danno a carico della Pubblica amministrazione non è conseguenza automatica e costante dell'annullamento giurisdizionale, richiedendosi la positiva verifica, oltre che della lesione della situazione soggettiva di interesse tutelata dall'ordinamento, della sussistenza della colpa e del dolo dell'Amministrazione e del nesso causale tra l'illecito e il danno subito (ex multis, Cons. Stato, III, 9 giugno 2014, n. 2896).". Per approfondire vai alla sentenza.

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giovedì 4 maggio 2017 13:42

Restituzione dei compensi indebitamente erogati dalla pubblica amministrazione: la giurisdizione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 27.4.2017

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"Secondo l’orientamento giurisprudenziale della Corte regolatrice il riparto di giurisdizione relativo alle controversie, nelle quali siano fatti valere in giudizio il diritto al conseguimento dei compensi spettanti a funzionati onorari o, in via speculare, la pretesa restitutoria della pubblica amministrazione per indebita erogazione (in tutto o in parte) del compenso, segue il criterio generale ancorato alla natura della posizione giuridica soggettiva lesa fatta valere in giudizio, nel senso che, qualora la determinazione del compenso sia rimessa alla discrezionalità dell’amministrazione, con conseguente configurabilità di una posizione di interesse legittimo, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo, mentre, qualora la determinazione del compenso, puntualmente previsto dalla legge, avvenga in diretta applicazione dei criteri interamente e direttamente prestabiliti dalla fonte legislativa, con correlativa configurabilità di una situazione di diritto soggettivo, la controversia è attratta nell’orbita della giurisdizione del giudice ordinario (v. sul punto, ex plurimis, Cass. Sez. Un., 7 luglio 2011, n. 14954; id., 23 settembre 2014, n. 19971)." Per approfondire scarica il testo integrale della sentenza.

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"Secondo l’orientamento giurisprudenziale della Corte regolatrice il riparto di giurisdizione relativo alle controversie, nelle quali siano fatti valere in giudizio il diritto al conseguimento dei compensi spettanti a funzionati onorari o, in via speculare, la pretesa restitutoria della pubblica am ... Continua a leggere

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domenica 13 marzo 2016 10:28

Edificazione nella fascia di rispetto demaniale marittima: le diverse competenze dell’autorità marittima e del Comune

segnalazione del Prof. avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 9.3.2016 n. 944

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La vicenda giunta all'attenzione del Consiglio di Stato vede gli appellanti titolari di diritti reali di un immobile adibito a civile residenza impugnare il provvedimento emesso dall’Amministrazione comunale che ne ingiungeva la relativa demolizione, per ritenuta violazione degli artt. 54 e 55 cod. nav. In particolare, il provvedimento di ingiunzione è stato emesso in esito ad un sopralluogo nella proprietà degli appellanti nell’ambito del quale è stato rilevato che: - la particella oggetto dei diritti reali accorperebbe, a mezzo di recinzione in pietra a secco, una zona demaniale marittima di circa 125 mq, con violazione dell’art. 54 del cod. nav. - il manufatto adibito a civile abitazione sarebbe ricadente per intero nella fascia di rispetto demaniale di trenta metri, prevista dall’art. 55 del suddetto codice, dunque in una fascia ove non sono ammesse edificazioni. Il Consiglio di Stato Sez. VI nella sentenza del 9.3.2016 n. 944 ha ritenuto fondato il motivo di appello diretto a contestare l’incompetenza del Comune ad adottare il provvedimento di demolizione dell’abitazione per violazione dell’art. 55 Cod. nav. (perché ricadente nella fascia di rispetto demaniale) Si legge nella parte motiva "Occorre evidenziare che gli artt. 54 e 55 Cod. nav. conferiscono all’autorità marittima e non al Comune il potere di ordinare la riduzione in pristino. Tale assetto di competenze, come evidenzia lo stesso appellante, è stato in parte modificato dall’art. 15, comma 4, della legge regionale 23 giugno 2006, n. 17, la quale dispone che “all’attuazione delle procedure di cui all’art. 54 del Codice della navigazione provvedono, in danno, i Comuni e, nei casi di conclamata inerzia, la Regione attraverso le proprie strutture”. La disposizione non lascia dubbi in merito alla competenza comunale per la sola intimazione alla rimessione in ripristino nel caso previsto dall’art. 54, afferente l’occupazione di suolo demaniale. Nulla è previsto invece in relazione all’art. 55 del codice della navigazione, che disciplina la diversa ipotesi di edificazione nella fascia privata di trenta metri dal confine del demanio. Tale competenza comunale non può essere desunta, diversamente da quanto ritenuto dal T.a.r., dall’art. 35 del d.P.R. n. 380 del 2001 che pure attribuisce ai Comuni una competenza in relazione alla demolizione degli abusi edilizi realizzati sul suolo demaniale. La corretta applicazione dell’art. 35 d.P.R. n. 380 del 2001 potrebbe, al più, legittimare l’azione repressiva comunale ai fini della rimozione del muro prospiciente l’abitazione degli edifici appellanti (che è l’unica opera edile asseritamente edificata sul demanio marittimo), non anche l’abitazione dei ricorrenti, che invece, secondo la stessa prospettazione del Comune, si trova su un terreno privato, ancorché ubicato nella fascia di rispetto demaniale." Il provvedimento di demolizione dell’abitazione, conclude il Collegio, ai sensi dell’at. 55 del Codice della navigazione deve, pertanto, essere annullato per incompetenza del Comune.

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lunedì 22 luglio 2013 22:39

Per esercitare il diritto di accesso ai documenti amministrativi il richiedente deve provare che il documento e' detenuto dalla pubblica amministrazione

Prof. Avv. Enrico Michetti a Consiglio di Stato

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Per accedere ai documenti amministrativi e' necessario che ai sensi dell’art. 22, comma 1, lett. d), l. n. 241/1990 questi siano detenuti dalla pubblica amministrazione nei confronti del quale è esercitato il diritto di accesso. E' questo il principio sancito dal Consiglio di Stato che nella sentenza in esame precisa altresì che l’onere di fornire la prova in ordine a tale circostanza grava, ai sensi dell’art. 2697, comma 1, cod. civ., sulla parte che agisce in giudizio. Né si può ritenere che sia l’amministrazione a dovere offrire la prova di non detenere i documenti oggetto dell’istanza, non essendo concepibile la prova di un fatto negativo. Quest’ultima può invece offrire la prova di fatti positivi contrari.

Prof. Avv. Enrico Michetti a Consiglio di Stato

 
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martedì 15 novembre 2016 17:30

Danno da ritardo della Pubblica Amministrazione: i presupposti per ottenere il risarcimento

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 2.11.2016

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Il consiglio di Stato nella sentenza attenzionata richiama i principi ancora recentemente affermati dalla Quarta Sezione (sentenza n. 1371 del 6 aprile 2016) a tenore dei quali “il risarcimento del danno da ritardo, relativo ad un interesse legittimo pretensivo, non può essere avulso da una valutazione concernente la spettanza del bene della vita e deve, quindi, essere subordinato, tra l’altro, anche alla dimostrazione che l’aspirazione al provvedimento sia destinata ad esito favorevole e, quindi, alla dimostrazione della spettanza definitiva del bene sostanziale della vita collegato a un tale interesse; l’entrata in vigore dell’art. 2- bis, l. 7 agosto 1990, n. 241 non ha, infatti, elevato a bene della vita suscettibile di autonoma protezione, mediante il risarcimento del danno, l’interesse procedimentale al rispetto dei termini dell’azione amministrativa avulso da ogni riferimento alla spettanza dell’interesse sostanziale al cui conseguimento il procedimento stesso è finalizzato; inoltre, il riconoscimento della responsabilità della Pubblica amministrazione per il tardivo esercizio della funzione amministrativa richiede, oltre alla constatazione della violazione dei termini del procedimento, l’accertamento che l’inosservanza delle cadenze procedimentali è imputabile a colpa o dolo dell’Amministrazione medesima, che il danno lamentato è conseguenza diretta ed immediata del ritardo dell’Amministrazione, nonché la prova del danno lamentato”). Ivi è stato parimenti rilevato che: a) il superiore principio debba valere laddove venga prospettata la richiesta di liquidazione della chance; b) laddove ci si dolga di un ritardo dell’Amministrazione in relazione a pretese che non avrebbero avuto pratica possibilità di accoglimento allo stato l’unica forma di protezione prevista dall’ordinamento sarebbe semmai, ricorrendone i presupposti, quella dell’indennizzo ex art. 2 bis, comma 1 bis, della legge citata.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 2.11.2016

 
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Il consiglio di Stato nella sentenza attenzionata richiama i principi ancora recentemente affermati dalla Quarta Sezione (sentenza n. 1371 del 6 aprile 2016) a tenore dei quali “il risarcimento del danno da ritardo, relativo ad un interesse legittimo pretensivo, non può essere avulso da una valuta ... Continua a leggere

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mercoledì 20 novembre 2013 14:00

Responsabilità contabile: la costituzione di parte civile nel processo penale della Pubblica Amministrazione nei confronti dei propri dipendenti non preclude la possibilità di proporre e proseguire l'azione di responsabilità amministrativa del P.M. generale o regionale della Corte dei Conti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

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La costituzione di parte civile nel processo penale della Pubblica Amministrazione nei confronti dei propri dipendenti non preclude la possibilità di proporre e proseguire l'azione di responsabilità amministrativa da parte del P.M. generale o regionale della Corte dei Conti, trattandosi di azione pubblica irrinunciabile ed irretrattabile (cfr. Sez. II Centrale n. 394/2001).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

 
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mercoledì 9 aprile 2014 12:38

Whistleblower: il nuovo modello per denunciare illeciti nella Pubblica Amministrazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della funzione Pubblica del 7.4.2014

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La Funzione Pubblica ha elaborato un modello, scaricabile cliccando su Accedi al Provvedimento" che devono utilizzare i dipendenti ed i collaboratori che intendono segnalare situazioni di illecito (fatti di corruzione ed altri reati contro la pubblica amministrazione, fatti di supposto danno erariale o altri illeciti amministrativi) di cui sono venuti a conoscenza nell'amministrazione. Nel modello, peraltro, si precisa che l'ordinamento tutela i dipendenti che effettuano la segnalazione di illecito in quanto la legge e il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.) prevedono che: • l'amministrazione ha l'obbligo di predisporre dei sistemi di tutela della riservatezza circa l'identità del segnalante; • l'identità del segnalante deve essere protetta in ogni contesto successivo alla segnalazione. Nel procedimento disciplinare, l'identità del segnalante non può essere rivelata senza il suo consenso, a meno che la sua conoscenza non sia assolutamente indispensabile per la difesa dell'incolpato; • la denuncia è sottratta all'accesso previsto dagli articoli 22 ss. della legge 7 agosto 1990, n. 241; • il denunciante che ritiene di essere stato discriminato nel lavoro a causa della denuncia, può segnalare (anche attraverso il sindacato) all'Ispettorato della funzione pubblica i fatti di discriminazione. Per ulteriori approfondimenti, è possibile consultare il P.N.A.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato della funzione Pubblica del 7.4.2014

 
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mercoledì 8 gennaio 2014 16:14

Autotutela: non grava sulla Pubblica Amministrazione alcun obbligo di provvedere sulla istanza presentata dai privati d’esercizio dell’autotutela

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI

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E' stato ribadito dal Consiglio di Stato il principio giurisprudenziale a tenore del quale la richiesta avanzata dai privati d’esercizio dell’autotutela è da considerarsi “una mera denuncia, con funzione sollecitatoria, (che) non fa sorgere in capo all’amministrazione alcun obbligo di provvedere” (Cons. di Stato, Sez. VI, 15 maggio 2012, n.2774; Sez. VI, 11 febbraio 2013, n. 767)." Per accedere alla sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI

 
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E' stato ribadito dal Consiglio di Stato il principio giurisprudenziale a tenore del quale la richiesta avanzata dai privati d’esercizio dell’autotutela è da considerarsi “una mera denuncia, con funzione sollecitatoria, (che) non fa sorgere in capo all’amministrazione alcun obbligo di provvedere” ( ... Continua a leggere

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mercoledì 15 aprile 2015 21:24

Procedimento amministrativo: la violazione della Pubblica Amministrazione dei termini per la conclusione del procedimento

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2015

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Il Consiglio di Stato Sez. V nella sentenza del 14.4.2015 ha affermato che il mancato rispetto dei termini stabiliti per l’adozione di un provvedimento non ne inficia la legittimità atteso che la violazione della norma sul procedimento amministrativo nella parte in cui stabilisce il termine per la conclusione del procedimento, anche se può rilevare ad altri effetti non si traduce in un vizio di legittimità del provvedimento emanato dall’Amministrazione. Infatti, in difetto di una specifica disposizione, che preveda come perentorio il termine assegnato all'Amministrazione per concludere un procedimento, il termine deve intendersi di natura sollecitatoria o ordinatoria, il cui superamento non produce l'illegittimità dell'atto.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 14.4.2015

 
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Il Consiglio di Stato Sez. V nella sentenza del 14.4.2015 ha affermato che il mancato rispetto dei termini stabiliti per l’adozione di un provvedimento non ne inficia la legittimità atteso che la violazione della norma sul procedimento amministrativo nella parte in cui stabilisce il termine per la ... Continua a leggere

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venerdì 31 ottobre 2014 11:39

Dipendenti pubblici: la giurisprudenza sul recupero delle somme indebitamente erogate dalla Pubblica Amministrazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 27.10.2014

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Nel giudizio in esame la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha evidenziato come il Tribunale amministrativo regionale correttamente ha escluso l’applicabilità, alla fattispecie concreta dedotta in giudizio, dell’orientamento giurisprudenziale formatosi negli ultimi anni in materia di recupero di somme indebitamente erogate dalla pubblica amministrazione ai propri dipendenti, secondo cui detto recupero ha carattere di doverosità e costituisce esercizio, ai sensi dell’art. 2033 Cod. civ., di un vero e proprio diritto soggettivo a contenuto patrimoniale, non rinunziabile, in quanto correlato al conseguimento di quelle finalità di pubblico interesse, cui sono istituzionalmente destinate le somme indebitamente erogate, mentre le situazioni di affidamento e di buona fede dei percipienti rileverebbero ai soli fini delle modalità con cui il recupero deve essere effettuato, in modo cioè da non incidere in maniera eccessivamente onerosa sulle esigenze di vita del dipendente (v., ex plurimis, Cons. St., Sez. III, 9 giugno 2014, n. 2903, e gli ivi richiamati precedenti giurisprudenziali). Invero, i riportati principi giurisprudenziali, pur apparendo condivisibili in linea astratta, non possono essere applicati in via automatica, generalizzata e indifferenziata a qualsiasi caso concreto di indebita erogazione, da parte della pubblica amministrazione, di somme ai propri dipendenti, dovendosi aver riguardo alle connotazioni, giuridiche e fattuali, delle singole fattispecie dedotte in giudizio, tenendo conto della natura degli importi di volta in volta richiesti in restituzione, delle cause dell’errore che aveva portato alla corresponsione delle somme in contestazione, del lasso di tempo trascorso tra la data di corresponsione e quella di emanazione del provvedimento di recupero, dell’entità delle somme corrisposte in riferimento alle correlative finalità, ecc. (v., in tal senso, sent. Cons. St., Sez. V, 13 aprile 2012, n. 2118, citata nell’impugnata sentenza). Sulla base di tali principi il Consiglio di Stato nel caso di specie ha evidenziato come l’Amministrazione, nel procedere, ai sensi dell’invocato art. 2033 Cod. civ., al recupero delle maggior somme erogate all’odierno appellato a titolo e in forma di buoni-pasto nel periodo 2002-2009, in primo luogo, non ha preso in considerazione, omettendo ogni correlativa motivazione negli impugnati provvedimenti di recupero, le circostanze messe in rilievo nell’appellata sentenze, segnatamente: - l’avvio del procedimento di recupero solo nell’anno 2011, mentre la corresponsione delle somme in controversia era iniziata nel 2002; - l’emersione dell’indebito in esito alle verifiche amministrativo-contabili del Ministero dell’economia e delle finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, sulla gestione economico-finanziaria della C.R.I., dalle quali è emerso che era stato indebitamente esteso al personale militare l’importo dei buoni pasto fissato per il personale civile; - l’assenza di qualsiasi contestazione, nei confronti del percipiente, in merito alla correttezza del numero di buoni-pasto richiesti e ottenuti, con conseguente incontrovertibile dimostrazione della sua buona fede, protratta nel tempo; - le conseguenti peculiarità della posizione del ricorrente e delle motivazioni poste a base dell’attribuzione di buoni-pasto per un valore superiore a quello dovuto. In secondo luogo – e ciò incide sulla stessa fondatezza, in punto di an debeatur, della pretesa di ripetizione d’indebito – l’Amministrazione ha del tutto obliterato di considerare la struttura e funzione dei buoni-pasto, sostitutivi della fruizione gratuita del servizio mensa presso la sede di lavoro ed escludenti «ogni forma di monetizzazione indennizzante» (v. così, testualmente, l’accordo quadro del 31 ottobre 2003). Infatti, a prescindere dalla natura assistenziale o retributiva dell’istituto in questione, è decisivo rimarcare che, nel caso di specie, i dipendenti non hanno percepito somme in denaro, bensì titoli non monetizzabili destinati esclusivamente ad esigenze alimentari in sostituzione del servizio mensa e, per tale causale, pacificamente spesi nel periodo di riferimento, e che, pertanto, si tratta di benefici destinati a soddisfare esigenze di vita primarie e fondamentali dei dipendenti medesimi, di valenza costituzionale, con conseguente inconfigurabilità di una pretesa restitutoria, per equivalente monetario, del maggior valore attribuito ai buoni-pasto nel periodo di riferimento. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. VI del 27.10.2014

 
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mercoledì 12 marzo 2014 21:52

Se la variante urbanistica riguarda beni specifici ed incide su determinati soggetti, la pubblica amministrazione ha l’obbligo di notificare agli interessati il provvedimento

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez.VI

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Per consolidato principio giurisprudenziale ribadito nella sentenza in esame la variante urbanistica, qualora riguardi beni specifici ed incide direttamente su determinati soggetti, ha carattere particolare e la pubblica amministrazione ha l’obbligo di notificare agli interessati il provvedimento, dalla cui esecuzione decorre il termine di impugnazione dell’atto (v., ex plurimis, Cons. St., Sez. VI, 15 dicembre 2009, n. 7963). Sennonché, agli effetti che qui rilevano, per ‘soggetto interessato’ non può intendersi qualunque proprietario di immobili insistenti sull’area normata, ma i soli soggetti direttamente incisi dalla variante in quanto destinatari di un vincolo preordinato all’esproprio e contemplati dalla variante, e non anche i soggetti terzi appartenenti all’indifferenziata collettività che dalla variante assumano subire un danno, dovendo solo ai primi essere notificate personalmente le deliberazioni di adozione/approvazione della variante, con decorrenza iniziale del termine per proporre la impugnazione dalla notificazioni individuale, mentre ai soggetti terzi nel senso sopra chiarito – tra cui devono farsi rientrare gli originari ricorrenti ed odierni appellanti, in quanto non destinatari di un vincolo preordinato all’esproprio, né individualmente menzionati nelle impugnate deliberazioni – si applica il principio, secondo cui il termine d’impugnazione decorre dal perfezionamento della fase di pubblicazione degli atti pianificatori (v. in tal senso in fattispecie analoga, di recente, Cons. St., Sez. IV, 15 febbraio 2013, n. 922).

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domenica 26 febbraio 2017 09:42

Contratti con la Pubblica Amministrazione: serve la forma scritta ed un nuovo impegno di spesa anche per le prestazioni ulteriori

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte di Cassazione Sez. II del 2.2.2017

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"I contratti di cui sia parte una Pubblica Amministrazione (anche se agente "iure privatorum") richiedono la forma scritta "ad substantiam", dovendo il documento negoziale consentire, perciò, l'esatta individuazione del contenuto del programma obbligatorio e contenere le indispensabili determinazioni in ordine alle prestazioni da svolgersi da ciascuna delle parti". È questo il principio ribadito dalla seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione nella sentenza depositata il 2 febbraio 2017 nella quale si precisa altresì che laddove l'amministrazione richieda prestazioni ulteriori e diverse rispetto a quelle espressamente elencate nel contratto scritto, è quindi necessario un nuovo impegno di spesa ed un autonomo contratto, con cui si stabiliscano l'oggetto di tali prestazioni e i rispettivi compensi spettanti al privato, senza che a tal fine sia sufficiente fa riferimento a manifestazioni di volontà implicita o a comportamenti puramente attuativi. Da ultimo si segnala anche il passaggio motivazione con il quale la Corte ha rigettato il motivo di ricorso afferente la violazione dell'art. 2041 c.c. e l'omessa o insufficiente motivazione in ordine alla domanda di indennizzo ex art. 2041 c.c. ed all'errata invocazione nella sentenza impugnata dell'art 23, comma 3,1.n. 144/1989, avendo la ricorrente proposto la sua azione proprio nei confronti del Sindaco del Comune. La Suprema Corte sul punto ha affermato che tale "motivo è infondato perché non offre alcun elemento per mutare l'orientamento di questa Corte secondo il quale, agli effetti dell'art. 23, comma 4, del d.l. n. 66 del 1989 (convertito, con modificazioni nella 1. n. 144 del 1989), quando manchi una valida ed impegnativa obbligazione dell'ente locale il rapporto obbligatorio insorge direttamente con l'amministratore o con il funzionario che abbia consentito la prestazione, sicché, per difetto del requisito della sussidiarietà, resta esclusa l'azione di indebito arricchimento nei confronti dell'ente (salvo esplicito riconoscimento del debito fuori bilancio con apposita deliberazione dell'organo competente)". Per approfondire scarica la sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte di Cassazione Sez. II del 2.2.2017

 
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sabato 12 ottobre 2013 21:39

Funzione Pubblica: nuovi progetti per le Pubbliche Amministrazioni

Funzione Pubblica comunicato del 11.10.2013

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La Funzione Pubblica con apposito comunicato del 11.10.2013 ha reso noto che in data 8 ottobre 2013, il Ministro D'Alia ha firmato con il Prof. Avv. Enrico Michetti, Direttore della Gazzetta Amministrativa un "Protocollo d'Intesa per l'ottimizzazione dei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione attraverso il coordinamento, la standardizzazione e la diffusione di modelli e strumenti di innovazione tecnologica diretti allo sviluppo del Paese". Le finalità generali del Protocollo sono quelle di proseguire un rapporto sinergico di collaborazione indirizzato alla formazione, informazione, aggiornamento ed assistenza di amministratori e dipendenti pubblici ed al miglioramento delle relazioni tra le pubbliche amministrazioni ed i cittadini attraverso la realizzazione di progetti che - anche avvalendosi di strumenti di alta innovazione messi a disposizione delle P.A. ed a vantaggio dei cittadini - nell'ottica del contenimento della spesa pubblica rendano effettivi i principi di trasparenza, semplificazione, digitalizzazione, celerità ed efficienza della pubblica amministrazione. Il piano d'azione, oggetto del Protocollo, prevede infatti, oltre alla continuità dei progetti già realizzati ed operativi, la realizzazione di inediti strumenti di ausilio ai dipendenti pubblici ed ulteriori iniziative e progettualità.

Funzione Pubblica comunicato del 11.10.2013

 
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La Funzione Pubblica con apposito comunicato del 11.10.2013 ha reso noto che in data 8 ottobre 2013, il Ministro D'Alia ha firmato con il Prof. Avv. Enrico Michetti, Direttore della Gazzetta Amministrativa un "Protocollo d'Intesa per l'ottimizzazione dei rapporti dei cittadini con la pubblica ammin ... Continua a leggere

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lunedì 12 maggio 2014 21:20

Accesso ai documenti: l'assenza dei documenti presso la Pubblica Amministrazione non e' un motivo sufficiente per rifiutare la loro consegna al cittadino se tali documenti devono essere detenuti dalla P.A.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 9.5.2014

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L’art. 22 della legge 7 agosto 1990 n. 241 individua i soggetti interessati all’accesso ai documenti amministrativi in tutti coloro che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale si chiede l’accesso. Appare, quindi, del tutto evidente come, nel caso di specie, l’appellata abbia certamente titolo ad accedere a documenti relativi ad un procedimento espropriativo che riguarda anche beni di sua proprietà Il citato art. 22 individua inoltre i documenti amministrativi in quelli “detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse”. Quanto all’amministrazione destinataria dell’esercizio del diritto di accesso quest’ultima – in conformità al predetto art. 22 - deve essere individuata in quel soggetto pubblico o privato che, in relazione alla propria attività amministrativa di pubblico interesse, detiene (o è comunque tenuta a detenere) i documenti amministrativi che ineriscono alle predette attività ad essa riconducibili. Da ciò consegue che non è opponibile al cittadino la circostanza (meramente contingente o fattuale) della assenza di documenti presso l’amministrazione interpellata, tutte le volte che – in ragione della riconducibilità del procedimento amministrativo, cui i documenti richiesti ineriscono, alle competenze proprie dell’amministrazione interpellata – i predetti documenti devono essere detenuti dall’amministrazione medesima. Da ciò consegue che, laddove, per qualsivoglia ragione, un documento amministrativo che avrebbe dovuto essere detenuto da una pubblica amministrazione non è presente negli archivi di questa – e tale documento forma oggetto di istanza di accesso – è preciso compito dell’amministrazione costituire la detenzione del documento presso di sé e quindi, sussistendone le condizioni di legge, consentirne l’accesso al cittadino. D’altra parte, diversamente opinando, il diritto di accesso, riconosciuto dalla legge come posizione strumentale alla partecipazione procedimentale ed alla imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa, risulterebbe facilmente frustrato, nel suo esercizio concreto, dalla mera assenza del documento richiesto presso una pubblica amministrazione, che pure sarebbe stata tenuta alla sua detenzione, ai sensi di legge. Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 9.5.2014

 
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L’art. 22 della legge 7 agosto 1990 n. 241 individua i soggetti interessati all’accesso ai documenti amministrativi in tutti coloro che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale si chiede l’accesso. ... Continua a leggere

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giovedì 26 settembre 2013 09:21

Somme indebitamente erogate dalla Pubblica Amministrazione: e' irrilevante la buona fede del dipendente che ha percepito le somme. La restituzione va effettuata sulla base del netto

nota del Prof. Avv. Enrico Michetti a sentenza del Consiglio di Stato

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La giurisprudenza è ormai ferma nel ritenere che, ai sensi dell’art. 2033, c.c., è diritto-dovere della Pubblica Amministrazione ripetere somme indebitamente erogate; di conseguenza, per un verso, l’affidamento del dipendente e la sua buona fede nella percezione non sono di ostacolo all’esercizio di tale diritto-dovere e, per altro verso, è irrilevante l’omessa osservanza della regola di partecipazione, tenuto conto che l’esito del procedimento non avrebbe potuto essere diverso ed in applicazione del principio dettato dall’art. 21-octies, della legge 241/1990 (cfr. Cons. Stato, III, 28 novembre 2011, n. 6278; IV, 20 settembre 2012, n. 5043). Peraltro, conclude il Collegio, la ripetizione dell’indebito va effettuata sulla base del netto percepito (cfr. Cons. Stato, III, 4 luglio 2011, n. 3982; VI, 2 marzo 2009, n. 1164).

nota del Prof. Avv. Enrico Michetti a sentenza del Consiglio di Stato

 
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La giurisprudenza è ormai ferma nel ritenere che, ai sensi dell’art. 2033, c.c., è diritto-dovere della Pubblica Amministrazione ripetere somme indebitamente erogate; di conseguenza, per un verso, l’affidamento del dipendente e la sua buona fede nella percezione non sono di ostacolo all’esercizio d ... Continua a leggere

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martedì 15 gennaio 2013 22:35

Le forme di indennizzo gravanti sulla Pubblica Amministrazione conseguenti sia al provvedimento di revoca sia al provvedimento di annullamento d'ufficio

Consiglio di Stato

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Sia il provvedimento di revoca (ex art. 21-quinquies l. n. 241/1990), sia il provvedimento di annullamento di ufficio (ex art. 1, co. 136, l. n. 311/2004), prevedono forme di indennizzo dei soggetti direttamente interessati. L’obbligo di indennizzo gravante sulla Pubblica Amministrazione non presuppone elementi di responsabilità della stessa, ma si fonda su valori puramente equitativi presi in considerazione dal legislatore, onde consentire il giusto bilanciamento tra il perseguimento dell’interesse pubblico attuale da parte dell’amministrazione e la sfera patrimoniale del destinatario (incolpevole) dell’atto di revoca o di annullamento, al quale non possono essere addossati integralmente i conseguenti sacrifici. Orbene, se tale forma di indennizzo, pur prevista dalla legge, può essere esclusa da un atto della pubblica amministrazione (nel caso di specie, dal bando di gara), con il quale si richiede, in sostanza, al privato un atto unilaterale abdicativo di un diritto patrimoniale (e quindi disponibile), e ciò proprio in quanto l’attribuzione dell’indennizzo non dipende da responsabilità dell’amministrazione stessa; al contrario la pubblica amministrazione non può adottare atti ovvero pretendere dal privato, in via preliminare e quale condizione di partecipazione ad un procedimento amministrativo volto alla individuazione di un (futuro) contraente, un atto abdicativo del diritto alla tutela giurisdizionale avverso atti e/o comportamenti (anche futuri) della stessa pubblica amministrazione illegittimi o illeciti, (eventualmente) causativi di danno e quindi di responsabilità per il suo risarcimento. Tale clausola – lungi dal giustificarsi sostenendo che la stessa è, in definitiva, riferita a diritti patrimoniali disponibili – nella misura in cui esclude in via preventiva la responsabilità della P.A. per illecito, si risolve in una limitazione della responsabilità della Pubblica Amministrazione contra legem (argomentando ex art. 1229 cod. civ.), ed in violazione degli artt. 28 e 97 Cost.. Alla luce di quanto esposto, deve affermarsi che una interpretazione - costituzionalmente orientata e coerente con le norme di legge innanzi evocate - della clausola del bando, che consente alla Pubblica amministrazione “la facoltà di annullare la gara senza che le partecipanti possano avanzare richiesta per eventuali rimborsi, compensi o indennizzi a qualsiasi titolo", comporta che i soli “indennizzi” esclusi in via preventiva sono quelli che non presuppongono responsabilità della Pubblica Amministrazione, non essendo al contrario ammissibile una limitazione preventiva della responsabilità per illecito della P.A.

Consiglio di Stato

 
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Sia il provvedimento di revoca (ex art. 21-quinquies l. n. 241/1990), sia il provvedimento di annullamento di ufficio (ex art. 1, co. 136, l. n. 311/2004), prevedono forme di indennizzo dei soggetti direttamente interessati. L’obbligo di indennizzo gravante sulla Pubblica Amministrazione non presu ... Continua a leggere

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martedì 11 giugno 2013 17:07

Amministrazione trasparente: risposta del direttore al quesito sull'interpretazione degli art 26 e 27 dlgs n. 33/2013

Gazzetta Amministrativa

Online la risposta del Prof. Avv. Enrico Michetti al quesito formulato dal comune di Salsomaggiore Terme sulla corretta pubblicazione dei dati afferenti concessioni e attribuzioni di importo superiore aad euro mille. Per accedere al parere cliccare sul titolo sopra linciato.

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lunedì 4 febbraio 2013 14:08

Accesso ai documenti: non ogni denuncia di reato presentata dalla pubblica amministrazione all'autorità giudiziaria costituisce atto coperto da segreto istruttorio penale

Consiglio di Stato

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Non ogni denuncia di reato presentata dalla pubblica amministrazione all'autorità giudiziaria costituisce atto coperto da segreto istruttorio penale e come tale sottratta all'accesso, in quanto, se la denuncia è presentata dalla pubblica amministrazione nell'esercizio delle proprie istituzionali funzioni amministrative, non si ricade nell'ambito di applicazione dell'art. 329, c.p.p.; tuttavia se la pubblica amministrazione che trasmette all'autorità giudiziaria una notizia di reato non lo fa nell'esercizio della propria istituzionale attività amministrativa, ma nell'esercizio di funzioni di polizia giudiziaria specificamente attribuite dall'ordinamento, si è in presenza di atti di indagine compiuti dalla polizia giudiziaria, che, come tali, sono soggetti a segreto istruttorio ai sensi dell'art. 329 c.p.p. e conseguentemente sottratti all'accesso ai sensi dell'art. 24, l. n. 241 del 1990 (in tal senso: Cons. Stato, VI, 9 dicembre 2008, n. 6117).

Consiglio di Stato

 
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Non ogni denuncia di reato presentata dalla pubblica amministrazione all'autorità giudiziaria costituisce atto coperto da segreto istruttorio penale e come tale sottratta all'accesso, in quanto, se la denuncia è presentata dalla pubblica amministrazione nell'esercizio delle proprie istituzionali fu ... Continua a leggere

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domenica 6 ottobre 2013 08:49

Responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione: nelle gare rileva la buona fede durante lo svolgimento, l'individuazione del contraente e nella formazione del contratto

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato

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Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato afferma il seguente principio "Ai fini della configurabilità della responsabilità precontrattuale della P.A., rileva la correttezza del comportamento complessivamente tenuto dall'Amministrazione durante il corso dello svolgimento della gara che sia pervenuta alla conclusione ed alla individuazione del contraente, nonché nella fase della formazione del contratto, alla luce dell'obbligo delle parti di comportarsi secondo buona fede, ai sensi dell'art. 1337 c.c..( C.d.S., Sez. IV, 7 febbraio 2012, n. 662; Cons. Stato, Ad. Plen., 5 settembre 2005, n. 6)." Per approfondire l'argomento mediante lettura del testo integrale della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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domenica 15 dicembre 2013 06:51

Silenzio-inadempimento della Pubblica Amministrazione: l’obbligo di provvedere non si può considerare assolto per il solo fatto che siano state emesse pronunce meramente elusive o interlocutorie

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

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La Terza Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ricorda innanzi tutto che in materia di silenzio della p.a. è nozione elementare che l’obbligo di provvedere non si può considerare assolto, e il silenzio-inadempimento non si può considerare venuto meno, per il solo fatto che siano state emesse pronunce meramente elusive, ovvero soprassessorie o interlocutorie (salvo beninteso che queste ultime siano legittima manifestazione di esigenze istruttorie). Nel caso in esame, la nota del 30 ottobre 2012 della Prefettura è stata erroneamente interpretata dal T.A.R. come una risposta conclusiva di diniego, per di più motivata. Al contrario, si tratta di un caso tipico di atto meramente elusivo dell’obbligo di provvedere, o comunque di una interlocutoria non risolutiva.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

 
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