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NOVITA' GIURISPRUDENZIALI

2015

martedì 22 dicembre 2015 23:41

Corte dei Conti: il parere sulla nuova norma che prevede la possibilità di assicurare gli amministratori senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti

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Il Sindaco del Comune di Cremenaga ha richiesto un parere in merito all'interpretazione dell'art. 86, comma 5, primo periodo del d. lgs. n. 267 del 2000, così come novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125. Segnatamente, atteso che, ai sensi del novellato comma 5, primo periodo, dell'art. 86 TUEL, “gli enti locali di cui all'articolo 2 del presente testo unico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato”, si chiede se “il tenore della nuova norma in commento permette all'ente di farsi carico di detti oneri” in considerazione dell'inciso introdotto nel predetto articolo “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Il comma 5, primo periodo, dell'art. 86 del d. lgs. n. 267 del 2000 - che recitava “i comuni, le province, le comunità montane, le unioni di comuni e i consorzi fra enti locali possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato” è stato novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125 e recita attualmente che “gli enti locali di cui all'articolo 2 del presente testo unico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato”. La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia nella deliberazione n. 452/2015/PAR del 9.12.2015 afferma che "La modificazione avvenuta consiste, per quanto di interesse ai fini del presente parere, nell'inserimento della locuzione “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” nel precedente testo legislativo, che già facoltizzava gli enti locali, seppur individuandoli non per categoria, come avviene attualmente, ma per singola tipologia, ad assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato. Tralasciando il profilo relativo ai rischi assicurabili, non oggetto del presente parere, per la cui individuazione si rimanda alla normativa in vigore e alla giurisprudenza sulla medesima formatasi, si tratta di individuare la portata del suddetto inciso. Al riguardo la Sezione osserva che il vincolo in esso contenuto impone che la suddetta copertura assicurativa non comporti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, essendo quindi finalizzato ad evitare che la stipulazione di polizze contro i rischi derivanti dal mandato di amministratore possa provocare un incremento generale delle spese afferenti alla finanza pubblica nel suo complesso. Nella prospettiva del singolo ente locale il vincolo non può che essere parametrato alle spese precedentemente sostenute dall'ente locale, individuando l'aggregato più idoneo a fungere da parametro di riferimento. A tal fine la Sezione ritiene di poterlo individuare nelle spese di funzionamento dell'ente, in quanto, da un lato, comprensivo delle spese afferenti al mandato degli amministratori ma, dall'altro lato, non così ampio da ricomprendere anche le uscite destinate a soddisfare le finalità pubbliche il cui perseguimento è demandato all'Amministrazione. Tale aggregato interessa, infatti, tutte quelle voci di spese preordinate a garantire l'esistenza dell'apparato comunale e il suo funzionamento ed esclude invece quelle voci di spesa per loro natura destinate all'espletamento dei compiti di cui l'ente è intestatario, preordinati ad assicurare e contemperare gli interessi dei soggetti a cui l'azione pubblica è rivolta. Così individuato il termine di raffronto per la valutazione del nuovo o maggiore onere di cui all'inciso in esame e tralasciando gli aspetti relativi alla tipologia di rischi assicurabili, non oggetto del presente parere, la Sezione ritiene che non sia consentita, sulla base del novellato art. 86, comma 5, primo periodo, l'introduzione o l'aumento della spesa per la voce in esame allorquando la stessa determinerebbe un innalzamento delle spese relative all'organizzazione e al funzionamento complessivamente sostenute dall'ente locale rispetto a quanto risulta nel rendiconto relativo al precedente esercizio, essendo invece possibili eventuali compensazioni interne. Tale impostazione risulta altresì in linea con la consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale, che considera rispettosi dell'autonomia di spesa di regioni ed enti locali i soli vincoli alle politiche di bilancio da cui sia possibile desumere un limite complessivo, “lasciando agli enti stessi ampia libertà di allocazione fra i diversi ambiti e obiettivi di spesa” (Corte costituzionale n. 139/2012)".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti

 
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Il Sindaco del Comune di Cremenaga ha richiesto un parere in merito all'interpretazione dell'art. 86, comma 5, primo periodo del d. lgs. n. 267 del 2000, così come novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125. S ... Continua a leggere

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domenica 22 novembre 2015 20:20

Stop alle assunzioni per le Amministrazioni che non rispettano i tempi medi di pagamento

Segnalazione del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria deliberazione n. 148/2015/PAR del 12.11.2015

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Con la richiesta di parere avanzata il Comune Terni ha posto un quesito volto a conoscere se, ai fini dell’assunzione, tramite concorso, di personale non amministrativo dei servizi scolastici ed educativi, tra le relative limitazioni vigenti rientri anche quella prevista dall'art. 41, co. 2, del D.L. 66/2014 (mancato rispetto per l’anno 2014 dell'indicatore dei tempi medi nei pagamenti). Al quesito va data risposta positiva. Con il suesposto quesito il Comune di Terni chiede a questa Sezione se all’assunzione, tramite concorso, di personale non amministrativo dei servizi scolastici ed educativi osti il divieto di assunzioneprevisto dall'art. 41, comma 2, del D.L. 66/2014 (mancato rispetto per l’anno 2014 dell'indicatore dei tempi medi nei pagamenti), ritenendo tale divieto incluso tra le limitazioni assunzionali di cui fa parola il comma 2-bis dell'art. 4 del D.L. 78/2015. La risposta al quesito richiede, in via preliminare, il richiamo del quadro normativo di riferimento. In particolare, il comma 2-bis dell'art. 4 del D.L. 78/2015, inserito dalla legge di conversione 6 agosto 2015, n. 125, recita: “All'articolo 1, comma 424, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, dopo il primo periodo è inserito il seguente: "È fatta salva la possibilità di indire, nel rispetto delle limitazioni assunzionali e finanziarie vigenti, le procedure concorsuali per il reclutamento a tempo indeterminato di personale in possesso di titoli di studio specifici abilitanti o in possesso di abilitazioni professionali necessarie per lo svolgimento delle funzioni fondamentali relative all'organizzazione e gestione dei servizi educativi e scolastici, con esclusione del personale amministrativo, in caso di esaurimento delle graduatorie vigenti e di dimostrata assenza, tra le unità soprannumerarie di cui al precedente periodo, di figure professionali in grado di assolvere alle predette funzioni"». Va a questo punto osservato che in merito all’applicazione della norma anzidetta la Sezione Autonomie della Corte dei conti, con la deliberazione n. 19/2015/QMIG, ha tra l’altro affermato il seguente principio di diritto: “Se il posto da coprire sia infungibile intendendosi tale un posto per il quale è prevista una professionalità legalmente qualificata, eventualmente attestata da titoli di studio precisamente individuati e che tale assunzione è necessaria per garantire l’espletamento di un servizio essenziale, alle cui prestazioni la predetta professionalità è strettamente e direttamente funzionale, non potrà ricollocare in quella posizione unità soprannumerarie sprovviste di tale requisiti. E se questa dovesse essere l’unica esigenza di organico da soddisfare nell’arco del biennio considerato dalla norma, una volta constatata l’inesistenza di tali professionalità tra le unità soprannumerarie da ricollocare, l’ente potrà procedere ad assumere nei modi ordinari. Tale ricerca va riferita non al solo personale della Provincia di appartenenza, ma a tutto il personale delle Province interessate alla ricollocazione come individuati ai sensi del comma 422 dell’art. 1 della legge 190/2014”. Tanto premesso, osserva il Collegio, ai fini della soluzione del quesito proposto, che la ratio del legislatore, quale traspare dalla formulazione letterale della norma citata (“nel rispetto delle limitazioni assunzionali e finanziarie vigenti”), deve essere intesa nel senso che la facoltà di “indire (..) le procedure concorsuali per il reclutamento a tempo indeterminato di personale in possesso di titoli di studio specifici abilitanti o in possesso di abilitazioni professionali necessarie per lo svolgimento delle funzioni fondamentali relative all'organizzazione e gestione dei servizi educativi e scolastici, con esclusione del personale amministrativo (…), oltre alle condizioni espressamente richiamate nella richiesta di parere (ossia: a) l'esaurimento delle graduatorie vigenti; b) l'assenza di figure professionali idonee tra le unità soprannumerarie "destinatarie dei processi di mobilità"), debba svolgersi nel rispetto di tutte le limitazioni (anche di natura finanziaria) previste dalla normativa vigente in materia di assunzione di personale. Tra dette limitazioni non può ritenersi esclusa quella prevista dall'art. 41, comma 2, del D.L. 66/2014, come modificato dalla legge di conversione 23 giugno 2014, n. 89, che sanziona con il divieto di procedere ad assunzioni a qualsiasi titolo e con qualsivoglia tipologia contrattuale, nell'anno successivo a quello di riferimento, le amministrazioni pubbliche che registrano un indice dei tempi medi di pagamento superiore a quanto stabilito dal medesimo comma (90 giorni nel 2014 e a 60 giorni a decorrere dal 2015, rispetto a quanto disposto dal decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231). Tale conclusione è, peraltro, pienamente conforme ad una opzione interpretativa di ordinecronologico, laddove si osservi che l’inserimento del comma 2-bis, nell’articolo 4 del D.L. 78/2015, ad opera della legge di conversione 6 agosto 2015, n. 125, è successivo al D.L. 66/2014 e alla relativa legge di conversione n. 89 del 2014. In altri termini il legislatore del 2015, nel fissare limiti più stringenti alla facoltà, da parte delle regioni e degli enti locali, di assumere personale particolarmente qualificato per lo svolgimento delle funzioni fondamentali relative all'organizzazione e gestione dei servizi educativi e scolastici (con esclusione delpersonale amministrativo), ha volutamente inteso richiamare (ricorrendo ad una terminologia ampia ed omnicomprensiva) tutte le limitazioni previste dal quadro normativo (all’epoca) vigente, senza alcuna esclusione, neppure quella specificamente dettata dalle norme in materia di rispetto dei tempi medi di pagamento delle obbligazioni pecuniarie da parte delle pubbliche amministrazioni. Tanto in ossequio al noto brocardo secondo cui “ubi lex dixit voluit, ubi lex non dixit non voluit”.

Segnalazione del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria deliberazione n. 148/2015/PAR del 12.11.2015

 
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domenica 22 novembre 2015 20:15

Graduatorie concorsuali: il parere della Corte dei Conti sui tre presupposti che consentono di accedere alle graduatorie vigenti presso altri Enti

Segnalzione del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria con deliberazione n. 149/2015/PAR del 12.11.2015

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La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria con deliberazione n. 149/2015/PAR del 12.11.2015 ha risposto al quesito formulato concernente la possibilità di accedere a graduatorie di concorsi per un posto di assistente sociale a tempo indeterminato part time, vigenti presso altri Enti. Ad avviso della Corte dei Conti tale facoltà è ammissibile al ricorrere di tre condizioni: 1. la possibilità di assumere (con riferimento al quadro normativo in materia di assunzioni e spesa del personale); 2. l’accordo tra amministrazioni richiesto dalla norma di cui all’art. 3, comma 61 della legge n. 350 del 2003; 3. il rispetto dell’art. 91, comma 4 del TUEL, che impedisce di utilizzare gli idonei delle graduatorie di un pubblico concorso per i posti istituiti o trasformati successivamente all'indizione del concorso medesimo. Non costituisce trasformazione la mera riduzione delle ore di prestazione lavorativa a tempo parziale. Scarica il parere

Segnalzione del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria con deliberazione n. 149/2015/PAR del 12.11.2015

 
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La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria con deliberazione n. 149/2015/PAR del 12.11.2015 ha risposto al quesito formulato concernente la possibilità di accedere a graduatorie di concorsi per un posto di assistente sociale a tempo indeterminato part time, vigenti presso altri ... Continua a leggere

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lunedì 16 novembre 2015 21:13

Regioni: in G.U. le disposizioni urgenti in materia di contabilità e di concorso all'equilibrio della finanza pubblica

segnalazione del decreto legge n. 179/2015 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14.11.2015

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14.11.2015 il decreto legge 13 novembre 2015, n. 179 recante "Disposizioni urgenti in materia di contabilità e di concorso all'equilibrio della finanza pubblica delle Regioni". Entrata in vigore del provvedimento: 15.11.2015

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lunedì 2 novembre 2015 22:15

Comuni e consorzi in perdita: basta "salvataggio a tutti i costi" e "interventi tampone", il parere della Corte dei Conti sul divieto di "soccorso finanziario"

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo n. 279/2015/PAR del 21.10.2015

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"l’ente locale partecipante non è tenuto a ripianare automaticamente le perdite gestionali registrate dal soggetto partecipato. Tale conclusione resta valida anche con riferimento alle operazioni di ripiano del deficit finanziario in fase di liquidazione, assimilabile, di fatto, ad un accollo, da parte dell’ente locale, dei debiti di un soggetto terzo". È questo il principio ribadito nel parere reso dalla Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo con la deliberazione n. 279/2015/PAR del 21.10.2015.La questione sottoposta alla Corte dei Conti concerne la disciplina applicabile alla partecipazione alle perdite del Consorzio CONSIDAN da parte del Comune di Città Sant’Angelo. Come riferito dal Comune, detto Consorzio, nato per la gestione del servizio di depurazione delle acque nere, è stato posto in liquidazione dal 2008 ed ha, nel periodo 2008-2013, accumulato perdite d’esercizio; al riguardo l’Ente istante chiede se sia obbligato al ripiano finanziario delle citate perdite e dell’eventuale ulteriore disavanzo di chiusura della liquidazione, anche alla luce del divieto di “soccorso finanziario” previsto dall’art. 6, comma 19, del Decreto Legge n. 78/2010.La Corte dei Conti nel parere in esame precisa "in via preliminare, ha ricordato che i consorzi rappresentano, insieme alle Convenzioni e alle Unioni, una delle forme di esercizio associato di funzioni e servizi, a disposizione degli enti locali. Infatti, l’art. 31 del TUEL afferma che “Gli enti locali per la gestione associata di uno o più servizi e l'esercizio associato di funzioni possono costituire un consorzio secondo le norme previste per le aziende speciali di cui all'articolo 114, in quanto compatibili”. Dal dato testuale della norma, è possibile distinguere due tipologie di consorzi: i “consorzi-azienda” finalizzati alla gestione di servizi pubblici ed operanti con autonomia imprenditoriale; i “consorzi di funzioni” destinati all’esercizio di attività amministrative (per i quali l’art. 2, comma 186, let. e), della legge 191 del 2009 ha disposto la soppressione). Per i consorzi riconducibili alla prima tipologia, il carattere strumentale all’esercizio di servizi a favore di più enti locali è messo in rilievo anche dalla giurisprudenza amministrativa secondo la quale "il consorzio tra Enti Locali è definibile come un’azienda speciale di ognuno degli enti associati. Così come l’azienda speciale è ente strumentale dell'ente locale, ossia ente istituzionalmente dipendente dall'ente locale ed elemento del sistema amministrativo facente capo a questo, allo stesso modo il consorzio, in quanto azienda speciale degli enti che l’hanno istituito, è un ente strumentale per l’esercizio in forma associata di servizi pubblici o funzioni e fa parte del sistema amministrativo di ognuno degli enti associati" (Cons. di Stato, n. 2605/2001, e in termini similari, anche Cass., ordinanza n. 33691/2002). Pur avendo natura strumentale, il consorzio si distingue soggettivamente dagli enti locali partecipanti, in quanto è dotato di una propria soggettività giuridica e diviene un nuovo centro di imputazione di situazioni e rapporti giuridici. Sotto il profilo della natura giuridica, la giurisprudenza di questa Corte ha precisato che “Il richiamo, per i Consorzi, alle norme disciplinari previste per le Aziende speciali non muta la struttura e forma giuridica del soggetto, che rimane un ente a partecipazione plurisoggettiva, una forma di associazione fra più enti locali (ed eventualmente altri soggetti pubblici), strumentale all’esercizio collettivo e congiunto di servizi a favore della popolazione di tutti i comuni consorziati. Di conseguenza troveranno applicazione le norme che valgono per le aziende speciali per quanto riguarda l’attività di erogazione del servizio, mentre torneranno applicabili quelle dei consorzi ove si tratti di regolamentare la vita associativa fra i comuni consorziati (costituzione e deliberazioni assembleari, nomina amministratori, adozione decisioni, etc.), come palesato dall’inciso legislativo “in quanto compatibili” (cfr. deliberazione Sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 114/2012)”.Tra queste ultime norme rileva, ai fini del presente parere, l’art. 2615 c.c. il quale attribuisce autonomia patrimoniale ai consorzi con attività esterna, stabilendo che “per le obbligazioni assunte in nome del consorzio, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo consortile”. In altre parole, come chiaramente evidenziato dalla Corte di Cassazione, “il consorzio con attività esterna, pur essendo sfornito di personalità giuridica, è pur sempre un autonomo centro di rapporti giuridici e pertanto assume la responsabilità, garantita dal fondo consortile, per tutte le obbligazioni comunque derivanti dai contratti che stipula in nome proprio. […] Il consorzio con attività esterne […] ha autonoma soggettività con autonomia patrimoniale e negoziale (Cass. 18235 del 2008). Tutto quanto sopra premesso in merito all’autonomia patrimoniale dei consorzi, che restano direttamente responsabili per le obbligazioni contratte nell’esercizio dell’attività, occorre ora valutare la sussistenza nell’ordinamento di un dovere, a carico degli enti locali partecipanti, di ripianare le perdite gestionali accumulate dai consorzi stessi.Al riguardo, giova richiamare il testo dell’art. 6, comma 19, del D.L. n. 78/2010 secondo il quale “Al fine del perseguimento di una maggiore efficienza delle società pubbliche, tenuto conto dei principi nazionali e comunitari in termini di economicità e di concorrenza, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dall'art. 2447 codice civile, effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti alle società di cui al primo periodo a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti”.Secondo l’interpretazione fornita dalla giurisprudenza contabile, detta norma impone l'abbandono della logica del "salvataggio a tutti i costi" di strutture ed organismi partecipati o variamente collegati alla pubblica amministrazione che versano in situazioni di irrimediabile dissesto. Non sono ammissibili "interventi tampone" con dispendio di disponibilità finanziarie a fondo perduto, erogate senza un programma industriale o una prospettiva che realizzi l'economicità e l'efficienza della gestione nel medio e lungo periodo (così Sezione controllo Piemonte, delibera n. 61 del 22 ottobre 2010; Sezione Controllo Lombardia, pareri n. 1081 del 30 dicembre 2010 e n. 207 del 27 aprile 2011). La disposizione si propone, perciò, di porre un freno alla prassi, ormai consolidata, seguita dagli enti pubblici ed in particolare dagli enti locali, di procedere a ricapitalizzazioni e ad altri trasferimenti straordinari per coprire le perdite strutturali (tali da minacciare la continuità aziendale); prassi che, come noto, da un lato finisce per impattare negativamente sui bilanci pubblici compromettendone la sana gestione finanziaria; dall'altro si contrappone alle disposizioni dei trattati (art. 106 TFUE, già art. 86 TCE), le quali vietano che soggetti che operano nel mercato comune beneficino di diritti speciali o esclusivi, o comunque di privilegi in grado di alterare la concorrenza "nel mercato", in un'ottica macroeconomica (Sez. reg. controllo per la Puglia, delibera n. 29 del 7 marzo 2012).Sebbene il perimetro di diretta applicazione della norma non contempli direttamente i consorzi, ma si riferisca esclusivamente agli organismi partecipanti aventi struttura societaria, dal tenore della stessa emerge un principio generale di “divieto di soccorso finanziario”, fondato su esigenze di tutela dell’economicità gestionale e della concorrenza, estensibile anche ai consorzi; ne deriva che l’ente locale partecipante non è tenuto a ripianare automaticamente le perdite gestionali registrate dal soggetto partecipato. Tale conclusione resta valida anche con riferimento alle operazioni di ripiano del deficit finanziario in fase di liquidazione, assimilabile, di fatto, ad un accollo, da parte dell’ente locale, dei debiti di un soggetto terzo, con l’immediata ricaduta che “se chi si accolla un debito altrui è un soggetto di diritto pubblico, quest’ultimo ha il dovere di porre in evidenza la ragione economica-giuridica dell’operazione, altrimenti essa rappresenterebbe un ingiustificato favor verso i creditori della società incapiente. In proposito, inoltre, questa Sezione ha già avuto modo di affermare che alla luce dell’autonomia patrimoniale della società, appare arduo rinvenire un interesse dell’ente locale a ripianare i debiti della società di capitali a cui partecipa” (Sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 98/2013).Alla luce del quadro di riferimento sopra delineato, il Comune di Città Sant’Angelo potrà adottare le decisioni gestionali rientranti nella propria ed esclusiva discrezionalità in ordine ai rapporti finanziari con il consorzio di servizi partecipato, secondo gli ordinari canoni di razionalità economica, presenti sia nella legislazione ordinaria (art. 1, legge n. 241/1990) che nel principio costituzionale di buon andamento (art. 97 Cost.).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo n. 279/2015/PAR del 21.10.2015

 
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lunedì 2 novembre 2015 21:48

Via libera della Corte dei Conti alle spese di pubblicità per la promozione turistica con i fondi provenienti dall’imposta di soggiorno

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015

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Il Sindaco del Comune di Monopoli (BA) ha posto alla Corte dei Conti due quesiti in materia di imposta di soggiorno. Il Comune di Monopoli, incluso nell’elenco regionale delle località ad economia turistica e delle città d’arte, in sintesi, chiede se è consentito utilizzare le risorse derivanti dall’imposta di soggiorno per finanziare spese di pubblicità finalizzata alla promozione turistica della città e se, in tal caso, è possibile derogare ai limiti di spesa per la pubblicità previsti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010, trattandosi di spesa finanziata con entrata a destinazione vincolata. La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Puglia con deliberazione n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015 ha rilevato come la Sezione si è già occupata in passato, in sede consultiva, delle questioni poste dal Comune di Monopoli (deliberazione n.54/PAR/2013). La questione posta dal Comune di Monopoli, inoltre, è stata affrontata recentemente, sempre in sede consultiva, anche da altre Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti (Sez. Emilia Romagna, deliberazione n.228/2014/PAR; Sez. Veneto, deliberazione n.172/2015/PAR).Come già indicato in passato (deliberazione n.54/PAR/2013), questa Sezione ritiene che il D.Lgs. n.23/2011 impone per l’imposta di soggiorno uno specifico vincolo di destinazione rappresentato dal finanziamento di interventi in materia di turismo e, quindi, che “la destinazione del gettito dell’imposta di soggiorno può essere rivolta ad ogni intervento inerente i servizi turistici”, ivi compresi “la promozione della ricettività locale o di sportelli per il turismo”. Nella medesima occasione, questa Sezione ha anche precisato che i vincoli imposti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010 e il divieto di sponsorizzazioni di cui al successivo comma 9 “non possono sic et simpliciter ritenersi sovrapponibili ai vincoli di destinazione previsti per l’imposta di soggiorno”. Tale conclusione è motivata dalla considerazione che “mentre il vincolo di destinazione dell’entrata per imposta di soggiorno è limitato agli interventi comunali in materia di turismo ed agli interventi volti alla manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali locali, i vincoli di contenimento della spesa dettati dall’art.6, comma 8, del D.L. n.78/2010 presentano un ambito ben più ampio e ricomprendono ogni spesa inerente relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza e nel novero di tali spese devono necessariamente ricomprendersi anche le eventuali spese aventi finalità di turismo o di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali se realizzate mediante il ricorso alle su menzionate relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza”.Le spese per pubblicità, convegni, ecc. aventi finalità di turismo o di valorizzazione dei beni culturali ed ambientali finanziate con l’imposta di soggiorno rientrano tra le spese sottoposte ai limiti previsti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010. “Detto orientamento, infatti, non vanifica la ragione del ricorso all’imposta di scopo, che consiste nell’ottenere un maggior gettito finalizzato a permettere di finanziare una specifica spesa pubblica. Il novero delle spese effettuabili mediante l’imposta di soggiorno … ricomprende un ampio “ventaglio” di interventi, che vanno ben oltre quelli oggetto del vincolo introdotto dal più volte richiamato art.6, comma 8, del d.l. 78/2010 … ne consegue che gli enti locali impossibilitati a impiegare i proventi dell’imposta di soggiorno per le voci indicate dall’art. 6, comma 8, hanno comunque la possibilità di operare altri interventi in materia di turismo, incrementando spese di diversa tipologia “ (Sez. Emilia Romagna, deliberazione n.228/2014/PAR). Ad analoghe conclusioni è pervenuta la Sezione regionale di controllo per il Veneto (deliberazione n.172/2015/PAR).In definitiva, per quanto indicato, in specifica risposta ai quesiti posti dal Comune di Monopoli, il Collegio ritiene che è consentito sostenere spese di pubblicità per la promozione turistica con fondi provenienti dall’imposta di soggiorno, nei limiti stabiliti dall’art.6, co.8, del D.L. n.78/2010, così come individuati dalla Corte costituzionale con sentenza n.139/2012."

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 210/PAR/2015 del 15.10.2015

 
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Il Sindaco del Comune di Monopoli (BA) ha posto alla Corte dei Conti due quesiti in materia di imposta di soggiorno. Il Comune di Monopoli, incluso nell’elenco regionale delle località ad economia turistica e delle città d’arte, in sintesi, chiede se è consentito utilizzare le risorse derivanti dal ... Continua a leggere

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lunedì 2 novembre 2015 21:31

Incentivi per la progettazione: le novità della legge n. 114/2014 e l'individuazione dell’annualità alla quale riferirsi per la verifica del limite massimo per la corresponsione al dipendente

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Toscana n. 490/2015/PAR del 28.10.2015

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Il Sindaco metropolitano di Firenze ha formulato alla Corte dei Conti una richiesta di parere in cui si chiede se, alla luce delle modifiche introdotte, in materia di incentivi alla progettazione, ad opera degli artt. 13 e 13 bis del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito dalla l. 11 agosto 2014, n. 114, sia previsto o meno l’obbligo di esclusione dell’incentivo per le attività manutentive, sia ordinarie che straordinarie, nonché, al fine di individuare l’annualità alla quale riferirsi per la verifica del limite massimo per la corresponsione degli incentivi che è pari al 50% del trattamento economico complessivo annuo lordo, se si debba far riferimento al momento della liquidazione oppure alla fase del pagamento dei medesimi. La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Toscana con deliberazione n. 490/2015/PAR del 28.10.2015 ha rilevato come la questione interpretativa concernente la spettanza dell’incentivo di progettazione è stata già affrontata con parere, assunto con deliberazione n. 237/2014, reso nei confronti della Regione Toscana, ove si è rappresentato che “Posto che l’incentivo in questione dà luogo ad una ipotesi derogatoria del principio di onnicomprensività e determinazione contrattuale della retribuzione, e non si presta pertanto a interpretazione analogica, le numerose pronunce delle Sezioni regionali di controllo intervenute nella materia (si vedano, fra le altre: Sez. controllo Lombardia, deliberazioni nn. 72/2013 e 188/2014; Sez. controllo Liguria, deliberazione n. 24/2013; Sez. controllo Piemonte, deliberazione n. 39/2014 e 97/2014; Sez. controllo Toscana, deliberazioni nn. 293/2012 e 15/2013) fanno emergere alcuni orientamenti consolidati: la possibilità di corrispondere l’incentivo è limitata all’area degli appalti pubblici di lavori, e non si estende agli appalti di servizi manutentivi; in ragione della natura eccezionale della deroga, l’incentivo non può riconoscersi per qualunque intervento di manutenzione straordinaria/ordinaria, ma solo per lavori finalizzati alla realizzazione di un’opera pubblica, e sempre che alla base sussista una necessaria attività progettuale (ancorché non condizionata alla presenza di tutte e tre le fasi della progettazione: preliminare, definitiva ed esecutiva); si devono escludere dall’ambito di applicazione dell’incentivo tutti i lavori di manutenzione per il cui affidamento non si proceda mediante svolgimento di una gara (com’è il caso per i lavori di manutenzione eseguiti in economia). In base a tali orientamenti, precisa la Corte che "appare evidente che le ipotesi di riconoscibilità dell’incentivo ad attività di manutenzione ordinaria, anche laddove riconosciute astrattamente possibili, presenterebbero in concreto margini molto limitati, spettando comunque all’ente di valutare quale sia la soglia minima di complessità tecnica e progettuale che ne giustifichi la corresponsione (così Sez. controllo Puglia, deliberazioni nn. 33 e 114/2014). Va peraltro sottolineato che in passato la Sezione Toscana ha adottato l’interpretazione più restrittiva, ritenendo che “l’art. 92 presuppone l’attività di progettazione, nelle varie fasi, expressis verbis come finalizzata alla costruzione dell’intera opera pubblica progettata”, e traendone la conclusione che, a priori, i lavori di manutenzione ordinaria non siano da ricomprendere tra le attività retribuibili con l’incentivo in questione (Sez. controllo Toscana, deliberazione n. 15/2013, alle cui considerazioni si fa qui rinvio; conforme anche Sez. Liguria, deliberazione n. 24/2013). Sul punto è ormai intervenuto il d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito dalla l. 11 agosto 2014, n. 114 che, nell’abrogare il citato art. 92, comma 5, preclude espressamente, per il futuro, la riconoscibilità dell’incentivo all’intero novero di attività qualificabili come manutentive, sia straordinarie che ordinarie, a prescindere dalla presenza o meno di una preventiva attività di progettazione (…)”. In riferimento al secondo quesito proposto, questo Collegio ritiene che, al fine di individuare l’annualità alla quale riferirsi per la verifica del limite massimo per l’erogazione degli incentivi al singolo dipendente che è pari al 50% del trattamento economico complessivo annuo lordo, debba farsi riferimento al momento della corresponsione degli stessi e, quindi, alla fase del pagamento, in quanto l’art. 93, c. 7-ter, del Codice degli appalti prevede (“Gli incentivi complessivamente corrisposti nel corso dell’anno”) che si debba avere riguardo al momento dell’erogazione del riconoscimento incentivante (in terminis, si veda anche Sez. autonomie n. 11 del 24/3/2015)." Scarica gratuitamente la deliberazione.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Toscana n. 490/2015/PAR del 28.10.2015

 
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Il Sindaco metropolitano di Firenze ha formulato alla Corte dei Conti una richiesta di parere in cui si chiede se, alla luce delle modifiche introdotte, in materia di incentivi alla progettazione, ad opera degli artt. 13 e 13 bis del d.l. 24 giugno 2014, n. 90, convertito dalla l. 11 agosto 2014, n ... Continua a leggere

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lunedì 2 novembre 2015 21:13

Revisori degli Enti Locali: sì della Corte dei Conti alla riduzione dei compensi

segnalazione della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015

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Si segnala il parere reso dalla Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015 che ha risposto alla richiesta del sindaco del comune di Salerano Canavese (TO) in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 6, commi 1 e 3, del d.l. n. 78/2010. In particolare, il Sindaco ricordava di aver ricevuto dal proprio revisore richiesta di restituzione di quanto trattenutogli ai sensi della menzionata normativa. Ricordava, inoltre, la deliberazione n. 4/2014 con cui la Sezione delle Autonomie ha affermato la non applicabilità di tali disposizioni agli Enti locali. Risposta: "La questione proposta, astraendola dal merito della vicenda, concerne la corretta interpretazione del comma 3, articolo 6, del decreto n. 78/2010 ed in particolare la sua applicabilità agli organi di revisione degli enti locali. La disposizione in parola prevede quanto segue: “Fermo restando quanto previsto dall'art. 1 comma 58 della legge 23 dicembre 2005 n. 266, a decorrere dal 1° gennaio 2011 le indennità, i compensi, i gettoni, le retribuzioni o le altre utilità comunque denominate, corrisposti dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009 n.196, incluse le autorità indipendenti, ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo, sono automaticamente ridotte del 10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010. Sino al 31 dicembre 2015, gli emolumenti di cui al presente comma non possono superare gli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010, come ridotti ai sensi del presente comma.…”. Tale normativa, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza contabile, è stata ritenuta applicabile ai compensi corrisposti ai revisori degli enti locali (cfr. deliberazione di questa stessa Sezione n. 60 del 2011; Campania deliberazione n. 173/2011/PAR; Lombardia deliberazione 13/2011/PAR; Lombardia deliberazione 26/2015/PAR). Come ricordato nello stesso corpo dell’istanza di parere, lo stesso Ministero dell’Economia e Finanze, con nota n. 12175 del 25 febbraio 2013, si è espresso in tal senso. Tale quadro sembrava essere mutato in seguito alla pronuncia della Sezione delle Autonomie n. 4 del 10 febbraio 2014. La deliberazione in oggetto, invero, concerneva altra questione e cioè l'applicabilità dell'art. 5, comma 7, ultimo periodo, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78 del 2010 ai componenti dei Consigli di amministrazione dei Consorzi di Enti locali che siano partecipati anche dalle Regioni. Tuttavia, nel corpo della delibera si affermava espressamente che “le disposizioni dettate dall’art. 6, commi da 1 a 3 non si riferiscono agli enti territoriali”. La questione, meritando una presa di posizione sul punto, veniva nuovamente deferita alla Sezione delle Autonomie la quale, con la deliberazione n. 29/SEZAUT/2015/QMIG del 14 settembre 2015 (al cui contenuto si rimanda) escludeva l’esistenza di un contrasto interpretativo, affermando che nel precedente costituito dalla deliberazione della Sezione delle Autonomie n. 4 del 10 febbraio 2014“non si affrontava la questione di carattere generale ora posta e cioè se l’art. 6, co. 3 del d.l. 78/2010, si applichi o meno per gli emolumenti corrisposti ai componenti degli organi collegiali degli apparati amministrativi degli enti locali”. Ciò posto, la Sezione delle Autonomie concludeva confermando l’orientamento consolidato della giurisprudenza contabile sopra richiamata da cui, allo stato, non vi è motivo di discostarsi. Va dunque ribadita l’applicabilità agli organi di revisione degli enti locali dell’articolo 6, comma 3, del decreto n. 78/2010".

segnalazione della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015

 
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Si segnala il parere reso dalla Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015 che ha risposto alla richiesta del sindaco del comune di Salerano Canavese (TO) in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 6, commi 1 e 3, del d.l. n. 78/2 ... Continua a leggere

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lunedì 2 novembre 2015 20:43

IMU e TASI: in Gazzetta l'assegnazione dei conguagli del Fondo di solidarieta' comunale 2014

segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 255 del 2.11.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2.11.2015 il decreto 23.10.2015 del Ministero dell'Interno recante "Assegnazione dei conguagli del Fondo di solidarieta' comunale 2014, per n. 36 comuni delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna a seguito di rettifiche dei gettiti IMU e TASI". Nel decreto si precisa che "A ciascuno dei comuni delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna per i quali, in sede di verifica tecnica, sulla base dei gettiti stimati IMU e TASI, e' stata riscontrata l'esigenza di rettificare l'importo delle quote attribuite del Fondo di solidarieta' comunale 2014 rispetto a quanto gia' stabilito con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° dicembre 2014, e' corrisposta l'ulteriore somma, a titolo di Fondo di solidarieta' comunale per l'anno 2014, nella misura indicata nell'allegato A) al presente decreto, per un totale pari ad euro 10.713.842,00, utilizzando l'accantonamento di cui all'art. 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° dicembre 2014". Accedi al decreto.

segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 255 del 2.11.2015

 
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domenica 25 ottobre 2015 21:07

Fondo sperimentale di riequilibrio: il Consiglio di Stato interviene sulle conseguenze dell'omessa comunicazione nei termini dell’entità delle risorse effettivamente utilizzate a riduzione delle posizioni debitorie

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 23.10.2015 n. 4895

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Il Consiglio di Stato Sez. III con sentenza del 23.10.2015 n. 4895 ha esaminato ed accolto l'appello proposto da un Comune con il quale impugnava la statuizione del Tar nella quale avevano formato oggetto di contestazione, unitamente agli atti di indirizzo e regolamentari, le determinazioni del Ministero dell’Interno con le quali - di applicazione delle disposizioni relative ai comuni assoggettati al patto di stabilità interno per l’esercizio finanziario 2012 - hanno escluso il Comune ricorrente dai benefici previsti dal fondo sperimentale di riequilibrio, per avere omesso di comunicare, entro il termine del 31 marzo 2013, l’entità delle risorse effettivamente utilizzate a riduzione delle posizioni debitorie, con comminatoria di restituzione dell’importo di euro 39.299,83 da destinarsi ai fini predetti. In particolare l’art. 16, comma 6 bis, della legge n. 135 del 2012, stabilisce che “i comuni comunicano al Ministero dell’ Interno, entro il termine perentorio del 31 marzo 2013… l’importo non utilizzato per l’estinzione e la riduzione anticipata del debito” e che“in caso di mancata comunicazione da parte dei comuni entro il predetto termine perentorio il recupero del 2013 è effettuato per un importo pari al totale del valore della riduzione non operata nel 2012”. Nella specie, precisa il Collegio, non è in contestazione la destinazione da parte del Comune di Massa Lombarda degli importi resi disponibili ai fini dell’estinzione e riduzione anticipata del debito. La lettera del comma 6 dell’art. 16 in precedenza richiamato impone l’obbligo di comunicazione entro il termine perentorio ivi previsto (31 marzo 2013), con le conseguenze patrimoniali in caso di mancato adempimento, per la sola ipotesi di “importo non utilizzato per l’estinzione e la riduzione anticipata del debito”. Il chiaro dato letterale della norma e l’affidamento su esso riposto dal Comune appellante non consente di dare ingresso a interpretazioni extratestuali, fondate sulla ratio di consentire al Ministero dell’ Interno di conoscere in ogni caso le modalità di impiego dei fondi. Il Comune ha reso edotto il Ministero, entro termine ristretto, di avere destinato alla riduzione del debito le complessiva somma di euro 43.958,96, in eccedenza alle risorse rese disponibili in base al patto di stabilità interna. Conclude, il Consiglio di Stato, aggiungendo che la natura sostanzialmente afflittiva della previsione di cui all’art. 16, comma 6 bis, sul recupero forzoso delle somme non utilizzate, porta ad escludere ogni interpretazione estensiva di applicazione della norma oltre i casi in essa espressamente contemplati.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 23.10.2015 n. 4895

 
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Il Consiglio di Stato Sez. III con sentenza del 23.10.2015 n. 4895 ha esaminato ed accolto l'appello proposto da un Comune con il quale impugnava la statuizione del Tar nella quale avevano formato oggetto di contestazione, unitamente agli atti di indirizzo e regolamentari, le determinazioni del Min ... Continua a leggere

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sabato 10 ottobre 2015 10:46

Città Metropolitane e province: in G.U. la ripartizione e attribuzione del Fondo sperimentale di riequilibrio

segnalazione del Decreto del Ministero dell'Interno in Gazzetta Ufficiale n. 234 del 8.10.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n.234 del 8.10.2015 il Decreto del Ministero dell'Interno 29 settembre 2015 recante "Ripartizione e attribuzione del Fondo sperimentale di riequilibrio per le citta' metropolitane e le province delle regioni a statuto ordinario, per l'anno 2015".

segnalazione del Decreto del Ministero dell'Interno in Gazzetta Ufficiale n. 234 del 8.10.2015

 
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mercoledì 7 ottobre 2015 23:04

Contenzioso tributario e interpelli: in Gazzetta Ufficiale le misure del nuovo sistema fiscale

segnalazione del D.lgs n. 156/2015 pubblicato sulla G.U. n. 233 del 7.10.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.233 del 7.10.2015 - Suppl. Ordinario n. 55 - il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 recante "Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della legge 11 marzo 2014, n. 23". Il D.lgs, contenente 13 articoli, entrerà in vigore il 22.10.2015

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mercoledì 7 ottobre 2015 22:54

Fisco: in G.U. le misure per la semplificazione e razionalizzazione della riscossione

segnalazione del decreto legislativo n. 159/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7.10.2015

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.233 del 7.10.2015 - Suppl. Ordinario n. 5, il decreto legislativo 24.9.2015 n. 159 recante "Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell'articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 11 marzo 2014, n. 23". Il D.lgs entrerà in vigore il 22.10.2015 e si compone di 15 articoli.

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martedì 6 ottobre 2015 21:50

IMU e TASI: la risoluzione del MEF sugli immobili utilizzati dalle casse edili

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della risoluzione del Dipartimento delle Finanze n. 8 del 5.10.2015

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Il MEF, Dipartimento delle Finanze, con risoluzione n. 8 del 5.10.2015 ha risposto al quesito in materia di "Imposta municipale propria (IMU) e Tributo per i servizi indivisibili (TASI). Immobili utilizzati da enti non commerciali per l'attività previdenziale. Esenzione di cui all'art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504". Quesito. In particolare con la risoluzione in esame sono stati forniti chiarimenti in merito all'applicazione dell'esenzione prevista dall'art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504 relativamente agli immobili utilizzati dalle casse edili. Accedi alla risoluzione.

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giovedì 17 settembre 2015 18:18

Violazioni del Codice della Strada accertate dalla Polizia di Stato: in Gazzetta la determinazione delle spese di notifica e di accertamento

segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 214 del 15.9.2015

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A decorrere dal 15 settembre 2015 le spese di accertamento e di notifica dei verbali di contestazione di violazioni al codice della strada, da porre a carico dei responsabili del pagamento delle sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada accertate da personale della Polizia di Stato, sono determinate in Euro 15,23, I.V.A. compresa, composti da Euro 11,86, I.V.A. compresa, e da Euro 3,37, I.V.A. compresa, quali spese di notifica e di accertamento. È quanto stabilito nel decreto del Ministero dell'Interno del 8.7.2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15.9.2015

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A decorrere dal 15 settembre 2015 le spese di accertamento e di notifica dei verbali di contestazione di violazioni al codice della strada, da porre a carico dei responsabili del pagamento delle sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada accertate da personale della Polizia di St ... Continua a leggere

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martedì 18 agosto 2015 18:12

Rapporti tra fisco e contribuenti: in G.U. il decreto legislativo sulla certezza del diritto

segnalazione del D.lgs n. 128/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18.8.2015

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Entreranno in vigore il 2 settembre p.v. le disposizioni sulla "certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23" introdotte dal Decreto legislativo n. 128/2015 pubblicato sulla G.U. n. 190 del 18 agosto 2015.

segnalazione del D.lgs n. 128/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18.8.2015

 
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Entreranno in vigore il 2 settembre p.v. le disposizioni sulla "certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23" introdotte dal Decreto legislativo n. 128/2015 pubblicato sulla G.U. n. 190 del 18 agosto 201 ... Continua a leggere

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giovedì 13 agosto 2015 11:18

Corte dei Conti: è nulla la costituzione in giudizio se i convenuti in conflitto d'interessi hanno dato mandato allo stesso avvocato

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia del 4.8.2015 n. 142

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Secondo consolidata giurisprudenza, la colpevolezza degli Organi politici, che hanno posto in essere provvedimenti ritenuti forieri di danno, può non assurgere a gravità perseguibile, nel caso in cui gli stessi abbiano adottato le contestate decisioni sulla base del parere di un organo tecnico. Sulla base di tale principio la Corte dei Conti in Comune lombardo ha analizzato d'ufficio la posizione del Sindaco, del Vice Sindaco, dell'Assessore ed del Responsabile del Servizio Finanziario che -citati in giudizio dalla Procura per il danno erariale conseguente ad una delibera di conferimento di un incarico adottata sulla base del parere favorevole del Responsabile del Servizio Finanziario in ordine alla regolarità contabile della proposta di deliberazione - si sono costituiti in giudizio con il medesimo avvocato. In particolare, la Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia nella sentenza del 4.8.2015 n. 142 ha esaminato la questione dell’esistenza di un reciproco conflitto di interessi tra i convenuti proprio in considerazione della costituzione in giudizio con il medesimo difensore. A tal fine la Corte ha richiamato la giurisprudenza della Suprema Corte secondo la quale “la costituzione in giudizio di più parti per mezzo di uno stesso procuratore, cui sia stato conferito il mandato con un unico atto da tutte sottoscritto, è valida solo quando fra le medesime parti non vi sia un conflitto di interessi” (Cass. Civ. Sez. III°, sentenza n. 8842/04). Pertanto, la sussistenza di un siffatto conflitto costituisce un limite intrinseco al conferimento della procura, da parte di più soggetti allo stesso Avvocato che, in tale situazione, è impossibilitato “a svolgere contemporaneamente attività difensive per conto di portatori di pretese collidenti” (Cass. Civ. Sez. II°, n. 21350/05). Ancor più recentemente la Suprema Corte ha affermato che “… nel caso in cui tra due o più parti sussista conflitto di interessi (tanto attuale, quanto virtuale), è inammissibile la loro costituzione in giudizio a mezzo di uno stesso procuratore, al quale sia stato conferito mandato con un unico atto, e ciò anche in ipotesi di “simultaneus processus”, dato che il difensore non può svolgere contemporaneamente attività difensiva in favore di soggetti portatori di istanze confliggenti, investendo siffatta violazione il diritto di difesa ed il principio del contraddittorio, valori costituzionalmente garantiti” (Cass. Civ. Sez. III°, n. 15884/13). In materia, la giurisprudenza contabile è in linea con l’orientamento della Corte di Cassazione (cfr. su tutte Sezione III° n. 156 del 28 febbraio 2012; n. 798 del 6 dicembre 2012 e n. 605 del 20 settembre 2013). Sulla base di tale copiosa giurisprudenza, la Corte dei Conti ha rilevato - tenuto conto che la Responsabile del Settore Finanziario, si è costituita congiuntamente ai Membri della Giunta Comunale, con unica memoria del medesimo difensore - il conflitto di interessi tra i convenuti statuendo che ciò comporta, per pacifica e risalente giurisprudenza, la nullità della costituzione in giudizio e la conseguente dichiarazione di contumacia dei convenuti (cfr. in proposito Cass. Sez. III° n. 2779/68). La sentenza nel merito si occupa inoltre del danno erariale derivante dal conferimento di incarichi esterni. Per approfondire leggi il testo integrale.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale della Regione Lombardia del 4.8.2015 n. 142

 
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Secondo consolidata giurisprudenza, la colpevolezza degli Organi politici, che hanno posto in essere provvedimenti ritenuti forieri di danno, può non assurgere a gravità perseguibile, nel caso in cui gli stessi abbiano adottato le contestate decisioni sulla base del parere di un organo tecnico. Su ... Continua a leggere

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martedì 11 agosto 2015 13:35

Sistema di tesoreria unica, inserita l'Autorità Nazionale Anticorruzione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del DPCM pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10.8.2014

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10.8.2015 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26.6.2015 recante "Inserimento dell'Autorita' nazionale anticorruzione nella tabella A allegata alla legge 29 ottobre 1984, n. 720, istitutiva del sistema di tesoreria unica per enti ed organismi pubblici". In tal modo è stata esclusa dalla tabella A la soppressa AVCP sostituendola con l'ANAC.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del DPCM pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10.8.2014

 
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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 184 del 10.8.2015 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 26.6.2015 recante "Inserimento dell'Autorita' nazionale anticorruzione nella tabella A allegata alla legge 29 ottobre 1984, n. 720, istitutiva del sistema di tesoreria unica per ent ... Continua a leggere

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domenica 19 luglio 2015 14:35

Riconoscibilità di compensi a componenti di Amministrazioni in società pubbliche: il parere della Corte dei Conti

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna n. 50 del 13.7.2015

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Il Commissario Straordinario della Provincia di Cagliari ha chiesto il seguente parere: “se il combinato disposto dell’articolo 1, comma 725, della legge 296/2006 con la nuova formulazione dell’art. 4, comma 4 del decreto legge n. 90/2014 possa essere interpretato nel senso che il limite dell’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nel 2013 debba essere riferito al compenso lordo annuale, onnicomprensivo, attribuito al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione in quanto membri dell’organo collegiale di direzione, mentre l’indennità di risultato, essendo eventuale e distribuibile solo al raggiungimento di un determinato risultato (nel caso di produzione di utili) e per importi da determinarsi entro parametri prefissati [(non superiore al doppio del compenso onnicomprensivo (compenso più rimborsi spese documentati)] possa essere comunque attribuito anche in eccedenza del valore pari all’80 per cento conseguito nel 2013 (riferito alla sola quota fissa ). La Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna nel parere n. 50 del 13.7.2015 ha evidenziato come la richiesta di parere verte sul significato da attribuire alla riduzione disposta dall’art. 4, comma 4, del D.L. n. 95 del 2012, come modificato dall’art. 16 del D.L. n. 90 del 2014 convertito nella legge n. 114 del 2014. Nella parte che rileva per il presente esame, tale norma prevede che, con riferimento alle società controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che abbiano conseguito nell’anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di amministrazioni pubbliche superiore al 90 per cento dell’intero fatturato, “a decorrere dal 1° gennaio 2015, il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori di tali società …. non può superare l’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nell’anno 2013.” Il successivo comma 5 estende l’applicazione di questo tetto di spesa alle società a totale partecipazione pubblica, diretta o indiretta. La norma si inserisce nel disegno del legislatore di contenere la spesa sostenuta dalle amministrazioni pubbliche per le società partecipate.Medesima finalità persegue l’altra norma richiamata nella richiesta di parere (art. 1, comma 725, della legge n. 296 del 2006, come modificato dal comma 12 dell’art. 61 del D.L. n. 112 del 2008). Peraltro, come già affermato da altre Sezioni della Corte dei conti (Sez. Lombardia deliberazione n. 88/2015/PAR) è diverso l’ambito delle due discipline, infatti “la finanziaria 2007 introduce un limite al compenso del singolo amministratore (presidente o componente di c.d.a.) di società partecipate da comuni e province”, mentre il D.L. n. 95/2012 “pone un limite ai costi complessivamente sostenuti dalle amministrazioni pubbliche per gli amministratori delle società controllate, o interamente partecipate, riferendolo alla spesa storica sostenuta per l’intero organo di amministrazione nel 2013”. Di conseguenza entrambe le norme devono essere applicate. Infatti, nella logica complessiva di progressivo contenimento dei costi degli organismi partecipati dagli enti locali perseguita dal legislatore, la normativa più recente chiude spazi lasciati aperti da quella più risalente nel tempo. La Sezione ritiene, pertanto, che non vi siano elementi per discostarsi dall’interpretazione fornita nel precedente sopra richiamato e ribadisce che il limite dell’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nel 2013 si applica al trattamento economico complessivamente considerato, comprensivo del compenso fisso e dell’eventuale indennità da corrispondere sulla base degli utili realizzati.Pertanto l’indennità di risultato potrà essere riconosciuta, nei limiti di cui all’art. 1, comma 725 della legge n. 296/2006, solo se l’onere complessivo, così determinato, a carico dell’ente non superi l’80 per cento di quello sostenuto nel 2013.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna n. 50 del 13.7.2015

 
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Il Commissario Straordinario della Provincia di Cagliari ha chiesto il seguente parere: “se il combinato disposto dell’articolo 1, comma 725, della legge 296/2006 con la nuova formulazione dell’art. 4, comma 4 del decreto legge n. 90/2014 possa essere interpretato nel senso che il limite dell’80 pe ... Continua a leggere

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domenica 19 luglio 2015 14:20

Diritti di rogito: il parere della Corte dei Conti sulla ripartizione dell'introito tra più segretari comunali succedutesi nello stesso anno

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna n. 52 del 13.7.2015

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Il Sindaco di Elmas ha chiesto parere domandando come “andrà ripartito l’introito annuale proveniente dai cc.dd. diritti di rogito nel caso in cui, durante lo stesso anno, si siano succeduti presso l’Ufficio di Segreteria comunale due segretari ( il secondo in veste di supplente a scavalco) e il primo di essi risulti eventualmente avere già raggiunto il limite del quinto del suo stipendio in godimento di cui all’art. 10 comma 2-bis del D.L. n. 90/2014, convertito in legge 114/2014. Più specificamente, può il Comune denegare al secondo Segretario supplente ogni riparto ( pur non raggiungendo quest’ultimo il limite di cui sopra ) sul presupposto che il quinto dello stipendio in godimento non costituirebbe un limite soggettivo ma oggettivo per l’ente?”. Il parere richiesto, concernente quindi l’applicazione da darsi alla disciplina introdotta dall’art. 10 del D.L. 24 giugno 2014 n. 90, convertito il legge 11 agosto 2014 n. 114, è oggettivamente ammissibile in quanto riguarda modalità di incremento e tutela delle entrate del bilancio del comune (a titolo di diritti di segreteria). La Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna n. 52 con parere del 13.7.2015 ha previsto che "La norma oggetto di quesito reca il titolo abrogazione dei diritti di rogito del segretario comunale e provinciale e abrogazione della ripartizione del provento annuale dei diritti di segreteria . A tal fine il cit. art. 10 comma 1 del D.L. 90/2014 dispone l’abrogazione dell’art. 41 comma 4 della legge n. 312/1980, il quale prevedeva l’obbligo di attribuire al segretario rogante una quota del provento spettante all’ente, a titolo di diritti di segreteria, pari al 75% e fino ad un massimo di un terzo dello stipendio in godimento ( da conteggiarsi nell’ambito del 90% di tale tipologia d’entrata, di spettanza dell’ente ai sensi dell’art. 30 comma 2 della legge 734/1973 come di seguito si esporrà). A fronte di tale abrogazione, la nuova disciplina di cui all’ art. 10 del D.L. 90/2014 comma 2 bis ammette l’attribuzione dei diritti di segreteria limitatamente agli enti privi di dipendenti con qualifica dirigenziale e comunque ai soli segretari comunali che non rivestono qualifica dirigenziale; detta disciplina prevede, quindi, che una quota del provento annuale dei diritti di segreteria sia attribuita al segretario comunale rogante ( non dirigente ) in misura non superiore ad un quinto dello stipendio in godimento. I presupposti così fissati dalla normativa per il riconoscimento dei diritti di rogito rendono manifesta la sua finalità, consistente nel determinare risparmi di spesa ovvero incremento di entrate disponibili per le amministrazioni locali ( in tali termini la relazione tecnica alla legge, legislatura 17°- dossier n. 57, senato.it ) . Tale finalità risulta confermata anche per effetto della modifica apportata dallo stesso art. 10 comma 2 D.L. 90/2014 all’art. 30 comma 2 della legge 734/1973, secondo cui ora si prevede che il provento annuale dei diritti di segreteria è attribuito integralmente al comune o alla provincia ( mentre tale provento era già devoluto all’ente locale solo per il 90% e per il restante 10% al Ministero dell’interno ). Con riguardo alla nuova disciplina sulla materia dei diritti di rogito recentemente è intervenuta la delibera n. 21/SEZAUT/2015/QMIG del 24 giugno 2015, attraverso la quale la Sezione delle autonomie, chiarito che i diritti di rogito competono ai soli segretari di fascia C, precisa che le somme destinate al pagamento dell’emolumento in questione devono intendersi al lordo di tutti gli oneri accessori connessi all’erogazione, ivi compresi quelli a carico dell’ente. Nel merito del quesito sollevato dal Comune di Elmas va precisato che la quota dei proventi già riconosciuta ai segretari ( diritti di rogito ) ai sensi dell’abrogato art. 41 comma 4 della legge 312/1980, era stataunivocamente intesa come importo massimo teorico annuale consentito a carico del bilancio dell’ente, indipendentemente dal numero dei soggetti beneficiari, cioè delle diverse vicende sostitutorie intervenute nello svolgimento dell’attività rogante (v. sez. controllo Toscana n. 170/2013 ). Negli stessi termini si rinvengono atti d’indirizzo ministeriali. “…In conclusione, l’amministrazione deve sapere fin dall’inizio dell’esercizio quale potrà essere l’onere finanziario da sopportare per compensare l’esercizio dell’attività di rogito e tale risultato è raggiungibile solo attraverso la fissazione di un unico plafond di riferimento, indipendentemente dal numero dei soggetti che si succedono nell’attività medesima” ( circolare Ministero economia e finanze n. 0042171 del 7 aprile 2008 ). In ordine, inoltre, alle concrete modalità di corresponsione dei diritti di rogito, era stato individuato il metodo dell’accantonamento delle risorse disponibili e della proporzionale liquidazione a consuntivo, a seconda della misura di partecipazione all’attività rogatoria da parte di ciascun beneficiario. Concludendo, va ribadito che negli enti con personale dirigenziale non si configura alcun obbligo di attribuzione in favore dei segretari comunali roganti dei diritti di rogito (diritti di segreteria ). Tale fattispecie si configura solo in presenza delle condizioni contemplate dalla norma in esame, ovvero può darsi luogo all’attribuzione di una quota dei diritti di segreteria solo negli enti sprovvisti di dipendenti con qualifica dirigenzialee, quindi, anche ai segretari comunali privi della qualifica dirigenziale. In sostanza l’ente non dispone sulla materia di libertà di determinazione, dovendosi perseguire scelte gestionali sempre rivolte a tutelare l’incremento delle entrate in questione e a non depauperarle. A tale scopo risultano dettate le norme esaminate, le quali prevedono da un lato l’integrale devoluzione in favore dell’ente locale della presente tipologia dientrate, dall’altro la piena conservazione delle entrate stesse con eccezione dei casi in cui l’ente non disponga di figure dirigenziali, in tal caso consentendo l’attribuzione di quote di tali diritti a chi svolga funzioni di segretario rogante. Rispondendo al quesito si precisa che la normativa pone, tuttavia, un limite massimo annuale a tale onere a carico del bilancio dell’ente,secondo quanto testualmente recita l’art. 10 comma 2 bis del D.L. 90/2014 ( “…una quota del provento annuale spettante al comune…..” ),in quanto la quota del provento da attribuirsi per ciascun anno non può essere complessivamente superiore ad un quinto dello stipendio in godimento del segretario rogante, e ciò indipendentemente dalle eventuali vicende sostitutorie intervenute. In sede applicativa, pertanto, la quota di diritti da riconoscersi al singolo segretario rogante deve essere calcolata in relazione all’attività svoltanell’anno, e quindi la ripartizione della quantificazione tra i beneficiari dovrà fare riferimento ai periodi della rispettiva partecipazione all’attività rogante ( v. anche sez. controllo Lazio n. 21/2015 ).".

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domenica 19 luglio 2015 13:50

Segretari Comunali: il parere della Corte dei Conti sui diritti di rogito

segnalazione del Prof. avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 141/PAR/2015

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Il Sindaco del Comune di Capurso ha chiesto il parere alla Corte dei Conti al fine di pervenire ad una corretta interpretazione delle disposizioni introdotte dall’art. 10, comma 2 bis, del D. L. 24/06/2014 n. 90 convertito con modificazioni dalla L. 11/08/2014 n. 114 in materia di diritti di rogito dei segretari comunali. In particolare, il comma 2 bis dell’art. 10 del su richiamato D. L. n. 90/2014 prevede che: ”negli enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale, e comunque a tutti i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota del provento annuale spettante al comune ai sensi dell'articolo 30, secondo comma, della legge 15 novembre 1973, n. 734, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, per gli atti di cui ai numeri 1, 2, 3, 4 e 5 della tabella D allegata alla legge 8 giugno 1962, n. 604, e successive modificazioni, è attribuita al segretario comunale rogante, in misura non superiore a un quinto dello stipendio in godimento”. Il Sindaco, dopo aver specificato che il Comune di Capurso non dispone di alcun dipendente con qualifica dirigenziale in dotazione organica; è inserito nella classe II ai fini dell’assegnazione del segretario comunale e vi presta servizio un segretario comunale di fascia A, richiede alla Sezione se possano riconoscersi al segretario comunale, nei limiti stabiliti dalla norma vigente, i diritti di rogito per i contratti stipulati dal Comune e rogati dallo stesso segretario. Infine, il quesito richiama i contrastanti pareri emessi dalle Sezioni regionali circa la modalità di riconoscere il diritto all’emolumento a favore del segretario comunale. La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia con il parere n. 141/PAR/2015 ha statuito che: "L’art. 10, comma 2 bis, del D. L. n. 90/2014 prevede che: ”negli enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale, e comunque a tutti i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota del provento annuale spettante al comune ai sensi dell'articolo 30, secondo comma, della legge 15 novembre 1973, n. 734, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, per gli atti di cui ai numeri 1, 2, 3, 4 e 5 della tabella D allegata alla legge 8 giugno 1962, n. 604, e successive modificazioni, è attribuita al segretario comunale rogante, in misura non superiore a un quinto dello stipendio in godimento”. Deve aggiungersi che il comma 2 del su richiamato art. 10 del D. L. n. 90/2014 ha integralmente sostituito l'articolo 30, comma 2, della L. 15/11/1973, n. 734, disponendo che il provento annuale dei diritti di segreteria deve essere attribuito integralmente al Comune o alla Provincia.La Sezione delle Autonomie, con deliberazione n. 21/SEZAUT/2015/QMIGdepositata in data 24/06/2015, in presenza di contrasti interpretativi tra le Sezioni regionali di controllo rilevati, peraltro, anche dalla richiesta di parere in esame, ha enunciato i seguenti principi di diritto: “alla luce della previsione di cui all’art. 10, comma 2 bis del D. L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, i diritti di rogito competono ai soli segretari di fascia C. In difetto di specifica regolamentazione nell’ambito del CCNL di categoria successivo alla novella normativa i predetti proventi sono attribuiti integralmente ai segretari comunali, laddove gli importi riscossi dai Comune, nel corso dell’esercizio, non eccedono i limiti della quota del quinto della retribuzione in godimento del segretario. Le somme destinate al pagamento dell’emolumento in parola devono intendersi al lordo di tutti gli oneri accessori connessi all’erogazione, ivi compresi quelli a carico degli enti”. Infatti, la Sezione delle Autonomie, con la citata deliberazione, alla quale le Sezioni regionali sono tenute a conformarsi, ha condiviso l’orientamento più rigoroso espresso dalla Sezione regionale di controllo per il Lazio che ha ritenuto che il richiamo della disposizione normativa di cui al comma 2 bis dell’art. 10 del D. L. n. 90/2014 ai “segretari che non hanno qualifica dirigenziale” è da intendersi in senso atecnico posto che ai segretari comunali e provinciali non è attribuita la qualifica dirigenziale ma per alcune categorie il trattamento stipendiale è equiparato a quello spettante ai dirigenti ed ha sottolineato, alla luce dell’art. 32 del CCNL 2011, che la norma si riferirebbe ai segretari comunali appartenenti alla fascia C il cui trattamento tabellare stipendiale non è equiparato a quello del personale dirigenziale concludendo, quindi, che i diritti di rogito non possano riconoscersi ai segretari che godano di equiparazione alla dirigenza sia essa assicurata dall’appartenenza alle fasce A e B sia essa un effetto del galleggiamento in ipotesi di titolarità in enti privi di dipendenti con qualifica dirigenziale (Sezione regionale di controllo per il Lazio, deliberazione n. 21/2015/PAR). Tale interpretazione, secondo la Sezione delle Autonomie, si coniuga con la tendenza legislativa a ricondurre entro ristretti limiti le fattispecie che importino deroghe, o comunque temperamenti, al fondamentale principio di omnicomprensività della retribuzione. Con la su richiamata deliberazione n. 21/SEZAUT/2015/QMIG, la Sezione delle Autonomie ha, inoltre, rilevato che da un’interpretazione rigorosamente incentrata sul dato testuale della norma non possa desumersi l’attribuzione in favore degli enti interessati della possibilità di determinare la quota del provento da erogare mediante un’autonoma regolamentazione evidenziando che i proventi in esame sono attribuiti integralmente al segretario comunale laddove gli importi riscossi dai Comune, nel corso dell’esercizio, non eccedano i limiti della quota del quinto della retribuzione in godimento del segretario. Tale conclusione, secondo la prospettazione operata dalla Sezione delle Autonomie, appare coerente con la ratio sottesa alle disposizioni che hanno modificato la disciplina dei diritti di rogito attribuendo l’integralità del gettito all’ente locale nonché all’ipotesi derogatoria prevista dal comma 2 bis dalla cui applicazione non possono derivare maggiori spese per l’ente.

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Il Sindaco del Comune di Capurso ha chiesto il parere alla Corte dei Conti al fine di pervenire ad una corretta interpretazione delle disposizioni introdotte dall’art. 10, comma 2 bis, del D. L. 24/06/2014 n. 90 convertito con modificazioni dalla L. 11/08/2014 n. 114 in materia di diritti di rogito ... Continua a leggere

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domenica 19 luglio 2015 13:23

Processo contabile: spetta al Procuratore provare l’esistenza del danno erariale, in mancanza di elementi certi, il giudice deve respingere la domanda

segnalazione del Prof. avv. Enrico Michetti della sentenza della Corte dei Conti

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Nel processo contabile spetta al Procuratore provare l’esistenza del danno erariale per cui, già in relazione alla mancanza di elementi certi sulla sussistenza di un pregiudizio risarcibile caratterizzato da certezza ed attualità, il giudice deve respingere la domanda. È quanto sancito dalla Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale per la Regione Lazio nella sentenza del 15.7.2015 n. 338 nella quale il Collegio ha precisato che: "La certezza probatoria del postulato danno erariale va poi comunque correlata al principio generale secondo cui l’azione di responsabilità non può costituire il mezzo attraverso il quale si introducono nel giudizio addebiti generici ed eterogenei, privi di sindacato critico sui fatti specifici e concreti che si intendono contestare".

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Nel processo contabile spetta al Procuratore provare l’esistenza del danno erariale per cui, già in relazione alla mancanza di elementi certi sulla sussistenza di un pregiudizio risarcibile caratterizzato da certezza ed attualità, il giudice deve respingere la domanda. È quanto sancito dalla Corte ... Continua a leggere

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