Contratti Pubblici e Servizi Locali


GIURISPRUDENZA

Nella lex specialis la stazione appaltante deve predeterminare i criteri e i sub-criteri di valutazione nonché il loro specifico peso

Consiglio di Stato

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La lex specialis deve consentire ai concorrenti di conoscere preventivamente la rilevanza, in termini di punteggio, di ciascun sub-criterio onde evitare di precludere di fatto, agli operatori economici interessati, di predisporre l’offerta in modo da valorizzare quegli aspetti tecnico-qualitativi cui la stazione appaltante intendeva riconoscere maggiore rilevanza. Il d l.vo n. 152/2008 (terzo decreto correttivo del codice dei contratti pubblici), in adesione al parere espresso dalla Adunanza Consultiva del Consiglio di Stato del 14.7.2008, ha espunto dall’art. 83 comma 4 del codice, l’inciso secondo cui ”.. la commissione giudicatrice prima della apertura delle buste contenenti le offerte fissa in generale i criteri motivazionali cui si atterrà per attribuire a ciascun criterio e sub-criterio di valutazione il punteggio tra il minimo e il massimo prestabiliti dal bando”. La modifica normativa conferma, quindi, che il giudizio espresso dalla commissione di gara deve trovare il suo substrato nella puntuale e rigorosa predeterminazione di criteri e sub-criteri di valutazione nonché del loro specifico peso ponderale da parte della stazione appaltante in sede di preventiva redazione della lex specialis. Né assume rilevo la circostanza che la commissione di gara tenti di sopperire all’incontestabile mancata indicazione nella lex specialis di sub-pesi o sub-punteggi attraverso una relazione posta in calce ai verbali di gara. Tale modus operandi si configura, infatti, come il tentativo della commissione di sanare in via postuma la illegittimità in cui era incorsa la stazione appaltante all’atto della redazione della lex specialis e giammai tale motivazione postuma può considerarsi surrogatoria della mancata prefissione di precisi criteri di valutazione.

Consiglio di Stato

 
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La lex specialis deve consentire ai concorrenti di conoscere preventivamente la rilevanza, in termini di punteggio, di ciascun sub-criterio onde evitare di precludere di fatto, agli operatori economici interessati, di predisporre l’offerta in modo da valorizzare quegli aspetti tecnico-qualitativi c ... Continua a leggere

 

Le prescrizioni del bando che comminano l'esclusione non sono valutabili dalla commissione di gara

Consiglio di Stato

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Confermato dal Consiglio di Stato il principio ormai consolidato in giurisprudenza secondo cui qualora il bando commini l’esclusione obbligatoria dalla gara, l’amministrazione è tenuta a dare precisa ed incondizionata esecuzione a tali prescrizioni, senza alcuna possibilità di valutazione.

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Scelta del socio privato ai fini dell'affidamento della gestione del servizio farmacia

Consiglio di Stato

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E’ pacificamente acquisito che, per quanto riguarda la tutela giurisdizionale della parte privata, nella fase della scelta del contraente vi è la giurisdizione del giudice amministrativo; successivamente rientrano nella giurisdizione del giudice civile tutte le controversie relative all’esecuzionedel contratto, ivi comprese quelle relative alla risoluzione per inadempimento o maladempimento ovvero all’esercizio del diritto di recesso, ove previsto dalle clausole contrattuali.

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Nessun diritto di proroga in capo al gestore uscente alla scadenza del contratto

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In assenza di puntuali obblighi giuridici o contrattuali in tal senso, l’amministrazione non è affatto tenuta a prorogare il servizio in atto con il gestore uscente alla scadenza del precedente rapporto contrattuale e fino alla stipulazione del nuovo contratto, all’esito della rinnovata procedura selettiva. L'utilità meramente eventuale del gestore uscente a proseguire il servizio, costituisce un semplice interesse di fatto che non le attribuisce alcuna autonoma legittimazione alla impugnazione degli atti della gara, una volta accertato che essa non aveva titolo a partecipare alla contestata procedura selettiva.

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Realizzazione di opere pubbliche: termine ridotto a 30 giorni per proporre appello

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Tutte le controversie aventi ad oggetto provvedimenti a qualsivoglia titolo concernenti le procedure di realizzazione di opere pubbliche o di pubblica utilità, sono sottoposte alla regola del dimezzamento dei termini processuali ordinari salve le eccezioni divisate dal comma 2, dell'art. 119 c.p.a.di guisa che va dichiarata la irricevibilita' del ricorso in appello, notificato oltre il termine perentorio dimidiato di 30 giorni dalla notificazione della sentenza.

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Differenza tra la certificazione antimafia delle Camere di Commercio e l'Informativa antimafia del Prefetto

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Il rilascio di certificazione antimafia da parte della locale Camera di Commercio ha natura, finalità e contenuto di valenza ben diversa dall’interdittiva antimafia. Invero, quest'ultima non deve necessariamente collegarsi ad accertamenti in sede penale di carattere definitivo e certo sull’esistenza della contiguità con organizzazioni malavitose e del condizionamento in atto dell’attività di impresa, ma può essere sorretta da elementi sintomatici ed indiziari da cui emergano gli elementi di pericolo di dette infiltrazioni mafiose. Pertanto, il Consiglio di Stato ha inteso ribadire l’orientamento consolidato, secondo cui, l’efficacia interdittiva proviene direttamente dalla valutazione del Prefetto, per cui alla stazione appaltante non sono riconosciuti né il potere discrezionale né l’onere di verificare la portata e i presupposti dell’informativa, posto che i citati provvedimenti derivano direttamente dall’atto prefettizio e sono vincolati al giudizio circa il pericolo di infiltrazione maturato dal Prefetto.

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Aggiudicazione appalto: insindacabilità nel merito del giudizio della Commissione di gara

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Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ribadisce il principio secondo cui i giudizi valutativi espressi dalla Commissione non sono sindacabili nel merito, e sono, viceversa, legittima espressione di discrezionalità se non affetti da macroscopici vizi logici, disparità di trattamento, erroremanifesto, rientrando nel potere valutativo quello di ritenere migliore un progetto che contiene elementi maggiormente specifici.

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La stazione appaltante decide sull'esclusione dalla gara per anomalia dell'offerta

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Le operazioni tecniche di verifica di anomalia possono essere condotte direttamente dalla stazione appaltante, o da apposita commissione all’uopo nominata, che può essere diversa dalla commissione di gara (artt. 88, comma 1-bis, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 e 121, commi 2 e 5, d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207). In ogni caso, l’esclusione per anomalia non è mai atto di competenza della commissione incaricata della verifica di anomalia, ma sempre della stazione appaltante e per essa del soggetto che presiede la gara (artt. 88, comma 7, d.lgs. n. 163 del 2006 e art. 121, comma 3, d.P.R. n. 207 del 2010).

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Conseguenze della presenza del rappresentante dell'impresa esclusa alle seduta di gara

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Se l’impresa assiste, tramite proprio rappresentante, alla seduta in cui vengono adottate le determinazioni sulle offerte anomale, è in detta seduta che l’impresa acquisisce la piena conoscenza del provvedimento, ed è dalla data di detta seduta che decorre il termine per impugnare il provvedimentomedesimo; la presenza di un rappresentante della ditta partecipante alla gara di appalto nella riunione nella quale la commissione giudicatrice ha escluso la ditta stessa dalla competizione non comporta ex se piena conoscenza dell’atto di esclusione ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione solo qualora non risulti che il rappresentante stesso era munito di mandato ad hoc, oppure rivestiva una specifica carica sociale, per cui la conoscenza avuta dal medesimo doveva ritenersi riferibile alla società concorrente.

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Tessera del tifoso: 1-1 palla al centro

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Prima vittoria per i tifosi al Consiglio di Stato, ma la guerra continua dinanzi al TAR. Il Consiglio di Stato ha annullato l'ordinanza cautelare emessa dal Tar Lazio che aveva respinto la richiesta cautelare proposta dalla Codacons avverso la determinazione, con la quale l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva disposto l’archiviazione della segnalazione del Codacons concernente presunte pratiche commerciali scorrette collegate al rilascio della tessera del tifoso. Secondo il Consiglio di Stato l’abbinamento inscindibile (e quindi non declinabile dall’utente) tra il rilascio della tessera di tifoso (istituita per finalità di prevenzione generale in funzione di una maggiore sicurezza negli stadi) e la sottoscrizione di un contratto con un partner bancario per il rilascio di una carta di credito prepagata potrebbe condizionare indebitamente (nella misura in cui si provi che l’uso della carta non sia funzionale ad assicurare le finalità proprie della tessera del tifoso) la libertà di scelta del tifoso-utente e potrebbe pertanto assumere i tratti di una pratica commerciale scorretta ai sensi del Codice del consumo. In tal senso depone il fatto che, per il tifoso, l’ottenimento della tessera appare condicio sine qua per poter essere ammesso, nelle giornate di trasferta della propria squadra, nel reparto dello stadio riservato agli ospiti, di guisa che appare verosimile che l’acquisizione di tale utilità potrebbe indurlo a compiere un’operazione commerciale (sottoscrizione della carta prepagata) che non avrebbe altrimenti compiuto. Su tali considerazioni il Consiglio di Stato ha riformato l'ordinanza del TAR, ma ai soli limiti della sollecita fissazione dell’udienza di merito in primo grado.

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Il rapporto di coniugio tra l'amministratore di una società ed un mafioso non basta per affermare l'esistenza di un pericolo di inquinamento mafioso a carico della società

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Nell’ambito dell’informativa prefettizia antimafia, al fine della sussistenza di un pericolo di inquinamento mafioso nell’ambito di una società, gli indizi devono avere un ragionevole grado di attendibilità, serietà e concordanza. Il solo rapporto di coniugio tra l’amministratore della società e un soggetto indagato, imputato o condannato per mafia, è un indizio rilevante, ma che deve essere corroborato da altri riscontri, atteso che il solo rapporto di coniugio non comprova senz’altro il pericolo di infiltrazione criminale.

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Interpretazione delle clausole del bando di gara

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In sede di gara pubblica, le clausole poste a pena di esclusione devono essere chiare e puntuali e, nella eventuale incertezza interpretativa, deve essere favorita, anche nell'ottica della più ampia partecipazione di concorrenti, una interpretazione meno restrittiva delle stessa che, comunque, nonlede la par condicio tra i concorrenti.

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Integrazione documentale nelle gare pubbliche

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Nelle gare pubbliche l'integrazione documentale è ammissibile solo per la documentazione attestante il possesso dei requisiti di partecipazione, per cui non è possibile rettificare, precisare o comunque modificare gli elementi costitutivi dell'offerta, e comunque essa non costituisce un obbligo assoluto ed incondizionato per la stazione appaltante, ma incontra precisi limiti applicativi ravvisabili nella necessità del rispetto della par condicio, atteso che l'art. 6, l. 7 agosto 1990 n. 241 non può essere invocato per supplire all'inosservanza di adempimenti procedimentali significativi o all'omessa produzione di documenti richiesti a pena di esclusione dalla gara.

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Falso innocuo del concorrente nella procedura di gara

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Le eventuali inesattezze delle dichiarazioni rese dai concorrenti nell’ambito di una procedura per l’affidamento di un contratto pubblico rilevano solo se idonee, effettivamente, ad incidere sullo svolgimento della gara.

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Il giudice di regola non può sindacare le scelte discrezionali della commissione giudicatrice

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Le valutazioni espresse dalle Commissioni giudicatrici in merito alle prove di concorso, seppure qualificabili quali analisi di fatti (correzione dell'elaborato del candidato con attribuzione di punteggio o giudizio) e non come ponderazione di interessi, costituiscono pur sempre l'espressione di ampia discrezionalità, finalizzata a stabilire in concreto l'idoneità tecnica e/o culturale, ovvero attitudinale, dei candidati, con la conseguenza che le stesse valutazioni non sono sindacabili dal giudice amministrativo, se non nei casi in cui sussistono elementi idonei ad evidenziarne uno sviamento logico od un errore di fatto, o ancora una contraddittorietà ictu oculi rilevabile. Ne consegue che il giudicante non può ingerirsi negli ambiti riservati alla discrezionalità tecnica dell'organo valutatore (e quindi sostituire il proprio giudizio a quello della Commissione), se non nei casi in cui il giudizio si appalesi viziato sotto il profilo della logicità, vizio la cui sostanza non può essere confusa con l'adeguatezza della motivazione, ben potendo questa essere adeguata e sufficiente e tuttavia al tempo stesso illogica.

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Modalità di indicazione negli atti di gara dei costi relativi alla sicurezza

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L’art. 86, comma 3 bis, e l’art. 87, comma 4, del Codice dei Contratti Pubblici impongono, anche per gli appalti di servizi e forniture, la specifica indicazione nell’offerta economica di tutti i costi relativi alla sicurezza. In particolare gli oneri della sicurezza – sia nel comparto dei lavori che in quelli dei servizi e delle forniture – devono essere distinti tra oneri, non soggetti a ribasso, finalizzati all’eliminazione dei rischi da interferenze (che devono essere quantificati dalla stazione appaltante nel DUVRI) ed oneri concernenti i costi specifici connessi con l’attività delle imprese che devono essere indicati dalle stesse nelle rispettive offerte, con il conseguente onere per la stazione appaltante di valutarne la congruità (anche al di fuori del procedimento di verifica delle offerte anomale) rispetto all’entità ed alle caratteristiche del lavoro, servizio o fornitura. L’art. 86, comma 3-bis, e l’art. 87, comma 4, del d. lgs. n. 163 del 2006 impongono la specifica stima ed indicazione di tutti i costi relativi alla sicurezza, tanto nella fase della “predisposizione delle gare di appalto” (e quindi nella predisposizione della documentazione di gara) quanto nella fase della formulazione dell’offerta economica. Peraltro, anche l’art. 26, comma 6, del d. lgs. n. 281 del 9 aprile 2008 (recante norme in materia di tutela della salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro), emanato in attuazione della delega prevista dall’art. 1, comma 1, della legge n. 123 del 2007, stabilisce che nella predisposizione delle gare di appalto e nella valutazione dell’anomalia delle offerte, nelle procedure di affidamento di appalti di lavori pubblici, di servizi e di forniture, gli enti aggiudicatori sono tenuti a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro ed al costo relativo alla sicurezza, “che deve essere specificamente indicato e risultare congruo rispetto all’entità e alle caratteristiche dei lavori, dei servizi o delle forniture”. Ciò significa che, negli atti di gara, devono essere specificamente indicati, separatamente dall’importo dell’appalto posto a base d’asta, i costi relativi alla sicurezza derivanti dalla valutazione delle interferenze, per i quali è precluso qualsiasi ribasso (art. 86, comma 3-bis. e comma 3-ter, del d. lgs. n. 163/2006), trattandosi di costi ritenuti necessari per la tutela dei soggetti interessati. Gli atti di gara devono poi prevedere che, nell’offerta economica, siano indicati gli altri oneri per la sicurezza (da rischio specifico) che sono variabili perché legati all’offerta economica delle imprese partecipanti alla gara. A loro volta le imprese partecipanti devono includere necessariamente nella loro offerta sia gli oneri di sicurezza per le interferenze (nella esatta misura predeterminata dalla stazione appaltante), sia gli altri oneri di sicurezza da rischio specifico (o aziendali) la cui misura può variare in relazione al contenuto dell’offerta economica, trattandosi di costi il cui ammontare è determinato da ciascun concorrente in relazione alle altre voci di costo dell’offerta

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Composizione qualificata della commissione di gara

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Fermo l'art. 84 del codice dei contratti pubblici che impone, in generale, la composizione qualificata della commissione di gara, il Consiglio di Stato precisa che la necessaria presenza di esperti all’interno delle commissioni di gara costituisce comunque un principio generale delle procedure selettive a contenuto tecnico.

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Fermo l'art. 84 del codice dei contratti pubblici che impone, in generale, la composizione qualificata della commissione di gara, il Consiglio di Stato precisa che la necessaria presenza di esperti all’interno delle commissioni di gara costituisce comunque un principio generale delle procedure sele ... Continua a leggere

 
 
 
 
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