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giovedì 27 dicembre 2012 08:57

Elezioni comunali: il Consiglio di Stato fa chiarezza in ipotesi di schede sparite, segni di riconoscimento del voto, indicazione nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza della scritta del candidato sindaco, di ulteriori vizi emersi solo in sede istruttoria innanzi al TAR

Consiglio di Stato

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La sentenza in esame viene attenzionata in quanto contiene un'elencazione di principi applicabile alle censure che ritualmente vengono sollevate nei ricorsi proposti avverso il verbale di proclamazione dell'elezione alla carica di sindaco di un Comune. In particolare nella sentenza si legge: - per le ipotesi in cui la scheda indicata dai ricorrenti non è stata rinvenuta in sede di istruttoria disposta dal TAR, il rilievo è da ritenersi infondato, perché privo di riscontro; - per le ipotesi in cui siano emersi ulteriori vizi emersi a seguito delle verifiche istruttorie disposte dal giudice in relazione alle originarie censure i relativi motivi aggiunti sono, per giurisprudenza di questo Consiglio, inammissibili (cfr. Consiglio di Stato, Sez. V, 22 settembre 2011, n. 5345); - per le ipotesi in cui si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta del candidato sindaco, è noto che, per giurisprudenza di questo Consiglio, la trascrizione del candidato sindaco nello spazio destinato all’indicazione della preferenza può e deve essere interpretata come conferma, benché superflua, del voto espresso per l’elezione del sindaco (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 28 settembre 2005, n. 5187; Consiglio di Stato, sez. V, 18 novembre 2004, n. 7561); tale principio si applica anche nell’ipotesi precedente, ove si volessero ritenere ammissibili le suddette censure, nonché per la Sezione 6, ove è stata rinvenuta una scheda sulla quale, oltre a risultare barrato il simbolo di lista, si rinviene, nello spazio destinato all’espressione del voto di preferenza, la scritta “Paolo” (che è il nome del candidato sindaco); - per le ipotesi in cui l’espressione del voto è accompagnata dal titolo di studio professionale, è ragionevole ritenere che essa non costituisca con certezza un segno di riconoscimento del voto, in quanto tale titolo è elemento distintivo del candidato, soprattutto in contesti di piccole dimensioni e di basso livello di alfabetizzazione; - per le ipotesi di riscontrato segno di riconoscimento, deve essere premesso che, secondo la giurisprudenza di questo Consiglio (cfr., ex multis, Consiglio di Stato, sez. V, 15 ottobre 2010, n. 7512), l'art. 64 del d.P.R. n. 570 del 1960, che contiene il relativo divieto deve interpretarsi nel senso che la nullità del voto contenuto in schede che presentino scritture o segni tali da far ritenere in modo inoppugnabile la volontà dell'elettore di far riconoscere il proprio voto, deve essere inteso in senso oggettivo, ossia considerando nulle quelle schede che rechino scritte o segni estranei alle esigenze di espressione del voto e che non trovino ragionevoli spiegazioni nelle modalità con cui l'elettore ha inteso esprimere il voto stesso; - per le ipotesi in cui non è barrato alcun simbolo di lista ed è presente l’indicazione del cognome nella lista corretta questo Consiglio ha già statuito circa l’estensione del voto alla lista cui appartiene il candidato indicato (Consiglio di Stato, sez. V, 4 marzo 2008, n. 817); - per le ipotesi in cui risulti scritto il nominativo del candidato Sindaco e, nello stesso tempo, risulti barrato il simbolo della lista n. 2, senza l’apposizione di alcun voto di preferenza, effettivamente non è dato sapere se tale voto sia stato attribuito alla lista n. 1 ovvero alla lista n. 2.

Consiglio di Stato

 
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giovedì 20 dicembre 2012 15:08

Le dimissioni dei consiglieri comunali dopo la proclamazione degli eletti e prima della prima seduta del Consiglio causa lo scioglimento del Consiglio Comunale: il caso del Comune di Isernia

Consiglio di Stato

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Il presente contenzioso riguarda la vicenda del c.d. “autoscioglimento” del Consiglio comunale di Isernia, provocato dalle dimissioni presentate da 17 consiglieri su 32, poco dopo la proclamazione degli eletti e prima della prima seduta del Consiglio comunale. Il Giudice di prime cure sentenza di primo grado che aveva ritenuto che in questo caso non si erano compiutamente determinati i presupposti per lo scioglimento in quanto le dimissioni dei 17 consiglieri erano state presentate nell’intervallo di tempo fra la proclamazione degli eletti e la prima seduta del Consiglio comunale e sino a che non sia stato accertato che un determinato consigliere è esente da cause di ineleggibilità, egli non può contribuire a determinare la vita dell’ente locale con il voto o con altre manifestazioni di volontà (quali, appunto, le dimissioni finalizzate allo scioglimento) che presuppongono la pienezza dei poteri. Il Consiglio di Stato, per contro ha ritenuto di far propria l’obiezione avanzata dall’appellante Ministero dell’Interno, che è la seguente: dato e non concesso che il consigliere eletto, in attesa della “verifica”, si trovi sub condicione, trattasi di condizione risolutiva e non sospensiva. Non si deve dire cioè che il consigliere non possa esprimere un valido voto, o dare le dimissioni finalizzate allo scioglimento, sino a che non sia stata dichiarata la inesistenza di cause di ineleggibilità; si deve dire, invece, che il consigliere è nella pienezza dei suoi poteri (incluso quello di concorrere a determinare lo scioglimento del consiglio con lo strumento delle dimissioni) sino a che non venga dichiarata la esistenza di una causa di ineleggibilità. E’ vero che la dichiarazione di ineleggibilità può avere effetto retroattivo, ma ciò non rende ipso facto invalidi gli atti compiuti nel frattempo; si deve infatti applicare il principio del “funzionario di fatto” grazie al quale, in linea di massima, gli atti compiuti restano validi, a meno che non siano stati impugnati nelle forme e nei termini dovuti facendo valere proprio il vizio del difetto di titolo di chi ha agito come funzionario. Che nelle more della verifica di cui all’art. 41 t.u. ogni singolo consigliere sia nella pienezza dei suoi poteri, e che la “verifica” di cui all’art. 41 (a differenza della vecchia “convalida”) non abbia effetti costitutivi (ma semmai demolitori nel caso si concluda con la dichiarazione di ineleggibilità) è comprovato non solo dalla chiara formulazione dell’art. 38, comma 4 («I consiglieri entrano in carica all'atto della proclamazione...») ma anche dalla considerazione che quell’atto potrebbe anche mancare. Ed invero, il consiglio neoeletto è tenuto dalla legge a procedere, come primo atto, alla verifica delle ineleggibilità, ma non è detto che se tale adempimento viene omesso le eventuali deliberazioni siano, per ciò solo, inefficaci. Peraltro il Consiglio potrebbe anche procedere formalmente alla verifica, ma non avvedersi della eventuale causa di ineleggibilità di un consigliere; oppure potrebbe avvedersene ma, dopo discussione, deliberare che la supposta causa di ineleggibilità non è tale. Nondimeno, in ciascuna di dette eventualità resta esperibile l’azione popolare di ineleggibilità, davanti al giudice ordinario (art. 70, t.u. n. 267/2000). Pertanto, se fosse vero che la possibilità (pur dedotta come mera ipotesi, come in questa vicenda di fatto) che un consigliere venga dichiarato ineleggibile, sia sufficiente a limitarlo nell’esercizio dei suoi poteri (tanto da rendere inefficaci le sue eventuali dimissioni finalizzate allo scioglimento), tale condizione di incertezza (e di limitazione) si prolungherebbe anche oltre la prima seduta del consiglio comunale, non potendosi escludere che la causa di ineleggibilità erroneamente trascurata o disattesa dal consiglio venga fatta valere in altra sede, sempre con effetto retroattivo.

Consiglio di Stato

 
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mercoledì 19 dicembre 2012 13:29

Elezioni 2013: dimezzato il numero dei sottoscrittori per la presentazione delle liste e dei candidati. Election day per Molise e Lombardia

Ministero dell'Interno

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È stato approvato dal Consiglio dei ministri un decreto legge con disposizioni urgenti per lo svolgimento delle elezioni politiche nel 2013. Il provvedimento modifica, in caso di conclusione anticipata della legislatura, alcune norme sul numero di sottoscrizioni per la presentazione delle liste di candidati, sulle cause di ineleggibilità e sulla garanzia del diritto di voto ai cittadini che si trovano temporaneamente all’estero per motivi di servizio o per missioni internazionali. In particolare, è prevista: 1) la riduzione della metà del numero delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste e dei candidati. La riduzione è aumentata al 60% per i partiti e i movimenti politici che alla data di entrata in vigore del decreto sono costituiti in gruppo parlamentare almeno in una delle Camere, secondo i rispettivi regolamenti; 2) l’applicazione delle disposizioni sull’esonero delle sottoscrizioni per partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare anche alle componenti politiche interne costituite all’inizio della legislatura al momento della convocazione dei comizi; 3) l’inefficacia delle cause di ineleggibilità per i sindaci e i presidenti delle province previste dal Testo unico per le elezioni della Camera dei Deputati se rassegnano le dimissioni nei 7 giorni successivi alla data del decreto di scioglimento delle Camere; 4) la possibilità per alcune categorie di elettori di votare per corrispondenza all’estero per la circoscrizione della Camera e del Senato in cui è compreso il comune di Roma Capitale. Il Consiglio dei Ministri, nell’ottica del necessario contenimento della spesa e del rispetto del principio dell’election day, ha stabilito che le prossime elezioni regionali del Molise e della Lombardia si svolgano contestualmente alle elezioni politiche. Sempre per esigenze di finanza pubblica, l’Esecutivo ha auspicato che anche per il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio si consideri la possibilità di convocare le relative elezioni nella stessa data che sarà fissata per le elezioni politiche.

Ministero dell'Interno

 
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lunedì 17 dicembre 2012 09:30

Convertito in Legge il decreto sviluppo: le novità

Camera dei deputati

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La Camera ha approvato in via definitiva nella seduta del 13 dicembre il disegno di legge C. 5626 di conversione del decreto-legge n. 179 del 2012, recante ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese. Il provvedimento contiene numerose disposizioni riguardanti, prevalentemente, l'attuazione dell'Agenda digitale italiana e la promozione della competitività del Paese. In particolare per quanto concerne l’attuazione dell’Agenda digitale italiana viene introdotto l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di rendere disponibili i dati pubblici in formato aperto. Inoltre viene autorizzata la spesa di 150 milioni di euro per il 2013, per il completamento del Piano nazionale banda larga nell’intero territorio nazionale nonché la semplificazione delle procedure e delle autorizzazioni delle operazioni di scavo per le infrastrutture a banda larga e ultralarga. Viene poi esteso l’obbligo di consentire pagamenti elettronici alle imprese pubbliche, in particolare agli operatori che erogano o gestiscono servizi pubblici, con esclusione, però, delle Agenzie fiscali. Nel settore giustizia vengono incentivate le comunicazioni e le notificazioni per via telematica. Importanti novità attengono poi al particolare regime giuridico di vantaggio per le imprese start-up innovativa, che si caratterizzano per una prevalenza di spesa destinata alla ricerca e allo sviluppo al fine di sviluppare servizi innovativi ad alto valore tecnologico, e per l' incubatore di start-up innovativa, inteso come società che offre servizi per la nascita delle stesse start up. In particolare sono previste deroghe al diritto societario (stabilendo, ad esempio, l'estensione di dodici mesi del periodo di c.d. "rinvio a nuovo" delle perdite, la disapplicazione della disciplina in materia di società di comodo e in perdita sistemica), l'esenzione da imposizione fiscale e da oneri contributivi di parte del reddito di lavoro derivante agli amministratori e dipendenti, l'applicazione del credito di imposta per le nuove assunzioni di profili altamente qualificati, nonché incentivi fiscali a favore di coloro che investono nel capitale sociale di imprese "stat up innovative". Nuove disposizioni intervengono anche in materia di servizi pubblici locali, prevedendo specifici termini entro i quale gli affidamenti in essere devono adeguarsi alla normativa comunitaria noché la cessazione al 31 dicembre 2020 degli affidamenti diretti assentiti alla data del 1 ottobre 2003, se privi di scadenza. Viene confermata l'esclusione dall'applicazione di tali disposizioni dei settori del gas, dell'energia elettrica e delle farmacie comunali.

Camera dei deputati

 
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domenica 16 dicembre 2012 18:41

Il Consiglio di Stato non consente a Codacons l'accesso ai documenti riguardanti i palinsesti televisivi di Rainews e del Tg1

Consiglio di Stato

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Nel giudizio in esame il Codacons e l’Associazione degli utenti dei servizi radiotelevisivi impugnano la sentenza del TAR che ha dichiarato in parte inammissibile ed in parte infondato il ricorso proposto dalle odierni appellanti avverso il diniego di accesso opposto dalla RAI finalizzata ad ottenere l’ostensione di una serie di atti e documenti relativi alle testate Rainews24 e Tg1 (in particolare, l’istanza riguardava la documentazione inerente: a) i palinsesti televisivi programmati e realizzati nei mesi di luglio-agosto-settembre 2011; b) gli ordini di servizio interni; c) gli ordini di servizio che hanno condotto ad affidamenti a troupe esterne per la realizzazione di servizi nel predetto periodo; d) i dati inerenti ai costi di rete; e) i compensi del personale a servizio; f) i compensi dei redattori e degli altri giornalisti in servizio nel periodo luglio-agosto-settembre 2011; g) i turni di servizio del predetto periodo, compresi quelli delle giornate di sabato e domenica). Il Consiglio di Stato ha, tra l'altro, affermato che l'istanza ostensiva non poteva nella specie trovare accoglimento, facendovi ostacolo il divieto previsto dall’art.24, comma terzo, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Come correttamente rilevato dal giudice di primo grado, l’istanza ostensiva denota la sussistenza di un interesse meramente esplorativo in capo alle odierne appellanti, inammissibilmente rivolto ad esercitare un controllo generalizzato su una parte (sia pur delimitata sul piano temporale ai mesi di luglio, agosto e settembre 2011) della attività gestionale e organizzativa dei palinsesti televisivi di Rainews e del Tg1. L’intento perseguito dai proponenti l’istanza è di verificare la corretta gestione del pubblico denaro che affluisce all’ente radiotelevisivo per il tramite del pagamento del canone, la ottimale organizzazione dei programmi, il loro livello qualitativo in rapporto alle dotazioni di uomini e mezzi a disposizione della RAI. In sostanza, l’obiettivo dei proponenti l’azione ostensiva era di raccogliere materiale documentale non precisamente individuato (né individuabile) ex ante, quantomeno sul piano quantitativo, in vista di una verifica in concreto della efficienza dei servizi televisivi offerti dalle due precitate testate giornalistiche. Ritiene il Collegio che correttamente tale istanza sia stata denegata sul rilievo del suo carattere strumentale rispetto ad una forma di sindacato diffuso non consentita dall’ordinamento per il tramite dello strumento giuridico dell’accesso agli atti. In contrario non rileva quanto osservato, anche in sede di discussione orale, dalla difesa delle appellanti secondo cui l’accesso avrebbe avuto ad oggetto soltanto due programmi dell’ente televisivo atteso che, al contrario, la pretesa ostensiva mirava alla acquisizione di una serie di atti relativi alle due predette testate, apparentemente non correlati se non sotto il profilo dalla loro valenza rivelatrice di possibili ipotesi di mala gestio. Ma è proprio questo il contenuto ed il senso del divieto posto dalla indicata disposizione (art. 24, comma 3, cit.) in vista di un uso coerente e non distorto dell’istituto dell’accesso, preordinato a consentire l’acquisizione di documentazione amministrativa correlata ad una posizione meritevole di tutela dell’istante e funzionale alla sua più proficua tutela giuridica, ma non al compimento di indagini ispettive ad ampio raggio sulla efficienza dell’azione dei pubblici poteri ( nella lata accezione che intorno a tale espressione si è venuta a delineare nella elaborazione giurisprudenziale).

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Nel giudizio in esame il Codacons e l’Associazione degli utenti dei servizi radiotelevisivi impugnano la sentenza del TAR che ha dichiarato in parte inammissibile ed in parte infondato il ricorso proposto dalle odierni appellanti avverso il diniego di accesso opposto dalla RAI finalizzata ad ottene ... Continua a leggere

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sabato 15 dicembre 2012 08:19

E' legittimo il diniego di condono edilizio non preceduto dalla comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza

Consiglio di Stato

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È legittimo il diniego di condono edilizio straordinario, ex art. 32 d.l. n. 269 del 2003 non preceduto dalla comunicazione all'interessato dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza, sia in quanto la violazione dell'art. 10 bis, l. n. 241 del 1990 non è invocabile in relazione a provvedimenti di carattere vincolato, sia in quanto tale ultima norma non è applicabile a procedimenti connotati, "ex lege", da tratti di assoluta specialità (Consiglio Stato sez. IV, 10 ottobre 2007, n. 5314), al di là della mancanza di ogni asserzione circa l’apporto che avrebbe fornito una effettiva ulteriore partecipazione.

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giovedì 13 dicembre 2012 08:27

Convertito in legge il decreto-legge sugli Enti territoriali

Funzione Pubblica

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Il 7 dicembre 2012 è stato approvato definitivamente dal Parlamento il ddl di conversione del decreto-legge sugli Enti territoriali (AC 5520-B) "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, recante disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012. Proroga di termine per l'esercizio della delega legislativa".

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sabato 1 dicembre 2012 09:12

Andrea, nome maschile o femminile? La Cassazione risponde all'interrogativo consentendo l'uso anche alle donne

Corte di Cass.

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Andrea per la sua peculiarità lessicale non può definirsi ne' ridicolo ne' vergognoso se attribuito ad una persona di sesso femminile, ne' produttivo di una ambiguità nel riconoscimento del genere della persona cui è stato imposto non essendo più riconducibile in un contesto culturale ormai non più rigidamente nazionalistico,esclusivamente al genere maschile. Questo il principio sancito dalla Suprema Corte di Cassazione visualizzabile cliccando sul titolo sopra linkato.

Corte di Cass.

 
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mercoledì 28 novembre 2012 09:42

Regione Lazio, elezioni subito: per il Consiglio di Stato la Polverini ha violato il termine legale di tre mesi dallo scioglimento del Consiglio per la celebrazione delle elezioni

Consiglio di Stato

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Il Consiglio di Stato ha rigetto l'appello proposto dalla Regione Lazio confermando la sentenza del TAR nella parte in cui si è accertato l’obbligo del Presidente dimissionario della Regione Lazio di provvedere all’immediata indizione delle elezioni in modo da assicurarne lo svolgimento entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali, con la nomina di un commissario ad acta, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 34, comma 1, lett.e), del codice del processo amministrativo. Si legge, tra l'altro, nella sentenza che una lettura che non imponesse un vincolo temporale per la celebrazione delle elezioni, rimettendo detta scelta all’incondizionata discrezionalità del Presidente dimissionario della Regione, non assicurerebbe il rinnovo in tempi ragionevolmente brevi degli organi e, con esso, il soddisfacimento dei valori costituzionali sottesi all’espressione della volontà popolare secondo il meccanismo della democrazia elettorale.Stante l’interpretazione accolta, risulta acclarata la violazione, nel caso in esame, del termine legale. Non è, infatti, controversa fra le parti la circostanza secondo cui il Presidente uscente della Regione Lazio, a seguito delle sue dimissioni in data 27.9.2012 e dello scioglimento del Consiglio regionale in data 28.9.2012, non ha indetto le nuove elezioni in tempo utile ai fini del loro svolgimento entro i tre mesi dallo scioglimento del Consiglio, tenendo conto che, che ai sensi dell’art. 3, comma 5, della legge 17 febbraio 1968, n. 108, applicabile per rinvio recettizio da parte della legge elettorale del Lazio, i Sindaci danno notizia dell’indizione dei comizi elettorali con manifesti affissi almeno 45 giorni prima della data di svolgimento.

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lunedì 26 novembre 2012 17:56

Revisione della pianta organica delle sedi farmaceutiche: la competenza a rendere il parere e' della giunta comunale

Consiglio di Stato

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Come rilevato da ormai risalente giurisprudenza, per effetto dell’art. 35 co. 2 l.142/1990 la competenza a rendere il parere di cui all’art. 2 co. 2 della L.475/1968 sulla revisione della pianta organica delle sedi farmaceutiche è passata dal consiglio alla giunta comunale (Cons. Stato, IV, 20.12.2000, n.6850; cfr. anche V, 7.9.2007 n.4706). Infatti la giunta ha competenza residuale per gli atti di amministrazione non riservati al consiglio e che non rientrino nelle competenze, previste dalle leggi o dallo statuto, del sindaco, del Presidente della Provincia, degli organi di decentramento, del segretario o dei funzionari dirigenti. Tale competenza della giunta ha carattere generale e si estende anche alle ipotesi in cui norme anteriori prevedevano, in modo espresso, la competenza consiliare (come appunto il citato art. 2 co. 2 L.475/1968), essendo esse mera espressione dell’opposto principio, allora vigente, della generalità e residualità della competenza consiliare e della specialità e tipicità di quella giuntale. Né la competenza del consiglio potrebbe trovare fondamento nell’art. 32 co. 2 lett. b) L.142/1990 (programmi e piani in generale) o nel principio che il consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministativo, in quanto tra i programmi sono da ricomprendere solo gli atti fondamentali relativi alla programmazione della vita politico-amministrativa dell’ente locale, e non anche ogni altra attività programmatoria, di competenza di amministrazioni diverse, sulla quale il comune sia chiamato ad una funzione consultiva ausiliaria (Cons. Stato, IV, 20.12.2000 n.6850, cit.).

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lunedì 26 novembre 2012 14:53

Accesso ai documenti di gara: il terzo che non ha partecipato alla gara deve dimostrare che la conoscenza degli atti della gara in questione e' rigidamente “necessaria” per la propria difesa nel giudizio relativo ad una diversa gara

Consiglio di Stato

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La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che, per l’applicazione del comma 7 dell’art. 24 della Legge n. 241/90 “Occorre…la dimostrazione di una rigida “necessità” e non mera “utilità” del documento” cui si chiede di accedere “Tanto più nei casi in cui l’accesso sia esercitato non già in relazione agli atti di un procedimento amministrativo di cui il richiedente è parte, ma in relazione agli atti di procedimenti amministrativi rispetto ai quali il richiedente è terzo”, non configurandosi, di conseguenza, la posizione legittimante quando “i documenti richiesti non sono necessari per la difesa in giudizio ma solo utili per articolare la difesa in giudizio secondo una particolare modalità, ossia per articolare una particolare censura” (Sez. VI, 12 gennaio 2011, n. 117), configurandosi altrimenti, si deve soggiungere, la fattispecie del mero controllo generalizzato dell’attività amministrativa precluso dall’articolo 24, comma 3, della legge n. 241 del 1990; - nella specie la società istante non dimostra che la conoscenza degli atti della gara in questione, in cui non è stata parte, sia rigidamente “necessaria” per la propria difesa nel giudizio relativo ad una diversa gara, risultando perciò tale conoscenza soltanto “utile”, in quanto evidentemente articolazione di un particolare motivo difensivo nell’ambito di un giudizio già instaurato; un motivo, si deve anche considerare, la cui utilità difensiva è peraltro del tutto potenziale non essendo sufficiente soltanto asserire, a tal fine, un vizio invalidante di un intero procedimento ma dovendo tale vizio essere stato riconosciuto ad esito di un giudizio; neppure rivestendo perciò l’asserito interesse all’accesso l’altresì previsto carattere di effettiva concretezza (art. 22, comma 1, lett. b) della legge n. 241 del 1990); - né l’accesso può riconoscersi nel caso in esame per il solo interesse strumentale alla rinnovazione della procedura di gara indetta dalla società non sussistendo una regola generale di indifferenziata titolarità della legittimazione al ricorso -con esercizio perciò dell’accesso a fini di cura o difesa di interessi giuridici collegati- basata sulla mera qualificazione soggettiva di imprenditore potenzialmente aspirante all’indizione di una nuova gara, salvo i casi del contrasto in radice della scelta della stazione appaltante di indire la procedura, dell’affidamento senza gara e della previsione nel bando di una specifica e lesiva clausola escludente, casi nella specie non provati (cfr. Cons. Stato, A.P. n. 4 del 2011).

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La giurisprudenza amministrativa ha chiarito che, per l’applicazione del comma 7 dell’art. 24 della Legge n. 241/90 “Occorre…la dimostrazione di una rigida “necessità” e non mera “utilità” del documento” cui si chiede di accedere “Tanto più nei casi in cui l’accesso sia esercitato non già in relazi ... Continua a leggere

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mercoledì 21 novembre 2012 22:00

Il provvedimento e' sufficientemente motivato anche se rinvia ad elementi contenuti in altro atto accessibile o allegato

Consiglio di Stato

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La motivazione di un provvedimento è da ritenere sufficiente quando essa sia completa e logica in virtù degli elementi contenuti in altro atto che, in ragione del rinvio, diviene parte integrante del primo a termini dell’art. 3 della legge n. 241/1990, norma di principio generale al riguardo.Resta fermo che il rinvio deve essere tale da rendere possibile ed agevole il controllo della motivazione attraverso l’atto richiamato per relationem che, pertanto, deve essere accessibile o, meglio, allegato (Cd.S.: Sez. IV, 17.12.2008, n. 6274; Sez. V, 11.1.2011, n. 68).

Consiglio di Stato

 
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sabato 17 novembre 2012 23:08

Regione Lazio: il Consiglio di Stato sospende la sentenza del TAR che obbligava la Polverini ad indire le elezioni regionali entro 5 giorni e fissa la discussione al 27.11.2012

Consiglio di Stato

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Occorre attendere il 27 novembre p.v. per conoscere l'esito del ricorso presentato dalla Polverini contro la sentenza del TAR che la obbligava ad indire entro 5 giorni le elezione, nelle more però l'efficacia della sentenza e' stata provvisoriamente sospesa. Questo e'quanto stabilito dal decreto monocratico del Dott. Stefano Baccarini, Presidente della V Sezione del Consiglio di Stato nel quale la sospensione in via cautelare della sentenza viene basata esclusivamente sul carico dei ruoli di udienza della sezione per i quali la prima camera di consiglio utile per la pronuncia collegiale è quella del 27 novembre 2012, ricorre dunque un caso di estrema gravità e urgenza, al fine di evitare che la pronuncia collegiale sulla domanda cautelare intervenga quando ormai sono decorsi i 5 cinque giorni fissati dal TAR. Sul presupposto, infatti, che la sentenza impugnata ha accertato l’obbligo del Presidente dimissionario della Regione Lazio di adottare il provvedimento di indizione delle consultazioni elettorali regionali, fissando all’uopo il termine di cinque giorni successivi alla data della comunicazione in via amministrativa o della notificazione della sentenza medesima e nominando commissario ad acta il Ministro dell’interno perché si sostituisca al Presidente dimissionario della Regione Lazio in caso di inadempimento e che, nelle more della decisione collegiale della domanda cautelare, la necessaria esecuzione della sentenza impugnata da parte della Presidente della Regione ovvero del commissario ad acta in via sostitutiva arrecherebbe all’appellante Regione un pregiudizio di estrema gravità quanto ai termini per l’esercizio del potere di indizione delle elezioni e ai contenuti che – a suo avviso - il provvedimento potrebbe avere. Sussistono quindi i presupposti di estrema gravità e urgenza che legittimano la sospensione provvisoria della sentenza al fine di evitare che la pronuncia collegiale sulla domanda cautelare intervenga quando le situazioni soggettive dedotte in giudizio sono state pregiudicate ed anche all’esigenza che il procedimento elettorale abbia inizio con un provvedimento dotato di stabilità. Per questi motivi il Consiglio di Stato ha accolto la domanda di provvedimento cautelare monocratico e per l'effetto ha sospeso provvisoriamente l’efficacia della sentenza appellata, fissando per la discussione, la camera di consiglio del 27 novembre 2012.

Consiglio di Stato

 
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sabato 17 novembre 2012 21:00

Il silenzio della pubblica amministrazione sull'istanza del privato diretta a richiedere la realizzazione di opere di urbanizzazione non può essere impugnato con il rito speciale del silenzio previsto dall’art. 117 d.lgs. n. 104/2010

TAR Puglia

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Nella controversia in esame il ricorrente con il ricorso ha chiesto che fosse dichiarata la illegittimità del silenzio-inadempimento del Comune in ordine alle istanze avanzate per la realizzazione delle opere di urbanizzazione nella zona in cui erano stati dalla stessa edificati uffici e capannoni commerciali in virtù di concessione edilizia rilasciata dallo stesso Comune. Il TAR ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il silenzio della pubblica amministrazione oggetto dello speciale rito previsto dall’art. 117 d.lgs. 104/2010, costituisce la violazione dell’obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso, contenuto nell’art. 2 dalla legge n. 241/90, come modificato dalle leggi nn. 15/2005 e 69/2009; a tale disciplina fa riferimento la stessa ricorrente nella parte in “diritto” del ricorso (pag. 3). Oggetto del giudizio risulta quindi un’attività provvedimentale dell’amministrazione, che non ha emesso l’atto conclusivo del procedimento iniziato su istanza della parte o d’ufficio. Viceversa non rientra in tale ipotesi la lamentata omissione di un’attività materiale, come nel caso di specie: la ricorrente ha infatti contestato la mancata materiale esecuzione delle opere di urbanizzazione, evidenziando le precarie condizioni igieniche della zona, a nulla rilevando, a fronte di tale situazione, l’eventuale emissione o meno da parte del Comune dei necessari provvedimenti formali, rispetto all’inattività mantenuta con riferimento alla concreta realizzazione delle opere in questione. Per completezza deve anche evidenziarsi che le opere di urbanizzazione non costituiscono corrispettivo rispetto al pagamento dei relativi oneri con il rilascio della concessione edilizia, non sussistendo alcun sinallagma tra le somme versate dal privato e la condotta che l’amministrazione deve tenere nell’interesse della salute pubblica e dell’ordinato ed igienico sviluppo del territorio.

TAR Puglia

 
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sabato 17 novembre 2012 20:41

Il rapporto di parentela degli scrutatori con i candidati alle elezioni non e' causa di nullità delle operazioni elettorali

TAR Calabria

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Un’irregolarità nella nomina degli scrutatori di per sé non determina alcun vizio delle operazioni elettorali (cfr. Cons. St., V, 21 settembre 1996, n. 1149; Tar Reggio Calabria, 20 aprile 2007, n. 304). D’altronde, neppure la circostanza che uno degli scrutatori abbia un rapporto di parentela o comunque di vicinanza con i candidati alle elezioni è stata ritenuta causa di nullità delle operazioni di voto, “sia perché nulla la legge dispone al riguardo sia perché i componenti del seggio elettorale non hanno comunque alcuna discrezionalità in ordine agli adempimenti cui sono tenuti per legge ma devono attenersi a criteri oggettivi minuziosamente e rigidamente predeterminati” (C.G.A., 19 gennaio 1996 n. 1).

TAR Calabria

 
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sabato 17 novembre 2012 20:35

Per la rappresentanza in giudizio dell'Ente non serve più l'autorizzazione della Giunta Comunale

TAR Calabria

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Ai fini della rappresentanza in giudizio dell'Ente, l’autorizzazione alla lite da parte della Giunta Comunale non costituisce più, in linea generale, un atto necessario ai fini dell’agire o del resistere in giudizio. Infatti nel nuovo ordinamento delle autonomie locali, in un sistema in cui il Sindaco trae direttamente la propria investitura dal corpo elettorale e costituisce egli stesso la fonte di legittimazione degli Assessori che compongono la Giunta (più diffusamente sul punto Tar Salerno, I, 24 settembre 2012 n. 1674), l’autorizzazione da parte di quest’ultima non ha più ragion d’essere.

TAR Calabria

 
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sabato 17 novembre 2012 20:23

Giudizio elettorale: nel caso di elezione degli organi comunali la parte necessaria è solo il Comune e, pertanto, il termine di dieci giorni per il deposito del ricorso in segreteria decorre dalla notificazione al Comune

TAR Calabria

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Per consolidato orientamento giurisprudenziale nei giudizi elettorali avanti al giudice amministrativo “l'individuazione della pubblica amministrazione, cui spetta la qualità di parte necessaria, va effettuata in base al criterio di imputazione dei risultati della consultazione elettorale medesima e non con riferimento al criterio dell'imputazione formale. Pertanto, nel caso di elezione degli organi comunali, la parte necessaria è solo il Comune, dovendosi escludere ogni legittimazione passiva di tipo formale (sotto il profilo cioè dell'emissione degli atti impugnati) in capo ad organi diversi dall'ente di cui sopra, quali l'ufficio elettorale centrale, la commissione elettorale mandamentale, il Ministero dell'interno, il prefetto o l'ufficio centrale circoscrizionale” (Tar Reggio Calabria, 2 marzo 2007 n. 201 e giurisprudenza ivi citata; conf. Tar Reggio Calabria, 9 agosto 2006 n. 1390; da ult. anche Tar Piemonte, 28 luglio 2010 n. 3136). D’altronde è pacifico in giurisprudenza, già sotto il vigore della previgente normativa che l’attuale c.p.a. si limita a riprendere e codificare, che il previsto termine di dieci giorni per il deposito del ricorso notificato abbia natura perentoria (così, da ult., Cons. St., V, 28 maggio 2010 n. 3402) ed è ovvio che esso debba farsi decorrere dall’ultima notifica utile, tale essendo la notifica ad una parte che la legge individua come tale. Ragionando in termini diversi, si consentirebbe alla parte ricorrente, con effettuazione di notifiche non prescritte, di procrastinare a tempo indeterminato il deposito del ricorso, in un giudizio che invece il legislatore da sempre ha improntato alla massima celerità. Conclusivamente il termine di dieci giorni per il deposito del ricorso in segreteria decorre dalle ultime notificazioni prescritte, che, nel caso di elezioni comunali, vanno effettuate nei confronti del Comune.

TAR Calabria

 
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sabato 17 novembre 2012 12:34

Monti: resoconto dell'anno di governo

Presidenza del Consiglio dei Ministri

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Riconquista della credibilità in Europa, patto per la crescita attraverso il risanamento della finanza pubblica, integrazione finanziaria e democratica, missioni all'estero, misure differenziali per rilanciare il Mezzogiorno, contrasto alla povertà, semplificazioni e meno vincoli a favore delle imprese, liberalizzazione delle tariffe professionali, riforma della sanità, maggiore trasparenza nelle Amministrazioni, pagamenti senza ritardo, riduzione province, lotta all'evasione, anticorruzzione. Sono questi i punti chiave che hanno informato l'azione del governo Monti in un anno di lavoro individuati negli "Appunti di Viaggio" visionabili cliccando il titolo sopra linkato.

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Riconquista della credibilità in Europa, patto per la crescita attraverso il risanamento della finanza pubblica, integrazione finanziaria e democratica, missioni all'estero, misure differenziali per rilanciare il Mezzogiorno, contrasto alla povertà, semplificazioni e meno vincoli a favore delle im ... Continua a leggere

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giovedì 15 novembre 2012 15:42

Approvate dalla Camera le norme su finanza e funzionamento degli enti territoriali

Camera dei deputati

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La Camera, dopo aver proseguito l'esame degli ordini del giorno, ha approvato il disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, recante disposizioni urgenti in materia di finanza e funzionamento degli enti territoriali, nonché ulteriori disposizioni in favore delle zone terremotate nel maggio 2012 (C. 5520-A/R), che passa ora all'esame del Senato.

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giovedì 15 novembre 2012 15:32

Obbligo di "Quote rosa" nei Consigli Comunali

Camera dei deputati

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La Camera dei deputati ha approvato definitivamente una proposta di legge che favorisce la parità di genere nei consigli comunali. Queste in sintesi le novità: introduzione nella legislazione elettorale dei consigli comunali con popolazione superiore ai 5.000 abitanti e dei consigli circoscrizionali, due misure rilevanti:una quota di lista, in virtù della quale nessuno dei due sessi può essere rappresentato nelle liste in misura superiore ai due terzi dei candidati; la c.d. doppia preferenza di genere, ossia la possibilità di esprimere due preferenze per i candidati a consigliere comunale: una per un candidato di sesso maschile e l’altra per un candidato di sesso femminile della stessa lista. In caso di mancato rispetto della disposizione, si prevede l’annullamento della seconda preferenza. Per quanto riguarda le giunte degli enti locali ed i consigli regionali, non sono previste singole misure, ma è fissato il principio per cui l’atto di nomina o la legge elettorale regionale devono garantire la presenza di entrambi i sessi; disposizioni in materia di comunicazione politica e di parità nelle commissioni di concorso per l’accesso al lavoro nelle pubbliche amministrazioni. La proposta ha origine da alcuni progetti di legge, di cui uno di iniziativa governativa, approvati dalla Camera in prima lettura l'8 maggio 2012. Il 10 ottobre 2012 il Senato ha approvato la proposta di legge (A.S. 3290) con alcune modifiche e pertanto il testo ritornato all'esame della Camera in seconda lettura. Una prima modifica apportata dal Senato consiste nella estensione dell'obbligo della presenza di entrambi i sessi, oltre che nelle giunte, anche negli organi collegiali non elettivi del comune della provincia nonché degli enti, aziende ed istituzioni da essi dipendenti. La seconda modifica riguarda le conseguenze, nei comuni con popolazione compresa fra 5.000 e 15.000 abitanti, della presentazione di una lista elettorale in cui un genere è rappresentato in misura superiore a due terzi in contrasto con le disposizioni del nuovo comma 3-bis dell’art. 71 TUEL. Il testo approvato dalla Camera prevedeva che, in tal caso, la Commissione elettorale provvedesse a cancellare i nomi dei candidati del genere sovrarappresentato, iniziando dall’ultimo della lista; qualora, dopo tale operazione, il numero dei candidati rimasti in lista fosse risultato inferiore a quello minimo prescritto, la lista sarebbe stata ricusata. Nel testo del Senato viene meno la sanzione della ricusazione della lista, prevedendosi invece che la riduzione della lista non può, in ogni caso determinare un numero di candidati inferiore al minimo prescritto per l’ammissione della lista. Per quanto riguarda la disciplina dei partiti, l’Assemblea della Camera, nell’ambito della proposta di legge approvata definitivamente il 5 luglio 2012 (legge n. 96 del 2012), in materia di finanziamento dei partiti e movimenti politici ha introdotto un emendamento (em. 1.212, Amici ed altri), in base al quale i contributi pubblici spettanti a ciascun partito o movimento politico sono diminuiti del 5 per cento qualora il partito o il movimento politico abbia presentato nel complesso dei candidati ad esso riconducibili per l'elezione dell'assemblea di riferimento un numero di candidati del medesimo genere superiore ai due terzi del totale, con arrotondamento all'unità superiore.

Camera dei deputati

 
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mercoledì 7 novembre 2012 22:17

Diritto di accesso ai documenti esercitato nei confronti di soggetti privati esercenti pubblici servizi o pubbliche funzioni

Consiglio di Stato

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Il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha richiamato il consolidato orientamento giurisprudenziale (cfr. per tutte, Cons. Stato, sez. IV, 25 gennaio 2011, n. 719), a tenore del quale nel caso di esercizio del diritto di accesso nei confronti di soggetti privati esercenti pubblici servizi o pubbliche funzioni, oggetto dell’accesso non sono tutti gli atti da questi soggetti formati o detenuti, ma solo quelli che pur non costituendo diretta esplicazione della funzione o del servizio pubblico svolti, siano agli stessi legati da un nesso di diretta strumentalità.

Consiglio di Stato

 
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mercoledì 7 novembre 2012 11:30

Province: ecco la nuova cartina geografica italiana

Funzione Pubblica

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Le Carte Geografiche nelle scuole italiane vanno in soffitta! E' stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 259 del 6.11.2012, il decreto-legge 5 novembre 2012, n. 188 recante "Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane", approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 31 ottobre 2012. Per visualizzare la nuova cartina geografica clicca sul titolo linkato.

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