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lunedì 31 dicembre 2012 07:32

Nuove prove in appello sono ammissibili solo se imprescindibili per ribaltare il giudizio

Consiglio di Stato

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Il divieto di prove nuove in appello è stato oggetto da ultimo di interpretazioni assai rigorose da parte di questo Consiglio (ad es.: sez. IV, sent. 5 novembre 2012, n. 5622), nel senso cioè che il requisito della “imprescindibilità” del mezzo di prova o del documento deve comunque riposare in una salda prognosi di rilevanza della nuova prova, tale da ribaltare l’esito del giudizio rispetto alla decisione, ma comunque senza che ciò possa dare luogo ad una supplenza del giudice rispetto a negligenze della parte su cui l’onere della probatorio è addossato, ai sensi dell’art. 64, comma 1, del codice del processo (cfr. anche Cons. giust. amm., sent. 18 settembre 2012 n. 782).

Consiglio di Stato

 
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lunedì 31 dicembre 2012 07:28

Nel caso di nomina dei componenti del CORECOM, gli atti con cui il rapporto di servizio onorario viene costituito hanno natura di provvedimenti amministrativi, pertanto, la giurisdizione sulle controversie circa la decadenza dei membri compete al giudice amministrativo

Consiglio di Stato

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Con distinti ricorsi e' stata impugnato davanti al TAR Calabria, sez. di Reggio Calabria la deliberazione del consiglio regionale della Calabria con la quale la ricorrente è stata dichiarata decaduta dalla carica di presidente del CORECOM ed il successivo decreto del Presidente del Consiglio Regionale di nomina dei nuovi membri di tale organo. Il TAR ha declinato la propria giurisdizione sul rilievo che la posizione giuridica soggettiva azionata dalla Presidente Gulisano, benché formalmente indirizzata avverso provvedimenti amministrativi, avesse consistenza di diritto soggettivo, discendente direttamente dalla legge, come risultava confermato dal fatto che la ricorrente aveva dedotto censure di incostituzionalità della legge regionale fonte del provvedimento di decadenza (l.r. 22 gennaio 2001 n. 2, come modificata dalla l.r. 18 luglio 2011, n.27). Più precisamente, il Giudice di primo grado ha individuato l’oggetto di tale diritto in quello “a proseguire l’esercizio delle funzioni pubbliche relative all’ufficio del quale era stata investita”, sorto nell’ambito del “rapporto di servizio onorario”, instauratosi in via straordinaria e temporanea, e dunque al di fuori di un rapporto di impiego dipendente, per effetto dell’atto di preposizione al suddetto organo. Il Consiglio di Stato ha ritenuto la qualificazione corretta, ma non le conseguenze in punto giurisdizione in quanto, tra l'altro, con riguardo al funzionario onorario assume rilievo preponderante proprio il rapporto d’ufficio sorto con l’investitura a capo dell’organo, laddove riveste carattere meramente accessorio il coacervo di diritti e doveri tipici del rapporto di servizio alle dipendenze della pubblica amministrazione, che connota invece lo status del personale da essa dipendente. Questa osservazione conferma, quindi, che gli atti con cui il rapporto di servizio onorario viene costituito hanno natura di provvedimenti amministrativi, donde la sussistenza della generale giurisdizione amministrativa di legittimità ex art. 7 cod. proc. amm. Aggiunge poi il Collegio che l’illegittimità dell’atto amministrativo derivata direttamente dalla legge sostanzia un motivo pacificamente deducibile davanti al giudice amministrativo. Più precisamente non è dubitabile che davanti a quest’ultimo possano essere prospettati, nell’ambito della giurisdizione generale di legittimità, vizi di violazione dei pertinenti precetti costituzionali, fondanti la richiesta di rimessione alla Corte Costituzionale della relativa questione. In altri termini, la conclusione non muta allorché la questione di legittimità dell’atto amministrativo debba essere devoluta al Giudice delle leggi sotto forma il giudizio (comunque conforme ai caratteri della relativa incidentalità) sulla costituzionalità della norma fondante il potere di cui l’atto è espressione (esattamente in termini si è recentemente espressa questa Sezione: sentenza 5 dicembre 2012, n. 6237). Sindacato di costituzionalità che comunque sarà tanto più stretto quanto più la norma è idonea a prosciugare l’ambito decisionale dell’amministrazione (si allude al c.d. scrutinio “stretto” di costituzionalità elaborato con riguardo al fenomeno delle leggi-provvedimento). Ciò in quanto vi è comunque un potere amministrativo, da cui si prospetta derivare la lesione e non già un difetto assoluto di attribuzione, ipotesi di massima patologia dell’atto tale da comportarne la nullità (art. 21-septies l.n. 241/1990), a fronte della quale situazione il privato vanta posizioni di diritto pieno. Il che conferma una regola consolidata, cui puntualmente ha fatto riferimento il patrono di parte appellante all’udienza di discussione, il carattere vincolato di un atto amministrativo non esclude la giurisdizione amministrativa, quante volte tale vincolo è comunque posto a tutela dell’interesse pubblico, come pacificamente deve affermarsi nel caso di specie in ragione di tutto quanto sopra detto. Per completezza, nella citata pronuncia di questa Sezione n. 6237/2012 si è affermata l’opposta regola della spettanza al giudice ordinario delle controversie riguardanti la revoca (per legge) di amministrazioni di società partecipate da enti pubblici, sul rilievo che tali atti, quand’anche di rango normativo, attengono all’esercizio di poteri di natura privata spettanti all’ente partecipante nell’ente societario. Il che a contrario conferma la giurisdizione del giudice amministrativo per quanto concerne la presente controversia, visto che il Corecom è un organo amministrativo.

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giovedì 27 dicembre 2012 17:10

È sufficiente che l'atto impugnato sia fondato su una sola ragione fondata perché diventino irrilevanti tutte le ulteriori censure addotte dal ricorrente

Consiglio di Stato

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“Ove l’atto impugnato (provvedimento o sentenza) sia legittimamente fondato su una ragione di per sé sufficiente a sorreggerlo, diventano irrilevanti, per difetto di interesse, le ulteriori censure dedotte dal ricorrente avverso le altre ragioni opposte dall’autorità emanante a rigetto della sua istanza” (Consiglio di Stato, sez. VI, 12 ottobre 2011, n. 5517).

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lunedì 24 dicembre 2012 08:07

Il ricorso contro l’atto di annullamento di ufficio di un pregresso provvedimento abilitativo non va notificato necessariamente all’autore dell’esposto-denuncia che aveva sollecitato l’esercizio dell’atto di autotutela

Consiglio di Stato

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L’autore di un esposto-denuncia non assume per ciò solo le vesti di controinteressato processuale nel giudizio amministrativo instaurato avverso l’annullamento d’ufficio dell’atto, anche ove – come nella specie - il suo ritiro sia stato sollecitato nella denuncia. L’autotutela decisoria, per quanto sollecitata da terzi portatori di interessi di mero fatto al suo esercizio, resta prerogativa dell’Amministrazione non soltanto nel suo concreto atteggiarsi, ma anche in relazione alla autonoma valutazione delle condizioni, in fatto ed in diritto, per il suo esplicarsi. Per tal ragione, l’impugnazione diretta avverso l’atto di annullamento di ufficio di un pregresso provvedimento abilitativo non va notificata necessariamente all’autore dell’esposto-denuncia che aveva sollecitato l’esercizio dell’atto di autotutela, ferma comunque la facoltà di quest’ultimo di intervenire ad opponendum nel relativo giudizio.

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lunedì 17 dicembre 2012 10:44

Codice antimafia: in Gazzetta Ufficiale le ultime modifiche in materia di documentazione antimafia

D.lgs n. 218/2012

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E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 15 novembre 2012, n. 218 recante "Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonche' nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2, della legge 13 agosto 2010, n. 136".

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lunedì 17 dicembre 2012 08:35

Alle controversie aventi ad oggetto la procedura di gara concernente la concessione in locazione di un bene immobile di proprietà comunale non si applicano le disposizioni processuali accelleratorie

Consiglio di Stato

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La procedura di gara concernente la concessione in locazione di un bene immobile di proprietà comunale, non rientra in alcuna delle puntuali previsioni dell’art. 23 bis della legge n. 1034 del 1971, il che non consente l’applicazione delle relative disposizioni acceleratorie che, come più volte ribadito dalla giurisprudenza, nella misura in cui derogano incisivamente all’ordinario regime processuale, devono essere considerate di stretta applicazione e non possono essere applicate estensivamente al di fuori delle ipotesi specificamente previste dal legislatore, solo per le quali, secondo il discrezionale e non irragionevole giudizio del legislatore, sussistono le speciali esigenze di contenimento dei tempi del giudizio (C.d.S., A.P. 30 luglio 2007, n. 9; sez. IV, 31 maggio 2007, n. 2582; sez. V, 6 dicembre 2006, n. 7194; sez. VI, 29 dicembre 2010, n. 9574).

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sabato 15 dicembre 2012 08:31

Notifica a mezzo del servizio postale: per la tempestività della notificazione occorre aver riguardo al momento della spedizione e non dell’avvenuto recepimento del plico al destinatario

Consiglio di Stato

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Nella vicenda in esame il Consiglio di Stato ha rigettato l’eccezione di tardività dell’appello rilevando come occorra avere riguardo al momento della spedizione e non dell’avvenuto recepimento, proprio a tutela dell’onerato. Con l’attuale formulazione dell’art. 149 c.p.c., comma 3 aggiunto dall’art. 2, comma 1 lettera e) della legge 28 dicembre 2005, n.263, secondo cui “la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza dell’atto”, anche se la notifica a mezzo del servizio postale non si perfeziona solo con la spedizione dell’atto, ma richiede anche la consegna del plico al destinatario e l’avviso di ricevimento prescritto, al fine di rispettare il termine decadenziale, come nella specie, è sufficiente comprovare unicamente di avere eseguito l’attività di consegna al servizio postale.

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giovedì 13 dicembre 2012 08:43

Pubblicato il Rapporto generale sull’avvio del ciclo di gestione della performance 2012

Civit

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La Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle Amministrazioni pubbliche ha pubblicato il Rapporto generale che fornisce un quadro sintetico delle risultanze dell’analisi condotta sui Sistemi di misurazione e valutazione della performance, sui Piani della performance, sui Programmi triennali per la trasparenza e l’integrità e sugli Standard di qualità nell’anno 2012. Il rapporto illustra la situazione complessiva delle amministrazioni centrali, individuando la posizione di ciascun comparto, le criticità ed eventuali miglioramenti conseguiti da ciascuna amministrazione. Il rapporto contiene riflessioni e osservazioni per il superamento delle criticità riscontrate e la valorizzazione dei buoni esempi esistenti.

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mercoledì 12 dicembre 2012 14:17

Il differimento dell'udienza salva l'avvocato che ha deposito tardivamente i documenti innanzi al TAR

Consiglio di Stato

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La tardiva produzione documentale per violazione dei termini perentori sanciti dall’art. 73, co.1, c.p.a. deve essere verificata in relazione all’udienza in cui effettivamente l’affare viene trattenuto in decisione, sicché il differimento dell’udienza impone di computare i termini a ritroso sanciti dal menzionato art. 73 in relazione alla nuova data (cfr. in termini Cons. St., sez. V, 12 giugno 2012, n. 3439).

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venerdì 30 novembre 2012 16:21

Non è illegittimo, ma solo irregolare l'atto nel quale la P.A. non ha indicato il termine e l'autorità cui ricorrere

Consiglio di Stato

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L'omessa indicazione del termine e dell’autorità cui ricorrere, per la pacifica giurisprudenza, non comporta l’illegittimità, bensì la mera irregolarità dell’atto impugnato. Tale mancanza potrebbe giustificare un’impugnazione tardiva dell’atto medesimo, ipotesi questa che nella specie non rileva, non essendo contestata la tempestività del ricorso di primo grado.

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mercoledì 21 novembre 2012 22:28

Condanna della P.A. al risarcimento del danno: se l'atto amministrativo e' illegittimo grava sulla P.A. l'onore di dimostrare l'esistenza di un errore scusabile

Consiglio di Stato

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L'illegittimità dell'atto amministrativo già costituisce un indice presuntivo della colpa della P.A., sulla quale incombe l'onere di provare la sussistenza di un proprio ipotetico errore scusabile (C.d.S., V, 31 ottobre 2008, n. 5453). La giurisprudenza ha sottolineato, più ampiamente (cfr. ad es. C.d.S., VI, 9 marzo 2007 n. 1114 e 9 giugno 2008 n. 2751), che al privato danneggiato da un provvedimento illegittimo non è richiesto un particolare impegno probatorio per dimostrare la colpa dell’Amministrazione. Questi può limitarsi ad allegare l'illegittimità dell'atto, potendosi ben fare applicazione, al fine della prova dell'elemento soggettivo, delle regole di comune esperienza e della presunzione semplice di cui all'art. 2727 del codice civile. E spetta a quel punto all'Amministrazione dimostrare, se del caso, di essere incorsa in un errore scusabile (cfr., tra le tante, C.d.S., IV, 12 febbraio 2010, n. 785; V, 20 luglio 2009, n. 4527).Nel caso di specie, però, la parte pubblica onerata non ha addotto alcuna significativa incertezza interpretativa che potesse giustificare il suo operato. D’altra parte, la Corte di Giustizia dell’U.E. ha recentemente chiarito che la direttiva 89/665 deve essere interpretata nel senso che essa osta ad una normativa nazionale la quale subordini il diritto ad ottenere un risarcimento a motivo di una violazione della disciplina sugli appalti pubblici, da parte di un'Amministrazione aggiudicatrice, al carattere colpevole di tale violazione. E questo anche nel caso in cui l'applicazione della normativa in questione sia incentrata su una presunzione di colpevolezza in capo all'Amministrazione suddetta, nonché sull'impossibilità per quest'ultima di far valere la mancanza di proprie capacità individuali e, dunque, un ipotetico difetto di imputabilità soggettiva della violazione lamentata (Corte giustizia CE, sez. III, 30 settembre 2010, proc. C-314/09).

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martedì 20 novembre 2012 14:24

Gazzetta Amministrativa vs Giustizia Amministrativa

G.A. Sport In forma

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In data 12 novembre 2012 si è nuovamente disputato l'incontro tra magistrati amministrativi e gazzetta amministrativa anche questa volta hanno vinto i magistrati per 5 a 4. Su tutti i due bomber Mattei e Pistilli con gol straordinari, peraltro, da segnalare una punizione stratosferica di Mattei e parate di alta qualità da parte di entrambi i portieri. Ma proprio su tutti il grande Giuseppe Rotondo per sportività, qualità' umane ed organizzazione. Un ringraziamento poi, va all'équipe della Gazzetta TV - TG PA per i servizi che seguono, ed ora quindi buona visione. Per visualizzare le interviste pre e post partita dei protagonisti, le foto delle squadre e le azioni salienti dell'incontro clicca sul titolo sopra linkato

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lunedì 19 novembre 2012 13:58

Notificazione a mezzo posta: il foglio stampato dal servizio on line di Poste italiane non può sostituire l’avviso di ricevimento del piego raccomandato

Corte di Cassazione

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La Suprema Corte, nel confermare i principî di cui alla sentenza n. 627 del 2008 delle Sezioni Unite circa i termini di produzione, in caso di notifica a mezzo posta, dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione, ha chiarito che, al fine di provare l’avvenuto compimento del procedimento di notificazione con la ricezione dell’atto da parte del destinatario, il foglio stampato dal servizio on line di Poste italiane non può tenere luogo dell’avviso di ricevimento.

Corte di Cassazione

 
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La Suprema Corte, nel confermare i principî di cui alla sentenza n. 627 del 2008 delle Sezioni Unite circa i termini di produzione, in caso di notifica a mezzo posta, dell’avviso di ricevimento del piego raccomandato contenente la copia del ricorso per cassazione, ha chiarito che, al fine di provar ... Continua a leggere

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venerdì 16 novembre 2012 12:55

L'impugnazione dell'atto presupposto non esime dall'onere di impugnare anche l'atto consequenziale qualora incida sulla posizione di terzi

Consiglio di Stato

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Il principio secondo cui la tempestiva impugnazione dell’atto presupposto esime dall’onere di impugnare l’atto consequenziale, al quale si estende l’effetto caducante derivante dall’annullamento dell’atto presupposto, non può trovare applicazione nel caso in cui l’atto consequenziale incide in via immediata e diretta sulla posizione di soggetti terzi rispetto al giudizio instaurato contro l’atto presupposto. In tal caso, vi è onere di impugnare anche l’atto consequenziale e di notificare l’impugnazione al soggetto controinteressato o vi è quanto meno l’onere di integrare il contraddittorio in relazione all’originario giudizio contro l’atto presupposto. Infatti, la giurisprudenza ha chiarito che l’annullamento dell’atto presupposto non può comportare l’automatica caducazione dell’atto consequenziale, quando l’atto posteriore abbia conferito un bene o una qualche utilità ad un soggetto non qualificabile come parte necessaria nel giudizio che ha per oggetto l’atto presupposto (Cons. St., sez. VI, 30 ottobre 2001 n. 5677; Id., sez. V, n. 447/1994; Cons. giust. sic., n. 154/1996; n. 398/1997). Tale principio esonera il ricorrente dall’onere di impugnare tutti gli atti strettamente esecutivi e conseguenti rispetto a quello presupposto impugnato a condizione che con tali atti non vengano in gioco posizioni di terzi, in quanto tale eventualità comporta la necessità di consentire la loro difesa in giudizio non già attraverso il rimedio dell’opposizione di terzo, che costituisce pur sempre una patologia del processo, ma attraverso la notificazione del ricorso da proporre avverso l’atto conseguente (Cons. St., sez. VI, 3 maggio 2007 n. 1948).

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venerdì 16 novembre 2012 12:31

È inesistente la notificazione se nella relata risulta che l’atto non è stato notificato per trasferimento del domiciliatario e la parte notificante non ha provveduto a rinnovare la notifica

Consiglio di Stato

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Come già puntualizzato dal Consiglio di Stato (Cons. Stato, IV, 25 maggio 2012, n. 3087), nel caso in cui risulti dalla relata di notifica che l’atto non è stato notificato per trasferimento del domiciliatario e la parte notificante, pur a conoscenza di ciò, non provveda ad effettuare (nel termine di decadenza) o a richiedere (ove il termine sia scaduto) la rinnovazione della notifica, si versa in ipotesi di inesistenza e non di nullità della notificazione; a tal fine nessun rilievo assume la questione della conoscenza o della conoscibilità del nuovo recapito del procuratore, la quale non incide sulla necessità della rinnovazione della notifica, ma semmai sull'individuazione delle modalità di rinnovazione (Cons. Stato, IV, 14 luglio 2004, n. 5082). Peraltro nel nuovo Codice del processo amministrativo l'art. 93, comma 2, dispone, in modo espresso, qualora la notificazione dell'impugnazione non abbia avuto esito per il trasferimento del domiciliatario, che non abbia comunicato in via formale il nuovo domicilio “alle altre parti”, che la parte che intenda proporre l'impugnazione possa chiedere, con istanza corredata dall'attestazione della mancata notifica, al Presidente del tribunale amministrativo regionale o al Presidente del Consiglio di Stato “secondo il giudice adito con l'impugnazione”, la fissazione di un termine perentorio “per il completamento della notificazione o per la rinnovazione dell'impugnazione”.

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Come già puntualizzato dal Consiglio di Stato (Cons. Stato, IV, 25 maggio 2012, n. 3087), nel caso in cui risulti dalla relata di notifica che l’atto non è stato notificato per trasferimento del domiciliatario e la parte notificante, pur a conoscenza di ciò, non provveda ad effettuare (nel termine ... Continua a leggere

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venerdì 16 novembre 2012 11:22

Sgombero di area demaniale: l'impugnazione del provvedimento di sgombero va effettuata innanzi al giudice ordinario nei casi in cui si contesti che il manufatto da eliminare sorge su un'area privata

Consiglio di Stato

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Secondo una consolidata giurisprudenza (cfr., da ultimo, Cass. SS.UU., 29 marzo 2011, n. 7097), esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo, e rientra in quella del giudice ordinario, la controversia relativa all'impugnazione di un provvedimento di sgombero di un’area che si assume demaniale, allorché la parte ricorrente contesti la demanialità dell'area stessa ed affermi che il manufatto da eliminare sorge, invece, su un'area di proprietà privata (Cons. Stato, VI, 29 maggio 2002 n. 2972; 4 dicembre 2001 n. 6054).

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Secondo una consolidata giurisprudenza (cfr., da ultimo, Cass. SS.UU., 29 marzo 2011, n. 7097), esula dalla giurisdizione del giudice amministrativo, e rientra in quella del giudice ordinario, la controversia relativa all'impugnazione di un provvedimento di sgombero di un’area che si assume demania ... Continua a leggere

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giovedì 15 novembre 2012 15:45

Diffamazione a mezzo stampa: confronto tra la legislazione vigente e le modifiche apportate dai disegni di legge

Senato della Repubblica

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Sospesi i lavori dell'Aula dopo il via libera a un emendamento che reintroduce la pena della reclusione fino a un anno. L'esame del disegno di legge è in calendario per la prossima settimana, a partire dalla seduta pomeridiana di martedì 20 novembre. Cliccando sul titolo sopra linkato e' visualizzabile apposito dossier nel quale, tra l'altro, si segnala l'utile raffronto tra la normativa ancora vigente e le disposizioni dei disegni di legge all'esame.

Senato della Repubblica

 
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Sospesi i lavori dell'Aula dopo il via libera a un emendamento che reintroduce la pena della reclusione fino a un anno. L'esame del disegno di legge è in calendario per la prossima settimana, a partire dalla seduta pomeridiana di martedì 20 novembre. Cliccando sul titolo sopra linkato e' visualizza ... Continua a leggere

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lunedì 12 novembre 2012 23:09

La mancata esecuzione del giudicato consente di agire per il risarcimento del danno in sede di giudizio di ottemperanza

Consiglio di Stato

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La domanda risarcitoria ben può essere correttamente proposta in sede di ottemperanza in quanto, in coerenza con il disposto dell’art. 112, comma 3, del codice del processo amministrativo, ha ad oggetto solo il pregiudizio cagionato dalla mancata esecuzione del giudicato. La tutela reintegratoria di cui a detta ultima norma ha quale presupposto il dato oggettivo della mancata attuazione della statuizione giurisdizionale e non richiede l’addebitabilità dell’inesecuzione o dell’impossibilità di attuazione a colpa della pubblica amministrazione.

Consiglio di Stato

 
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La domanda risarcitoria ben può essere correttamente proposta in sede di ottemperanza in quanto, in coerenza con il disposto dell’art. 112, comma 3, del codice del processo amministrativo, ha ad oggetto solo il pregiudizio cagionato dalla mancata esecuzione del giudicato. La tutela reintegratoria d ... Continua a leggere

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sabato 10 novembre 2012 15:37

Scorrimento di graduatoria o nuovo concorso? Se la P.A. indice un nuovo concorso la tutela spetta al giudice amministrativo

TAR Puglia

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Nell'ambito del pubblico impiego privatizzato, la pretesa al riconoscimento del diritto allo "scorrimento" della graduatoria del concorso espletato, avanzata dal candidato utilmente collocato nella graduatoria finale, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, facendosi in tal caso valere, al di fuori dell'ambito della procedura concorsuale, il "diritto all'assunzione". Tuttavia, ove, vi sia un provvedimento di indizione di un nuovo concorso, la pretesa azionata implica la contestazione dell'esercizio del potere della P.A., a cui corrisponde una situazione di interesse legittimo, la cui tutela spetta al giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 63, comma 4, del D.L.vo n. 165 del 2001 (Corte Cass., s.u., 20 agosto 2009, n. 18499). Pertanto, deve escludersi la giurisdizione amministrativa solo allorquando non si muovano contestazioni sulle relative procedure concorsuali e conseguenti graduatorie, ma si “pretenda” esclusivamente di far scorrere la graduatoria stilata. Infatti, è propria della giurisdizione amministrativa, a norma dell’art. 63 D.lgs. n. 165 del 2001, la fase concorsuale – che si conclude con la stesura ed approvazione delle graduatorie – mentre, sussiste la generale giurisdizione del giudice ordinario in materia di rapporti di lavoro del c.d. pubblico impiego privatizzato anche quando si controverta dell’assunzione al lavoro a seguito di scorrimento. Tali controversie, infatti, riguardano piuttosto l’utilizzo della graduatoria da parte del datore di lavoro. In tale ultima ipotesi, si tratta, quindi, di una vicenda – e di un contenzioso – che si colloca a valle della procedura concorsuale, sicchè non viene affatto in rilievo la (eccezionale) deroga alla generale giurisdizione del giudice ordinario. Vale, invece, a derogare la giurisdizione ordinaria, non solo l’ipotesi in cui si muovano contestazioni alla graduatoria, ma anche il caso in cui il preteso scorrimento si fondi sull’impugnazione del provvedimento di indizione di un nuovo concorso per l’accesso all’impiego, invece, che di utilizzazione della graduatoria già a disposizione dell’Amministrazione. In questo caso la contestazione investe, infatti, l’esercizio del potere dell’amministrazione di indire una nuova procedura concorsuale e, pertanto, si verte nuovamente in materia di procedure concorsuali, la cui cognizione è demandata al G.A., vantando l’aspirante una posizione di interesse legittimo rispetto al corretto esercizio del potere. In estrema sintesi, pertanto, quando si invochi lo scorrimento di una graduatoria, disatteso da una P.A., il discrimen per radicare la giurisdizione dinanzi al G.O., “naturalmente” competente per le controversie in tema di assunzione al lavoro, è dato dal concomitante esercizio del potere di bandire un nuovo concorso, perché laddove ciò si verifichi, la controversia dovrà essere conosciuta dal G.A. che, in primo luogo, dovrà delibare la legittimità dell’esercizio di tale potere. Per ciò: le controversie in materia di “scorrimento” sono devolute alla G.O., ma se questo è negato perché è bandito un nuovo concorso, oggetto di contestazione, sarà il G.A. a dover decidere sulla controversia.

TAR Puglia

 
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sabato 10 novembre 2012 09:26

Incandidabilità dei condannati: Il Governo accelera per assicurare che il Decreto Legislativo sull’incandidabilità sia varato prima delle prossime elezioni

Ministero dell'Interno

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Il Governo sta definendo i criteri oggettivi da utilizzare per individuare le fattispecie di reato che determineranno l’incandidabilità dei condannati in via definitiva, così come previsto dalla delega attribuita al Governo. Il provvedimento non potrà essere varato dal Consiglio dei ministri prima che la legge anticorruzione entri in vigore. Il testo, firmato ieri dal Capo dello Stato, sarà pubblicato a breve nella Gazzetta Ufficiale, e da quel momento decorreranno i 15 giorni per l’entrata in vigore della legge.

Ministero dell'Interno

 
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sabato 10 novembre 2012 09:22

Abbandono del giudizio: il rinunziante deve pagare le spese degli atti di procedura compiuti, salvo che il collegio, avuto riguardo ad ogni circostanza, ritenga di compensarle

Consiglio di Stato

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Come prevede espressamente l’art. 84 del codice del processo amministrativo (e già prima l’art. 46 del Regio Decreto 17 agosto 1907, n. 642, di approvazione del regolamento di procedura dinanzi alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato), “la parte può rinunciare al ricorso in qualunque stato e grado della controversia, mediante dichiarazione sottoscritta da essa stessa o dall'avvocato munito di mandato speciale e depositata nella segreteria, o mediante dichiarazione resa in udienza e documentata nel relativo verbale. Il rinunziante deve pagare le spese degli atti di procedura compiuti, salvo che il collegio, avuto riguardo ad ogni circostanza, ritenga di compensarle. La rinunzia deve essere notificata alle altre parti almeno dieci giorni prima dell’udienza. Se le parti che hanno interesse non si oppongono, il processo si estingue”. L’abbandono del ricorso è quindi rimesso integralmente a colui che agisce, ed è sottoposto alle sole condizioni della provenienza dalla parte, o dal suo procuratore all’uopo espressamente autorizzato, e dell’intervenuta conoscenza della controparte dell’atto di rinuncia, conoscenza da conseguirsi in modo formale (e quindi con notifica o dichiarazione agli atti, come indica la norma, ma anche mediante altre forme equipollenti, quali il deposito in udienza dell'atto di rinuncia sottoscritto dalla parte personalmente, ex multis Consiglio Stato, sez. IV, 17 gennaio 2002, n. 244; o anche con dichiarazione sottoscritta dalla ricorrente e, per adesione, anche dalle difese della altre parti costituite). Intervenute le dette formalità, spetta infine al giudice pronunciare, espressamente ed a seguito di un accertamento che coinvolga la presenza dei detti requisiti, l'estinzione del giudizio, permanendo, fino a quel momento, il potere del rinunciante di revocare il proprio atto. Effetto della rinuncia è pertanto, dal lato sostanziale, quello di determinare la cristallizzazione della situazione dedotta al momento anteriore della proposizione del ricorso, dall’altro lato, di carattere schiettamente processuale, quello di comportare l’obbligo di provvedere al rimborso delle spese sostenute dalla controparte (che tuttavia costituisce una posizione disponibile delle parti costituite, potendovi queste rinunciare).

Consiglio di Stato

 
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sabato 10 novembre 2012 08:27

Nei contratti ad esecuzione periodica o continuativa della pubblica Amministrazione le controversie relative alla determinazioni dei corrispettivo appartengano alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo

Consiglio di Stato

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Nel giudizio in esame si discute della legittimità della deliberazione del Comune inerente la determinazione dei corrispettivi di esercizio del servizio di trasporto pubblico. Il Comune sostiene che, non sussistendo alcuna discrezionalità in capo alla pubblica Amministrazione, la cause rientrerebbe nella giurisdizione del giudice ordinario. Il Consiglio di Stato non condivide tale eccezione in quanto nei contratti ad esecuzione periodica o continuativa della pubblica Amministrazione, le controversie relative alla determinazioni dei corrispettivo appartengano alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Ed invero, essendo oggetto dell’impugnativa una deliberazione regionale che riconosce ad un gestore di un pubblico servizio un adeguamento dei corrispettivi, il Collegio osserva come alla stregua del consolidato insegnamento della giurisprudenza anche di questa Sezione, da cui non vi è motivo di discostarsi, nei contratti ad esecuzione periodica o continuativa della pubblica Amministrazione, le controversie relative a tali determinazioni appartengano alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Inoltre, come correttamente ritenuto dal giudice di prime cure, la delibera regionale impugnata dispone un vero e proprio finanziamento pubblico, talchè costituisce in ogni caso “esercizio di un ampio potere dell’Amministrazione a fronte del quale le posizioni soggettive dei soggetti beneficiari (o esclusi dal beneficio) indubbiamente si qualificano come interessi legittimi”. Non vi è alcun dubbio, quindi, che nel caso di specie sussista la giurisdizione del giudice amministrativo.

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