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NOVITA' GIURISPRUDENZIALI

Sanità e Sicurezza Sociale

venerdì 21 febbraio 2014 22:10

AIFA: e' allarme per la salute pubblica per la diffusione di creme ad azione sbiancante illegali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato AIFA del 21.2.2014

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La pratica dello sbiancamento cutaneo è diffusa in molti paesi e può essere definita come l’uso abitudinario, a fini estetici, di sostanze in grado di ridurre l’intensità della pigmentazione di una cute naturalmente scura.I prodotti utilizzati sono disparati, contengono una grande varietà di principi attivi, spesso associati tra loro, e vengono presentati per lo più in forma di creme che, in diversi stati extraeuropei, sono distribuite come cosmetici oppure vendute attraverso canali non regolati dalle norme sanitarie e che, non di rado, entrano a far parte di commerci decisamente illegali.Le sostanze dotate di un’attività sbiancante sono numerose e vanno da quelle certamente velenose, come il mercurio, a quelle che, invece, sono regolarmente autorizzate come ingredienti di medicinali dermatologici. Tra queste ultime, sono molto utilizzati per la loro capacità di ridurre la pigmentazione cutanea e, quindi, con finalità estetiche improprie e pericolose, i farmaci appartenenti alla famiglia del cortisone e, soprattutto, quelli a lunga durata d’azione ed elevata potenza quali il clobetasolo o il betametasone. Nel nostro paese e in tutta l’unione europea, questi medicinali sono prodotti e commercializzati nel rispetto delle rigorose regole comunitarie dettate a difesa dei cittadini.Le creme sbiancanti introdotte illecitamente in Italia, invece, pur contendo corticosteroidi o altri componenti pericolosi non sono registrate come medicinali nei paesi di provenienza, ma sono generalmente vendute ed acquistate come semplici cosmetici o prodotti di libera vendita.Nel nostro paese, laddove siano prive di AIC, ne è vietata l’importazione, salvo in presenza delle debite autorizzazioni o condizioni (D.Lgs. 219/2006 art. 158 comma 8).Nel corso delle attività di controllo effettuate dagli uffici di sanità frontaliera e delle dogane, è stato rilevata e segnalata la crescente diffusione delle creme sbiancanti anche nel nostro paese. Tra i prodotti rinvenuti, in carichi di merci o nei bagagli a seguito di passeggeri, rientrano sia medicinali la cui commercializzazione in Italia è regolarmente autorizzata, sia farmaci fabbricati legalmente nel nostro paese ma destinati esclusivamente all’esportazione verso i mercati extra-UE, sia, infine, copie contraffatte o prodotti illegali le cui confezioni recano nomi che imitano i marchi commerciali di creme fabbricate in Italia e riportano la dicitura “prodotto italiano”.Le modalità seguite dai soggetti dediti a questa pratica estetica (applicazioni delle preparazioni su superfici corporee molto estese, quotidianamente ripetute e prolungate per mesi o anni) e il frequente ricorso a prodotti di scarsa qualità esponga gli stessi soggetti a conseguenze anche molto gravi per la loro salute.Quale esemplificazione particolarmente significativa in tal senso, sono stati focalizzati gli effetti dannosi che possono essere provocati dalle creme a base di corticosteroidi — medicinali efficaci e sicuri se impiegati secondo prescrizione medica — quando le stesse sono utilizzate in modo improprio. In tali condizioni possono infatti causare danni rilevanti non solo a livello cutaneo (quali iperpigmentazione, ipertricosi o comparsa di strie cutanee simili a smagliature) ma anche a carico dell’intero organismo (quali diabete, ipertensione arteriosa o malfunzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene) per gli effetti sistemici derivanti dall’assorbimento cronico del principio attivo.La conoscenza del fenomeno, lo scambio di informazioni relative ai sequestri di prodotti illegali e/o contraffatti tra gli operatori coinvolti, il rafforzamento dei controlli, in dogana e sul territorio, unitamente ad iniziative di sensibilizzazione sui rischi, rappresentano, rispetto a questa tipologia di prodotto, i principali punti di intervento a tutela della salute pubblica.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato AIFA del 21.2.2014

 
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La pratica dello sbiancamento cutaneo è diffusa in molti paesi e può essere definita come l’uso abitudinario, a fini estetici, di sostanze in grado di ridurre l’intensità della pigmentazione di una cute naturalmente scura.I prodotti utilizzati sono disparati, contengono una grande varietà di princi ... Continua a leggere

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giovedì 6 febbraio 2014 22:24

RC Auto: on line la nuova App per consultare i numeri di targa degli autoveicoli, motoveicoli e dei ciclomotori che non risultano in regola con gli obblighi assicurativi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 5.2.2014

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E' disponibile sul sito istituzionale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (www.mit.gov.it) e sul portale dell'automobilista (www.ilportaledellautomobilista.it) l'applicazione per l'accesso alle informazioni sulla copertura assicurativa RCA dei veicoli. La predetta applicazione consente di consultare i numeri di targa degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei ciclomotori immatricolati in Italia che non risultano in regola con gli obblighi assicurativi RCA. Le informazioni sono aggiornate dalle compagnie assicuratrici con cadenza giornaliera. Coloro i quali, sapendo di avere in corso un regolare contratto di assicurazione RCA, verifichino che il proprio veicolo non risulta assicurato, sono pregati di contattare subito la propria Compagnia di assicurazione. I cittadini che, volendo utilizzare il proprio veicolo, non sono in regola con gli obblighi assicurativi, sono invitati a provvedere tempestivamente.Si ricorda che, a norma dell'articolo 193 del codice della strada, è vietato circolare su strada senza copertura assicurativa RCA e che è prevista la sanzione del pagamento di una somma da € 841 a € 3.366, oltre al sequestro del veicolo. Si rende noto inoltre che, a norma dell'art. 31, comma2, della legge 24 marzo 2012 n.27, i cittadini inadempienti sono tenuti a regolarizzare la propria posizione assicurativa entro 15 giorni dalla data di pubblicazione del presente comunicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e sul Portale dell'Automobilista, scaduti inutilmente i quali si procederà alla trasmissione delle informazioni sui casi di inadempienza al competente Ministero dell'Interno affinchè ne vengano informate tutte le forze di polizia e le Prefetture competenti.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 5.2.2014

 
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domenica 19 gennaio 2014 12:34

Sanità: il principio di equiordinazione tra strutture pubbliche e private non opera con riferimento alle fonti di finanziamento complessivo delle strutture del settore sanitario

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

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In merito al principio di equiordinazione tra strutture pubbliche e private, la Terza Sezione del Consiglio di Stato ha ribadito nella sentenza in esame siffatto principio “opera non con riferimento alle fonti di finanziamento complessivo delle strutture del settore sanitario ma solo in relazione ai criteri e modalità di remunerazione a tariffa delle prestazioni rese sulla base di appositi accordi contrattuali; per cui non coinvolge il finanziamento delle aziende pubbliche costituenti presidi ospedalieri a diretta gestione dell’ASL di appartenenza (cfr. Cons. St., sez. V, 12 settembre 209 n. 3789, nonché Corte cost., n. 111/2005, ivi cit.)." Per approfondire cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

 
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giovedì 16 gennaio 2014 22:17

Ticket, niente imposta di bollo sulle prestazioni ambulatoriali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n. 9/E del 15.1.2014

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"Le ricevute di pagamento rilasciate agli assistiti per il pagamento del contributo alla spesa sanitaria previsto dalla legge n. 8 del 1990 e successive modifiche e integrazioni, non devono essere assoggettate all’imposta di bollo, ancorché l’importo sia superiore al limite di euro 77,47." E' questa la risposta dell'Agenzia delle Entrate, contenuta nella risoluzione 9/E del 15 gennaio 2014, all'interpello con il quale si chiedeva di conoscere il corretto trattamento, applicabile ai fini dell’imposta di bollo, alle ricevute di pagamento del ticket per prestazioni ambulatoriali rese all’utenza, ha chiarito che le ricevute di pagamento rilasciate agli assistiti per il pagamento del contributo alla spesa sanitaria previsto dalla Legge n. 8 del 1990 e successive modifiche e integrazioni, non devono essere assoggettate all’imposta di bollo, ancorché l’importo sia superiore al limite di euro 77,47. Per scaricare la risoluzione cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n. 9/E del 15.1.2014

 
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"Le ricevute di pagamento rilasciate agli assistiti per il pagamento del contributo alla spesa sanitaria previsto dalla legge n. 8 del 1990 e successive modifiche e integrazioni, non devono essere assoggettate all’imposta di bollo, ancorché l’importo sia superiore al limite di euro 77,47." E' quest ... Continua a leggere

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domenica 5 gennaio 2014 09:08

Allevamento di animali: il Sindaco è titolare di un'ampia potestà di valutazione della tollerabilità delle lavorazioni provenienti dalle industrie cd "insalubri" e può adottare in via cautelare interventi per impedire la continuazione di attività potenzialmente pericolose

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

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Come ha già chiarito la giurisprudenza del Consiglio di Stato, ribadita nella sentenza in esame, in base agli artt. 216-217 t.u. sanitario (r.d. 27 luglio 1934, n. 1265), non modificati ma ribaditi dall'art. 32 d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e dall'art. 32, comma 3, l. 28 dicembre 1978, n. 833, spetta al Sindaco, all'uopo ausiliato dalla struttura sanitaria competente, il cui parere tecnico ha funzione consultiva ed endoprocedimentale, la valutazione della tollerabilità, o meno, delle lavorazioni provenienti dalle industrie cosiddette "insalubri", l'esercizio della cui potestà potendo avvenire in ogni tempo e potendo esplicarsi mediante l'adozione, in via cautelare, di interventi finalizzati ad impedire la continuazione o l'evolversi di attività aventi carattere di pericolosità (per esempio, esalazioni, scoli, rifiuti, ecc., specie se riguardanti l'allevamento di animali). Rientra, quindi, nei poteri del Sindaco, ex art. 216 t.u. sanitario r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 ingiungere ad un'impresa, che esercita un'industria cosiddetta "insalubre", di presentare un progetto preordinato ad eliminare un temuto pericolo alla sanità pubblica e di mettere in funzione l'impianto entro un dato termine, anche sulla scorta del parere all'uopo reso dalla struttura sanitaria competente, senza che ciò implichi di per sé alcun difetto di motivazione o d'eccesso di potere. Inoltre, in base agli art. 216 e 217 t.u. l. sanitaria, il Sindaco è titolare di un'ampia potestà di valutazione della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie, classificate "insalubri" e può estrinsecarsi con l'adozione in via cautelare di interventi finalizzati ad impedire la continuazione o l'evolversi di attività che presentano i caratteri di possibile pericolosità, per effetto di esalazioni, scoli e rifiuti, specialmente riguardanti gli allevamenti, ciò per contemperare le esigenze di pubblico interesse con quelle pur rispettabili dell'attività produttiva. Peraltro, come ha già sancito il Consiglio (Consiglio di Stato, sez. V, 19 aprile 2005, n. 1794), gli art. 216 e 217 r.d. 27 luglio 1934, n. 1265, conferiscono al Comune ampi poteri in materia di industrie insalubri, anche prescindendo da situazioni di emergenza e dall'autorizzazione a suo tempo rilasciata, a condizione però che siano dimostrati, da congrua e seria istruttoria, gli inconvenienti igienici e che si sia vanamente tentato di eliminarli; nel caso di specie, in riferimento all’ampia ed articolata relazione dell’ASL, sussistono le condizioni individuate dalla giurisprudenza predetta per l’esercizio del potere cautelativo qui in contestazione. La tesi dell’appellante secondo la quale l’allevamento di animali de qua, per le deiezioni e l’impatto ambientale che produce, può essere oggetto di catalogazione come industria insalubre soltanto ove abbia caratteristiche, appunto, industriali per la quantità dei capi e per il ciclo produttivo a cui essi sono sottoposti, è smentita dal fatto che, in generale, l'allevamento di animali è considerato dalle norme del testo unico delle leggi sanitarie industria insalubre di prima classe e, pertanto, ai sensi dell'art. 216 t.u. 27 luglio 1934, n. 1265, l'allevamento deve comunque essere isolato nelle campagne e tenuto lontano da abitazioni (cfr., anche, Consiglio di Stato, sez. V, 17 aprile 2002, n. 2008). Pertanto, non è sostenibile, sulla scorta dell’orientamento giurisprudenziale surriferito, la tesi secondo cui la nozione di allevamento di animali sarebbe stata utilizzata per i grandi allevamenti che forniscono all’industria alimentare la materia prima per le lavorazioni di prodotti alimentari. Peraltro, proprio perché si è in presenza di una stalla di bovini con meno di venti capi, ovvero una tipica stalla rurale, condotta dal coltivatore diretto unitamente alla propria personale piccola azienda rurale, è stato consentita la prosecuzione dell’attività, con il solo onere di rispettare una serie di prescrizioni concrete, emanate dalla competente autorità tecnica sanitaria, per consentire una conciliazione fra le esigenze igienico-sanitarie e le esigenze socio-economiche, anch’esse di indubbia valenza e natura pubblica, prescrizioni da ritenersi ragionevoli e compatibile con il potere di ordinanza come sopra descritto. Tali prescrizioni, che sono state il frutto di un’attività amministrativa posteriore agli atti oggetto del presente giudizio, non possono ritenersi inficianti di questi ultimi, poiché logicamente e ragionevolmente il Comune ha in primis disposto in via cautelare la chiusura della stalla per bovini a tutela della salute e sulla base di un’idonea istruttoria (parere della competente struttura sanitaria); in seconda battuta, esaurita l’impellenza cautelativa, ha emanato una serie di atti successivi per consentire comunque il mantenimento dell’attività agricola, in modo soddisfacente per le parti.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

 
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Come ha già chiarito la giurisprudenza del Consiglio di Stato, ribadita nella sentenza in esame, in base agli artt. 216-217 t.u. sanitario (r.d. 27 luglio 1934, n. 1265), non modificati ma ribaditi dall'art. 32 d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e dall'art. 32, comma 3, l. 28 dicembre 1978, n. 833, spet ... Continua a leggere

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mercoledì 20 novembre 2013 13:24

Trasporti: in Gazzetta Ufficiale la nuova Regolamentazione per l'installazione delle luci di marcia diurna sui veicoli in circolazione

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto Ministero delle Infrastrutture e Trasporti in G.U. n. 271 del 19.11.2013

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E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 271 del 19.11.2013 il decreto 6.11.2013 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che disciplina le modalita' di installazione delle luci di marcia diurna sugli autoveicoli in circolazione, nonche' le procedure di aggiornamento delle relative carte di circolazione. Per accedere al testo integrale del decreto cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto Ministero delle Infrastrutture e Trasporti in G.U. n. 271 del 19.11.2013

 
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sabato 16 novembre 2013 08:03

Sigarette, Philip Morris Italia varia il tenore di nicotina di alcune marche

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della determinazioni dei Monopoli del 13.11.2013

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Diana Rossa, Diana Rossa 100's, Diana Blu e Diana Blu 100's sono queste le marche di sigarette che riporteranno su un lato di ciascun pacchetto una tenore di nicotina diverso mentre i prodotti già fabbricati verrano commercializzati fino ad esaurimento delle scorte. Le analisi eseguite dal laboratorio dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, peraltro hanno confermano che i tenori in nicotina, catrame e monossido di carbonio dichiarati dalla citata Società sono in linea con le disposizioni comunitarie in materia.

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lunedì 11 novembre 2013 19:00

Sanità: nuovo sito per ricercare i migliori ospedali per patologia

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato di Linea Amica del 11.11.2013

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Si chiama www.Doveecomemicuro.it e contiene i dati di 1.233 strutture sanitarie (ospedali e case di cura accreditate) italiane suddivise per specialità in base a 50 indicatori selezionati, tra gli altri, dal Ministero della Salute e l' Agenzia Nazionale per i servizi Sanitari Nazionali (Agenas). Un vero e proprio motore di ricerca per scegliere dove curarsi per determinate patologie. Il progetto è realizzato da esperti del mondo sanitario, coordinati dal Dipartimento di Sanità Pubblica dell'università Cattolica di Roma. Il sito, chiarisce Linea Amica, è facile da usare: la ricerca si effettua sulla parte del corpo e il problema di salute di proprio interesse oppure inserendo criteri di distanza geografica. I risultati della ricerca saranno contrassegnati da una simbologia (semaforo rosso, giallo e verde) che permette di sintetizzare i dati di qualità. Una legenda aggiuntiva, basata sulla misurazione "a tacche" valuterà la performance della singola struttura rispetto agli standard internazionali di qualità dell'assistenza.

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Si chiama www.Doveecomemicuro.it e contiene i dati di 1.233 strutture sanitarie (ospedali e case di cura accreditate) italiane suddivise per specialità in base a 50 indicatori selezionati, tra gli altri, dal Ministero della Salute e l' Agenzia Nazionale per i servizi Sanitari Nazionali (Agenas). Un ... Continua a leggere

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martedì 30 luglio 2013 11:15

In Gazzetta Ufficiale il divieto di utilizzo delle sigarette elettroniche nei locali chiusi delle istituzioni scolastiche

Ministero della Salute

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Entra in vigore oggi e avrà efficacia per dodici mesi l'ordinanza del Ministero della Salute pubblicata in data 29.7.2013 sulla Gazzetta Ufficiale che ribadisce il divieto di vendita ai minori delle sigarette elettroniche e ne vieta altresì l'utilizzo nei locali chiusi delle istituzioni scolastiche statali e paritarie e dei centri di formazione professionale.

Ministero della Salute

 
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lunedì 29 luglio 2013 08:44

Svolgimento di mansioni superiori del personale degli enti sanitari: il diritto alla maggiore retribuzione non è limitato allo stipendio propriamente detto, ma deve essere esteso a tutte le voci che compongono il trattamento economico complessivo

a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

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La materia dell’esercizio di fatto delle mansioni superiori, relativamente al personale degli enti sanitari, è sommariamente regolata dall’art. 29 del d.P.R. n. 761/1979, e dalla giurisprudenza (anche costituzionale) che si è formata sulla sua interpretazione.In particolare l’art. 29 dispone che: (a) è vietato adibire i dipendenti a mansioni delle qualifica superiore; (b) in via eccezionale l’incarico può essere dato per una durata non superiore a sessanta giorni per anno solare; (c) l’esercizio delle mansioni superiori non comporta il diritto ad alcuna maggiorazione retributiva.La Corte Costituzionale (sentenze n. 57/1989, 296/1990, 369/1990) ha chiarito che il divieto della maggiore retribuzione è costituzionalmente legittimo, a condizione che lo si interpreti come limitato a quel periodo di sessanta giorni per anno solare; e che pertanto qualora l’assegnazione alle mansioni superiori si prolunghi oltre quel termine, a partire da quel momento si deve riconoscere al dipendente il diritto alla maggiore retribuzione. Con ciò, la Corte si è richiamata all’art. 36 della Costituzione. La giurisprudenza consolidata dei giudici amministrativi ha recepito le indicazioni della Corte. Tale orientamento giurisprudenziale implica, logicamente, che il diritto alla maggiore retribuzione non si possa limitare allo stipendio propriamente detto, ma si debba invece estendere a tutte le voci che compongono il trattamento economico complessivo. Se, infatti, la fonte è l’articolo 36 della Costituzione, e il principio è che la retribuzione deve essere adeguata alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato, non vi è ragione per limitare il diritto solo ad alcune componenti della retribuzione escludendone altre.In altre parole, qualora al dipendente spetta il maggior trattamento economico, ai sensi dell’art. 29, cit., ed alle condizioni da esso desumibili con ciò s’intende che spetta lo stesso trattamento economico cui l’interessato avrebbe avuto titolo se fosse stato in possesso della qualifica superiore, beninteso con anzianità zero nella medesima.

a cura del Prof. Avv. Enrico Michetti

 
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La materia dell’esercizio di fatto delle mansioni superiori, relativamente al personale degli enti sanitari, è sommariamente regolata dall’art. 29 del d.P.R. n. 761/1979, e dalla giurisprudenza (anche costituzionale) che si è formata sulla sua interpretazione.In particolare l’art. 29 dispone che: ( ... Continua a leggere

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martedì 16 luglio 2013 00:49

La Consulta sblocca le azioni esecutive contro delle aziende sanitarie locali o ospedaliere

Corte Costituzionale

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Dichiarata l'incostituzionalità della legge che prevede che nelle Regioni commissariate non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali o ospedaliere sino al 31 dicembre 2013 ed i pignoramenti e le prenotazioni a debito sulle rimesse finanziarie trasferite dalle Regioni La vicenda all'attenzione della Corte Costituzionale prende le mosse dalle ordinanze, ben quattro del TAR della Campania e un'ordinanza del Tribunale ordinario di Napoli hanno sollevato questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 51, della legge 13 dicembre 2010, n. 220 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2011), come modificato dall’articolo 17, comma 4, lettera e), del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 (Disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111 nella parte in cui prevede che, nelle Regioni già commissariate in quanto sottoposte a piano di rientro dai disavanzi sanitari, sottoscritto ai sensi della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge finanziaria 2005), non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali o ospedaliere sino al 31 dicembre 2012 ed i pignoramenti e le prenotazioni a debito sulle rimesse finanziarie trasferite dalle Regioni alle aziende sanitarie di cui sopra, effettuati prima della data di entrata in vigore del decreto-legge 25 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e competitività economica), convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, non producono effetti sino al 31 dicembre 2012 e non vincolano gli enti del servizio sanitario regionale. La Consulta ha ritenuto fondata la questione rilevando come gia ha più volte la stessa Corte ha affermato che un intervento legislativo − che di fatto svuoti di contenuto i titoli esecutivi giudiziali conseguiti nei confronti di un soggetto debitore − può ritenersi giustificato da particolari esigenze transitorie qualora, per un verso, siffatto svuotamento sia limitato ad un ristretto periodo temporale (sentenze n. 155 del 2004 e n. 310 del 2003) e, per altro verso, le disposizioni di carattere processuale che incidono sui giudizi pendenti, determinandone l’estinzione, siano controbilanciate da disposizioni di carattere sostanziale che, a loro volta, garantiscano, anche per altra via che non sia quella della esecuzione giudiziale, la sostanziale realizzazione dei diritti oggetto delle procedure estinte (sentenze n. 277 del 2012 e n. 364 del 2007). Viceversa, la disposizione ora censurata, la cui durata nel tempo, inizialmente prevista per un anno, già è stata, con due provvedimenti di proroga adottati dal legislatore, differita di ulteriori due anni sino al 31 dicembre 2013, oltre a prevedere, nella attuale versione, la estinzione delle procedure esecutive iniziate e la contestuale cessazione del vincolo pignoratizio gravante sui beni bloccati ad istanza dei creditori delle aziende sanitarie ubicate nelle Regioni commissariate, con derivante e definitivo accollo, a carico degli esecutanti, della spese di esecuzione già affrontate, non prevede alcun meccanismo certo, quantomeno sotto il profilo di ordinate procedure concorsuali garantite da adeguata copertura finanziaria, in ordine alla soddisfazione delle posizioni sostanziali sottostanti ai titoli esecutivi inutilmente azionati. Essa, pertanto, si pone, in entrambe le sue versioni, in contrasto con l’art. 24 Cost. in quanto, in conseguenza della norma censurata, vengono vanificati gli effetti della tutela giurisdizionale già conseguita dai numerosi creditori delle aziende sanitarie procedenti nei giudizi esecutivi. Costoro non soltanto si trovano, in alcuni casi da più di un triennio, nella impossibilità di trarre dal titolo da loro conseguito l’utilità ad esso ordinariamente connessa, ma debbono, altresì, sopportare, in considerazione della automatica estinzione (o, nella versione precedente, della inefficacia) delle procedure esecutive già intraprese e della liberazione dal vincolo pignoratizio dei beni già asserviti alla procedura, i costi da loro anticipati per l’avvio della procedura stessa. Né, nel caso che interessa, si verifica la condizione che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, rende legittimo il blocco delle azioni esecutive, cioè la previsione di un meccanismo di risanamento che, come detto, canalizzi in una unica procedura concorsuale le singole azioni esecutive, con meccanismi di tutela dei diritti dei creditori che non si rinvengono nei piani di rientro cui la disposizione fa riferimento, sicché la posizione sostanziale dei creditori trovi una modalità sostitutiva di soddisfazione. La disposizione in esame, infatti, non contiene la disciplina di tale tipo di procedura né identifica le risorse finanziarie da cui attingere per il suo eventuale svolgimento. Va, altresì, considerata la circostanza che, con la disposizione censurata, il legislatore statale ha creato una fattispecie di ius singulare che determina lo sbilanciamento fra le due posizioni in gioco, esentando quella pubblica, di cui lo Stato risponde economicamente, dagli effetti pregiudizievoli della condanna giudiziaria, con violazione del principio della parità delle parti di cui all’art. 111 Cost.

Corte Costituzionale

 
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Dichiarata l'incostituzionalità della legge che prevede che nelle Regioni commissariate non possono essere intraprese o proseguite azioni esecutive nei confronti delle aziende sanitarie locali o ospedaliere sino al 31 dicembre 2013 ed i pignoramenti e le prenotazioni a debito sulle rimesse finanzia ... Continua a leggere

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venerdì 14 giugno 2013 15:59

Esercizio delle funzioni di primario ospedaliero da parte dell’aiuto corresponsabile: spetta la maggiore retribuzione se l’esercizio delle mansioni superiori si prolunghi oltre la durata di sessanta giorni per anno solare, senza necessità di un atto formale di incarico, purche' esista in organico un posto di primario vacante

Consiglio di Stato

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Il contenzioso sottoposto all'esame del Consiglio di Stato trae origine dalla domanda proposta dal ricorrente, poi appellante, per il riconoscimento delle differenze stipendiali asseritamente spettantigli per avere esercitato, di fatto, le funzioni di primario ospedaliero di cardiologia presso un Ospedale, mentre la sua qualifica formale era quella di aiuto corresponsabile. Ciò a decorrere dal 1° aprile 1989. La materia è regolata dall’art. 29 del d.P.R. n. 761/1979 e dalla giurisprudenza (in parte evolutiva) che ne è derivata. In particolare si può ritenere acquisito da molto tempo il principio che l’art. 29 si interpreta nel senso che spetta la maggiore retribuzione qualora l’esercizio delle mansioni superiori si prolunghi oltre la durata di sessanta giorni per anno solare; subordinatamente però alla condizione che vi sia stato un incarico formale a copertura di un posto vacante in organico. Su questo punto, prima ancora che la giurisprudenza consolidata di questo Consiglio, vi sono pronunce della Corte costituzionale. Si deve ancora aggiungere, sempre con riferimento alla giurisprudenza consolidata, che nello specifico caso dell’esercizio delle funzioni di primario ospedaliero da parte dell’aiuto corresponsabile non si ritiene necessario un atto formale di incarico, ferma restando la necessità che il posto di primario esista in organico e sia attualmente vacante. Ciò in considerazione della “indefettibilità” delle funzioni del primario ospedaliero e del fatto che in caso di assenza o impedimento del primario è compito dell’aiuto sostituirlo (art. 3, d.P.R. n. 3/1969), distinguendosi semmai fra la sostituzione in caso di assenza temporanea del titolare (che non dà luogo a pretese retributive) e l’assunzione delle responsabilità primariali in caso di vacanza del posto (che invece vi dà luogo).

Consiglio di Stato

 
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domenica 9 giugno 2013 08:14

Appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la cognizione della controversia concernente il provvedimento di conferimento dell’incarico di dirigente di secondo livello del ruolo sanitario ai sensi del d. lgs. n. 502 del 1992

Consiglio di Stato

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In base all’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza (v., ex plurimis, T.A.R. Sicilia, Palermo, 8.11.2012, n. 2271; T.A.R. Campania, Napoli, 20.1.2004, n. 229), a seguito soprattutto delle conclusioni raggiunte in data 11 dicembre 2003 dalla Commissione di studio istituita dai Presidenti della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato in presenza dei contrasti giurisprudenziali insorti in tema di riparto di giurisdizione nella descritta materia, “Il concetto di procedura concorsuale – ha chiarito la Commissione –evoca una procedura caratterizzata dalla valutazione dei candidati e dalla compilazione finale di una graduatoria. Pacificamente vi rientrano sia le procedure concorsuali connotate dall’espletamento di prove stricto sensu intese, sia i concorsi per titoli. Non concretano procedure concorsuali, invece, le assunzioni che non sono basate su di una logica selettiva: si pensi alle chiamate dirette, nonché alle procedure di mera verifica di idoneità dei soggetti da assumere, in quanto titolari di riserva o iscritti in apposita lista. È, infatti, chiaro che detta valutazione di idoneità mira solo alla verifica della capacità in termini assoluti del soggetto e non è caratterizzata dalla comparazione finalizzata alla compilazione di una graduatoria, che rappresenta la nota caratterizzante del concorso per l’accesso all’impiego, anche per soli titoli. La medesima cosa si deve dire relativamente alla selezione del dirigente per la copertura dell’incarico, anche laddove la scelta sia confinata nell’ambito di una lista di soggetti idonei in quanto dotati dei requisiti necessari: detta selezione è il frutto di una scelta comparativa di carattere non concorsuale in quanto non caratterizzata dallo svolgimento di prove o selezioni sulla base di una lex specialis, né dalla compilazione di una graduatoria finale”. Tali considerazioni, svolte dalla Commissione proprio in relazione alla fattispecie dell’art. 15-septies del d. lgs. 502/1992, si attagliano particolarmente al caso di specie, nel quale l’avviso adottato in esecuzione della deliberazione del Direttore Generale della U.S.L. n. 893 del 2.7.2003 precisa, a p. 3, che “non si dà luogo a graduatoria” e che “in caso di più candidati all’incarico da conferire l’Azienda procederà alla stipula del contratto individuale di lavoro a “tempo determinato” ai sensi delle vigenti disposizioni contrattuali, sulla base di una rosa di “idonei” selezionati dal Direttore Amministrativo congiuntamente al Responsabile dello Staff della Direzione Aziendale e sanitaria tenuto conto della valutazione comparata dei curricula dei candidati medesimi”. Appare evidente, quindi, che non ricorre, nel caso di specie, il carattere concorsuale della selezione che radica e giustifica, ai sensi dell’art. 63, comma 4, d. lgs. 165/2001, la giurisdizione del g.a. Si versa, infatti, in ipotesi di procedura selettiva non concorsuale, che si svolge senza alcuna prova per i candidati, ma sulla base di una sola valutazione dei curricula, e che non conduce ad alcuna graduatoria finale, ma alla nomina, avente sostanzialmente carattere fiduciario, del dirigente a tempo determinato, da parte del Direttore Generale, nell’ambito di una rosa di nomi selezionati unicamente mediante l’esame degli stessi curricula. Un simile riparto della giurisdizione in materia, del resto, risponde a quanto hanno evidenziato anche le Sezioni Unite della Cassazione nella sentenza n. 15764 del 19.7.2011 in relazione all’analoga fattispecie dell’art. 15-ter del d. lgs. 502/1992, affermando, in punto di giurisdizione, principi che vale la pena qui ricordare per la loro assoluta analogia di ratio rispetto alla fattispecie in oggetto. La configurazione giuridica delle modalità di conferimento degli incarichi di dirigente del ruolo sanitario – del tutto assimilabile anche alle mansioni dirigenziali di carattere non sanitario, come nel caso di specie, ai sensi del comma 2 dell’art. 15-septies del d. lgs. 502/1992 – è stata più volte precisata dalla Corte regolatrice della giurisdizione, che ne ha tratto specifiche conseguenze sul piano della tutela dei diritti. Ai fini del riparto della giurisdizione per le relative controversie, infatti, le Sezioni Unite hanno rilevato che appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario la cognizione della controversia concernente il provvedimento di conferimento dell’incarico di dirigente di secondo livello del ruolo sanitario ai sensi del d. lgs. n. 502 del 1992, dovendosi escludere che la procedura per il conferimento di detto incarico abbia natura di procedura concorsuale per il solo fatto che ad essa sono ammessi anche soggetti estranei al S.S.N. e soggetti che, seppur medici del servizio sanitario, siano legati comunque con rapporto di lavoro ad enti diversi rispetto a quello che indice la procedura. “Nella disciplina per il conferimento dell’incarico di dirigente medico non è presente alcun elemento idoneo a ricondurre la stessa ad una procedura concorsuale, ancorché atipica: la commissione si limita alla verifica dei requisiti di idoneità dei candidati alla copertura dell’incarico, in esito ad un colloquio ed alla valutazione dei curricula, senza attribuire punteggi o formare una graduatoria, semplicemente predisponendo un elenco di candidati, tutti idonei perché in possesso dei requisiti di professionalità previsti dalla legge e delle capacità manageriali richieste in relazione alla natura dell’incarico da conferire; l’elenco viene sottoposto al direttore generale il quale, nell’ambito dei nominativi indicati dalla commissione, conferisce l’incarico sulla base di una scelta di carattere essenzialmente fiduciario, affidata alla sua responsabilità manageriale (cfr. Cass., Sez. un., n. 25042 del 2005; n. 5920 del 2008)” (Cass., Sez. Un., 19.7.2011, n. 15764). I suddetti principi sono, infine, confortati dalla decisione n. 196 del 2005 della Corte costituzionale, che ha rimarcato come, nella materia in esame, il riparto della giurisdizione debba essere operato sulla base della natura dell’atto di conferimento dell’incarico dirigenziale.

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sabato 1 giugno 2013 15:04

Non configura inadempimento degli obblighi contrattuali la remunerazione delle prestazioni in plus orario del personale tecnico sanitario in misura inferiore alle tre ore settimanali, che costituiscono solo il limite massimo ammissibile

Consiglio di Stato

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Con ricorso proposto avanti al T.A.R. per il Lazio un dipendente dell’A.U.S.L. RM G con la qualifica di tecnico di laboratorio ed in servizio presso il laboratorio di analisi dell’Ospedale civile di Tivoli – avanzava domanda per l’accertamento del diritto al pagamento di somme a titolo di plus orario da retribuire nel quadro dell’istituto dell’incentivazione alla produttività, quale disciplinato dall’art. 59 del d.P.R. 25 giugno 1983 n. 348, nonché dagli artt. 66, comma 6, del d.P.R. n. 270 del 1987 e 57, comma 6, del d.P.R. n. 384 del 1990. E’ concorde l’orientamento della giurisprudenza del Consiglio di Stato nel ritenere che la retribuzione delle prestazioni rese in plus orario, anche nelle diverse qualificazioni della compartecipazione o della cointeressenza, non ha luogo in base alle sole clausole del contratto collettivo di lavoro, che danno rilievo, agli effetti del trattamento economico, alle prestazioni ambulatoriali, divisionali e dei servizi di diagnosi e cura, assolte oltre l’orario settimanale di servizio e non remunerate a diverso titolo (da ultimo Cons. St., Sez. III^, n. 193 del 15 gennaio 2013) Stante il carattere rigido delle norme che regolano il trattamento economico dei pubblici dipendenti, nei diversi istituti del trattamento ordinario e dei trattamenti accessori - non derogabile da prassi applicative o da scelte dirigenziali – è sempre richiesto a monte un preventivo atto autoritativo dell’amministrazione, che ha effetto autorizzatorio e contestualmente conformativo dell’espletamento delle prestazioni in plus orario, che si riflette sull’assetto organizzatorio dell’ente quanto all’utilizzo delle risorse umane e dei mezzi finanziari disponibili ai fini dell’ ottimale perseguimento dei compiti di assistenza e di cura (cfr. sul principio Cons. St., Sez. III, n. 783 del 15 febbraio 2012; V, n. 3808 del 16 giugno 2010; n. 1124 del 25 febbraio 2009). Non possono, quindi, essere retribuite prestazioni in plus orario rese per scelta selettiva ed unilaterale del dipendente e che non trovino riscontro nella valutazione di necessità e di utilità da parte dell’ amministrazione, in base a piani di lavoro ed a verificate esigenze, sotto il controllo dell’ente, che non resta neutro ogni qual volta si richiedano prestazioni eccedenti l’ ordinario orario servizio (cfr. Cons. St. V. n. 3808 del 2010 cit.; n. 1218 del 30 ottobre 1989). Va quindi respinta la domanda della ricorrente tesa a quantificare in 144 ore annue il tetto delle prestazioni suscettibili di remunerazione, in luogo delle 56 ore e 20 minuti che l’ Amministrazione ha qualificato come tetto massimo retribuibile, che non trova sostegno in un provvedimento organizzativo interno dell’ ente, volto ad individuare le aree di impiego in cui ammettere le prestazioni in plus orario, i soggetti a ciò abilitati, la destinazione delle risorse che a tal fine possono essere utilizzate.Non può avere ingresso la domanda formulata dalla ricorrente in termini risarcitori, onde conseguire la remunerazione del plus orario nella misura massima di tre ore settimanali, quale stabilita dagli artt. 71, secondo comma, del d.P.R. n. 270 del 1987 e 61, secondo comma, del d.P.R. n. 384 del 1990.La remunerazione del plus orario, ai sensi delle disposizioni in precedenza richiamate, va invero effettuata “nei limiti del fondo a disposizione” quale previsto, rispettivamente, dagli artt. 67 e 58 dei menzionati dd.P.R. Non configura, pertanto, inadempimento degli obblighi contrattuali la remunerazione delle prestazioni in plus orario del personale tecnico sanitario in misura inferiore alle tre ore settimanali, che costituiscono solo il limite massimo ammissibile mentre, in presenza di più limitate risorse economiche, appartiene alla sfera di discrezionalità dell’azienda sanitaria locale la possibilità di stabilire il compenso al di sotto della soglia massima prevista dal contratto collettivo.

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domenica 19 maggio 2013 11:00

Strutture private che erogano prestazioni per il Servizio Sanitario: una volta raggiunto il tetto di spesa, non essendovi obbligo di erogare la prestazione, la struttura privata deve avvertire l’utente richiedente ulteriori prestazioni eccedenti il tetto, della non rimborsabilità a carico del SSR delle stesse, e, in caso di indisponibilità a sopportarne il relativo costo, rifiutare la prestazione o erogarla sopportandone i costi

Consiglio di Stato

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Sulla questione riguardante la tardiva determinazione dei tetti di spesa, l’Adunanza Plenaria, con le decisioni nn. 3 e 4 del 12 aprile 2012, dopo aver ribadito che «i tetti di spesa sono in via di principio indispensabili, date le insopprimibili esigenze di equilibrio finanziario e di razionalizzazione della spesa pubblica», ha affermato che «la fissazione dei tetti in corso di anno, pur se apparentemente in distonia con la finalità di programmazione che ne implicherebbe la caratterizzazione preventiva, risulta la conseguenza fisiologica dei tempi non comprimibili che permeano le varie fasi procedimentali previste dalla legge in relazione alla definizione dei fondi all’uopo utilizzabili». Infatti «la fissazione dei tetti di spesa non può prescindere dalla conoscenza del dato finanziario di riferimento e … tale dato risulta definito in modo concreto in corso d’anno», con la conseguenza che, vista detta tempistica, «si appalesa fisiologica la fissazione retroattiva del tetto regionale di spesa anche in una fase avanzata dell’anno». Con l’ulteriore conseguenza (già evidenziata nella precedente Adunanza Plenaria n. 8 del 2006) che «le strutture private, che erogano prestazioni per il Servizio sanitario nazionale nell’esercizio di una libera scelta, potranno aver riguardo - fino a quando non risulti adottato un provvedimento definitivo - all'entità delle somme contemplate per le prestazioni dei professionisti o delle strutture sanitarie dell'anno precedente, diminuite della riduzione della spesa sanitaria effettuata dalle norme finanziarie relative all’anno in corso». Di detti principi, la Sezione ha fatto costante applicazione (cfr. III, 5 febbraio 2013, n. 679; 14 dicembre 2012, n. 6432). Dunque, stante la intempestività della fissazione (in qualche misura difficilmente evitabile), l’operatore privato può fare affidamento sul mantenimento del tetto dell’anno precedente, fino a che non disponga di riferimenti più aggiornati - quali quelli derivanti dalle assegnazioni finanziarie intervenute in corso di esercizio e dalle conseguenti scelte di programmazione finanziaria - in grado di orientare le scelte imprenditoriali. La tutela dell’affidamento, si risolve nel fondare la pretesa ad ottenere comunque la remunerazione delle prestazioni extra tetto che, sulla base dei riferimenti disponibili, siano state erogate. A parte ciò, per evitare di dover sottostare ad un tetto che ritiene insufficiente, l’operatore accreditato deve contestare anzitutto i predetti elementi condizionanti, unitamente al tetto. Non va dimenticato che, una volta raggiunto il tetto, non essendovi obbligo di erogare la prestazione, la struttura privata deve avvertire l’utente richiedente ulteriori prestazioni eccedenti il tetto, della non rimborsabilità a carico del SSR delle stesse, e, in caso di indisponibilità a sopportarne il relativo costo, rifiutare la prestazione (o erogarla sopportandone i costi).

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domenica 12 maggio 2013 12:29

Personale del comparto Sanità: sono retribuibili le mansioni superiori svolte in presenza delle triplici e coessenziali condizioni inerenti: 1) l'esistenza in organico di un posto vacante cui ricondurre le mansioni di più elevato livello, 2) la previa adozione di un atto deliberativo di assegnazione alle mansioni superiori da parte dell'organo a ciò competente, 3) l'espletamento delle suddette mansioni per un periodo eccedente i sessanta giorni nell'anno solare

Consiglio di Stato

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Il Consiglio di Stato ribadisce nella sentenza in esame i principi consolidati in materia di mansioni superiori dei pubblici dipendenti che, con riguardo al personale del comparto della sanità, in deroga al generale principio dell'irrilevanza ai fini giuridici ed economici dello svolgimento delle mansioni superiori nel settore del pubblico impiego, ammette la retribuibilità delle stesse, ai sensi dell'art. 29 del d.P.R. 761/1979, in presenza delle triplici e coessenziali condizioni inerenti: l'esistenza in organico di un posto vacante cui ricondurre le mansioni di più elevato livello, la previa adozione di un atto deliberativo di assegnazione alle mansioni superiori da parte dell'organo a ciò competente (potendosene prescindere solo nel caso di sostituzione nell'esercizio delle funzioni primariali in area medica), l'espletamento delle suddette mansioni per un periodo eccedente i sessanta giorni nell'anno solare (cfr. tra le più recenti, Cons. Stato, III, 21 giugno 2012, n. 3661; 20 giugno 2012, n. 3581; 13 marzo 2012, n. 768; V, 15 febbraio 2010, n. 814; VI, 16 dicembre 2011, n. 9016).

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domenica 12 maggio 2013 12:10

L’aggiudicazione degli appalti aventi per oggetto i servizi socio sanitari, quali per esempio assistenza ed il trasporto degli infermi, è in linea principio esclusa dall’applicazione della disciplina del codice dei contratti

Consiglio di Stato

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La nozione di servizio socio sanitario deve infatti ritenersi comprensiva di qualsiasi attività diretta a promuovere la salute psico-fisica e il benessere dei cittadini e quindi anche la assistenza ed il trasporto degli infermi; pertanto, contrariamente a quanto affermato dall’appellante, non si esaurisce nel solo servizio di assistenza medica di emergenza (118), ma comprende nel suo ambito altre attività dirette a garantire in vario modo l’effettività dei principi, di rango costituzionale, solidaristici e di tutela della salute dei cittadini. Anche la Corte di Giustizia CE ha sottolineato che i servizi pubblici di soccorso comprendono solitamente, non solo servizi di trasporto medico d’urgenza, ma anche servizi di trasporto qualificato consistenti nel trasferimento mediante veicolo sanitario, con adeguata assistenza specialistica, di persone malate, infortunate o comunque bisognose di assistenza ma la cui situazione non riveste carattere di emergenza (Corte Giustizia CE, Sez. III, 29.4.2010 n.160). E’ poi da aggiungere che la natura eminentemente socio sanitaria del servizio di trasporto di pazienti dializzati, contrariamente a quanto sostenuto nell’atto di appello, non può mutare a seconda della consistenza numerica dei pazienti che beneficiano del servizio stesso, ma è collegata all’oggetto sostanziale del servizio da svolgere. Correttamente quindi il Tar ha ritenuto che il carattere socio sanitario della prestazione prevalesse sul mero trasporto dovendosi dare applicazione, nel caso, al c.d. principio qualitativo di matrice comunitaria previsto dall’art. 14 co.2 del d.lgs. 163/2006, basato sulla individuazione dell’oggetto principale del contratto. Posta quindi la prevalenza della componente socio sanitaria su quella di mero trasporto, all’appalto andava applicata la disciplina di cui all’art. 20 co. 1 del Codice contratti, il quale dispone che l’aggiudicazione degli appalti aventi per oggetto i servizi elencati nell’allegato II B, è in linea principio esclusa dall’applicazione della disciplina del codice dei contratti, fatta eccezione per talune norme specificamente individuate e non conferenti al caso in esame. Può essere utile aggiungere ancora che la Corte di Giustizia CE (sentenza 17.6.1997 C-70/95) ha riconosciuto la compatibilità con il Trattato, di una legge regionale italiana che consente la istituzione in particolari settori, tra cui quello socio assistenziale, di un regime di riserva a favore di organismi no-profit da gestire attraverso lo strumento delle convenzioni che danno diritto al solo rimborso dei costi. Pertanto la scelta del legislatore di ricorrere alle associazioni di volontariato connotate dalla assenza di finalità di lucro è stata ritenuta, dalla giustizia comunitaria, coerente con le finalità esclusivamente sociali del servizio pubblico erogato nel particolare settore. Conclusivamente l’amministrazione, in considerazione della non obbligatorietà della indizione di una procedura concorsuale ad evidenza pubblica, ha adottato una procedura specificatamente regolata da norme di legge regionali (art. 12 della l.r. del Piemonte 29.10.1992 n.42) che le ha consentito di ricorrere, per l’affidamento del servizio di che trattasi, allo strumento del convenzionamento.

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domenica 12 maggio 2013 12:00

Rischio radiologico: il congedo aggiuntivo di giorni quindici per ciascun anno solare, al pari delle ferie ordinarie, attende alla funzione di recupero delle energie psico-fisiche del lavoratore, con la conseguente spettanza del compenso sostitutivo per il lavoratore che incolpevolmente non abbia potuto godere di tale congedo

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Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato ha esaminato la questione riguardante la richiesta di monetizzazione del congedo aggiuntivo non goduto dagli appellanti dal momento del riconoscimento della loro condizione di professionalmente esposti al rischio radiologico. Al riguardo si deve ricordare che il Consiglio di Stato, con numerose pronunce anche recenti (Sezione III, n. 6641 del 19 dicembre 2011, Sez. V, n. 554 del 26 gennaio 2011), ha affermato che l'incolpevole mancata fruizione del riposo biologico di cui all’art. 120, comma 9, del d.P.R. n. 384/1990, e all’art. 5, comma 1, della legge n. 724/1994, «è compensabile con un'indennità sostitutiva da liquidarsi in via equitativa ex art. 1226 c.c., a condizione che il mancato godimento del riposo sia comprovato dall'interessato». Si è, infatti, ritenuto che il congedo aggiuntivo di giorni quindici per ciascun anno solare, a favore del personale esposto in misura continuativa al rischio radiologico, al pari delle ferie ordinarie, attende alla funzione di recupero delle energie psico-fisiche del lavoratore, con la conseguente spettanza del compenso sostitutivo qualora l'interessato non abbia potuto godere di tale congedo per ragioni non dipendenti dalla sua volontà.

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sabato 11 maggio 2013 19:01

Mansioni superiori dei dipendenti pubblici inquadrati nell’Area medica del comparto Sanità: lo svolgimento di mansioni superiori da parte dell’aiuto ospedaliero, oltre il limite dei 60 giorni per anno solare, comporta l’attribuzione a suo favore del trattamento economico corrispondente all’attività effettivamente svolta, detratti 60 giorni per ogni anno solare

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Il Consiglio di Stato rinviando alla sentenza Corte Costituzionale n. 296/1990 ed alla Adunanza Plenaria n. 2/1991 per la ricostruzione del quadro normativo di riferimento dell’epoca, ha affermato che non ha motivi per discostarsi dal consolidato (anche se non monolitico) orientamento espresso dal Consiglio (anche di recente) in materia di mansioni superiori dei dipendenti pubblici inquadrati nell’Area medica del comparto Sanità: pertanto, visto l’art.29 DPR n. 761/1979 e l’art. 7 dpr. 128/1969, ha diritto alle differenze retributive l’aiuto che – in osservanza di urgenti e inderogabili esigenze del servizio sanitario- svolge le funzioni del primario su posto vacante per un periodo superiore ai 60 giorni per anno solare (vedi ex multis C.d.S. n.248/2012 e n.1406/2011). Inoltre, la giurisprudenza di segno opposto richiamata nell’appello si riferisce in gran parte alla nuova disciplina introdotta dal d.lgs. n. 29/1993 e relativa alle mansioni superiori in comparti del pubblico impiego diversi da quello della Sanità e del personale medico; in particolare, quanto alla pretesa necessità del conferimento formale dell’incarico per le funzioni superiori, neanche i precedenti di questa Sezione del 2011 citati nella memoria ULSS (febbraio 2012) risultano pertinenti, poiché non riguardano personale medico oppure sono motivati con riferimento alla contestazione in fatto dell’effettivo esercizio delle mansioni superiori da parte del medico aspirante alle differenze stipendiali......Quanto, poi, alla mancanza dell’atto formale di conferimento dell’incarico primariale, la giurisprudenza consolidata ha affermato che il carattere inderogabile ed urgente di tali funzioni, nonché lo speculare obbligo di sostituzione del primario ai fini dell’ordinato andamento del Servizio sanitario, giustificano anche l’esercizio in via di fatto delle mansioni superiori da parte dell’aiuto corresponsabile (vedi ex multis anche C d S n. 4521/2010 e n. 4235/2010). Come ha rilevato la Corte Costituzionale con sentenza n. 296/1990, lo svolgimento di mansioni superiori da parte dell’aiuto ospedaliero, oltre il limite dei 60 giorni per anno solare, comporta l’attribuzione a suo favore del trattamento economico corrispondente all’attività effettivamente svolta in diretta applicazione dell’art. 36 Cost. ne e dell’art. 2126 c.c. Pertanto correttamente il TAR ha riconosciuto a favore del ricorrente le differenze stipendiali, detratti 60 giorni per ogni anno solare, per il periodo indicato.

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domenica 5 maggio 2013 10:43

Personale del comparto sanità: la triplice condizione che consente, in deroga al generale principio dell’irrilevanza ai fini giuridici ed economici dello svolgimento delle mansioni superiori nel settore del pubblico impiego, la retribuzione delle stesse

Consiglio di Stato

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Ai sensi dell’art. 29 comma 2, d.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761, al personale del comparto della sanità spetta, in deroga al generale principio dell’irrilevanza ai fini giuridici ed economici dello svolgimento delle mansioni superiori nel settore del pubblico impiego, la retribuzione delle stesse, in presenza della triplice e contestuale condizione inerente: all’esistenza in organico di un posto vacante cui ricondurre le mansioni di più elevato livello; alla previa adozione di un atto deliberativo di assegnazione delle mansioni superiori da parte dell’organo a ciò competente, potendosene prescindere solo nel caso di sostituzione nell’esercizio delle funzioni primariali; all’espletamento delle suddette mansioni per un periodo eccedente i sessanta giorni nell’anno solare (v., ex plurimis, Cons. St., sez. III, 5.3.2013, n. 1340).

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domenica 5 maggio 2013 10:19

Spetta alla Regione determinare la capacità operativa massima, per macroarea, delle singole strutture sanitarie accreditate

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Nel giudizio in esame il Consiglio di Stato ha confermato la correttezza della sentenza del T.A.R., nella parte in cui ha affermato che l’attribuzione di capacità operativa massima spetta alla Regione, che ha anche poteri di vigilanza ai sensi dell’art. 10 del d. lgs. 502/92, sicché la A.S.L. era incompetente a determinare tale capacità e non avrebbe potuto né determinare dapprima in un valore nullo tale capacità, sulla base dell’assunto che presso la struttura non operasse un tecnico di laboratorio specializzato, né successivamente ridurla, dopo il chiarimento dell’autorità regionale, ad un numero minore di prestazioni. La capacità operativa massima costituisce, infatti, quel valore sintetico, che esprime le potenzialità funzionali e strutturali di un centro erogatore di prestazioni sanitarie per conto del S.S.R., così ponendosi come limite massimo, entro il quale può astrattamente estendersi il contenuto del rapporto di provvisorio accreditamento, la cui concreta ed effettiva misura è tuttavia data dalla definizione del limite di spesa, dato valoriale di programmazione generale fissato a livello regionale per macroarea ed a livello aziendale per singola branca di attività (Cons. St., sez. III, 3.10.2011, n. 5427).

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domenica 5 maggio 2013 10:18

Le controversie concernenti il pagamento di somme per prestazioni sanitarie erogate in convenzione con il Servizio sanitario nazionale esulano dalla giurisdizione del giudice amministrativo e rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario

Consiglio di Stato

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A seguito della sentenza della Corte costituzionale del 6 luglio 2004, n. 204, le controversie concernenti il pagamento di somme per prestazioni sanitarie erogate in convenzione con il Servizio sanitario nazionale esulano dalla giurisdizione del giudice amministrativo e rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, come afferma l’ormai costante giurisprudenza in materia (cfr. ex plurimis, in tal senso, Cons. St., sez. V, 7.1.2009, n. 17, in riferimento ad un’azione di condanna delle amministrazioni sanitarie intimate al pagamento dei compensi spettanti per prestazioni effettuate dall’appellante in favore degli utenti del servizio sanitario regionale; Cons. St., sez. V, 21.12.2004 n. 8153; CGA Sicilia, 27.12.2006, n. 787, in materia di pagamenti richiesti da strutture accreditate; Cons. St., sez. V. 28.4.2005 n. 1971, in materia di rimborsi di prestazioni farmaceutiche; Cass. SS.UU., 24.11.2004, n. 22119; Cass., Sez. L, 26.4.2004 n. 7912).

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