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lunedì 17 dicembre 2012 08:30

Impiegati delle unità sanitarie locali: in caso di insufficienza delle risorse finanziarie e' irrilevante la previa autorizzazione delle ore in plus orario da parte della amministrazione

Consiglio di Stato

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La giurisprudenza del Consiglio di Stato (tra le tante Cons. Stato, V, 12.7.1996 n.862; V, 17.9.1996 n.1139; V, 30 settembre 2002, n. 5040; tra le più recenti, Cons. St. sez. V n. 1259/2009 e 3807/2010) è consolidata nell'affermare che la retribuzione delle prestazioni in plus orario degli impiegati delle unità sanitarie locali è subordinata alla necessaria copertura finanziaria dell'apposito fondo e che, pertanto, in caso di insufficienza delle risorse finanziarie disponibili, rimane del tutto irrilevante la pur intervenuta previa autorizzazione delle ore in plus orario da parte della amministrazione; le prestazioni eventualmente effettuate in eccedenza vanno, semmai, retribuite non già alla stregua del compenso incentivante, ma come ore di lavoro straordinario od altro titolo ove, beninteso, ne ricorrano le condizioni valutate dalla amministrazione (da ultimo cfr. Cons. Stato Sezione III, 4 maggio 2012 n. 2565). La copertura finanziaria infatti costituisce un limite vincolante ed insuperabile per la remunerazione delle prestazioni lavorative in quanto la relativa attività deve essere retribuita esclusivamente attraverso la ripartizione dei fondi aventi siffatta destinazione, fermo restando che la programmazione delle ore di lavoro effettuabili avviene in via preventiva, in relazione alle finalità incentivanti perseguite, mentre il fondo da distribuire è costituito dall’apposito finanziamento regionale che viene determinato e reso disponibile solo a consultivo, onde solo in un secondo momento è reso conoscibile l’importo spettante a ciascun dipendente trattandosi appunto di una retribuzione incentivante, subordinata al raggiungimento di determinati livelli qualitativi e quantitativi di produttività (Cons. Stato, V, 12.7.1996 n.862, cit.). La giurisprudenza ha ulteriormente chiarito che la tesi secondo la quale il fondo per il pagamento dei compensi per il plus orario deve essere gestito in modo da garantire un parallelismo costante tra prestazioni autorizzate e risorse di copertura, esprime una giusta esigenza di buona amministrazione, ma non ha alcun rilievo giuridico in quanto la normativa circoscrive la possibilità di utilizzare questa forma di incentivazione esclusivamente nei limiti delle risorse effettivamente disponibili sul fondo in questione (Cons. Stato, V, 30 settembre 2002 cit.; V, 12 aprile 2005 n.1620; V, 5 febbraio 2007 n.436).

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La giurisprudenza del Consiglio di Stato (tra le tante Cons. Stato, V, 12.7.1996 n.862; V, 17.9.1996 n.1139; V, 30 settembre 2002, n. 5040; tra le più recenti, Cons. St. sez. V n. 1259/2009 e 3807/2010) è consolidata nell'affermare che la retribuzione delle prestazioni in plus orario degli impiegat ... Continua a leggere

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domenica 16 dicembre 2012 18:47

Personale del comparto sanità: la triplice condizione che consente il pagamento delle mansioni superiori svolte

Consiglio di Stato

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Con riguardo al personale del comparto della sanità, è consolidato l’orientamento della giurisprudenza amministrativa che – in deroga al generale principio dell’irrilevanza ai fini giuridici ed economici dello svolgimento delle mansioni superiori nel settore del pubblico impiego – ammette la retribuibilità delle stesse, ai sensi dell’art. 29 del d.P.R. n. 761 del 1979, in presenza della triplice e contestuale condizione inerente: all’esistenza in organico di un posto vacante cui ricondurre le mansioni di più elevato livello; alla previa adozione di un atto deliberativo di assegnazione delle mansioni superiori da parte dell’organo a ciò competente; all’espletamento delle suddette mansioni per un periodo eccedente i sessanta giorni nell’anno solare (cfr. ex multis Cons. St, Sez. III, n. 768 del 13 marzo 2012 ; Sez. V, n. 814 del 15 febbraio 2010; Sez. VI, n. 9016 del 16 dicembre 2012).

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sabato 15 dicembre 2012 09:14

La retribuzione delle prestazioni in plus orario degli impiegati delle unità sanitarie locali è subordinata alla necessaria copertura finanziaria dell'apposito fondo

Consiglio di Stato

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La giurisprudenza di questo Consesso (tra le tante Cons. Stato, V, 12.7.1996 n.862; V, 17.9.1996 n.1139; V, 30 settembre 2002, n. 5040; tra le più recenti, Cons. St. sez. V n. 1259/2009 e 3807/2010) è ormai consolidata nell'affermare che la retribuzione delle prestazioni in plus orario degli impiegati delle unità sanitarie locali è subordinata alla necessaria copertura finanziaria dell'apposito fondo e che, pertanto, in caso di insufficienza delle risorse finanziarie disponibili, rimane del tutto irrilevante la pur intervenuta previa autorizzazione delle ore in plus orario da parte della amministrazione; le prestazioni eventualmente effettuate in eccedenza vanno, semmai, retribuite non già alla stregua del compenso incentivante, ma come ore di lavoro straordinario od altro titolo ove, beninteso, ne ricorrano le condizioni valutate dalla amministrazione (da ultimo questa Cons. Stato, Sezione III, 4 maggio 2012 n. 2565). La copertura finanziaria infatti costituisce un limite vincolante per la remunerazione delle prestazioni lavorative in plus orario in quanto la relativa attività deve essere retribuita esclusivamente attraverso la ripartizione dei fondi aventi siffatta destinazione, fermo restando che la programmazione delle ore di lavoro effettuabili avviene in via preventiva, in relazione alle finalità incentivanti perseguite, mentre il fondo da distribuire è costituito dall’apposito finanziamento regionale che viene determinato e reso disponibile solo a consultivo, onde solo in un secondo momento è reso conoscibile l’importo spettante a ciascun dipendente trattandosi appunto di una retribuzione incentivante, subordinata al raggiungimento di determinati livelli qualitativi e quantitativi di produttività (Cons. Stato, V, 12.7.1996 n.862, cit.). La giurisprudenza ha ulteriormente chiarito che la tesi secondo la quale il fondo per il pagamento dei compensi per il plus orario deve essere gestito in modo da garantire un parallelismo costante tra prestazioni autorizzate e risorse di copertura, esprime una giusta esigenza di buona amministrazione ma non ha alcun rilievo giuridico in quanto la normativa circoscrive la possibilità di utilizzare questa forma di incentivazione esclusivamente nei limiti delle risorse effettivamente disponibili sul fondo in questione (Cons. Stato, V, 30 settembre 2002 cit.; V, 12 aprile 2005 n.1620; V, 5 febbraio 2007 n.436). È perciò da disattendere l'assunto secondo cui l'amministrazione sanitaria debba verificare costantemente la capienza del fondo a fronte delle prestazioni autorizzate ed intervenire con opportune misure finanziarie nel corso della sua gestione. In sostanza, contrariamente a quanto sostenuto negli atti di appello, non si determina l'automatica liquidazione, in favore del lavoratore, di un compenso in misura fissa e predeterminata, commisurata allo stipendio tabellare, per le ore di lavoro prestate in plus orario, essendo necessario lo svolgimento di una complessa ed articolata procedura che prevede, prima della liquidazione, una fase di preventivo controllo sulla effettiva maggiore produttività e una verifica sulla compatibilità finanziaria delle prestazioni effettuate. Con la conseguenza che, come affermato dal giudice di primo grado, escluso, ai fini della liquidazione del compenso, ogni automatismo, la posizione soggettiva degli interessati deve ritenersi di interesse legittimo e non di diritto soggettivo per l'evidente presenza di poteri valutativi dell'Amministrazione (Cons. di Stato, Sez. V, n. 791 del 3 febbraio 2011) con l’ulteriore conseguenza che se il fondo non ha risorse sufficienti, è anche possibile una proporzionale decurtazione delle eventuali spettanze per ogni soggetto avente titolo.

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La giurisprudenza di questo Consesso (tra le tante Cons. Stato, V, 12.7.1996 n.862; V, 17.9.1996 n.1139; V, 30 settembre 2002, n. 5040; tra le più recenti, Cons. St. sez. V n. 1259/2009 e 3807/2010) è ormai consolidata nell'affermare che la retribuzione delle prestazioni in plus orario degli impieg ... Continua a leggere

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sabato 15 dicembre 2012 09:02

E' infondata ogni doglianza volta a denunciare l'illegittimità ex se delle determinazioni regionali che fissino i tetti di spesa in corso d'anno

Consiglio di Stato

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Il Consiglio di Stato, riformando la sentenza resa dal giudice di prime cure, ha statuito che e' infondata ogni doglianza volta a denunciare l'illegittimità ex se delle determinazioni regionali che fissino i tetti di spesa in corso d'anno (per di più in base ad un mera aspettativa di incremento del volume delle prestazioni erogabili), restando esse condizionate alla necessaria definizione del procedimento collegato e pregiudiziale diretto alla definizione nel quantum delle risorse utilizzabili. Più precisamente rileva il Collegio come l’ Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato con le decisioni n. 3 e 4 del 12 aprile 2012 - in linea con l’indirizzo già segnato dalla precedente A.P. n. 8 del 2006 - ha ribadito che, nel quadro della disciplina dettata dall’art. 32, comma 8, della legge n. 449 del 1997, “alle Regioni è stato affidato il compito di adottare determinazioni di natura autoritativa e vincolante in tema di limiti alla spesa sanitaria, in coerenza con l'esigenza che l'attività dei vari soggetti operanti nel sistema sanitario si svolga nell'ambito di una pianificazione finanziaria". Alla stregua di detta disciplina spetta ad un atto autoritativo e vincolante di programmazione regionale, e non già ad una fase concordata e convenzionale, la fissazione del tetto massimo annuale di spesa sostenibile con il fondo sanitario per singola istituzione o per gruppi di istituzioni, nonché la determinazione dei preventivi annuali delle prestazioni”. La finalità di siffatti provvedimenti è stata individuata nella necessità di assicurare l' equilibrio complessivo del sistema sanitario dal punto di vista finanziario - in quanto alimentato dal Fondo nazionale sanitario - nonché organizzativo, con piani di rientro, di riorganizzazione e di razionalizzazione, volti al contenimento ed alla riduzione della spesa - con conseguenti risparmi e maggiore efficienza e qualificazione nell'erogazione delle prestazioni. L'attività dei vari soggetti operanti nel sistema sanitario è quindi, chiamata a svolgersi nella cornice di una pianificazione finanziaria. Tale funzione programmatoria, volta a garantire la corretta gestione delle risorse disponibili, rappresenta, quindi, un dato inabdicabile nella misura in cui la fissazione dei limiti di spesa si atteggia ad adempimento di un obbligo che influisce in modo pregnante sulla possibilità stessa di attingere le risorse necessarie per la remunerazione delle prestazioni erogate La stessa Corte Costituzionale, nel valutare le linee fondamentali del sistema sanitario nel nostro ordinamento, ha da tempo sottolineato l'importanza del collegamento tra responsabilità e spesa e ha evidenziato come l'autonomia dei vari soggetti ed organi operanti nel settore, deve essere necessariamente correlata alle disponibilità finanziarie e non può prescindere dalla limitatezza delle risorse e dalle esigenze di risanamento del bilancio nazionale (cfr. Corte Costituzionale 28 luglio 1995, n. 416). La Corte ha ribadito in termini che "non è pensabile di poter spendere senza limite avendo riguardo soltanto ai bisogni quale ne sia la gravità e l'urgenza; è viceversa la spesa a dover essere commisurata alle effettive disponibilità finanziarie, le quali condizionano la quantità ed il livello delle prestazioni sanitarie, da determinarsi previa valutazione delle priorità e delle compatibilità e tenuto ovviamente conto delle fondamentali esigenze connesse alla tutela del diritto alla salute, certamente non compromesse” da misure di controllo e contenimento " (cfr. Corte Costituzionale, 23 luglio 1992, n. 356; etiam Consiglio di Stato, A. P. 2 maggio 2006, n. 8).

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giovedì 29 novembre 2012 18:26

Accertamento della natura di pubblico impiego dell'attività prestata da medici "gettonati" presso strutture cliniche universitarie: la giurisdizione del giudice amministrativo e' ammessa per i soli docenti universitari e per i ricercatori

Consiglio di Stato

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La questione sottoposta al Collegio investe il tema, di cui più volte è stato investito il giudice amministrativo, della proponibilità, dopo il trasferimento al giudice ordinario della giurisdizione sul rapporto di pubblico impiego, dell’azione giudiziale dei medici che avevano prestato la propria collaborazione professionale presso strutture cliniche universitarie, con rapporto definito “a gettone”, per l’accertamento della natura di pubblico impiego di fatto dell’attività assistenziale svolta e delle conseguenti spettanze sul piano retributivo, assicurativo, assistenziale e previdenziale. L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato 21 febbraio 2007, n. 4, pronunciandosi relativamente a domande proposte da numerosi soggetti interessati al predetto accertamento e che avevano proposto ricorso, come l’odierno appellante, dopo il 15 settembre 2000, ha dichiarato inammissibili per tardività i ricorsi - originariamente accolti dal Tribunale amministrativo regionale per la Campania, per assimilazione del rapporto di lavoro in questione con quello dei ricercatori universitari - evidenziando che alla scadenza del termine anzidetto corrisponde “la radicale perdita del diritto a far valere, in qualunque sede, ogni tipo di contenzioso” nell’ambito della cognizione in precedenza rimessa al giudice amministrativo in materia di pubblico impiego, ossia per questioni attinenti al periodo antecedente al 30 giugno 1998, comprese fattispecie riferite a rapporti di fatto, senza che emergessero problemi di costituzionalità; a tale riguardo e con richiamo alle ordinanze della Corte costituzionale 6 luglio 2004, n. 214, 26 maggio 2005, n. 213, 7 ottobre 2005, n. 382 e 11 maggio 2006, n. 197, l’Adunanza plenaria ha considerato il nuovo assetto ispirato a coerenti esigenze organizzative, connesse al trapasso da una giurisdizione all’altra, evidenziando che il legislatore aveva perseguito l’obiettivo di “non coinvolgere il giudice ordinario in controversie relative a rapporti nati in un periodo nel quale non sussisteva ancora la sua giurisdizione, e, al tempo stesso, di non coinvolgere troppo a lungo il giudice amministrativo in una giurisdizione ormai perduta”. La Corte costituzionale, infatti, ha ritenuto che, per disciplinare la successione di leggi processuali nel tempo, il legislatore gode di ampia discrezionalità e che la disparità di trattamento tra i dipendenti privati e quelli pubblici, soggetti a un termine di decadenza, è ragionevole e giustificata dall’esigenza di contenere gli effetti prodotti dal trasferimento della giurisdizione al giudice ordinario e dal temporaneo mantenimento della medesima in capo al giudice amministrativo e che il termine di oltre ventisei mesi non era tale da rendere oltremodo difficoltosa la tutela giurisdizionale. L’indirizzo dell’Adunanza plenaria (proprio sulla questione dei medici “gettonati” dell’Università di Napoli) è stato seguito da copiosa giurisprudenza di questa Sezione (cfr., ad esempio, le sentenze 21 aprile 2008, n. 1770, 3 aprile 2008, nn.1391,1392, 1393, 24 agosto 2010, n. 5916 e, recentemente, 23 maggio 2012, n. 3023), che ha chiarito, quanto agli aspetti rilevanti per il presente contenzioso, per un verso, come non possa essere condivisa la tesi, prospettata per affermare la persistenza della giurisdizione amministrativa, della assimilabilità fra medici gettonati e ricercatori universitari, per la diversità dei rispettivi profili professionali e l’assenza per i primi, incaricati di funzioni assistenziali, delle funzioni di ricerca e di didattica proprie dei secondi (cfr., diffusamente, la citata sentenza 3 aprile 2008, n. 1391), e, per altro verso, che “anche la tutela ai fini previdenziali delle posizioni giuridiche soggettive dei medici c.d. “gettonati” soggiace al limite” temporale del 15 settembre 2000 “con la conseguenza che la tardiva proposizione del ricorso abbia comportato una forma di decadenza di tipo sostanziale”, dovendosi escludere “una sorta di prevalenza di carattere ontologico che i diritti di natura previdenziale presenterebbero in confronto a qualunque diritto di carattere lato sensu inerente il rapporto di lavoro”, con conseguente manifesta infondatezza di dubbi di legittimità costituzionale sotto tale profilo “per le medesime ragioni per cui la Corte costituzionale li ha dichiarati manifestamente infondati in relazione alla generale previsione che ha determinato la decadenza sostanziale … in relazione alla generale tutelabilità dei diritti che traggono origine dalla prestazione lavorativa” (v. la citata sentenza n. 3023 del 2012).Dall’indirizzo sintetizzato il Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha ritenuto di non doversi discostare. Ha, quindi, disatteso il logicamente il motivo di appello teso a sostenere, sulla base di una non condivisibile assimilazione dei medici gettonati ai ricercatori, la persistenza della giurisdizione del giudice amministrativo, ammessa, appunto per i soli docenti universitari e per i ricercatori a norma degli articoli 3, comma 2, e 63, comma 4, del citato d.lgs. n. 165 del 2001.

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sabato 24 novembre 2012 09:31

Gli enti ospedalieri, tranne le Unita Sanitarie Locali, possono corrispondere al proprio personale trattamenti retributivi superiori a quelli previsti dai contratti previa adeguata istruttoria compiuta caso per caso con riferimento a reali e specifiche esigenze funzionali e a particolari impegni dei singoli dipendenti

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La giurisprudenza ha ormai chiarito che (cfr. Cons. Stato, V, 7 aprile 2010, n. 1943): - a seguito della sentenza n. 161/1982 della Corte costituzionale, dichiarativa dell’incostituzionalità del divieto di corresponsione ai dipendenti degli enti ospedalieri di compensi eccedenti quelli previsti dagli accordi nazionali, di cui all’articolo 7, comma 3, del d.l. 264/1974, come convertito dalla legge 386/1974, si è ritenuto che tali enti potessero legittimamente erogare al proprio personale trattamenti retributivi superiori a quelli previsti dai contratti, a seguito di un’adeguata istruttoria compiuta caso per caso, con riferimento a reali e specifiche esigenze funzionali e a particolari impegni dei singoli dipendenti. Tuttavia, analoga facoltà (non obbligo per l’ente: cfr. Cons. Stato, IV, 7 ottobre 1992 n. 856) non può più competere alle unità sanitarie locali, essendo venuta meno con l’entrata in vigore dell’articolo 47 della legge 833/1978, che vieta di attribuire al personale delle stesse unità sanitarie locali compensi, indennità o assegni di qualsiasi genere o natura che modifichino direttamente o indirettamente il trattamento economico previsto dai relativi contratti collettivi di comparto; né il potere delle unità sanitarie locali di attribuire benefici particolari non previsti dalle norme potrebbe mai fondarsi sull’ordinamento previgente, il quale invece lo poneva in capo ai soppressi enti ospedalieri in base al citato articolo 7, comma 3, in relazione alla menzionata pronuncia di illegittimità costituzionale, perché l’unità sanitaria locale, pur succeduta a titolo universale all’ente ospedaliero in essa confluito, quindi subentrate nei rapporti del personale di tale ente, non può esercitarne i poteri che si giustificavano nel precedente contesto, per la peculiarità della normativa allora vigente (cfr. Cons. Stato, V, 10 dicembre 2003 n. 7830, 6 marzo 2000 n. 1142, 22 giugno 1996 n.775, 23 marzo 1995 n. 479 e 6 aprile 1991 n. 449; IV, 18 ottobre 2002 n. 5705; 10 dicembre 1998 n. 1752). - d’altro canto, da un lato la diversa posizione funzionale di direttori sanitari ed amministrativi, desumibile dalla normativa vigente in materia, nonché la diversità di preparazione professionale loro richiesta, non fanno apparire irragionevole la non attribuzione ai dirigenti amministrativi delle indennità connesse alla specificità delle prestazioni dei dirigenti sanitari (cfr. IV, n. 1752/1998, cit.); dall’altro lato, è evidente come, essendo il riconoscimento in discussione legato all’apprezzamento discrezionale, “caso per caso” e tra gli altri elementi valutativi, delle “reali e specifiche esigenze funzionali” dell’ente, necessariamente attuali, un siffatto apprezzamento ora per allora sia per l’unità sanitaria locale materialmente impossibilitato dalla diversità dell’assetto organizzativo e funzionale tra i due enti.

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giovedì 15 novembre 2012 20:24

Sanità: sono tre le condizioni che legittimano il pagamento al dipendente delle mansioni superiori svolte

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E’ consolidato l’ orientamento della giurisprudenza amministrativa che, con riguardo al personale del comparto della sanità – in deroga al generale principio dell’irrilevanza ai fini giuridici ed economici dello svolgimento delle mansioni superiori nel settore del pubblico impiego – ammette la retribuibilità delle stesse, ai sensi dell’art. 29 del d.P.R. n. 761 del 1979, in presenza della triplice e contestuale condizione inerente: all’esistenza in organico di un posto vacante cui ricondurre le mansioni di più elevato livello; alla previa adozione di un atto deliberativo di assegnazione delle mansioni superiori da parte dell’organo a ciò competente; all’espletamento delle suddette mansioni per un periodo eccedente i sessanta giorni nell’anno solare (cfr. ex multis Cons. St, Sez. III, n. 768 del 13 marzo 2012 ; Sez. V, n. 814 del 15 febbraio 2010; Sez. VI, n. 9016 del 16 dicembre 2012).

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sabato 10 novembre 2012 09:05

L'accreditamento provvisorio consente alla struttura sanitaria di continuare ad offrire le stesse prestazioni già convenzionate: l'accreditamento ulteriore deve essere preceduto dalla valutazione della Regione

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Secondo il consolidato orientamento di questa Sezione (cfr. sentenze n. 3840 del 2 luglio 2012 e n. 3610 del 14 giugno 2011), il provvisorio accreditamento di una struttura sanitaria consente alla stessa di continuare ad offrire le stesse prestazioni già convenzionate, senza che possa ammettersi un ampliamento automatico dell'attività, quand'anche nel caso di modifica del nomenclatore tariffario regionale. Non può procedersi ad estendere l’accreditamento a tutte le prestazioni previste dai nuovi tariffari, con ampliamento automatico delle prestazioni erogabili, sia pur nell'ambito della medesima branca, in quanto l'accreditamento ulteriore deve essere preceduto dalla valutazione, da parte della Regione, degli elementi relativi al fabbisogno assistenziale, al volume dell’attività erogabile, alla programmazione di settore, al possesso dei requisiti da parte delle strutture private ed agli oneri finanziari sostenibili.

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venerdì 2 novembre 2012 13:04

Nessuna indennità di missione al personale delle U.S.L. che svolge compiti ispettivi oltre il raggio di dieci chilometri dalla ordinaria sede di servizio

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Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato richiama il principio già affermato secondo il quale il personale delle U.S.L. chiamato ad esplicare compiti ispettivi oltre il raggio di dieci chilometri dalla ordinaria sede di servizio non ha diritto a percepire l’indennità di missione (Sez. V^, n. 6740 del 31 dicembre 2008, n. 1156 del 21 ottobre 1997). Aggiunge inoltre il Collegio che stesso T.A.R. per il Molise, mutando l’orientamento espresso nella sentenza appellata, ha ritenuto, nella più recente sentenza n. 191 dell’8 maggio 2009, in analoga fattispecie, non dovuto il trattamento di missione ai dipendenti U.S.L. addetti ad attività di controllo e vigilanza per il cui espletamento dovevano necessariamente, con carattere di continuità, allontanarsi dall'Ufficio, Presidio o Distretto sanitario dove risultavano organicamente assegnati.

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venerdì 2 novembre 2012 12:57

Condizioni per il riconoscimento del trattamento economico per lo svolgimento di funzioni superiori nel settore sanità

Consiglio di Stato

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Per giurisprudenza oramai consolidata (fra le più recenti, Consiglio di Stato, Sez. III, n. 4100 del 10 luglio 2012), nel settore della sanità, il riconoscimento del trattamento economico per lo svolgimento di funzioni superiori è condizionato, oltre che (ovviamente) dall'effettiva prestazione di tali mansioni: - dalla vacanza, in pianta organica, del posto di qualifica superiore cui si riferiscono le funzioni svolte; - dalla presenza del necessario previo formale atto di incarico allo svolgimento delle predette funzioni adottato dai competenti organi dell'ente. Solo per lo svolgimento delle funzioni primariali da parte dell’aiuto la giurisprudenza ha ritenuto che si può prescindere da formali atti di incarico, in relazione alla particolare natura delle funzioni svolte. Si è infatti affermato che lo svolgimento di funzioni primariali da parte dell'aiuto assume rilievo ai fini retributivi indipendentemente da ogni atto organizzativo dell'Amministrazione (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 1826 del 28 marzo 2012) poiché non è concepibile che una struttura sanitaria affidata alla direzione del primario resti priva dell'organo di vertice, che assume la responsabilità dell'attività esercitata nella divisione. Si è anche aggiunto che il principio enunciato dall'art. 29, comma 2, del D.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761, che a fini retributivi assegna rilevanza alle funzioni primariali svolte dall'aiuto in assenza del titolare, in ragione dell'indefettibilità della responsabilità apicale, non può ritenersi estensibile al caso dell'assistente medico che espleti le mansioni di aiuto perché la vacanza del posto di aiuto medico non implica una automatica investitura dell'assistente nell'esercizio delle mansioni superiori, potendo l'amministrazione adottare una pluralità di soluzioni organizzative, ai sensi dell'art. 7 del D.P.R. 27 marzo 1969 n. 128 (Consiglio di Stato, sez. III, 21 febbraio 2012 n. 914).

Consiglio di Stato

 
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sabato 13 ottobre 2012 13:33

Modalità di reclutamento del personale da parte delle ASL: lo scorrimento di graduatorie preesistenti costituisce la regola, mentre l’indizione del nuovo concorso e' l’eccezione

TAR Basilicata

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Nel giudizio in esame la ricorrente ha impugnato la deliberazione del Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria locale di Potenza (ASP) contenente la revoca di procedure concorsuali e la indizione di un nuovo concorso, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato di n. 3 (tre) posti di Collaboratore Amministrativo Professionale (cat. D). Il giudice amministrativo rileva che come questo Tribunale ha già avuto modo di affermare (sentenza 171/12), facendo applicazione dei principi generali sanciti nella sentenza della Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 14/2011 in subeicta materia da cui emerge che sul piano ordinamentale si è ormai realizzata la sostanziale inversione del rapporto tra l’opzione per un nuovo concorso e la decisione di scorrimento della graduatoria preesistente ed efficace (sicchè quest’ultima modalità di reclutamento rappresenta ormai la regola generale, mentre l’indizione del nuovo concorso costituisce l’eccezione e richiede un’apposita ed approfondita motivazione che dia conto del sacrificio imposto ai concorrenti idonei e delle preminenti esigenze di interesse pubblico), “ le richiamate disposizioni non lasciano residuare alcun margine di apprezzamento discrezionale in capo alle aziende sanitarie locali in ordine alle modalità di reclutamento del personale per la copertura dei posti vacanti, imponendo una graduazione ben precisa della procedura che l’amministrazione è tenuta a rispettare e cioè: a) in via prioritaria l’azienda sanitaria deve attivare le procedure di mobilità regionali; b) successivamente è tenuta a coprire i posti vacanti mediante lo scorrimento delle graduatorie valide sull’intero territorio regionale delle soppresse aziende sanitarie locali, purchè, però tali graduatorie siano relative al profilo professionale ricercato e il posto da ricoprire sia già presente in pianta organica.”. Continua poi la richiamata decisione di questo Tribunale che “ fermo restando la citata limitazione all’utilizzo dell’istituto dello scorrimento della graduatoria in caso di posto trasformato o di una nuova istituzione, è opportuno riassumere le tre ipotesi enucleate dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 14 del 2011… a) quando specifiche disposizioni legislative impongono una precisa cadenza periodica del concorso, collegata anche a peculiari meccanismi di progressione di carriera e quando peculiari situazioni di fatto, quale ad esempio la necessità di stabilizzare personale precario alle dipendenze dell’amministrazione, fermo restando l’obbligo dell’Amministrazione di valutare comparativamente anche le posizioni giuridiche dei soggetti collocati in graduatorie di precedenti concorsi; b) quando sia intervenuta una modifica sostanziale della disciplina applicabile alla procedura concorsuale rispetto a quella riferita alla graduatoria ancora efficace, con particolare riferimento al contenuto delle prove d’esame; c) quando non vi sia esatta coincidenza tra lo specifico profilo professionale per il posto che l’Amministrazione ha necessità di coprire ed il profilo professionale richiesto nel bando relativo al precedente concorso, in relazione al quale sono stati selezionati i candidati inseriti poi in graduatoria tra gli idonei”.

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lunedì 1 ottobre 2012 08:38

Sanità: nuove disposizioni per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute

Decreto legge 13.9.2012

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute. Il Ministero della salute rende noto come con tale provvedimento si introduce più trasparenza e merito nelle nomine in sanità a tutto vantaggio di operatori e cittadini. E' previsto il riordino dell'assistenza sul territorio 24 ore su 24 e dell'intramoenia e misure anche per contenere il fenomeno della medicina difensiva, per promuovere farmaci innovativi e di contrasto alle dipendenze da fumo e gioco d'azzardo.

Decreto legge 13.9.2012

 
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mercoledì 26 settembre 2012 19:48

Cambiano le regole sulle ricette mediche: chiarimenti del Ministero per utenti, medici e farmacisti

Ministero della salute

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Il Ministero della salute interviene per fare chiarezza sull’esatto ambito di applicazione delle nuove disposizioni sulla prescrizione dei farmaci chiarendo in particolare sia i nuovi adempimenti dei medici che gli adempimenti dei farmacisti. Per quanto attiene per esempio agli adempimenti dei medici il Ministero, tra l'altro, precisa che le nuove modalità prescrittive previste dal comma 11-bis dell’articolo 15 del decreto-legge n.95/2012 riguardano soltanto i casi in cui ricorrono entrambe le seguenti condizioni: 1. il paziente è curato per la prima volta per una patologia cronica o è curato per un nuovo episodio di patologia non cronica mediante l’impiego di un determinato principio attivo; 2. esistono sul mercato più medicinali equivalenti a base del principio attivo scelto dal medico per il trattamento. Quando ricorrano queste condizioni, il medico DEVE prescrivere il medicinale mediante l’indicazione del suo principio attivo. In aggiunta a questa indicazione obbligatoria, il medico HA FACOLTA’ di indicare il nome di uno specifico medicinale a base di quel principio attivo (sia esso un medicinale “di marca” o un medicinale con denominazione generica, costituita dalla denominazione comune internazionale o scientifica, accompagnata dal marchio o dal nome del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio). Pertanto, nei casi sopra descritti, la ricetta risponde alle previsioni di legge se indica: il solo principio attivo, ovvero il principio attivo + il nome di un medicinale a base di tale principio attivo. Non è conforme a legge la ricetta che, nei casi descritti, indichi soltanto il nome di uno specifico medicinale. Il medico può rendere vincolante la prescrizione di uno specifico medicinale (che egli dovrà comunque scrivere in ricetta, per quanto detto, in aggiunta al principio attivo e mai da solo), quando lo ritenga non sostituibile per la cura del paziente ed in tale ipotesi, però, la clausola di non sostituibilità deve essere obbligatoriamente accompagnata da una sintetica motivazione. Ulteriori informazioni sono disponibili nel titolo sopra linkato.

Ministero della salute

 
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mercoledì 26 settembre 2012 09:03

Mansioni superiori nel servizio sanitario nazionale: annullamento in autotutela degli atti di inquadramento

Consiglio di Stato

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In base alla consolidata giurisprudenza non sono considerati legittimi gli inquadramenti per mansioni superiori disposti nell’ambito del servizio sanitario nazionale in difformità dagli inquadramenti iniziali, se non sulla base di pubblici concorsi, secondo le tassative disposizioni dell’art. 64, quarto comma, del D.P.R. n. 761/1979. Sono di conseguenza legittimi gli atti di annullamento in autotutela adottati in applicazione di questa disposizione e, per ciò che concerne i casi in esame, non si rilevano nella procedura e nella motivazione degli atti violazioni della legge n. 241/1990, in quanto l’interesse pubblico all’annullamento è in re ipsa nelle esigenze di uniforme applicazione del principio e della parità di trattamento nell’ambito del servizio sanitario nazionale.

Consiglio di Stato

 
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mercoledì 26 settembre 2012 08:22

Retribuzione in plus orario dell'operatore sanitario: individuazione dei presupposti, delle condizioni e dei limiti al relativo pagamento

Consiglio di Stato

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L'istituto del plus orario è una forma di premio alla produttività disciplinato prima dal D.P.R. 25.6.1983 n. 348, poi dal D.P.R. 20.5.1987 n.270 e, quindi, dal D.P.R. 28.11.1990 n.384, che è dovuto agli operatori sanitari che concorrono personalmente e direttamente all'erogazione delle prestazioni incentivate per l'attività resa oltre l'orario ordinario o straordinario e da retribuire nei limiti preventivamente programmati ed autorizzati dall'amministrazione, secondo le quote di riparto del relativo fondo regionale, reso disponibile solo a consultivo, la cui copertura finanziaria costituisce un limite invalicabile. Inoltre, la situazione soggettiva del dipendente al pagamento del plus orario effettivamente prestato ha natura di diritto soggettivo solo quando il servizio sia stato svolto in conformità a previe delibere autorizzative valide ed efficaci, mentre in difetto di tali condizioni ha consistenza di interesse legittimo da far valere nel termine di decadenza. Ai fini della retribuibilità del plus orario è necessaria un'autorizzazione formale e preventiva delle prestazioni, a garanzia della preventiva predisposizione delle risorse finanziarie e della reale esistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il ricorso a prestazioni lavorative eccedenti l'orario normale; l’attività di plus-orario deve essere, infatti, previamente programmata mediante la individuazione dei servizi interessati e, all’interno di essi, del personale autorizzato; è necessaria, inoltre, la specifica determinazione per ciascun dipendente delle ore settimanali di plus orario da effettuare entro i tetti massimi stabiliti dagli accordi di comparto. Solo in via eccezionale l’autorizzazione può intervenire, ex post, in caso di prestazioni di lavoro straordinario espletate per improcrastinabili esigenze di servizio (ex plurimis, Cons. Stato, sez. IV, 17.12.1998, n. 1813; VI 14 marzo 2002 n.1531). Relativamente poi alla retribuzione delle prestazioni in plus orario, il Consiglio di Stato rileva come la giurisprudenza ha evidenziato che il pagamento dei compensi autorizzati in regime di incentivazione deve essere gestito in modo da garantire un parallelismo costante tra prestazioni autorizzate e risorse di copertura, esprimendo una giusta esigenza di buona amministrazione, in quanto in materia la normativa impone la possibilità di utilizzare questa forma di incentivazione esclusivamente nei limiti delle risorse effettivamente disponibili sul fondo regionale (Cons. Stato, V, n. 5040 del 30.9.2002). È perciò da disattendere l'assunto degli appellanti incidentali secondo cui la difficoltà di determinazione preventiva in ordine ai parametri retributivi adottati all’atto di programmazione non poteva riflettersi a danno dei dipendenti in nome di principi costituzionali di tutela del lavoratore e di affidamento in buona fede. Poiché la retribuzione delle prestazioni in plus orario dei dipendenti delle Usl è rigidamente subordinata alla sufficiente copertura dell'apposito fondo, rimane irrilevante la previa autorizzazione delle ore in plus orario da parte della amministrazione ove venga accertato, sia pure ex post, la insufficienza delle risorse finanziarie disponibili. In sostanza il meccanismo è nel senso che solo da un momento successivo alla prestazione è possibile per il dipendente conoscere l’importo spettante, trattandosi appunto di una retribuzione incentivante subordinata al raggiungimento di determinati livelli quantitativi e qualitativi di produttività (ex plurimis, Cons., VI, 1 dicembre 1999 n.2046; VI, 3 novembre 2000, n.5922; V 12 aprile 2005 n.1620; V, 25 settembre 2006 n.5631; V, 9 ottobre 2006 n.5067).

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L'istituto del plus orario è una forma di premio alla produttività disciplinato prima dal D.P.R. 25.6.1983 n. 348, poi dal D.P.R. 20.5.1987 n.270 e, quindi, dal D.P.R. 28.11.1990 n.384, che è dovuto agli operatori sanitari che concorrono personalmente e direttamente all'erogazione delle prestazioni ... Continua a leggere

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martedì 17 luglio 2012 18:15

Le tre condizioni che in virtù di giurisprudenza consolidata consentono il riconoscimento del trattamento economico per lo svolgimento di funzioni superiori nel settore della sanità

Consiglio di Stato

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Nella sentenza in esame il Consiglio di Stato richiamando la giurisprudenza oramai consolidata (fra le più recenti, Consiglio di Stato, Sez. III, n. 1591 del 20 marzo 2012), rileva come nel settore della sanità, il riconoscimento del trattamento economico per lo svolgimento di funzioni superiori è condizionato, oltre che (ovviamente) all'effettiva prestazione di tali mansioni: - alla vacanza, in pianta organica, del posto di qualifica superiore cui si riferiscono le funzioni svolte; - alla presenza del necessario previo formale atto di incarico allo svolgimento delle predette funzioni adottato dai competenti organi dell'ente. Solo per lo svolgimento delle funzioni primariali da parte dell’aiuto la giurisprudenza ha ritenuto che si può prescindere da formali atti di incarico, in relazione alla particolare natura delle funzioni svolte. Si è infatti affermato che lo svolgimento di funzioni primariali da parte dell'aiuto assume rilievo ai fini retributivi indipendentemente da ogni atto organizzativo dell'Amministrazione (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 1826 del 28 marzo 2012) poiché non è concepibile che una struttura sanitaria affidata alla direzione del primario resti priva dell'organo di vertice, che assume la responsabilità dell'attività esercitata nella divisione. Per quanto riguarda, in particolare, l'inquadramento straordinario, previsto dall'art. 1 della legge 20 maggio 1985 n. 207 per il personale dipendente delle Unità sanitarie locali, la giurisprudenza ha chiarito che il relativo beneficio è subordinato alla contestuale esistenza di tre condizioni, e cioè allo svolgimento di mansioni superiori in forza di atti formali di conferimento del relativo incarico; all'esistenza in organico, al 30 giugno 1984, del posto corrispondente all'incarico ricoperto (e perdurante fino alla data di entrata in vigore della legge stessa); al possesso dei requisiti per l'ammissione al concorso per l'assunzione nel relativo profilo professionale (Consiglio di Stato, sez. V, n. 945 del 14 febbraio 2011).

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martedì 3 luglio 2012 09:06

Presupposti per il riconoscimento del trattamento economico per lo svolgimento di mansioni superiori nel settore sanitario

Consiglio di Stato

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Nel settore sanitario, diversamente da quanto accade(va) in generale nel pubblico impiego, il fenomeno dello svolgimento di mansioni superiori è stato appositamente disciplinato da una normativa di rango primario condizionante il riconoscimento del trattamento economico per lo svolgimento di funzioni superiori alla vacanza del posto in pianta organica (cui si riferiscono le funzioni svolte) e all'esistenza di un previo e formale atto di incarico dello svolgimento delle anzidette funzioni, da intendersi quale apposita decisione adottata dagli organi competenti dell'ente di assegnazione temporanea al posto di qualifica superiore, oltre che ovviamente all'effettiva prestazione delle mansioni superiori (v., per tutti, Cons. St., V, 4521/2010). La necessità del provvedimento formale è stata desunta dall'esame sia del penultimo comma dell'articolo 7 del D.P.R. n. 128/1969, a mente del quale, per assicurare la continuità del servizio e le conseguenti necessarie sostituzioni dei primari e degli assistenti "... l'amministrazione, all'inizio di ogni anno, formula per ciascuna divisione o servizio e in relazione ai titoli posseduti da ciascun aiuto o assistente, da valutarsi in conformità ai criteri stabiliti dalla legge per i rispettivi concorsi di assunzione, la graduatoria dei predetti sanitari"; sia dal secondo comma dell'articolo 29 del D.P.R. n. 761/1979, secondo cui "In caso di esigenze di servizio il dipendente può eccezionalmente essere adibito a mansioni superiori. L'assegnazione temporanea, che non può comunque eccedere i sessanta giorni nell'anno solare, non dà diritto a variazioni del trattamento economico". La funzione del provvedimento di conferimento consiste nell'accertare la situazione di fatto, quale la necessità di sostituzione del primario o dell'assistente per consentire la continuità del servizio ospedaliero (art. 7 del D.P.R. n. 128/1969) ovvero le particolari esigenze di servizio (art. 29 del D.P.R. n. 761/1979), che legittimano lo svolgimento delle funzioni superiori, solo così potendo trovare giusto contemperamento i contrapposti interessi in gioco, quello pubblico alla continuità dell'attività assistenziale, e quello del dipendente pubblico, ad ottenere la giusta retribuzione per le effettive prestazioni lavorative svolte, nel rispetto del principio di legalità sancito dall'articolo 97 della Costituzione. La necessità dell'atto formale (che peraltro la giurisprudenza ha individuato quanto meno in una puntuale e preventiva disposizione impartita dagli organi competenti della pubblica amministrazione datrice di lavoro), non è venuta meno neppure con l'entrata in vigore del D.Lgs. n. 387/1998, che, con l'art. 15, ha reso operativa la disciplina di cui all'art. 56 del D.Lgs. n. 29/1993. Infatti, ferma restando la vacanza del posto in organico di livello corrispondente alle mansioni, l'effettivo esercizio per un periodo di tempo apprezzabile delle mansioni della qualifica superiore presuppone pur sempre l'avvenuto conferimento delle stesse attraverso un incarico formale di preposizione da parte dell'organo che, all'epoca dello svolgimento delle mansioni superiori, era da ritenersi competente a disporre la copertura del posto (Cons. St., V, n. 134/2008). Per quanto concerne lo svolgimento delle funzioni superiori di primario, tuttavia, la giurisprudenza ha ritenuto che esso, a causa del carattere inderogabile di tale funzione, indispensabile per l'ordinato e proficuo funzionamento del servizio sanitario che non può subire interruzioni, fosse di per sé rilevante, anche a prescindere da qualsiasi atto organizzativo dell'amministrazione sanitaria, essendo sufficiente, ai sensi dell'articolo 7, comma 5, del D.P.R. n. 128/1969, che il sanitario abbia l'obbligo di esercitare le predette funzioni primariali (ex multis, Cons. St., V, 633/2009 e 6056/2008). Con riferimento ad una fattispecie di posto vacante (di primario) è stato precisato che non viene in rilievo una “temporanea funzione vicaria, ma si ha una stabile esplicazione di una mansione superiore a quella rivestita” (Cons St.., sez. V, n. 2292/2009); ed è stato anche rilevato che in questi casi il trattamento economico differenziale spetta ancorché l'incarico si protragga oltre il termine di otto mesi di cui all'art. 121 del D.P.R. n. 354 del 1990 (V, n. 1019/2004; n. 5650/2000), ciò in quanto il divieto ivi previsto rende illegittimo il comportamento non del sanitario, ma dell'amministrazione che mantiene la situazione di illegalità (V, n. 6056/2008).

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mercoledì 27 giugno 2012 18:32

Minorenni in viaggio solo con il documento individuale

Ministero dell'Interno

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Il Ministero dell'Interno rende noto che non è più valida per l'espatrio, anche in Europa, l'iscrizione dei figli minori sui passaporti dei genitori. A partire dal 26 giugno per i viaggi all'estero di bambini e ragazzi minorenni non è più valida per l'espatrio l'iscrizione sul passaporto dei genitori, ma è necessario un documento di viaggio individuale. Se si tratta di passaporto, al minorenne viene rilasciato il documento dotato di microchip, e dai 12 anni in su è prevista anche l'acquisizione delle impronte e la firma digitalizzata. Per il rilascio del documento, anche in caso di carta di identità valida per l'espatrio, è necessario l'assenso di entrambi i genitori, compreso il caso di figli minori naturali conviventi con uno solo dei due o di figli legittimi affidati a uno solo dei due genitori separati. I passaporti che ad oggi riportano iscrizioni di figli minori rimangono comunque validi per i titolari fino alla scadenza naturale.

Ministero dell'Interno

 
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mercoledì 6 giugno 2012 08:42

Alla mancanza di accordi contrattuali tra la ASL e la struttura privata accreditata con il Servizio Sanitario Nazionale consegue la sospensione dell'accreditamento ed il rigetto della domanda diretta ad ottenere il corrispettivo di tutte le prestazione erogate

Consiglio di Stato

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Nel caso di specie una Casa di cura accreditata con il SSN si duole della sentenza di primo grado nella parte in cui ha statuito che in assenza di accordo contrattuale intervenuto inter partes, l’erogatore privato, essendo tenuto comunque a soddisfare le richieste di cura degli assistiti, avrebbe diritto a ricevere dalla ASL la remunerazione di tutte le prestazioni rese per l'anno in contestazione. Il Consiglio di Stato sul punto ha rilevato come la domanda di accertamento e di condanna, relativa all’intero corrispettivo di tutte le prestazioni erogate nell'anno in contestazione dalla Casa di cura appellante, è infondata sul fondamentale e dirimente rilievo che, nel sistema dell’accreditamento delle strutture private, il pagamento delle prestazioni da parte delle ASL presuppone pur sempre la sottoscrizione degli accordi di cui all’art. 8 quinques del d.lgs. 502 del 1992 (v., per tutti, Cons. St., III, n. 4751 del 2011). In assenza dei quali, in disparte l’imputabilità del mancato accordo all’una o all’altra parte, la giurisprudenza ha da tempo sottolineato come le aspettative invocate dai singoli operatori non possano essere soddisfatte (Cons. St., IV, n. 418/2002) e come sia ragionevole il riferimento, quale parametro sostitutivo, all’entità delle somme contemplate per le prestazioni dell’anno precedente (Ad. Plen. n. 8 del 2006). 6. Tale soluzione, si è autorevolmente osservato, rappresenta un punto di sintesi tra i diversi interessi in gioco, a tutela dell’equilibrio complessivo del sistema sanitario e a garanzia del nucleo irriducibile del diritto alla salute (v., in termini generali, Corte cost., 509/2000). Si può aggiungere, per completezza, che l’indispensabilità degli accordi contrattuali ai fini della partecipazione delle strutture private al SSN è stata ribadita, in epoca successiva ai fatti di causa, dall’art. 79, co. 2-quinques, del d.l. 112/2008, convertito in l. 133/2008, prevedendosi ora, in caso di mancata stipula degli accordi, persino la sospensione dell’accreditamento stesso.

Consiglio di Stato

 
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venerdì 1 giugno 2012 21:03

Non serve il concorso per il conferimento di incarico di direzione di una struttura sanitaria complessa

Consiglio di Stato

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La procedura per il conferimento dell'incarico di dirigente di secondo livello del ruolo sanitario, ai sensi degli art. 15 e 15 ter del d. lgs. 30 dicembre 1992 n. 502, non ha per giurisprudenza oramai consolidata, natura concorsuale, essendo demandato alla apposita commissione di esperti soltanto il compito di predisporre un elenco di candidati idonei (senza attribuzione di punteggi e senza formazione di graduatoria) da sottoporre al direttore generale, il quale conferisce l'incarico con scelta di carattere fiduciario affidata alla propria responsabilità manageriale (fra le più recenti: Cassazione civile, Sezioni Unite, n. 15764 del 19 luglio 2011). Anche questa Sezione ha di recente affermato che, nell'ambito nelle procedure svolte ai sensi dell'art. 15 ter del d. lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, per il conferimento di incarico di direzione di una struttura sanitaria complessa, la scelta del sanitario cui conferire l'incarico viene effettuata all'interno di una rosa individuata dalla commissione ma questa non opera una valutazione comparativa dei candidati e non redige una graduatoria di merito, bensì esprime esclusivamente un giudizio di idoneità, dopo di che l'incarico viene conferito dal Direttore generale sulla base di una scelta di carattere fiduciario, volta alla ricerca non del migliore in senso assoluto ma del migliore in relazione alle attitudini necessarie per gestire, organizzare e dirigere il lavoro che afferisce all'incarico da ricoprire (Consiglio di Stato, Sez. III, 3 ottobre 2011 n. 5419; 13 aprile 2011 n. 2293).

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La procedura per il conferimento dell'incarico di dirigente di secondo livello del ruolo sanitario, ai sensi degli art. 15 e 15 ter del d. lgs. 30 dicembre 1992 n. 502, non ha per giurisprudenza oramai consolidata, natura concorsuale, essendo demandato alla apposita commissione di esperti soltant ... Continua a leggere

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martedì 8 maggio 2012 17:25

Solo il posto vacante in pianta organica e non una mera scelta organizzativa dell'amministrazione consente al dipendenti delle unità sanitarie locali di ottenere il riconoscimento del trattamento retributivo per lo svolgimento di mansioni superiori

Consiglio di Stato

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La giurisprudenza non solo ha precisato che il diritto dei dipendenti delle unità sanitarie locali al trattamento retributivo per lo svolgimento di mansioni superiori, previsto dall'art. 29 del d.P.R. 20.12.1979 n. 761, sorge esclusivamente se quest'ultime corrispondono ad un posto vacante in pianta organica, ma ha anche chiarito che la esistenza del posto in pianta organica è necessaria, in quanto l'attribuzione delle mansioni superiori si giustifica con la temporanea assenza del titolare del posto e non già su una mera scelta organizzatoria dell'amministrazione, ossia sulla convenienza di utilizzare i dipendenti per compiti diversi da quelli che possono essere richiesti in ragione della qualifica funzionale rivestita (cfr. Cons. Stato, sez. V, 29 gennaio 2003, n. 441).

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La giurisprudenza non solo ha precisato che il diritto dei dipendenti delle unità sanitarie locali al trattamento retributivo per lo svolgimento di mansioni superiori, previsto dall'art. 29 del d.P.R. 20.12.1979 n. 761, sorge esclusivamente se quest'ultime corrispondono ad un posto vacante in piant ... Continua a leggere

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martedì 8 maggio 2012 17:16

Nel settore della sanità il diritto al superiore trattamento retributivo per lo svolgimento di mansioni superiori spetta anche quando le mansioni siano state svolte in modo continuo e prevalente per oltre sei mesi, in violazione del divieto di cui all'art. 55 del d.P.R. n. 384/90

Consiglio di Stato

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Per giurisprudenza oramai consolidata (fra le più recenti, Consiglio di Stato, sez. III, n. 1591 del 20 marzo 2012), nel settore della sanità, spetta all’interessato il trattamento retributivo per le mansioni superiori svolte se disposte con provvedimento della competente autorità su posto vacante in pianta organica e fatta eccezione per i primi sessanta giorni di assegnazione (Consiglio di Stato, sez. III, n. 1553 del 19 marzo 2012). E stato poi precisato che il diritto al superiore trattamento retributivo spetta anche quando le mansioni siano state svolte per oltre sei mesi, in violazione del divieto di cui all'art. 55 del D.P.R. 28/11/1990 n. 384, purché tali mansioni siano state svolte in modo continuo e prevalente e fatta salva la responsabilità degli amministratori che hanno disposto la detta utilizzazione oltre il limite semestrale stabilito normativamente (da ultimo, Consiglio di Stato, Sez. III, 14 marzo 2012 n. 1426; Consiglio Stato, Sez. V, 26 gennaio 2011, n. 576), ferma restando l'esclusione, ai sensi dell’art. 121 del D.P.R. n. 384 del 1990, dei primi sessanta giorni (Consiglio di Stato sez. III, 8 febbraio 2012, n. 674). Alla luce degli indicati principi, contrariamente a quanto affermato dal T.A.R. nella appellata sentenza (e dall’amministrazione nel provvedimento impugnato in primo grado), si deve ritenere che, anche nella fattispecie, il superamento del termine di sei mesi, come fatto riconducibile ad attività e ad obblighi imposti all'Amministrazione e da questa non osservati, non fa venir meno lo svolgimento di mansioni superiori, le quali, perciò, possono avere valore sul piano economico.

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