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NOVITA' GIURISPRUDENZIALI

Sanità e Sicurezza Sociale

sabato 18 febbraio 2017 08:39

Procreazione medicalmente assistita: Regolamento sulla manifestazione della volontà di accedere alle tecniche

segnalazione del decreto del Ministero della Giustizia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale en. 40 del 17.2.2017

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È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 40 del 17.2.2017 il DECRETO 28 dicembre 2016, n. 265 del MINISTERO DELLA GIUSTIZIA recante "Regolamento recante norme in materia di manifestazione della volonta' di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, in attuazione dell'articolo 6, comma 3, della legge 19 febbraio 2004, n. 40." Entrata in vigore del provvedimento: 04/03/2017. per approfondire vai al provvedimento.

segnalazione del decreto del Ministero della Giustizia pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale en. 40 del 17.2.2017

 
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domenica 18 settembre 2016 17:52

Servizi sanitari e sociali erogati da strutture private accreditate: l'ANAC chiede la tracciabilità dei flussi finanziari

segnalazione della delibera Anac n. 958/2016 pubblicata il 16.9.2016

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L'Autorità Nazionale Anticorruzione con Delibera n. 958 del 7 settembre 2016 pubblicata il 16 settembre 2016 ha sottoposto al Governo e al Parlamentl l'Atto di segnalazione concernente la proposta di estensione degli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari ai servizi sanitari e sociali erogati da strutture private accreditate. per approfondire scarica la delibera.

segnalazione della delibera Anac n. 958/2016 pubblicata il 16.9.2016

 
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martedì 6 settembre 2016 12:13

Narcolessia: gli effetti, anche giuridici, sulla guida dei veicoli

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 31.8.2016 n. 3725

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Si segnala la sentenza della Quarta Sezione del Consiglio di Stato n. 3725 del 31 agosto 2016 in quanto affronta le problematiche connesse alla narcolessia, disturbo neurologico non psichiatrico probabilmente autoimmune, cronico ma non letale, le cui cause vanno ricercate in fattori degenerativi dei neuroni che regolano la sonnolenza e l’alternanza sonno / veglia. Nella sentenza i Giudici di Palazzo Spada evidenziano come "se è sufficientemente notoria l’assenza d’una terapia diretta contro le cause che producono la sintomatologia narcolettica, ai fini giuridici va rammentato che tal patologia è fonte di problemi gravi, soprattutto per gli incidenti stradali da essa provocati o indotti. Invero, fino al 2009, le CML, per valutare soggetti affetti da narcolessia, non avevano strumenti obbiettivi, né erano coadiuvati da linee-guida unitarie e precise per valutare l’idoneità dei titolari di patenti di guida che versassero in tal malattia o altri disturbi del sonno. Con la novella recata dagli artt. 23 e 33 della l. 29 luglio 2010 n. 120 agli artt. 119, 128 e 186/187 del Dl 30 aprile 1992 n. 285 (Cod. strada), sono state stabilite nuove e più rigorose norme in tema di accertamenti sull’idoneità al rilascio ed al rinnovo di patenti di guida dei veicoli e, inoltre, sono intervenute le linee-guida sulla valutazione di tal idoneità a cura delle CML. Sicché, per i pazienti di narcolessia e con la consapevolezza che costoro, ove avvertiti della malattia, tendono ad assumere comportamenti all’uopo attenti ed adeguati per evitare incidenti alla guida, la tendenza è di limitare l’idoneità ai guidatori professionisti che, tranne in casi eccezionali, dovranno esser reputati non idonei." Per approfondire scarica la sentenza.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. IV del 31.8.2016 n. 3725

 
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Si segnala la sentenza della Quarta Sezione del Consiglio di Stato n. 3725 del 31 agosto 2016 in quanto affronta le problematiche connesse alla narcolessia, disturbo neurologico non psichiatrico probabilmente autoimmune, cronico ma non letale, le cui cause vanno ricercate in fattori degenerativi de ... Continua a leggere

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martedì 1 marzo 2016 13:15

Regioni: il riparto dei fondi destinati alla ricerca e allo sviluppo di metodi alternativi all'uso degli animali per fini sperimentali

segnalazione del decreto del Ministero della Salute pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 49 del 29.2.2016

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Ė stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 49 del 29.2.2016 il decreto del Ministero della Salute recante "Riparto tra le regioni dei fondi destinati alla ricerca e allo sviluppo di metodi alternativi all'uso degli animali per fini sperimentali". Per approfondire scarica gratuitamente il provvedimento.

segnalazione del decreto del Ministero della Salute pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 49 del 29.2.2016

 
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Ė stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 49 del 29.2.2016 il decreto del Ministero della Salute recante "Riparto tra le regioni dei fondi destinati alla ricerca e allo sviluppo di metodi alternativi all'uso degli animali per fini sperimentali". Per approfondire scarica gratuitamente il pr ... Continua a leggere

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mercoledì 11 novembre 2015 21:21

Sanità: in Gazzetta Ufficiale il Regolamento sul fascicolo sanitario elettronico

segnalazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in G.U. n. 263 del 11.11.2015

Entrerà in vigore il 26.11.2015 il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 263 del 11.11.2015 avente ad oggetto "Regolamento in materia di fascicolo sanitario elettronico". Accedi al Regolamento

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martedì 30 dicembre 2014 22:59

Anticorruzione: pubblicata la delibera n. 149/14 sull’interpretazione ed applicazione del decreto legislativo n. 39/2013 nel settore sanitario

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato A.N.AC. del 30.12.2014

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L'Autorità Nazionale Anticorruzione ha pubblicato la delibera n. 149/2014 relativa alle "Attestazioni OIV, o strutture con funzioni analoghe, sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione per l’anno 2014 da parte delle pubbliche amministrazioni e attività di vigilanza e controllo dell’Autorità"Nel documento vengono analizzati i seguenti argomenti: 1. Soggetti tenuti all’attestazione2. Obblighi di pubblicazione oggetto di attestazione e modalità di rilevazione2.1 La Griglia di rilevazione al 31 dicembre 20143. Pubblicazione delle Attestazioni e delle Griglie di rilevazione4. Attività di vigilanza e controllo svolta dall’A.N.AC4.1 Modalità di svolgimento dell’attività di vigilanza4.2 Vigilanza d’ufficio4.3 Controllo documentale Per scaricare la delibera cliccare su "Accedi al Provvedimento",

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato A.N.AC. del 30.12.2014

 
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L'Autorità Nazionale Anticorruzione ha pubblicato la delibera n. 149/2014 relativa alle "Attestazioni OIV, o strutture con funzioni analoghe, sull’assolvimento degli obblighi di pubblicazione per l’anno 2014 da parte delle pubbliche amministrazioni e attività di vigilanza e controllo dell’Autorità" ... Continua a leggere

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lunedì 4 agosto 2014 17:05

Detenzione e porto d'armi: la licenza di porto d'armi può essere negata anche in assenza di sentenza di condanna per reati connessi al corretto uso delle armi, ma reati diversi anche non attinenti alla materia delle armi, da cui si possa desumere la non completa “affidabilità” all’uso delle stesse

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 1.8.2014

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L'autorizzazione alla detenzione ed al porto d’armi postulano che il beneficiario osservi una condotta di vita improntata alla piena osservanza delle norme penali e di quelle poste a tutela dell’ordine pubblico, nonché delle regole di comune buona convivenza, tale da non destare il sospetto di un possibile uso improprio delle armi, la sentenza contraddittoriamente, poi, ha ritenuto che i fatti allegati dall’amministrazione non fossero sintomatici di indole incline alla violenza ed idonei a supportare un giudizio di “pericolosità sociale” dell’interessato.Invero, nessun giudizio di pericolosità sociale del richiedente deve precedere il rilascio dell’autorizzazione al porto d’armi, ma solamente un giudizio prognostico sull’affidabilità del soggetto e sull’assenza di rischio che egli possa abusare delle armi (Consiglio di Stato, sez. III, 12/06/2014, n. 2987).La valutazione dell'Autorità di pubblica sicurezza è caratterizzata da ampia discrezionalità, perseguendo in tale materia lo scopo di prevenire, per quanto possibile, i delitti (ma anche i sinistri involontari), che potrebbero avere occasione per il fatto che vi sia la disponibilità di armi da parte di soggetti non pienamente affidabili; tanto che il giudizio di “non affidabilità” è per certi versi più stringente rispetto a quello di “pericolosità sociale”, giustificando per esempio il diniego anche in situazioni che non hanno dato luogo a condanne penali o misure di pubblica sicurezza, ma a situazioni genericamente non ascrivibili a “buona condotta” (si è ritenuto, ad es., legittimo il diniego in situazioni di inusuale conflittualità fisica e verbale nei rapporti familiari, o di convivenza, o di vicinato: Consiglio di Stato, sez. III, 19/09/2013, n. 4666).Secondo la giurisprudenza di questa Sezione, da cui il Collegio non ha motivo di discostarsi, la licenza di porto d' armi può essere negata anche in assenza di sentenza di condanna per specifici reati connessi proprio al corretto uso delle armi, potendo l'Autorità amministrativa valorizzare nella loro oggettività sia fatti di reato diversi, sia vicende e situazioni personali del soggetto che non assumano rilevanza penale, concretamente avvenuti, anche non attinenti alla materia delle armi, da cui si possa desumere la non completa “affidabilità” all’uso delle stesse (Consiglio di Stato, sez. III, 29/07/2013, n. 3979).Le norme di cui agli artt. 11 e 43 del r.d. 18 giugno 1931, n. 773, difatti, oltre ad ipotesi tipiche di diniego vincolato, collegato alla riportata condanna per alcuni reati, consentono di negare le autorizzazioni di polizia, in generale, a chi ha riportato condanna per delitti contro la personalità dello Stato o contro l'ordine pubblico, ovvero per delitti contro le persone commessi con violenza, o per furto, rapina, estorsione, sequestro di persona a scopo di rapina o di estorsione, o per violenza o resistenza all'autorità, e a chi non ha tenuto una buona condotta.In particolare, l’art. 43 cit., per quanto riguarda la licenza di portare armi, prevede il divieto di autorizzazione a chi ha riportato condanna alla reclusione per i medesimi delitti di cui sopra, non colposi, ovvero a chi ha riportato condanna a pena restrittiva della libertà personale per violenza o resistenza all'autorità o per delitti contro la personalità dello Stato o contro l'ordine pubblico; oppure, da ultimo, a chi ha riportato condanna per diserzione in tempo di guerra, anche se amnistiato, o per porto abusivo di armi.Con norma di chiusura, inoltre, l’ultimo capoverso dello stesso articolo dispone che “la licenza può essere ricusata ai condannati per delitto diverso da quelli sopra menzionati e a chi non può provare la sua buona condotta o non dà affidamento di non abusare delle armi” (la prova della buona condotta, a seguito della sentenza della Corte Cost. 16 dicembre 1993, n. 440, grava sull’Amministrazione).Quest’ultimo inciso trova applicazione nella fattispecie.Non sembra, invero, illogico, alla luce della disposizione normativa, che il -OMISSIS- abbia attribuito rilevanza a fatti e precedenti penali sia relativi alla illegale detenzione di armi e munizioni (condanna della -OMISSIS-con sentenza del -OMISSIS-, confermata dalla Corte di Cassazione, alla pena di mesi 8 di reclusione e alla multa di lire 140.000); sia non concernenti il buon uso delle armi, ma comunque denotanti senza dubbio una condotta non perfettamente specchiata.Ci si riferisce ai fatti di reato in materia previdenziale e di contributi previdenziali e assistenziali di cui all’art. 2, comma 1, della legge n. 638/83, oggetto del decreto penale del GIP della -OMISSIS-del 23.3.1992; alle sentenze del 30 gennaio 1995, del 24 gennaio 1996 e del 26.2.1996, emesse a -OMISSIS-, per omissione di ritenute previdenziali ex art. 2, comma 1°, della legge n. 638/83; alla sentenza della -OMISSIS-del -OMISSIS-, per omesso versamento di ritenute previdenziali e assistenziali ex art. 2, comma 1, del D. Lgs. n. 463/1983 ed alla sentenza della Corte di Cassazione del -OMISSIS-, per la medesima fattispecie; anche se si tratta di sentenze tutte che hanno dichiarato estinti i reati a seguito di intervenuto versamento tardivo delle somme dovute.Appare pertinente anche il richiamo alle violazioni in materia edilizia (ancorché ottenuta la riabilitazione, come osserva il ricorrente nel ricorso introduttivo, pag. 9), nonché alla misura degli arresti domiciliari per il delitto di corruzione, nell’ambito del procedimento penale pendente presso il -OMISSIS-ed alla sospensione della patente di guida per omissione di soccorso a seguito di incidente stradale, in quanto si tratta di circostanze tutte insieme valorizzate al fine di valutare la sussistenza del requisito di “affidabilità” necessario al rilascio dell’autorizzazione.In definitiva, il provvedimento impugnato indica fatti e circostanze in modo dettagliato e preciso, e, sebbene in modo scarno, ne ricava congruamente un giudizio di non sussistenza del requisito soggettivo dell’ “affidabilità”, in modo sufficiente a rendere comprensibile l’iter logico seguito e non manifestamente illogiche le conclusioni adottate; trattasi, infatti, di elementi tutti ben idonei, nel loro complesso, a fondare la valutazione fatta dal Prefetto, della quale non si evidenzia alcuna irragionevolezza o difetto di istruttoria, alla luce della chiara propensione dell’interessato ad una non episodica violazione delle regole.Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 1.8.2014

 
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L'utilizzazione dei contenuti di Gazzetta Amministrativa da parte di altre testate, siti internet, giornali, televisione, ecc., è consentita esclusivamente con indicazione della fonte "www.gazzettaamministrativa.it" e contestuale link o collegamento alla pagina di pubblicazione del contenuto di volta in volta attenzionato.

L'autorizzazione alla detenzione ed al porto d’armi postulano che il beneficiario osservi una condotta di vita improntata alla piena osservanza delle norme penali e di quelle poste a tutela dell’ordine pubblico, nonché delle regole di comune buona convivenza, tale da non destare il sospetto di un p ... Continua a leggere

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mercoledì 28 maggio 2014 17:52

Concessione edilizia per l'attivazione di un impianto per la produzione di farine proteiche: non e' precluso introdurre norme regolamentari più rigorose di quelle rinvenibili nell'art. 216 del T.U. leggi sanitarie

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.5.2014

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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha rilevato come l’art.216 TULS non contiene un divieto assoluto di insediamento dell’industria di prima classe nell’abitato, ove sia provato che “per l'introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato”. In tal senso sussiste l'orientamento pretorio ( Cons. Stato, V n.338/1996), secondo cui non è precluso né illogico fissare con norme regolamentari parametri più rigorosi di quelli rinvenibili nell’art.216 del T.U. n.1265/1934 al fine di conseguire una più intensa tutela della salute pubblicaPer scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.5.2014

 
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La Quinta Sezione del Consiglio di Stato nella sentenza in esame ha rilevato come l’art.216 TULS non contiene un divieto assoluto di insediamento dell’industria di prima classe nell’abitato, ove sia provato che “per l'introduzione di nuovi metodi o speciali cautele, il suo esercizio non reca nocume ... Continua a leggere

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mercoledì 28 maggio 2014 14:46

Alloggi di edilizia residenziale pubblica: e' legittima la revoca dell'assegnazione se un componente del nucleo familiare è proprietario di un appartamento di superficie tale da soddisfare le esigenze dell'intero nucleo familiare

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.5.2014

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Secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale ai fini dell'ammissibilità dell'azione risarcitoria nei confronti della pubblica amministrazione non è sufficiente il solo annullamento del provvedimento lesivo ovvero la sola riscontrata ingiustificata o illegittima inerzia dell'amministrazione o il ritardato esercizio della funzione amministrativa, dovendo anche accertarsi se l'adozione o la mancata o ritardata adozione del provvedimento amministrativo lesivo sia conseguenza della grave violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona fede, alle quali deve essere costantemente ispirato l'esercizio della funzione, e si sia verificata in un contesto di fatto ed in un quadro di riferimento normativo tale da palesare la negligenza e l'imperizia degli uffici o degli organi dell'amministrazione ovvero se, per converso, la predetta violazione sia ascrivibile ad errore scusabile, per la ricorrenza di contrasti giurisprudenziali, per l'incertezza del quadro normativo o per la complessità della situazione di fatto (tra le più recenti, Cons. Stato, sez. V, 9 ottobre 2013, n. 4968; sez. IV, 21 ottobre 2013, n. 5091; 6 dicembre 2013, n. 5823; sez. VI, 11 dicembre 2013, n. 5935). Con specifico riferimento all’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica è stato affermato che l'Amministrazione è obbligata a tener conto della consistenza del patrimonio dell'intero nucleo familiare, con la conseguenza che è legittimo il provvedimento di revoca dell'assegnazione ove risulti che un suo componente è proprietario di un appartamento di superficie tale da soddisfare le esigenze dell'intero nucleo familiare (Cons. St., sez. V, 11 gennaio 2013, n. 103) e che deve escludersi il diritto di assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica per chi sia proprietario di un alloggio con caratteristiche tali da farlo ritenere per legge adeguato alle sue esigenze, restando irrilevante che l'interessato non abbia la concreta disponibilità dell'immobile di proprietà per essere stato assegnato in sede di separazione giudiziale al coniuge ovvero anche per chi sia titolare soltanto "pro quota" di un alloggio con caratteristiche tali da farlo ritenere per legge adeguato alle esigenze del titolare, potendo l'interessato chiedere lo scioglimento della comunione e divenire così proprietario in via esclusiva di un immobile avente le caratteristiche cui la legge ricollega l'adeguatezza (Cons. St., sez. IV, 21 febbraio 2005, n. 552), precisandosi altresì, quanto al requisito dell'impossidenza, vale a dire cioè di non essere titolare di un diritto reale (proprietà, usufrutto, uso, abitazione) di un alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare, che esso deve sussistere alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda e permanere fino al momento della consegna dell'alloggio (Cons. Stato, sez. IV, 17 giugno 2003, n. 3447). Per scaricare la sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V del 27.5.2014

 
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martedì 15 aprile 2014 16:44

Rilevazione prezzi sanità, le indicazioni AVCP per stimare il risparmio della spesa annua

segnalazione del Prof. Avv. Enrico michetti del comunicato AVCP del 15.4.2014

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Entro il 6 maggio le Amministrazioni oggetto della rilevazione (asl, aziende ospedaliere, centrali di committenza, ecc.) dovono trasmettere all'AVCP i dati per l'elaborazione dei prezzi di riferimento in ambito sanitario di cui all’art. 17 della legge 111/2011. La trasmissione avviene in via telematica utilizzando il software dedicato disponibile sul sito dell'Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici nell'area riservata ‘Rilevazione prezzi sanità’. A seguito dell’avvio della nuova rilevazione per elaborare i prezzi di riferimento in ambito sanitario, l'AVCP precisa che le amministrazioni oggetto della rilevazione devono calcolare il risparmio di spesa annuo come differenza tra il prezzo utilizzato prima della pubblicazione dei prezzi di riferimento moltiplicato per le quantità annue presunte e il nuovo prezzo (conseguente a rinegoziazione o ad aggiudicazione di nuova gara che ha utilizzato i prezzi di riferimento per definire "la base d'asta") moltiplicato per le stesse quantità annue presunte. La stima del risparmio di spesa annuo deve essere fornita sia nel caso che esso sia stato già effettivamente ed interamente conseguito sia che esso sia stato conseguito in parte o sia ancora da conseguire (la gara è stata aggiudicata ma non è stato stipulato il relativo contratto). In ogni caso il dato deve essere fornito su base annua.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico michetti del comunicato AVCP del 15.4.2014

 
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Entro il 6 maggio le Amministrazioni oggetto della rilevazione (asl, aziende ospedaliere, centrali di committenza, ecc.) dovono trasmettere all'AVCP i dati per l'elaborazione dei prezzi di riferimento in ambito sanitario di cui all’art. 17 della legge 111/2011. La trasmissione avviene in via telema ... Continua a leggere

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domenica 13 aprile 2014 10:22

Emersione dei lavoratori stranieri irregolari: in G.U. la distribuzione alle Regioni dei finanziamenti alla Sanità

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del decreto del. Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali pubblicato sulla G.U. n. 82 del 8.4.2014

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Sono n. 134.747 i lavoratori stranieri occupati irregolarmente in Italia che nel corso del 2012 hanno usufruito della procedura di emersione. Il primato di lavoratori e, quindi di finanziamento spetta alla Lombardia con n. 36.961 lavoratori irregolari emersi, segue poi la Campania con n. 18.021, il Lazio n. 17.548, l'Emilia Romagna n. 14.160, il Veneto n. 10.380, la Toscana n. 8.098, il Piemonte n. 5.757, la Sicilia n. 5.010, la Puglia n. 3.898; la Calabria n. 3.052, la Liguria n. 2.853, le Marche n. 2.498, Abruzzo n. 1.479, Sardegna n. 1.197, Umbria n. 1.131, Friuli Venezia Giulia n. 872, Bolzano 638, Basilicata n. 527, Trento n. 426, Molise n. 181, Valle d'Aosta n. 60. Questi i dati che emergono dal decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 82 del 8.4.2014 il con il quale vengono ripartiti i maggiori finanziamenti alla Sanità tra le Regioni in relazione al numero dei lavoratori extracomunitari emersi ai sensi dell'art. 5 del decreto legislativo n. 109/2012. In particolare l'importo ripartito e' pari a 41.195.903 milioni di euro per l'anno 2012 e 124.545.753 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013 secondo apposita tabella allegata al decreto visualizzabile cliccando sul link di seguito: http://www.gazzettaufficiale.it/do/atto/serie_generale/caricaPdf?cdimg=14A0275400100010110001&dgu=2014-04-08&art.dataPubblicazioneGazzetta=2014-04-08&art.codiceRedazionale=14A02754&art.num=1&art.tiposerie=SG Il riparto degli importi di 41.195.903 milioni di euro per l'anno 2012 e di 124.545.753 milioni di euro a decorrere dall'anno 2013 viene disposto al netto degli importi rispettivamente di 1.804.097 e 5.454.247 euro, che costituiscono la quota di partecipazione alla spesa sanitaria delle Regioni Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e delle Province autonome di Trento e Bolzano, comprensivo altresi' della riduzione del 49,11 per cento applicata alla Regione Siciliana. Per scaricare il decreto cliccare su "Accedi al provvedimento".

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Sono n. 134.747 i lavoratori stranieri occupati irregolarmente in Italia che nel corso del 2012 hanno usufruito della procedura di emersione. Il primato di lavoratori e, quindi di finanziamento spetta alla Lombardia con n. 36.961 lavoratori irregolari emersi, segue poi la Campania con n. 18.021, i ... Continua a leggere

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domenica 6 aprile 2014 11:50

Chirurgia estetica: per il Consiglio di Stato l'autorizzazione all'esercizio della chirurgia generale non e' sufficiente per esercitare l’attività di chirurgia plastica

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 14.3.2014

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Il "caso Regione Calabria" consente al Consiglio di Stato di procedere alla disanima della normativa afferente l'ormai dilagante chirurgia estetica. In particolare la Terza Sezione rileva in primo luogo come la chirurgia estetica è un’attività chirurgica che, con una sua chiara specificità, si propone di correggere o migliorare gli inestetismi, siano essi congeniti, o acquisiti, in seguito a malattia o ad eventi di tipo traumatico o anche fisiologici, quale l'invecchiamento. La chirurgia estetica viene comunemente differenziata dalla chirurgia ricostruttiva, anch’essa ritenuta appartenente alla branca della chirurgia plastica, che si occupa invece delle alterazioni morfologiche determinate da condizioni patologiche. La chirurgia estetica costituisce, quindi, un campo specifico della tecnica chirurgica che oggi ha trovato larga diffusione, con interventi di rinoplastica, sugli zigomi, sulla cute, sulle alterazioni del viso dovute all'invecchiamento (lifting facciale), con l’eliminazione delle adiposità attraverso la cosiddetta liposuzione, con il rimodellamento dei seni. Per tale ragione l’attività di chirurgia estetica (e più in generale quella di chirurgia plastica) anche se può essere praticata da tutti i medici chirurghi (non ostandovi normative di rango primario), in realtà è normalmente esercitata da chirurghi specializzati in chirurgia plastica, estetica e ricostruttiva. Infatti, in numerose Università italiane sono previsti Corsi di specializzazione in Chirurgia Plastica, Estetica e Ricostruttiva o Master di II livello in chirurgia plastica ed estetica, con l’istituzione delle relative aree mediche universitarie e dei corrispondenti posti di funzione. Peraltro anche la recente legge n. 86 del 5 giugno 2012 ha stabilito che per l’applicazione di protesi mammarie per fini estetici è necessario il titolo di specializzazione in chirurgia plastica, salvo poi ammettere che l’attività possa essere esercitata anche da chi è in possesso del titolo di specializzazione in chirurgia generale. Considerata la rilevanza assunta nel tempo dal settore e considerata anche la presenza nel mercato di imprese non sufficientemente affidabili per la salute pubblica, le Regioni, alle quali spetta la funzione di disciplinare le attività di rilievo sanitario sul territorio e di vigilare, con l’ausilio delle A.S.L., sull’osservanza delle relative disposizioni, hanno quindi individuato anche i requisiti che devono essere posseduti dai soggetti privati che intendono svolgere (in accreditamento o anche liberamente sul mercato) attività di chirurgia plastica, estetica e/o ricostruttiva. La Regione Calabria, nel disciplinare l’esercizio dell’attività sanitaria, con la legge regionale n. 24 del 18 luglio 2008, recante “Norme in materia di autorizzazione, accreditamento, accordi contrattuali e controlli delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private”, ha quindi dettato disposizioni per le autorizzazioni necessarie all’esercizio (in generale) delle diverse attività sanitarie (comprese le diverse specializzazioni dell’Area chirurgica) ed ha previsto l’assoggettamento ad autorizzazione anche per le attività dei centri estetici dove si praticano attività sanitarie (art. 3, comma 2, lettera p). Nel successivo Regolamento n. 13 del 2009, applicativo della legge regionale n. 24 del 2008, la Regione Calabria ha poi dettato i requisiti minimi organizzativi che devono essere posseduti dalle attività ospedaliere e dalle case di cura ai fini dell’esercizio delle attività sanitarie nelle diverse specializzazioni. In tale Regolamento la Regione, come la stessa ha sostenuto in appello, ha richiesto specifici requisiti per i soggetti che intendono esercitare l’attività di chirurgia plastica. In particolare, la Regione ha inserito la Chirurgia plastica nell’Area chirurgica, tenendola nettamente distinta dalle altre specializzazioni della stessa Area. Infatti ad essa è stato assegnato un proprio codice (12) diverso da quello assegnato alla Chirurgia generale (09) e diverso da quello assegnato alle altre specializzazioni incluse nell’Area chirurgica (come ad es. la cardiochirurgia, con codice 07, la chirurgia d’urgenza con codice 09, la neurochirurgia con codice 30, l’oculistica con codice 34, l’urologia con codice 43). La Regione ha poi stabilito i requisiti minimi necessari per poter ottenere l’autorizzazione all’esercizio delle diverse attività specialistiche (fra le quali, come si è detto, anche la chirurgia plastica). Per le ragioni esposte, non risulta pertanto condivisibile la tesi secondo cui l’autorizzazione all’esercizio della chirurgia generale, già rilasciata alla Casa di Cura "Villa Elisa”, includesse anche quella all’esercizio della chirurgia plastica. Del resto, la concreta differenziazione fra le attività di chirurgia generale e di chirurgia plastica ed estetica è provata, come sostenuto dalla Regione, anche da diversi atti normativi generali, come il DM del 15 ottobre 2010 che prevede per le due specializzazioni due diversi codici di branca (03 Chirurgia generale e 04 Chirurgia plastica). Come sostenuto dall’appellante Regione, l’attività di chirurgia plastica ed estetica è poi considerata in modo specifico (e diverso dalla chirurgia generale) nel sistema internazionale di classificazione delle attività mediche ICD9CM, e diverse (ovviamente) sono le prestazioni rese in concreto, come si evince anche dalle indicazioni contenute nei nomenclatori tariffari. 8.- Ciò chiarito, correttamente la Regione ha ritenuto che l’attività di chirurgia plastica non poteva essere esercitata dalla Casa di Cura “Villa Elisa” sulla base della precedente autorizzazione all’esercizio della chirurgia generale, trattandosi di una attività diversa che deve essere svolta in strutture specialistiche che devono essere provviste di adeguato personale ed adeguate attrezzature. Per continuare nella lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 14.3.2014

 
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domenica 6 aprile 2014 11:10

Differenze retributive per lo svolgimento delle mansioni superiori nel settore sanitario: il consolidato e maggioritario orientamento giurisprudenziale

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 14.3.2014

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L’Adunanza plenaria, con la nota decisione 24 marzo 2006 n. 3, ha ribadito che, prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 387 del 1998 e salva diversa disposizione di legge specifica, nel settore del pubblico impiego le mansioni superiori, rispetto a quelle proprie della qualifica ricoperta formalmente, erano del tutto ininfluenti sul piano giuridico e su quello economico e non consentivano, pertanto, il pagamento delle differenze retributive, eventualmente pretese dal pubblico dipendente per le funzioni effettivamente espletate. Di recente, in linea con le statuizioni dell’appena citata Adunanza plenaria, questo Collegio (cfr., ex multis, Cons. St., sez. III 31/08/2011, n. 4890) ha ribadito che la retribuibilità di tali mansioni ha assunto carattere di generalità solo con l’entrata in vigore dell’art. 15 del d.lgs. n. 387 del 1998, per un duplice ordine di ragioni. In primo luogo, la stessa norma, non potendo considerarsi interpretativa del combinato disposto dei pregressi artt. 56 e 57 del d.lgs. n. 19 del 1993, dato che la scelta con essa assunta non rientra in nessuna delle varianti di senso compatibili con il tenore letterale delle medesime disposizioni, non può che disporre per il futuro; in secondo luogo, il riconoscimento generalizzato del diritto dei pubblici dipendenti alle differenze retributive per lo svolgimento delle mansioni superiori, solo a decorrere dall’entrata in vigore del d.lgs. n. 387 del 1998, trova la sua ratio nell’introduzione da parte dell’art. 25 del d.lgs. n. 80 del 1998 (che ha sostituito l’art. 56 ed abrogato il successivo art. 57) di un’organica disciplina delle mansioni, rispettosa dei principi costituzionali ricavabili dagli artt. 51, 97 e 98 Cost.. Va, quindi, ribadito che prima dell’entrata in vigore del predetto d.lgs. n. 387/1998, nel settore del pubblico impiego, salva diversa disposizione di legge, le mansioni svolte da un pubblico dipendente erano del tutto irrilevanti. Nel settore sanitario, che qui rileva, la diversa e specifica disposizione di legge suaccennata si rinviene nell’art. 29, co. 2, del d.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761, recante “stato giuridico del personale delle unità sanitarie locali” e, pertanto, costituente, in relazione al settore di attività del dipendente, il riferimento normativo in materia, per il rispettivo periodo di vigenza. Tale disposizione – secondo l’interpretazione che ne è stata data da giurisprudenza più che consolidata - subordina la possibilità di riconoscere le differenze retributive per l’espletamento di mansioni superiori al ricorrere delle seguenti tre condizioni, giuridiche e di fatto, operanti in modo concomitante: (a) l’effettivo espletamento delle suddette mansioni per un periodo eccedente i sessanta giorni nell'anno solare; (b) le mansioni devono essere svolte su un posto di ruolo, esistente nella pianta organica, vacante e disponibile; (c) la previa attribuzione dell’incarico, ad opera del competente organo gestorio, con formale deliberazione, dalla quale deve emergere l’avvenuta verifica dei presupposti richiesti, nonché l’assunzione di tutte le relative responsabilità, anche in ordine ai connessi profili di copertura finanziaria (cfr., da ultimo, Cons. St., sez. III, 14 novembre 2012 n. 5734). In mancanza dei riferiti presupposti, deve ritenersi, pertanto, non invocabile l’art. 36 Cost., il quale esprime un principio che non trova applicazione diretta nel pubblico impiego, concorrendo in quest’ambito altri e diversi principi di pari rilevanza (artt. 98 e, soprattutto, 97 Cost.) riguardanti l’organizzazione degli uffici pubblici. Non può essere invocato, neanche, l’art. 2126 cod. civ., che non concerne il diritto al compenso per lo svolgimento di mansioni superiori in via di fatto nel pubblico impiego, ma sancisce il principio della retribuibilità del lavoro prestato sulla base di un contratto nullo o annullabile (cfr., ex multis, Cons. St., sez. III, 8 maggio 2012 n. 2631 e sez. V, 19 novembre 2012 n. 5852). Ne deriva, quindi, che, per quel che concerne il personale del sistema sanitario, gli indirizzi elaborati dalla giurisprudenza a partire dall’art. 29 del DPR 761/1979 vanno applicati con rigore, come deroghe ad una generale diversa disciplina. Orbene, alla stregua della giurisprudenza sopra richiamata, la censura non merita accoglimento. Nella fattispecie in trattazione, infatti, non rileva il fatto che, dal giorno del trasferimento dell’allora coordinatore dell’equipe il ricorrente abbia, di fatto, svolto le funzioni di aiuto responsabile; non rileva il fatto che nel corso del giudizio di primo grado il ricorrente abbia fornito la prova di tutte le circostanze richieste dai giudici amministrativi per il conseguimento delle retribuzioni superiori e non rileva, infine, il fatto che, in alcuna parte del ricorso, il ricorrente abbia affermato “di aver svolto le mansioni, di fatto, in assenza del primario…”, quanto, piuttosto, l’assenza di una deliberazione formale di conferimento dell’incarico gestorio, dalla quale emerga l’avvenuta verifica dei presupposti richiesti, nonché l’assunzione di tutte le relative responsabilità, anche in ordine ai connessi profili di copertura finanziaria. Ferma restando la vacanza del posto in organico di livello corrispondente alle mansioni da espletare, l'effettivo esercizio per un periodo di tempo apprezzabile delle mansioni della qualifica superiore presuppone, infatti, sempre l'avvenuto conferimento delle stesse attraverso un incarico formale di preposizione da parte dell'organo che, all'epoca dello svolgimento delle mansioni superiori, era da ritenersi competente a disporre la copertura del posto (C.d.S., sez. V, 3 dicembre 2001, n. 6011; 24 agosto 2007, n. 4492; 23 gennaio 2008, n. 134). Come correttamente osservato dal giudice di prime cure, dunque, traslando nella presente controversia i principi sostenuti dalla giurisprudenza, ad oggi maggioritaria va escluso il diritto del ricorrente riconoscimento delle richieste maggiorazioni retributive. E’, proprio, nell’assenza dei presupposti normativi richiesti per derogare al principio generale, in materia di pubblico impiego, che, in sostanza, debba ravvisarsi la ratio della irrilevanza dello svolgimento, di fatto, delle mansioni superiori e, pertanto, l’infondatezza del ricorso.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 14.3.2014

 
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L’Adunanza plenaria, con la nota decisione 24 marzo 2006 n. 3, ha ribadito che, prima dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 387 del 1998 e salva diversa disposizione di legge specifica, nel settore del pubblico impiego le mansioni superiori, rispetto a quelle proprie della qualifica ricoperta formal ... Continua a leggere

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domenica 6 aprile 2014 11:02

Prevenzione e profilassi in materia di igiene scolastica: l'intervento del Consiglio di Stato sugli atti di semplificazione adottati dalla Regione Liguria

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 14.3.2014

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Con sentenza n. 1437 del 21 giugno 2007 il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, Sezione Seconda, ha accolto il ricorso, proposto dalle parti appellate, esercenti la potestà genitoriale su minori, che frequentano scuole materne, asili nido ed altre scuole pubbliche, avverso gli atti di semplificazioni della Regione Liguria, adottati in materia di procedure autorizzative e certificazioni sanitarie. Gli originari ricorrenti, in particolare, sull’assunto che l’abolizione di qualsiasi strumento di prevenzione e profilassi, in materia di igiene scolastica, determinasse un rischio gravissimo per la salute dei loro figli, avevano impugnato la delibera della Giunta Regionale della Liguria 29.12.2006 n. 1609 ed il relativo allegato, avente ad oggetto “Adempimenti in materia di semplificazione di procedure autorizzative e certificazioni sanitarie, ai sensi dell’art. 80 della legge regionale 07.12.2006 n .41”; nonché qualsiasi altro atto presupposto o conseguenza della stessa, nella parte in cui aboliscono: 1) il certificato di vaccinazione per l’ammissione alle scuole pubbliche (punto 10 dell’allegato alla delibera, oggetto di gravame); 2) il certificato medico di non contagiosità per la riammissione al lavoro degli alimentaristi, dopo l’assenza per malattia oltre i cinque giorni, per quel che concerne gli addetti alla refezione scolastica ( punto 13); 3) l’obbligo della presenza del medico scolastico a scuola ( punto 23.1); 4) la tenuta dei registri di medicina scolastica ( punto 23.2); l’obbligo di presentazione di certificato medico da parte degli alunni dopo cinque giorni di assenza ( punto 23.3); 5) l’obbligo di periodiche disinfezioni e disinfestazioni degli ambienti scolastici ( 23.4). Il T.A.R. adito, con la sentenza sopracitata, ha accolto, in parte, il ricorso, sull’assunto che gli atti impugnati incidono sui livelli essenziali di assistenza (LEA), che, ai sensi del DPCM 29.11.2001, Allegato 1, devono essere garantiti dal S.S.N.. ......Prima di procedere alla disamina dei motivi di ricorso occorre, in via preliminare, procedere all’inquadramento sistematico della fattispecie, posta all’attenzione di questo Collegio. Il campo d’indagine è, in particolare, quello dei livelli essenziali di assistenza (Lea), costituiti dall’insieme delle attività, dei servizi e delle prestazioni che il Servizio sanitario nazionale (Ssn) eroga a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un ticket, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza. I Lea, il cui fondamento è ravvisabile nell’art. 32 della Costituzione (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”), costituiscono un importante baluardo del sistema sanitario nazionale, in quanto garantiscono che nessuno possa essere escluso dal diritto all’assistenza. La legge di istituzione del Ssn (n. 833/1978) ha introdotto, per la prima volta, il concetto di “livelli di prestazioni sanitarie che devono essere garantiti a tutti i cittadini”, in seguito, ribadito e rafforzato con le successive riforme. I Lea sono stati, successivamente, definiti a livello nazionale con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, entrato in vigore nel 2002. Con la riforma del titolo V della Costituzione, poi, nell’ambito delle materie di competenza esclusiva statale, è stata introdotta, all’art. 117, comma secondo, lettera m), quella alla “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”. I Lea, dunque, possono essere diversi da Regione a Regione, con il limite minimo invalicabile, però, del rispetto dei livelli definiti a livello statale, da garantirsi su tutto il territorio nazionale. Tutto ciò premesso, è possibile affrontare tutte le questioni enucleabili dai motivi di gravame. La Regione appellante, adducendo le violazioni sopra riportate, contesta le conclusioni cui è pervenuto il T.A.R., nella sentenza oggetto di ricorso, su molteplici profili. In primis, nella parte relativa ai servizi di medicina scolastica e di vigilanza igienica sulle attività di disinfezione e disinfestazione, nella quale si afferma che l’abolizione della figura del medico scolastico (sostituita con il pediatra di libera scelta), al pari dell’abolizione della disinfezione degli ambienti scolastici (sostituita con la normale pulizia con detersivi), non possa fondarsi sull’art. 80 della L.R. 41/06. Il T.A.R., sul punto, precisando come la stessa disposizione demandi alla Giunta, esclusivamente, la semplificazione in materia e non, certamente, l’adozione di provvedimenti ulteriori, paventa il rischio che si sostituiscano, in luogo delle certificazioni, gli interventi di medicina preventiva. In secondo luogo, la Regione contesta la sentenza nella parte in cui il T.A.R. afferma che sono garantite tra i LEA e devono, pertanto, essere assicurate dal SSN, tutte le funzioni di “prevenzione collettiva” e, in particolare, quelle indicate sub 1), previste da una norma vigente e non espressamente escluse dall’allegato 2A. Infine, nella parte in cui il T.A.R. esclude la sostituzione, mediante autocertificazione, del certificato di vaccinazione per l’ammissione alle scuole pubbliche. L’appellante, in via preliminare, evidenzia come il citato DPCM, indicando tipologie generali di prestazioni, non entri nel dettaglio degli interventi concretamente erogabili, creando, così, il rischio di un uso indiscriminato del concetto di essenzialità. A neutralizzare il rischio che si consideri essenziale qualunque prestazione, concernente il campo della salute, soccorre, osserva l’appellante, l’art.1, comma 7, del D.lgs. n. 502/1992, che, al fine di stabilire i contenuti delle prestazioni sanitarie da porsi a carico del SSN, sancisce, quali limiti rigidi, i principi di efficacia clinica, economicità relativa e appropriatezza. Orbene, partendo da questo presupposto, la Regione osserva come i servizi di medicina scolastica non figurino tra i LEA di prevenzione collettiva, evidenziando, peraltro, come gli stessi, legati ad un contesto storico ormai superato, non siano più giustificabili dopo l’entrata in vigore della prima riforma sanitaria e l’istituzione del pediatra di libera scelta. Il pediatra, infatti, si osserva, eroga gratuitamente le prestazioni individuate negli Accordi collettivi stipulati con il SSN. Per quel che concerne, invece, la questione relativa alle periodiche disinfezioni e disinfestazioni degli ambienti scolastici, l’appellante sottolinea come il DPCM, in linea con le esigenze di prevenzione collettiva, non contempli la necessità di eseguire periodiche e programmate disinfezioni, quanto, piuttosto, preveda, esclusivamente, la vigilanza igienica su tali attività. Peraltro, si precisa, la ratio del rifiuto di periodiche disinfezioni risiede nell’esigenza di evitare la formazione di ceppi batterici resistenti a qualunque trattamento, secondo quanto evidenziato dal Gruppo di Lavoro Ministeriale. Il Collegio ritiene di accogliere il primo motivo di ricorso. I servizi di medicina scolastica, infatti, a differenza di quanto ritenuto dal T.A.R., non rientrano, in alcun modo, tra le prestazioni inserite nel DPCM 29.11.2001. Sul punto, il Collegio non può non prendere atto di come la vigente normativa abbia, ormai, superato la precedente impostazione, che accentrava il controllo medico a scuola. La normativa vigente, infatti, è basata sulla figura del pediatra di libera scelta, soggetto che, gratuitamente, provvede alla prevenzione ed alla cura dei minori, in ossequio agli Accordi collettivi stipulati con il SSN. Peraltro, come correttamente evidenziato dall’odierna appellante, anche qualora i servizi de quibus si volessero ricomprendere tra i LEA, non potrebbe non rilevarsi come le stesse funzioni di prevenzione, già, siano assicurate, ai sensi della normativa vigente, da altri organi sanitari. Continuare ad erogare i servizi di medicina scolastica equivarrebbe, pertanto, a mantenere l’esatto doppione di quelli offerti dal pediatra di libera scelta. Già tale considerazione varrebbe ad escludere la possibilità di inquadrare, nel silenzio della norma, i servizi di che trattasi tra i livelli essenziali di tutela. Contrariamente a quanto osservato dal giudice di prime cure ed alla stregua del sistema oggi vigente, si ritiene, pertanto, che i servizi di medicina scolastica non rispondano più ai principi di appropriatezza ed economicità, dai quali non si può prescindere nell’ambito delle prestazioni a carico del SSN. Anche per quel che concerne l’obbligo delle periodiche disinfezioni e disinfestazioni degli ambienti scolastici, questo Collegio ritiene non condivisibili le conclusioni del T.A.R.. Peraltro, non può non notarsi come, pur essendo ricompresa la funzione di vigilanza igienica sulle attività di disinfezione e disinfestazione nell’ allegato 1B del DPCM in questione, nello stesso decreto non vi sia traccia della necessità di eseguire periodiche disinfezioni. Deve, pertanto, ritenersi legittimo l’intervento della Regione che, d’altronde, non ha ad oggetto le disinfezioni/disinfestazioni tout court, ma solo quelle rituali e programmate, slegate da esigenze di prevenzione effettive. La Regione appellante, con il secondo motivo di ricorso, contesta le statuizioni del giudice di prime cure in ordine alla riconducibilità, nell’alveo dei LEA, delle certificazioni “non rispondenti a fini di tutela della salute collettiva”. Il giudice di prime cure, in particolare, ha affermato che sono garantite tra i LEA e devono, pertanto, essere assicurate dal SSN, tutte le funzioni di “prevenzione collettiva” e, in particolare, quelle indicate sub 1), previste da una norma vigente e non espressamente escluse dall’allegato. Orbene, escludendo il DPCM, dalle prestazioni a carico del SSN, le certificazioni mediche non rispondenti ai fini di tutela della salute collettiva, anche quando richieste da disposizioni di legge, è da ritenersi legittima l’abolizione dei certificati di riammissione a scuola, dopo i cinque giorni d’assenza, e di non contagiosità per la riammissione al lavoro degli alimentaristi, dopo l’assenza per malattia oltre i cinque giorni. La scelta, oltre ad essere coperta da fonte legislativa, si palesa, altresì, perfettamente in linea con le osservazione del Gruppo di lavoro ministeriale, nel cui ambito è emersa la scarsa utilità delle predette certificazioni, sull’assunto che “le malattie infettive sono spesso contagiose in fase di incubazione, ma raramente quando il soggetto è convalescente”. Con il terzo motivo di ricorso, l’appellante, infine, contesta la sentenza nella parte in cui si esclude la possibilità di sostituire, mediante autocertificazione, il certificato di vaccinazione per l’ammissione alle scuole pubbliche. Tale ultimo motivo di ricorso non può essere accolto. Sul punto occorre precisare che, escludendo il DPCM dalle prestazioni a carico del SSN, esclusivamente, le certificazioni mediche “non rispondenti ai fini di tutela della salute collettiva”, anche quando richieste da disposizioni di legge, devono ritenersi, invece, inclusi tra i Lea e, pertanto, a carico del SSN tutte le altre certificazioni, che risultino preordinate a tale finalità, tra le quali certamente deve includersi il certificato di vaccinazione, per l’ammissione alle scuole pubbliche. E, si noti, non vale a suffragare la tesi contraria la circostanza, addotta dall’appellante, per cui già la legislazione nazionale consente il ricorso all’autocertificazione. Trattandosi, infatti, di una materia rientrante nella competenza esclusiva dello Stato, ai sensi dell’art. 117, comma secondo, lettera m), solo a quest’ultimo compete di legiferare in subiecta materia. Ne deriva, dunque, l’inammissibilità di qualsiasi intervento di fonte regionale in ordine ai certificati di vaccinazione per l’ammissione alle scuole pubbliche, ambito quest’ultimo riservato, come detto, alla competenza del legislatore statale, unico soggetto deputato a pronunciarsi sul punto. Per continuare nella lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Con sentenza n. 1437 del 21 giugno 2007 il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria, Sezione Seconda, ha accolto il ricorso, proposto dalle parti appellate, esercenti la potestà genitoriale su minori, che frequentano scuole materne, asili nido ed altre scuole pubbliche, avverso gli atti di ... Continua a leggere

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sabato 22 marzo 2014 08:47

Rilevazione prezzi sanità, tempo fino al 6 maggio per la trasmissione dei dati all'AVCP

segnalazione del Prof. Avv. Enrico. Michetti del comunicato AVCP del 21.3.2014

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E’ stato predisposto dall’Avcp l’elenco delle amministrazioni oggetto della rilevazione per la elaborazione dei prezzi di riferimento in ambito sanitario di cui all’art. 17 della legge 111/2011. Tutte le amministrazioni oggetto della rilevazione (asl, aziende ospedaliere, centrali di committenza, ecc.) sono tenute a trasmettere i dati richiesti per via telematica entro il 6 maggio 2014 utilizzando il software dedicato disponibile all’interno del servizio ad accesso riservato ‘Rilevazione prezzi sanità’. Gli utenti troveranno a disposizione, oltre al Comunicato dell’Osservatorio dei contratti pubblici con allegato l’elenco, il manuale utente e le tre guide per lavanderia, pulizia e ristorazione. Per maggiori informazioni cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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sabato 15 marzo 2014 19:35

E' legittima la fissazione di tetti di spesa alle strutture private accreditate a titolo provvisorio

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez.III

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Il Consiglio di Stato si è espresso più volte in materia di fissazione di tetti di spesa a strutture private accreditate a titolo provvisorio, affermando la legittimità di quei tetti, date le insopprimibili esigenze di equilibrio finanziario e di razionalizzazione della spesa pubblica, con le quali deve rapportarsi lo stesso diritto alla salute di cui all’art. 32 Cost., nonché la natura autoritativa e vincolante delle determinazioni regionali in tema di limiti alle spese sanitarie. Va altresì soggiunto che l’erogazione delle prestazioni per il Servizio Sanitario Nazionale è frutto di una scelta delle strutture private e sottostanno in ogni caso ai programmi e piani regionali e quindi ai conseguenti provvedimenti attuativi da parte delle AA.SS.LL.. Per continuare nella lettura della sentenza cliccare su "Accedi al Provvedimento".

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Il Consiglio di Stato si è espresso più volte in materia di fissazione di tetti di spesa a strutture private accreditate a titolo provvisorio, affermando la legittimità di quei tetti, date le insopprimibili esigenze di equilibrio finanziario e di razionalizzazione della spesa pubblica, con le quali ... Continua a leggere

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mercoledì 12 marzo 2014 16:21

Mansioni superiori: il riconoscimento del diritto dei dipendenti delle unità sanitarie locali alle differenze retributive sussiste se appartengano a qualifica funzionale immediatamente più elevata di quella rivestita

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

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La possibilità di conferire al dipendente, in via temporanea, mansioni superiori con conseguente spettanza del relativo trattamento economico è stata disciplinata in termini generali solo con l’art. 57, d.lgs. n. 29/1993, previsione la cui entrata in vigore è stata differita fino al 1° gennaio 1999, e, in prosieguo, con l’art. 56, d.lgs. n. 29/1993, introdotto dall’art. 25, d.lgs. n. 80/1998, il cui ultimo comma è stato modificato dall’art. 15, d.lgs. n. 387/1998 mentre in precedenza, la regola generale recata dall’ordinamento del pubblico impiego era quella del divieto di adibire il dipendente a mansioni superiori. In deroga a tale regola generale, per il personale appartenente al comparto sanità l’art. 29, d.P.R. n. 761/1979, aveva già previsto che in caso di esigenze di servizio il dipendente potesse eccezionalmente essere adibito a mansioni superiori ma che tuttavia l'assegnazione temporanea, che non poteva comunque eccedere i sessanta giorni nell'anno solare, non dava diritto a variazioni del trattamento economico. La giurisprudenza ne ha tratto la duplice conclusione che, ai sensi di tale disposizione qualora l'assegnazione alle medesime mansioni si protragga oltre il termine di sessanta giorni nell'anno solare, spetta al prestatore di lavoro il trattamento economico corrispondente all'attività concretamente svolta, né rilevano quindi i motivi e le circostanze che hanno determinato l'espletamento delle mansioni superiori (Cons. Stato, sez. V, 9 marzo 1995 n. 328). In ogni caso l'esistenza in organico di un posto vacante e disponibile è il presupposto indispensabile perché l'esercizio delle funzioni superiori da parte del dipendente U.S.L., dia diritto (dopo 60 giorni) al corrispondente trattamento economico (Cons. Stato, sez. V, 9 aprile 1994 n. 267). Peraltro, la più recente giurisprudenza ha affermato che anche in base all’art. 29 d.P.R. n. 761/1979 non è possibile configurare l’esercizio di mansioni superiori retribuibili qualora sia inesistente una determinazione formale, sia pure illegittimamente assunta, con la quale il funzionario sia stato incaricato a ricoprire quel determinato posto e qualora l’interessato non abbia ricoperto un posto vacante di livello superiore (Cons. Stato, sez. V, 7 aprile 2009 n. 2150; sez. V, 14 gennaio 2009 n. 100; sez. V, 17 settembre 2008 n. 4431; sez. V, 8 maggio 2007 n. 2130; sez. V, 28 gennaio 1998 n. 112). E’ stato inoltre sottolineato che il riconoscimento del diritto dei dipendenti delle unità sanitarie locali alle differenze retributive, in seguito allo svolgimento di mansioni superiori, sussiste solo ove queste ultime appartengano a qualifica funzionale immediatamente più elevata di quella dagli stessi rivestita, e non anche in caso di svolgimento per saltum di mansioni superiori, atteso che il diritto del pubblico dipendente ad una equa retribuzione va contemperato con altri principi costituzionali ed in specie con quello del buon andamento dei pubblici uffici, sancito dall'art. 97 Cost. (ex plurimis Cons. Stato sez. III 29 marzo 2012 n. 1872).

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

 
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venerdì 21 febbraio 2014 22:10

AIFA: e' allarme per la salute pubblica per la diffusione di creme ad azione sbiancante illegali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato AIFA del 21.2.2014

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La pratica dello sbiancamento cutaneo è diffusa in molti paesi e può essere definita come l’uso abitudinario, a fini estetici, di sostanze in grado di ridurre l’intensità della pigmentazione di una cute naturalmente scura.I prodotti utilizzati sono disparati, contengono una grande varietà di principi attivi, spesso associati tra loro, e vengono presentati per lo più in forma di creme che, in diversi stati extraeuropei, sono distribuite come cosmetici oppure vendute attraverso canali non regolati dalle norme sanitarie e che, non di rado, entrano a far parte di commerci decisamente illegali.Le sostanze dotate di un’attività sbiancante sono numerose e vanno da quelle certamente velenose, come il mercurio, a quelle che, invece, sono regolarmente autorizzate come ingredienti di medicinali dermatologici. Tra queste ultime, sono molto utilizzati per la loro capacità di ridurre la pigmentazione cutanea e, quindi, con finalità estetiche improprie e pericolose, i farmaci appartenenti alla famiglia del cortisone e, soprattutto, quelli a lunga durata d’azione ed elevata potenza quali il clobetasolo o il betametasone. Nel nostro paese e in tutta l’unione europea, questi medicinali sono prodotti e commercializzati nel rispetto delle rigorose regole comunitarie dettate a difesa dei cittadini.Le creme sbiancanti introdotte illecitamente in Italia, invece, pur contendo corticosteroidi o altri componenti pericolosi non sono registrate come medicinali nei paesi di provenienza, ma sono generalmente vendute ed acquistate come semplici cosmetici o prodotti di libera vendita.Nel nostro paese, laddove siano prive di AIC, ne è vietata l’importazione, salvo in presenza delle debite autorizzazioni o condizioni (D.Lgs. 219/2006 art. 158 comma 8).Nel corso delle attività di controllo effettuate dagli uffici di sanità frontaliera e delle dogane, è stato rilevata e segnalata la crescente diffusione delle creme sbiancanti anche nel nostro paese. Tra i prodotti rinvenuti, in carichi di merci o nei bagagli a seguito di passeggeri, rientrano sia medicinali la cui commercializzazione in Italia è regolarmente autorizzata, sia farmaci fabbricati legalmente nel nostro paese ma destinati esclusivamente all’esportazione verso i mercati extra-UE, sia, infine, copie contraffatte o prodotti illegali le cui confezioni recano nomi che imitano i marchi commerciali di creme fabbricate in Italia e riportano la dicitura “prodotto italiano”.Le modalità seguite dai soggetti dediti a questa pratica estetica (applicazioni delle preparazioni su superfici corporee molto estese, quotidianamente ripetute e prolungate per mesi o anni) e il frequente ricorso a prodotti di scarsa qualità esponga gli stessi soggetti a conseguenze anche molto gravi per la loro salute.Quale esemplificazione particolarmente significativa in tal senso, sono stati focalizzati gli effetti dannosi che possono essere provocati dalle creme a base di corticosteroidi — medicinali efficaci e sicuri se impiegati secondo prescrizione medica — quando le stesse sono utilizzate in modo improprio. In tali condizioni possono infatti causare danni rilevanti non solo a livello cutaneo (quali iperpigmentazione, ipertricosi o comparsa di strie cutanee simili a smagliature) ma anche a carico dell’intero organismo (quali diabete, ipertensione arteriosa o malfunzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene) per gli effetti sistemici derivanti dall’assorbimento cronico del principio attivo.La conoscenza del fenomeno, lo scambio di informazioni relative ai sequestri di prodotti illegali e/o contraffatti tra gli operatori coinvolti, il rafforzamento dei controlli, in dogana e sul territorio, unitamente ad iniziative di sensibilizzazione sui rischi, rappresentano, rispetto a questa tipologia di prodotto, i principali punti di intervento a tutela della salute pubblica.

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato AIFA del 21.2.2014

 
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giovedì 6 febbraio 2014 22:24

RC Auto: on line la nuova App per consultare i numeri di targa degli autoveicoli, motoveicoli e dei ciclomotori che non risultano in regola con gli obblighi assicurativi

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del comunicato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 5.2.2014

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E' disponibile sul sito istituzionale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (www.mit.gov.it) e sul portale dell'automobilista (www.ilportaledellautomobilista.it) l'applicazione per l'accesso alle informazioni sulla copertura assicurativa RCA dei veicoli. La predetta applicazione consente di consultare i numeri di targa degli autoveicoli, dei motoveicoli e dei ciclomotori immatricolati in Italia che non risultano in regola con gli obblighi assicurativi RCA. Le informazioni sono aggiornate dalle compagnie assicuratrici con cadenza giornaliera. Coloro i quali, sapendo di avere in corso un regolare contratto di assicurazione RCA, verifichino che il proprio veicolo non risulta assicurato, sono pregati di contattare subito la propria Compagnia di assicurazione. I cittadini che, volendo utilizzare il proprio veicolo, non sono in regola con gli obblighi assicurativi, sono invitati a provvedere tempestivamente.Si ricorda che, a norma dell'articolo 193 del codice della strada, è vietato circolare su strada senza copertura assicurativa RCA e che è prevista la sanzione del pagamento di una somma da € 841 a € 3.366, oltre al sequestro del veicolo. Si rende noto inoltre che, a norma dell'art. 31, comma2, della legge 24 marzo 2012 n.27, i cittadini inadempienti sono tenuti a regolarizzare la propria posizione assicurativa entro 15 giorni dalla data di pubblicazione del presente comunicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e sul Portale dell'Automobilista, scaduti inutilmente i quali si procederà alla trasmissione delle informazioni sui casi di inadempienza al competente Ministero dell'Interno affinchè ne vengano informate tutte le forze di polizia e le Prefetture competenti.

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domenica 19 gennaio 2014 12:34

Sanità: il principio di equiordinazione tra strutture pubbliche e private non opera con riferimento alle fonti di finanziamento complessivo delle strutture del settore sanitario

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

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In merito al principio di equiordinazione tra strutture pubbliche e private, la Terza Sezione del Consiglio di Stato ha ribadito nella sentenza in esame siffatto principio “opera non con riferimento alle fonti di finanziamento complessivo delle strutture del settore sanitario ma solo in relazione ai criteri e modalità di remunerazione a tariffa delle prestazioni rese sulla base di appositi accordi contrattuali; per cui non coinvolge il finanziamento delle aziende pubbliche costituenti presidi ospedalieri a diretta gestione dell’ASL di appartenenza (cfr. Cons. St., sez. V, 12 settembre 209 n. 3789, nonché Corte cost., n. 111/2005, ivi cit.)." Per approfondire cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III

 
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giovedì 16 gennaio 2014 22:17

Ticket, niente imposta di bollo sulle prestazioni ambulatoriali

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n. 9/E del 15.1.2014

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"Le ricevute di pagamento rilasciate agli assistiti per il pagamento del contributo alla spesa sanitaria previsto dalla legge n. 8 del 1990 e successive modifiche e integrazioni, non devono essere assoggettate all’imposta di bollo, ancorché l’importo sia superiore al limite di euro 77,47." E' questa la risposta dell'Agenzia delle Entrate, contenuta nella risoluzione 9/E del 15 gennaio 2014, all'interpello con il quale si chiedeva di conoscere il corretto trattamento, applicabile ai fini dell’imposta di bollo, alle ricevute di pagamento del ticket per prestazioni ambulatoriali rese all’utenza, ha chiarito che le ricevute di pagamento rilasciate agli assistiti per il pagamento del contributo alla spesa sanitaria previsto dalla Legge n. 8 del 1990 e successive modifiche e integrazioni, non devono essere assoggettate all’imposta di bollo, ancorché l’importo sia superiore al limite di euro 77,47. Per scaricare la risoluzione cliccare su "Accedi al Provvedimento".

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della risoluzione dell'Agenzia delle Entrate n. 9/E del 15.1.2014

 
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"Le ricevute di pagamento rilasciate agli assistiti per il pagamento del contributo alla spesa sanitaria previsto dalla legge n. 8 del 1990 e successive modifiche e integrazioni, non devono essere assoggettate all’imposta di bollo, ancorché l’importo sia superiore al limite di euro 77,47." E' quest ... Continua a leggere

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domenica 5 gennaio 2014 09:08

Allevamento di animali: il Sindaco è titolare di un'ampia potestà di valutazione della tollerabilità delle lavorazioni provenienti dalle industrie cd "insalubri" e può adottare in via cautelare interventi per impedire la continuazione di attività potenzialmente pericolose

segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. V

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Come ha già chiarito la giurisprudenza del Consiglio di Stato, ribadita nella sentenza in esame, in base agli artt. 216-217 t.u. sanitario (r.d. 27 luglio 1934, n. 1265), non modificati ma ribaditi dall'art. 32 d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e dall'art. 32, comma 3, l. 28 dicembre 1978, n. 833, spetta al Sindaco, all'uopo ausiliato dalla struttura sanitaria competente, il cui parere tecnico ha funzione consultiva ed endoprocedimentale, la valutazione della tollerabilità, o meno, delle lavorazioni provenienti dalle industrie cosiddette "insalubri", l'esercizio della cui potestà potendo avvenire in ogni tempo e potendo esplicarsi mediante l'adozione, in via cautelare, di interventi finalizzati ad impedire la continuazione o l'evolversi di attività aventi carattere di pericolosità (per esempio, esalazioni, scoli, rifiuti, ecc., specie se riguardanti l'allevamento di animali). Rientra, quindi, nei poteri del Sindaco, ex art. 216 t.u. sanitario r.d. 27 luglio 1934, n. 1265 ingiungere ad un'impresa, che esercita un'industria cosiddetta "insalubre", di presentare un progetto preordinato ad eliminare un temuto pericolo alla sanità pubblica e di mettere in funzione l'impianto entro un dato termine, anche sulla scorta del parere all'uopo reso dalla struttura sanitaria competente, senza che ciò implichi di per sé alcun difetto di motivazione o d'eccesso di potere. Inoltre, in base agli art. 216 e 217 t.u. l. sanitaria, il Sindaco è titolare di un'ampia potestà di valutazione della tollerabilità o meno delle lavorazioni provenienti dalle industrie, classificate "insalubri" e può estrinsecarsi con l'adozione in via cautelare di interventi finalizzati ad impedire la continuazione o l'evolversi di attività che presentano i caratteri di possibile pericolosità, per effetto di esalazioni, scoli e rifiuti, specialmente riguardanti gli allevamenti, ciò per contemperare le esigenze di pubblico interesse con quelle pur rispettabili dell'attività produttiva. Peraltro, come ha già sancito il Consiglio (Consiglio di Stato, sez. V, 19 aprile 2005, n. 1794), gli art. 216 e 217 r.d. 27 luglio 1934, n. 1265, conferiscono al Comune ampi poteri in materia di industrie insalubri, anche prescindendo da situazioni di emergenza e dall'autorizzazione a suo tempo rilasciata, a condizione però che siano dimostrati, da congrua e seria istruttoria, gli inconvenienti igienici e che si sia vanamente tentato di eliminarli; nel caso di specie, in riferimento all’ampia ed articolata relazione dell’ASL, sussistono le condizioni individuate dalla giurisprudenza predetta per l’esercizio del potere cautelativo qui in contestazione. La tesi dell’appellante secondo la quale l’allevamento di animali de qua, per le deiezioni e l’impatto ambientale che produce, può essere oggetto di catalogazione come industria insalubre soltanto ove abbia caratteristiche, appunto, industriali per la quantità dei capi e per il ciclo produttivo a cui essi sono sottoposti, è smentita dal fatto che, in generale, l'allevamento di animali è considerato dalle norme del testo unico delle leggi sanitarie industria insalubre di prima classe e, pertanto, ai sensi dell'art. 216 t.u. 27 luglio 1934, n. 1265, l'allevamento deve comunque essere isolato nelle campagne e tenuto lontano da abitazioni (cfr., anche, Consiglio di Stato, sez. V, 17 aprile 2002, n. 2008). Pertanto, non è sostenibile, sulla scorta dell’orientamento giurisprudenziale surriferito, la tesi secondo cui la nozione di allevamento di animali sarebbe stata utilizzata per i grandi allevamenti che forniscono all’industria alimentare la materia prima per le lavorazioni di prodotti alimentari. Peraltro, proprio perché si è in presenza di una stalla di bovini con meno di venti capi, ovvero una tipica stalla rurale, condotta dal coltivatore diretto unitamente alla propria personale piccola azienda rurale, è stato consentita la prosecuzione dell’attività, con il solo onere di rispettare una serie di prescrizioni concrete, emanate dalla competente autorità tecnica sanitaria, per consentire una conciliazione fra le esigenze igienico-sanitarie e le esigenze socio-economiche, anch’esse di indubbia valenza e natura pubblica, prescrizioni da ritenersi ragionevoli e compatibile con il potere di ordinanza come sopra descritto. Tali prescrizioni, che sono state il frutto di un’attività amministrativa posteriore agli atti oggetto del presente giudizio, non possono ritenersi inficianti di questi ultimi, poiché logicamente e ragionevolmente il Comune ha in primis disposto in via cautelare la chiusura della stalla per bovini a tutela della salute e sulla base di un’idonea istruttoria (parere della competente struttura sanitaria); in seconda battuta, esaurita l’impellenza cautelativa, ha emanato una serie di atti successivi per consentire comunque il mantenimento dell’attività agricola, in modo soddisfacente per le parti.

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Come ha già chiarito la giurisprudenza del Consiglio di Stato, ribadita nella sentenza in esame, in base agli artt. 216-217 t.u. sanitario (r.d. 27 luglio 1934, n. 1265), non modificati ma ribaditi dall'art. 32 d.P.R. 24 luglio 1977, n. 616 e dall'art. 32, comma 3, l. 28 dicembre 1978, n. 833, spet ... Continua a leggere

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